lunedì 30 marzo 2026

27-XXVII-24.157


. pem .  

pipiu


32 - XXXII -

il labirinto 

della fondazione di Irillai e i suoi punti cardine

nel rifugio laboratorio di maldestri malefici

da cui è sorto il malconcio Predu Pilurzi

 ma arrivato comunque in porto 

 senza ricompensare nessuno


mimiu

libri si spolverano con gli occhi Leggendoli


Dal cimitero di sant‘Ussula, sorge come dal caos primordiale,

Donna Irene d‘Irillai che vola lieta sul monte Ortobene 

dove chiara e limpida si vede e si sente la luce e il rumore 

di fondo della scintilla iniziale all'origine della crescita 

e caduta dei capelli sani e forti dei pesisti di Irillai

 con la calvizie precoce che rende i piani alti 

spogli come il mandorlo a natale

                                               

Il cavo della scatola cranica contiene la matassa di Arianna, 

 la cui funzione è farci capire quel che vediamo e scriviamo

 come usano i doganieri e i dazieri


" Robinson Crusoe, padrone dell'isola, 

è il paradigma simbolico del borghese moderno 

colonizzatore e pioniere, coltivatore e imprenditore, 

fondatore di una costituzione e organizzatore 

del lavoro proprio e di Venerdì". d. defoe


1. La trama. L‘osso nudo spolpato del superfluo, nel tempo e ora.

2. Chi è, cosa fa o non farebbe.

3. Eventi sommari e circostanze particolari, và bene. O no?

4. Ognuno ha un passato e un futuro. 

E si può fare a meno dei clichè e dei più famosi meccanismi.

5. Ogni parola è un racconto, un excursus, una digressione.

6. Il luogo, es. il Campidano comprende Cagliari e Oristano, 

il Flumendosa e Villacidro, ecc. cioè il sud.

7. Cos‘è successo a Irillai in una data approssimativa 

(per la precisione c‘è la storia dei condaghi e della curia vescovile).

8. Ogni storia per quanto grande si divide in frammenti e brandelli 

e in piccoli accenni che richiamano il periodo, uno è raccoglierli 

così come si trovano, altro è ordinarli senza privarli della libertà.

9. Intervento dell‘autore sul personaggio: io avrei fatto così…

10. L‘arte libera se ne infischia delle consequenzialità 

perché la vita non ha una logica poiché se 3+1 fa 4 

poco m‘importa che dopo ci sia il 5. È il quattro che conta.

11. Esiste un filo invisibile che unisce le cose del passato 

con le attuali, lo conosco, so dov'è e si chiama immaginazione.

12. La geografia comprende la città e la campagna, il mare 

e la montagna, e ogni persona ha un suo paesaggio mentale.

13. Quanto dico un tempo è stato e io c‘ero. 

E‘, tutto sommato, un artificio letterario.

14. Poco importa che il vero sia reale o che la realtà sia falsa, 

se vale qualcosa quel che si dice. Il valore giustifica tutto.

15. Adeguare i fatti alle parole e le parole ai fatti.

Come si fa all‘ONU che ha finora evitato

 le grandi guerre di sempre più immani catastrofi


La vita è come l'acqua della pura fonte 

che nello scivolare al mare perde la sua innocenza


Fondazione d’Irillai sui nodi o anelli d’una catena di cause: 

i cittadini di Lucula cacciati via dalla malaria della bassura

 sulla groppa del Monte in altura, quando i cattolici domarono

 e convertirono le sponde del Cedrino alla coltura dell‘olio d‘oliva,

 gli artigiani riformati in eremiti alla Zuanchinu ordinatore di pietre

 nel muro secco, lavorarono felici come schiavi 

la lana e il cuoio, la pietra e il legno, la calce e le erbe colorate,

 il latte e la carne, la lattuga e il ravanello, 

per aver la grazia di Dio, unico e provvido dispensatore,

 e le idee chiare come la vendetta dell’occhio per occhio 

per cui Gonario di Tiana fù perseguitato 

volendo guardare oltre il visibile consentito

 nel cercar tesori in trincea strisciando sul cocuzzolo

 come i serpi a primavera a rimbeccar il cecchino monocolo

 come invenzione del sicario Battile d’Urzulle 

che chiudeva un’occhio vicario per far centro 

negli appostamenti proditori consentiti dal cannocchiale

 aggiunto all’occhio dello speculatore di Lucula 

capace di vivere in altura e in bassura.


Poco dopo il primo bagliore abbagliante 

del Big Bang che continua tuttora...

Anno Primo del condaghe del Cedrino.

Zuanchino, unigenito di Zomaria d’Irillai, 

onesto e sincero bracciante baroniese, 

nasce a Locula all’equinozio di Primavera

con una zanna di cinghiale impressa sull‘omero.

La nuova famiglia segna il passaggio dal paganesimo 

al cristianesimo, ha fiducia nel Sole e nel perdono di Gesù.

Zuanchine impara a scrivere in sardo antico 

e veste camicioni di lino e brache di cotone.

E’ alto quanto basta per cogliere un fico maturo.

S’arrangia a modo suo.

Anno Dopo.

Grande amicizia con i coetanei: Lillicu, Lolle e Lillinu.

Comunicano fischiando e cantando battorine in dialetto 

stretto come un pertugio naturale, 

si fanno le prime fiche e il segno della croce.

Anno Primo.

3

Quando muore il padre, Mariapica sostiene la famiglia 

cuocendo il pane nel forno sempre acceso, a giornata 

che comincia alle due di notte col primo canto del primo

 gallo d’Irillai e Lucula.

