. pem .
pipiu
32 - XXXII -
il labirinto
della fondazione di Irillai e i suoi punti cardine
nel rifugio laboratorio di maldestri malefici
da cui è sorto il malconcio Predu Pilurzi
ma arrivato comunque in porto
senza ricompensare nessuno
mimiu
libri si spolverano con gli occhi Leggendoli
Dal cimitero di sant‘Ussula, sorge come dal caos primordiale,
Donna Irene d‘Irillai che vola lieta sul monte Ortobene
dove chiara e limpida si vede e si sente la luce e il rumore
di fondo della scintilla iniziale all'origine della crescita
e caduta dei capelli sani e forti dei pesisti di Irillai
con la calvizie precoce che rende i piani alti
spogli come il mandorlo a natale
Il cavo della scatola cranica contiene la matassa di Arianna,
la cui funzione è farci capire quel che vediamo e scriviamo
come usano i doganieri e i dazieri
" Robinson Crusoe, padrone dell'isola,
è il paradigma simbolico del borghese moderno
colonizzatore e pioniere, coltivatore e imprenditore,
fondatore di una costituzione e organizzatore
del lavoro proprio e di Venerdì". d. defoe
1. La trama. L‘osso nudo spolpato del superfluo, nel tempo e ora.
2. Chi è, cosa fa o non farebbe.
3. Eventi sommari e circostanze particolari, và bene. O no?
4. Ognuno ha un passato e un futuro.
E si può fare a meno dei clichè e dei più famosi meccanismi.
5. Ogni parola è un racconto, un excursus, una digressione.
6. Il luogo, es. il Campidano comprende Cagliari e Oristano,
il Flumendosa e Villacidro, ecc. cioè il sud.
7. Cos‘è successo a Irillai in una data approssimativa
(per la precisione c‘è la storia dei condaghi e della curia vescovile).
8. Ogni storia per quanto grande si divide in frammenti e brandelli
e in piccoli accenni che richiamano il periodo, uno è raccoglierli
così come si trovano, altro è ordinarli senza privarli della libertà .
9. Intervento dell‘autore sul personaggio: io avrei fatto così…
10. L‘arte libera se ne infischia delle consequenzialitÃ
perché la vita non ha una logica poiché se 3+1 fa 4
poco m‘importa che dopo ci sia il 5. È il quattro che conta.
11. Esiste un filo invisibile che unisce le cose del passato
con le attuali, lo conosco, so dov'è e si chiama immaginazione.
12. La geografia comprende la città e la campagna, il mare
e la montagna, e ogni persona ha un suo paesaggio mentale.
13. Quanto dico un tempo è stato e io c‘ero.
E‘, tutto sommato, un artificio letterario.
14. Poco importa che il vero sia reale o che la realtà sia falsa,
se vale qualcosa quel che si dice. Il valore giustifica tutto.
15. Adeguare i fatti alle parole e le parole ai fatti.
Come si fa all‘ONU che ha finora evitato
le grandi guerre di sempre più immani catastrofi
La vita è come l'acqua della pura fonte
che nello scivolare al mare perde la sua innocenza
Fondazione d’Irillai sui nodi o anelli d’una catena di cause:
i cittadini di Lucula cacciati via dalla malaria della bassura
sulla groppa del Monte in altura, quando i cattolici domarono
e convertirono le sponde del Cedrino alla coltura dell‘olio d‘oliva,
gli artigiani riformati in eremiti alla Zuanchinu ordinatore di pietre
nel muro secco, lavorarono felici come schiavi
la lana e il cuoio, la pietra e il legno, la calce e le erbe colorate,
il latte e la carne, la lattuga e il ravanello,
per aver la grazia di Dio, unico e provvido dispensatore,
e le idee chiare come la vendetta dell’occhio per occhio
per cui Gonario di Tiana fù perseguitato
volendo guardare oltre il visibile consentito
nel cercar tesori in trincea strisciando sul cocuzzolo
come i serpi a primavera a rimbeccar il cecchino monocolo
come invenzione del sicario Battile d’Urzulle
che chiudeva un’occhio vicario per far centro
negli appostamenti proditori consentiti dal cannocchiale
aggiunto all’occhio dello speculatore di Lucula
capace di vivere in altura e in bassura.
Poco dopo il primo bagliore abbagliante
del Big Bang che continua tuttora...
Anno Primo del condaghe del Cedrino.
Zuanchino, unigenito di Zomaria d’Irillai,
onesto e sincero bracciante baroniese,
nasce a Locula all’equinozio di Primavera
con una zanna di cinghiale impressa sull‘omero.
La nuova famiglia segna il passaggio dal paganesimo
al cristianesimo, ha fiducia nel Sole e nel perdono di Gesù.
Zuanchine impara a scrivere in sardo antico
e veste camicioni di lino e brache di cotone.
E’ alto quanto basta per cogliere un fico maturo.
S’arrangia a modo suo.
Anno Dopo.
Grande amicizia con i coetanei: Lillicu, Lolle e Lillinu.
Comunicano fischiando e cantando battorine in dialetto
stretto come un pertugio naturale,
si fanno le prime fiche e il segno della croce.
Anno Primo.
3
Quando muore il padre, Mariapica sostiene la famiglia
cuocendo il pane nel forno sempre acceso, a giornata
che comincia alle due di notte col primo canto del primo
gallo d’Irillai e Lucula.
Anno successivo.
Prima corsa e nuotata nel Cedrino fino a Oohiai
dove è nata la madre Mariapica Nannicoco.
Primo malumore tra parenti.
Anno quinto-.
Prima visita da Zigottu il bettoliere nel corso di Lucula
dove si riuniscono i prestigiosi poeti di piazza
Istevene Cacoi, Lenardu Brodu, Pidore
ki su Corcarju e Biasu ki su PualeMamone
alla bettola del principato dell’acqua dolce
si canta e si balla come nella patria del bel mondo.
Anno poi.
Conoscenza della Zenia di Seuna, perla dell’altopiano soliano.
Anno certo.
Scoperta del mare e dell’acqua salata a Orosei
dove approdano i latini col pecorino.
Zuanchinu attraversa il Cedrino come un daziere
con una damigiana vuota.
Giunto a Irillai e Seuna vede per la prima volta Josto.
Anno del destino fatale.
Si fidanza con Zenia per tutta la vita.
Trova la sorgente del Cedrino e proclama la sovranitÃ
dell’acqua dolce: senza lei si vive male in salamoia.
Anno avventuroso. Nasce Amsicora.
Anno quieto.
Ificle5 re del Logudoro occupa Nurdhole cosichè a Seuna e Irillai
non rimane nessuno e vanno tutti sulla Montagna.
4
Anno di guerra che intacca le ricchezze , scuote i patrimoni,
debilita gli averi, restringe i possedimenti, guerre civili
e liti cittadine, odii ancestrali, Zuanchine sogna gli etruschi.
Muore Mariapica Nannicoco, senza dover niente a nessuno,
cantando battorine di Brodu e Corcarju.
Zenia Soliana porta alla luce il piccolo Zomaria
anche lui con la voglia di cinghiale tatuata sull’omero
che inventerà il pecorino sardo e promuoverÃ
lo scambio con quello romano nella rada di Orosei.
Muore Istevene Cacoi, avido di successo,
strozzato da un bollente boccone di carne ovina.
A Irillai scoppia la temuta fame
dopo la distruzione del tempio del Nuraghe.
Morte di Zuanchino.
Il suo corpo è affidato alla sorgente del Cedrino
e lo percorre per una volta con i piedi in avanti,
quando arriva a Lucula viene cremato
e le sue ceneri disperse nel golfo di Orosei
sull’onda dell’antico Tirreno per cui la vita non merita dolore.
&
Quando Zuanchino E. Remitano fondò Irillai,
nel IV sec. P.N. (prima del nuraghe),
sapeva che ciò che sarebbe successo dopo
poteva accadere anche prima, poiché c’era
dell’intelligenza di Arianna nella natura nella terra
di Lucula sottostante la regione autonoma del Monte
dove il porcino è del cinghiale e l‘allodola è del mattino
e il redentore col lino succinto e discinto
è del peccato mondiale da cui spuntano le genti.
5
Nell’anno terzo Prima del Nuraghe, Zozore I re del Loogudoro,
era ai ferri corti col cognato
(che aveva sposato Zenovesa sua sorella)
Zizitu di Gallura per la controversia sul sughero dell’anno
e un malinteso sul granito della terra;
Piliolu Primo di Nhule era ai ceppi lunghi dell’imperatore
della Serra di Linghesu II che puntava alla monarchia isolana;
Linghesu Minuiu, suo fratello germano,
governava brontolando la Baronia;
focolai di ribellioni dell’Ogliastra e dei Monti Centrali
erano sotto tiro dei bastoni nodosi dei Signori della Barbagia
intrecciati come budelli d’agnello;
era ai ferri Zomaria Pilosu d’Oniferi che una volta libero
avrebbe cinto d’assedio Orani fino al secondo secolo
Dopo il Nuraghe e prese il Monte Gonari dove stavano
abbarbicati i carpentieri per espandere il moto pagano con la bolla :
Vieni o Signore con un’ascia d’argento,
e, con te, non risparmieremo nessuno.
&
Dunque, primo, dice il Canterino all’usignolo :
Zuanchinu nasce a Orosei dal beato Zomaria
di Lucula e da Donna Manzela d’Oihai.
Unione legittima dato che avvenne.
Una caterva di fratelli e sorelle popolò poi la Baronia
e un cinghiale bianco come l’innocenza apparve di notte
all’improvviso nei monti centrali proprio dove nascono
s’incontrano e muoiono i punti cardinali.
6
Secondo. In quel tempo nella bettola di Zigottu
(che a mezzodì chiudeva anche lui il negozio
per mangiare la sua mezza dozzina
d'uova sode come le tette della primipara
e le natiche dello zappatore di vigne altrui)
cantavano la prima quartina
sulla metamorfosi dell‘astore in falco;
ma chiunque abbia voce in corpo, in cuor suo teme,
prima del pranzo, la rovina del mondo,
la ribellione inaudita della terra al sole,
la libertà di non vorticar più, incrociare le braccia,
spezzare l’invisibile catena
che la fa dipendere da Barbadoro
tiranno arrogante del cielo, fermarsi per conto proprio,
braccia conserte, e cadere nel vuoto fin dove la moglie
al suo muliebre profumo mischia l’aroma del cibo e del vitto.
Zuanchin fù manovale del padre nella invenzione
dei primi tratti di muriccioli asciutti , a Marreri,
per dare asilo agli agnelli e al letargo
delle lucertoline così carine quasi belline.
Quarto.
Al vescovo d’Irillai appare in sogno l’inventore del numero
e del cocomero che chiamò Remitano
perché aveva un’elmo e una corazza di sughero
e l‘ascia del taglialegna che nessuno affida ai pazzi
(e con quella vincere al lotto)
Quinto,
a dieci anni Zuan figlio dell’anno punto zero
e della cometa circolante andò con la mamma,
Manzela d’Onifai, a vivere sui monti senza biscie
con i fratelli che non lasciano le cose dove stanno
e si stabilirono dove quelli con le mani sempre calde
curano anche i dolori inguinali e scatarrano a mezzodì
feccia violacea che corrode il granito del Monte
così come le streghe scoreggiano di notte
vapori velenosi e sputano brandelli di rospi
viscidi come cimose di seta pisciate
dalle sacre vitelle del Cedrino.
Sesto.
Il diavolo dei barbari ha dato loro dei carboni ardenti
in cambio di Isabella Navarrese che ha scoperto
il mare salato e il primo canto del fringuello.
A Olbia mangiano la Prima Cozza
e a Orune uccidono il Primo Cugino.
Madalena d’Irillai, figlia della Tramontana,
sposa Boelle di Seuna e regnano sul monte e sul piano,
su Lucula e sul Cedrino e sul Corso dell’Eroe
sopra il canale di sfogo.
Al mercato si espone la Paura;
c’è l’invasione dei turisti e muore,
sifilitico, Zommaria di Oolbia.
I vecchi savi del contone si dilettavano a sputar catarri
in piazza e se non li seccava il sole
finivano immancabilmente a Lucula
a dare viscidità alle anguille lumachine
da impastioiare con l’abbondante e autonomo
sale da cucina isolano che cura il male ai piedi piatti
perciò, in salamoia senza dolore,
si appisolano davanti ai tg della sera.
Allora Zuan commentò : se le lumachine salate
e pepate guariscono dai piedi piatti, cosa mai
non faranno due o tre dozzine di sanguisughe
ingrassate col gelatinoso catarro al tabacco ?
Zuanchinu progetta il primo campanile della cattedrale
e lo chiama Merzioro. Da lui prenderà forma Boelle
che da campanile maturo sortirà francescano.
Suoneranno a tutte le ore per far dispetto al gallo.
Dieci
Il Cagliari perde la prima di campionato
e a Sassari varano la prima dinastia
di presidenti del cavolo con patate.
La dozzina di savi del Contone Ballaloi
accosciati al sole marzolino e a quello di san Gavino,
preparano la annuale supplica
a san Francesco ma al sentir qualche commesso
o impiegato parlare in italiano, lo pensarono
un confidente dei carabbi sotto mentite spoglie.
Dicevano a tutti che per chi ha voglia di parlare
non c’è peggior guaio contrario che l’esser muti.
Affideresti a un pazzo l’ascia del taglialegna?
No, finchè le sorti della terra sono affidate
alla guerra che risolve ogni caos con la morte.
Io temo che sfracelli il tavolo di cucina.
E tu, cittadino?
Per Barbadoro6, no, finchè i carabbi di sanpietro
possono arrestare chiunque non superi i due metri
o d’altezza o con ogni passo da un piede all‘altro.
Come i sordi se ne infischiano del pettegolezzo,
così gli zoppi se ne infischiano della corsa dentro il sacco.
Per i vecchi saggi d’Irillai
la riconciliazione delle classi si avvera nel fatto
che prima o poi “ogni cavallo di marca diventa ronzino”.
Undici.
Il primo vescovo d’Irillai monsignor con la Bua,
diffonde la prima immagine del diavolo foto tessera
che fa le fiche a chi lo guarda.
Afferma che Platone ha inventato gli dei pagani
e i frati demiurghi han creato il nocino dalla noce.
Lui vuole ritirarsi a Camaldoli con trenta litri
d'acqua ardente per creare il nuovo mondo
e mappare la Sardegna intera.
Una dozzina.
Il sovrano di Orune entra in possesso dell’Isalle
e del Cedrino
per abbeverare le greggi
sparse nelle sierre del mondo.
Nhule. 13.
Zuanchine si fa muratore di nuraghi
avendo appreso l’arte dal padre suo.
Si iscrive alla massoneria del corso regolare
quando il bisogno lo costringe ad andare a cavallo.
Sotto pressante minaccia sposa la Rosa d’Irillai
e per rispetto dell’umanità la ingravida di notte
come ha fatto col Giglio di Seuna mescolando
col suo bacolo da polenta la pentola
della sua letizia per un’ora e un quarto di delizie
I 4mori, pelati come cocomeri e rasati
come chi teme l’insidia del pidocchio malarico
e malavitoso, col vessillorosso dei banditi sbarcati
a Orosei dal vascello La Bionda d’Irillai
carica di fresca bionda di Monastir
che risale il corso del Cedrino delle Delizie
fino a Bruncuspina per sposare le quattro more
dalla chiappe sode già consorti del felice Logudoro:
Manzela d’Ollolai e Mallena d‘Illorai,
Zenia d’Irillai e Badora d‘Onifai.
Zuanchinu di Lucula Irillai e Zomaria d‘Irgoli,
Zizitu d’Orosei e Zozore di Galtellì.
Mimiu Molente nasce in una traversa del corso eroico.
Sebastiano Satta si dimentica il suo primo sonetto
e ne scrive un altro.
Ciusa fa piangere la mamma della gran cognata
di Orune che ha scelto di maledire e bestemmiare.
Grazia Deledda diventa sovrana delle lettere
a vent’anni suonati con virtuoso scampanio
di Boelle e Merzioro contro il famigerato
pride Birde di Bile che le prende
sui lombi dal bastone di Ballero.
Muore innocente per mancanza di cybo
l‘autore dell‘opera la ciotola del mandrone
conservata al museo d‘Irillai
che ne ha donato trentatre copie
al cugino parigino del Louvre .
Nella gran piazza d‘Irillai dedicata a Barbadoro
troneggiava un seggio di pietra che abili tagliapietre
avevano fatto rotolare giù dal Monte
e chiunque la domenica poteva assidersi
e sentirsi il re della festa come a carnevale,
a lui portavano frittelle fritte di zucca al rosmarino
e fiaschi di vino rosetino dell‘anno scorso
quando piovve a ferragosto dalle 3 alle 4
del primo meriggio certe gocce
che sembravano occhi di bue prima del macello
Quindici.
Zuanchino incitato dal popolo aristocratico
e dalla nobile plebe,
pubblica il manuale dell‘onesto muratore di parola
e il vescovo d‘Ohiai monsignor Bua, dichiara aperta
la guerra tra la Rosa d‘Irillai e il Giglio di Seuna,
un suo nipote è riconosciuto come Garofano del Corso.
A Irillai c’era il palazzo degli indovini del lotto e delle schedine,
il palazzo dei geometri del comune
che peroravano i loro progetti in assemblea,
il palazzo dei cacciatori di cinghiali e pernici
che presagivano dall’abbaiar dei cani
il bottino della domenica,
il condominio dei sacerdoti utopisti
che battagliavano per le future cittÃ
del nuovo sole e del nuovo dio;
ma all’ingrosso i cittadini erano per lo più pratici
e mangiando cacio bevevano vino,
si coprivano al freddo glaciale
e col caldo del carmelo si toglievano la maglia di lana
che indossavano da capodanno e la rimettono a sant‘Anna,
dormivano quando il sonno li rendeva mansueti
(anche hitler quando dormiva sembrava un angioletto,
[non così lady macbeth, ma forse è esagerazione guglielmina])
si svegliavano quando il tafano della fame li pungeva
per sortite al caffelatte, essi, i vecchi saggi d’Irillai
(e neppure gli squattrinati), non capivano
i progetti di domani, le antiche chimere le chiamavano,
i sogni gratis che trascuravano i probabili rimedi odierni
all’errore di ieri; per la savia dozzina del Cantone
il posto dove la gente ride è il posto felice
dove si stà bene perché si sa chi ride per finta.
I dodici savi d’Irillai non sognavano
e si raccontavano minuziosamente
ciò che era stato per loro la Libia del 1911-12 :
sopruso e assassinio,
ciò che è stato il 15-18 : morte e freddo;
l'Etiopia : stermino, la Spagna, viltà , la Francia,
fetenzia, Russia : freddo senza cassola,
e la Grecia : turpitudine, e l’Albania : nefandezza.
Essi non volevano sognare nulla
di quel che avevano fatto e patito.
Sedici.
I Satta Letterati pubblicano un‘opuscolo
sulla dignità dell‘uomo di lettere
che conosce anche i numeri a memoria.
Un Satta chirurgo s‘opera la sua prima appendice
e tiene un libero corso sulla tecnica del clistere
e sulla raccolta delle sanguisughe del Cedrino.
Bastonato da Zigottu Bettoliere, l‘inventore e cantore
della Prima Battorina Diffamatoria
per aver vomitato sui trucioli freschi di giornata
Zuanchino e tutti i nobili del suo casato,
risalenti al totemico neolitico
(quando dopo averlo cacciato allevarono il cinghiale)
fan di notte quel che anche le pecore
fanno dopo il pascolo.
E non si cura del suo naso né dell’intero viso
e all’alba, volto a oriente sussurra :
Anche oggi ha luce ed energia da darci.
Egli è più prodigo che avaro,
più soave che arrogante
poiché non sembra pensare che alla sua morte
seguirà la nostra, ma par che dica : abbiate fede in me
che son la luce che illumina le vostre città .
Bisogna ricordarsi di lui nei frontespizi delle strade
e delle piazze dedicate tutte a marescialli, poeti, senatori,
caporali e commercialisti : w viale Barbadoro Luminoso
Ragioni di stile.
Quelli d‘Irillai erano famosi per la neghittositÃ
ai comandi, mentre le femmine erano note nell‘isola
per lo charme con cui portavano le loro negligee
a colazione, durante il puerperio,
davanti a una dozzina di pastarelle
con creme al miele che divoravano in apnea
quando viene squartato e arso vivo
il primo priore di Olzai
per le conclusioni affrettate sull’amore
del mondo di santa Barbara dei Monti.
Se l’avrebbe scampata sarebbe diventato
il primo bandito di Ohiai B. Olzai e Onifai.
Io ricordo che alla Provvida della Fratellanza
dei Potenti d’Irillai, quando si spacciava il pirizolu7,
si spacciava anche il cacio salato, la ricotta salata
le salsicce condite sotto sale, baccalÃ
della Maddalena ben salato, prosciutto salato,
pancetta salata, acciughe di Bosa al sale marino,
guanciale salato, olive salate, lardo salato
dai dodici savi d‘Irillai, fave salate, cavoli salati,
pistacchi salati senza risparmio, gallettine
savoiarde salate con sale marino e minerale,
gelatina di quadrupede mansueto con un pizzico
di sale in più, sardine d’Orosei sotto sale…
Nasce a Lucula il primo cugino di Zuanchino
che farà inevitabilmente il contadino.
Balente e Molente8.
A Seuna si ribellano al vescovo
dell’isola per i privilegi concessi a Irillai.
Quando il re di Orune si impossessò del Cedrino
e dei pascoli montani, scoprì l’antagonismo
del pastore col contadino perché nessuno
era una pecora mansueta e pia come il bue domato.
Voglio ricordare quel ch’è stato.
Seguo la linea del mondo, le pietre miliari
e la rovina delle cose percosse dalla corsa del destino,
seguo lo spirito isolano che ha tradotto le parabole di Gesù
e il decalogo in sardo con l’aggiunta che lo zoppo
non paghi le tasse per ballare e che i simoniaci
vadano al rogo prima dei bugiardi ( il sant’uffizio d’Irillai
persuadeva col patibolo quelli del cantone
alla lettura dei libri sacri in dialetto).
Mallena d’Irgoli suggerì al marito
di togliere le pietre dal campo
per non far inciampare l’aratro
quando avrà il vomere.
Manzela di Lodè, sorella di Mariapica,
notò dell’astuzia nei risvolti di Zuanchin.
La conferma gli venne quando Zuanchin disse
che la casa era per lui e non per i figli a venire.
E venne il maron delle tagliole al Monte.
Lui a vent’anni era un’uomo fatto
e non avrebbe più contato i giorni.
Chiamò Barbatella di Olzai la sua prima figlia.
Combatteva ad armi pari col cinghiale del Monte
per la carne e per le setole.
Si accani come Achille contro le cavallette e le zanzare
e come Ercole contro i muggini e le anguille.
Gantine dopo un solo anno di apprendistato
viene nominato nunzio comunale di Bithi e Nhule
a quindici anni compiuti e trova per terra millelire
con cui diventa cittadino di Seuna e anche di Irillai.
Muore nel corso ospitale Monsignor con la Bua
nonostante il gran bene fatto alla città .
Egli, Monsignor con la Bua, sosteneva che le sue pungas9
contenevano un boccolo del Signore della Croce
che a chi giurava il falso si torceva le dita delle mani
e anche dei piedi oppure gli si inaridivano gli occhi
che piangevano dal naso,
avrebbe ruttato come uno sazio,
non avrebbe più smaltito il vino in eccesso.
Proprio in quel torno di tempo Zuanchino
venne dal mare al monte e s’invaghì del pecorino
al serpillo e da allora ne fece annualmente provvista.
Zuanchino E. Remitano sposa Rosa d’Orune
e con i doni di nozze compra l’altopiano di Bithi,
un’alveare per arrestare le api e tutta l’acqua del Gologone.
I mori conquistano l’Inferno di Dante e Bosa e Orosei
col progetto segreto di collegarle con un canale sotterraneo.
La plebe di Sassari espelle il ricordo
e i ritratti dei presidenti del cavolo con le patate
e vengono dati in pasto alle cozze di Olbia
e Terranova i loro beni e gli eredi tutti.
Pubblicata l’arringa degli avvocati del vescovo
contro la Repubblica di Platone.
Nando Catone conquista la rete del gas,
inventa il fiammifero e lo zolfanello
e la dinastia del Fornello.
I milanesi in forze col loro squalo
comprano l’isola di Garibaldi e la cattedrale di Irillai
con tutti gli affreschi dei maestri olianesi ancora umidi.
I fonnesi brevettano la tagliola di Marone del Monte.
Zuanchin e Gantine il trovatello
salpano all’alba dal delta del Cedrino
e a sera scoprono Isalle e il regno di Lucula.
Il primo cantore delle battorine di Zigottu
muore sulla porta della stanza
e i frati di Fonni hanno affidato le ceneri
ai quattro venti di monte Spada.
Pace fatta tra il sindaco di Seuna
e il podestà d’Irillai col priore di san Francesco.
Muore Garibaldi Terzo, Liandru, Puerca,
Zuefa e Spaccamonti, sostituiti da Cossighin I
con lo spettro di Segni e una patata bollente in bocca.
.
Zuanchinu abbandona la famiglia
e si affilia alla massoneria come
competente in massi da sottofondo dei nuraghi.
Gantine scopre la zoologia di Aristotele
e ospita in casa un gattobianco che diventa canenero,
un’agnello che diventa pecora, un’asinello bianco
che quando raglia diventa marrò,
una martinicca con un solo orifizio
(che le malelingue chiamano pertugio)
dove sbriga le proprie faccende,
un porco e un falchetto,
una gallina che cova un topo.
Una spia straniera approda a Orosei
e dice quel che ha visto a Gaeta;
nessuno gli crede e lui minaccia
di riattraversare il Tirreno a notte fonda
appena si ricorda come nuotare.
Monsignor con la Bua traccia dal cielo
il confine tra Irillai e Seuna,
riconosce la sovranità dei vivi sui morti,
dell’alto sul basso, del marito
sulla moglie e del sole sulla luna.
Col trattato del Corso dell’Eroe
avviene la spartizione del territorio:
a Irillai la sierra e le ghiande,
al capitolo della cattedrale
il miele delle api e il torrone del Monte,
a Seuna gli oliveti e le mandorle,
ai carabinieri a cavallo i moschetti,
agli artigiani il vino di Marreri,
agli impiegati il pirizolu,
ai bottegai il libretto rosso di Omero
da leggere dopopranzo.
I mori s’imbiancano, i bianchi s’abbronzano
e con una rosa rossa e un giglio bianco
creano di punto in bianco il principato dei 4mori.
L’accabbadora10del Monte
legge il Verbo ai moribondi dicendo:
Infine dovevate scegliere tra il bene e il male.
Primo viaggio di Ciusa a Cagliari.
Viaggio premio di G. Deledda nel posto delle fragole
dove conquista la meritata Fama Universale.
Immaginaria cacciata di pastori e contadini da Irillai
e instaurazione della repubblica del vescovo.
Morte degli avvocati come ordine latino
di cavalieri del foro nella legge.
Gli ogliastrini invadono Calaluna
e rebottano a Codula ‘è Luna.
Nasce Boe Masedu, figlio di primo letto
di Bacheddha Muzzuboe e di Boe Rude
che lo guiderà lemme lemme nei sentieri
dei santi pellegrini fino a Gerusalemme.
Prete Zanchetone entra in seminario
e dopo cinque anni esce col colletto inamidato.
Probabilmente guiderà la parrocchia d’Irillai.
Zuanchine scopre la sorgente del Cedrino di Sopra
e la copre con un sasso nel primo mese di gennaio.
Viene arruolato la terza e ultima volta
consecutiva nei granatieri di Sardegna Canta.
Dopo trentatreanni rientra a Irillai senza voce.
Schioppetate tra Baroniesi e Ogliastrini davanti a Calaluna
e fanno una Bua al vescovo d’Irillai che elucubrava
sulla pace per la vita e sempre per la morte.
G. Deledda pubblica Elias Portolu e S. Satta i Canti Barbaricini.
Eleonora d’Arborea tira una nuova edizione della Carta de Logu.
Primo acquerello di Prete Zancheta per la chiesa d’Irillai.
Zuanchino scopre la seconda volta
la sorgente del Cedrino con Mariapica al braccio
e Zomaria sulle spalle. Monsignor Alberto Settembrino
diventa patriarca dell’Isola per aver lapidato
un cane nero e un gatto a mio giudizio ancor più nero.
Il consiglio comunale approva il regolamento commerciale
tra bottegai del corso e ambulanti che trafficano abusivamente.
A ferragosto con le spiagge pullulanti di bagnanti
muore improvvisamente per un’unghia incarnita
papa Pio Apollo I detto il Pitico.
I Baroniesi pur con gravi perdite conquistano
definitivamente Calaluna e sugli ogliastrini
cala il sipario dell’onda e del monte.
Lo scultore Ciusa espone dopo due anni
davanti al carcere del tribunale
la Madre dell’Ucciso che commuove anche l’assassino
che ammette di perdonarsi quel che ha fatto
e al momento non sa dire, se, potendo,
l‘avrebbe rifatto il misfatto. La proloco di Orosei
e i canottieri di Bosa confessano la voglia
di circumnavigare l’Isola a forza di remare al contrario
o sottosopra. I dodici savi d’Irillai sostengono
a viva voce, l’onestà , le belle donne d’Irillai
e con il vino di Marreri, la disciplina a tavola.
Il Primo signore di Baunei,
dal pinneto di santa Maria di Navarra,
comunica al mondo che tre anni di pace con Dorgali
e l’intera Baronia sono troppi,
anche per san Francesco.
Istigata dalla malattia che non perdona,
la Morte avvolge donn’Elene Culibianca
che spaccia vino al mercato d’Irillai.
Asta al rialzo per la formula del suo vino
sempre identico dall’apertura dei campi elisi;
lo scontro si protrae trentatre notti consecutive
e finalmente il catino d’argento
dove si scioglie la formula del buono e dell’identico
è aggiudicato dall’E-pulone Catino d’Oro.
Noi tutti confidiamo nel Signore che
il prezzo del vino resti inchiodato alla vite
e secchi le unghie a chi modifica
il più che giusto ordine delle cose sante
date da Dio solo all’Uomo.
Zuanchino trova un secondo condaghe
in una grotta del monte sotto il giaciglio
d’un famoso bandito con la taglia.
Deve ancora leggere il primo condaghe
che Mariapica stà traducendo in italiano
che il vescovo vorrebbe in latino per capirlo
solo lui e Prete Zanchetone che si consacrò
alla chiesa perché il giorno della leva
non gli riuscì di fare un coito nell’orgasmo
e pur fatto abile entrò nel seminario d’Irillai ricco di canne.
L’assassino dell’ucciso commissiona a Ciusa Francesco
il monumento per la sua tomba : la madre dell’assassino.
Zuanchino nel suo peregrinare finisce alla rebotta
di san Biagio del Lolloway e al rientro si perde
per strada e i cinofili della forestale in elicottero
lo trovano tre anni dopo nella foresta di Urzullè
senza mutande e con una lacera canottiera
di gherdone11 bruciato che è il frontespizio
del terzo condaghe che il corpo forestale
acquisisce come corpo del reato.
.
Altra scarpinata di Zuanchinu
nelle strade dell’isola cattolica e sovrana:
in tre anni và a Gadoni, Buggerru e Calangianus
Iglesias, Montevecchio,Nurra e Muravera
Zuanchino pone il primo mattone della nuova generazione
del primo campanile della cattedrale progettata
da Zomaria d’Onifai a pianta piatta con colonne
e battisteri originali dei tremilatrecentotre
scalpellini di Bosa che han consegnato trionfalmente
il lavoro prima di carnevale per andare a salutare
i rematori del Cedrino Superiore e decidere
quando iniziare i lavori di collegamento
col Temo di Sotto e renderli navigabili
per la prossima e imminente visita del papa.
Congiu dipinge una pala per la cattedrale
dove Gesù stà con i braccianti di Lucula.
Ciusa se ne và a Cagliari per la triennale
con due madri senza figli. Muore Liandru d’Orgosolo
e a Urzullè fanno lunghi presciutti di lepre
e corte spalle di coniglio; il supramonte ritorna
ai mufloni e il cinghiale diventa il principe
della bassura baroniese e si cimenta
con le anguille del Cedrino
esca dei bracconieri nel mirino dei venatori.
Tutti, nel paese del Duca Barbadoro Elemosiniere,
camminavano fregando le spalline ai muri,
perché avevano il fegato ingrossato,
quando entravano nella mensa del Tempio
di Zigottu il bettoliere che disponeva ogni giorno
una bottiglia di vino per i poveri,
dove un gran fuoco ardeva nel centro della sala
e ognuno si faceva il suo segno di croce
davanti al ‘ filindeu’12:
chiunque sapesse governare il suo appetito
lo faceva e i tanti altri sbadigliavano.
E lo spirito ribelle se ne stava all’orizzonte
della porta in compagnia del senso del gruppo
e del senso del gregge, perché quando c’è
da mangiare ognuno lo fa per sé
e non imbocca nessuno.
Non siamo in piazza insomma,
dove anonimi balenti13
guerreggiano a cavallo indisciplinati e ribelli
come eroi puri e casti e senza guida
con la divisa alla moda e lo sguardo assassino
se gli nomini la mamma: l’occhio caldo e mediterraneo
che doma il toro seminatore stringendogli
la lingua bavosa tra i denti da latte.
In piazza, fuori dalla mensa di Zigottu,
si dice che chi maneggia un’arma
si aspetta sempre che qualcuno lo tradisca:
uno zio o un’amico questurino,
perciò non ci si fida tra la plebe..
Il Redentore è innalzato a forza di muscoli
e di buoi sul cocuzzolo del Monte
per fare la sua bella figura tanto che gli invidiosi
ne soffrono e chiudono le corti padronali
ai questuanti di san Francesco.
Accordo tra Irillai e Seuna sulle ghiande del Monte.
Una famiglia di rondoni che nidificava
nel rosone delle Grazie è cacciata
di malo modo dall’autorità costituita.
A Marreri cade la prima neve.
Nella gola del Gologone frana il monte
che ostruisce il corso del Cedrino
e allaga Oliena città piena d’olio
che galleggia come un’enorme botte
vuota di vino vecchio
Il sen. Molosso e l’on. Calamus spiegano a due lingue
la Politica della polis in piazza del mercato.
Zenia e Zomaria muoiono per amore
gettandosi abbracciati dal ponte di Mastrefe
e il coro d‘Irillai gli dedica subito una cantata
accolta trionfalmente sotto il palco centrale.
Monsignor della Bua disegna dal cielo l’altare
centrale della cattedrale a forma di colomba
sulla spalla di Gesù tra i dottori e i medici.
.
Da Zigottu prima battorina sperimentale in sardo antico:
una rudimentale rima baciata per Josto.
Un nomade pellegrino asporta a notte fonda l’immagine,
appena avuta, della madonna castigliana di Gonare.
La Baronia torna in possesso dei baroniesi
dopo la perniciosa occupazione di viandanti
spacconi con ragazze spavalde
che la davano per amore ai turisti latini.
Il sindaco d’Irillai Zuanchin E.Remitain,
occupa con lo stendardo e il gonfalone
dei quartieri associati, la casa di Galtelli
dove G. Deledda mise la parola fine
a Canne al vento.
A sera inoltrata viene diffusa la notizia
della riuscita circumnavigazione dell’isola
fatta dai pescatori del Cedrino
che inseguivano una famigliola di anguille d’Orosei.
Antonio Ballero fotografa monsignor della Bua
ai ferri di campagna tra due carabinieri
alla stipula dell’accordo di pace
a Dorgali tra alti ogliastrini e bassi baroniesi.
A su Contone appare un tizio che dice
di essere san Pietro in incognito,
ma pare uno scalpellino disoccupato,
e cerca quell’architetto di Seuna che non russi
nel sonno per confidargli in segreto l’idea
della basilica che deve edificare sopra il Rifugio
a su Cuzone dove fù trovato lo scheletro
del protomartire Zizitu il Cattolico ambidestro
decapitato a un’occhio dagli Ultimi Pagani d’Irillai
con quell’usanza barbara dell’occhio per occhio
che perderanno col passare al cristianesimo
del Perdono e alla novella della Vita Eterna
in galera senza sconti nella Pena
e senza aggiunte nei Premi.
A Roma muore il papa e lascia incompiuta l’enciclica:
ci rivedremo il giorno del giudizio e allora rideremo.
Monsignor la Bua eredita la Bassa Baronia
e promette di fare case con giardino
nel corso del Cedrino dove Zenia d’Onifai
fa canottaggio come Cleopatra nel Nilo
un quarto d’ora prima di morire.
Zuanchin,
durante la raccolta del sughero
nota nel tronco denudato d’una quercia millenaria
la prima carta geografica della Sardegna
a forma di sandalo del piede destro
con la grotta di Nettuno sotto il callo di Alghero
e una bussola che indica porto cervo,
la fiat e la zanna d’un cinghiale assassino.
.
Monsignor della Bua vive sei mesi accanto al Redentore,
in piedi come un’eremita, perché all’ospedale
d’Irillai invece di incidergli un foruncolo
nel fondoschiena gli han fatto una dozzina di clisteri.
Legge ad alta voce i misteri che saran chiariti
il giorno del giudizio e gli cuce addosso
una dozzina di proverbi tardo-logudoresi
tradotti in lingua : chi la fa, l’aspetti;
la vendetta è un piatto biblico;
volpe vecchia fa buon brodo ecc.
Zuanchino e.Remitano affida a tre rinomati pittori
la decorazione tutta celeste della sua camera da letto,
a spese del comune e della cassa mutua,
perché Mariapica deve partorire Zomaria Unigenito
che non vuol nascere in ospedale
perché ha paura del clistere.
La stanza viene ultimata tra la rottura delle acque
e il primo vagito dell’atteso primogenito
erede del corpetto d’agnello del padre.
Lega di Seuna e Irillai contro gli scrocconi del Corso
che bevono alle spalle degli infelici perseguitati
dal destino uscito di soppiatto dal Rifugio della Malva.
Zuanchin vive come un recluso in casa
fino al compimento del primo anno di Zomaria.
Rinuncia anche a un soggiorno di tutto riposo
nella Casa del Re, ma senza uscir di casa.
Parte da Mamoiada il primo tour a piedi
nel mondo dei Mamutones con soche di bue castrato
e mansueto, lazos di vergine vitella e campanacci
di Tonara senza ruggine.
La lega di Seuna e Irillai li accoglie al quadrivio
raccontando barzellette dell’ultima ora.
Gli scrocconi del Corso bevono in disparte
vino di cantina come se fosse l'aceto
per l'insalata dei poveri.
Muore Totoni I Gallisai, signore del Mulino sul Cedrino.
Gli succede Totoni II signore del cinema all’aperto.
Il vescovo di Seuna e Irillai và a Roma per conto suo.
Muore il pittore dell’Immacolata Concezione,
della Madonna delle Grazie
e della Vergine Madre, Nofre Caraetela.
Si riunisce da Zigottu la lega di Seuna e Irillai
che giura di non invitar più gli scrocconi conclamati
e segnati a occhio nella bibbia dei protesti.
Pace fatta tra monsignor della Bua
con i dodici primari che si vantano di fare
i migliori clisteri dell’Isola Sovrana e Cattolica.
Il sen. Molosso tiene da solo una conferenza
sulle occulte trame del senato e scatena
un cruento tumulto dove i commessi
le prendono al sangue e le danno a polpette.
Il deputato on. Calamus intrattiene una turbolenta
platea parlando di certe cose del parlamento
che non battè ciglio nemmeno all’apparizione
della divina Trinità al completo.
A gennaio, dopo il fuoco di sant’Antonio,
Seuna si ribella al suo vescovo.
Ai fuochi di san Giovanni li malmena
con i diaconi della cattedrale sostenuti
con l’acquardente sottratta al Maligno Mago d’Oliena.
In una celebre cantina dei Menagramo del Corso
si riuniscono in palese concilio segreto i preti
precari che si lamentano del nepotismo di Monsignor
della Bua che a sua volta ha un conciliabolo
con i colleghi isolani che non gli negano il loro appoggio
e sentenziano che ora viene il bello e son cavoli loro.