Anno successivo.

Prima corsa e nuotata nel Cedrino fino a Oohiai 

dove è nata la madre Mariapica Nannicoco.

Primo malumore tra parenti.

Anno quinto-.

Prima visita da Zigottu il bettoliere nel corso di Lucula 

dove si riuniscono i prestigiosi poeti di piazza 

Istevene Cacoi, Lenardu Brodu, Pidore 

ki su Corcarju e Biasu ki su PualeMamone

alla bettola del principato dell’acqua dolce 

si canta e si balla come nella patria del bel mondo.

Anno poi.

Conoscenza della Zenia di Seuna, perla dell’altopiano soliano.

Anno certo.

Scoperta del mare e dell’acqua salata a Orosei 

dove approdano i latini col pecorino.

Zuanchinu attraversa il Cedrino come un daziere

 con una damigiana vuota.

Giunto a Irillai e Seuna vede per la prima volta Josto.

Anno del destino fatale.

Si fidanza con Zenia per tutta la vita.

Trova la sorgente del Cedrino e proclama la sovranità 

dell’acqua dolce: senza lei si vive male in salamoia.

Anno avventuroso. Nasce Amsicora.

Anno quieto.

Ificle5 re del Logudoro occupa Nurdhole cosichè a Seuna e Irillai 

non rimane nessuno e vanno tutti sulla Montagna.

4

Anno di guerra che intacca le ricchezze , scuote i patrimoni, 

debilita gli averi, restringe i possedimenti, guerre civili 

e liti cittadine, odii ancestrali, Zuanchine sogna gli etruschi.

Muore Mariapica Nannicoco, senza dover niente a nessuno, 

cantando battorine di Brodu e Corcarju.

Zenia Soliana porta alla luce il piccolo Zomaria 

anche lui con la voglia di cinghiale tatuata sull’omero

che inventerà il pecorino sardo e promuoverà 

lo scambio con quello romano nella rada di Orosei.

Muore Istevene Cacoi, avido di successo, 

strozzato da un bollente boccone di carne ovina.

A Irillai scoppia la temuta fame 

dopo la distruzione del tempio del Nuraghe.

Morte di Zuanchino.

Il suo corpo è affidato alla sorgente del Cedrino 

e lo percorre per una volta con i piedi in avanti, 

quando arriva a Lucula viene cremato 

e le sue ceneri disperse nel golfo di Orosei 

sull’onda dell’antico Tirreno per cui la vita non merita dolore.

&

Quando Zuanchino E. Remitano fondò Irillai, 

nel IV sec. P.N. (prima del nuraghe), 

sapeva che ciò che sarebbe successo dopo 

poteva accadere anche prima, poiché c’era 

dell’intelligenza di Arianna nella natura nella terra 

di Lucula sottostante la regione autonoma del Monte 

dove il porcino è del cinghiale e l‘allodola è del mattino 

e il redentore col lino succinto e discinto

è del peccato mondiale da cui spuntano le genti.

5

Nell’anno terzo Prima del Nuraghe, Zozore I re del Loogudoro, 

era ai ferri corti col cognato 

(che aveva sposato Zenovesa sua sorella) 

Zizitu di Gallura per la controversia sul sughero dell’anno 

e un malinteso sul granito della terra; 

Piliolu Primo di Nhule era ai ceppi lunghi dell’imperatore 

della Serra di Linghesu II che puntava alla monarchia isolana; 

Linghesu Minuiu, suo fratello germano, 

governava brontolando la Baronia; 

focolai di ribellioni dell’Ogliastra e dei Monti Centrali 

erano sotto tiro dei bastoni nodosi dei Signori della Barbagia 

intrecciati come budelli d’agnello; 

era ai ferri Zomaria Pilosu d’Oniferi che una volta libero 

avrebbe cinto d’assedio Orani fino al secondo secolo 

Dopo il Nuraghe e prese il Monte Gonari dove stavano 

abbarbicati i carpentieri per espandere il moto pagano con la bolla : 

Vieni o Signore con un’ascia d’argento, 

e, con te, non risparmieremo nessuno.


&


Dunque, primo, dice il Canterino all’usignolo :

Zuanchinu nasce a Orosei dal beato Zomaria 

di Lucula e da Donna Manzela d’Oihai. 

Unione legittima dato che avvenne. 

Una caterva di fratelli e sorelle popolò poi la Baronia 

e un cinghiale bianco come l’innocenza apparve di notte 

all’improvviso nei monti centrali proprio dove nascono 

s’incontrano e muoiono i punti cardinali.


6

Secondo. In quel tempo nella bettola di Zigottu 

(che a mezzodì chiudeva anche lui il negozio 

per mangiare la sua mezza dozzina 

d'uova sode come le tette della primipara 

e le natiche dello zappatore di vigne altrui) 

cantavano la prima quartina

 sulla metamorfosi dell‘astore in falco; 

ma chiunque abbia voce in corpo, in cuor suo teme, 

prima del pranzo, la rovina del mondo, 

la ribellione inaudita della terra al sole, 

la libertà di non vorticar più, incrociare le braccia, 

spezzare l’invisibile catena 

che la fa dipendere da Barbadoro 

tiranno arrogante del cielo, fermarsi per conto proprio, 

braccia conserte, e cadere nel vuoto fin dove la moglie 

al suo muliebre profumo mischia l’aroma del cibo e del vitto.


Zuanchin fù manovale del padre nella invenzione 

dei primi tratti di muriccioli asciutti , a Marreri, 

per dare asilo agli agnelli e al letargo 

delle lucertoline così carine quasi belline.