Il patriarca di Venezia getta l’acqua alta sul fuoco.
Nasce l’ultima figlia in casa Fraillinu
e la chiamano subito Giustina e lei risponde
di non capire la doppia parola di Dio e di Gesù
e che conta di interrogare i fannulloni di Zigottu
che si son dati alla teologia, leggono le lettere di Paolo
e chiamano Diddinu il vescovo della città di Dio
che si è ritirato nel santuario di san Francesco a Lula
a comporre sermoni ai sardi di questo secolo
che desiderano uniformarsi alle belle novitÃ
del sentire comune. Il sindaco di Oliena
ne vuole subito trecentotrentatremila
copie sull’unghia stampate in inglese.
Una ignota fondazione di poeti possidenti d’Irillai
costruisce razionalmente un edificio con porte e finestre
da adibire a scuola per gli orfani del quartiere
che vogliono studiare i miti greci e latini
affinchè lascino perdere la fionda di Davide
che rompe le lampadine del Corso durante gli scontri
tra i seunesi sostenuti dai francesi
e la marmaglia d’Irillai armata dagli spagnoli
di Prete Zanchetone dove muore impalato Fùà dei Foix
mentre scappava come uno zoppo in ritirata.
Gli svizzeri tedeschi occupano Calagologone
con Bach e il Blues dei Cantoni del Delta.
Nelle segrete cantine del Corso scoppiano
indomabili tafferugli tra preti, diaconi e guardie svizzere
per la nuova Comune di Lugano voluta dall’on. Calamus
di Seuna e il sen. Molosso d’Irillai
come la nuova repubblica della lana una e sovrana.
Monsignor della Bua invoca,
prima di morire la seconda
per resuscitare alla terza,
la forza secolare dei marines
per tenere a bada quei mariti
che son soliti cavalcare le mogli.
Muore a gennaio il vecchio Gianuario d’Onifai
colpito da un fulmine a trecentotrentatre anni
e passa mentre pescava da un ponte sul Cedrino
durante una tempesta in corso e lascia desolati
i trentatre figli e passa, già orfani di madre,
Gonario, Gantine e Gavino, Graziano,
Gosome, Gurturju e Gustau, Giacomo,
Giannetto e Giuseppe, Giustino e Gioacchino,
tutti fortunatamente autonomi da chiedersi
se babbo Gianuario sarà accettato nel cielo
con la canna da pesca, la batteria del camion
e la cicuta in scatola.
Nella cattedrale Monsignor della Bua battezza
con un sol colpo trecentotrentatre neonati
dicendo loro: Benvenuti tra noi, dove l’universo
si espande a vista d’occhio
da qualunque finestra si guardi il cielo.
Zomaria, dopo la guerra di Libia, si fa disertore nel ‘15-‘18,
dicendo che lui non conosce nessun danubiano.
Il re gli comunica con i carabinieri
il suo personale disappunto.
In privato gli fa sapere che da lui non se l’aspettava.
Non siamo compari, dice Zomaria.
Non sono io il padrino di suo figlio
il principe designato alla successione
perché inventore del carignano del Sulcis.
Platone vorrebbe visitare l’isola
ma gli si è rotta la riga e per ripararla
ha dovuto impegnare il compasso.
Allora la pro loco ha invitato la morte
che ha catturato il diavolo a cavallo
col quale Predu Pilurzi, figlio naturale
della madre e forse anche del padre,
cavalca fino a Caprera alla tomba dell’Eroe
dove piange per mezz’ora
poi gli accende un lumicino
e scopre a occhio nudo oltre il mare in burrasca
un’isola sconosciuta che chiama a sorpresa Corsica
la cui chiesa va riformata
perché ci ha predicato Bonifacio.
Prete Zanchetone è nominato d’imperio parroco d’Irillai,
primo confessore di Lucula
e centravanti della ventosa cappella del Monte.
Gli promettono che se vincerà il girone d’andata
lo faranno cardinale a Mamone, Onanì e Lodè
e se vincerà il campionato potrà avere una perpetua
ungherese che compirà vent’anni a Pasqua.
Gonone è di fatto in mano agli svizzeri
e capo Comino è dei tedeschi in cambio
del permesso accordato agli emigranti
di bagnarsi nel Reno, Olbia dei milanesi
e la Corsica dei francesi. Il Corso dei Saltafosso
rimane indiviso tra Seuna e Irillai
che han fatto pace e ora fan lega
contro i bavaglini padani che si martirizzano
il ce l’ho duro dei maroni con gli speroni arrugginiti.
I quattro mori vorrebbero sottomettere
la Spagna, le Baleari e Cuba.
Monsignor della Bua perdona la sedizione
dei preti della cantina del Corso purché percuotano
con la verga e un frustino i bottegai menagramo.
Prete Zanchetone apre una colonia estiva
sul Gennargentu e ci porta bambine
e bambini d’Irillai, di Seuna e d’Ohiiai
che si divertono tanto e mangiano
anche un’uovo ciascuno così che
anche a Montespada,
all’inizio del miglior autunno dell’anno,
si potra vendemmiare come a Marreri.
Per gratitudine i vignaioli di montagna
ospiteranno d’inverno i fratelli dei ragazzi,
così al prossimo luglio potranno mietere
delle opime messi di grano duro a Bruncuspina
e fare spaghetti grossi come l’asfodelo
per il digiuno di Biasu, per la dieta
col Passamontagna per la mensa
della cuccagna del Bancario.
Il Nuovo Sindaco Pipiu Minuiu
col capo circonfuso di bende tricolori
e un nastrino arcobaleno al collo,
apre il museo degli uomini e dei cristiani
in giro nel mondo e mette in quota spese
pubbliche, un’opuscolo da regalare
ai turisti, di monsignor della Bua
che interpreta le parabole evangeliche
servendosi dell’archetipo junghiano
per cui tutti i sogni vengono da un periodo
precedente e sconosciuto ma letto e udito
nei circoli alla buona d‘Irillai dove se ne sentono
di tutti i colori dell‘arcobaleno, delle grazie ricevute,
delle reliquie delle vergini che sant’Orsola
condusse dalla natia Bretagna fino a Roma
e dei trucioli di san Giusepe Carpentiere,
ebanista, armatore barcaiolo falegname.
A SantaMaria, nella Baronia di Orosei,
convergono alla foce del Cedrino
tanti studiosi dei dialetti che si voglion far lingua,
guidati dall’arcivescovo d’Oliena e del Gologone
per farli diventare tutti poliglotti o poliziotti
buoni in tutte le questure d’Europa. O pompieri.
Il convegno resiste alla notte inoltrata,
allora ballano in tondo col compasso
e in linea con la riga come gli antichi sardi
e allo scoccar della mezzanotte han tradotto
la sacra bibbia in logudorese, la relatività ristretta
in barbaricino e, dandoci sotto, all’alba
vedrà la luce l’interpretazione dei sogni
nella lingua dolce e forbita degli ambasciatori
d’Irillai quando vanno a Seuna e lungo il Corso
fanno le fiche ai bottegai menagramo.
Monsignor della Bua, figlioccio di donna Surbile
e don Sirbone, li benedice via etere
perché il satellite costa caro e lui ha paura del vuoto.
Hitler la scampa in un agguato adornando
il faccino tondo con i cernecchi d’una dozzina di rabbini.
A Onihai Groddho Mhoro pubblica
a chiare lettere baroniesi i sospiri di Eloisa e Abelardo.
Perché non mi avete invitato al convegno
di Santamaria dove avrei suonato le launeddhas
in quel latino col quale Gesù
si cimentava durante il calvario?
61.
I bottegai menagramo del Corso inventano
e brevettano la malinconia e con essa
vogliono coniare una faccia delle loro monete,
nell’altra c’è un fabbro che fa il gesto dell’ombrello.
Nella facciata della chiesa del quartiere
di san Pietro, don Zanchetone fa copiare la deposizione
Baglioni con Zuanchinu l’ortolano che sostiene
per le ascelle Gesù col volto di Pilurzi, e Zomaria
il ciabattino lo solleva sotto le ginocchia
col corpo teso dal peso della divinità .
Zenia è Maria e le altre sono le pie donne
d’Irillai sempre più contente di esserci.
I Preti Precari delle cantine del Corso
fanno un nuovo calendario e lo regalano a Zigottu
il bettoliere perché ha cacciato fuori il vino nuovo.
Monsignor della Bua vorrebbe rifare la facciata
della cattedrale se i possidenti e gli altri ricconi
di Nuoro cacciano fuori i denari che maturano
nelle banche e contribuiscano alla spesa
un po’ più dei panettieri già assolti per aver
confessato i loro peccati, se poi un’obolo
lo danno anche i falegnami sarà indulgenza
plenaria fino a toglier loro la scomunica
di dosso ai malfidi comunisti.
Ma và a cagare, dicono in coro e di cuore
i garzoni di san Giuseppe con la pialla che fa trucioli.
I contadini e gli impiegati di Seuna
occupano la chiesa delle Grazie e minacciano
di vendere l’oro della madonna
se non danno un’arcivescovo ai loro confessori
che durante la novena fanno le prediche
e i sermoni più belli dell’isola.
Nel ponte sul Cedrino
si rinnova la pace tra Gonone e il Gologone.
Il vescovo confessa di aver sognato
d’essere padre di otto figli col nono in gestazione.
Di notte li facevo come le orazioni, dice,
come militi per la cristianità autentica.
Basta con i terroristi domenicani.
E’ molto giusto che ognuno dica la sua
sul deicidio di un fratello del popolo e figlio di Dio
Da una vetrina del palazzo delle corporazioni
rubano i pesi e le misure. Barracelli e guardie
giurate giurano che i ladri erano scalzi
come Aristotele e Seneca,
perché le orme sono eloquenti e chiare.
Ma quelli avevano i sandali, sentenzia
un commissario laureato della questura,
mentre un altro carabiniere ancora fedele al re
dice: Utopie.
Tutte lettere oscure come i virus asiatici. Eretici.
Prete Zancheta sogna di essere stato nominato
cardinale e di fare in pubblico il guardaspalla
del papa e in segreto il braccio destro,
sostituendo le monache di clausura,
i gesuiti, i cafoni e le guardie svizzere
che han comprato Milano
con una bancarella di orologi usati.
Appena sveglio, senza nemmeno sputare
nel lavandino, prende carta e penna e scrive
una risposta di commento all’epistola
di san Paolo ai romani di Roma.
Alle nove è in fila alle poste e paga una assicurata
con r. di r. Alle dieci è nel sagrato della chiesa
di San Salvatore e affigge una bolla come Lutero
dicendo che anche lui vuol vendere le indulgenze
perché è tempo di pensare alla vecchiaia
quando gli acciacchi ti spingono da qua nell'aldilà .
Bottegai, orefici, fotografi, orologiai, bettolieri,
giornalai, macellai, bancari, tassisti, notai,
tabaccai, avvocati, barbieri e garzoni del Corso
si suicidano di comune accordo perché qualcuno
di loro ha contratto debiti che non vogliono restituire
e crediti che non possono avere anche senza esigere
le naturali provvigioni di legge per essersi aiutati
a far la loro bella figura d’avere il negozio al Corso.
Il sindaco Buzinu Bustianu,
eletto all’ultimo scrutinio col favore delle tenebre,
và in visita all’ospizio e trova, a sorpresa,
il cognato Buziuntu caduto dal letto
sopra le pantofole senza lacci come Capannelle,
mentre cercava d’inchiodare Gesù crocefisso,
con chiodini veri.
A Orosei, in Baronia, i nipoti del cardinale
Rocchigiano Roich di Royalties, famoso traduttore
e interprete di tutte le religioni rivelate,
aprono un viadotto sottomarino, dove si mangia a buffet
con carta di credito logudorese e vista delle timide sirene
che cantano sott’acqua sottovoce,
che collega la spiaggia centrale con la foce del Cedrino
dove ci sono bancarelle di polpi, di cozze
e di muggini gratis per chi invoca
col santo rosario in mano
l’ausilio di Dio e della Madonna.
San Carlo Borromeo scappa da Milano
per posare una pietra nella chiesa
che la città di Nuoro vuole ostinatamente dedicargli.
Zuanchinu non vi presenzia
e affitta una mansarda al Corso
per una sua amica cacciata di casa.
San Carlo nota l’assenza del Primo sindaco
e posa un carro di pietre aguzze
come le guglie del duomo.
A Seuna, Nuvola Occidentale esegue
un ritratto bifrontale di Zuanchinu che l’appende
dietro la scrivania di fronte al doppio profilo
carpiato di Zuanchine eseguito da Diecu Mandrone.
Zuanchino E. Remitano quando stà nel mezzo
dei due quadri con la fusciacca d’ordinanza
somiglia ancora di più al san Piero della deposizione
Baglioni del gran Raffaello morto giovane
tanto tempo fa senza dirlo in giro
e senza che nessuno l’impedisse.
Zomaria fa il segretario del padre
nell’ordinaria amministrazione comunale:
concede appalti municipali quali la fornitura
di pannoloni per i nomadi pellegrini che vanno
da un santuario all’altro e si divertono con le cabale
miracolistiche, requisisce terreni per le opere
di pubblica utilità quali cessi per i sedentari
e aiuole per cani incontinenti.
Alla fine passa guai per millantato credito
che Zenia non avalla dicendo che le bluse
di seta son le sue e le gonne ricamate
con fili d’oro e d’argento le ha vinte alla lotteria
della parrocchia ed è certa che Prete Zanchetone
non l’ha imbrogliata.
Trattato da Zigottu il vino di san Francesco,
di sant’Antonio e del carnevale di Viareggio,
di Mamoiada e Creta dove liberano i tori di Minosse
che domenica predicava l’incesto come in uso
tra i bugiardi cretesi, dove padri e madri,
fratelli e sorelle erano oltremodo indulgenti
con se stessi e non pagavano alcun obolo.
E’ dichiarata aperta la riunione condominiale
nel cimitero d’Irillai in seguito all’accordo
tra i pescatori di Bosa e quelli di Orosei.
Alla terza ribotta dei poeti isolani
si decide di adottare definitivamente il logudorese,
la lingua dei Condaghi e di Eleonora,
come lingua ufficiale della Sardegna Unita e Cattolica
e tutte le rime che esulino dal canone
saranno dichiarate nulle con una marca di bollo.
Diventerà lingua non appena avrà combinato
qualcosa di buono, così come han fatto
i cosiddetti olianesi con la sorgente del Gologone
giusta ricompensa del lavoro degli antenati .
Zigottu si trasferisce ogni estate a Gonone
dove si beve il vino a occhi chiusi
e si fa musica all’aperto perché pare
che senza sonorità sia una vita da sordi
che non sanno muovere le orecchie come i cani;
vi rimarrà finchè lo lasciano, se non muore
prima e salirà per l’ultima volta sul Monte
Pilurzi fotografa il cadavere del bandito R. G.
nella camera mortuaria e allo sviluppo del negativo
appare in primo piano il volto di Zuanchinu
come l’avevano dipinto a due mani Nuvola Incostante
e Ciotola del Poltrone per l’annuario dei ricercati
finanziato dalla cassa mutua dei priori di san Francesco
Pilurzi consiglia a chiunque di fare i fatti suoi
e di riporre le corna in tasca come ha fatto
il cugino Pidore marito di Piunca
che è del capricorno e tratta crediti
e donazioni con i bottegai del Corso
da sempre contrari alle indulgenze.
Vengono chiusi i casini, i postriboli, i lupanari
e anche le case di bona tolleranza ancora aperte
come in ogni buona trattativa in cui i contraenti
si attengano ai patti contanti e sonanti
Dottor Calamida muore, come è giusto, dopo il suocero
e prima di dare alle stampe un encomio critico
dei medici che praticano i clisteri come terapia
d'urto del piacere inaudito socio del dolore
Appello dei barazelos ai corazzieri lanzichenecchi
svizzeri e vaticani per la lotta agli abigeatari
L’esorcista della diocesi d’Irillai chiede al papa
una bolla di ghiaccio contro il demonio
della serra del supramonte e dei tacchi ogliastrini.
Dal vaticano rispondono che sarà pronta
a ferragosto inoltrato e frattanto consigliano
riunioni di famiglia e di condominio
e non far uscire sole le bambine sotto i vent’anni
Mentre la Ciotola del Poltrone gli fa il ritratto,
muore la sorridente madre di don Zanchetone
che non sa darsi pace fino a che i parrocchiani
non gli trovano una perpetua dell’est
di nome I Vana Utopia sul cui volto il pittore
(morto più giovane del divino Urbinate)
termina il ritratto della beata mamma di don Zanchetone
che Dio l’abbia accanto a Sé nella calura estiva
e nel freddo invernale, quando fiorisce il mandorlo
innocente e matura il santo grappolo
Muore anche Pizinnu Pisseta, la mascotte
dei tornei di mariglia, e gli succede Minninna Mingroi
voluto dal precettato Zancarru dei Circoli Riuniti
in Circolo tondo come un canestro, Zancarru di Tiana,
già titolare di Gavoi e Bitti, signore d’altura,
di Mamone e del Taloro, barone della bassa Baronia,
scala il Corrasi con una mano legata dietro
la schiena, per allenare la squadra
del cuore che porta il suo nome
Fraluisi Muzzuboe salpa, con La coppa di Deunisi,
dal porto di Orosei per circumnavigare l’isola
con i pesisti d’Irillai e prendere in ostaggio
il re di Tabarca e Tavolara fino a chè il Messico
di Montezuma non otterrà il diritto di veto
al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Durante la navigazione mangeranno se Dio vorrÃ
un calderone di fave al lardo preparato
dalle pie donne d’Irillai come augurio alla riuscita
della intrapresa avventura sulla rotta del tonno
d’ottone e della sardina argentata,
del bue marino con baffi grotteschi
e della capra vestita alla marinara
Diddinu Lubrè, geometra e ragioniere capo
d’un illuminato ufficio del comune,
si dà alla scrittura e pubblica una lettera ai nobili
parrocchiani d’Irillai che rinuncino alla confessione
usata da don Zanchetone per ricattare gli ex comunisti
che vogliono battezzarsi e recuperare
in una settimana tutte le comunioni mai fatte
Don Zanchetone brucia la lettera scritta a mano
davanti alla cattedrale in festa, testimoni Boelle
e Merzioro, sostenuto dai giovani cattolici
che gli han dato i fiammiferi, i cerini e gli accendini
a gas monouso, e stà tre settimane inginocchiato
sugli scalini al granito della piazza sotto il sole e la neve
Ammuttinamento dei baracelos in Ogliastra e Baronia
100.
Zuanchino E.Remitano
mori in una grotta segreta del Monte,
dove si era ritirato come in un monastero,
tagliandosi le unghie dei piedi e delle mani
con un castracani arrugginito
che gli infettò perfino il lobo sinistro
dell’orecchio a destra di chi guarda.
Mariapica lo seguì
gettandosi contromano nella foce del Cedrino
dove aveva perso la perla nera
dell’orecchio destro a sinistra di chi guarda.
Voleva raccoglierla
perché gli ricordava tanto sua zia Eleonora
la saggia signora della pianura del frumento.
La sua fù la più quieta delle morti
poiché nulla si mosse quel giorno
e nessuno pianse e non si disse messa,
non un fiore sfiorì quel dì
e ogni briga fù rimandata
Costituzione di Irillai.
Licurgo , Solone, i Senatori, i Padri Fondatori
Costituzione d’Irillai e di Seuna e su Contone
voluta e firmata da Zuanchinu E.Remitano,
Legge fondamentale della repubblica
col patrocinio della gravitazione universale,
Visti l’Iliade e l’Odissea, la Repubblica di Plato
e Cicero, il Vangelo e il Manifesto,
Sentiti gli Anziani Apostoli del Cuzone,
i dodici Saggi del Contone
e la dozzina degli Allegri Vecchi del Santo Ospizio,
poiché per loro Iddio tiene sospeso il mondo,
Si sottoscrivono gli articoli voluti
anche dalla libera volontà dei cittadini :
Se Dio è Amore, L’Amore è il nostro Dio.
1.
La Costituzione della Repubblica è accettata dal popolo che l’ha voluta
e ogni cittadino dev’essere lasciato in pace in casa sua,
e se casa non ne ha, gliela si dia, ma per favore si pulisca il cesso
e l’uscio di casa come faceva Garibaldi prima di morire
2.
Ognuno è libero di fare l’eremita e lo sportivo,
il vagabondo e il barbiere o il mago
a cui si riferisce il politico per professione
che promette tutto e dopo che è stato eletto
dice di non avere la bacchetta magica
3.
Chiunque è libero di scommettere su se stesso
e sui numeri del lotto,
ma non può brutalmente vendere la madre Afrodite
per un pomo né crudelmente la figlia
per un piatto di lenticchie senza cotenna
4.
Vomitare in strada è riprovevole
nonostante la buona morale consenta le pipe,
amoreggiare dandoci sotto un mantello di carabiniere
seduti o distesi sulla panchina con loschi gemiti animali,
le scoregge e rutti come fisiologiche valvole di sfogo
d'ogni animo mite
5.
Il divertimento e la certezza della salute
sono di tutti come il taglio delle unghie.
Proibita è la circoncisione
6.
L’ingresso dei ballerini nelle sale da ballo,
degli ubriachi nelle osterie,
dei fedeli nelle case del Signore,
dei tifosi allo stadio,
dei libertini nelle alcove del piacere,
dei malati negli ospedali,
sono gratis come l’aria,
il sole e la pioggia, e ogni atto
contrario è nullo come un cuore arido
7.
Gli schiamazzi notturni, i canti corali
con gli stoppini accesi e le liti in famiglia,
se eseguiti da professionisti ingaggiati e
remunerati sono consentiti a tutte le ore
che si succedono d’anno in anno
e nell’arco degli anni
dacchè il mondo è mondo
tondo, giocondo e profondo
8.
I poeti non possono essere costretti a fare i pittori,
e i musicisti a fare gli scultori.
Michelangelo era unico e particolare,
solo e raro e faceva quel che gli piaceva,
lui godeva di se e gli altri godevano di lui
che creava la bellezza, se ne infischiava
della buona creanza e dell‘albero di Natale,
della brutta tv elitaria e fanfarona
e della magica e mistica rosa mariana.
Lui, quand’era sull’impalcatura, agiva nel bugliolo.
9.
Il latte di mucca, di capra e di pecora
non deve mancare nelle case
specialmente in quelle dove ci sono
scapoli e zitelle, anche se l’ordine
è inverso : pecora, capra e mucca
10.
Nei condomini e nelle case popolari
non devono mancare gli spaghetti al pomodoro
e il portiere deve perlomeno imparare
a grattuggiare il formaggio
11.
Nelle case degli invalidi, dei poveri di spirito
e dei ciechi che non vogliono sentir parlar male
dell’uva, non deve asssolutttarmeeente mancare
il vino di Marreri, nero o rosato purchè
sia assolato, assodato e servito a tavola
12.
Chi parla male del latte, del pane e del vino
dovrà spellarsi da se come le biscie,
nel mese di luglio quando sant’Anna
fa le moine al Carmelo : proprio perché
ognuno è responsabile di se stesso
e di quel che fa o non fa
13.
Abolizione del bisogno, della fucilazione e della difesa della patria.
Istituzione di case famiglie ricche allargate
al sostentamento dei poveri che ammassano
il grano e ne fan parte ai parenti e agli accampamenti
degli zingari figli del vento libero
che non lascia loro nulla di steso sulle siepi
14.
Abolizione della gloria in cielo e in terra,
del servizio militare sul mare che Iddio ha fatto
per pescare e nuotare, navigare e lavare
i cessi cisterna, curare la pelle secca
e lavare la lana delle pecore ammorbidendola
15.
Ogni cittadino deve rispettare la legge
voluta dal popolo che respira, sospira e inspira
fiducia nella giustizia di Dio che assicura salute
e cibo a tutte le creature contente di esser nate
col sentire comune e democratico e con lo spirito
dell’arte pratica che adorna le botteghe
dei menagramo del Corso con le fauci ostili
al sorriso ma dediti alle Gallerie di Pittura,
Scultura, Poesia, Fotografia, Tradizioni,
Teatro, Cinema, Costumi, Lettere,
Ribotte, Processioni, Sfilate di Moda,
Cavalli, Maschere
16.
La Costituzione, Legge Fondamentale della Repubblica
scritta e letta
Vuole
Sostituire il giusto all’ingiusto, il cotto al crudo,
il dritto al torto, l’onestà al malaffare, il piacere al dolore,
il caldo al freddo, la gentilezza al menefreghismo,
il giorno alla notte,la bellezza alla bruttezza,
il vino rosso all’acqua salmastra,
al fischio del merlo il cracra dei corvi,
l’eleganza della proporzione, all’obbligo della moda corrente,
l’appello a scuola col canto a tenore,
la giovane felice virtù al turpe vizio avvizzito,
il buonanimo all’insolente vanità ,
il vino di Marreri al fetente denaro,
l’allegria al piagnisteo, le case di tolleranza alle trincee,
il merito alla delazione, la pace alla guerra,
il crudo al cotto, la genuina e modesta bontÃ
all’intelligenza sprezzante, il miele al veleno,
il richiamo dei corvi con quello delle rane,
l’essere sincero all’apparire menzognero,
il freddo al caldo, il benessere al sordo cancro,
la noia all’assassinio e al delitto,
la notte al giorno, all’infanzia natale la vecchiaia mortale,
il dolce del quieto vivere all’amaro della morte
per avvelenamento, la spontanea nascita dei funghi
al miracolo del vino dei farmacisti,
la serietà d’una vita ingenua agli addobbi fastosi
del Ridicolo Potere, la provvidenza della natura
al fuoco dell’inferno, l’umile decoro allo sfarzo osceno,
il riso dell’universo al lamento del moribondo,
la natura dei corvi e delle rane
con la tarda cultura del tordo
e del caro usignolo dal pasto frugale
17.
Chi è convinto d’essere un semidio nordico
o un latino più uguale degli altri,
dovrà portare da casa al Bosco del Monte
la legna necessaria alla sopravvivenza
invernale della sua famiglia
18.
Affermazione ingenua e innocente
nell’ essere autentici isolani e genuini barbaricini
per non passare dal modesto ridicolo
al nonsenso del suolo, del sangue
e dell’umorismo etnico e familiare
19.
La Costituzione della Repubblica
se ne infischia della Pompa Magna,
della Diplomazia Stagionale,
della Cavalleria da Parata,
delle Vittorie Sportive,
dell’Opulenza che non vince la Morte
ma condivide
Altresì
l’entusiasmo duraturo per gli spaghetti più grossi
in commercio e mangiati al dente e in canottiera bianca
che dia risalto al sugo, alle giuste leggi,
agli onesti costumi dei governanti con le unghie corte
all’innocenza dei bambini e alla stabilità della salute:
estirpate i calli e godetevi l’anarchia dell’ictus
20.
Ognuno è libero di scavarsi la fossa
dove crede di star meglio purchè sia
a un palmo dalle sorgenti e dalle latrine,
purchè abbia bevuto la cicuta con Socrate
21.
Obbligo del lutto stretto
quando ammazzano un tiranno felice,
un pettirosso di buon senso
o la moglie superflua di un mendicante
infelice di nome Orfeo
22.
Revoca del diritto antistorico della possibilità di uccidere chicchessia;
per cui l’assassino sarà chiamato lo scemo del mese,
l’idiota della settimana, il coglione dell’anno senza pudore,
il briccone della domenica e nessuno della congrega umana
lo saluterà più nemmeno se si pentirà di aver ucciso
come un esaltato molto esagerato, scellerato estroverso
è quel che gli si addice.
Insomma chi uccide perderà il battesimo
e anche il nome e tutti lo chiameranno: coglion di maggio
23.
Ogni resistenza al destino è antistorica
e chiunque gli si oppone rimarrà con un palmo di naso,
un sacco vuoto e un pugno di mosche
e nulla potrà ostacolare la riforma agraria
delle terre incoltivate di malva e asfodelo
24.
Nelle strade della Repubblica nessuna persona debole
né povera dovrà smarrirsi e nessun intrigante
ficcherà il naso nelle chiappe - effeminate -
delle vittime scampate alle insidie
e alla flagellazione nella via crucis
25.
Gli egoisti impenitenti potranno avere sospesa
la libertà di credere pacificamente solo in se stessi
e di congiurare con sofismi contro il bene
della patria e del suo tesoro nascosto
26.
Concessione dell’ambizione al grand’uomo
convinto che sia lui - come uno scaltro pontefice -
a determinare i fatti senza il concorso di null’altro
27.
Tutti coloro che diffonderanno le loro ricchezze
e i privilegi nelle strade malfamate,
nei vicoli chiusi e nelle mense calde
per accogliere gli ospiti stranieri capitati all’improvviso,
saranno chiamati despoti austeri della morale corrente
28.
Gli astuti giocatori d’azzardo, gli scienziati superstiziosi
bonaccioni come i missionari e gli spioni infiltrati
con l’aristocratico soldo gallurese, dovranno firmare
una preventiva domanda di grazia per ottenere
i famosi buoni mensa col valore
della capricciosa carta moneta
buona per il lusso e per la miseria
29.
La vendetta, la vanità e l’interesse,
lo spirito di parte e di casta e la malversazione,
saranno equamente distribuiti nei nidi d’infanzia
da commissari, onesti come Catone,
della pubblica sicurezza secondo gli standard
dei protocolli dell’internazionale di polizia
30.
Il giglio, che ogni emissario segreto avrà tatuato
a fuoco sotto le ascelle, sarà il fiore della repubblica
e sarà coltivato nei giardini del Tempio aperti a tutti
dove tutti i giardinieri dovranno chiamarsi Orfeo
come il famoso poeta dei barbieri
che ammansiva le fiere come sanFrancesco
31.
La legislazione della repubblica scoraggerÃ
con la persuasione ogni tentativo di svelare
il mistero dell’esistenza in generale
e della stessa repubblica in particolare
nonché il mistero della perfetta coppia di sposi
lei col manto celeste di Maria
e lui con la pialla di san Giuseppe
32.
La Repubblica
nel pieno possesso delle sue sovrane facoltÃ
impone a ciascun cittadino,
dallo svezzamento all’odor del legno,
il dovere di partecipare a riunioni e assemblee
e al governo della cosa pubblica,
poi può far quel che gli pare
e anche andare a pescare quel che più abbocca
33.
La proclamazione della repubblica costituzionale
avviene contestualmente alla ricorrenza della caduta
dell’ultimo Nuraghe nel giorno zero e inizio
del nuovo calendario il dì seguente in cui
il decimo giorno del mese di giorni trenta
si gioca alla morra, si corre a cavallo, si fanno i tenores,
si sfila in costume che le dolci donne di casa,
per sedurre i loro uomini, han sottratto agli armadi
e ai comò, per un totale di dodici mesi grandi
e un piccolo mese di cinque giorni,
tutti dediti alla preghiera e al culto dei santi
e delle vergini, alle castagne secche e alle mandorle,
alle fave secche e ai fagioli, ai fichi secchi
e al torrone alle noci, all’uva passa e alla malvasia,
al rosolio e agli amaretti al miele amaro,
all’innamoramento e al dillu
34.
Nel deprecato caso di un contenzioso internazionale
saranno i giovani a combattere e a fare i generali
mentre i vecchi senatori che svernano in corso Garibaldi
saranno gli ambasciatori e negozieranno la pace
che sarà però firmata dal presidente dell’ordine
dell’Avarizia coadiuvato dal segretario dei Barbieri
35.
Il voto di ciascun cittadino elettore a posto con le tasse
dev’essere solamente chiaro e chi voterÃ
in modo confuso salterà il pasto di natale e di pasqua
e durante l’estate avrà solamente un fico bianco
maturo figlio del sole, una fetta di cocomero
e metà dei semi d’un melone invernale
36.
Ogni cittadino dabbene non deve bere
nemmeno un cicchetto
con l’infelice assassino di un’altro infelice
37.
Chiunque abbia in mente qualcosa da dire
può farlo al corso maggiore, in quello centrale
e anche nel corso minore, può parlare
liberamente in piazza, nel parco e anche
nel giardino di casa, nei caffè aperti
e nei circoli chiusi dove si dilaniano i viziosi
38.
La repubblica d’Irillai non si opporrÃ
alle future generazioni se vorranno sostituirla
con l’oclocrazia o con la comune dei gladiatori
o col teatro degli attori amici di Amleto
capaci di far vivere gli spettri senza
che escano dalle tombe come perdigiorno
39.
I giardini pubblici e quelli delle abbazie
vanno costantemente sorvegliati dai barazelos
a cavallo e dalla polizia a piedi per tenere a bada
gli amici di Deunisi da una parte e quelli
di donn’Elene Bagassona e culibianca dall’altra
perché non insidino delle teste di ponte
tra pensionati e scolaresche; che se la droga
prende il sopravvento sono guai da finemondo
40.
È concesso ai vignaioli prima della vendemmia
la sistemazione di spauracchi multicolori lungo i filari
e i limiti del piantato per scoraggiare lo slancio dei volatili
che sconquassano le vigne lavorate e cibarsi di vermi
e ghiande che vengon su sportivamente
e vanno giù spontaneamente.
La concessione si intende estesa anche agli ortolani
e ai fruttivendoli che contribuiscono alle pubbliche finanze
e mandino i figli a scuola, si facciano un clistere
in ospedale e godano della luce e del suolo pubblico
41.
Ogni affare di stato deve essere vantaggioso
per le moltitudini popolari e per l’indifferenza
dei santi patroni e delle garbate madonne
che leniscono i dolori dei barbieri e contadini
quando dicono il Santo Rosario come leggiadre
figlie di Maria nei giardini delle cattedrali
mentre le mogli preparano pietanze certosine
e piatti di leccornie nei refettori sotterranei:
a maggio pesci freschi, a natale e pasqua carni arrosto,
e a fine estate cocomeri e meloni.
Un pugno di nocciole il resto dell’anno,
breve o lungo che sia
42.
Pastoie agli intriganti in balia dell’arraffaarraffa
di cariche pubbliche senza contribuire mai alle spese
condominiali e degli spuntini all’aperto
dove sono i primi a sedersi a mangiare
e gli ultimi degli associati a ruttare con sollievo
come se avessero inghiottito un ciottolo di fiume
43.
Il popolo d’Irillai
riunito sotto la tribuna dell’onore in piazza
dove ognuno può parlare o stornellare
quanto gli pare e piace, vuole che:
Spilungoni e cricche di fannulloni e mendicanti
che fan cartello a se e fan parte di centurie
e di guardie del corpo e dei beni dei padroni,
qualora entrassero a contatto con la cassa del tesoro,
devono far parte di quel che mettono in saccoccia
ai compagni di cordata meno fortunati
ma democratici come i maestri d’asilo
e le suore dell’Assunta
44.
Gli Uguali del Contone d’Irillai vogliono
che ogni ladro colto di notte con le mani
in un sacco vuoto gli sia negato l’asilo
nella casa del re in via Roma 51, ma venga assunto
al mercato con un minimo vitale o gli sia assegnato
un banco per esporre le mercanzie raccolte
e nascoste all’oscuro nel deposito segreto
della sua abitazione: cappuccetti, biberon,
rosari d’argento, aquiloni ecc.
45.
Chiunque venga a contatto con un pugno di ferro
di stampo fascista (non importa che l’abbia in mano
o in tasca o ne abbia traccia in faccia
o in particolari zone del viso tipo sulla bocca
con i denti dentro che han morso la lingua
o sul naso posto tra gli occhi neri e gonfi
o sull‘orecchio di destra o di sinistra),
farà parte del gruppo nazionale che ogni Capodanno
chiede perdono all’Abissinia e all’Albania,
alla Grecia e alla Francia e alla Russia
per aver rotto i coglioni in trasferta
con certi scalmanati tifosi illusi di trovare salsicce
di gatto per i loro cani così bravi e fedeli come mogli
46.
L’anziano che non è un rincoglionito
deve stare attento a quel che fanno
gli adulti sotto il banco.
47.
Sarà compito della repubblica
che a ogni cittadino onesto sia assegnata
una nuova moglie per il fine settimana
e a fine anno sarà un nuovo padre putativo
48.
Ogni scolaro repubblicano si impegna solennemente
a non ripudiare i genitori, a non sputare
per terra e a fare i compiti dell’anno scorso
49.
Chiunque faccia la spia
non sarà più figlio di Maria
e per castigo sarà figlio della colpa
50.
A ogni cittadino ingrato sarà impedito di avere i baffi,
pertanto chi sarà senza baffi sarà un’ingrato
e gli sarà interrotto il coito e sorvegliato a vista
perché non dia calci in pancia alla madre che l’ha generato
come se fosse pentito d’esser nato
e volesse suicidarsi nel grembo materno
51.
Ogni combriccola deve avere un presidente
e un responsabile onesto dell’archivio
e durano in carica una sola stagione a rotazione:
un’anno a primavera, il seguente in autunno
52.
Da ogni casa della Repubblica
dev’essere interdetta la miseria e in ogni piazza
devono essere piantati e curati i famosi
e rigogliosi alberi della pubblica sussistenza
53.
Ogni pubblica orazione
scritta o letta dev’essere chiara e concisa
altrimenti sarà derisa in piedi da tutti i presenti
che prima avevano deliberato l’interdizione
degli ubriachi dagli affari pubblici
a costo di mandare a vuoto le assemblee
54.
La Repubblica d’Irillai punisce chiunque, sopra i dieci anni,
non dorma durante il giorno per esser sveglio di notte
55.
Le visioni colorate, le chimere in bianconero,
i miraggi del sole e della fame,
sono assegnate dalla repubblica ai poeti insonni
col permesso di fare un pisolino dopo pranzo
56.
Si è soci della Repubblica
per il comun sentire dei colori e dei sapori,
per distinguere il piede destro dal sinistro
e non perché uno sia grande e grosso
come un pesista corazziere e l’altro mingherlino
e macilento come san Francesco o il suo barbiere
57.
Nelle Scuole della Repubblica,
negli Ospedali e negli Ospizi è proibito l’uso
della verga anche nell’immaginario geroglifico e parlato;
ma ogni medico e chiunque altro voglia darsele
con un cilicio ha pieno privilegio di casta di farlo
nei sottoscala dell’edificio dove stanno gli attrezzi
degli imbianchini e fumano i facchini
e i manichini si fan le pipe come i mancini
58.
I mai abbandonati costumi delle genti d’Irillai,
parenti stretti delle leggi della Repubblica ben nutrita,
usano che chiunque a casa sua ospiti e alloggi la fortuna
debba tener la porta socchiusa all’invidia
degli altri cittadini che la sorte conduce nei paraggi
del godimento dove il lavoro è allegria che la pena caccia via
59.
Di continuo i legislatori d’Irillai si aggiornano negli studi
perché quel che andava bene ieri,
oggi può essere inadeguato
come l’antica assegnazione delle terre
che un tempo avveniva in base a quel che una persona
poteva coltivare da solo in ogni stagione:
ora non và più bene perché alla zappa
è subentrato il trattore che con le ruote gonfie
e con un pieno di nafta lavora più d’una dozzina
di sazi e volenterosi braccianti d’Irillai
o della stessa grassa e bassa Baronia;
così che quando Pedranghelo Jara imparerÃ
a guidare un trattore arerà l’intera Sardegna
con ogni foggia di solchi
come fa il buon vicino nel suo orto
60.
La ricchezza superflua che ingombra le cantine d’Irillai
è distribuita la notte delle anime vaganti,
che precede il giorno della quiete dei morti,
ai figli macilenti del sole e della luna
che non hanno acqua in brocca
e ai fratelli turbolenti del vento e della pioggia
che si dan la mano nella bufera
e strizzano le corna di Satana Fillu è deus
lo scorbutico della rocca che picchia come
il sordo Ludovicu che tante ne dà quante me prende
61.
La Costituzione tutela, tra l’altro,
la libertà allo scaltro questuante
di fingersi zoppo e scalcinato, cieco e sordo,
muto e castrato, calvo e con i piedi piatti,
di circuire col pianto e lamenti verosimili
i cittadini bonaccioni col cuore tenero
come quello del vitello; e garantisce altresì
all’onesto cittadino di negare l’obolo all’attore
che cerca di prenderlo per i fondelli
nonostante gli si schianti il cuore e il fegato,
più i reni e anche la giugulare
e gli si faccia violaceo il lobo
gemello dell’orecchio destro
sempre fermo anche se lo strattoni
Proclama del buon pastore con la moglie
e del contadino onesto e vedovo con prole,
avanzato da Zuanchinu E.remitanu:
Ai paesani d’Irillai riuniti da Zigottu,
dove di solito si beve vino e si gioca a carte,
và detto che le nostre regole devono diventare leggi
col valore delle antiche usanze
con cui son cresciuti i nostri antenati
e ora vanno scritte davanti ai bambini
se no ci prendono per minchioni,
quindi bisogna metterle nero su bianco
come sui cruciverba e come le pedine a dama.
Possiamo cominciare
se Jaco Zigottu è pronto a marcare sul libretto.
Dunque, Jakè, marca:
Primo,
Per principio dobbiamo faticare per guadagnare
e vivere e dobbiamo farlo sulla terra
perché non siamo anguille che guizzano
tra quei rovi che a noi pungono
come pungevano Gesù Cristo
Secondo,
Dobbiamo pensare alla famiglia
e mandare i bambini liberi a scuola se al resto ci pensa Dio
Terzo,
Siccome la terra è di tutti, forti e deboli
purché figli legittimi del Signore Immortale
e della Moglie Inviolabile,
chi si alza per primo la mattina
ha il diritto di scegliere dove pascolare o seminare
Quarto,
Non offendere nessuno perché all’uso
segue l’abuso che rende illusorio il respiro
Quinto,
Per fare il pastore bisogna esser liberi,
e chi è ai ceppi non può, di regola,
seminare nemmeno se si sveglia per primo
e dorme in piedi nel suo terreno
Sesto,
Il limite alla libertà del pastore
è dato dal limite della libertà del contadino,
da cui conseguono tutte le libertà per tutti gli altri
La Settima usanza
prevede per ognuno di far quel che più gli aggrada
come se si trattasse della pupilla dei suoi occhi,
dunque: venir qui da Zigottu è bere in pace
senza parlar male delle mogli assenti
e non dir le proprie opinioni
come se fossero minacce mirate all'obiettivo
Ottavo principio,
Contentati d’aver piacere da quel che puoi godere
Nono costume,
E’ un bel dovere faticare
anche per chi non può lavorare né masticare
La Decima legge
Prevede lo stretto controllo degli ingordi
mai contenti di quel che hanno nel sacco
dei denti e nel fondo buio della gola dei golosi
Undecimo principio generale:
- Ognuno può dir la sua battuta, ma..
Mai trafficare con oggetti rubati che possono essere di tutti.
Beva chi ha sete
E paghi chi può
e chi non ha segni nel libretto
Ogni funzionario è pagato per difendere il paesano,
non per offenderlo: siccome è dovere della legge
difendere la persona da colui che crede di comandare,
di cui il paesano ha il diritto di conoscere quel che fa
Chi fa del male a un paesano
è come che lo faccia a tutti
Non và bene mangiare ciò che fa male;
ma è bello raccogliere da terra ciò che è utile
Paesani! Il mondo è della natura
e la natura è dei paesani!
Zigò, versa vino da bere e ciascuno se lo paghi!
Zigò, marca!
1
Genealogia di Pietro Pilurzi che morì dicendo:
Vado a diventare quel che ero. Vi aspetto.
Viene alla luce il 29 feb.
Al cambio della guardia col primo marzo,
da Zomaria il ciabattino e da Zenia domestica,
mentre in piazza si raccontano le favole,
gli attori del teatro da camera scioperano da tre ore,
i veterinari d’Irillai pubblicano il dizionario degli avi autentici,
i barbieri istituiscono il Credito Artigiano per finanziare
le ultime sedie girevoli e le prime forbici monouso.
Appena nato Pilurzi pianse per potersi muovere,
poi disse: voglio correre a cavallo.
Quando si accorse che era zoppo si domandò:
e questo perchè? Dunque si chiese:
potrò correre e cavalcare come gli antichi predoni?
Senti come pesa e già ragiona, disse il babbo sulla porta.
Sente già la voglia di cambiare.
Come il presente, anche Pilurzi nasce già vecchio
e con una gran bocca che da adulto
chiamerà la porta del giudizio per l'inferno e il paradiso:
ciò che passa di lì, in entrata o in uscita,
sarà oggetto d'attenzione per non far danni dentro e fuori;
usi male la lingua e ferire,
ti servi del palato per il cibo salato e il caffelatte.
Fin dall'assaggio,
complimenti alla cuoca per le varietà alimentari.
È la lingua che parla.
Il latte della mamma è sempre il migliore: è sorto con me.
Un’anno dopo gli ortolani di Seuna e Irillai
comprano le sementi di Zuanchinu E.Remitano.
Monsignor della Bua scopre
la nuova naturale vocazione del Seminario:
farsi le pipe l’un l’altro
e veder chi le lancia più lontano
dei lascivi cavalieri della continenza
e far pipì subito dopo senza bagnarsi la tonaca.
Il Credito dei Barbieri Artigiani chiede di batter moneta.
I veterinari lavorano al Dizionario Critico del Dialetto.
A fine anno Monsignor della Bua
predica che i misteri della chiesa cristiana
sono stati tutti rivelati ed è tempo di svelare
i racconti del Bue Mansueto
e del pio bove Muzzuboe adattati al giogo.
Al museo della Tavola Imbandita
sarà dato un tovagliolo e chi resisterÃ
fino alla fine della conferenza sullo stato attuale
dell’Ogliastra e della Baronia dove è stato notato
un costante mutamento del Gusto
di cui parlerà Kant a suo tempo.
2
Nei tre anni seguenti la capinera annuncia per prima
la primavera e a ferragosto Assunta e Irene,
in vista del Redentore, mettono pace
tra i costumi a cavallo e i pedoni in costume.
Di sera, nella sua casa sotto il Monte,
muore zio Pietro Primo Pidore, nonno di Pilurzi
che a suo tempo come Kant farà il Priore
di san Francesco il Serafino
fino alla conquista di Lula e del Montalbo
riformando l’esistente, il conosciuto e l’ignoto.
A cinque anni suonati,
Pietro Pilurzi fa già Telemaco che cerca Outis
sotto il deschetto dove Zomaria stà raccogliendo
i chiodini storti da raddrizzare la sera prima di dormire.
Pace fatta tra il seminario
e la sottostante bettola di Zigottu
per gli schiamazzi mattutini:
il bar non aprirà prima delle cinque
e i soprastanti inquilini non si faran più
quelle fantastiche pipe a finestra aperta
che tanto turbava il sonno di donn’Elene Culibianca
signora della Dolcefiga e fata del castello della Tettasoda.
I primi baroniesi abbandonano Irillai
e si insediano a Calacomino e, per via di terra,
maltrattano un’emissario della confederazione elvetica
che voleva comprar lingue di terra comparata
e pagare con orologi scaduti, monete false del Credito
dei Barbieri e quintali di emmenthal senza un buco.
3
Il primo giorno di scuola Pietro Pilurzi
è accompagnato a scuola piangendo gratis
da Zenia Domestica in lacrime perché Zomaria
ha tagliato un lobo al figlio
per riconoscerlo quando finisce la lezione
e quando si avventurerà a marinare
nell’alto e basso mediterraneo.
Monsignor della Bua si fa legare ai cancelli
del cimitero dell’Asfodelo perché vuole un dialogo
con i defunti e aggiornarsi sulla loro condizione
per farne un saggio da regalare al santo padre
per una promozione sul campo o un avanzamento
in carriera o il permesso di far denaro come i Barbieri.
Zomaria e Zenia portano Pilurzi alla colonia dei ciabattini
che lanciano pietre del Cedrino ai turisti nudi
che fanno mostra di ciondoli e conchiglie
e rispondono con i sassi del mare di Capogonone
che fenici, spagnoli e maltesi usavano come zavorra:
comincia la guerra dell’acqua dolce con la salata.
Muore a sorpresa Zizitu II di Lucula
e gli succede il delfino di Baronia Mingroi
ultimogenito d’’una famiglia di apostoli sconsacrati
per non aver debellato la malaria
che in occidente curano con la vernaccia
e la malvasia a credito.
Per la sua forza lo temono anche le zanzare
che vanno a posarsi sulle terga
dei nudisti svergognati.
I veterinari d’Irillai pubblicano
le loro enciclopediche memorie
dove criticano la pronuncia di Bitti e non di Bitzi.
Zenia Domestica di Zomaria,
siede sulla seggetta del marito
e il piccolo Pilurzi fa la spia
per non fare i compiti scolastici e studiare
il catechismo di Monsignor della Bua che caldeggia
una riabilitazione del popolo ebraico
perché d’altronde Gesù era un loro connazionale,
della religione dei patriarchi,
della tribù di Giuda Laspia,
e della famiglia di Giuseppe e di Maria
che con la scopo raccoglieva la burrumballa della pialla.
Zenia si lega d’amicizia con Santa Maria
e regala un fiasco di vernaccia alla maestra di Pilurzi
all’insaputa di Zomaria che nel fiasco
ci aveva messo dell’acqua piovana
per ammorbidire il cuoio.
4
Pilurzi và in seconda
e monsignor della Bua manda l’intero capitolo
della cattedrale per battezzarlo secondo la legge
della chiesa cattolica che ne ha finanziato gli studi.
Arrivo della Prima Fiat a Irillai e l'allegria dei paesani
allarga le strade, abbattono il carcere
mentre gli scalmanati carriolanti
infrangono il parabrezza della Fiat.
I veterinari curano cani e gatti con le fatture
e un veleno alla varecchina di loro invenzione,
le fiche, il malocchio e le bestemmie,
perché il loro settimanale è fallito
e la Banca dei Barbieri vuole indietro il suo denaro.
I grossi proprietari di greggi, mandrie
e branchi di cinghiali si sono convenzionati
con i chirurghi dell’ospedale specializzato in clisteri
per bestie ed umani e così profanare il sacrario
dei cagoni e dei gagliardi sodomizzatori
che traggon le leggi dalla Santa Bibbia.
I Baroniesi delle colonie dei ciabattini insorgono
con i loro camicioni di tela rubata dalle bancarelle,
perché le loro Madonne del Cedrino
non han diluito la Vergine Varecchina.
Promettono l’insurrezione fino a che c’è un bambino in colonia.
In ultimo minacciano di non riparare più i sandali
al gorgonzola dei bambini che vogliono rimanere.
5
Fondazione del Cuzone
e inizio degli scavi del Rifugio alla Malva
che sarà popolato dallo scambio di coppie
tra Seuna e Irillai.
Muore di crepacuore Zenia Domestica,
perché il marito voleva marchiare il figlio col trincetto
facendogli un più e un meno nelle spalle
e una serie di crocette nel torace.
Zomaria colloca Pilurzi in seminario dove impara
a leggere le mille e più notti, a bere il vino
dalla brocca e dalla botte, e ogni notte si innamora
della mamma, si fa una pipa e urla
come se avesse vinto al lotto,
intanto comincia a distinguere i colori,
comincia a riflettere sui vivi e sui morti
ma non sa perché da una parte
si fa la caca e dall’altra la piscia.
I baroniesi con i camicioni conquistano la colonia
di Capo Comino dove trovano un bambino nascosto
e lo vendono a Gibilterra per una sterlina,
una ghinea, uno scellino e un punch al rhum
e aprono un conto al Banco Creditizio dei Barbieri d’Irillai,
maestri artigiani che bevono cicheti con la mano
ferma e la ferma speranza vacillante
che qualche fortunato arrivi alla pensione
senza aver interrotto per una ruga.
6
Mentre Pilurzi si gode le vacanze estive
i principi riuniti nella Savoia ricomprano la Sardegna
con cioccolato fuso e fondente come un gianduiotto
savoiardo e non vogliono che qualcuno rubi
le anguille del Cedrino, specialmente quei baroniesi
con i camicioni corti e rattoppati dai barbieri ambulanti
che profumano come donn’Elene Culibianca.
Chi è colto in flagrante sarà investito
dalla nuova Fiat e non scenderà mai più in campo
I barracelli dell’alta e bassa Baronia
vengono accolti dagli schioppi ad alta precisione
dei bandolieri15della luna, nella gola di Lucula,
che confidano nel silenzio delle stelle
preoccupate di splendere senza dover nulla
a nessuno, mentre il prezzemolo fiorisce nell’orto
di Zuanchino E.Remitano e Pilurzi dedito allo studio
in seminario per aprire uno sportello da Prete a su Cuzone
e far concorrenza a don Zanchetone
acciaccato dai reumatismi, sfinito dalla sifilide
e dal morbo del cruciverba che gli torce le dita
e non ne azzecca una giusta
e quella sbagliata la dà come penitenza.
Gli ogliastrini penetrano a Silana, Gorropu e Gennargentu
dove la neve rimane un secolo o due
e quando si scioglie diventa vino
che spacciano per quello di Jerzu.
Pilurzi è appeso al filo che collega Boelle e Merzioro
mentre si esercitava per conto del vescovo della Bua
a far l’equilibrista per conto della cattedrale
della chiesa maggiore del mondo.
Lo salvano i pompieri precari
che non visti gli affibbiano due calci
dolorosi più in alto degli stinchi.
Monsignor della Bua è spedito con bolla papale
in Ogliastra per trattare l’acquisto di un caglio
di capretto che fa rizzare quel che anima le feste
segrete di Dioniso il Timido dai costumi lascivi .
7
Fallisce nel suo compito perché gli danno
uno stomachino d’agnello o pasquale o natale.
Il papa lo bastona per mano dei gesuiti,
mentre i domenicani volevano incendiarlo
come il coglione di un’eretico.
Zomaria và in pellegrinaggio a piedi da Padre Pio
con un quintale di cemento in spalla
e con la malcelata speranza che,
facendo da spalla a san Francesco,
intercedano presso la morte
che gli ridia indietro Zenia almeno finchè
non troverà un’altra moglie che faccia da mangiare,
lavi la biancheria sporca, gli lucidi le scarpe imbrattate,
gli stiri la camicia, badi all’argenteria di casa,
gli riscaldi i piedi la notte senza scoreggiare,
lo svegli al mattino e poi lavi tutti i vetri,
spolveri quando Prete Zanchetone benedice la casa,
e paghi tutte le bollette.
Pilurzi s’infervora per lo studio del corpo umano
e vuol saper tutto perché all’occhio che vede
dole il cuore, all’orecchio sordo la capinera non canta
la primavera e l’allodola non canta al mattino.
Il comitato delle belle arti del Cedrino e del Temo
dicono inascoltati che o Boelle o Merzioro sono in più -
uno è di troppo e và abbattuto da una mano ignota
per via di quel detto che la sinistra non sappia
ciò che fa la destra e ci vuole un forno a legna
nucleare per pane carasau e pizza per invalidi.
O una cupola bianca come le tette
di donn’Elene Dolcefiga e Culibianca.
Forno e cupola son tutt’uno, sentenziò Pilurzi Pietro
nipote di nonno Pidore, sia in pace con la terra
che lo copre senza difficoltà anche se
si macera la cassa con il tarlo che rode.
8
Pilurzi scappa dal seminario perché il diavolo cornuto
gli fa lo sgambetto al garretto e l’’azzoppa
come un calciaro a fine partita che non riconosce
la madre né la fidanzata dama della fata del castello
dei Barbieri Banchieri che danno i loro risparmi
a chi gli pare basta che siano compagni del Primo Maggio
e faccian parte della Sardegna unita
con due o tre parlamenti senza sovrani
a scaldar troni o cristi a scaldar croci
come quello di Galtelli che pare stufo di stare in bicocca
e vuole andare un mese in Ogliastra
e uno in Alta Baronia da Regana e Gonerilla
e sputa sul Cedrino che scende da Irillai
dove c’è Cordelia amica di Zenia e di Maria.
Ma che dici?
Una ragion nascosta, dico, ed è mia.
Ne sei entusiasta?
No. Ma medio tra il giorno e la notte.
Pilurzi pretende il deschetto del Padre
e manda tre avvocati e un infermiere
per contenere Zomaria facile alle escandescenze
e gioca col trincetto come una guardia svizzera
spadaccina provetta di Pio Papa Poi.
Pilurzi vorrebbe ritirarsi
ma è costretto da Zomaria a far corregge.
Importazione del tacchino in Sardegna.
Sdegnati i contadini pastori minano il Duomo
e vorrebbero inchiappettarsi l’uomo dal sorriso gratis
certificato di fargli cosa grata.
E’ pelato come una testa di c...uoio
e sputacchia come una testa di minchia
e quando gli declina si piscia le gambe
come se fossero le sue e non quelle della mamma.
9
Monsignor della Bua scopre che quel che si vede
non è sempre quel che è, quindi le visioni ci perdono
e il morbo farà di noi una poltiglia per visionari
impenitenti miopi e impotenti a forza di pipe
che non distinguono una nuvola da una Fiat
di seconda mano senza gli sconti di legge.
Battaglia del Cedrino dove i camicioni stracciati
dei Baroniesi fuggono a Irillai inseguiti dai nudisti
e sono accolti sotto il deschetto di Zomaria
vedovo e ciabattino che li mette a raddrizzar
chiodini con la lingua tra i denti.
Sommosse ad Olbia perché le cozze
non vogliono aprirsi senza password.
Solidali le anguillle del Cedrino, le tinche del Tirso,
le carpe del Temo, e le trote del frigo
con i muggini di Cabras, al grido:
durante la carestia dobbiamo essere uniti.
Il popolo deve odiare i suoi nemici:
i banchieri dei barbieri che non sanno nemmeno pedalare.
Distruzione del Rifugio alla Malva del Cuzone:
Dio appare e si appella all’antica sapienza
dei sardi ripieni dei principi dal trattamento umano:
fatemi quella casa promessa,
dice senz’ombra di minaccia, guardando l’orologio.
Poi parleremo come amici che non han conosciuto i ceppi:
liberi e stravaganti.
I vecchi senza pensione studiano
diverse combinazioni del selciato
e calcolano la probabilitÃ
che un meteorite cada a su Cuzone
10
Pilurzi con un permesso si scrive all’universitÃ
della vita e fa da spettatore a una partita
della nuorese che rinuncia ad attaccare
perché non c’è una punta;
ne fa un saggio critico di carattere umanistico
con le opinioni del tempo sul tempo
e ne conclude che quello è ciò che ci vuole.
Ciotola del Mandrone affresca la sala comunale d’Irillai
con piccole coppe di vino di misura ogliastrina
che ne risaltano il colore, il sapore e la fragranza
e la faccia tonda di Gigi Bullinu che narra la sua storia.
Ciotola del Mandrone nel ciclo delle opere
fa il galante con donn’Elene Culibianca:
scendiamo in barca il Cedrino, gli dice,
poi prendiamo il largo nel Tirreno
fino a Cipro dove ce ne faremo delle belle.
Ci vuole uno che ci suoni le launeddha,
dice lei punta dall’estro.
Seuna e Irillai si alleano
contro i menagramo del Corso
che vogliono la supremazia della cattedrale
sulle altre chiese consacrate.
Perché cominci ad obbedire,
Zomaria vorrebbe mandare il figlio
a fare il carabiniere che son disciplinati
e in alta uniforme, oppure il garzone di barbiere
che lo faccia lavorare anche il lunedì
così la finisce di ronzare attorno a Mallena
di Tiana che lui chiama Olimpiade
che gli vorrebbe aprir bottega tra monti e valli
dell’interno dove non ci sono segretari particolari.
Ritorna a casa, gli scrive Zomaria su una tomaia.
I tempi peggiorano e sei orfano e figlio unico.
11
Il trattato di Lucula
mette fine alla controversa faccenda dell’ereditÃ
maldivisa a Ohiai tra Regana e Gonerilla
e si pappa tutto Cordelia che ha conosciuto il dispiacere.
Zizitu di Borbore è principe ereditario nonché suo marito,
ma perde il dominio di Lucula perché un’ictus
gli ha paralizzato il braccio destro della spada
e cede controvoglia e con l’aiuto del papa
il Cedrino ai savoia e ai baroniesi.
Pilurzi chiede un finanziamento al Credito dei Barbieri
per aprire una tratta delle schiave dell’est
e dell’ovest con passaggio obbligato a Gibilterra
dove donn’Elene Culibianca ha una bancarella di bloc-notes.
Da Dorgali a Oniferi, da Orune a Orgosolo,
regna la pace nonostante ne ammazzino
uno alla settimana e polizia e carabinieri
stanno a contarli dalla finestra
di chi si autobomba per un seggio d’onore.
Pilurzi ottiene udienza da monsignor della Bua
e gli domanda perché è figlio unico
e quegli risponde non lo so proprio,
se no te lo direi.
Pilurzi invia una lunga poesia al quotidiano:
La voce dei veterinari , che premierà la migliore
con un buono di dodici tagli di capelli
dai Barbieri del Credito Artigiano
che la canteranno tra una basetta disegnata
e una fedina rigogliosa.
Pilurzi pensa che sotto il deschetto quadrato
del babbo possa starci un’arnia con un favo d’api
e avere così il miele fresco tutto l'anno.
Monsignor della Bua si fa costruire
nel cortile di casa una piccola copia della cattedrale
come aveva fatto voto quando
un pezzo d’otre pieno si sanguinaccio
lo stava soffocando
nella sua verde tenuta sotto il Monte.
12
Gli archietetti del Bauhaus d’Irillai si indispettiscono
e l’accusano di megalomania,
quindi in gruppo fan caca e piscia
nel Belvedere del Muraglione d’Irillai.
Pilurzi per un’anno di barbe gratis
compone l’ode al barbiere profumato
che mette i risparmi nell’istituto di credito
dei maestri Barbieri e dei garzoni di bottega.
I Savoia si pentono di aver scambiato
la Sicilia col vulcano con la Sardegna senza.
Dalla tresca amorosa di Pilurzi con Olimpiade
nasce il disegno del castello di sant’Onofrio
e della chiesa di sant’Orsola
a pianta esagonale come un favo d’api.
I caprai del Monte complottano
contro monsignor della Bua
che trova ricovero in Vaticano
perché nel Rifugio della Malva
han trovato tracce di carbone
e scavando han tratto una cisterna di petrolio
con una fattura da pagare
per il taglio del bosco del Monte
delle Ghiande del leccio
e della quercia sana come il pesce.
Muore Zuanchinu E.Remitano Terzo
che volle con sé nella tomba
la chiave della porta di casa
che aveva prestato a Zomaria
quando aveva dodici anni
Primo successo in campagna dei barracelli baroniesi:
la scampano in un agguato alle falde del Monte
dove una jeep della polizia segreta
si ribella al pilota automatico
che non voleva scartare
il gruppo delle guardie campestri.
13
Pilurzi, come Edipo, potrebbe uccidere Zomaria
senza dirlo a nessuno,
perciò viene confinato a Oliena
dove con Oliampiade di Tiana cantano alle vendemmie
dove vorrebbero anche recitare
se non la palpassero dappertutto come cosa gradita.
Monsignor della Bua pubblica uno studio
sulla religione a Irillai per far assumere
un nipote nel Banco del Credito dei Barbieri,
e lui stesso vorrebbe conseguire
il brevetto isolano di elicotterista naif.
Gli architetti del Monte e gli ingegneri del Contone
presentano il nuovo piano regolatore di Nuoro
e scoppia un pianto generale su strade,
ponti e cavalcavie dove tutti sono nervosi
e dall’ospedale han trafugato la ricetta dei clisteri.
Pilurzi compone una satira sui barbieri
che si passano il mestiere da padre in figlio,
la vende al grido dei veterinari
e nella traduzione diventa un elogio
di monsignor della Bua che vuole la fine
delle ostilità tra i cristiani del vangelo
secondo Matteo e quelli di Marco.
Olimpiade di Tiana viene accompagnata
alla frontiera perché nel Belvedere d’Irillai
ha riconsegnato a donn’Elene Culibella
una scatola di anticoncezionali di seconda mano.
Molti la vorrebbero a via roma 51 nell’ex casa
del re di sardegna e savoia, d’Italia e Albania.
Monsignor della Bua confessa di avere
delle memorie inconfessate: voleva fare il giardiniere
del comune e di ville private con nuove piante
sempre giovani e concime di ergastolani
per le rose di maggio.
14
Un gruppo di giovani cantori
- i casti della Baronia - provano in piazza
i diversi modi di suonare il clavicembalo.
Pilurzi propone alla Banca dei Barbieri
e dei Garzoni di emettere carta moneta
con i calendari profumati dell’antico barbiere.
Zomaria sotto il deschetto trova lettere postume
del padre e vari progetti di una new Irillay
e il suggerimento ai bettolieri di far pagare
lo scotto anche a chi non beve il vino comune.
Trionfo nella prima pagina del dispiacere
dei veterinari di una lettera autografa (2croci)
di Olimpiade di Tiana per come è stata esiliata
da Irillai e abbandonata da Predu Pilurzi
come uno straccio sul pavimento
dove riposa il cane randagio.
Il generale dei barracelli calcola le probabilitÃ
del suo gruppo di farla franca in cento agguati.
Pace in vantaggio alle Grazie:
i menagramo del Corso ottengono dal sindaco
di starsene sulla porta dei loro negozi
in canottiera per i saldi della befana.
Nuova morte di Zuanchinu E. Remitanu.
Monsignor della Bua ritorna a Irillai
da una visita di cortesia in Vaticano
e convoca tutti i sacerdoti del dipartimento
e dà loro quattro nocciole, assegna nuovi incarichi,
mansioni e gerarchie e di servire
con zelo il vicario provinciale di Gesù.
E aprite gli occhi sui rosari.
Pilurzi si gode la bella vita nella traversale Orosei-Bosa,
e credendosi R.Crusoe si convince che sia sempre sabato
e d‘accordo con Venerdì seppelliscono tutti i giovedì
senza gli scongiuri preliminari di Prete Zanchetone.
15
Le messaggerie dei veterinari pubblica
le spiegazioni sulla remota antichità di Nuoro,
sull’insediamento di Zuanchinu,
le riflessioni dei maestri bettolieri e barbieri
sulla poesia di S. Satta e sulla pittura di Ballero,
sulla scultura del Ciusa, sulla narrativa di G. Deledda,
sulle sentenze passate in giudicato,
sul rinascimento d’Irillai,
sui ricorsi per i danni causati dall’ospedale
sull’uso e abuso del clistere durante il parto,
sulle violenze inflitte ai vecchi contadini
e pastori e alle loro mogli nei sottoscala
dell’ospizio con l’’antiquato sistema di sant’Antonio
per sapere in quale mattonella han nascosto la pensione.
Affermazione in Borsa del Credito Finanziario
dei Barbieri che ottiene dalla Regione il sigillo
della zecca al sangue per fare i calendari profumati
che i garzoni regalano ai migliori clienti
per racimolare la tredicesima sonante mai vista.
Con la Grazia di Dio che ama la verità ,
Pilurzi è nominato Capitano dei Barazelos
e dice che appena recupererà il primo capo
di bestiame rubato lo cucinerà sottoterra
nella pubblica piazza a fuoco lento ogliastrino.
Il vino lo metteranno i veterinari
e il Credito Artigiano dei Barbieri metterà il sale.
Gli architetti razionalisti di Seuna e Irillai
garantiscono di portare a termine la piazza pubblica
con colonna centrale e zampillo di pirizolu16
alto trentatre metri buoni buoni
che i paesani aspettano
da trecento trenta tre anni buoni e suonati.
L’inaugurazione avverrà in contemporanea
con il castello voluto da Monsignor della Bua
sulla Rocca d’Irillai per la pace avvenuta
di notte tra baroniesi e ogliastrini
che litigavano per il golfo di Orosei.
16
Zomaria rinuncia a una corona di setole di cinghiale.
Il sindaco di Fonni permette che gli sciatori di Monte Spada
mangino il prosciutto che vogliono nella colonia sulla neve
degli orfani dei barbieri di montagna travolti da una slavina
a Desulo durante un viaggio di studio sulle gote e gole
dei montanari.
Pilurzi consegna alla stampa dei liberi veterinari,
dentro una busta una lunga lettera,
la prima avventura in campo aperto dei barracelli
di Lucula che han trovato una pecorella smarrita
con la voce di Olimpiade di Tiana.
Nella pubblicazione con qualche refuso,
pare trattarsi di una fattura commerciale
d’un quintale di polvere da sparo.
Marcello, amico di Pilurzi, la lince segreta dei carabinieri,
recita a teatro pieno di pallidi bevitori della bionda
di Monastir che col costume degli avi cantano a tenore
meglio del figlio che non segue più il padre
che leva alta la nota.
I segugi dei Barazelos trovano nelle capre marine
del Monte dieci quintali di cocaina nera dipinta
da smerciare nella bettola di Zigottu, con le guance
cascanti e le orecchie pelose, come vino nero.
I Casti della Baronia ne fanno una sonata da concerto
dove però l’eroina pura sta dentro ai meloni da frutta
o da insalata di cui vanno matti all’ospizio
quelli che se la sentono ancora.
Il primo farmacista d’Irillai vende il primo termometro a Seuna.
17
Guerra sul mare d’Orosei
dei pescatori d’aragoste di Bosa
che inseguono quell’unica viva che mostravano ai savoia.
Monsignore della Bua insorge contro il matriarcato
dicendo che non è più di moda ed è meglio che
le regole di famiglia siano dettate dal sinodo
dei vescovi tutti scapoli e vecchi
ma con l’esperienza di chi ha guidato l’Accademia
delle Scienze umane con deroga papale
alla canonizzazione di chi ne aveva i requisiti di legge.
Il papa di Roma nomina monsignor della Bua
primo cardinale dell’isola con l’intento di applicare
il vangelo anche di notte e di rafforzare le sagrestie
e sviluppare in altezza i campanili specialmente
dopo la scoperta che sotto nuraghe Losa
della prima loggia massonica col ritrovamento d’un triangolo,
d’un grembiulino d’agnello lavorato a mano
come a mano si facevano gli impasti di calce viva
e di un cappuccio di orbace a pelo lungo.
Muore Zomaria e Pilurzi con un’oculata trattativa
vende il deschetto all’asta nella pubblica piazza
che deve’essere ancora inaugurata.
Col ricavato se ne và a Terranova
e apre le ricerche di Olimpiade di Tiana
che canta come una sirena pro e contro
la commestibilità delle cozze crude.
Incontra al bar dell’isola bianca donn’Elene Culodolce,
di cui ha una profonda stima e con lei elabora
un piano di spesa del ricavato del deschetto
e del trincetto, comprano una scatola di sardine
e cinquanta litri di vermentino e fanno cagnara
tutta la notte nel cesso del bar del porto.
All’alba, la cameriera del mattino, cacciandoli via chiede:
Allora, signora Flanders,
che impressione ha della notte d’amore?
Un sorpresa, dice lei.
Come l’uovo di pasqua, dice Pilurzi vomitando
accosto al cesso tutte le aringhe dell’anno
e qualche timida e umida testina d’anguilla in umido.
18
Nuovo concerto dei Casti d’Irillai e Baronia col clavincembalo scordato.
Pilurzi a nuoto và in visita da un’amico a Ponza
e scopre una nuova isola nel Tirreno
dove danno il torrone gratis
a chi ha la dentiera rotta come non si vede mai in tv.
Un’aquila venuta da chissà dove
ha nidificato senza permesso a su Cuzone
e i bambini gli han regalato un topo, un papassino17,
quattro nocciole e un moschetto
per difendere le uova dagli scarabei,
allora tutti a Irillai hanno spento la tv
per non vederla mai più perché è meglio spettegolare
di casa in casa del leone scappato dal circo
in cerca di un monolocale arredato
e bere chiaretto al fresco disarmato.
Muore il Primo Pipiu Gallisay d’Orosei
dopo gli intrighi dei massoni nella sua corte
affinchè il maestro dei garzoni
ne fosse il degno successore in quanto
inventore dei riti baroniesi adottati
anche in Francia e nelle terre d’oltremare.
Pilurzi veine espulso dall’Isola del Torrone nel Tirreno
che ha deciso di perseguitare di nuovo i cristiani
del rito scozzese.
Hitler dà un’immensa notorietà al nazismo germanico
scrivendone la storia millenaria
pubblicata senza note dai veterinari d’Irillai.
Il complesso dei casti d’Irillai
musicano la magnifica passione di Pilurzi
per donn’Elene Figadolce e per Olimpiade
di Tiana e la Laidhona d’Urzullè.
19
Sebastiano Satta il Poeta si ammala
perché si è saputo che è ateo e sarà sepolto
con un drappo rosso per cui stravede sanPietro
che l’accoglierà in paradiso e avrà il suo sgabello
davanti al focolare, arrostirà castagne, berrà del vino
e sarà un pari di Sardegna.
Gli archietetti del Rifugio a su Cuzone
Lamanza e Pettenaiu, cominciano a tirar su il carcere
con la rotonda a via roma 51 con una scalinata
in granito rosa che l’avvolge fin sul tetto
come una spirale amorosa e sarà chiamata la casa del re.
Muore il re d’Oliena Palimodde Culidurche
e finchè non ne nasce uno migliore
occupa il suo seggio un barbone cacciato dall’ospizio
perché mostrava le sue vergogne all’occhio
indiscreto di chi vede quel che non vuol guardare.
L’attore Amedeo N. nel suo teatro propone
della birra fresca o ghiacciata versata da Marianna
e Rossana mentre parlano delle ragioni sotterranee
della religione cattolica quando Enea abbandona
Didone e Pilurzi si toglie la maschera.
Il club dei veterinari invia una copia della loro voce
a Monsignor della Bua che vorrebbe visitare
il caveau della Banca del Credito dei Barbieri.
Pilurzi esprime per iscritto
il desiderio di avere la pensione del babbo.
Ma và a cagare, gli risponde la regina delle fate,
tu e tutti i tifosi della squadra avversaria.
20
L’avvocato Calamus on. per giunta e il sen. Molosso
il cui aspetto malaticcio lo domina
e lo fa sembrare mezzo baroniese,
avviano la pratica per traslare le spoglie di G. Deledda,
che riposavano in pace e non chiedevano nulla,
alla chiesa delle solitudini non desolate.
Morte di Zuanchine di Lucula, capomastro in pensione,
bello come san Pietro nella deposizione Baglioni.
In vita ha fatto di tutto, anche l’ortolano.
Nelle lunghe sere d’estate beveva un quartin di vin
seduto sulla soglia di casa
e a suo parere Zomaria calvo
doveva uccidere Pilurzi,
con i capelli all’indietro, prima di morire.
Muore il grasso Biasu che da dieci anni
davano per spacciato dal lavoro di gruppo,
grande invenzione della scienza moderna
che si cimenta con l’armonia universale
dove le stelle son tutte uguali e il sole
non cambia da un giorno all’altro nonostante Biasu
si proponesse di far sommosse a Seuna
il giorno che ciò sarebbe accaduto.
Il foglio dei veterinari esce listato a lutto;
il banco dei barbieri artigiani chiude cinque minuti prima;
monsignor della Bua si ritira in una grotta del monte
col breviario scaduto;
Pilurzi vorrebbe lanciarsi dal ponte di Mastrefe
con Olimpiade di Tiana o donn’Elene Figarasa
ma che a suo tempo è stata rosa.
Lite tra i barracelli d’Ohiai e i centauri della vespa
che han cancellato le tracce di una lepre inseguita
da un’astore che poi se la prende con un corvo.
Pilurzi cerca di far pace in una lite avversa
e lo bastonano da una parte e dall’altra.
21
Si arruola servo in caserma per aver protezione,
vi rimane trentatre anni e si dimentica di parlare.
Olimpiade digiuna tre ore poi si appella al papa
e al Presidente di cui ha intravisto i ritratti a Tiana
durante un pellegrinaggio con Madam’Elene
che ha visto la sua opera pubblicata
dal giornale dei veterinari e dei farmacisti.
Il Credito dei Barbieri promuove un festival teatrale
come risposta ai film americani violenti
come un’uragano a ferragosto che annuncia
la fine dell’estate.
Diecu Mandrone dipinge nelle quinte del teatro Eliseo
un campo d’asfodeli e nelle cupole della cattedrale
il volto malnutrito di monsignor della Bua
che spiega il Sacramento.
Biasu, spacciandosi per cardinale,
è assunto in paradiso dove il potere regale
gli dà alla testa e gli scioglie il grasso.
Pilurzi comincia la sua storia
come l’avrebbe voluta dal principio,
discorre con la sua ombra, pensa ai miracoli
e ai savoia, farebbe il buffone per mangiare
quel che gli pare ma non foglie di lattuga pisciata
dai cani randagi, domestici, da caccia,
da compagnia, da riproduzione, da guardia.
Manifestazioni spontanee di dolore popolare
nella rocca del cimitero al ricordo della morte
di Biasu vittima delle pubbliche convulsioni intestinali
che da una semplice e nota diarrea periodica
han causato la fetida dipartita.
Il pittore e scultore Nuvola d’Occidente,
scolpisce su legno la maschera dei mamuthones
poi la colora di giallo solare e celeste infinito
per non spaventare i bambini della scuola
e i vecchi dell’ospizio che vorrebbero
fare la strada a ritroso o scambiarsi i ruoli
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A maggio, probabilmente, Pilurzi lascerà la caserma
come l’ha trovata, ma, lui, è diventato un’individuo
di qualità con la passione del neofita cinofilo
e vorrebbe attraversare a nuoto le trecentotrentatre
Bocche di Bonifacio con una buona muta di cani reali
addestrati all’inseguimento del Cervo di Corsica
per la novena di san Biagio, di san Cosimo,
di san Francesco e per il fuoco di sant’Antonio.
Probabilmente all’approdo lo sbraneranno cani di Corte.
Il club dei farmacisti, ormai di fatto
nella redazione del foglio veterinario,
ordina la pubblicazione della storia delle memorie
dimenticate e ritrovate, di Zancarru primo farmacista
di Nuoro e delle corti d’Oliena che fabbricò per venderli
gli occhiali senza gradazione
né aberrazioni di luce solare o lunare.
Il gruppo polivocale dei Casti di Baronia compone,
dirige e canta la passione della madre
dell’ucciso alla messa di trigesimo.
Gli architetti del Corso costruiscono il castello
della caccia al cinghiale sulla rocca
di sant’Onofrio Sconosciuto,
per i nipoti di monsignor della Bua
che non vogliono essere da meno dei savoia.
Gli ingegneri del Corso vogliono costruire
altri trecentotrentatre ponti di Mastrefe
dato il costante aumento dei suicidi
per amor non corrisposto o deluso
con la tecnica del lancio nel vuoto
a occhi chiusi o col cappio stretto al collo.
La banca del credito dei Barbieri
apre bottega e sportello al ground zero
ridipinto dalla Nuvola Occidentale.
Inizio della rivolta a su connotu18
che i savoia reprimono col ferro rovente
e chiodi ardenti e baionette infocate avanzati
dalla Mole Antonelliana e dalla Torre Eiffel
e dalla barca a vela di Giasone l’Infedele
e un po’ incostante ma gran navigatore.
23
Pilurzi si pente di non aver fatto a suo tempo il barbiere.
Il giornale dei veterinari e le ricette dei farmacisti
pubblicano brevi storie d’amore di dieci parole
una appresso all’altra, nuovi giochi di società ,
i racconti della creazione secondo i farmacisti
cristiani e vecchie bugie di corna e ruberie.
In fondo al giornale ci sono sempre revisioni
critiche degli articoli non pubblicati
e previsioni sui funghi velenosi, sulle carni guaste,
sulle scarpe strette, sul perché
le mutande strette rattrappiscono il pisellino.
Prete Zancheta trova un termometro nel messale
e non sa che farne, non sa chi l’’ha messo,
non sa a cosa serve né chi l’ha inventato.
Lui vorrebbe darlo ai poveri o alle missioni a Manhattan,
ma la sorella gli dice di tenerlo in bocca
per non romperlo o fargli una teca
di fanoni di balena vicino all’acquasantiera.
I liberi muratori di Seuna costruiscono
il più grande albergo di Mughina senza finestre
e senza carpenteria e riutilizzando come piscine
le vasche del depuratore fuori legge
che non vogliono nemmeno a Oliena
per non inquinare il Gologone
poiché solo loro sanno quel che vale
e quanti sacrifici han fatto
per farlo senza digiuni né scioperi.