Quarto.

Al vescovo d’Irillai appare in sogno l’inventore del numero 

e del cocomero che chiamò Remitano 

perché aveva un’elmo e una corazza di sughero 

e l‘ascia del taglialegna che nessuno affida ai pazzi 

(e con quella vincere al lotto) 


Quinto,

a dieci anni Zuan figlio dell’anno punto zero 

e della cometa circolante andò con la mamma,

 Manzela d’Onifai, a vivere sui monti senza biscie 

con i fratelli che non lasciano le cose dove stanno

 e si stabilirono dove quelli con le mani sempre calde

 curano anche i dolori inguinali e scatarrano a mezzodì

 feccia violacea che corrode il granito del Monte 

così come le streghe scoreggiano di notte 

vapori velenosi e sputano brandelli di rospi 

viscidi come cimose di seta pisciate 

dalle sacre vitelle del Cedrino.


Sesto.

Il diavolo dei barbari ha dato loro dei carboni ardenti 

in cambio di Isabella Navarrese che ha scoperto

 il mare salato e il primo canto del fringuello.

 A Olbia mangiano la Prima Cozza

 e a Orune uccidono il Primo Cugino.

Madalena d’Irillai, figlia della Tramontana,

 sposa Boelle di Seuna e regnano sul monte e sul piano,

 su Lucula e sul Cedrino e sul Corso dell’Eroe 

sopra il canale di sfogo.

Al mercato si espone la Paura;

 c’è l’invasione dei turisti e muore, 

sifilitico, Zommaria di Oolbia.

I vecchi savi del contone si dilettavano a sputar catarri 

in piazza e se non li seccava il sole 

finivano immancabilmente a Lucula

 a dare viscidità alle anguille lumachine

 da impastioiare con l’abbondante e autonomo 

sale da cucina isolano che cura il male ai piedi piatti 

perciò, in salamoia senza dolore, 

si appisolano davanti ai tg della sera.

 Allora Zuan commentò : se le lumachine salate

 e pepate guariscono dai piedi piatti, cosa mai

  non faranno due o tre dozzine di sanguisughe

 ingrassate col gelatinoso catarro al tabacco ?

Zuanchinu progetta il primo campanile della cattedrale 

e lo chiama Merzioro. Da lui prenderà forma Boelle

 che da campanile maturo sortirà francescano. 

Suoneranno a tutte le ore per far dispetto al gallo.


Dieci

Il Cagliari perde la prima di campionato 

e a Sassari varano la prima dinastia 

di presidenti del cavolo con patate.

La dozzina di savi del Contone Ballaloi

accosciati al sole marzolino e a quello di san Gavino, 

preparano la annuale supplica 

a san Francesco ma al sentir qualche commesso 

o impiegato parlare in italiano, lo pensarono

 un confidente dei carabbi sotto mentite spoglie.

Dicevano a tutti che per chi ha voglia di parlare 

non c’è peggior guaio contrario che l’esser muti.

Affideresti a un pazzo l’ascia del taglialegna?

No, finchè le sorti della terra sono affidate 

alla guerra che risolve ogni caos con la morte.

Io temo che sfracelli il tavolo di cucina.

E tu, cittadino?

Per Barbadoro6, no, finchè i carabbi di sanpietro 

possono arrestare chiunque non superi i due metri 

o d’altezza o con ogni passo da un piede all‘altro.


Come i sordi se ne infischiano del pettegolezzo,

 così gli zoppi se ne infischiano della corsa dentro il sacco.

Per i vecchi saggi d’Irillai 

la riconciliazione delle classi si avvera nel fatto 

che prima o poi “ogni cavallo di marca diventa ronzino”.


Undici.

Il primo vescovo d’Irillai monsignor con la Bua, 

diffonde la prima immagine del diavolo foto tessera 

che fa le fiche a chi lo guarda. 

Afferma che Platone ha inventato gli dei pagani 

e i frati demiurghi han creato il nocino dalla noce.

 Lui vuole ritirarsi a Camaldoli con trenta litri 

d'acqua ardente per creare il nuovo mondo 

e mappare la Sardegna intera.


Una dozzina.

Il sovrano di Orune entra in possesso dell’Isalle

 e del Cedrino

 per abbeverare le greggi 

sparse nelle sierre del mondo.


 Nhule. 13.

Zuanchine si fa muratore di nuraghi

 avendo appreso l’arte dal padre suo.

 Si iscrive alla massoneria del corso regolare 

quando il bisogno lo costringe ad andare a cavallo. 

Sotto pressante minaccia sposa la Rosa d’Irillai 

e per rispetto dell’umanità la ingravida di notte 

come ha fatto col Giglio di Seuna mescolando 

col suo bacolo da polenta la pentola 

della sua letizia per un’ora e un quarto di delizie


I 4mori, pelati come cocomeri e rasati 

come chi teme l’insidia del pidocchio malarico 

e malavitoso, col vessillorosso dei banditi sbarcati

 a Orosei dal vascello La Bionda d’Irillai 

carica di fresca bionda di Monastir 

che risale il corso del Cedrino delle Delizie 

fino a Bruncuspina per sposare le quattro more 

dalla chiappe sode già consorti del felice Logudoro:

 Manzela d’Ollolai e Mallena d‘Illorai,

 Zenia d’Irillai e Badora d‘Onifai.


Zuanchinu di Lucula Irillai e Zomaria d‘Irgoli,

 Zizitu d’Orosei e Zozore di Galtellì.