Zuanchiino E.Remitano, ortolano e sindaco
anche di Nuoro, dice che alle prossime elezioni
si voterà casa per casa.
Pilurzi a gennaio lavora ai fuochi di sant’Antoni
e con la prima paga si compra un’aratro meccanico
che ha visto alla fiera di Ohiai Benimindhe
che traccia i solchi da solo e li difende a spada tratta.
Una squadra di poliziotti deviati perquisisce
la stamperia della voce del veterinari e farmacisti
e sequestra il Vangelo secondo Matteo.
La Banca del Credito e del Risparmio dei Barbieri,
agisce sempre più libera nel Mercato
e allo stesso modo fanno i garzoni
con i boccoli dei clienti e anche con le basette
e le autorità hanno le mani legate.
Monsignor della Bua pubblica nel suo mensile
le trecentotrentatremila preghiere scelte
che diceva la mamma per farlo studiare
invece di trastullarsi col pisello.
Gli Anziani del Cuzone se la fanno addosso
a forza di raccontar sempre le stesse vecchie storie
di banditi e di assassini incise nelle pietre d’Irillai.
24
Diecu Mandrone compone un murale nel palazzo
del Credito sul Trionfo dei Barbieri con la Borsa.
Nuvola Occidentale dipinge nel muro del campo sportivo
le storie miniate dei veterinari e dei farmacisti.
A Pilurzi rubano l’aratro e lui
per non fare formale denuncia e passare per spia
decide di fare un saggio sull’agricoltura di Tiscali
e col ricettario di carciofi con le spine
farne copricapo per i futuri messia.
Scoperta la prima loggia massonica in Tribunale.
Il primo venerdi di Pasqua i liberi attori di Nuoro
recitano dal vivo la via crucis tutti nudi
come americani al bagno.
I farmacisti pubblicano a puntate
il secolo della chemioterapia e monsignor della Bua
la raccolta delle sue preghiere inedite
dove ribadisce che maggio è il mese delle rose
di Maria, luglio il mese delle messi,
ottobre del vino e della rivoluzione scaduta e beffata,
mentre i milanesi vendono panettoni tutto l’anno
e noi non siam buoni a far lievitare un papassino19
perche c’è il mare di mezzo prima delle alpi
e degli appennini, del massiccio centrale
e dei pirenei dove a Lourdes trionfa però
la Banda Canora dei Casti Tenores di Nuoro
col bel costume degli avi cucito dai fratelli Modigliani
con gli auspici dei Barbieri e del loro Credito Isolano.
25
Pilurzi è sempre più innamorato di Olimpiade di Tiana,
mentre la moglie di Alcide, il defunto arrampicatore solitario
stravede per lui, gli fa gli occhi dolci
e gli mostra di continuo la lingua carezzandosi le natiche
come gli ha insegnato donn’Elene Culibianca
che per prima ha mostrato i suoi lombi nudi
ai bottegai menagramo del Corso degli orefici
dove passeggiano gli avventurosi veterinari e farmacisti
che urlano a bocca piena che la psicologia
è una panzana, una bufala, una vecchia corteccia
di sughero scaduto, una foglia morta e secca,
una caca di mosca, e che tutt’altra cosa è la biologia
e la chimica e la misurazione empirica
degli spazi astrali effettuata nel mese più marzolino dell’anno.
Monsignor della Bua vorrebbe dire la sua
- pro e contro - ma si è dimenticato quand’è nato,
se la mamma è ancora viva, ma è certo
che suo padre era con Gesù nel Tempio e nel Calvario
senza essere stato un dotto ladrone
come gran parte del genere umano
della specie ambulante.
Il regno di Sardagna, con la Francia e con la Spagna,
per un trono polacco, fanno la guerra all’Austria e alla Prussia,
< i nostri nemici di sempre > dice Zuanchinu a Pilurzi
a una riunione ristretta di scrivani isolani
all‘inaugurazione della prima loggia massonica
a occidente d‘Orosei.
Confidiamo nel progresso, risponde Pilurzi.
Voglio sentirli quelli che dicono
che non contiamo una chica nella storia d’Europa.
26
La banda dei Casti di Seuna compone e suona
un’inno alla razza padrona che indispettisce le serve isolane.
Diecu Mandrone e Nuvola d’Occidente affrescano la tomba
del più ricco possidente del Circondario Ballalloi Belsilvio
col cranio come un lavamano( che ha cominciato
la sua fortunata carriera vendendo fettine
in televisione all’ospedale d’Irillai) che ha trecentotrentatre
ville a schiera con giardini comunicanti sottoterra
fino al Rifugio segreto coperto di Malva a su Cuzone
dove conta di finire i suoi giorni terreni
prima di spiccare il volo alle spalle del Padre in tv.
La tomba è stata consegnata a Pasqua
e occupata il giorno dopo dal padrone
che non vedeva l’ora, tanto che
l’aveva ordinata al padrino quando lo ha cresimato.
Pilurzi, forte delle conoscenze massoniche,
fa stipulare un patto di famiglia tra le parti
di Seuna e quelle d’Irillai nella Fortezza di via roma 51
collegata con un tunnel, illuminato a giorno
da un padano col bavaglino, alla cattedrale
della Vergine dove il Monsignore
si ha fatto la Bua con le genuflessioni.
Il consiglio dei diaconi, dei chiericheti
e dei garzonii di bottega, bruciano
nella pubblica piazza le poesie inedite di S. Satta.
Prete Birde e Zanchetone volevano servirle prima
con una strisciata d’ascia bipenne,
cosa che la questura non ha concesso
perché i ragazzi potevano farsi male.
I laici defunti son solidali col poeta della stirpe
e tutti insieme si rivoltano nella tomba coinvolgendo
anche i pargoli innocenti e i caduti
in tutte le guerre e dal cimitero esce un solo grido:
Hutalabi, subito adottato dai tifosi della nuorese
che, appunto quella domenica, ha pareggiato fuori casa.
27
Pilurzi vuole sempre più bene alla sua donna
specialmente da quando ha saputo
che anche la mamma di Alessandro Magno
si chiamava Olimpiade.
Peccato, dice, che non la vogliano nella loggia occidentale,
non la vogliono nel continente, non nel vaticano,
nemmeno nella pagoda, non nella moschea
né nella sinagoga, finirà demoralizzata
e si farà amazzone a caval del re.
La banca del Risparmio dei Barbieri
indice un concorso per la realizzazione
di un teatro delle marionette e l’opera prima
sarà necessariamente rappresentata il lunedi di pasqua.
Il giornale dei veterinari e farmacisti aggiunti
pubblica le ipotesi sulla passata grandezza della Baronia,
sulla sua stasi malarica, e sul suo risorgimento
senza l’annuncio di alcun messia
Il giornale della curia stampa in prima pagina
la marianne francese del Delacroix
che guida il popolo sulle barricate di automobili
di epoche remote e dice che le vie laiche
sono chiuse ed è tempo di studiare
la razionalità degli insetti.
I canti di natale sono in fondo alla pagina
e la voce è di san Cosimo e san Damiano
e son dedicati alle vigne di Mamoiada
che sembrano giardini inglesi o colline del Chianti.
28
I liberi costruttori senza cantiere minano
il castello di sant’Onofrio per fare un canale
sotterraneo tra Orosei e Bosa.
Pilurzi impazzisce per le pulzelle di Seuna
e le donzelle d’Irillai quando gli comunicano
che uno spretato ateo ha preso casa al Corso
e si dice discendente del nipote d’un cugino
di giulio cesare che ha scoperto i tacchi d’Ogliastra
che hanno arricchito i compaesani di Seui,
il sistema capitalistico e la classificazione dei vini
che non diventeranno aceto.
Il ministero dell'architettura montana
decreta l’abbattimento della Cattedrale di Nuoro
per fare una fontana di Trevi con le lacrime
di monsignor della Bua
Prima loggia massonica a Ohihai
Il regno di Lucula viene dato dalla Regione
in affidamento perpetuo ai Gusai che hanno lanciato
un sacco di riforme dal ponte sul Cedrino
dove si suicidano le fanciulle abbandonate
dai fidanzati scappati in America senza far scalo a Tunisi
La banca di risparmio dei barbieri
emette le prime lettere di credito a Pilurzi
che ha smentito dicendo che son calunnie
quelle che dicono a proposito di Olimpiade
di Tiana minacciata di pestaggio poliziesco
se non ritorna immediatamente a Olbia
Pilurzi critica la manipolazione della storia
Olimpiade chiede clemenza al popolo
I veterinari diffondono i loro dati sull’economia
delle pecore che trattengono il latte
I filologi del Logudoro osservano
che il belato degli agnelli è moscio e significa,
voglio che la mamma mi dica del babbo
29
Pilurzi a Maggio regola la questione del Corso:
ai Guiso il lato sud, ai Gusai la parte nord.
Assegna la vita alla morte e la medesima alla terra
e la terra alla Regione laica, cattolica e imparziale
che concede al priore di san Francesco
di poter chiedere risorse per la novena
tra i pastori sardi in Toscana, Lazio e Umbria.
Pilurzi ritorna al Cuzone e fa lo scalpellino
davanti al Rifugio della Malva scrivendo
in numeri romani quelli civici per la preparazione
della libera mostra di pittura nelle sale del Rifugio
illuminate gratis dalla banca del risparmio del Barbiere.
Lo spretato ateo del Corso legge i suoi pensieri
alle donne e si dilunga sull’Ogliastra, il Gennargentu
e la Barbagia scoperta dal Lamarmora
che voleva farne una repubblica agricola
come la Savoia con protestanti
relegati a Urzullè e i cattolici a Arzana
Il foglio dei farmacisti pubblica un’inserto
a pagamento di Pilurzi dove dice che l’ozio
è per i filosofi quel che lo stadio è per gli atleti
sconfitti poi lusinga i barbieri risparmiatori
con l’intento più o meno palese di far ingaggiare
Olimpiade come manicure in regola e dice
che se la donna è il peccato l’uomo è il peccatore
come i pastori sono i patrioti della terra in comune
e i muratori seguaci delle case popolari
belle come quelle del Rinascimento.
I pesci sono idrodinamici, dicono i veterinari
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Scoperta dei segreti benefici della Malva,
cresce dappertutto e non costa nulla
tanto che và in prima pagina del giornale
col fantastico interrogativo:
come sarebbe stata la Terra senza Malva?
Tassonomia della Malva.
A Desulo, Nule e Mogoro scoprono
che si può filare la lana con ambedue le mani senza fuso.
Inizio di sommossa contadina a Seuna,
dei pastori a Orune e dei Barbieri del Corso
perché non si può costruire a Capocomino.
Pilurzi convince Olimpiade che sotto il mare c’è la Terra.
Il trattato di Locoe mette fine alla disamistade
di Orgosolo e alla faida di Mamoiada
ma si apre la polemica sulla Madonna di Gonare
che il vescovo propone di affidare
la mattina a Sarule e la sera a Orane.
Pilurzi dice che il 15 agosto è il giorno dei Barbieri
e chiede al sindaco che il Corso sia intestato ai Garzoni
anche se se ne infischiano
delle Confessioni di sant’Agostino e dei principi di Newton.
In subordine chiede
che il Corso dei Garzoni duri almeno un’anno.
A Orosei si apre il nuovo secolo della Baronia,
che finisca in gloria,
dice il vicesindaco nel suo discorso di accettazione
Il sedici agosto dell’anno successivo
i seminaristi di Orosei, Baunei e Lanusei,
rilevano la mappa del Supramonte a tuttavista
Apertura del salone congiunto di pittori e barbieri a Oliena
Fondazione del club dei barazelos a Ohiai
31
Rinvenuta dopo un accurato sopraluogo
una loggia massonica del terzo Nuraghe
in un’ala da sempre trascurata della grotta Corbeddhu.
Ben conservato il grembiulino scolpito nel granito
e notevole per la pregevole fattura il bavaglino
del gran maestro ricamato a mano
dalle mogli dei massoni di prima nomina
Prima raccolta di legna secca
per il primo fuoco di sant’Antonio
voluto dal circolo dei braccianti d’Irillai
per promuovere la meccanizzazione dell’agricoltura
a cui si può contribuire con donazioni di terre incoltivate
e con le antiche sommosse contadine
che arrostivano gli atti notarili
Trattato di Silana sulla pace
tra Dorgali e Baunei per Calaluna
dopo che la marea mediterranea ha minacciato
la secessione della costa orientale
dove sorge il sole e calalaluna
a Gonone e al Gologone
Libello di Pilurzi (rientrato da una scampagnata
nel meridione dove ha trovato l’acqua minerale
imbottigliata alla fonte) sul diritto del mezzadro
di classificare le piante della terra e di rispettare
i patti agrari a suo vantaggio senza nuocere
a donna Gavina (che non ha inventato il fuso
orario né quello che fila la lana) proprietaria
della terra che gli ha studiato i figli
e di cui il maggiore è astemio
e il minore fa correre l’acqua in salita
Vigorosa protesta degli ortolani baroniesi
contro i fisici di Chernobyl che hanno spalancato le finestre
per cambiare l’aria del reattore accanito fumatore
Una mostra nel Rifugio della malva
Una sala a ogiva del museo della Malva Spontanea
espone gli storici dipinti degli uccisi in campagna
che gridan vendetta tutti dominati dal rosso del sangue
dei corpi straziati raccolti da terra e deposti su carri
e carretti ricoperti di siepi di lentisco e rami di mirto
rossi demoni nascosti dalle fiamme, guardie rosso-barbute
che prendon nota dei rossi curiosi di passaggio
che si fanno il segno della croce
donne che si coprono il viso con gli scialli rossi
bottino ambito degli sciacalli,
altre lo stringon sotto il rosso mento
le gambe del morto che penzolano livide dal carretto
e le mani giunte sul petto con un rosario mai detto
una madre pietosa con uno scialle rosso sangue
che tiene la testa rossa dell‘ucciso
nel suo grembo verde-fava, una pietosa moglie
in blusa rossa e gonna di broccato che lava il corpo
del marito ammazzato, una giovane donna col volto acceso
che leva le braccia al cielo e puntando l‘indice
par che dica: pietà o signore di questo corpo martoriato
dalla mano del vile sicario, che lo possano acceccare
mentre piscia sangue nero e caga vermi lividi
come il suo occhio assassino che il diavolo gli cuocia
addosso il fegato e la cistifellea, figlio screanzato
di madre snaturata che saldava i debiti tanto a pelo
puttanona vigliacca e bagassona variopinta
In una gran parete molto luminosa
in cui carpentieri dediti allo spreco
s‘eran dimenticati l‘impalcatura
con le lampadine accese,
eran raffigurati una dozzina di Priori
a Cavallo, che dopo aver dipinto
d‘un verde-pera-marcia l‘ultima stanza
del santuario di san Francesco
come se fosse la vetrata della Cattedrale
mentre Boelle e Merzioro suonavano a gaudio
le campane, sfilavano davanti al popolo
in festa chi con una brocca d‘acqua sottobraccio,
chi con una fascina di legna in testa,
chi con due galline in braccio,
due ubriachi ciuciavano da un fiasco di vino spunto,
un pastore astemio col gregge e tre cani
faceva gli occhi languidi come trote,
un‘asinello con due brocche di latte
appena munto scoreggiava dal peso,
un ragazzino con un passerotto dipinto di recente
in una gabbia sgargiante voleva venderlo
ai carabinieri come un canarino castrato,
la moglie del daziere con un cesto di pane sul titile1
si stringeva la gonna perché gli scappava la pipì,
una bancarella di Tonara vende torrone e porcini,
presciutti, velluti, gambali, castagne, scarponi,
martelli strappachiodi per i manovali dei carpentieri,
semi di zucca, mattoni vecchi e tegole antiche,
legna da ardere e far cenere, tabacchi di cicche
sputacchiate a dovere, tappi di sughero,
orci d‘olio e otri di vino, vetri colorati
per le urne del Santo di Lula, grembiuli da fabbro
aghi da sarto pece da calzolaio cacio affumicato
provola affumicata ricotta affumicata salsiccia affumicata
caramelle pancette
In una mattonella della latrina è dipinto
un Dio Rosso e nudo che scuote il sole
biondo-uovo come un forsennato che avesse
rotto - da Zigottu - un calice da vino pregiato
e i giocatori di carte fossero scalzi come il Diego
dell'ospizio che non si voleva ferrato come un cavallo
e si voleva dipinto in due pale d‘altare, sissignori,
duepaledaltaredue, diceva, due pale d‘altare
d‘un grigio cupo tendente al granata
dei Grandi di Superga
Un san Cristoforo che traghetta a Marreri
un Gesù bambino davanti allo sguardo attonito
dei 12 vecchi del Santo Ospizio
e la dozzina di saggi del Contone
e i dodici Apostoli del Cuzone,
è la figura centrale dell’arazzo miniato
che ogni famiglia perbene espone nel tinello.
San Cistoforo, patrono dei carriolanti,
è il primo frate vagabondo che predicava
il vangelo senza averlo mai letto
( non capiva nemmeno i capoversi dei messali)
ma parlava con le anime libere e beate degli stagni
e con gli uccelli delle paludi dalle ali pure
che bevono da calici argentei per la vittoria di Cristo,
con la madre, su Satana cornuto e prepotente
cacciato da san Pietro clavigero dal chiostro
celeste che calza i caratteristici piunchi2di Gavoi
che riscaldano i piedi fino alla prima notte di nozze
Una tela portatile ( del periodo aureo dei dilettanti del Cuzone)
lacerata da un infame e infido coltello iconoclasta e bilama,
raffigurante la Madonna del Monte che bacia il suo bambino,
con begli occhietti a mandorla puri come una nocciola
e le guance rosse dalla vergogna della serva colta
a rovistare nella borsetta della signora padrona che fuma
come chi non ha nulla da dare né tantomeno da fare,
con lo spiritello di Pilurzi attaccato al seno
come un mercoledì e sa già leggere e scrivere,
sorvegliati a vista da Boelle Guerriero
con una bella aureola e da poco Cavaliere
e Merzioro Cacciatore di draghi sull’attenti
con l’aureola macchiata, come mastini con una pinna
tra i denti o angeli piromani come Nicola Fraillinu
o chi per lui, colti in flagrante nel roveto incendiario
del Monte, è stata trovata nel cassonetto
a forma di pala d’altare a cupola,
antistante la porta di sicurezza ignifuga
della Galleria della Malva, da un’attento
guardiano in uniforme che frugava
sotto un’inacidito cocomero rimasto
dall’ultima stagione nella borsa frigo
di visitatori occasionali che fuggivano
la canicola delle due e un quarto
Scoperta dai discoli del Cuzone
una pittura rupestre nell’ultima parete
nel fondo granitico del Rifugio della Malva
dov’è raffigurato il cinghiale del Monte
attorniato da una muta di cani agli ordini
d’un capo caccia etrusco o toscano
che mostra la patente e una pergamena
di iscrizione all’albo dei liberi cacciatori occidentali;
dalla linea del disegno pare che sia opera manuale
del primo eremita isolano alla cui scuola
si iscriverà Giotto due o tre epoche successive
agli ultimi nuraghi.
Sono state ritrovate anche perfette miniature
di individui che somigliano a calciari o paninari.
Gli storici dell’arte isolana (sostengono che i celti
non sapevano disegnare un cerchio con un calice tondo
né leggevano l’Antico Testamento e non sapevano
aggiustare nemmeno i tacchi delle scarpe
e i teutoni non distinguevano i colori veri dai falsi
e confondevano Golia con Davide
e gli inglesi con gli americani), dopo le balle di Livorno,
si tengono sulle loro perché non sono scapigliati
imbonitori tv né tromboni in autoradio
nel tedio dei domenicali pomeriggi estivi
quando vedono Dio Redentore silenzioso e sorridente
scender dal Monte con la croce in spalla
contento di se stesso come quella gallina
che ha fatto l’uovo e lo dice cantando sottovoce
senza coro angelico alla massaia che glielo strizza
È una natura morta, si dice di certi quadri,
come se una mela negli altri fosse commestibile.
L’oscura grotta del cinghiale rupestre,
dove anche l’uomo col suo santo spirito,
si ritirava dai rigori del caldo e del freddo,
si rivelò poi essere una serie di labirintici cunicoli
sotterranei scavati sotto la Sella di Nuoro
per mettere in salvo il popolo durante i bombardamenti
del nemico nell’ultima guerra mondiale.
Insomma dalle profondità analizzate si tratta
di Gallerie d’Arte dove si dipingeva sulla Rocca
sottostante la Sella cittadina, si nascondevano
i quadri di valore dalla razzia degli invasori
così voraci che anche di scarpe ortopediche
facevano bottini.
Trovati in una madia, sotto una pila di pane carasau,
due disegni, quattro schizzi e tre abbozzi
del pseudo-Raffaello d’Irillai fatti su un foglio
di carta lucida e millimetrata, di madonne
con la frangetta, ricciolute e col moderno taglio
maschile fatto proprio dai soldati in mimetica
che adornano e decorano i muri del Cuzone
e d’Irillai di stampo così bizantino
Piccoli quadri che non superano il metro quadro,
raffigurano belle foglie di Malva
Un bel pannello, asportabile come una pizza,
sul Monte con Mimiu rasato come un’angelo
e Pipiu con la barba maculata dell’artista,
al centro Zomaria col Bambino Cristo e Maschio
e Zenia, con gli occhi luminosi, le guance rasate
e i capelli neri sulla nuca, seduta languidamente sull’erba
con una tetta pura e nuda e bianca uscita dal seno,
carezza, con una sigaretta tra le dita, uno scricciolo
visionario che ha visto la Madonna del Monte
stendere i panni sporchi del suo bambino.
Un po’ distante si intravvede una camionetta di carabinieri
che li sorveglia pronta a intervenire a chi invoca aiuto.
Tutti dicono che Mimiu ha gli occhi grossi
e una giacca di tweed, Pipiu sonnacchiosi
e pantaloni di velluto a coste larghe come il Cedrino.
Zomaria lo sfrangiato indossa il costume degli avi
e pantofole di feltro a causa dei calli che lo perseguitano.
Il Bambino, che pensa a ciò che gli accadrà ,
ha una vestina di madapolan e gambaletti
di cuoio con bottoni d’oro freschi di scatola
e di paterna manifattura artigiana
Dunque il Rifugio della Malva
è una delle tante entrate dell’Oscura Grotta
e della Galleria Rupestre, dove chi era abile
riproduceva fedelmente la natura a lume di candela
e dipingeva galline nel pollaio dove i vecchi galli
giocano a bocce con le uova, gli Anziani d’Irillai
seduti al Contone con i calzoni bianchi
del contadino di sempre e i corpetti damascati
del pastore antico, le pie donne del Cuzone
che nel patio del cortile filano la lana
e tessono maledizioni ai cruciverba magici,
ragazzine dipinte e truccate nelle pareti
che così carine non ne esistono ancora,
bambini con teste così grandi
da fare invidia ai seminaristi d’oggi.
Agli albori della sua storia
la città viveva per caso nel caos e si divise
fra il nord d’Irillai e il sud di Seuna
ma uniti dal Corso tirato come una lenza,
da Zuanchinu E.Remitano,
e vitale come un cordone ombelicale.
Poi vi furono le pacifiche invasioni dalla Baronia
e una stabilità millenaria e cattolica emerse
dalla confusione per volontà sovrana della nazione.
Queste parole pronunciate da una voce infantile
avvolgeva il visitatore nei cunicoli catacombali
del Rifugio sotto il Fiore della Malva dove
avveniva il passaggio dalla pittura murale al mosaico.
Nel dipinto da restaurare si distingue
un’antica Zenia Popolana con le braccia conserte
e lo sguardo volto all’alto, scalza come una rosa
di maggio e coperta da un camicione
di lana con i classici disegni e colori di Nule.
Nella destra ha uno splendido rosario
di perle bianche e rossi coralli nella sinistra.
Molti visitatori commentano dicendo, pare che saluti.
Subito dopo viene il mosaico con Zuanchinu
dominus al centro che somiglia come i due indici
al sanPietro della Deposizione Baglioni,
con un berretto da muratore in testa
e scarponi imbrattati di malta, e gli occhi vispi
come due topini che non sanno dove andare.
Alla sua destra siede il figlio Zomaria per i calvi artigiani,
Mimiu per i campagnoli con i capelli a caschetto,
Pipiu per i sapienti con la frangetta appena sopra gli occhi,
Otis il marinaio ha un libro in mano.
Le vesti son di velluto fustagno e panno
e tutti calzano sandali con legacci di bue
e sembra che escano dalla cattedrale
dopo una cerimonia tanto son ben messi,
grassi e robusti come due manovali il giorno della paga.
Non vorrei sbagliare, dice un commentatore,
ma più d’uno ha una notevole chierica
come i francescani scalzi e magri e poverelli.
Una notte il guardiano del Museo,
col suo cappello d’orbace sanculottista
e le ragas di lino del Cedrino,
nel suo giro di ricognizione vide spuntare un rotolo
di pergamena da una fessura nella rocca dipinta sul muro,
al terzo piano inferiore del Rifugio,
lo prese e lo esaminò con cura
e con sua somma sorpresa riconobbe
il progetto della costruzione di Tiscali
e delle sue ciclopiche mura, che poi si rivelarono
essere quelle del Cuzone tirate su
da capaci muratori di Bosa e di Orosei.
Le case eran tutte sul piano stradale,
largo tanto quanto due carri di buoi
vi passano a turno carichi d’uva e di grano
e un’asinello con due gerle di sabbia fina
e un cavallo con la coda corta con cento litri
di latte di pecora e di mucca in bidoni di alluminio,
ma con la cantina per il vino e le altre provviste,
dei blocchi di granito e mattoni quadrati
eran pronti per costruire il primo negozio
di barbiere con l’insegna senza impalcature.
Il progetto era simile a quelle figure scolpite
nella gran sala di granito delle domus
de janas di Borbore con quei rilievi
così delicati degli antichi maestri del tratto ingenuo
e innocente dove gli edili han calzoni di fustagno,
scarponi chiodati, canottiere stinte
e berretti di giornale o di sacchetti di cemento vuoti.
Turisti e villeggianti dei quartieri vicini
traevano ispirazione da quella scoperta
così genuinamente elementare che tutti
volevano cimentarsi con martello e scalpello
Il guardiano per quel ritrovamento fu innalzato di grado
e gli attribuirono trecentotrentatremila ore
di straordinario esentasse. Un bel colpo di culo,
disse più d’uno. E’ l’invidia colleghi che vi fa parlare.
Trovata una maschera preistorica dei mamutones
e gli studiosi che si avvicendano su di lei
non concordano sull’ipotesi se significhi riso o pianto,
se sia d’una giovane sposa e del suo destinato amore,
se sia il volto soddisfatto d’’un vecchio contadino
o d’un giovane pastore tifoso del culto di Venere
e testimone degli sfortunati amanti di Verona.
Uno studioso esotico ha azzardato l’interpretazione
che la maschera fosse in realtà una miniatura
di un volto più grande. Un fiorentino ha detto
che la forma astratta e sproporzionata della maschera
ricorda quel mascherone che gli arcaici degli appennini
si mettevano per non farsi vedere spaventati
dai cinghiali della selva che se ne infischiavano
delle lonze, ma per spaventarli in modo ortodosso
Una squadra di minatori di su Barrosu,
ha ritrovato, avvilupato dalle radici della Malva,
due giovani corpi avvinghiati, dentro una coperta
di Nule ricca di stemmi, numeri del lotto e note divinità isolane,
e ben conservati alla profondità di tre giorni d’intenso lavoro.
I minatori e gli archeologi suppongono che si tratti
della coppia di amanti scappati di casa
e rifugiati nella selva della Malva per sfuggire
alle ire domestiche che, lo raccontano le storie,
li davano comunque dispersi.
Si trattava di Murgia Merula e Mariapica Mereu
che ha ancora i capelli avvolti intorno alla testa
adorna di fiori, mentre lui ha una riga sulla sinistra
della testa impomatata come un cameriere
che fuori servizio si spaccia per tanghero,
nel senso di ballerino di tango,
si capisce dall’espressione
che aspettava lo spuntare della prima barba
Ritratto accaldato della fornaia del pane carasau
che riceve la notifica da un messo comunale
di abbattimento della sua casa in riva al mare
perché se i pesci entrano difficilmente escono
poiché la casa è fatta a rete stile ponzese.
La fornaia vorrebbe prendersela col marito
che presago del fatto si è rifugiato da Zigottu
per farsi la testa come un autentico barbaricino dell’interno.
E’ una bella donna
con i capelli avvolti sulla nuca
d’un color rossiccio come molto si vede a Irillai,
la faccia è rossa dalle fiamme del forno
e dalla rabbia della demolizione e, giustamente,
non sorride ma impreca a bocca aperta allo sfacelo
della polis e della famiglia aperta e allargata
fino al quinto grado di parentela,
anche se non gli mancano gli orecchini
di Dorgali e la collana di Bosa e la blusa
scollacciata che mostra e non mostra
un seno che allatta due bambini assieme.
L’affresco sotto restauro si trova al primo piano
del vicolo chiuso del Rifugio e la fornaia
di nome Zenia agita con la mano destra
un coltello bilama davanti alla faccia
del messo comunale come se intendesse
scoperchiarlo per vedere cos’ha sotto la maschera.
Nel loculo che segue c’è la foto del Marito Zomaria
con le orecchia a sventola, rasato di fresco,
con un mezzo toscano in bocca acceso
a rovescio perché da Zigottu non si fuma
e non si butta la cenere per terra
ma la si impasta col catarro e si stuccano
le crepe dei muri che vanno ridipinti 4 volte all‘anno.
Ha la bianca camicia di lino spalancata
sul torace con tre peluzzi a croce,
gli occhi color malvasia, il naso che comincia
dalle sopracciglia per finire con due fori ombrosi
sopra i due baffetti del tipico baroniese d’Ohiai,
ha in mano una brocca di vino che Zigottu
usa riempire di pesche da natura morta
e servire la mattina ai fannulloni in piazza.
Nella foto, Zomaria, ha quell’aria di ce
ma non c’è e vorrebbe dare a intendere
di avere in mano un coltellino con cui si taglia
le unghie o toglie le spine dal gambo di una rosa
o una notifica arrotolata dal messo comunale.
In uno scasso profondo come una miniera esaurita
nel Rifugio del Cuzone, sotto l’opima Malva Fiorita,
è stato trovato il primo forno a legna
con la volta a cupola di mattoni pieni e refrattari
intrecciati tra loro e qualcuno messo così
a casaccio da qualche manovale frettoloso
d’imparare i segreti del mestiere.
L’epoca è fatta risalire all’età del fango crudo
e degli arcaici muri a secco tipici del periodo
di Zuanchinu E.Remitano che precedeva tre ere
geologiche prima del primo campione di nuraghe.
Il tesoro del forno del pane carasau3
è costituito da una ciotola della ceramica di Lucula
laccata d’oro e argento dove fermenta
un impasto di semola di grano duro resistente
al tempo e all’oblio che fa tutt’ora lievitare
trecentotrentatre quintali attuali di frumento
campidanese e canadese.
Lo scavo e il ritrovamento è opera
d’una squadra di muratori ( Marrone e Corcarju capisquadra)
disoccupati che per non perdere la mano
fan forre sotterranee come cinghiali,
e illuminando a giorno il forno con un cerino
hanno esclamato : Ecco il fermentazu4
d’oro delle nostre antiche madri!
In ogni ingresso della Galleria sotterranea
c’è un’onesto padre di famiglia che fa da guardiano
autorizzato a spegnere le luci
se la comitiva si mostra parca negli incentivi
e poco attenta alle pseudo storie raffigurate
come quella in cui Paride Pastore
- che pare un antenato di Prete Zanchetone -
dà a Venere la mela cotogna che è identica
a quella colta da Eva nell’Eden del primo giorno.
Nell’affresco illustrato dal guardiano
pare che le due ragazze, Afrodite ed Eva,
strappino rametti di mimose in campi fioriti
e vadano allo sportello delle Poste
col libretto di risparmio.
Si tratta, dice, di un paesaggio idilliaco
con pomidoro lucenti e uccellini cinguettanti
come barbieri o maestri di scuola davanti
a muri secchi come lavagne o campanacci
della scuola di Boelle e Merzioro
che tirano la corda davanti alla cattedrale d’Irillai.
In un quadro della Galleria del Rifugio
è raffigurato il mio gatto con la coda più lunga di lui
che caccia pipistrelli, scriccioli, pernici, corvi, farfalle,
cavallette, topi vivi, galline che non fanno l’uovo,
occhi di cane, gelato dei bambini, polmone di pecora,
pesci colorati che imparano a nuotare in casa,
rettili tentatori di malidea che strisciano
nei portici del Belvedere d’Irillai: il parapetto
del Muraglione che guarda Lucula come un’onesto
sogno di Zenia che rattoppa i calzoni di Zomaria
nell’atrio della villa prospiciente al giardino
della dolce frutta e del soave canto degli uccelli.
Dobbiamo coprirli con una rete, dice sovente Zomaria,
se no quelli con le ali non ci lasciano una ciliegia
né un fico. Il sogno è sempre un’illusione, canta Zenia.
In una sala al cubo di trentatremetri e 3cm. scarsi d’altezza,
lunghezza e larghezza coperta interamente
d’un mosaico veritiero che mostra
lo sgarrettamento violento di vacche e buoi,
pecore e montoni, capre e caproni, scrofe e verri,
asine e somari, cavalle e stalloni, cagnetti focosi,
gatte in calore, mentre Mimiu S’Angioni
entra a Ploaghe seguito da quattro turbolenti
mori insegnanti elementari sottopagati
armati di forconi ardenti sul dorso di centauri
con le orecchie a sventola che sgroppano
nei giardini del Logudoro dove si riconoscono
i primi carciofi con le spine, i primi pastori
che mungono a modo loro, vasi di fiori
che durano un giorno come la barba
fatta dal barbiere con l’insegna del negozio.
In una tomba aperta di granito si vedono
dodici pie madri vestite di nero che piangono
il figlio morto nell’umida pietra che trasuda
lacrime di corallo, è il destino, gente,
pare che dicano, che ogni volta ce la fa grossa.
L’autore è ignoto ma ha riempito una parete
lunga trentatre metri e alta tre senza aggiunta.
In una curva più avanti si apre uno spiazzo
dove c’è un arazzo di Nule illuminato dal fuoco
di sant’Antonio dove una giovane si suicida
perché il fidanzato l’ha abbandonata davanti
al cimitero dove si tormentano i farabutti,
dopo averla rapita al primo fidanzato
che gli dava un sacco di baci
e per primo gli riempì la conchiglia
senza tener conto delle stagioni.
In un tratto di muro illuminato da fari a petrolio
c’è una specie di locandina fatta di trucioli incollati,
che rappresenta il buon vivere degli antichi
festaioli e rebottanti che non vomitano mai
e ci son cani e gatti che mangiano
presso un banchetto di impiegati che infilzano
agnelli nello spiedo e bevono vino di Marreri
dell‘ultimo priore d‘Irillai, suonando launeddhas
e cantando a tenore e tamburellando su bidoni
di quintale e passa di conserve alimentari
in vasti campi d’asfodelo, alberi di carrubo,
canne del Cedrino, carrozzoni del circo,
corpo di ballo tondo e liscio, di dillu e billu,
piano, saltato e sgambettato alla cosacca,
tutto dipinto con le mani senza pennello
a vividi colori usati una sola volta.
Lungo i corridoi della Galleria
trecentotrentatre metri sotto il Rifugio,
fin dove arrivano le radici della Malva,
ci sono inchiodati alle pareti , piatti piani
dipinti a mano con eloquenti figure
di cinghiali, arnie di miele, sciami d’api,
vermi lubrici, scheletri di pipistelli, un’apicultore
con celata, la moglie che fa i conti, i figli
che si leccano le dita, una statua lignea
di san Francesco, un redentore d’argilla
col braccio rotto, e un Predu Pilurzi di granito
nudo alla visita di leva con lo scroto
come un borsellino di massaia senza una lira
e il pisellino che spunta per far pipì,
ci sono orci d’olio vecchio accostati al muro,
botti di vino antico, vasi colorati per defecare,
ceramiche del quarto millennio prima del terzo
nuraghe, anfore di varecchina, tubetti di dentifricio,
sparsi profumi di Bosa, altari cerimoniali,
facce dipinte che ricordano Prete Zanchetone
vestito di lino bianco come un sudario,
figure col bastone, volti di madonne ideali
con varie acconciature, molte nude e impudiche,
altre con le trecce tra le rose, una somiglia
a sant’Anna matrona di Seuna, maschietti
senza barba che rompono i vetri a mano libera
e con la fionda pronti al sacco d‘Oliena,
ubriaconi col tirso che bevono da una coppa
che pare una casseruola e vomitano nel rinale.
Dagli innumerevoli profili di uomini e donne
volti al cielo in un dipinto vicino a una cappelletta
votiva a trecentotrentatre metri sotto la Sella,
si capisce che i cittadini di Nuoro di trecentotrentatre
mila anni prima del primo nuraghe,
non temevano la morte per inedia
tanto pare che la invocassero dall’espressione
fiduciosa dei capelli multicolori e con crocchie
belle tonde e frangette dritte come frangivento
della nuova serie elettronica;
si capisce inoltre che non c’erano ricchi
e poveri e senza ruolo, ma tutti erano
ugualmente affamati e non uno era avvinazzato
come certi frequentatori di bettole
che conosciamo noi civili cantonieri della strada
che col pennello in mano facciamo ghiri
e gori e abbiamo una strana paura di morire.
Certe Gallerie hanno scalini che deviano in cunicoli
profondi e chiusi che vanno a parare
sotto il livello del mare dove ci sono i cessi
turchi e le latrine latine i vespasiani romani
e normali wc e sofisticate toilette dove
ti graffiano la faccia se lasci cadere
una goccia d’orina sul parquet
nei misteriosi e intimi cerimoniali personali
inclusi nella liberazione corporale
quando sulle pareti dei cessi si scrive di tutto
con frammenti di caca come quando ci giocano
i bambinelli con le treccine dorate
e colorate come merli.
Qualche maleducato, con somma evidenza,
ci ha lasciato anche qualche verme
dalla voglia di cioccolato lungo perlomeno
mezzometro e passa.
Un tratto grafico tecnicamente preciso
e così raffinato che diventa simbolo
dell’animaccia loro.
In ogni angolo del Rifugio della Malva
sono raffigurati tonni in scatola, sardine, anguille,
corna di bue per bere, una delle tante maschere
mortuarie del Beato Zuanchinu Primo,
i gioielli funebri di Zenia d’Irillai, le sue forcine
di pesci d’acqua dolce, una sella d’asino,
una staffa di Sedilo, bronzetti stilizzati di guerrieri,
cacciatori, sacerdoti, vergini con canestri di frutta
e brocche d’acqua sorgiva, aranci, mandorle,
noci, agnelli, fiaschi di vino, bottiglie di malvasia,
caci a pera, merca salata, formaggi ovini, caprini
e bovini, idoli corsicani e feticci sardi, salsiccie suine,
prosciutti suini, cotiche suine, guanciali di scrofa,
pancette di porco, gelatina di maiale, sangue suino
con uva passa e miele d‘arnia e torrone di Tonara con nocciole,
capocolli, sugna, lardo, test’incassetta,
il grande affresco dove san Cosimo e san Damiano
domano un furibondo cavallo stringendogli
le palle col sottopancia e pungendogli la bocca
con quei carciofi d’altri tempi che tolgono il sorriso
cinematografico dall’empio ghigno di chi scommette sui figli.
Un gran quadro con cornice morale e rettangolare -
manca la firma dell’autore amenochè non sia
in quel drappeggio grottesco o giottesco in calce -
mostra il grande Zuanchinu con un compasso d’olivastro
che traccia le fondamenta del nuraghe col figlio
Zomaria alle prese con massi grandi quanto lui.
Molti li rassomigliano a Dedalo e Icaro
(i nazionalisti corsi dicono che in buona parte sia Napoleone
col primogenito indisciplinato, anche se la cornice è di Bobore Rosolia),
ma non è vero, perché Zuanchin è tale quale quel san Pietro
che depone tal Gesù Circonciso che pare Zomaria
con quel suo pizzetto brunito da spadaccino impenitente
e mezzocalvo come i pesisti d’Irillai, i barazelos de Baronia
e i ferrovieri di Macumeda.