Mimiu Molente nasce in una traversa del corso eroico. 

Sebastiano Satta si dimentica il suo primo sonetto

 e ne scrive un altro. 

Ciusa fa piangere la mamma della gran cognata 

di Orune che ha scelto di maledire e bestemmiare. 

Grazia Deledda diventa sovrana delle lettere 

a vent’anni suonati con virtuoso scampanio

 di Boelle e Merzioro contro il famigerato 

pride Birde di Bile che le prende 

sui lombi dal bastone di Ballero.


Muore innocente per mancanza di cybo

 l‘autore dell‘opera la ciotola del mandrone 

conservata al museo d‘Irillai 

che ne ha donato trentatre copie

 al cugino parigino del Louvre .


Nella gran piazza d‘Irillai dedicata a Barbadoro 

troneggiava un seggio di pietra che abili tagliapietre

 avevano fatto rotolare giù dal Monte

 e chiunque la domenica poteva assidersi

 e sentirsi il re della festa come a carnevale, 

a lui portavano frittelle fritte di zucca al rosmarino 

e fiaschi di vino rosetino dell‘anno scorso 

quando piovve a ferragosto dalle 3 alle 4 

del primo meriggio certe gocce 

che sembravano occhi di bue prima del macello


Quindici.

Zuanchino incitato dal popolo aristocratico 

e dalla nobile plebe, 

pubblica il manuale dell‘onesto muratore di parola

 e il vescovo d‘Ohiai monsignor Bua, dichiara aperta 

la guerra tra la Rosa d‘Irillai e il Giglio di Seuna,

 un suo nipote è riconosciuto come Garofano del Corso.

A Irillai c’era il palazzo degli indovini del lotto e delle schedine,

 il palazzo dei geometri del comune 

che peroravano i loro progetti in assemblea,

 il palazzo dei cacciatori di cinghiali e pernici 

che presagivano dall’abbaiar dei cani 

il bottino della domenica,

 il condominio dei sacerdoti utopisti 

che battagliavano per le future città 

del nuovo sole e del nuovo dio; 

ma all’ingrosso i cittadini erano per lo più pratici 

e mangiando cacio bevevano vino, 

si coprivano al freddo glaciale 

e col caldo del carmelo si toglievano la maglia di lana 

che indossavano da capodanno e la rimettono a sant‘Anna, 

dormivano quando il sonno li rendeva mansueti

 (anche hitler quando dormiva sembrava un angioletto,

 [non così lady macbeth, ma forse è esagerazione guglielmina])

 si svegliavano quando il tafano della fame li pungeva 

per sortite al caffelatte, essi, i vecchi saggi d’Irillai

 (e neppure gli squattrinati), non capivano

 i progetti di domani, le antiche chimere le chiamavano,

 i sogni gratis che trascuravano i probabili rimedi odierni 

all’errore di ieri; per la savia dozzina del Cantone

 il posto dove la gente ride è il posto felice

 dove si stà bene perché si sa chi ride per finta. 

I dodici savi d’Irillai non sognavano 

e si raccontavano minuziosamente 

ciò che era stato per loro la Libia del 1911-12 : 

sopruso e assassinio, 

ciò che è stato il 15-18 : morte e freddo; 

l'Etiopia : stermino, la Spagna, viltà,  la Francia, 

fetenzia, Russia : freddo senza cassola,

 e la Grecia : turpitudine, e l’Albania : nefandezza.

Essi non volevano sognare nulla

 di quel che avevano fatto e patito.


Sedici. 

I Satta Letterati pubblicano un‘opuscolo 

sulla dignità dell‘uomo di lettere 

che conosce anche i numeri a memoria.

 Un Satta chirurgo s‘opera la sua prima appendice

 e tiene un libero corso sulla tecnica del clistere 

e sulla raccolta delle sanguisughe del Cedrino.


Bastonato da Zigottu Bettoliere, l‘inventore e cantore 

della Prima Battorina Diffamatoria 

per aver vomitato sui trucioli freschi di giornata


Zuanchino e tutti i nobili del suo casato, 

risalenti al totemico neolitico 

(quando dopo averlo cacciato allevarono il cinghiale)

fan di notte quel che anche le pecore

 fanno dopo il pascolo. 

E non si cura del suo naso né dell’intero viso

 e all’alba, volto a oriente sussurra : 

Anche oggi ha luce ed energia da darci.

 Egli è più prodigo che avaro, 

più soave che arrogante 

poiché non sembra pensare che alla sua morte 

seguirà la nostra, ma par che dica : abbiate fede in me 

che son la luce che illumina le vostre città. 

Bisogna ricordarsi di lui nei frontespizi delle strade 

e delle piazze dedicate tutte a marescialli, poeti, senatori, 

caporali e commercialisti : w viale Barbadoro Luminoso


Ragioni di stile.

Quelli d‘Irillai erano famosi per la neghittosità 

ai comandi, mentre le femmine erano note nell‘isola

 per lo charme con cui portavano le loro negligee 

a colazione, durante il puerperio, 

davanti a una dozzina di pastarelle 

con creme al miele che divoravano in apnea

quando viene squartato e arso vivo

 il primo priore di Olzai

 per le conclusioni affrettate sull’amore 

del mondo di santa Barbara dei Monti. 

Se l’avrebbe scampata sarebbe diventato

 il primo bandito di Ohiai B. Olzai e Onifai.

Io ricordo che alla Provvida della Fratellanza 

dei Potenti d’Irillai, quando si spacciava il pirizolu7

si spacciava anche il cacio salato, la ricotta salata 

 le salsicce condite sotto sale, baccalà 

della Maddalena ben salato, prosciutto salato, 

pancetta salata, acciughe di Bosa al sale marino, 

guanciale salato, olive salate, lardo salato 

dai dodici savi d‘Irillai, fave salate, cavoli salati, 

pistacchi salati senza risparmio, gallettine

 savoiarde salate con sale marino e minerale, 

gelatina di quadrupede mansueto con un pizzico 

di sale in più, sardine d’Orosei sotto sale…


Nasce a Lucula il primo cugino di Zuanchino 

che farà inevitabilmente il contadino.

 Balente e Molente8

A Seuna si ribellano al vescovo 

dell’isola per i privilegi concessi a Irillai.


Quando il re di Orune si impossessò del Cedrino 

e dei pascoli montani, scoprì l’antagonismo

 del pastore col contadino perché nessuno

 era una pecora mansueta e pia come il bue domato.


Voglio ricordare quel ch’è stato.

Seguo la linea del mondo, le pietre miliari 

e la rovina delle cose percosse dalla corsa del destino, 

seguo lo spirito isolano che ha tradotto le parabole di Gesù 

e il decalogo in sardo con l’aggiunta che lo zoppo 

non paghi le tasse per ballare e che i simoniaci 

vadano al rogo prima dei bugiardi ( il sant’uffizio d’Irillai 

persuadeva col patibolo quelli del cantone

 alla lettura dei libri sacri in dialetto).


Mallena d’Irgoli suggerì al marito 

di togliere le pietre dal campo 

per non far inciampare l’aratro 

quando avrà il vomere.


Manzela di Lodè, sorella di Mariapica, 

notò dell’astuzia nei risvolti di Zuanchin.

 La conferma gli venne quando Zuanchin disse

 che la casa era per lui e non per i figli a venire.

E venne il maron delle tagliole al Monte.


Lui a vent’anni era un’uomo fatto

 e non avrebbe più contato i giorni. 

Chiamò Barbatella di Olzai la sua prima figlia.

 Combatteva ad armi pari col cinghiale del Monte 

per la carne e per le setole.

 Si accani come Achille contro le cavallette e le zanzare 

e come Ercole contro i muggini e le anguille.


Gantine dopo un solo anno di apprendistato 

viene nominato nunzio comunale di Bithi e Nhule 

a quindici anni compiuti e trova per terra millelire

 con cui diventa cittadino di Seuna e anche di Irillai. 

Muore nel corso ospitale Monsignor con la Bua

 nonostante il gran bene fatto alla città. 

Egli, Monsignor con la Bua, sosteneva che le sue pungas9

contenevano un boccolo del Signore della Croce 

che a chi giurava il falso si torceva le dita delle mani 

e anche dei piedi oppure gli si inaridivano gli occhi 

che piangevano dal naso,

 avrebbe ruttato come uno sazio,

 non avrebbe più smaltito il vino in eccesso.

 Proprio in quel torno di tempo Zuanchino 

venne dal mare al monte e s’invaghì del pecorino 

al serpillo e da allora ne fece annualmente provvista.


 Zuanchino E. Remitano sposa Rosa d’Orune 

e con i doni di nozze compra l’altopiano di Bithi, 

un’alveare per arrestare le api e tutta l’acqua del Gologone.

 I mori conquistano l’Inferno di Dante e Bosa e Orosei

 col progetto segreto di collegarle con un canale sotterraneo.

 La plebe di Sassari espelle il ricordo

 e i ritratti dei presidenti del cavolo con le patate 

e vengono dati in pasto alle cozze di Olbia 

e Terranova i loro beni e gli eredi tutti.


Pubblicata l’arringa degli avvocati del vescovo 

contro la Repubblica di Platone.

Nando Catone conquista la rete del gas, 

inventa il fiammifero e lo zolfanello 

e la dinastia del Fornello.

I milanesi in forze col loro squalo 

comprano l’isola di Garibaldi e la cattedrale di Irillai 

con tutti gli affreschi dei maestri olianesi ancora umidi.

I fonnesi brevettano la tagliola di Marone del Monte.


Zuanchin e Gantine il trovatello

 salpano all’alba dal delta del Cedrino

 e a sera scoprono Isalle e il regno di Lucula.

 Il primo cantore delle battorine di Zigottu 

muore sulla porta della stanza 

e i frati di Fonni hanno affidato le ceneri 

ai quattro venti di monte Spada. 

Pace fatta tra il sindaco di Seuna 

e il podestà d’Irillai col priore di san Francesco.

 Muore Garibaldi Terzo, Liandru, Puerca, 

Zuefa e Spaccamonti, sostituiti da Cossighin I

 con lo spettro di Segni e una patata bollente in bocca.

.

Zuanchinu abbandona la famiglia

 e si affilia alla massoneria come 

competente in massi da sottofondo dei nuraghi. 

Gantine scopre la zoologia di Aristotele 

e ospita in casa un gattobianco che diventa canenero, 

un’agnello che diventa pecora, un’asinello bianco 

che quando raglia diventa marrò, 

una martinicca con un solo orifizio 

(che le malelingue chiamano pertugio) 

dove sbriga le proprie faccende, 

un porco e un falchetto, 

una gallina che cova un topo. 

Una spia straniera approda a Orosei 

e dice quel che ha visto a Gaeta;

 nessuno gli crede e lui minaccia 

di riattraversare il Tirreno a notte fonda

 appena si ricorda come nuotare.