Dicono che sia stato dipinto trecentotrentatre mila anni fa,
anche se pare fatto apposta avantieri a Mamoiada
ispiarandosi a san Cosimo e a san Damiano
seduti nel cortile a fare vino o ai gemelli del Monte,
Pipiu con i boccoli appena fatti, nato prima di Mimiu
con la scriminatura laterale sinistra, come un camionista
che tema il freddo e la luce abbagliante,
seduti su due poltrone davanti al focolare
sempre acceso degli avi, intenti uno ad arrottar coltelli
e l’altro a far pifferi di canna, scalzi come sono nati
e fumando alla disperata ricerca del godimento
che non avrà mai fine….
…...
I sapienti d'Irillai seduti dopopranzo all'ombra del Kontone
si danno da fare per scoprire il giorno d'inizio del mondo,
ma tanti – stanchi dalla fatica che li esclude
da ogni evento narrabile (poiché il loro lavoro è svanito
[anche se han tirato su casa e famiglia]
e la morte in cambio lascia un vago ricordo di loro)
- si ritirano e preferiscono riposare un po', a casa,
per paura che la fine del mondo, il mille non più mille
li colga alla sprovvista senza darne avviso ai familiari.
Saranno ricordati, perchè è al termine
dell'esperienza che si rendono i conti.
Il caos originario è una gran scatola
in cui si trovano le stelle e tutte le cose
che sono appartenute alle esperienze passate
e serviranno alle prossime novelle
pronte a sortire nel mondo degli affari umani.
1 crocchia di stracci su cui adagiare alla buona
un grave in equilibrio sul capo
e filar dritta sui ciottoli
come una modella ben pagata con BOT
2 Calze di lana di pecora lavorate
e con le iniziali ricamate a mano
dalle vergini del quartiere
e dalle pie madri nei cortili
nella settimana dei solstizi.
3 Tostato.
4 Una focaccia acida di pasta cruda.
5 fratello di ercole.
6 Il Sole, signore del suo sistema.
7 vino acquerello o risciacquo della vinacce
8 Il valente alla Mola.
9 vaccino contro il malocchio.
10 Pietosa nobildonna che aiuta i moribondi
a morire quando da soli non ce la fanno.
11 Sughero affumicato.
12 farina impastata col sudore della fronte.
13 Valorosi,coraggiosi,audaci,
14 Burrumballa.
15 vagabondi.
16 vinello che annuncia il vino,
come il Battista il cugino Gesù.
17 dolce che i morti mangiavano da vivi.
18 cioè ritorno alla pace in cui si viveva prima
che i cortigiani con i savoiardi e i valligiani
col gianduia e il bavoso di turno
con l’ampolla del dio fluviale
svaligiassero i comò aperti della giustizia
19 un quadrato sbilenco pieno di grasso,
uva passa, mandorle, noci e nocciole,
glassa, zafferano, prezzemolo, lardelli,
lumachine, zucchero impastato con vincotto,
seppioline piccanti e malloreddus alla bottarica.
Questo libricino va preso per quel che è:
unico e diverso dagli altri libri che parlano
di quel che può accadere di sentire e vedere
per poter pensare.
Queste pagine hanno la sola pretesa di vivere in libertÃ
Bennardhu Lassasisterju, che beve il Pirizolu dal truogolo,
gaio galletto destinato al divino Asclepio
figlio di Apollo e allievo del dotto Predu Kirone
primo maestro di bottega di eroici artigiani.
edizioni AGNUS DEI - srl - dei gemelli d’una sacca Mimiu Minninnone
e Pipiu Pissetone autori e stampatori e produttori in proprio del sempre gradevole
se non proprio prelibato Pirizolu d’annata con cui cercano di stemperare
i licenziosi calori della loro natura che li vuole sempre ardenti d’amore.
prezzo:al tuo giudizio sulle cose esente IVA
libreriadelcardellinocerimonioso
Un saluto a chi legge:
che ti governi il Giudizio e la Salute
27 - XXVII
l’albero di sant’Ussula
Venne al mondo col passo dell'esploratore
fu sopraffatto dalla luce ed ebbe sete
per giorni fu l'insegna del quartiere
fino all'enorme sentenza:
forse la scampa alla mortalità infantile
e la calda massaia lo strinse a se
e fu al campo tra i mietitori: è guarito dissero
giocherà tra i covoni e raccoglierà le spighe
prima di smarrirsi sazio di fichi sulla via del ritorno.
Leggimi e lascia quieto il tempo.
Dante Cruciani Editore
ostile allo squallore
Plato raccomanda a chi desidera essere ricco
di non accrescere il suo patrimonio
ma di diminuire la sua ingordigia.
Non un giorno senza una pennellata. Apelle
Nulla dies sine linea. Plinio il Vecchio.
“Il furto dei beni ecclesiastici, l’alienazione fraudolenta dei domini dello Stato,
la depredazione della proprietà comune, la trasformazione usurpatoria
e compiuta con terrorismo della proprietà feudale e di quella dei ‘clans’
in proprietà privata moderna, tutti questi sono altrettanti metodi idillici
dell’accumulazione originaria. Essi hanno conquistato il campo
all’agricoltura capitalistica, hanno incorporato la terra
al capitale e generato per l’industria.” marx
Traité de bon usage de vin laquel est gran & perpetuel pour esbaudir l'ame & corps & contre diverses maladies de membres exteriors & interiors composé au proficit d'enlumineurs de museaulx par Maistre Alcofribas architriclin du Grand Pantagruel, Lyon, 1564; testo ritrovato nel 1995 in Repubblica Ceca citato in un testo praghese del 1622 (Trattato sul buon uso del vino che deve essere abbondante & continuo per alleviare l'anima & il corpo & contro tutte le malattie degli organi esterni & interni composto a uso & profitto dei fratelli della corporazione dei nasi scintillanti dal maestro Alcofribas coppiere supremo del grande Pantagruele, seguito da Sogni bislacchi di Pantagruele
“il ricco o è disonesto o è erede di un disonesto”,
san Girolamo
L'esempio è istruttivo. Montaigne.
L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo:
problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada. F. Kafka
Proprietà riservata all'autore
vissuto per passatempo
nel mondo altezzoso
che mescola il serio col faceto
col diritto di far circolare liberamente
la sua opera anche senza la sua autorizzazione
emm
i libri si spolverano con gli occhi Leggendoli
XXVII
Il labirinto
laboratorio di malefici
Capisco che chi è sano e ricco abbia Pluto per Dio
Ma chi ringrazia il disgraziato povero e malato?
O chi maledire: la Natura o Dio? In
Ma la società dei disuguali!
Charlot per il Ghirtalu Nannino
e niente orchi mostruosi che inducono
alla violenza per difendersi dal male
Perché spaventare bambini?
Non basta un richiamo e un pizzico materno?
- Senza elezioni generali, senza assoluta libertà di stampa e adunanza, senza libera lotta di pensieri, la vita muore in ogni pubblica istituzione, diventa una vita apparente, in cui solo la burocrazia resta l‘elemento attivo[…]. La vita pubblica si addormenta a poco a poco, alcune dozzine di capi partito, muniti di inesauribile energia e di sconfinato idealismo dirigono e governano, un‘elite di classe viene convocata per applaudire i discorsi dei capi, in fondo un governo di cricca…rosa luxembourg.
" Il mezzo migliore per sfuggire al mondo è l'arte;
il mezzo più sicuro per entrare in contatto col mondo è l'arte".
Goethe, Massime e riflessioni.
"Prima della complessità grammaticale,
sintattica e retorica, c‘erano suoni, segni e gesti. h.a.
i gemelli d'una sacca mimiu minninnone e pipiu pissetone
si giocano col cardellino nel grembo della vergine.
"Il logos, il discorso coerente,
non consiste nella verità o nella falsità ,
ma nel significato". h.a.
Ho fatto l'impossibile, disse ziu Kiskeddhu Korda,
figlio Unigenito di Pepp'antoni Pedilepiu,
per vivere con i miei in questo mondo
che mi sopravviverà .
Di questi tempi bisogna uscire di notte,
perchè il necessario si trova fuori casa.
Vinca la Giustizia dei Poeti Pacifici, e bugiardi,
sulle oscure potenze che dominano il mondo:
i presidenti delle banche, i generali di corpi armati
i sacerdoti degli dei del cielo e dell'inferno
gli eletti capipopolo che hanno famiglia e nipoti
i grandi bisturi della chirurgia
i grandi intrattenitori del circo massimo
i grandi giocatori di palle più veloci di Achille
i grandi capitani d'industria
i grandi bottegai che danno e prendono a usura
i grandi giocatori di carte e di mariglia
di morra e i più eleganti cavallerizzi,
Viva la pergola nel Giardino dei Pacifici Poeti
a loro il vino della Botte, a loro il chiaretto di Marreri
Vivano i Contadini del Grano e gli Ortolani d'Irillai,
Viva il Regno dei Pastori, dei Vaccari e dei Porcari,
Viva la Repubblica degli Inventori di Frottole
e riviva Platone che li bandiva dalla pergola di casa.
Viva la Comune degli Artigiani. Viva.
Viva la giustizia del Dio dei ballerini e degli sciancati.
Viva la Santa Giustizia. Viva san Cosimo e anche san Damiano.
Si prosciughi il Mediterraneo, si dimezzino gli oceani
ma vinca la Giustizia dei Giusti e dei Magnifici Bugiardi.
Per la vittoria! un fiasco di vino e un pezzo di pane e cacio.
Viva l'idea di giustizia!
Viva!
Le famiglie a modo hanno nei figli il bene maggiore
è lì han cari come le pupille degli occhi sulla fronte
e non li danno al primo che guarda in casa dalla porta
come se fosse un messaggero del re del Mandrolisai,
di Arborea e Logudoro che chiede la figlia
in sposa per farla regina della sua casa.
Venga, dice la madre della figlia, venga dentro casa.
L'aspettavamo. Lei è certamente il pescatore
che ha scoperto la sorgente dell'impetuoso Cedrino
che porta a Galtellì le pietre per le case,
le radici del ginepro per i tetti e l'origano con la malva
per le iniezioni in suppurazione infusi con l'aceto bollente.
L'aspettavamo. Sa, la figliola mia l'aspettava
tesa come il nervo di un bue steso al limitare del bosco,
come si dice fosse la madonna che aspettava il Gabriele
commesso di Dio. Conosco dal tuo aspetto,
aggiunse il padre della fanciulla da marito,
che sei un combattente disposto a rischiare
un pezzo d'orecchio nella zuffa col possibile rivale in amore.
La famiglia si giudica in base ai figli che genera,
alleva ed educa e immette sulla scena del mondo,
se la prole si dimostra screanzata,
da qualcuno deve aver preso le mosse,
da ciò considero che la nostra famiglia
abbia avuto in sorte una fortuna moderata,
insomma non è stata delle peggiori del quartiere,
dove la litigiosità non ha fatto mancare grandi odii fraterni
I personaggi di riguardo notevolmente potenti hanno sempre qualcosa in mano:
o un bastone per picchiare come Ercole,
o una lancia per uccidere o curare come Achille,
o uno scettro per comandare la truppa come Agamennone,
o un bastone da pastore per guidare il gregge come il papa
o una bazzecola di pergamena con cui si impegna
il popolo a seguirlo fino allo sbocco delle sostanze vitali
Il delinquente è efferato, se non lo è è violento,
se non è violento è empio, se non gli manca nulla
è perfetto come l'assassino
C'è una linea invisibile che divide il sacro dal profano
che l'uno chiama fede e l'altro chiamano ragione.
Una società felice non dà la mancia
alla puerpera per aver partorito un figlio,
ma è felice quando è riconoscente
alla vecchiaia avendone cura
Vecchia quanto la ragione è l'usanza
di ricambiare i genitori che ci han fatti
per diventare grandi ed educati,
soccorrendoli nel momento del bisogno
con la pietà , la gratitudine e la riconoscenza
che certo distingue gli umani dividendoli dai maiali .
Certo non malvagi da punzecchiarli con lo stilo d'altri tempi
Ogni uccello lascia il nido appena può, è naturale,
lo so, ma non so se accudira' mai i genitori.
Mesto è chi non ama il riso.
Sciocco chi ride senza motivo.
Bigotto è chi è più monarchico del re.
Deludente è il re che ci dà a intendere
che forse risorgerà per la gloria come un dio.
Voterò chi mi persuaderà con la sua ragione.
Con l'ombra dell'amico taciturno
vien quella dell'avversario, sposo di Mallena Sa Kikela
che parla bene e canta meglio con la malvasia di Bosa
che le massaie han cara e non manca tra i rosolii
con cui invitano i nipoti che le vanno a visitare
nei dì festivi e si mostrano rispettosi dei parenti
e per non recar disturbo bevono il liquore che merita il titolo
di ''perzenia'' inimitabile da farmacisti e alchimisti
La danza perfetta delle janas in fiore,
quelle di Farcana
le predilette che fan lieti i sogni di Predu Pilurzi
Anni di sapienza approdano a Protagora:
l'uomo è misura delle cose sue, come il bottegaio che conta,
misura e pesa, le cose e le nocciole di cui non può fare a meno.
Egli è quel signore che si arrangia a fare le cose belle
e durature come le vigne e i forni per cuocere il pane carasau,
l'ascia e la leppa, l'acquedotto e la fogna, la casa e la bara ,
il piffero di canna, i debiti, il tappo di sughero e l'atomica.
Infine egli è proprietario del suo corpo
e per quanto strambe, delle sue idee.
Ha avuto una mamma e ha rinunciato al padre
che non gli ha lasciato neppure i lacci delle scarpe.
Morirà come un'eremita senza aver mai visto una cella da certosino.
Mai fatto conto della vecchiaia.
Le sue notti non lasciano ricordi; se sazio di vino.
Chi beve vino dorme di più.
Senza essere mai triste come un americano che ha perso a carte.
Zigottu Zomaria, robusto nuotatore del Cedrino
con gli occhi azzurri come un ciclista nordico,
bettoliere in maniche di camicia, mangiatore di riso
e di anguille, inventore delle pesche mature nel rosso vino
che fa dormire fino al mattino e poi leggere subito il giornale
con le ultime dal tribunale e gli affissi mortuari;
chiudi il forno, dice a quello che mastica la pesca a bocca aperta,
che ti scappa il succo dell'arrosto; tzò tzò su porcu, continua.
Al circolo di Voltaire, con le pareti cariche di bottiglie di vino d'annata,
danno il vino come fanno in Corsica i francesi:
da un secchio di ghiaccio che riempie Zenia,
un tempo ragazzona di antichi costumi
che non ha mai visto un treno né di giorno né di notte.
Tutto pulito come una casa di sposini.
Nel giardino si beve vino e si vede il Monte
alle cui falde scorre il Cedrino.
I giovani alti e chiari fumano più degli anziani mori e bassi.
Gabinetto comodo e pulito come il cesso di casa che riflette il sole.
Così familiare che pare di stare al mare.
Zenia fa da mangiare a suon di musica d'organetto in piazza
e sogna di passeggiare al corso con Zomaria
che ciucia il vino per non ammalarsi;
mangiare un gelato seduta nella panchina del giardino
accanto all'ancora del monumento al marinaio battelliere
che caricava carbone a Orosei e pecore e legname.
Zenia non ha mai visto un treno né un veliero.
Diventa rossa a pensarci davanti ai fornelli pur col suo piglio sportivo.
Dio, quante cose si posson dire con le parole!
Può esservi giustizia nel mondo senza dover bombardare
il Vaticano, Manhattan, il Palazzo d'Inverno, il Nilo,
la Grande Muraglia, Tokio, il Gange, la Torre Eiffel
e quella di Londra, l'Everest, l'Amazzonia e la Terra del Fuoco,
il Giordano e il Cedrino? E l'Ellesponto?
E il Nuraghe Maggiore di Tiscali?
Oddio, un po' di onore e gloria anche al Primo Nuraghe
quello Minore di Sant'Ussula, sotto casa!
Che diamine! che si salvi nel suo Rifugio del Contone,
Predu Pilurzi, dove è nato. Perchè non a tutti
è dato morire nello stesso luogo della nascita.
I più noti bellimbusti corteggiano le famose fanciulle in fiore:
secondo i costumi degli avi e gli usi eterni dell’’amore.
Tra loro si annoverava PrededdhuPilurzi
il cosidetto Malispertau sulla piazza d’Ohiai B.
Nulla è meglio del battere e ribattere
del martello di Efesto sull'incudine
per distinguere la musica paesana
dal grido di guerra di Stentore
e del richiamo dell'arrotino sottocasa.
Batti se vuoi che ti sia aperta la porta di casa.
Sono i vecchi - con sguardi lucidi e parole chiare -
i lumi del passato, quando chi faceva bene le cose belle
già sapeva di dover mangiare per stare in piedi.
Chi ha più ampie spalle e gambe salde come un olivastro
porta più lontano i fardelli maggiori quanto una carretta,
se poi parla bene come un famoso avvocato
che ha l'armonia in bocca,
avrà un gran seguito fin dentro il paradiso
dove gli angeli della difesa percuotono le spalle
ai tartufi, formidabili scrocconi e parassiti. -
Fraluisi Lubrè saluta i pellegrini
Il plenipotenziario del re d'oriente, quando venne da noi,
incontrò i politici che contano nel popolo,
i repubblicani che si oppongono in nome del popolo,
incontrò i popolani migliori con ambizioni di leader
e disse loro che la bontà del re contava sui valorosi;
volle vedere anche gli invidiosi che non sopportano i benestanti
ma nessuno si presentò perchè non trovarono uno
che sapesse fare discorsi brevi senza ripetersi;
si, concisi e decisi a tagliar corto se il re non abdica
o perlomeno ripudia la moglie e disereda il primogenito:
il re può farlo. Se non lui chi?
Ora che la situazione è stabile
dall'alba del primo giorno e la galera è vuota
non c'è un disoccupato in piazza
e i parrocchiani sono immuni dal risentimento,
i poveri mangiano tre volte al giorno,
presciutto di Fonni e cacio di Gavoi anche di notte,
non c'è casa senza famiglia
e non c'è famiglia senza macchina
si vive a casa in pace per resistere uniti fuori
Missente Mamutone il gallo d'Irillai
volato via dalla cima del campanile d'Ohiai.
Sue le parole che seguono dette al vento:
Gesù, chi ha rubato i galli dai campanili di Santamaria?
Il vento, madame. Quello che non si vede prima dell'alba.
Signore, i nostri campanili non hanno galli.
Madame, io li ho visti crescere sulla cresta di Boelle il campanile
del rimprovero e di Merzioro il campanile dell'elogio:
i saldi campanili sulla facciata della cattedrale
uno bello come il milite ignoto
e l'altro brutto come Pilurzi il peccatore.
Strane le chiese di Ohiai Benimindhe: una dà le spalle al sole;
l'altra è sorvegliata a vista da due sentinelle.
Non è facile ai neonati riconoscere i genitori;
perciò la madre si tien stretto il figlio
e non l'abbandona in mezzo alla strada,
come suggeriscono le sregolate fatine di Farcana,
nelle notti di gennaio con la luna al telaio
a tessere nuove stelle per trapuntare il cielo.
Tolta la costante frequenza l'amicizia dirada e dilegua
L'alluce che con fare acrobatico
si succhiava Predu Pilurzi fino al decimo anno di vita,
a Osalla, nel golfo, tra il Cedrino e Gonone,
specialmente d'inverno, quando il Tirreno esercitava la sua tirannia
ma d'estate ogni vascello si zavorrava di baldanza
e dal Cedrino se ne andava verso il Tevere
gagliardo di gloria romana dei Cesari e dei Papi.
Missente Malispertau, timoniere, principe di Lollobe
che, sul vascello di Fraluisi, risaliva i corsi d'acqua
per avvelenare le sorgenti con la cicuta.
Col cugino Missente Mamutone,
il primo gallo a cantare dal pinnone della chiesa d'Irillai.
Missente, fuoruscito dalla colonia penale di Mamone
dove chiunque parli dice qualcosa a qualcuno che lo sta a sentire,
che si tratti d'affari, di consiglio d'amico o minaccia di danno.
Delle cose repentine e brusche la più gradevole è la morte,
era solito dire Bantoni Billellere, appassionato della vita
dei banditi dalla legge che non rispettavano,
lui stesso si pareva perseguitato dall'ingiustizia
e amico d'infanzia di Mimiu Moione
il più curioso barazelo del rione,
che aspettava le novità del giorno,
segnava le date che ogni anno si ripetono nel calendario
e usciva di casa ordinato come un carabiniere
che non beve vino in coppa ma in bicchieri
da sedici a litro e si chiede se lo stare
al mondo in divisa non sia solo fedeltà al re
Dae su ponte ‘e Gavoi
su dialu a ohis che ghettene
La diga di Mastrefe sul Cedrino dove usano saltare i malinconici,
i solitari, gli spretati, i vedovi astemi e inconsolabili,
i vecchi abbandonati, i disperati dell'amore,
del lavoro e dai buffi e non ultimi i cornuti.
Che importa chi viene al funerale se sei morto in pace?
E' forse diverso se il defunto è accompagnato alla tomba dai creditori?
Ci doveva tanto, gli scrivono i bettolieri sulla bara.
Mommoi è l'immagine che minaccia l’infanzia
Viene senza doni per sedare i bimbi buoni
È lo spettro ignoto della paura
Sconosciuta e spaventosa
Compagna mostruosa
della vita
Dicono i maestri di scuola che la storia
- a chi ha un po' di memoria -
insegna il quieto vivere.
Dicono in banca che tutte le cose hanno un valore
le belle cose toccano il celeste impero
e il sublime che è il metro per valutare il canto degli uccelli
con l’ugola addestrata dagli angeli ai gorgheggi aerei
dagli inizi del tempo nel passano infinito
Da un pò di tempo in qua mi sento obbligato
a fare solo quelle poche cose che mi fa piacere fare.
Mi sento un po come a suo tempo Lucifero
quando si ribellò a dio e rubò la luce del cielo
per farsi principe dell'inferno senza rodersi il fegato nel Caucaso.
Mi tengo a giusta e rispettosa distanza
dagli euforici salami in strada che han vinto alla lotteria:
siano altri a curiosare tra gli scalmanati;
così me ne stò in disparte anche da quei malinconici bamboloni
che salgono sulla rupe di Borbore con una corda in tasca
per appendersi come salami senza stadera
prima che la pioggia li trovi senza riparo.
Fossi sindaco bandirei le pene d'amore
e sorveglierei a vista la rocca di Borbore
che vadano a morire da un altra parte i bamboloni malinconici
questo ombroso canale sia riservato agli innamorati
con l'animo in fiore e felice e ai guardoni curiosi e devoti
e interdetto agli infelici cavalieri che non sanno scendere dal passato
e corre nel tempo dileguandosi impalpabile come l’aria.
Chi è migliore di me di me è anche più forte
e più bello e mi distanziera’ in tutto
e mi supererà senza gareggiare
e forse uguale sarà l’aciditÃ
che si versa nella latrina
che è il cesso femminile
che è proprio del genere elegante
Chi è ambidestro ha le braccia misurate
nel dare e nel prendere
gli avari pare che abbiano le braccia corte
è ai santi che i beni cascan dalle mani
e danno tutto quel che hanno
La natura ci fa, l’arte ti manipola e il tempo ci consuma
L’usignolo non canta per competere col gracchio e la rana
e la cicala e il grillo, lui canta per aver vinto la fame
gli altri strepitano per doverla in qualche affrontare.
Se santa è la vite sacro è l’ulivo
E il grano che è? Divino.
E il fico?
Delizia del mediterraneo.
E chi interpreta i sogni cos'è?
Un profeta mancato.
Tu sogni?
Non io, non li ricordo proprio
e se qualcosa mi rimane non mi appartiene
non mi riconosco come sono
non sono io quel che bazzica nei sogni
e non mi confonde il flusso delle cose
perché molto lascio correre verso il mare
Il tempo è l'unica cosa che non mi manca mai
e mi sorprende la confidenza che mi da
suo il calendario che ho del giorno e della notte
e un suo severo regalo, segnali, dice
e ne aspetto altri di simil valore
vedo mutevole il suo linguaggio vario come se stesso
oh, badate bene che rimane muto e nudo
come i pesci nel mare perché lui da la forma alle cose.
I delatori riferiscono, non visti, i loro sogni in questura.
Essi sorvegliano gli affari del mondo e non dormono
perchè i sogni confondono i loro impegni
di non mancare alle feste comandate
per origliare con fare distratto masticando lupini
nelle ribotte dove si mangia carne arrosto
e umide anguille dei Sargassi
e si beve vino tinto che macchia camicie e tovaglie
ma lacera i ricordi che poi rattoppa il delatore.
Chi alza il gomito non ama il racconto
di quel che combinato la sera precedente
che gli pare falso o perlomeno alterato
Il mio io è quello che non mi farebbe mai del male
solo perchè non può fare a meno di me
che lo conosco a fondo e pratico
con quanta indifferenza può fare a meno
di me sulla superficie della terra esposta al sole
e alla solita ora di Pechino adatta ai sonnambuli che non sanno sognare
col timore che i voraci volatili divorino i fichi maturi dell’Albero del nonno
-Chi ha fichi non dorme, diceva, è i fichi che avanzano li secchi la befana
mangiando per primi quelli in alto più vicini al sole
già beccati dai passeri leggeri come farfalle,
non litigiosi come me che mi inalbero per un nonnulla
come ortolani e giardinieri che li sparano a vista,
e li mangiano sui rami, di notte quando il guardiano dorme,
non li portano al mercato dove chi non urla non vende
-Comprate i fichi maturi e pregiati alle mogli gravide
che li mangiano avide evitando che le voglie
appaiano sugli omeri dei figli come tatuaggi da galera
Quell'altro io che delle volte pare mi coabiti come un instabile intruso
non si lamenta mai quando mi capita di bere qualche bicchiere di vino in più
con gli amici che da anni e anni son sempre simili a se stessi
e non parlano mai di inquilini identificabili
elogiano la bontà delle loro noci
che hanno sempre in tasca
nella ladra vicino al cuore
e offrirle agli amici
Le frenetiche novità portate alla svelta dal buon mattino
durano meno del primo caffè
e se qualcosa avanza fino all'ora di pranzo
ripete il solito coccodè della gallina zoppa
che cerca di scappare dalla padella sul fuoco
e non sa cos'altro dire se non che è già successo.
Prenderei in giro il mondo se solo potessi camuffarmi come vorrei.....
e non c'è scandalo, perchè non c'è bambino che non cerchi di ingannare la mamma
che l'ha fatto e lo sta ad allevà : niente scandalo perché l'inganno sostiene il mondo
Penso proprio che il Dio che sovrasta il nostro mucchio
abbia la forma del tempo: quella migliore
che possiamo immaginarci nel rispetto di entrambi
Null'altro diritto è sacro quanto la libertà di mangiare
qualcosa come agnelli che cominciano a pascolare
e i cardi spinosi spinosi del deserto
e la giustizia di digerire mattoni ben cotti
e anche i chiodi delle barche a vela
che sanno di ruggine spiritosa e di salsedine che tira il vino
Il gallo d'Irillai non canta quando la gallina ha fatto l'uovo
ma quando è giunto il giusto richiamo dell'antipolio.
Quando si parla di stelle, si parla di cose più grandi di noi
che misuriamo a distanza col metro degli occhi
contiamo con le dita e pesiamo il grammo con una mano
e nell'altra, si parla di cose più grandi del cielo e dell'inferno
più grandi dei campi di calcio e dei cessi del cacico
forse parliamo di cose davvero grandi
più grandi dell'oceano smisurato e del dolce Giordano
dove da piccoli giocavano i cugini e Battista
con la serietà che presagisce guai
battezzò Gesù nel nome del Dio degli innocenti.
Dio, quanto mi compiaccio del sogno del successo avuto
alla maratona di capodanno:tanto che da sveglio fatico
a persuadermi di essere arrivato dopo gli altri partiti dopo di me.
Trovo irresistibile lo specchio che esalta la mia figura
quando non ho nessuno al fianco e non mi vedo
più malfatto di Amedeo, ai miei occhi lo specchio
non conferma quel che qualcuno sottovoce dice
che io sembri a ben vedere, un lumacone
incompleto perchè mi mancano le corna.
Perciò mio babbo faticava assai
a tenermi sulle spalle come una massa flaccida
e informe come un sacco di grassello di calce d'Oliena.
Peccato che manchi la cresta
del primo gallo d'Irillai a ingentilire
il mio aspetto scampato alla fortuna.
Quanto a camminare poi, i più teneri diplomatici
trovano delle somiglianze con una gallina zoppa
che non sa dove deporre l'uovo;
perciò ridono di - Surbadore Tzoccau lo scalmanato
primo nome del gallo di casa che becca
proditoriamente Kikina Koffada la prima gallina
a far coccodè per malmenare il re
di sa marialodè, cantando la filastrocca:
Sor de sae Maria 'e Lodè
Pissian a terra e cacan su re
Il principe Amedeo, il nuovo Josto del mediterraneo,
era alto come un prealpino e guidava spavaldo sulla 131,
una delle tante macchine che si vedono nei giornali
e nei giorni feriali davanti alle poste e alle banche.
Amedeo aveva un enorme successo con le donne
e le portava tutte quante a ballare;
con lui è sempre festa, dicevano
e credevano in lui più che nel vangelo;
qualsiasi cosa dicesse, pendevano dalle sue labbra
perchè parlava bene, come un signore educato.
Amedeo, ripetevano, è così gentile
che vien voglia di baciarlo come un lecca lecca.
Le donne più in vista ne erano attratte tanto
che degli altri uomini si curavano meno della trinità .
Si fidavano di lui perchè le stimava tutte;
e tutte le avrebbe sposate per evitare malumori
e pettegolezzi; e non far torto ai comandamenti.
Lui per loro, era il più umile dei cristiani
venuti su dalla mite Baronia, da Orosei sul Cedrino
e sul Tirreno, perla d'oriente, terra delle più cattoliche,
dove la virtù ha salde radici cristiane
e i peccati del passato pagano sono una vaga rimembranza.
Ogni mio sogno di Donna Elene Murrisuttile
pare colta nel momento che l’illumina la luce.
Due o tre auto brillanti come nuove
si fermano davanti al colonnato del tempio del quartiere
è un gruppo di famiglia che deve battezzare un neonato
poi scompare in chiesa mentre il genitore di bell'aspetto
si ferma a parlare con un uomo scalzo e malandato,
accanto a una fontanella dove si lava i piedi
Buon'uomo, dice dandogli delle banconote,
anche io sono stato povero e ho sempre voluto bene
ai più poveri di me. Ora ho bisogno del suo aiuto,
se lei è cristiano. Vorrebbe essere il padrino di Nicola,
mio figlio primogenito? Per me va bene,
risponde intascando i soldi. È un bell'onore per uno come me,
povero, si, ma non ho mai giurato il falso.
Ho viaggiato parecchio, ho visto tanti posti deliziosi
e ho sentito tanta gente ambiziosa dire
che chi si spaventa muore prima che scada il tempo.
Devo farmi le scarpe per viaggiare ancora.
Non conosco la Tartaria né il Gennargentu e la Tolfa.
Dalla tasca dove ha messo i soldi
tira fuori uno spago con una pietra nera
Ho solo questo, il koco che fu di mio padre.
È un portafortuna che si usa donare ai figliocci.
Serve contro il malocchio. Preferivo una bussola, ma
mio padre era un postino e barbiere era il mio padrino
Okei. In ogni famiglia c'è sempre uno che ha più degli altri.
Sono certo che lei non ha nemici.
cosi vanno insieme a raggiungere il gruppo
in attesa davanti al battistero e sopraggiunge la madre
della creatura con una donna dipinta come un fiore
che stava inginocchiata al confessionale e pare una straniera
Signora, vuole essere così gentile da tenere
in braccio la mia creatura per battezzarla?
Ho fatto una promessa, sa, in un momento di bisogno.
Non è stata stuprata come me, per caso?
No, no. L'avrei ucciso.
La presenta al gruppo e al mendicante
con cui andranno via con le mani in spalla.
Il sacerdote celebra il battesimo
Che Iddio faccia di questa bella creatura
una felice persona di mondo, dice il prete
E preservi noi dal peccare, dicono a una voce gli astanti
I genitori si riprendono la creatura, salutano i mendicanti
e ognuno va per la sua strada
l’ospizio di O.B. dove gli ospiti
possono mirare l’orizzonte dei punti cardinali
La fantasia è madrina delle bugie senza battezzarle
poeti e profeti sono poi bugiardi scanzonati
ma noi siamo per la verità rivelata purché utile alla concordia
dire la verità in tribunale si è bersaglio di schioppo
sulla marmellata il bambino nega di averla mangiata
L'incuria per il bene comune rovina lo stato contemporaneo
delle cose belle e giuste e guasta le uova delle galline d'Ohiai.
Più di uno si fa merito d'aver mangiato gatti
avrei proprio voluto vederlo
mentre lo scannava e ne scuoiava la coda.
In tempo di guerra l'avrebbero promosso generale.
Di quelli che si vantano della disciplina militare
e sono li per dimostrare che con essa si può sopravvivere
Le mani servono per lavarsi e i piedi per camminare
adatti anche a calpestare l'uva e le vipere
diceva la strega del vicinato quando curiosava
nelle braghe dei ragazzini a stiracchiare pistolini
Dalla Sardegna mancano le orde dei lupi
chissà perchè gli han voltato le spalle.
Pare che anche i cani randagi se la passino male
tanto che neppure il tempo si riferisce a loro.
Eppure a guardarla e sentirla sotto i piedi
solida e salda pare la Sardegna.
Colpa del clima, diceva M.
Compensiamone con altre cricche
e con coraggio la mancanza
Un tempo - quando le donne ricamavano il corredo
e gli uomini si facevano una mariglia, una morra e un canto a tenore -
per combattere gli spaventi e il mal di denti
le femmine bevevano un goccio di rosolio fatto in casa
e i maschi, con un rametto di rosmarino nel taschino, un cicchetto d'acquardente
per aver la meglio sul singhiozzo spontaneo e sullo sbadiglio distratto
Nel mio paese chi non ha nulla da fare va per circoli in cerca di compari
così le donne rimaste sole in casa fan carbone dalle braci ardenti
Da noi si dice: chi non beve con gli amici
se ne sta a casa a infilzare fichi secchi d'Orosei
e far rosari da appendere in capo al letto
accanto alla sacra famiglia di gesù, giuseppe e maria;
quando le mogli han tempo ci aggiungono una mandorla sbucciata
Quel che sappiamo dei popoli barbari al tempo dei greci, lo sappiamo dai Greci;
quel che sappiamo dei popoli europei al tempo dei romani, lo sappiamo dai Romani;
se ne può dedurre che né barbari, né europei sapevano scrivere, né contare, pesare e misurare
L'eremita con i capelli corti si chiude nella sua cella
per il capriccio di carpire i segreti del suo Dio.
Egli pianifica secondo le sue esigenze,
sta a Dio esaudirlo o dissuaderlo.
Rimarrà malinconico come un maestro di scuola
deluso dai rimproveri che ha elargito
a futuri medici e avvocati, preti e mascalzoni
Basta appunto una capanna per vivere prossimi al Signore.
Meglio se la capanna sta nei giardini vaticani
dove son sempre in fiore le rose purpuree
che tanto piacciono ai cardinali.
La verità si distingue dalla menzogna perchè non puzza
di inganno e non ha bisogno di abbellimenti.
Incognita del famoso idillio nella libertà del cesso,
durante l'equinozio di primavera.
Il giusto peso sulla bilancia è riferito al prezzo
Ma è mai possibile che l’Iddio nel cielo si adiri come noi
e la madonna pianga come noi?
L’ingordo pensa solo a se e potendo
divorerebbe il mondo intero
senza timore di strozzarsi
Il solitario crede di fare a meno del mondo
a cui ha fatto conoscere i suoi vizi
e ora gli nega i suoi pregi da cui crede di dipendere
col pensare per conto proprio per esser libero.
Da giovane gli piaceva scrivere cartoline
viaggiava spesso nell'isola – con qualsiasi tempo -
passava le notti silenziose scegliendo le più belle
visitando gli amici isolati nei paesi lontani
e mangiavano di quella fregola con sardelle e arselle
che rendono bellicosi i commensali famelici come lupi
e piace tanto ai rattoppini che accorciano calzoni e gabbani
i sarti cuciono l'etichetta alla loro opera
come il marchio del demiurgo.
Così i calzolai dopo il lungo tirocinio di lavoro
imprimono sulla tomaia le loro credenziali.
Come l'olio quando scorre tra gli ingranaggi del tempo,
il Cedrino porta i difetti d'Ohiai a sciogliersi nel Tirreno
dove il Signore delle Acque invita marinai, pescatori e bagnanti
a sopportarsi a vicenda poiché ciascuno ha diritto al suo pezzo di mare.
Equipaggiato con atto notarile e carta d'identità in corso legale.
La tenera bugia è una cara figlia della menzogna
che scappa di casa con una fiaccola accesa per riscaldare l'animo del mondo:
Dicono che il tenero amore sia come il ferro alla calamita e la bussola al polo,
dicono che il tenero amore dòmi gli irrequieti
e susciti nel loro animo la confidenza con i carabinieros,
dicono che il tenero amore non si presti al commercio
e incuriosisca gli impiegati chiusi in ufficio come capponi,
dicono che il tenero amore resti sconosciuto ai bavosi,
e non abbia niente a che vedere con i lombi flaccidi,
dicono che il tenero amore rimanga all'erta in un secolo difettoso,
l'amore è tenero con chi paga come deve e serve come può,
l'amore è tenero con chi tiene a bada i leader,
l'amore dovrebbe esser tenero con gli amici che sorvegliano gli amici
che piangono dopo aver battuto le mogli a domicilio,
il tenero amore è libero solo nell'intimità ;
in piazza è timido e con facilità sbaglia la misura e la direzione dei suoi dardi.
La distanza della persona cara fa di un metro un chilometro.
A Irillai si presume che ogni straniero
abbia la saccoccia piena delle novità del bel mondo
Gli amici si scambiano servizi e favori,
i malfattori mutui piaceri,
i nemici si alimentano con sguardi odiosi
Al cielo dello stagno di Ohiai dove maturano le zucche
si addice l'azzurro
a quello d'Irillai si addice il bel tempo
e chi ha casa lungo il Cedrino
stende al sole lenzuola, asciugamani e canottiere
e le mutande della rossa giovinezza anche a Natale
Siamo tutti d'accordo che ciascuno viva del suo
il difficile è stabilire come e perchè è suo
quel che ha in più del molto che consuma
nella casa di una famiglia numerosa
che accoglie chiunque venga in visita
siccome il mondo è tondo e tutti si è di casa
ospiti tra ospiti, sotto lo sguardo sovrano
del Signore delle formule chimiche e nucleari.
Nulla mi eccita di quel che non mi è proprio
e non mi appartiene.
Chi guarda in se stesso vede la sua coscienza
nello specchio del mondo.
Undici nuovi biglietti strappò la mamma dal suo carnet
per i figli che dovevano assistere allo spettacolo del mondo:
un biglietto per ogni figlio e tre persero lo spettacolo prima di lei
che ne soffrì e li seguì dappresso senza che lo spettacolo si interrompesse.
L'uguaglianza è avvenuta a cose fatte.
Un tempo i padroni uccidevano i servi ribelli come un'atto dovuto.
Una follia. Dopo che i servi ebbero ucciso il primo padrone
sono cominciate le trattative tra le parti da pari a pari
per finire ad Auschwitz davanti alla pazzia.
Date fischietti ai bambini scampati alla morte
– ora che la mamma non pulisce più il loro naso
e non fa più mazzi di margherite -
e lasciate piangere i vecchi che nessuna nenia li addormenterà .
Nemmeno il vino di Marreri che non ha fior di muffa.