Monsignor con la Bua traccia dal cielo 

il confine tra Irillai e Seuna,

 riconosce la sovranità dei vivi sui morti, 

dell’alto sul basso, del marito

 sulla moglie e del sole sulla luna.


Col trattato del Corso dell’Eroe

 avviene la spartizione del territorio: 

a Irillai la sierra e le ghiande, 

al capitolo della cattedrale

 il miele delle api e il torrone del Monte, 

a Seuna gli oliveti e le mandorle, 

ai carabinieri a cavallo i moschetti, 

agli artigiani il vino di Marreri, 

agli impiegati il pirizolu,

 ai bottegai il libretto rosso di Omero 

da leggere dopopranzo.


I mori s’imbiancano, i bianchi s’abbronzano

 e con una rosa rossa e un giglio bianco 

creano di punto in bianco il principato dei 4mori.


L’accabbadora10del Monte

 legge il Verbo ai moribondi dicendo:

Infine dovevate scegliere tra il bene e il male. 

Primo viaggio di Ciusa a Cagliari.

 Viaggio premio di G. Deledda nel posto delle fragole 

dove conquista la meritata Fama Universale.


Immaginaria cacciata di pastori e contadini da Irillai

 e instaurazione della repubblica del vescovo. 

Morte degli avvocati come ordine latino 

di cavalieri del foro nella legge. 

Gli ogliastrini invadono Calaluna 

e rebottano a Codula ‘è Luna.


Nasce Boe Masedu, figlio di primo letto

 di Bacheddha Muzzuboe e di Boe Rude 

che lo guiderà lemme lemme nei sentieri 

dei santi pellegrini fino a Gerusalemme. 

Prete Zanchetone entra in seminario 

e dopo cinque anni esce col colletto inamidato. 

Probabilmente guiderà la parrocchia d’Irillai.


Zuanchine scopre la sorgente del Cedrino di Sopra

 e la copre con un sasso nel primo mese di gennaio. 

Viene arruolato la terza e ultima volta

 consecutiva nei granatieri di Sardegna Canta.

 Dopo trentatreanni rientra a Irillai senza voce.


Schioppetate tra Baroniesi e Ogliastrini davanti a Calaluna

 e fanno una Bua al vescovo d’Irillai che elucubrava

 sulla pace per la vita e sempre per la morte.

 G. Deledda pubblica Elias Portolu e S. Satta i Canti Barbaricini. 

Eleonora d’Arborea tira una nuova edizione della Carta de Logu.

 Primo acquerello di Prete Zancheta per la chiesa d’Irillai. 

Zuanchino scopre la seconda volta 

la sorgente del Cedrino con Mariapica al braccio

 e Zomaria sulle spalle. Monsignor Alberto Settembrino

 diventa patriarca dell’Isola per aver lapidato 

un cane nero e un gatto a mio giudizio ancor più nero.

 Il consiglio comunale approva il regolamento commerciale 

tra bottegai del corso e ambulanti che trafficano abusivamente.

 A ferragosto con le spiagge pullulanti di bagnanti 

muore improvvisamente per un’unghia incarnita

 papa Pio Apollo I detto il Pitico. 

I Baroniesi pur con gravi perdite conquistano

 definitivamente Calaluna e sugli ogliastrini

 cala il sipario dell’onda e del monte.


Lo scultore Ciusa espone dopo due anni 

davanti al carcere del tribunale 

la Madre dell’Ucciso che commuove anche l’assassino 

che ammette di perdonarsi quel che ha fatto

 e al momento non sa dire, se, potendo,

 l‘avrebbe rifatto il misfatto. La proloco di Orosei

 e i canottieri di Bosa confessano la voglia 

di circumnavigare l’Isola a forza di remare al contrario

 o sottosopra. I dodici savi d’Irillai sostengono

 a viva voce, l’onestà, le belle donne d’Irillai

 e con il vino di Marreri, la disciplina a tavola.


Il Primo signore di Baunei, 

dal pinneto di santa Maria di Navarra, 

comunica al mondo che tre anni di pace con Dorgali 

e l’intera Baronia sono troppi, 

anche per san Francesco. 

Istigata dalla malattia che non perdona,

 la Morte avvolge donn’Elene Culibianca 

che spaccia vino al mercato d’Irillai.

 Asta al rialzo per la formula del suo vino

 sempre identico dall’apertura dei campi elisi; 

lo scontro si protrae trentatre notti consecutive

 e finalmente il catino d’argento 

dove si scioglie la formula del buono e dell’identico 

è aggiudicato dall’E-pulone Catino d’Oro.

 Noi tutti confidiamo nel Signore che

 il prezzo del vino resti inchiodato alla vite

 e secchi le unghie a chi modifica

 il più che giusto ordine delle cose sante

 date da Dio solo all’Uomo.


Zuanchino trova un secondo condaghe

 in una grotta del monte sotto il giaciglio 

d’un famoso bandito con la taglia. 

Deve ancora leggere il primo condaghe

 che Mariapica stà traducendo in italiano

 che il vescovo vorrebbe in latino per capirlo 

solo lui e Prete Zanchetone che si consacrò 

alla chiesa perché il giorno della leva 

non gli riuscì di fare un coito nell’orgasmo 

e pur fatto abile entrò nel seminario d’Irillai ricco di canne.

 L’assassino dell’ucciso commissiona a Ciusa Francesco

 il monumento per la sua tomba : la madre dell’assassino.