Chi ama il re giura in nome del suo onore
chi ama la regina la vorrebbe per madrina
chi ama la repubblica dovrebbe sapere
come essere onesto e dover fare
solo quanto si ha da consumare
Ho vissuto e vivo col mio popolo
che ha votato e vota un cacico
che da una parte appena può viola la legge
dall'altra si consuma nella stima
delle femmine della sua fazione.
Mi tocca vivere con la gente del cacico
che si loda lodando tutto quel che lo circonda.
E gli va bene con e senza l'aiuto di Dio
e l'ausilio dei poteri all'ombra del campanile.
Così sono i lestofanti al governo:
lusingano la plebe (che vota chi ha avventure giudiziarie)
e castigano i contribuenti che temono i carabinieri
fedeli al re e alla repubblica
e ai generali che difendono ogni sacro sepolcro
Chi ha conosciuto il vizio può conoscere la virtù.
Chi li vede in azione negli altri dovrebbe sapere
cosa scegliere se è in grado di distinguere.
Vorrei vivere per me stesso secondo la mia natura:
un idillio nella libertà del cesso
dietro il cespuglio durante il temporale.
Aperto un nuovo negozio al Corso:
assieme alle scarpe danno abbinate le calze.
Calza adatta alla scarpa, scarpa adatta al piede,
piede adatto al suolo, suolo adatto al mondo,
mondo adatto al cielo, cielo adatto a Dio,
Dio adatto all'uomo, l'uomo comodo adatto alla scarpa.
Quando mi vedo come sono non mi riconosco.
Sono naturalmente incline a cogliere un bel fiore
per donarlo a chi l'apprezza più di me.
Il decalogo è un buon recinto da cui evadere
per ricominciare da capo a vivere all'antica
sul lago nel bosco di Gusana dove l'erba è verde
tutto l'anno e non ospita trappole
e i rustici coltivano l'orto con passione
e i pastori cagliano il latte per interesse
e la sera si riuniscono al circolo di Diddinu Diddhone
dove gli emigranti di ritorno dal centro Europa
raccontano l'emozione che provano al prender
trote d'argento guizzanti sotto l'ultimo colpo di cesello:
finiranno nel piatto degli sposi golosi,
che festeggiano in riva al lago il titolo di consorti
per la vita giustificato da Dio in nome della libertÃ
che interviene nel corso caotico del destino:
essi intendono aggiungere novità al mondo
con un paio di bambini freschi e nuovi fatti in casa
per la sempre nuova avventura lungo i corsi d'acqua
che vanno al lago e concludere con un:
Vivo e quindi posso continuare a farlo.
Il destino nasce con Dio
ma non tocca il sole
che alla sua libertà ci tiene.
Il mondo è tondo ed è acquoso come un cocomero,
il resto, fino all'ultima stella, piena di sorprese
è una pianura infinita con tante zucche
diverse una dall'altra, e una dall'altra
si generano in cerca della zucca migliore.
Siccome eterna è la terra, eterno è chi ci abita.
Penso alla durata nel calendario dei cocci delle vongole
(quindi non delle ossa del pollo)
e ai nove mesi durante i quali
si formano le ossa dell'omuncolo nel ventre della madre
che un giorno avranno delle idee
di qualunque natura
che difficilmente dureranno come le conchiglie.
Penso che sia la mamma a far sentire al figlio
la pietà del mondo affinchè sia con lui clemente
Sento chi vedo
non mi è facile sentire chi è lontano
e non lo vedo
In questi ultimi tempi è aumentata la furbizia
in giro, per campagne e città , ovunque
trovi casa la tv e nell'aria fina che regge il volo
del passero con quel pigolio disteso
che pare annunci lo scoppio finale delle parti
delle cose intere e dei cornutacci
sempre innamorati delle mogli
che ne combinano di cotte e di crude
e a piedi e a cavallo
come dicono a Seuna dopo i balli di carnevale
Pilurzi con la sua andatura da allergico alle forbici
del barbiere che odora di lavanda e crema da barba
dalle mani molli come un petto di pollo,
Pilurzi capocoro dei mai sazi cantori a tenores
che non mancano di cantare dove c’è da mangiare
la vecchia grassa zoppa e mansueta pecora bollita
e senza donne che lamentano la frutta, Pilurzi,
agente agro-pastorale della Serra intatta e feconda
di cardi e rovi, sognava sempre una antica e grassa
campagna incolta e intonsa con un glorioso e caparbio pinnetu
(capanna di frasche secche cementate dall’acqua e dal sole)
che ha visto più solitudine (e mai una femmina) che non eroi
feriti nelle trincee e negli scontri campali,
dove pascolano le vacche dal mantello bruno
e a balzi sull’erba giocano i vitelli che odoran di latte
e d’intonso trifoglio innocente come Maria e Maddalena,
lui sul cavallo del mandriano che salta il rovo da fermo
come da maneggio o sulla jeep di cui si compiace,
color verde letame, l’allevatore che carica il mangime
che odora di nafta, con lo schioppo sulla destra del padrone
che controlla le messi e gli armenti,
lontano dalle donne che apprezzano solo i dipinti
con le date sul retro, come se la bellezza
avesse a che fare col tempo, sempre simile a se stesso,
e da un giorno all’altro la bellezza perdesse
il suo sublime valore, lui sogna e mal sopporta quando
il barbiere del quartiere gli sposta la testa come se fosse un manichino....
Quando i patti lateranensi stabilirono la croce in aula
PeppAntoni si mise una fionda in tasca.
Chi mi impone di tener nota delle mie passioni?
Chi è che mi costringe a ricordare quel che ho fatto?
Dio, che c'entra Gesù e san Francesco
con la tortura della santa inquisizione
che faceva dire agli eretici
la confessione che voleva sentire…
L'oro più lucente e la pietra più brillante
saranno rubati per primi.
Nessuno ruba dolori e dispiaceri.
Nella legge del morire
(- a cui non si sottrae il piacere né il dolore-)
rientrano i forti e i deboli, i sani e i malati,
i sazi e gli assetati, i forti malati e i deboli sani e viceversa.
Così i dinoccolati e i saldi ma tozzi
si accordano sull'equilibrio di natura
(-chi ha di più dia e chi ha di meno prenda-)
e stipulano la regola sovrana
che protegge dalle angherie
mettendole in regola con le cose che contano di più
per cui :- Chi più si mette in mostra più si espone al ridicolo.
Non so perchè ma sento obbligatoria l'antipatia per il diavolo.
Forse perchè è inutile che passi di continuo davanti a casa mia
dove i fanfaroni che non hanno udienza al circolo
stanno a origliare alla mia porta
Molti miei vicini rientrano a casa
con l'assillo che almeno in famiglia
venga riconosciuta la loro autoritÃ
e non venga meno la stima della moglie in lui.
Così di notte sognano di essere immortali
e se il sonno viene a mancare
pensano alla loro nascita che li fa mortali
e ai limiti che pone il destino che mescola
di continuo le cose che ci riguardano.
Senza farla tanto lunga,
ognuno sa bene a cosa pensa
se di notte fa pipì più di una volta
e qualche goccia va sulle mutande,
a che tipo di malattia minacci la sua salute,
a cosa vada incontro che scalfisca la sua integrità ,
gli ponga quei dubbi che lo fanno disperare
fino a concludere che tutto è vano quando manca la salute.
Tutto è inutile quando non sei capace di evitare un grave malattia.
Che ci stai a fare nel mondo se non sai curarti?
Ah, come è imprevedibile il mondo,
dirà alla moglie al primo colpo di tosse della giornata.
E quante incognite, affermerà lei di rimando.
Di ogni idea è bello avere una semplice immagine.
Il tempo che scorre dal barbiere
si impernia conversando su quel che si dice in giro
sugli aspetti che assumono le parole dette sulla storia
la cui base vaga nel tempo
sulla memoria che cede smalto e luciditÃ
sulla pretesa di dir novità sul passato dell'umanitÃ
sulla verità degli affari testimoniati
sulle polemiche tra più versioni dello stesso fatto
sull'accordo col ricordo di altri che hanno autorità sul loro tempo
sulla pretesa del resoconto imparziale
sulla manomissione successiva
a una precedente manipolazione
che riconduce allo spirito totalitario di ogni tempo;
perciò sotto i ferri del barbiere mi addormento
perchè trovo difficile che un'intuizione attuale
non trovi conferma nel passato che ha visto un po' di tutto
Ricordati che le medicine son fatte per essere prese
quando non si può farne a meno
Dalle cose sacre distinguerò le profane.
Prendeva ogni mattina la medicina
come per avere la certezza di passare il giorno vivo
sereno e tranquillo come il prefetto
di una lontana provincia marinara
che sa parlare in pubblico
dopo averne discusso in famiglia
e prima ancora con se stesso
a cui riservava il giudizio finale
per certi versi era come il cacico
che sembrava Dio vivo sulla sua terra
quando rivelò a Mosè il suo decalogo
senza aggiungere altro sulla grazia
e sulla predestinazione
né sullo stato aldilà delle cose.
Le vergini janas di Farcana salutano
come fanciulle in fiore, con entrambe le mani
le lontane e caritatevoli dame di Orune.
Il Presidente vuole che ogni mezzo onesto
sia buono e serva per trarne un'utile
così ha deciso che sia perlomeno singolare
colui che rifiuta l'uso dell'utile.
Politica è il rapporto dei cittadini con la legge
fondamentale per garantire libertà giustizia
economia è il produrre e consumare per vivere meglio
politica estera è il rapporto di convivenza con gli stati
la difesa è la forza della legge e tutela dei confini
commercio è vendere e comprare, importare e esportare
la finanza è prestare per avere un tornaconto o arricchirsi in proprio
la finanza ha tratto dalla medaglia la moneta
che aveva bisogno di due facce:
una per dare e l'altra per avere
agricoltura, scuola, industria, trasporti, artigianato, sanità e previdenza
La ricchezza è la proprietà di un bene e il suo godimento
I cattivi son capaci dei servizi peggiori
più che rovesciare il latte sul tavolo
danno limoni e mandarini ai canarini
per far subbuglio in gabbia e allarmare i vicini
Bevete il vino di Marreri che non fa male ai piedi
almeno due bei bicchieri la sera
uno per piede per poter sognare
Con la maldicenza non si covano le uova
che con un pizzico di sale fa sapienti i pulcini
ma
è la lingua che offende e aizza alla zuffa
molto più di una grossa fetta di prosciutto
e di un'uovo al vincotto
perciò
date una patata bollente che da quiete agli spiritati
e una anche ai sedentari per scuoterli in pò
Il mio animo è composto da ciò che intuisco
intendo, immagino e mi sprona a fare.
Quel che mi faccio nessuno può farlo meglio di me
così in privato aggiorno il mio rango
per esser fedele ai miei giudizi
come le donne lo sono ai pizzi
Quel che sono lo devo ad altri
non foss'altro che come dirimpettai
in cui mi rispecchio, come il buon Cosimo
e miglior Damiano, che ho sempre davanti
uno all'altro come il giorno e la notte
Quando i fuori di testa si inalberano
sono gli innocenti innocui e indifesi
quelli che prenderanno più botte
e sul loro mucchio spareranno alla cieca
le forze imprevedibili della sovrana natura umana
Alle delibere del tiranno
non avrebbe creduto nemmeno lui
se fosse stato come i comuni mortali
Nessun neonato da queste parti
si è mai lamentato del paese d'Ohiai
dove gli è capitato di nascere
ignorando la vergogna
I sicari non pensano proprio
né temono che dopo aver compiuto l'ultima bravata
il prossimo bersaglio sia la loro persona
Quando qualcuno comincia a parlare
di custodia preventiva
qualcun'altro srotola già il filo spinato
A chi non piace comandare?
Forse agli alti dignitari dello Stato.
Un'elenco di fatti accaduti.
Aggredire una persona nella via maestra
lo si fa di solito col calar delle tenebre
adatta e familiare ai coraggiosi che vedono al buio
fino a risalire alla fine della notte
e del tempo che ci sfugge come i sogni belli
e i fichi maturi lassù in alto, dove c'è il cielo da scassinare
Rubare è un'arte; custodire il gregge un mestiere necessario
Le gioie adornano il collo delle belle donne;
ciascun paesano esalta le sue cipolle
i soldi non sono d'ingombro nei portafogli dei ricchi;
Dio, fa che i presciutti appesi all'aria d'Ohiai si rassodino
per donarli ai bisognosi che lo mangiano come i poveri
anche senza vino e con un tocco di cacio
se ne infischiano del cappone bollito
della cicoria e delle zucchine col tacchino
I soldi sono d'ingombro nelle tasche dei miseri
che usano il bancomat e lo negano alla mogli.
Quanti prepotenti conosciamo che farebbero di tutto
per sottomettere il mondo con qualche stratagemma?
L'inatteso ci disturba e ci confonde
o ci illumina perchè non ha precedenti.
Il consueto è fare e disfare
il solito magna e caga
ti stanchi di giorno e riposi la notte
una meraviglia nascere
una gioiosa pena vivere
l’unico peccato è morire
Da una situazione senza scampo
spunta l'incubo che vino e presciutto sian finiti
Il lavoro (o la stessa vita)
è quell’affare che rinsecchisce l'uomo
come un fico secco senza mandorlo
ne cacio da grattare sui maccheroni
La realtà ci tiene sull'avviso
che un qualcosa ci manca
anche se abbiamo i capelli lunghi
le unghie sporche e le scarpe comode e pagate
Le arance vanno spremute
perlomeno come i limoni
gli schiavi di un tempo
e le madri di famiglia
In tempi normali non ci si spaventa
quando fa buio, piove e tira vento
ma si mangia, si beve, si fotte
e si dorme alla grossa come Lazzaro
In tempi eccezionali si vede un po' dappertutto
un gran diavolo esperto in demolizioni
col cappello sulle ventitre e la coda tra le gambe
che i vecchi del Contone conoscono da sempre
e sempre l’han chiamato Missente Mamutone
che se ne sta aggrappato alla porta di casa
da quando era un bambino e pisciava sulla via
In nome di Dio decretarono che Dioniso
era smodato e portasse scompiglio
che Socrate trascurasse gli dei antichi
per i nuovi e che Gesù era addiritura
ostile al suo vecchio padre biblico
Donn'Elene Kulibianca
il giorno prima delle prime nozze
prova in pubblico l'abito nuziale
creato dalla Bionda di Monastir.
Psiche è il soffio vitale esalato dal morente. H.A.
Erma di Lucula di colui che morì senza saper piangere
sapendo di non poter evitare
la fine a cui la città lo condannò.
Siamo in possesso dell’esperienza del particolare,
e lo pensiamo presupponendo un’ignoto universale. K. Jaspers.
I superbi d'Irillai son così fieri e pieni di se
che non abbassano il petto nemmeno per respirare.
Nessuno di essi si dice soddisfatto della vita
fino a chè non è di fatto Priore di San Francesco
e cavalcare una mansueta giumenta con la moglie
mentre il primogenito davanti al corteo dei cavalieri
apre la strada verso la chiesa del Rosario
con, sul collo del purosangue della Jara
l'urna del buon santo che non si curava delle bandiere paesane
dei papi romani e dei guerrafondai in terrasanta
egli pensava solo a Gesù, uomo come lui e fors’anche maschio divino
Il malinconico è un tizio molesto con se stesso
Molesta è la mosca che ti svolazza attorno
perchè si adatta a ogni pietanza come noi
che ci abituiamo a ogni etÃ
e in casa molestiamo la massaia
in cucina diamo fastidio alla cuoca
e nella strizza del cesso
facciamo i malinconici malconci
sognando come la talpa il grembo materno
Dio e le Leggi perseguitano i Maligni
La stirpe dei santi delicati
li rende buoni con tutti
Nella tribù dei Malvagi nessuno si fa del male
Il Maligno insidia i buoni
Ma è buono con i cattivi
L’uva asprigna fa il vino
che gela il sangue nelle vene
tappa il naso e impasta la bocca
ti ghiaccia i piedi, indebolisce le gambe
piega i ginocchie surriscalda le orecchie
figurati come ti riduce il fegato
Sei nemico del sorcio perchè temi
che ti morda le orecchie
mentre i tuoi figli ridono nel sonno
Noi siamo le creature predilette da Dio
{Che abbiamo eletto Nostro Padre}
perchè malleabili da ogni età del tempo
è duttili in ogni circostanza climatica
Storia è quel che viene in capo al mondo
l'eccellenza, quel che è valso la pena aver vissuto
ed è degno di esser ricordato
quel che è accaduto col concorso di molti
uno migliore dell'altro
il fare mediocre affonda nell'oceano
e nessuno ricorda nessuno
mama, fiza e netha
Dove fare e patire ci han fatto mortali
la procreazione e il ricordo ci faranno immortali
come gli Accademici di Francia e di Creta
e gli amici del circolo di Zigottu
pur mediocri di statura
ma parsimoniosi come bottegai
pettegoli come giocatori di carte
e discreti bevitori del gagliardo chiaretto
che ben si associa all'agnello
coi carciofi e al pecorino arrosto
Ricordare è un passatempo piacevole
se puoi abbellirlo è ancora più gradevole
Le verità rivelate dagli oracoli prima dell'alba,
(tutto quel che emana dal Comandante dei generali in campo)
sono il vecchio colpo di fulmine che gli antichi dei scagliano sul mondo
(somma matematica di una circostanza energetica)
– dalla sera del primo giorno - a illuminare la mente
dei fratelli increduli e senza ricordi e dei dubbiosi
sordi ai richiami verbali dei genitori di render conto
all'altare delle sante reliquie che sono state vicino a Dio
e preservano l'unità dello stato comune a noi
e a tutti coloro che non si separano mai dal Socio numero Uno
Semina il grano, raccoglilo, macinalo, impastalo,
cuocilo col fuoco dei lampi se vuoi mangiare fresco
il pane quotidiano del sabato che i figli di Adamo Soggetto
fabbricano come oggetto per campare con lacrime e sudore,
prima che arrivi il vino, il miele e la marmellata
Tutto ebbe inizio la prima ora di un lunedì mattina,
da Prometeo Soggetto in grado di fabbricare
l'oggetto aratro per aprire la vasta terra
e deporvi il seme necessario al tesoro,
alla esperienza della memoria e allo sfarzo dell'intelletto
che può sbizzarrirsi nel cercare sempre quel che non si trova mai
Perciò i mendicanti in castigo, amano e temono il fulmine
che illumina la terra e cuoce il pane alla fiamma
del perduto amore, uno sfiorito amore che trova posto
nel vantaggio del buon uomo che teme la debolezza dell'altro
La galera è una punizione secolare
che accompagna l’ergastolano
all’eterna pena dell'inferno.
.
Pare che il Dio delle rivelazioni di un tempo
abbia assegnato a ciascuno
la giusta parte di tormenti e godimenti,
di amori frugali e vincite al lotto,
di scommesse perse e di sorrisi fugaci
Chi alza la voce si crede un re
che urla per non sentire
Mesudie i su contone
i sa corte 'e cumone.
La tranquillità è la femmina che allatta la creatura.
Altro che preti tibetani che non si lavano una mutanda.
Dio nella sua eccelsa bontÃ
ci vuole sempre sottomessi ai preti.
Il fatto che non mi piaccia giudicare
mi lascia indifferente al giudizio altrui
E dio disse ai credenti frementi di gioia
per poter coltivare la propria terra:
“crescete e moltiplicatevi”
e gli atei blasfemi e tormentati
ma lieti di essere vivi
e cogliere i frutti dalla pianta
udirono invece: zappate e consumate
zucche e ravanelle benedette da me
che vi ho tratto dal cielo vuoto
e dal nulla primigenio
che non so nemmeno io cosa sia.
L’interesse che tutti ci muove mira
innanzitutto a fuggire la sofferenza
a non patire il dolore
l’interesse nell’amare è star bene in coppia
l’interesse negli affetti è l’equitÃ
l’interesse nell’amicizia è il soccorso
nel momento del bisogno
insomma l’amico è quello che non ha difetti
e a te fa meno dispetti che alla moglie
Da come apre bocca si capisce
la libertà che il senno gli lascia di parlare.
Da come parla si capisce davvero
chiunque esso sia, se maleducato o garbato,
infame e stolto o onesto e sincero, equivoco
e ambiguo o chiaro e tondo, blasfemio o devoto,
pio o empio, grato o ingrato, riconoscente
o smemorato, cialtrone o gentile
da quel che dice si può capire se ti sfotte o e cordiale
Da come parla ciascuno dice quel che è
Ora mi succede che col dormir sodo
mi dimentichi chi io sia, se poi sogno
mi pare di essere un altro migliore di me
cosicchè, anche sveglio, raramente mi chiamo per nome
e mi riferisco a me col corto e breve: io sono
per tema che qualcuno sveli che non sono io
e sappia chi io davvero sia.
Ulisse disse il suo nome a Polifemo
perchè lo svelasse ai 4venti.
Le cerimonie a tavola palesano l’autorevolezza dell’ospite
che ricorda con la parola chi non si vede ma è presente
l’educazione dei commensali, la ritualità del servizio
la fama della cucina e della rinomata cantina
il garbo dei vicini che si guardan bene
dal mischiar l’acqua col vino
di chi siede alla destra
Chi entra in una stanza buia
cerca quella cosa che la illuminerà .
Bigotto è chi prende il dolce nella stanza da letto
e copre per pudore il sacro cuore di gesù
con un tovagliolo per non vederlo
sbadigliare con fare lascivo
sotto il lenzuolo
Come disse Erodoto: si deve dire quel che è.
Il denar è come un secondo sangue
Non mi fido delle illusioni
ma ho paura del dolore
I poeti parlano in proprio
i profeti annunciano il futuro
l’uno e l’altro danno voce all’oracolo
Ogni notte col buio o con la luna
la morte – che non conosce tempo, ne età -
ci viene a trovare, e a chi – sazio -
rutta nel sonno e sogna flatulenze
cambierà il foglio dell'agenda
e rimandato ai primi di novembre
a presenziare con gli altri della lista.
Tutto quel che riguarda il mondo è vero:
siamo tanti a vederlo,
in molti a sentirlo e toccarlo
e qualcuno perfino odorarlo.
Chi si allontana dal mondo
può perdersi nella palude
nel deserto e nell'oceano
in stazione sotto il treno
e nelle correnti d’aria
dell'aereo in volo.
Una radice dell'arcobaleno è nella Serra di Orune
l'altra nelle falde del Monte dove gocciola l'acqua
che ne sostiene i colori nel ponte della luce
Quel che agita il mondo è la pura veritÃ
che ci scuote quando le diamo le spalle.
Il mondo terracqueo è il mio unico mondo
da quando mi hanno battezzato e ne sono fiero
come il gallo lo è delle sue galline ovaiole
Solo il mio mondo mi da riparo
almeno quanto la luna per la certa presenza
e mi offre sicurezza tramite il Municipio
e i “responsabili” soddisfatti di essere stati eletti
per la fama e senza un'obolo di spesa
e gli impiegati scelti a sostenere il Comune
che crollerebbe senza il loro ausilio
al costo convenuto dal contratto collettivo:
poco più che una sicura elemosina
L'uomo è sempre quello del Nilo
che ha portato il lino nel Cedrino.
La donna cambia spesso condizione
ma è dal Nilo che porta sempre un bel limone.
Quando la nuorese aveva in squadra suoi paesani,
tutti annoverati tra gli eleganti eroi della domenica:
frogheri, mele, catte, decandia, conti,
dessolis, pintor, sanna, settanni, sotgiu, pittalis
Municipio d'Irillai sui cui scalini d'accesso usava riposare Zuanchinu E.Remitanu
primo sindaco del paese dopo l'Evo del Primo Nuraghe quando inventarono le uosa.
Il primo gennaio nasce a Irillai, Predu Pilari,
mentre il padre Pilurzi lavora alla galleria di Gonone.
Quando muore Zenia la mamma va a vivere con la nonna a Ohiai.
Appena può va a fare il barbiere al corso
dove si pettinano tutti i preti della diocesi
che conoscono intimamente Dio perchè l'han fatto.
Al decimo anno di apprendistato lo mandano al collegio di Lanusei
per tosare come Dio comanda il collo dei pedofili prima del capestro.
A maggio se ne va a Sassari dove impara e pettinarsi con la man gauche.
Dopo un mese riesce a fare su ogni nuca un cerchio perfetto.
Ottiene la licenza e può aprire una bottega di barbiere.
È arruolato nell'artiglieria di stanza a Galtellì
e conoscono la natura dell'anima cristiana.
Disegna le basette a tutta la guarnigione
comandata dal capitano Massiddha
alle dipendenze del barone Massariddhu.
Vi rimane fino a giugno quando se ne va a fare il bagno a Orosei
come fanno tutti i cattolici del vecchio Cedrino.
La notte del 24 giugno festa di san Giovanni
fa il sogno più lungo della sua vita
e giura di rinunciare ai porri nelle mani.
Durante l'estate viaggia in costa e a Olbia
incontra Kikina del Minimo per il massimo due posizioni.
La rade dove potrebbe farne a meno prima di rientrare a Ohiai.
Si stabilisce stabilmente a Irillai libero di fare barba e capelli.
Pilurzi il padre viene condannato
per aver visto per primo il mare di Gonone.
L'indomani ritratta e riottiene la libertÃ
di lavorare quel poco che serve per la quiete
che è poco meno del necessario.
Predu, il giorno del Redentore
dice la sua sulla caduta spontanea dei capelli.
Brevetta il metodo della rasatura della prima guancia con la man gauche.
La prima notte di settembre
mentre Hitler forza i cancelli della Polonia per verniciarli a casa,
Predu vorrebbe asportare con un solo colpo di rasoio
la più bella verruca che il padre ha in un fianco del naso.
Se ti azzardi di nuovo ti strappo quella virgola tra due punti,
gli dice il padre nel sogno.
Così inventò il pizzo: per fare senza pensare.
Il pizzo come la siepe copre la verruca.
I vecchi barbieri, Antonio Acconkau e Tomasu Obricau,
si oppongono al pizzo che non sia nel mento.
Circolano i primi schizzi dei pizzi di Predu Pilari.
Predu Pilari invia una lettera d'amore
alla figlia del primo barbiere di Nuoro
ad essere nominato priore di san Francesco,
con trecentotrentatre baci immacolati.
Predu lancia una scrimunatura traversale che suscita molte polemiche.
I vecchi barbieri d'Irillai del Pettine d'Osso
si dividono pro e contro le varianti Pilurzi-Pilari.
Il primo priore barbiere viene condannato al capestro per blasfemia.
Predu Pilari chiude il primo lunedì della settimana
anche se non sa cosa significa blasfemia.
Fa la questua di casa in casa
a nome primo priore barbiere di san Francesco:
a Fonni gli consigliano di respirare l'aria fina.
Alle sei del mattino del 17 gennaio taglia i capelli ai frati dei Martiri di Fonni.
Lo pagano con un prosciuttino da trechilietrecentotregrammi.
Lascia ogni amarezza nel chiostro muorendo repentinamente
con tre mandarini in tasca alle prime svolte della strada per Mamoiada.
Era molto giovane. Si congelerà subito e verrà raccolto dalla corriera
successiva sul far della notte e sarà tumulato
nel Promontorio d'Irillai tra il padre e la madre.
Ha così inizio l'Anno Primo del Terzo Nuraghe.
Dal lavoro verso l'utile necessario per non fare a meno di se.
Puoi zappare come si usa in Baronia;
o fare vasi e brocche come a Dorgali;
o fare i barbiere a Ohiai.
Dunque chi uccide vorrebbe essere ucciso?
Fai quel che vorresti fosse fatto a te.
Dunque chi uccide fa quel che vorrebbe fosse fatto a lui.
Chi perdona vorrebbe essere perdonato.
Chi tradisce vorrebbe le corna.
Mi pare che il tempo non passi
son io ad aver la certezza di averne perduto.
Quel che passa non lo riavrò più.
Forse non è mai stato mio.
Forse posso dire che miei erano i soldi
che ho dato in prestito senza interesse
e che finora non ho riavuto.
Chiunque faccia ombra può essere buono e cattivo.
Solo a chi sale sul patibolo si chiede una parola di commiato.
Ci va su a piedi nudi con un lenzuolo sottobraccio.
Chi si impicca a Borbore non ha una trave in casa.
Chiunque stia nell'ombra può essere violento e mite.
Non so chi abbia detto: domanda se vuoi ascoltare;
leggi se vuoi scrivere; parla se sai pensare.
L'uomo è l'intelligenza della natura.
Dio com'è bello pensare, parlare e scrivere!
Solo agli insonni galli d'Irillai che vivon bene prima di morire
e ai poeti che si lavan poco per non far perdere tempo al verso
è concesso vegliare la notte e aspettare l'alba
con la vivida stella del mattino che usa far lo sgambetto alla luna
Solo i pensierosi poeti si pettinan con la mano aperta
come faceva san Francesco prima di dir messa
e se ne infischiava delle tuniche di broccato come i poeti
che non saranno mai premiati
infischiandosene delle accademie dei re scandinavi
ai suddetti bonaccioni basta un sorso di vino dal fiasco
una braciola alla brace o un pezzo di cacio alla fiamma
per campare fino a morire in grazia di dio
l'anno che non matura mai e rimane sempre verde
come un acrobata sulla corda tesa
come un amore che ha la chiave dello scrigno misterioso
che contiene il segreto del tempo lungo e breve
come uno sbadiglio e una capriola, uno starnuto e un sospiro:
l'angosciato respiro del moribondo a cui è valsa la pena vivere
e amare e non di rado mangiar prosciutto e agnello in umido
e bere il chiaro rosso che caccia via il singhiozzo
e l'aria fetida sostituisce con quella fine d'Ohiai B.
Pausa ora è pronuncia una dozzina di parole del dolce deca-logo:
Flora Fioripinta, edera, oleandro e olivastro,
le ghiande dell'ombroso leccio, la gentile e pungente ginestra,
il cisto fiorito e gentile, l'alloro, il mirto e il corbezzolo,
il ginepro e il rosmarino, la mora del gelso
e il rovo di Nannicoco, le castagne di Tonara,
il ficod'india, l'ombelico di venere, il timo d'altura
Ora silenzio se vuoi ricordare Zuanchinu primo sindaco di Ohiai,
di lui si parla, della sua famiglia e della sua corte.
Al primo canto del gallo di Gonone
Zuanchinu lanciò dallo scoglio l'esca nel mare
e udì la possente voce del Signore rivolta a tutti i pescatori presenti:
Vi ho dato quello che vi fa miei figli
affinchè non possiate fare a meno di pensare a me.
Perciò vi dico: non ingannate i miei pesciolini piccoli.
Un mirabile fumaiolo aveva l'antico forno a legna
dove le pie massaie d'Irillai cuocevano il pane carasau
all'epoca del Primo Nuraghe, Opera Prima di Zuanchinu E.Remitanu.
committente Kiskeddhu Korda.
Il secondo fumaiolo fu opera di Zomaria E.Remitanu sugli avanzi del Primo.
Davanti al murale del Kontone Ballaloi
opera collettiva dei dodici vecchi savi d'Irillai
significa la nascita dalla luce di Mariapica
attesa dalle pie donne del Kuzone: Zenia la levatrice
Manzela l'ostetrica, Kikina la maestra del buon parto.
Quella con la corona è la primavera.
Che il signore del firmamento l'abbia tra i suoi cari. Amen.
Dai di quel che hai per far posto a quel che non hai.
Dai quel che vuoi anche se non puoi.
Non dare quel che non puoi perchè non puoi dare quel che non hai.
dai di quel che hai perchè nessuno ti chiederà mai quel che non hai – e ti manca
Devi aver parte del senno comune per capire le cose del mondo.
Devi amare le parole per giocarci ( e, Dio, puoi ciò che vuoi).
Un'animo ben disposto fa sorridere l'uomo sulla croce col lenzuolo legato ai lombi.
Una fede troppo fervente induce alla moderazione.
Dalle delizie è esclusa l'angoscia del parto
e la malinconia dell'amore andato male
Tra le deliziose prestazioni del Nordamerica di Donn'Elène Pilicana
era compresa la mungitura delle Orfanelle con la pancia bianca
(pare che anche le monache che origliano alla porta
e le rane mangerecce abbiano la pancia bianca)
e tinte in faccia come madonne afflitte dal pianto
e si lasciano mungere come mucche mansuete
alla carezza del lattifero capezzolo di Lelia bontà divina!
Dio avrà fatto anche Giuda
ma la meraviglia compensa ogni diavoleria!
A te, mio fiore, domani, gli orecchini più belli di Orani!
Una magia, come dal cielo chiaro spuntano le stelle!
Mio bel fiore nato all'ombra dei vicoli d’Irillai!
Libero è il condannato che strappa al boia una notte di baldoria.
Libero è chi chiama la mamma ogni notte.
Libero è chi con un ciottolo, arresta l'ingranaggio del destino.
Libero è chi non ha cura di se.
Libero è chi ciuccia un ciottolo come un confetto.
Libero è chi ha barattato il senno con una magia malandata.
Libero è chi è liberale e non taccagno.
Libero è chi ha giovamento da quel che ad altri è nocivo.
La leppa
disse il presidente che sbucciava le patate con i denti
è una sorpresa della tecnica cattolica e isolana
perchè unisce l'acciaio raffinato al corno pregiato
e puoi tenerla in tasca nelle pieghe del moccichino
che accompagna qualsiasi pellegrino verso san Francesco a Lula
in marcia per la pace e la continuazione della vita umana sulla terra.
Abbasso l'atomica e la voglia di pace, quindi: viva la leppa che morir si deve.
Viva la tecnica della sorpresa proditoria e notturna.
Prima la guerra era degli eroi
ora è dei disertori e dei garzoni con la leppa
regalo degli accorti padrini di città e campagna.
La violenza ha a che vedere con la violenza in casa e in famiglia.
Gesù a Nazaret era un figlio obbediente e costumato
casto e casalingo, senza un'abito da cerimonia nell'armadio
che rifiutò l'invito al matrimonio di Innassiu Diskissiu
che voleva sposarsi con la leppa in tasca come fosse un gioiello orientale.
Quali colpe imputavano all'Unigenito Nazareno?
La volontà di disarmare l'esercito romano la notte pasquale.
Il gran padre inventava il sole
la gran madre impastava la terra
e il gran figlio perdonava i peccati.
Ma perchè la misericordia all'infame assassino?
Dio, c'è il profondo Tirreno
che allevia il mal di pancia con una pietra al collo.
Dirà : perdono voi che non mi avete perdonato.
Comprensibile che la moglie compiaccia le lusinghe del marito
ma è la madre che comprende le lusinghe dei figli.
Bisogna essere avveduti come le madri per capire chi dissimula dei figli.
I genitori sono i primi a sapere quel che i figli nascondono.
Bisogna conoscere lo spartito del creatore
per distinguere il carattere dei propri simili.
Finchè la simulazione regge ogni impostore pare onesto;
quando è scoperto si rivela un falsario maleducato.
Ai paesani, ai nobili e ai barbieri
amanti costanti delle tradizioni nostrane
per cui l’ospite era sacro
fosse ricco o povero e sano o malato
piace l'andirivieni da un posto all'altro
come il giorno e la notte:
figurati quanto sarebbe bello morire e ritornare
come emigrare in Francia e ritornare ricco
come un certosino, con un carossino alla sua destra
con la forbice per tosare il priore con la man gauche
prima della ribotta notturna, lontano
e aldisopra dei rumori del paese
dei padrenostri maschili e delle avemarie femminili
della bella stagione, dell'effimero dolore,
del fare e del disfare.
Non ci vuole senno né studio per parlar male della suocera
del governo e dei defunti che mancheranno la prossima stagione.
Ciascuno è sovrano del suo giudizio sul merito di chiunque.
Sull'altrui bisogno bisogna sospendere il giudizio.
Servi chi ha bisogno di te
ma non lasciarti servire
quando puoi farne a meno.
Ricambia il buono che ti danno
e sii saldo se ricevi il male:
come non fosse affar tuo.
Chi è buono e mite non si serve di lusinghe
né si adorna di gioie come una madonna
che da tanto ha smesso di piangere.
"Il logos è il discorso in cui le parole sono combinate
così da formare una frase che è munita di significato…
..le parole significanti in se stesse, e i pensieri si assomigliano“. H.Arendt
Fai i fatti tuoi, disse Plato
e la sua ombra, dalla porta di Theleme
aggiunse: poi fai quello che vuoi.
Preparazione alla gara di ballo in piazza
in occasione della festa del Salvatore a Samarialodè.
si riconoscono Zenia, il garofano rosso di Seuna
e Zomaria, il gatto nero d'Irillai.
Seduta, riposa e osserva, Kikina Karai la più bella d'Ohiai.
I vignaioli di Gonone offrono grappoli d'uva matura
ai bagnanti che nel pomeriggio si tuffano
e nuotano nell'acqua tiepida che sollecita i dubbi
sulla fedeltà coniugale per poi correre quando fa sera
alla processione del Salvatore del mondo
che cammina sull’acqua dolce.
Basta una scintilla ad attizzare gratis la speranza
Solo i folli chiedono quel che non possono ottenere.
Perciò non usano mai il telefono la domenica pomeriggio
e di notte vanno al gelido cesso nel sottoscala
con un plaid sulle spalle, per discutere da soli
dell'indifferenza delle stelle e del vicinato.
Noi siamo un cumulo di sensazioni vive
che tessono la tela dell'intelletto:
nelle trame lasche filtra la follia
e nei fitti orditi l'idiozia.
Gli artigiani hanno ragnatele ben fatte
se non perfette come le tovaglie del paradiso
invidiate dai lunatici dell'altra sponda.
Credo nel bene che va un pò come gli pare
il male non lo cerco, so che viene da solo e s’infila ...
Il male fa alla vita quel che il cancro fa al sole: un baffo.
Perciò la vita eterna continua….
Che fanno? perchè litigano?
Ah, gli intramontabili dissapori familiari.
La guerra in famiglia rovina la pace della casa:
alla lite tra moglie e marito i figli si schierano in campi avversi,
i vicini sentono odor di zuffa
e per l'argenteria si infilzano con forchette e forconi.
L'amore è la somma di uno + due = tre.
Tutto si svolge sulla terra a cominciare dalle battaglie d'amore
che risolve a suo favore il contenzioso con l'oscura e cieca morte:
l'amore che procrea rende indissolubile
l'eterno legame della vita col globo terracqueo.
Ai cornutones si addicono quelle femmine
che lo danno per un piatto di lenticchie
perciò ai maschi delle traviate spuntano le corna del vitello.
Scrisse per primo una lettera al pontefice
(aveva appena finito di leggere un libro giallo accanto al focolare)
e quando ricevette la risposta si esaltò tanto
da arruolarsi definitivamente in un corpo di volontari
che si proponeva di rabbonire i rabbiosi che scrivono
su commissione sui giornali della domenica,
contro quelle signore moderne che ingombrano
i marciapiedi con sorrisi di circostanza
e fanno aria con ventagli orientali ai passanti frettolosi
di godere quella brezza profumata d'estate
e di festa che tanto piace ai libertini
che mercanteggiano quel che con le mogli discutono
(non dirmi di no, cara; tu non chiedermelo)
come se si trattasse di una casseruola di rame
di cui non si può fare a meno in cucina.
Senza l'opera dell'artigiano il mondo sarebbe uno zoo.
La coscienza guida i ciechi in piazza
con gli altri che discutono della creazione
e degli artisti che nel raffigurare Dio
– che non ha bisogno di nulla (non di innocenti,
né crapuloni o musicisti, non dell'errore né della verità ,
tantomeno dei frutti della terra o di carne e pesce) -
non dimenticano di mettergli un mantello sulle spalle,
come di recente usavano doganieri e dazianti
nelle gelide notti di gennaio con luna piena
Opla!
Alla scoperta del mondo!
Probabilmente il solo abbigliamento di una persona
non farà che io dubiti di lei,
e difficilmente il suo linguaggio mi impedirà d’ascoltarlo,
ma una sua azione sconsiderata farà in modo
che io me ne stia ben lontano da lei.
I boriosi del Circolo dei Tranzilleri,
si servono di Dio, del denaro e delle armi,
per dominare il mondo dei cittadini
che rispettano le leggi, si confessano,
pagano le tasse e prendono le medicine
prescritte dal medico curante.
Fu per questo che Zuanchinu E.Remitanu,
costruì la sua casetta sulla sella del monte di Ohiai,
esposta ai venti contrari di settentrione e meridione
con i quali voleva stabilire accordi di convenienza
come si usa tra genti civili ed elementi del luogo
che più di una volta condizionano la stabilitÃ
psichica degli abitanti disorientati dal prevalere
del vento orientale su quello occidentale.
Zuanchinu E.R. Inventò l'equilibrio.
Qualcuno insinua che lo trovò.
Ad ogni modo sorse il paese e ben si vede:
ognuno sa quel che deve fare
da quel che fanno o non fanno i compaesani.
Delle gesta di Zuanchinu dirà a poco a poco il tempo.
Stabilito che fu il patto con gli elementi,
egli prese dimora sulla terra d'Ohiai
e fece il tetto della casa proprio in faccia
alla curiosa luna che quando gli pare
strizza l'occhio ai ciechi in poltrona
che passano il loro tempo da una mano all'altra
col ricordo dei costumi antichi,
quando il Capo imponeva il rispetto degli ospiti
che non mancavano nei balli in piazza
durante i matrimoni d'amore nel quartiere,
anche tra le tribù di Seuna e Irillai,
amiche di sempre, seppur concorrenti
con qualche screzio per le sale da ballo
– il garofano rosso dell'uno –
e il gatto nero dell'altro quartiere.
Senza il manufatto dell'artigiano o dell’industria
né il servo né il signore possono impiccarsi.
L'homo sapiens in una bottiglia del primo millennio,
trovata nel Rifugio del Cuzone:
Fraluisi l'idrocefalo nato per dire la verità .
La verità che sostiene la nostra vita
è inafferrabile come l'infilzare una verde oliva
con uno stecchino in fondo al buio mare.
Difficile come per l'ubriaco infilare
la chiave nella porta del vicino di casa.
Nulla è inutile di quel che passa per la mente:
come nessuna pietra lo è nel letto del ruscello
che canta soddisfatto nella discesa dalla foresta
di Farcana al bosco tenebroso di Borbore
la cui malia incanta i suicidi con la fretta di partire
dove si è accolti sempre con diplomatico affetto
sul manto rosso della magica porta.
Nell'archivio della vita
si trovano i particolari nascosti
delle cose vive.
L'unica cosa chi ci sia data di riuscire a fare
perfettamente è nascere di buon'ora e morire
a tempo debito quando manca la luce, hai perso il tram
e un temporale dei primordi impazza nella zona.
Contentiamoci del meglio che ci è offerto.
In nome di Dio l'uomo governa il mondo
che altrimenti sarebbe un globo terracqueo
senza arte ne parte
– con l'inestinguibile fuoco dell'Etna -
che vaga in cerca di quello scopo perduto
nella vita precedente a questa
quando i manicomi erano da inventare.
La vita è un punto di luce naturale
nel buio della notte eterna .
Dio ha inventato l'uomo di buona volontÃ
per aiutarlo nelle faccende che lo riguardano.
È si una coppia felice e fin'ora è l'uomo
che ne ha combinate di cotte e di crude
senza deludersi mai.
La vita è il prezzemolo che non si può estirpare
il sale che è sempre uguale.
Che gli avran fatto? Vatti a fidare delle donne.
I maschi in prima fila son quelli che le prendono per tutti.
Perchè ho fede nei miei pari vivo e rispetto le fasi lunari,
da cui viene l'energia per le manifatture artigiane
che soccorrono le necessità della vita in comune,
così piena di emozioni e passioni
e non manca di un vero amico per la pelle.
Tutto il superfluo il corpo lo rifiuta,
come un monoteista - dio di se stesso -
se ne infischia degli dei pagani.
Le baggianate dell'etere incantano come le sirene:
legatevi a una sedia del tinello, per sentirle e non crederle.
La candela di Cordelia sempre accesa nel cielo, è l'ultima a spegnersi.
Lear diede il regno in cambio di una tempesta
e abbandonò l'asciutta dimora per le lacrime del cielo
con la cura di un fanciullo si è perso per strada
e carponi al buio ritrovò Cordelia ancora tiepida
giunta per prima a indicargli la strada della volta celeste
dove ogni notte la luna col nuovo canto della civetta
cuce con le sue mani le nuove stelle al vasto telaio
del firmamento che tesse non vista di giorno
ce ne qualcuna più di ieri,
disse Lear al ragazzo che cantava:
Condisci l'insalata e servila alla gatta
si leccherà i baffi e russerà per veder lontano
sulla linea retta dello sguardo
oltre l'orizzonte dove abbondante si usa
l'olio al cibo affinchè sia saporito.
Gli affranti da Zigottu han dato l'ultima coppa
del vino di Marreri, alla moglie dell'unico
che ha saputo morire dicendo:
il chiaretto è finito, datemi la cicuta.
Gli attori sanno dire il vero e il falso
i politici sanno persuadere gli altri a crederli
gli avvocati sanno parlare sulla legge che condanna e assolve
i bottegai sanno vendere le scarpe comode, strette e a rate
i preti sanno parlar bene di Dio
e male del diavolo che nascosto pungola a far peggio
chi dice la verità sotto tortura soffre meno di chi mente
chi sa insegnare ha saputo apprendere che:
il giudizio assennato è figlio del giovane pregiudizio
così
il vago ricordo genera un ricordo preciso e il timore
che domani la Terra finirà di girare,
e io non son preparato all'evento
( ho biancheria da lavare)
perchè mi trovo fuori città in un isolato casolare di campagna
abbandonato dai contadini per le ville di Gonone
e se ne stanno li a pescare idoli di terracotta
seminati dai pagani ponzesi anni fa
quindi mi rimane una notte d'agonia
e il rimando alla prossima occasione
quindi vedremo domani come finirÃ
con i famosi corpi celesti che gravitano attorno a Dio
che ogni tanto invia un nuovo messio dalle lontane terre d'Oriente
– da Gerusalemme - e quando arriverà in Sardegna
avrà soldi in tasca da spendere e capitale da investire
l'ingegno che non si trova per strada,
la voglia di fare come precetto religioso,
lavorare per vivere in accordo col creato
e concludere l'opera a tempo debito,
poi dividere il guadagno come i fratelli
milanesi di tradizione industriale
Pensa a domani
e ricordati che ieri pensavi ad oggi.
E rimani a contatto col suolo.
Guardiamo da un'altra parte per vedere il sole
che scotta la pelle delle parti molli e delicate.
Se non sai chi sei, interroga gli indovini,
che interpretano il futuro con i suoni delle parole
"„Le parole portatrici di significato,
con gli esseri che pensano è proprio un‘impulso a parlare,
agli esseri che parlano è proprio un‘impulso a pensare..“hannah A.
Sono nato senza offesa
ho vissuto, credo, senza aver offeso
morirò, spero, senza offendermi.
Non so chi si ha preso la briga d'inventare Dio
per mettere timore ai malvagi
come Polifeno che non temeva Nessuno.
Coloro che credono nel Presidente
contano di stare già al suo fianco
con l'edizione aggiornata delle verità rivelate
che quando son furiose si mettono di traverso in gola.
Quelli che non temono la punizione di Dio
figurati se temono quelli che con una virgola
possono assolverti.
Nella Repubblica Plato fonda la città ideale
sulla divisione del lavoro e la comunione dei beni
e ne bandisce i poeti essendo inutili.
Il primo a destra ha combattuto gli ottomani
nelle sabbie libiche; è stato un mese a Marsiglia;
ha preso parte alla grande guerra dal '15 al '18,
premiato con la medaglia di cavaliere di Vittorio Veneto:
un eroe comune, padre come tanti e un ottimo vignaiolo.
Che Dio lo tenga alla sua destra. Degli altri non so;
uno - i suoi - lo spacciano per nobile;
l'altro si vede bene che fuma il toscano, e ha avuto
solo figlie femmine e tutte piuttosto delicate.
Amen.
Dimentica quello che eri e ricordati quello che sei.
Devo avere le mani libere per cadere
da quando mi manca lei che prendendomi per mano
mi sollecitava ad andar tai tai fin sulla porta
della strada dove la gente va e viene
senza chiederti mai come stai
e, se vivi ancora, come mai
Sono stato a scuola
per aggiungere didascalie alle foto
che mi sorprendono
e mi danno un'idea della storia
La natura ci ha fatto animali
l'intelligenza (che non so cosa sia), dicono, ci fa umani
perciò andiamo a zig zag e ogni tanto ci pentiamo
e torniamo a Dio con timore quando il tempo sta per finire
e ci rivedremo a giudizio in tribunale
dopo una vita senza aver avuto a che fare con la giustizia
e senza aver mai parlato con un avvocato famoso.
Chi sa, parli e dica la veritÃ
chi non sa taccia e gli scettici in cantina
a far baldoria con presciutto di Fonni
il cacio di Gavoi e chiaretto del Mandrolisai.
Non sapremo mai perchè le forze indefinite che muovono le cose
hanno voluto darci la possibilità di vivere sani e contenti
e avere immutata nel tempo tanta stima di noi
che in più di un'occasione avremmo meritato la galera a vita
con il pagamento delle spese processuali:
insomma, nessuna forza chiaroscura ci dirà perchè il mondo esiste
e noi con lui. Intanto nessuno ci salva dal dispiacere
di dover morire prima del tempo
nonostante gli impegni presi; punto.
Nessuno può farci nulla, a qualunque confessione appartenga.
Poi.
Sono molti di più quelli che si abbreviano la vita
nella rocca del canale di Borbore
che non quelli che hanno scampato la morte
a tempo scaduto.
Cogliere l'immagine non reca danni
nel tempo l'esperienza ridesta l'immagine
quel che vedo con gli occhi
devo dirlo con la bocca
e scriverlo con le mani
e sentirlo con le orecchie
è l'immagine che si colloca nella memoria
che ne fa il grimaldello dei ricordi
a cui attingono a piene mani per l'occasione
gli sfaccendati del Cedrino
(lungo il fiume si trovano i numeri adatti allo zero
e servono al geometra per misurare il terreno
e contarlo, ma non pesarlo)
allevati nel villaggio circondato di gigli
che riempiono il campo fiorito
per le svagate innamorate che dopo il necessario
bramano il benessere che da tempo è di casa
nelle parti intime di Benetutti
dove in presenza della timida morte
si usa dire che la vita continua.... magari nell'aldilÃ
aggiungerebbe il defunto di circostanza
dal suo provvisorio rifugio nell'aldiquà .
Nemmeno gli angeli sono naturalmente fedeli e buoni
tanto che più d'uno si è dato al diavolo scellerato
che sfugge alla morte e della giustizia
sperimentale se ne infischia bellamente.
Avere un buon padrone è una fortuna
non averne alcuno è libertÃ
che ci sarà nel cielo che io non vedo?
I figli non voluti? No.
Il volto disteso delle mie donne
che risorgono con gli innegabili tratti
che riconosco, io, somigliante a loro.
Il nostro tesoro non luccica
ma ci guida negli sperduti sentieri del monte
che riflettono i sentieri tra le stellle
dove sovrana è la giustizia del villaggio
popolato da quell'insieme di persone
che si riconoscono nei pari diritti
e bevono al mattino il latte fresco
come l'assetato beve a mezzodì alla fontana
e il bracciante la sera un quarto di vino
dal divino bettoliere Zomaria Zigottu
Eterno è il ricordo
immortale il senno di colui che ricorda
e nel misto mangiare e bere vino
esprime la sua qualità migliore
di figlio generato per amore
con le sembianze proprie
del Primo Padre e dell'Ultima Madre
Il passato è un cammino verso il mare
con un vaso pieno di esperienza e di fatti pubblici
Il passato è antico come il dolore
perchè la gioia non ha tempo
ama le violette e le voci da ballo alle feste del paese.
Che conosciamo dei nostri antichi progenitori
i nuraghi, soldatini di metallo e le pelli ovine
per cui Cicero li chiamava “pelliti”
La vite si addice alle colline di Marreri, e l'olivo.
Il volo dell'astore sopra le greggi gli orti e i giardini di frutta
e il grano e la pace e l'amore alla fonte di Lucula,
dove nessun enigma resiste al corso della notte.
Nessuno è cittadino senza diritti.
Pare che debba ricredermi
e che ogni governo abbia diritto all'eminenza del sovrano
perchè compie azioni più grandi di lui:
infatti tratta cose serie come il fare e non vaghe come l'oziare
tratta della cosa pubblica e delle dichiarazioni di guerra
il governo virtuoso rispetta la legge e non umilia i leggeri
che han meno peso e mangiano di meno.
Poi ogni governo è bravo
perchè decifra l'immensità del creato a parità di bilancio
e dalla sua opera fa un'elogio e un'elegia.
Essere tra la folla
- dove ognuno ha la sua mania -
avvicina la follia.
Dio, come pare naturale morire
senza uno specchio preso in prestito!
Teniamo innanzitutto conto di quel che accade con gli altri
poi pensiamo a quanto accade tra noi
Il mondo è la sede comune di innocenti e colpevoli
di galeotti e bigotti, di uomini e donne che preferiscono parlare
e poi, se il Sindaco vuole, fare all'amore come l'amore comanda di fare
La matematica somma il tempo della vita
pesa il corpo e misura l'anima
calcola il peso dei motivi
misura le decisioni da prendere
e conta i casi di chi decide della sua esistenza
per esser libero e non schiavo di nulla e di nessuno.
ps. ad essa sono indifferenti le maschere funerarie
e le foto della salma, fatte per non perdere la faccia della morte.
Ogni bambino fa con la mamma
quel che non potrebbe fare con la furbizia degli adulti
che hanno nascosto lo zucchero nella cuccia del cane
che nega i bonbon ai bambini golosi
e disobbedienti ma di promettente autonomia
Man mano che la vecchiaia avanza
rinuncia alle cerimonie dove gli ottoni rimbombano nei cortili
e nelle piazze e il frastuono copre il ricordo delle esperienze passate.
Che i diplomatici siano cerimoniosi, l'afferro
trovo bello che tengano alle forme garbate i bottegai
che lo siano i religiosi, no, non lo capisco
dato che quando si guardano con rispetto attorno
e pensano alla natura delle cose
vedono all'opera uno spirito divino
che ci tiene alle cerimonie rituali sugli altari
dove si prostrano i maggiori riguardi a Dio
come compite riverenze al sovrano
e gli ossequi dovuti alla signoria
che ha inventato il creato.
Temo gli esagerati che hanno messo le streghe al rogo
E arrostito gli eretici come polli
E torturato gli atei
E castrato i fanciulli per cantare come fanciulle
E fatto gli impossibili miracoli
Temo gli esagerati amanti del lusso
che baciano la terra e per la terra uccidono
Come se Iddio l'avesse fatta solo per loro
convinti dalla durata della finzione che non muore mai!
Oddio quanto mi stanno antipatici gli Esagerati!
Magari potesse il diavolo portarseli via!
C'è sempre il rischio che uno sprovveduto come me
maneggiando il ferro rovente nella forgia del fabbro
finisca per cauterizzare la sua presunzione
di domare il fuoco eterno che da un pò di giorni arde nell'Etna
e arroventa l'incudine e il martello
e persino le tenaglie di Efesto, difettoso di gambe
La poesia fa affari con le anime pie
e Dio è il tranquillo notaio del contratto
capace di risolvere i tormenti dell'anima
egli non si stanca mai delle pratiche burocratiche
– per altri noiose - nè delle chiacchere dei poeti
sui dogma della fede.
I difetti che alloggiano nei nostri ripostigli
ci impediscono di volare ma, come la zavorra alla barca
ci tengono in piedi e saldi al suolo
a cui da molto tempo siamo costretti come ceppi.
Non so se Dio abbia fatto l'uomo per popolare la terra
o se ha fatto la terra per affidarla al padre di famiglia
che ogni estate se ne va al mare da sportivo
(col cane che nuota verso l'osso nascosto dal padrone)
e – come un celibe bohèmien - saziarsi di ghiozzi del Tirreno
muti dalla nascita come le stelle sopra il cielo di Orune
nate dal mare profondo e salato, che divide Terranova da Civitavecchia
Bello definire quel che comprendi delle cose
che ci appartengono come una dorata estate
sotto la pergola e bere il vino che sappia d'uva
matura e non asprigna portato per mondanità ,
dagli amici e dagli ospiti di passaggio che non hanno
saputo resistere al richiamo di quelli del Contone
d'Irillai dal sonno silenzioso che vestono camicie
di lino con calzoni di velluto e fustagno,
e versano da bere agli stranieri,
che per Giove era doveroso intrattenere.
D'ogni scuola quel che conta è il maestro
del paese dove vivi quel che vale è l'esperienza fatta
e chiunque può cogliere gli insegnamenti dell'uno
e dell'altro ascoltare i racconti e ricordarli.
Libero sia il tuo giudizio
e posato il senno nello stile d'Ohiai
che si affida alla fucina del maniscalco
per ferrare i cavalli di san Francesco.
Chiunque stia per perdere lo scettro
si fa, boccheggiando di colpo, conscio o ignorante
arrogante contro la variabilità del destino
che l'ha innalzato dal suolo a cui si è soggetti a cadere.
“Ogni interesse della mia ragione
(lo speculativo come quello pratico)
si concentra nelle tre ragioni seguenti:
Che cosa posso sapere?
Che cosa ho il dovere di fare?
Che cosa mi è lecito sperare?”
Kant
Leggi con piacere le parole scritte
che sono meno false delle parole dette
che solo in apparenza sono chiare
e nascondono molte insidie
anche se dette piano come fanno i maestri di dizione
e ripetono gli scolari quando stan comodi al cesso.
Ad ogni modo ragiona sempre
su quel che riguarda la tua presenza
tra gli onesti che dal vecchio senno
traggono il piacere di ragionare
e non lesinano gli inviti; quindi non dimenticare
che quel che sei e sai viene da lontano
da chi ti ha preceduto nelle faccende umane.
Osserva bene quel che devi fare
poi per l'adempimento del dovere
scavalca le montagne e cavalca le onde
conta sulla luna e le stelle come se a loro
dovessi render conto.
Sii onesto come la luna a gennaio
con il corvo del meridione che gracchia all'ora di pranzo
chiedendogli una manciata di briciole
e di essere clemente con la merla.
L’orizzonte è il luogo dell’uguaglianza
Rare son le perle che brillano
umili nella vetrina del mio animo.
Nulla è più prezioso dell’ organo
che assolve al suo compito e osserva la legge.
Nessun eccellenza: un polmone vale l'altro,
checchè ne dicano gli osservatori incaricati.
Dentro siamo tutti uguali e mediocri.
L'eccellenza è del sole in pompa magna.
L'unica qualità del mio animo
è starsene quieto in un cantuccio
e vedere lo sfarzo della vanità .
Un fegato non è diverso da centomila altri
figurati l'animo in trasparenza:
non sopporta la sua visione.
Badi ognuno al suo
il mio si serra come una chiocciola sazia:
senza chiave.
La natura del mio animo
è stare al mondo in modo discreto.
Non vuole che si sappia nulla di lui.
Tutto è dentro la scatola che ospita l'altare
con l'oracolo nel mezzo e familiari e domestici attorno
non conoscono uno scandalo
e ridono e ballano i dì di festa.
La gloria che intende è lasciarmi
un buon ricordo di quel che è stato.
Nella mia Baronia nessuno rivela i misteri dell'animo
si conoscono a vicenda
e barattano come una mano con l'altra.
Fin sulla porta di casa son tutt'uno
poi si dividono e si mostrano per il meglio
nudi, si stimano come il cuore stima il fegato
e la milza, che fanno vita ritirata.
Si serve di loro per le commissioni.
Egli, l'animo mio, chiude in se i buoni ricordi
nelle sue stanze tutto è chiaro come la luce del sole
quando si affaccia agli occhi che ha sulla fronte.
Poi, l'animo mio, non riesce a vedere selvatiche
le janas di Farcana che cavalcano le capre
e sono in combuta con le civette che nella notte buia
vedono le faccende del mondo e raccontano la storia
di Samuel Istoki che fu violento per le dolci ciglia dell'amore
col bel visino e le delicate narici
e il tenero collo da madonna
della neve concepita nella notte più lunga
di quell'anno dall'inizio smisurato.
Dio, la febbre che lo colse e lo trasse fuori di se,
tanto che la furia non risparmiò la sua ombra,
tanto temeva il giogo della galera.
Dicono che Samuel conobbe san Francesco
che trattava gli umili come i cortigiani trattano i principi
quando li accompagnano al cesso,
e fu da lui redento come san Paolo da Gesù e tutto quel che segue...
Tutto quel che di strano e straniero accade sulla terra
viene con i raggi perpendicolari del sole a mezzogiorno:
quelli dell'alba ci sfiorano;
quelli di mezzogiorno ci colgono in pieno a tavola;
quelli della sera sono innocui perchè diretti alla luna.
Mi servo delle parole che usava la mamma
nelle liti col consorte, quando il giorno
mi rovescia addosso qualcosa d'inatteso.
Idea è il modello che l‘artigiano ha in mente quando inizia l‘opera.h.a.
Non credo se non ciò che è verosimile
Per Montesquieu le leggi governano le azioni dei cittadini
e i costumi quelle degli uomini.
Mi è difficile fingere a me stesso
perchè più volte mi è successo di non credermi
4 novembre.
Dio, che leggi i miei pensieri e so chi sei
come Tu sai di me, i forsennati rasati e senza berretto
sono di nuovo liberi di agire come i cavalieri di san Francesco,
e se uno col grembiule nero alla moda si permette di rovinare
i funghi con l'aceto, la sorella pettegola del brav'uomo moribondo,
racconta come una comare litigiosa, che il congiunto spirò dicendo
tre volte: hi, how e dando le spalle al sole.
Che meraviglia! Come spuntano le margherite
al limite della foresta di Farcana! Dio, che han fatto di male
i funghi che chiedevano solo un po' d'olio e il sale della terra?
E quel poveretto che moriva in grazia di Dio
Signore dei Giardini della Bassa e Alta Baronia?
Oddio, portati via Bastianino mio coetaneo e mariolo del quartiere,
che nessuno ha mai visto soffiarsi il naso!
Di chi la morte porta via si deve tacere.
Quando mai lo sciocco lo capirà ? Chi?
Quelli che da Zigottu si fan merito di ricordare
a modo loro i fatti e le cose? O Dio misericordioso,
facciamo una colletta per difendere l'assassino!
Oh, si. Mettiamo l'avvocato migliore per difendere
Giuda Iscariota, il malinconico!
Si, facciamo il soldo con l'effige di Meleto.
Bello, il denaro delle spie. O Signore del Firmamento
che conosco poco, l'avvocato Mario Mastino è morto,
chi mi difenderà ora dai miei coetanei? Dai bugiardi?
Oh, arrangiati. E quelli che vantano la gloria dei padri
e dei suoceri? Il babbo mio sulla fertile riva di Marreri
faceva chiaretto il vino di Marreri, annacquandolo
(Se ne stava bono bono come don Ferrante
che vegliava la notte col canto della civetta
per non dover comandare né obbedire,
nel primo guado del Cedrino, a colorare i giorni
della luce più adatta alla Baronia
e al vino del Santo Spirito Immortale).
Dio mio e delle miriadi di stelle, non voglio morire
dimenticandomi di lui e del dottor Gabbale (immortale sia il suo ricordo),
che segui passo passo la paralisi della mia infanzia!
O mio Dio e dei monti del sud, davanti a Te stenderò
– io, amico dei sandali francescani - il più bel ricordo che ho di lui,
illuminato cavaliere della Polio e delle falde del Gennargentu!
Eppure l'incauto destino ha rovinato il figlio prima di me!
Ah, i miei collerici coetanei. I bugiardi da un po' di tempo,
vanno alla deriva con gli stupidi e i violenti
e non c'è più l'avvocato Mastino a difendermi da loro.
Dio, come farò senza Mario, l'avvocato dei 4mori?
Morto lui non ne nascerà un'altro uguale senza figli a carico.
Sapientoni e saccenti sanno cosa dico e ciò rientra nel loro diritto.
Oh bella; facciamo una colletta al collerico Mario Franco!
Che si paghi il buon avvocato, quello che,
nella tarda estate, fuma il sigaro più profumato del foro di Nuoro.
p.s. (nessuno guarda dove non si vede nulla,
come in una notte di nebbia senza luna
quando più vivo è il desiderio della carne)
Quelli del contone Ballaloi, fieri come i gigli del campo,
hanno fama di risolvere i contenziosi a cazzotti
e ove non bastino, a revolverate.
Perciò il buon avvocato è il durevole idolo della regione d'Ohiai.
Lo studio fa un buon avvocato e studioso era il grande Mario Mastino,
difensore delle stirpi ribelli alle leggi del Re.
A lui un grato e imperituro ricordo.
Amen e, scappelliamoci come nel miglior giorno di maggio,
senza malinconia.
L'abilità di chi come noi l'ha fatta franca con la guerra
consiste nel ripetere fedelmente quel che dicono i sapientoni
in tv, che, come le oche del Campidoglio
avvertono del pericolo in corso.
La religione è l’infanzia della ragione
Chi non desidera nulla ha già tutto
Penso che l'uomo primitivo
non avesse la preoccupazione di dover morire
poi venne l'uomo di buon senso
è per sua natura fu fertile e fecondo
poi si aggiunse il buon uomo capace di tutto,
anche di preparare le cose che domani lo seppelliranno.
Egli, a differenza dei pesci e degli uccelli,
è capace di fare molte più cose di quelle
che riuscirà a consumare: basta vedere le scarpe,
i pomodori pelati e le cartoline illustrate
che non riuscirà mai a spedire.
L'uomo comune ora non ha più bisogno di preti,
servi e schiavi, gli è sufficiente avere una macchina
che lavori per lui anche la notte di domenica
Della mia formidabile incapacità di fare
non so dire e mi stupisco di non esser buono
nemmeno a spegnere il fuoco nel camino
sono maldestro come un mancino con le unghie
lunghe e sporche e incapace di tagliarsele.
Tutta la mia abilità si riversa nel dormire
e sognare ogni notte anguille arrosto e trote
e li interpreto da me come voglia di leccornie
con o senza la sonnambula luna
che, da quando la conosco, non ha perso un etto
di peso e si veste degli stessi colori di sempre
e con gli stessi lunatici sorrisi di tanto tempo fa...
Ella, come me, ha di diritto il possesso
del proprio corpo e ne fa quel che gli pare
io a dormire e lei a vegliare sulla tenuta del mondo
È necessario lavorare per (-esser liberi di-) vivere
e per vivere senza lavorare si rischia la galera
L'arte comincia dove finisce il bisogno
a cui qualcuno di casa deve accudire
Riduci il necessario è
– se vivi di sola aria sarai più libero -
potrai volare come gli uccelli
che – nel nido - servono se stessi
Rinuncia ad essere utile a qualcosa
per essere più libero di pensare a te stesso
Ai piccoli di statura è più facile raccogliere i cocci
fanno i calzolai di quartiere, zoppi e gobbi
che passano la vita intera al banchetto
che è poi l'ultima immagine ad affacciarsi
al letto di morte dicendo: bambino,
di una preghiera a Gesù e non aver paura di morire
perchè avrai biscotti di farina, panna e miele
La persona battezzata, civile e moderna
a differenza di pesci e uccelli che
pur abbondando si mangiano a vicenda
ha abbandonato queste empie usanze
e produce una gran quantità di propri simili
da far invidia alla stessa natura prodigiosa
che desta meraviglia ogni istante del giorno.
Affinchè non muoia la giustizia nel mondo
sia sacrificato il Primo Agnello del Gregge
il Miglior Vitello dell'Armento
e il più Bel Maialetto del Branco.
Ohhh, poiché si parla di giustizia
che ciascuno abbia equa la razione del vino di Marreri.
Diamine, muoia il cacico di casa e i suoi sgherri
muoia di nuovo Giuda dietro Meleto
muoiano tutti i furfanti di Atene e Baronia
che poeti non sono nè garzoni di barbiere
ma, perdio, non perisca la Giustizia nel Mondo!
Le religioni col dogma sono come la Svizzera
col segreto bancario: ci vivono;
perciò gli evasori nazionali trovano confortevole
credere all’affidamento del decalogo nelle mani di Mosè
e all'ascensione al cielo di Gesù crocifisso
attratto dalle belle palle sospese in aria.
Nessuno disprezza i beni voluttuari che piacciono tanto
a quel cristiano eccezionale che è il cacico nazionale
che ama le cravatte che non lo strozzano
e le scarpe mai strette, passabilmente comode
e con i lacci di marca quando rappresenta
la Nazione come una soubrette.
Il paranoico è quel tizio che offre la sua protezione
ai vecchi e agli invalidi, ai bambini e alle bambine
e vuole portare a modo suo, la giustizia nel mondo.
È in qualche modo imparentato col vecchio domatore
di tori e cavalli addomesticandoli all'uso giornaliero:
giocarci, ucciderli e mangiarli.
Quelli che nascono con le orecchie a punta
hanno più acume nel cervello
perciò sono membri guida del consorzio dei moderati
nel bere e ordinati nel mangiare e sobri nel vestire
coerenti nelle conquiste civili e nelle scelte politiche.
La loro è la casa del decoro
dove evitano con cura le brutte figure.
Conoscono il galateo e il calendario
osservano i precetti e le feste nazionali
vegliano di notte per indagare il cielo ignoto
e le combinazioni astrali e carpire l'arcano
dei numeri che vincono al lotto
e all'alba l'annottano nel quaderno delle veritÃ
personali che durano almeno una fase lunare.
Per noi, paesani di Ohiai Benimindhe
Zuanchinu E.Remitanu, primo sindaco del primo nuraghe
non ha età : come le idee ragionevoli al senso comune
Cerco quella condizione di mezzo
che finisce tra fortuna e scalogna
la condizione felice che vorrebbe fermare
il tempo presente per i romantici e i galeotti;
ora e sempre fifa per i disastri.
Da molto tempo quel che elogio oggi
domani non vale una cica.
Il sereno di oggi scombussola il domani.
Oggi chi si vanta si inganna.
I ricchi stanno sotto i monti e vi si arrampicano come lucertole;
li vedevo dal mio paese sopra un piccolo lago
nato dallo sbarramento del Cedrino,
che un tempo dava la corrente alle anguille.
Ora i miei occhi al buio vedono debiti e pensieri malsani.
Sono come quelli della mente
che vedono al buio ma temono la luce.
Con loro disprezzo quel che non ho e mi manca.
Il vento dissolve quel che il tempo abbatte
se lasci le porte della città aperte come le finestre di casa:
sai che fanno i condomini?
Le scardinano.
I giovanotti incitano i vecchi con un:
dicci dei tuoi ricordi e ti staremo a sentire.
Abbiamo bisogno che qualcuno racconti la nostra storia.
Non vogliamo la verità : vogliamo che le tue parole siano credibili.
Dì la storia senza segreti.
Sii testimone oculare.
Dicci cosa ha reciso il passato da noi.
Hanno una storia i nuraghi?
Chi erano i nostri paesani? Come educavano i figli?
Conoscevano l'oro e la leppa?
Se hanno avuto nemici, dicci chi erano.
Conoscevano il denaro? E il timor di Dio?
Che leggi avevano? Com'erano messi con i dogma?
Sapevano contare, misurare e pesare?
Conoscevano l'anno e il secolo? Conoscevano la proprietà ?
A che addebitare la rottura tra loro e noi?
Cacciavano, allevavano, coltivavano?
Che dei avevano? E demoni? E guerre?
Dicci qualcosa del clima di quei tempi.
Che siamo senza nulla sulle spalle?
Dicci allora qualcosa sulla vecchia origine della vita;
non sul perchè ma sul come:
solleva il velo dell'antico mistero.
Era al buio la strada che ha condotto alla Persona?
Fa' un po' d'alchimia alla maniera dei vecchi preti evoluzionisti
del tipo: pesci, uccelli e uomini come se unico
ne sia stato il ceppo, dalla natura a dio;
o, altrimenti infischiatene e bevi vino dal fiasco
e passalo agli amici che sanno sorridere
e si ricordano di chi ha dato.
Quando si parla di Dio
volano gli eccezionali angeli con la passione delle novità :
Egli ha già deciso quel che senza il suo intervento
non sarebbe mai accaduto.
Forte della sua volontà , che faccia o no.
Il polpo un po prima dei tappeti del bagno si dotò di ventose
Anche dal fosso dell'albero sradicato
spunterà una nuova piantina
Mi meraviglia l'amore che mi ha fatto
senza il babbo e la mamma ligi alla lite
che sarebbe stato di me che pur debole
conservo il mondo senza pretese.
Non mi meraviglia che del neonato si dica:
è nato con onore o disonore
mi meraviglia che non si dica
quant'è bella ogni nascita.
Voglio proprio vedere lo stolto
che di due neonati in culla
scelga quello con più onore familiare
e l'altro senza evidenza illecito.
Il predicato attribuisce al soggetto le qualità appropriate.h.a.
Io devo studiare politica e guerra
perché i miei figli possano avere la libertÃ
di studiare matematica e filosofia.
I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia,
geografia, storia naturale e architettura navale, navigazione,
commercio e agricoltura per dare ai loro figli
il diritto di studiare pittura, poesia, musica, architettura,
scultura, l’arte dell’arazzo e della porcellana. J . adams
Il sole, per quanto lontano anche quando non si vede
è la cosa più concreta del nostro amato mondo.
Sostiene Pipiu Cacavele,
che fu massone di rito esoterico,
che Satana e quelli come lui
traditori di palazzo e seduttori d'orfanelle,
siano privi di sangue e coratella e dentro brucino
crepitando come siepi di lentisco a fine luglio
Ai teologi la verità del confessionale
e ai massoni la verità del piombo
della lenza e del compasso.
Togli la teologia dal mondo
è il mondo avrà bisogno di altri indumenti
o andrà nudo come i cani e i gatti
che dormono sotto i ponti del Cedrino
dove si ha timore di sonnecchiare
Ci raffiguriamo l'inferno ardente come l'officina di Vulcano;
ma anche il paradiso col suo gelo astrale
non deve essere poi accogliente
come il giardino di Arete e Alcinoo
con tutti i frutti di stagione gratis per tutti
Io sono mortale; ma noi siamo immortali.
Perchè dopo Gesù,
e con le Leggi sulla buona condotta,
c'è la possibilità della reincarnazione.
Predu Pilari, nato sulle fertili sponde del Cedrino
ricche di zucche, cetrioli e meloni
si sveglia ogni giorno in un angolo nascosto d'Ohiai
e, a differenza di tutti gli altri organismi viventi
sa quel che fa, come dovrebbe saperlo ogni cristiano
battezzato in Baronia, abituato dalla nascita
a vivere tra linee e cerchi, dove la linea più lunga
va dalla nascita alla morte con qualche giorno di lavoro
sul campo dove alla fine si cade e il cerchio più grande
è quello che permette al corpo di andare da oggi a domani
ripetendosi finchè può, mangiando e bevendo
come le libere galline nell'aia
e i ghiozzi sfaccendati del Tirreno
L'intenzione di chi fa poesia
è sempre di dire qualcosa di verosimile
Un segno, un suono, una forma, per quanto minimi e singolari,
possono essere la scintilla da cui scaturisce la veritÃ
dell'arte bella, che non ha nulla da scambiare
con l'autorità sacra e le verità rivelate da questo
trovatello a quell'altro messianico orfanello.
L’arte bella è nell’immagine del leggero cavalcare
del primo priore che ritorna dal Tempio di Gerusalemme
vittorioso, agli spazi aperti e fioriti di san Francesco di Lula.
Credeva che la sua malinconia fosse frutto d'un malinteso amore;
infatti Manzela Kul'è Roda la dava a intendere ad altri
e più cospicui partiti di Predu Pilurzi
che nell'affare aveva le stesse chance di Pinocchio
accanto al fuoco: prendere fuoco e bruciarsi
come un ceppo d'olivo al focolare
la sera del santo natale di tanti anni fa
quando la legna costava poco, l'olio si scambiava col vino
e assassini e guerre civili erano dietro l'angolo
L'ultima necessità della vita è morire.
La vita è bella, e se la morte è pena
per chi non vuole affrontarla è un tormento
.
Ai morti sull'altare del lavoro che è durato finora.
Alla loro gloria son rimaste le piramidi, i ponti e le cattedrali.
L'opera del lavoro fa la storia; alla sua memoria, dunque.
Fatica al corpo e opera dalle mani.
Partenone e Colosseo durano;
della casa del Re in via Roma 51 non c'è più traccia.
Fine del carcere: ben gli sta.
Alla colonia di Mamone i lestofanti che contemplano gli astri
e all'isola degli assassini quelli che si afferrano alla gola:
vivan tra loro e preghino gli dei, se ne hanno.
Si lavora per vivere e si consuma per lavorare:
si lavora il grano della terra per mangiarlo come maccheroni
e pizza non come lattughe, patate e ravanelli
La natura ti obbliga a uno sforzo per cogliere i suoi frutti
e goderteli in santa pace e quello sforzo necessario si chiama fatica
e lavoro ottenuti con la libertà di avere abbandonato il paradiso
dove si mangia a scrocco come gli uccelli
senza altra pena che obbedire come lacchè
all'arzillo Signore del regno dell'Amore Assoluto
creato a bella posta per Lui.
Ci si gioca la libertà per stare nel suo giardino fatato.
Oggetto principale del sacro è l'autorità ,
che non ha niente a che vedere con le scarpe strette
e la bellezza della verità .
Soggetto della bell’arte è San Francesco
oggetto col suo destriero
sui prati fioriti di Lula a primavera .
No, non far bella mostra di denti
davanti a una combriccola di sdentati
se non vuoi essere maledetto come la cornacchia
che vola e nidifica nei rari giardini vaticani.
Non manca il buon vino lungo le sponde del Cedrino
e compete col vino delle colline di Marreri
dove a valle sonnecchia il rio Lucula
che ospita l’anguilla gaia e guizzante
là dove si abbeverano i somari dei vecchi eretici
viandanti che l'attraversano lieti di aver sempre piena
di vino e di miele la scodella della vecchiaia
che ha giorni brevi, silenziosi e miti
qualche ciocco secco al focolare
e una collana di fichi secchi al capezzale
e sorridono alle gradevoli bugie
che – come quelle dette schiamazzando
in gioventù nel fatato bosco di Soloti –
contengono un po' di verità .
Picchia wendy, picchia col randello
picchia dove fa male
alle ginocchia wendy
alla rotula che fa piangere
ai denti che fan soffrire
sulle unghie il cui dolore fulmina
alle orecchie wendy
alle orecchie che senta più vicino il male
Parole con cui Donn'Elène murros de kariasa,
suggeriva il da fare, nel vedere e rivedere
la scena sulla scalinata di Shining.
Erodoto fu il primo ad aver la consapevolezza "di dire ciò che è".
Non so cosa sia la luce
né che corpo abbia il demonio maligno
se maschio o femmina della famiglia di Apollo
luminoso come il sole che brucia in eterno lecci e castagni
d'oriente e occidente e delle terre di sopra e di sotto
in gloria di Napoleone che incendiò l'Europa
per illuminare la sua figura...
Non so se la luce sia quel puro spirito della
leggenda che desterà i morti dell’anno in corso
Rapsodo è un rattoppino di parole dolci
che gli escono in bell’ordine dalla bocca
come quelle di Omero dalle cui labbra sgorgava il miele...
L'uomo in canottiera che corre nel canale di Farcana
e sbava come un disperato, resiste al gelo di gennaio
come il ficod'india difeso dalle sole spine dorate
Energia è ciò ch‘è in atto. h.arendt.
I preti che urlano per mandato divino come vecchi oratori,
si adornano come i galli alla monta che,
come chi non ha niente da fare dopo colazione,
pensano sempre all'assoluto.
Scrivono le loro cose a tarda notte in solitaria
con la luna mutevole e le stelle che se la godono
spensierate, brillando a destra e a manca.
Viso stanco e occhi spenti. Capelli corti corti
per fede in Dio e non perderli in giro davanti ai giudici.
Col mal di testa ciuccia un confetto e il sangue fluisce
come il Cedrino. Dio, com'è bello parlare con te!
In una gola del Cedrino vi convergono ogni anno
le anguille del Tirreno per fare i loro comodi.