 Zuanchino nel suo peregrinare finisce alla rebotta

 di san Biagio del Lolloway e al rientro si perde

 per strada e i cinofili della forestale in elicottero

lo trovano tre anni dopo nella foresta di Urzullè

 senza mutande e con una lacera canottiera 

di gherdone11 bruciato che è il frontespizio 

del terzo condaghe che il corpo forestale

 acquisisce come corpo del reato.

.

Altra scarpinata di Zuanchinu 

nelle strade dell’isola cattolica e sovrana:

 in tre anni và a Gadoni, Buggerru e Calangianus

 Iglesias, Montevecchio,Nurra e Muravera


Zuanchino pone il primo mattone della nuova generazione 

del primo campanile della cattedrale progettata

 da Zomaria d’Onifai a pianta piatta con colonne

 e battisteri originali dei tremilatrecentotre 

scalpellini di Bosa che han consegnato trionfalmente 

il lavoro prima di carnevale per andare a salutare

 i rematori del Cedrino Superiore e decidere

 quando iniziare i lavori di collegamento 

col Temo di Sotto e renderli navigabili 

per la prossima e imminente visita del papa.

 Congiu dipinge una pala per la cattedrale

 dove Gesù stà con i braccianti di Lucula.

 Ciusa se ne và a Cagliari per la triennale

 con due madri senza figli. Muore Liandru d’Orgosolo 

e a Urzullè fanno lunghi presciutti di lepre

 e corte spalle di coniglio; il supramonte ritorna 

ai mufloni e il cinghiale diventa il principe 

della bassura baroniese e si cimenta

 con le anguille del Cedrino 

esca dei bracconieri nel mirino dei venatori.


Tutti, nel paese del Duca Barbadoro Elemosiniere, 

camminavano fregando le spalline ai muri,

 perché avevano il fegato ingrossato,

 quando entravano nella mensa del Tempio

 di Zigottu il bettoliere che disponeva ogni giorno 

una bottiglia di vino per i poveri, 

dove un gran fuoco ardeva nel centro della sala

 e ognuno si faceva il suo segno di croce 

davanti al ‘ filindeu’12:

 chiunque sapesse governare il suo appetito 

lo faceva e i tanti altri sbadigliavano.

 E lo spirito ribelle se ne stava all’orizzonte 

della porta in compagnia del senso del gruppo

 e del senso del gregge, perché quando c’è

 da mangiare ognuno lo fa per sé 

e non imbocca nessuno.

Non siamo in piazza insomma, 

dove anonimi balenti13 

guerreggiano a cavallo indisciplinati e ribelli 

come eroi puri e casti e senza guida

 con la divisa alla moda e lo sguardo assassino

 se gli nomini la mamma: l’occhio caldo e mediterraneo 

che doma il toro seminatore stringendogli

 la lingua bavosa tra i denti da latte.

In piazza, fuori dalla mensa di Zigottu, 

si dice che chi maneggia un’arma 

si aspetta sempre che qualcuno lo tradisca:

 uno zio o un’amico questurino,

 perciò non ci si fida tra la plebe..


Il Redentore è innalzato a forza di muscoli 

e di buoi sul cocuzzolo del Monte 

per fare la sua bella figura tanto che gli invidiosi

 ne soffrono e chiudono le corti padronali

 ai questuanti di san Francesco. 

Accordo tra Irillai e Seuna sulle ghiande del Monte. 

Una famiglia di rondoni che nidificava 

nel rosone delle Grazie è cacciata 

di malo modo dall’autorità costituita.

 A Marreri cade la prima neve. 

Nella gola del Gologone frana il monte 

che ostruisce il corso del Cedrino

 e allaga Oliena città piena d’olio

 che galleggia come un’enorme botte

 vuota di vino vecchio


Il sen. Molosso e l’on. Calamus spiegano a due lingue

 la Politica della polis in piazza del mercato. 

Zenia e Zomaria muoiono per amore 

gettandosi abbracciati dal ponte di Mastrefe 

e il coro d‘Irillai gli dedica subito una cantata 

accolta trionfalmente sotto il palco centrale. 

Monsignor della Bua disegna dal cielo l’altare

 centrale della cattedrale a forma di colomba 

sulla spalla di Gesù tra i dottori e i medici.

.

Da Zigottu prima battorina sperimentale in sardo antico:

 una rudimentale rima baciata per Josto.

 Un nomade pellegrino asporta a notte fonda l’immagine,

 appena avuta, della madonna castigliana di Gonare. 

La Baronia torna in possesso dei baroniesi

 dopo la perniciosa occupazione di viandanti 

spacconi con ragazze spavalde 

che la davano per amore ai turisti latini.


Il sindaco d’Irillai Zuanchin E.Remitain, 

occupa con lo stendardo e il gonfalone 

dei quartieri associati, la casa di Galtelli 

dove G. Deledda mise la parola fine

 a Canne al vento.

A sera inoltrata viene diffusa la notizia 

della riuscita circumnavigazione dell’isola

 fatta dai pescatori del Cedrino

 che inseguivano una famigliola di anguille d’Orosei.

 Antonio Ballero fotografa monsignor della Bua

 ai ferri di campagna tra due carabinieri

 alla stipula dell’accordo di pace

 a Dorgali tra alti ogliastrini e bassi baroniesi.


A su Contone appare un tizio che dice

 di essere san Pietro in incognito,

 ma pare uno scalpellino disoccupato,

 e cerca quell’architetto di Seuna che non russi 

nel sonno per confidargli in segreto l’idea 

della basilica che deve edificare sopra il Rifugio

 a su Cuzone dove fù trovato lo scheletro 

del protomartire Zizitu il Cattolico ambidestro 

decapitato a un’occhio dagli Ultimi Pagani d’Irillai 

con quell’usanza barbara dell’occhio per occhio

 che perderanno col passare al cristianesimo 

del Perdono e alla novella della Vita Eterna

in galera senza sconti nella Pena

 e senza aggiunte nei Premi.