Ghalu Ghalana con tre vivaci lentiggini,
l'ultima vergine d'Ohiai con l'amor di Dio
e il disprezzo del goffo diavolo
che amministra il dolore e la sofferenza.
Ricordo che arrossiva per nulla, nonostante
indossasse da diva il primo impermeabile di Nuoro:
nessuno stava meglio di lei col cappello
tra i banchi del mercato coperto a scegliere
verdura a foglie larghe e frutta di stagione
per i solitari dell'albergo che si fermano una notte.
Vanno via con le scarpe lucide e danno disdetta
al mondo tra una stazione e l'altra.
Muoiono in viaggio senza aver guadagnato nulla.
Come il fidanzato Gonario Ganosu
che si perse nel traghetto da Terranova a Civitavecchia.
La parola onestà è quella che dona di più a chi la usa.
Tutti siamo onesti; anche i malfattori lo dicono.
Non è l'onestà che mi manca, ma la velocità e la verità .
Chi è disonesto davanti alla morte? Il burlone che se ne beffa.
L'onestà non manca mai sulle labbra di chi giura sui figli.
L'onestà riempie la bocca di chi non l'ha con un boato da stadio.
È prezioso quel che è raro
o è prezioso quel che di cui non si può fare a meno?
Il lavoro fabbrica il nostro mondo come una casa in affitto
Cosa si intende per arte di vivere?
Comandare in casa propria.
Ciò che scardina il tempo e azzera l'opera d'arte
va messo da parte e con ciò intendo la bomba atomica
che se ne infischia della vita eterna e del curato misurato
che quando parla fa la voce grossa del Signore
e ha cura come di se stesso delle anime
che devono rendere conto a Gesù Bambino
unico al mondo a morire innocente.
Mangiare è vita, fichidindia e pesci crudi:
grandi arteficii della natura
quanto il Partenone lo è della capacità umana
che è in grado di innalzare qualcosa
in più di una forca alta tre metri
Fare qualcosa è sempre uscire fuori di noi e sostenerci
col cibo colto dall'albero “lavorato” che fa nostro il mondo.
Ciascun neonato trova un mondo già fatto
e lui contribuirà a modificarlo trovando una casa
dove non si mischiano i sapori
e chi si azzarda a farlo rischia il bastone
perchè uno è il sapore delle ciliegie
altro è il sapore dello yogurt di pecora.
Invece.
Nelle case signorili -sempre in ordine come il salotto -
tutti sono in linea e non manca mai la carne e la roba buona
il pane fresco e la servitù è devota, esperta e non ruba
mangia in piedi e non beve vino, non parla a sproposito
ascolta i discorsi a tavola, fa corrispondenza privata
come i padroni e pensa che la corruzione sia fuori casa
dove fumano placidi i ricchi che non pagano l'affitto
e i poveri nervosi che hanno in scadenza la locazione
Quando muore un Grande i piccoli piangono.
Giacomo il Galiziano, che nacque a fatica
trovò la città bell'è fatta
così come Gesù Bambino
– nato con parto naturale -
trovò Betlemme già costruita senza fatica.
E ne patì fino alla morte.
Chi varca i cancelli del cimitero si trova al bivio
del premio celeste e del castigo infernale.
Dicono che siano in molti a voler tirar dritto
come i pellegrini che vanno a piedi alla meta
della giusta legge sul controllo delle nascite e delle morti
Lo scopo finale della vita è conoscere
il perchè viviamo da tempo immemorabile.
Chi dice per amare e chi per lavorare
chi per non fare nulla e chi per non ingannare nessuno.
Sono stato fatto per intuire che al malato
vien fuori una vocina debole da moribondo
a cui il medico che lo cura proibisce l'andar su
e giù col peso che deve esser stabile
come vuole la sua arte che gli prescrive brodini di pernice.
Lo spirito, il mio spirito,
non ha la forma fisica che ci fa uguali
gambe, reni, orecchie, calli
ma ha la leggera leggiadria della libellula
che si posa non per dare ma per prendere
il calore e la luce del sole qualunque sia l'intensitÃ
e la velocità che le fa uniche nel Firmamento
dove Quantità e Qualità se ne stanno appaiate
sul davanzale del balcone.
Oh misera farfalla sola al mondo come il sogno
di un'orfano di madre interrotto dal padre…
La luna di gennaio dove tutto è perfetto:
osservata, servita e riverita dal promontorio d'Irillai.
Voglio che quel che faccio mi sia gradito come il sonnellino
che a volte vien fuori dalle pagine del libro
come una lusinga a chi dorme poco
in attesa della stella d'oriente che guarda a occidente
e annunzia col mattino il listino del mercato
mentre la sposa canta e fa il bucato...
Dio come dev'esser bello cantare come Demodoco
che non vede un palmo dal naso come il poeta Melchiorre
che rotolò dal promontorio di Macomer
Meschino è chi va appresso ai preti convinti
(convinti anche che il papa sia unico al mondo)
di essere il sale della terra e dopodomani
siano capaci di volare nel cielo
perchè scelti dal Signore come gli unici uccelli
a saperlo fare col canto del vento a favore.
Straordinario è vincere alla lotteria
e non comprarsi un mantello caldo
né un paio di polacchine alla moda di Gavoi
non farsi l'amante nel Nordamerica
né profumarsi per blandire la puzza degli odori
cittadini per cui ognuno concorre a modo suo
Dignità è fare a meno di quello che i ricchi buttano dalla finestra
come se fosse il fondo della gazzosa migliore del mercato.
Il mondo liquido: per quelli di Ohiai e Irillai
l'acqua della baia di Orosei è identica a quella del mare
di Bosa: salata una quanto l'altra
e solo in ciò sono in totale accordo
Essere ricco vuol dire avere da mangiare
più di quanto può digerire quel che non muore
mai come l'ingordigia e l'aviditÃ
Essere coraggioso è fare senza paura
quel che è necessario e possibile fare
come gustare una birra bionda e fresca
come le belle donne di Monastir fresche
come le rose che la fanno senza dolore nel patio.
Poi si aggiustano il seno e cantano un motto d'amore:
...al giardino fiorito s'appressava l'amico
entrare ti farò se un bacio mi darai... .
I balbuzienti fischiano con gli occhietti della lussuria
per non parlare d'amore dentro il Nordamerica
all'ora di punta. Tra tanti t'ho riconosciuto,
gli dirà lei che calzava scarpe numero 38.
Dio, che straordinario intuito,
avrebbe voluto rispondere lui fischiettando.
Il vascello che viene da Ponza allerta i Carcerieri di Gonone
imbottiti in divisa che spiano alle porte
con i catenacci della legge come cerberi in uniforme
domano l’uomo ai miasmi della galera
che sciolgono il condannato dal ceppo
ed egli si gratta dove la catena stringeva la gamba
anelli di metalli che annunciano la morte
e infatti lo giustiziano davanti alla moglie
che gli urla le ultime parole d’amore
e dopo l’esecuzione mettono il corpo in barca
allora lei salta in barca e rema
e invoca Dio che la sa lunga sul dolore
e gli chiede perchè dai sogni la musica è assente
il marito risorge e rema con la moglie e parla
Ho sognato di farmela addosso
come un passero tra le grinfie del gatto
sono i poeti a popolare i sogni e non i musici
e far poesia con le favole le cui prime parole
non convincono nessuno di quelli che stanno a sentire
perchè guardano il fondo del cielo dove tutto è silente
e vedono le infinite forme delle cose vere
già fatte e messe lì per contemplarle chi ne ha voglia....
“ La metafora coglie la perfetta somiglianza
di due cose totalmente dissimili.h.a.”
Non farò nulla per difendere la mia libertÃ
persa lei son perso io.
Tu intanto, sii cosciente delle tue possibilitÃ
e non mancherai del necessario.
E cerca di non esser triste tra gente allegra
non fare il gaio tra gli addolorati in cimitero
né il gallo tra le vedove.
Le persone migliorano ben poco col denaro
senza il quale tuttavia si vive male.
Col lavoro si fanno le strade e i ponti
ma senza denaro non si può giocare alla lotteria.
Cultura è amore del bello che dura nel tempo
non dell'opulenza che se non consumata
imputridisce come le bugie dette male.
Povera farfalla che non sa dove posarsi
chi la salva dalle trappole della natura
se non la divina provvidenza
che la trae dai tranelli del maligno?
Il primo della classe dubita di tutto
anche della madre che giura di averlo fatto lei
tratto vivo dalle sue viscere
ma lui ubita anche del suo posto in accademia
perchè non ricorda le doglie del parto.
Se alla festa non viene l’amor mio
al suo posto la peste sarà al mio fianco
non mi importa che brilli il sole
se tu non ridi
nè la marea m’importa
se tu non ridi
e baci non semini e raccogli
col benigno influsso della luna
delle stelle non mi curo
non della potenza divina
se tu non ridi
e moltiplichi d’amore il mio
delle croci non mi dò pena
e nemmeno dei cruenti sacrifici
se tu non ridi
e al seno di rosa bianca
e giglio di latte e neve
che l’amor poppa
libero di mietere i desideri
Così la dea aveva parlato, e poiché egli esitava,
circondandolo con le nivee braccia
lo riscalda in un tenero amplesso.
La ben nota fiamma d‘un tratto lo pervade,
l‘ardore consueto gli penetra le midolla
e corre per le ossa frementi.
Così, scaturita dal tuono corrusco,
una striscia di fuoco guizzante
brillando attraversa le nubi.
Ciò detto, la stringe nell‘atteso amplesso
e in grembo alla sposa
abbandona le membra a un placido sonno. Virgilio, eneide.
Chiunque apra bocca considerando che…
è meglio scrivere di quel che parla:
cerca di persuadere gli altri che c'è anche lui.
Bello! Bello che i nostri padri stiano nella stessa tomba
dopo aver succhiato il latte dalla stessa tetta!
Si chiamava donn'Elene quella femmina di bell'aspetto
che – senza arte oratoria - persuadeva i maschi d'Ohiai
all'amore senza dir parola e li indirizzava al Tempio
del Nordamerica a risolvere le vecchie questioni
che da tempo immemore agitano i cuori umani.
Dentro il Nordamerica ognuno difendeva la sua opinione
sulla qualità del vino in circolazione e ne garantiva la bontÃ
la genuinità , l'alta qualità e il basso prezzo
nonché la prodigalità del bettoliere Zomaria Zigottu
nel versarlo e segnarne il conto nel quaderno di Erasmo
che aveva valore legale come un bot emanato dallo stato vaticano
Quando - in generale - si parla di opera compiuta
si pensa a una creatura nata sana ai nove mesi compiuti
i veri specialisti in arte – in particolare - intendono opera compiuta
il primo canto del primo gallo nell'evo del primo nuraghe
poi il Mosè e la Scuola di Atene, i Persiani e l'Edipo
Il primo canto dell’usignolo all’aurora
l'Amleto e Guerra e Pace, il Flauto Magico e la Sagra della Primavera
e il primo tenore di pastori e contadini ubriachi di Ohiai Benimindhe
In occasione delle prime felici nozze di Zuanchinu E.Remitanu
con Maria sa Pica venuta su dal Tirreno nella prima deviazione a destra
del divino e maestoso Cedrino padre putativo delle salubri acque sarde
Segno grafico e parola si appartengono:
quello lo scrivi, l'altra la soffi.
Un soffio per quel che vedi,
un segno per quel che senti.
Di me parla solo mia moglie con Zenia Zigottu
se di te riferisce il giornale radio
sei famoso e non ti chiedono più chi sei e cosa fai.
A me pare di non essere utile a nulla:
infatti non so a cosa io possa servire
Sacro è quel che ha raggiunto il massimo della fama
e dileggia la misera critica:
se dubiti della Bibbia sei scemo
perchè Essa Rivela la creazione della miglior Opera di Dio;
e il Vangelo completa l'Indirizzo educando a stare nel mondo
con le Parabole di Gesù, figlio unigenito di Dio
che, nazareno circonciso, si è fatto carico del male nel mondo.
Oracoli, idoli e profeti, campioni, titani e fuoriclasse
vendono fumo perchè mostrano identiche le cose
che non lo sono e conducono tutto al loro Dio Successo.
Tolto l'intervento dei preti
Dio se ne infischia bellamente del mondo
degli uomini che misurano quello che fanno
affinchè le cose che hanno siano della loro misura:
e gli si adattino come la chioma al sole e il sorriso alla luna
Con i propri dubbi uno passa il tempo
non s'arricchisce.
Galu Galana, la sempre più bella vergine madre d'Irillai.
Il mondo è vario e bello perchè ognuno lo vede a modo suo
tutto il mondo è paese e tutti devono pagare le tasse
e ora si sa che i preti le tasse non le pagano
poiché la loro rettitudine finisce all'interno del portone della chiesa:
l'obolo è esentasse e chi ha, dia, chi non ha, abbia
in esso (nel mondo) si convive avendo in dote comune
il farsi capire e l'essere intesi e se uno ha a cuore Dio e lo Sport
un'altro si preoccupa del debito pubblico e privato
e se non vuole finire in mano ai cravattari
non deve spendere più di quel che ha
ovvero la copertura finanziaria per il pareggio di bilancio
fare il passo come può la gamba o contanti anticipati
o una garanzia per le rate, ancora: non spendere quel che non hai
spendi con oculatezza se ne hai
e risparmia di quel che hai come la boboroskina di Ohiai
Per l'allegoria una cosa può significarne anche un'altra:
il sovrano che con una pietra in mano nega la grazia
significa che il cuore del suo stato è rigido come il marmo
Le pie donne d'Irillai
come le Troiane che sapevano piangere i loro morti
si lamentano per far risorgere gli uccisi
dal cieco destino e dalla mano assassina e impunita
Si punisce perché non si può disfare ciò che è stato fatto, Nietzsche.
C'è della corruzione in giro che anticipa il giorno
e nessun ambiente ne è immune
e molti se ne stanno come ciechi alla finestra
mentre alla fine della notte
Cenerentola cade nello stagno
che riflette la luna come lo specchio di un antiquario
Ah, i galluresi sono convinti di essere maddalelini
che a loro volta si credono garibaldini di ritorno dall'America
perchè dormono col poncho, sognano di fare i prefetti di Provincia
e così insegnare ai figli a fare la capocchia al chiodo in fondo al magazzino.
Chi è sano e forte se ne infischia del maltempo
e di fare la chierica ai preti.
Sa farla anche il cuscino, dicono.
Ai ballerini sciancati che non sanno nuotare
uno sputo nella pozzanghera
pare una burrasca nel mar Tirreno.
Agli scellerati è propria la feroce zuffa;
come vendicarsi a calci d'un calcio d'asino alla greppia
e dar vino alle galline per aver fresco l'uovo del mattino
Il combattente va alla guerra fuori casa
col desiderio di vincerla e almeno non morire sul campo
come succede anche ai ruffiani temerari
sulla porta illuminata di una casa chiusa
dove gli avi in costume usavano sollazzarsi come manigoldi
altrimenti avrebbe fatto il giovane disertore in guerra
e generoso in pace e sparato sul caporale a riposo
e sul generale abile arruolato e bramoso di gloria
che vede in ogni ombra
un nemico d'infanzia da disprezzare e ammazzare
I pesisti d'Irillai affrontano
come i comuni avventurieri di ogni paese
quel che credono di sostenere con le proprie forze
Si è sempre detto che la guerra è un bel casino
adatta solo ai facinorosi che separano lo spirito dal corpo
come non fanno più nemmeno le bestie
lusingando questo alla boria e deprimendo la lucidità dell'altro
che di solito lo guida alla ragione, sa quel che si deve fare
pensa al domani, conosce quel che conviene e l'utile per tutti
mentre il corpo è capace di mangiarsi un maialetto da latte
un secchio di fichidindia, un'agnello rapito alla madre
e una doppia dozzina di pastarelle di giornata
e un bigoncio d'uva coi pampini dorati
Guerra giusta è solo quella intrapresa
contro l'invasore che ti vuole asservire.
Meglio un casino come il vecchio Nordamerica
che anche a chi non l'ha mai visto
pare di averlo visitato fin da bambino
quando per le belle signore
ci portava ogni giorno 5 litri di latte.
Presentata alla cittadinanza paesana la bionda di Monastir
appena sbarcata a Orosei, ingaggiata da Ziu Zua per il Nordamerica.
“ Analogia : bianco come il latte.h.a.”
Col ricordo delle mie donne la poesia
se esiste, mi verrà a trovare.
In memoria di quelle donne a cui devo quel che sono
la sola poesia mi rammenta le loro dolci e soavi sembianze
che se ne infischiano del tempo che tiene vive le offese.
La stella del nord veglia sulle loro lapidi
e i liberi eroi del mio tempo
i braccianti che dai campi di Marreri traggono il vino
siedono poi con la poesia al mio tavolo
e ciascuno dice fino in fondo la sua bugia.
Si dia lavoro ai poveri abituati alla fatica
si dia una bella, ingenua, giusta e igienica guerra
di conquista ai soldati che poltriscono in caserma
e un mal di pancia lungo un'anno si dia
a chi non paga le tasse ma si gode le strade
le scuole, gli ospedali e la pensione sociale.
Passano i giorni come le opinioni
le stagioni passano come le argomentazioni
e anche le passioni passano con gli anni.
Ah, dimenticavo che l'aspetto delle cose cambia più volte al mese.
Non so cosa sia quel che rimane; forse è la vita.
Quel grosso affare che ha più di due aspetti
per cui quando uno è pro l'altro è contro
e molti lo chiamano vivere.
Il Dio biblico incapace di fondare città distruggeva paesi.
Come inadatti a stare insieme sulla terra.
Come non si sopportano i vicini intolleranti.
Così ridotti a cumuli di macerie li lasciava in pace.
Lontano dai poderi, dalle messi, dalla vigne
e dagli Horti d'Irillai che non muoiono mai.
Il vagabondo è colui che non sa dove andare
e ozia come un'antico Dio che dorme sotto le quercie
e suona il piffero fino a sera
così, per sentirsi vivo tra le cose vive del creato.
Il prete è colui che quando non sa cosa dire
si riempie la bocca di Dio come se avessero le stesse responsabilità .
Il suo fine è autocelebrarsi come il più vicino a Dio.
Intimo, per cosi dire e depositario della sua fiducia.
Caspita! Come un toreador che nell'arena ha fiducia in se
come i barbieri nel Corso rettilineo
che corrono da oriente a occidente di Ohiai.
In fede: Bore Farranca
che delle cose vede gli angoli e i lati
e si fida più che altro dei suoi sensi.
Non ho idea di cosa sia il terrore
se non l'associo alle torture della Santa Inquisizione
al rogo e ai campi di concentramento e di sterminio
Sono contento di me quando anche gli altri lo sono
per avermi riconosciuto tra la folla d'inganni e illusioni
che costellano la realtà del giorno d'oggi
come forse è sempre stato.
Sono contento di essere nato libero
di andare da un punto qualsiasi a un'altro posto
qualunque del quartiere d'Irillai
dove chiunque può far politica e partecipare agli affari municipali
Così mi applaudo e forse mi nascondo qualcosa.
La mia sorte è quel che faccio nel mondo che va alla cieca
sulla scia dell'ignoto destino
maestro che infligge perdite e assegna vittorie
sulle orme della fanciulla allieva del caso
novizia della meraviglia che lo guida nel vecchio
e dolceamaro sentiero del piacevole dover vivere
alla giornata nel bar “Della Legna Verde”
dove chi beve a scrocco non paga mai
come, appunto, la legna verde che non arde mai .
Ho coscienza di me e mi mostro come credo di essere.
Una esibizione di successo di cui mi compiaccio:
poiché sono quel che si capisce di me
che tempo addietro, facevo coltelli
col manico del corno durato più del vecchio bue
per i traditori, da sospensioni d'acciaio dei camion Galisai.
Da operaio ho sempre rinnovato le illusioni
fino al crollo del muro di Berlino
sulla dittatura del proletariato come forma transitoria
di democrazia politica per l'assalto al paradiso
che tutte accoglie le vicende che scivolano insieme
sul dorso del fiume che impasta il destino dei mortali
e fermentare e lievitare come in uso per il pane e la brioche
e mangiarlo cotto oggi e non raffermo domani.
All'ombra del Vaticano vedo uomini agire con decisione
e interesse per lo spazio pubblico a cui Tertulliano rinunciava
per non dar le spalle a Dio invisibile fino al Tevere
che fluisce libero, spontaneo e indifferente fino al mare
Non pensavo che sarei stato riconosciuto
tra i malfattori al bando nelle capitali dei punti cardinali
poiché fin da giovane trafficavo al chiaro in piazza
degli affari oscuri di dei immortali e mortali comuni.
Quando nel bar “Delle Secche Frasche” apron bocca i migliori
sulle antiche, immutabili e note forme del vento
i mediocri tacciono dandosi all'arte
e i casalinghi incitano le mogli a far splendere l'argenteria
per aver la stima del vicinato che è piuttosto scettico
sulla durata dei leader che vogliono il nome scritto sul granito
affinchè duri almeno una settimana dopo la loro morte
solo perchè se ne infischiano dei posteri.
Quando i leader muoiono le madri confessano
che li avrebbero preferiti dettaglianti alimentari
e traessero profitto dalle merci rare
piuttosto che diventar famosi e recar caterve
di danni per durare un giorno in più.
I punti cardinali son quei luoghi immaginari
dove la nobiltà dei preti indica la via
dei martiri al martirio del sangue di Gerusalemme
Maria Marmaruzza nel maturo autunno
mostra il suo fiore più bello
per la pace del Contone Ballaloi.
“Io credo soltanto alle storie i cui testimoni
sono disposti a farsi sgozzare.” Pascal.
Osteria del Giglio Bianco dei campi di Marreri
con la pergola aperta al pubblico
che ne apprezza il vino.
''Quando la forza del vino è penetrata in noi,
le membra diventano pesanti, le gambe impedite vacillano,
la lingua s‘inceppa, la mente si smarrisce,
gli occhi si fanno vitrei; poi sono grida, singhiozzi, dispute.“Lucrezio.
Canto di Macoco Nannicoco.
Sempre lieta appari o primavera
ai profeti che non chiedono mai cibo
perchè sempre sazi di lardo, cacio e polenta
Lamento di Macoco sulla ringhiera della sua casa di Gonone:
- Ohijahijai, male er goi e peius er gai.
Nel mare della pro loco di Gonone muggisce
- ai turisti paganti - il bue marino.
Ai nostri morti mettiamo i migliori abiti di circostanza
perchè con quelli si presenteranno al cospetto dell'Ombra
lunga e cupa che li giudicherà dalla misura
e, se conformi all'occasione, andranno tra gli ultimi
o tra i primi arrivati.
Della povera anima – malvagia o no -
giudicherà la sua ombra piu' labile e piu' abile
Gesù, se purificarla prima dell'assegnazione
ad altri corpi nella perfetta lista d'attesa.
Bisogna ricordarsi di dare la dovuta offerta
agli studiosi che ci accompagnano alla fossa
pregando per noi meritevoli di una lunga pace
diamo qualcosa in anticipo onde evitare le dimenticanze
inevitabili in chi è affranto dal dolore rituale
Null'altro che Dio è l'archetipo
il modello primo che ci manca
il primo esemplare sconosciuto
l'uovo primordiale dellla prima gallina che ha cantato
l'idea del nonno del padre
la persona modello che marca il tempo
la mamma che invecchia prima
per aver fatto i figli che doveva al mondo
A diciott'anni l'uomo e a sedici la donna
prendono possesso della coscienza
degli antenati selvaggi e poi urbani come noantri
i nervi di prima erano transitori
ora contano quelli della maturitÃ
Diskissiu Macoco, vedovo
cultore del Rinascimento di Orane e Orune
ora si spulcia al sole
come usavano le premurose madri d'Ohlai B..
Dalle antiche case d'Ohiai non trapelerebbe mai la notizia
che i familiari accusino qualcuno di loro
di aver commesso uno sgarro alla legge
o alle persone del quartiere
persuasi com'erano che la famiglia fosse sacra
e che il giudizio finale spettasse a Dio.
L'inferno è sempre stato riservato agli assassini
(- che disprezzano la vita -
e l'hanno avuto come esempio e se ne infischiano
convinti di essere nati per alleggerire il mondo
non per peggiorarlo.
Il paradiso è stato promesso ai bambini
che – al soldo della mamma - non rubano
la marmellata della nonna
e si addormentano all'inizio della fiaba
quando arriva l'angelo mansueto
leccandosi con cura le dita.
Il premier, il sindaco e il capofamiglia
dovrebbero dare l'esempio di rettitudine
tenendo la loro ombra fuori da ogni sospetto.
Come una capra di Farcana
si ritrae dall'orlo del baratro di Gorropu.
Il vecchio Dio dei cristiani volle l'attuale geometria del cielo
e l'impose con veemenza agli antichi Dei pagani
che obbedirono come braccianti a giornata
incapaci di creare nuovi mondi
La poesia espone al mondo la vergogna incontenibile della sua miseria
(- sterminii e genocidi, sopprusi e angherie-)
di fronte la bellezza della vita, ornamento del quieto vivere
sazi di polenta e vino e qualche biscotto come in paradiso
Per quanto sia chiaro e forbito il suo linguaggio
non riesco a persuadermi che la natura
(-a cui anch’io appartengo-)
abbia sempre la ragione dalla sua parte.
Non capisco perchè non piova
quando il contadino e il pastore aspettano l’acqua
Per quanto dura sia la vita è l'unica che ci riguardi da vicino
e la sola su cui contare, affare che forse sfugge
al somarello, alla sardella e al l'aquila di Giove.
I moderni riferimenti all'antica e sempre felice Arcadia
(dove sorse la prima dinastia dei veri amici di gruppo)
sanno di vischio perchè si è attaccati al vecchio mito
in cui le donne più belle dei paesi esposti al sole
andavano appresso ai poeti poveri di averi
ma ricchi di sole parole mielate e indovinate
nella circostanza stagionale e d’inverno
arrostivano castagne accanto al fuoco
e uscivano solo non a far legna
ma al sentire il canto d’amore del fringuello
alla timida compagna che si spidocchiava nel nido
come usano le ancelle della natura sovrana
che non devono mancare al gran ballo
di corte voluto ogni anno dalla regina
Il demonio maligno è l'immagine del male
che ciascuno può compiere a dispetto dei suoi simili
nonostante le intemperie invernali.
Meglio saper contare e pesare e misurare
e leggere e scrivere e piangere e ridere
che non saper cantare e ballare e correre
e nuotare e, se sei capace di far tutto ciò
ti invidieranno tutti i santi;
se poi sai anche cucinare e stirare
vuol dire che sei simile e prossimo a Dio.
Per Cicerone la vita dopo la morte non è un articolo di fede, ma un’ipotesi etica.
Alla salute del buon vino
gran compagno del maschio che non sa ridere
che previene la bronchite alle vedove
dando tepore ai loro piedi per ben dormire
“Credevano i greci ai loro miti?”
Come noi crediamo ai nostri.
Quando la sera il sole ritorna stanco alla casa del padre
come l'anima alla dimora del Signore delle cose ben fatte
come Dio padre comanda ai vescovi e ai profeti
di far di grano il pane, di uva il vino e assennato il poeta
che beve alla comune caraffa degli assetati
e guardano a oriente dove il giorno sorge e si fa bello
con la luce del sole che riappare come il figlio radioso
del pittore che smercia sottocosto i dipinti del padre
Duae sunt vitae, activa et contemplativa-
Activa est in labore, contemplativa in requie-
Activa in publico, contemplativa in deserto-
Activa in necessitate proximi, contemplativa in visone dei-
- Ugo di San Vittore -
La pietà è quella cosa che ha bisogno di qualcuno
che la desti dal torpore del cuore:
qualcuno senza pietà , perciò la desta.
Che avranno a che fare costoro, con i santi del cielo?
chi aprirà per loro la prima porta del paradiso?
costoro cuociono la sabbia del deserto:
angeli che sapete volare, teneteli lontani dai bambini
che non sanno ancora contare
e al solo vederli hanno smesso di ridere e giocare.
È sempre tempo di diverbi quando i furbi e i malvagi
manipolano lo stato delle cose: prezzi in aumento
di frutta e verdura sui banchi del mercato all'aperto
aumento dei tassi d'interesse per i soldi
in circolazione tra i banchi del mercato coperto.
Piccola scala della disperazione:
i pazzi stanno bene solo con se stessi.
Al sole o all'ombra. Se salta loro il ticchio, cantano.
Si estasiano col Bolero di Ravel e sognano
il bolero sopra il seno palpitante delle gitane.
Alle spose si addice una perla rossa al posto giusto
e il bolerino bianco sotto il velo. Peldivenere.
Umide labbra profumate di carne viva.
Giglio di campo, accanto alla festa del priore.
Pregate per lui. Al porcetto arrosto si addice il ceppo di mirto.
Soffia nel flauto di canna.
Cavalli ferrati a Marreri dal morbido suolo.
Rossa lei sulla cavalla. Nera criniera sul manto rosso.
Moscerino nella pinna del naso.
Quanto fa male un calcio di cavallo?
Quanto un morso. Quanto un colpo di coda al moscone.
Tip tap del ferro sul granito. Picchio dello scalpellino.
Il pendolo del soggiorno.
Che possa durare quanto dura una stella.
Esce al mattino col suo calessino.
Senza cilindro né un soldo in tasca.
Il tuorlo del cielo si fa bianco a mezzogiorno.
Dio, il sole. La luna si consuma in triste solitudine
e fa le corna addolorata. La Madonna.
Triste esistenza la sua, della luna.
Magra Consolazione, la Madonna.
Rimbombo di spari, cacciatori in guerra col corno di caccia.
Fischia a lungo il piffero del merlo furibondo.
Occhio al tordo. Sulle liscie pietre di Lucula
gorgheggiava un tempo la massaia.
Alle lusinghe della festa sotto l'albero
segue la devozione al santo Francesco che caccia i dolori.
Canto del primo gallo d'Irillai, avverte il giorno che la notte è dura.
Pregate pellegrini. Qualcuno ha l'alito del beone.
Nomedidio. Nominedomine. Dioèilsuonome.
Voglio proprio vedere l'ordine che terrò fino alla fine
poiché credo di essere la fortezza del mio animo.
Il caso ha voluto che nascessi in mezzo all'isola
che sta nel mezzo tra l'Africa e l'Italia
e con la combinazione di un vecchio e duraturo amore
nato in un antico caffè del centro d'Irillai
dove i paesani che han visto il mare dalla nave
usano descrivere le novità del mondo all'oste Zigottu
che non è più entrato in chiesa dal giorno della cresima
per via dello schiaffo rituale.
Bello è ciò che desta meraviglia
e persuade a mantener la calma dei santi.
Vivo con poco perchè di poco bisogno
faccio qualcosa e non ho nulla da vendere
vorrei far rivivere vecchie cose trascurate, come per scusarmi
vado in giro per dare un tono alle giornate
poi me ne sto solo in attesa del nuovo che verrà :
sarei felice di avere un balcone con vista sul Redentore
sarei felice se fosse sempre estate
con i giorni tutti uguali e benedetti dalla Madonna
fermenta il pane, il cacio e il vino
Famiglie in armonia e bambini felici
se ne infischiano degli snob di palazzo.
Leggono libri in inglese e passeggiano nel parco
di Soloti tra piante esotiche e caffè all'aperto
bancarelle e pensioni dove gli ospiti son tutelati
dai santi del calendario contrari a fumare in camera da letto
La pacifica colomba della pace casalinga
è lo spirito santo con la voglia di viaggiare
che non manca da Roma in via della conciliazione
nella notte con la luna d'argento che accoglie i senza letto
che sorridono di lei perchè nasconde sempre l'altra faccia
come se custodisse il segreto delle fate montane
che nei tronchi cavi di Farcana nascondono i loro scrigni
pieni di zanne di cinghiale, corna di capra e cambiali protestate.
Dopo aver ucciso un giovane come lui,
il padre volle mandarlo in un conservatorio
a lucidare ottoni lontano dai mastini della vendetta
che però si accanirono contro la sua persona dilaniandola
in un bar del centro nell'austero giorno dei morti:
così i padri pagano le colpe dei figli.
Il vino esalta gli infelici che al dunque
trovano necessario gustarlo lontano dagli attaccabrighe.
Quel che il cacico tocca, lo infetta:
anche le nuove barzellette sporche
e le uova fresche di giornata.
Non è un vizio bere vino:
non sopportarlo e non farne a meno
è un vizio.
Malediva e minacciava in latino e non lo capivano
sembravano formule magiche, perciò lo bastonavano.
Quello che si mischiava nelle risse
perchè voleva farsi un nome da moderatore
severo come i famosi divi della tv.
L'ubriaco è il giusto tipo a cui confidare un segreto
che ti pesa nell'animo e lo alleggerisci
con la certezza che domani non si ricorderà nulla.
Balentes mai sazi di zuffe e gagliardi molentes alla mola
riposano da Zomaria Zigottu davanti a un quarto di vino
come guerrieri stanchi che han sfondato le scarpe
e son depressi dal via vai del giorno e della notte.
I grandi predicatori, i profeti e i visionari
non sono spigliati nel vis à vis, come gli ambulanti
i commessi viaggiatori e quelli della polizia stradale
che parlan chiaro per non ingannare nessuno
e poi son così assennati nei verbali.
Il papa, su cui si è posato il piccione dello spirito santo
parla a tutti in nome di Dio come di un compagno di stada..
Dalle colline di Marreri si ha una dolce visione della campagna in fiore
più di quanto non la si abbia dai monti della luna
o dalla gattabuia di Via Roma 51
dove i condomini si riempiono gli occhi di immaginii sconsacrate
lontane da un tramonto marino che da refrigerio al sole
con certi vascelli all'orizzonte che sparano a salve
un tronco di Mamone spoglio come un vecchio idolo
con l'intenzione di spezzarlo come se fosse il chiavistello della galera.
Ciò che l'uomo può vantarsi di saper fare è lavorare
sia a nord che a sud; sia d'estate che d'inverno
preferibilmente di giorno perchè di notte
lavorano già stelle, le infermiere e i panettieri.
Darei una caramella a chiunque ammettesse
di aver avuto il repellente desiderio di sputare
sullo scellerato che in tv spacciano per capire l'arte.
Le facoltà di giudizio hanno abbandonato il mondo
lasciandolo solo, in questo modo
già con la sua nascita egli aveva offeso i preraffaelliti
e convinto i miscredenti a non aver fede.
Di costui dicono che l'arte l'abbia evitato nel suo passaggio
perciò non è diventato buono come chi è toccato dall'arte
tanto è stolto che dopo aver visto due o tre vergini col bambino,
lascia intendere che vergini lo eran alla nascita.
Quelli d'Irillai volti a Orune, dove spicca il volo la tramontana,
nascono con l'idea fissa di raggiungere il mare
seguendo il corso del rio Lucula fino a Orosei sorridente sul Tirreno,
trovano bello giocare alla morra, cantare a tenore,
fare una mariglia, ma molto più gustoso
- sostengono - è fare l'amore con la sposa
Urzullè! Pissetò! Orfanè!
La prima candela ad accendersi nel cielo,
è anche l'ultima a spegnersi.
Come farò a continuare a vivere
senza sapere cosa sia un tenente e un cappellano militare
e a cosa serva un sottotenente al vescovo.
Incolpo il destino di non avermi fatto nascere
nelle schiere di Agesilao Spartano:
avrei fatto almeno lo scrivano,
o l'ostaggio senza valore di scambio,
o il fanfarone che confonde la bugia con la verità .
Dio, cosa non avrei fatto per amare Diotima, Elena e Lansa-quapi.
Chi sa fare una cosa oggi saprà farla anche domani,
se non è un coglione.
Donn'Elène Luzana (Bellamicreo di Gavoi) a traslocato nel Nordamerica.
Diddhina, Missenta e Kikina Kulèkroca, in età da marito,
a Gonone mostrano senza remore, le loro dolci grazie alle timide,
ingenue e innocenti visioni diuturne di Predu Pilurzi
felice di esser vivo anche se è basso e bruttino
come chi non sa andare a cavallo ma và in chiesa
come un cristiano battezzato per far contento l’ angelo custode
che va in estasi quando si compie una buona azione
che, dice, se io volessi, mi regalerebbe un cavallino nero
lucente come le scarpe del babbo mio quando si sposò,
orfano come una rondine. No, gli ripeto;
voglio un cocco nero che mi protegga dal malocchio
dei vicini che invidiano la mia danzante andatura
da tà nghero naif, stanco la domenica dei balli del sabato sera
C’è anche chi cerca quel che manca alla veritÃ
e si persuade che sia introvabile.
I politici devono saper mentire
per coprire le meschinità che appaionio in superficie.
Gli onesti valutano quel che sentono,
moderano le parole e misurano la violenza.
il sogno delle notti d'Irillai che durano una settimana
Donn'Elène alla finestra
soffia e mangia la minestra
poi si gratta l'ombelico
con la man che tiene il fico.
Cariandhe. Del pane - opera delle mani - abbiamo bisogno per mantenerci in vita, e del vino e del cacio
Moricandhe? morica, morica. Il cacio va consumato
e digerito e noi - provvisoriamente - ci siamo per quello,
senza rammarico, come i nudi e muti pesci del Tirreno,
che nuotano senza mani
11 novembre, san Martino di Tours, festa dei cornuti
e di Shahrazà d che impedì ai sultani becchi
di sterminare le fanciulle
(il re manca e spuntano le corna ai fratelli becchi
della India popolosa e della più popolosa Cina)
Chi beve comincia di buon mattino,
in pantofole, inbacuccato al cesso,
dopo il primo canto del primo gallo d'Irillai
che sveglia le galline e le invita a scuoter le piume
e bere a piccoli sorsi prima di far l'ovo del giorno
per Mazzameo Nannicocco caloroso figlio del Rosario
a cui piace la bottarga,
ultimo valoroso marito di Kikina Kulèkroca,
fior di giglio di Pride Chisu,
che gli fa da mangiare in cucina
urlando che pensa sempre a quello
che sa di bello e non si dice
bevi appena sveglio
e ti accorgi di star meglio
Molti danno dei loro beni senza che nessuno
abbia chiesto nulla, ed essi non sono i peggiori.
Han dato dei loro averi? Bene. Si son privati di ciò che
in parte era loro necessario? Molto bene.
Dalla finestra han dato i soldi al vento?
Sono i liberali che volano leggeri tra le nuvole.
Ora non bisognano più di nulla.
Sono quindi santi. Essi non sono come quelli che han dato
a coloro da cui c'era da attendersi qualcosina di più.
La pecora e il suo latte, la carne e la lana sono proprietà del pastore
che le custodisce; la terra è della pecora che vi si nutre.
Riparati dagli umori del tempo e dando la caccia alle mosche
infierisci sulle zanzare e sii spietato con le vespe.
Di un'orazione a chi ti ha fatto del bene
e non lesinare una prece ai suoi cari defunti.
Stanotte la luna parlava alla civetta di Farcana
del tacito accordo del mangiare col digerire;
lo dicevano alle capre stamane alla fonte di Soloti
le solite janas che non tengono i segreti
e rivelano i misteri agli increduli pellegrini del Redentore
e della sua Signora Madre con la tunica celeste.
Riferito da Missente Massillone che ne sa una più
di Monsignor della Bua che affonda le radici nelle oscure
viscere della terra, nella falda occidentale del Monte
dei sempreverdi lecci della foresta di Farcana,
sotto la rupe che contiene i ricordi passati.
La chiesa è quella costruzione che, quand'è finita,
ne prenderà possesso, con annessi e connessi,
chi appenderà le chiavi alla cintola della vita.
Donn'Elène Kikkaju apparsa il giorno dell'Epifania
con la cometa e questo strabiliante saluto:
ecco colei che racchiude il segreto dell'universo
racchiuso nell'uovo primordiale: quello della gallina
d'Irillai scappata a Tunisi dopo averla data
al primo gallo che canta al mattino
Non c'è notte che non inviti al mistero
che il giorno imminente avrà incarico di svelare.
Innocui misteri hanno avviato le religioni.
Predu Pilurzi
Aveva i capelli così folti e ricci
da sembrare una corona senza spine
che adorna il capo di un trofeo di guerra
e si lodava con ciò rosicchiandosi le unghie
saltando alto e lungo come una cavalletta
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