A Roma muore il papa e lascia incompiuta l’enciclica:

 ci rivedremo il giorno del giudizio e allora rideremo.

 Monsignor la Bua eredita la Bassa Baronia 

e promette di fare case con giardino 

nel corso del Cedrino dove Zenia d’Onifai

 fa canottaggio come Cleopatra nel Nilo

 un quarto d’ora prima di morire. 

Zuanchin, 

durante la raccolta del sughero

 nota nel tronco denudato d’una quercia millenaria 

la prima carta geografica della Sardegna 

a forma di sandalo del piede destro

 con la grotta di Nettuno sotto il callo di Alghero

e una bussola che indica porto cervo,

 la fiat e la zanna d’un cinghiale assassino.

.

Monsignor della Bua vive sei mesi accanto al Redentore,

 in piedi come un’eremita, perché all’ospedale

 d’Irillai invece di incidergli un foruncolo 

nel fondoschiena gli han fatto una dozzina di clisteri.

 Legge ad alta voce i misteri che saran chiariti

 il giorno del giudizio e gli cuce addosso

 una dozzina di proverbi tardo-logudoresi 

tradotti in lingua : chi la fa, l’aspetti;

 la vendetta è un piatto biblico;

 volpe vecchia fa buon brodo ecc.


Zuanchino e.Remitano affida a tre rinomati pittori

 la decorazione tutta celeste della sua camera da letto,

 a spese del comune e della cassa mutua,

 perché Mariapica deve partorire Zomaria Unigenito 

che non vuol nascere in ospedale 

perché ha paura del clistere.

 La stanza viene ultimata tra la rottura delle acque

 e il primo vagito dell’atteso primogenito

 erede del corpetto d’agnello del padre. 

Lega di Seuna e Irillai contro gli scrocconi del Corso

 che bevono alle spalle degli infelici perseguitati 

dal destino uscito di soppiatto dal Rifugio della Malva.


Zuanchin vive come un recluso in casa 

fino al compimento del primo anno di Zomaria.

 Rinuncia anche a un soggiorno di tutto riposo

 nella Casa del Re, ma senza uscir di casa. 

Parte da Mamoiada il primo tour a piedi

 nel mondo dei Mamutones con soche di bue castrato 

e mansueto, lazos di vergine vitella e campanacci

 di Tonara senza ruggine.

 La lega di Seuna e Irillai li accoglie al quadrivio

 raccontando barzellette dell’ultima ora.

 Gli scrocconi del Corso bevono in disparte

 vino di cantina come se fosse l'aceto 

per l'insalata dei poveri.


Muore Totoni I Gallisai, signore del Mulino sul Cedrino.

 Gli succede Totoni II signore del cinema all’aperto.

 Il vescovo di Seuna e Irillai và a Roma per conto suo.

 Muore il pittore dell’Immacolata Concezione, 

della Madonna delle Grazie 

e della Vergine Madre, Nofre Caraetela.

 Si riunisce da Zigottu la lega di Seuna e Irillai 

che giura di non invitar più gli scrocconi conclamati

 e segnati a occhio nella bibbia dei protesti. 

Pace fatta tra monsignor della Bua 

con i dodici primari che si vantano di fare

 i migliori clisteri dell’Isola Sovrana e Cattolica.


Il sen. Molosso tiene da solo una conferenza

 sulle occulte trame del senato e scatena 

un cruento tumulto dove i commessi 

le prendono al sangue e le danno a polpette. 

Il deputato on. Calamus intrattiene una turbolenta

 platea parlando di certe cose del parlamento 

che non battè ciglio nemmeno all’apparizione

 della divina Trinità al completo.

 A gennaio, dopo il fuoco di sant’Antonio, 

Seuna si ribella al suo vescovo.

 Ai fuochi di san Giovanni li malmena 

con i diaconi della cattedrale sostenuti 

con l’acquardente sottratta al Maligno Mago d’Oliena.


In una celebre cantina dei Menagramo del Corso

 si riuniscono in palese concilio segreto i preti 

precari che si lamentano del nepotismo di Monsignor

 della Bua che a sua volta ha un conciliabolo 

con i colleghi isolani che non gli negano il loro appoggio

 e sentenziano che ora viene il bello e son cavoli loro.

 Il patriarca di Venezia getta l’acqua alta sul fuoco. 

Nasce l’ultima figlia in casa Fraillinu

 e la chiamano subito Giustina e lei risponde 

di non capire la doppia parola di Dio e di Gesù

 e che conta di interrogare i fannulloni di Zigottu 

che si son dati alla teologia, leggono le lettere di Paolo

 e chiamano Diddinu il vescovo della città di Dio

 che si è ritirato nel santuario di san Francesco a Lula 

a comporre sermoni ai sardi di questo secolo 

che desiderano uniformarsi alle belle novità 

del sentire comune. Il sindaco di Oliena 

ne vuole subito trecentotrentatremila

 copie sull’unghia stampate in inglese.


Una ignota fondazione di poeti possidenti d’Irillai 

costruisce razionalmente un edificio con porte e finestre 

da adibire a scuola per gli orfani del quartiere

 che vogliono studiare i miti greci e latini

 affinchè lascino perdere la fionda di Davide 

che rompe le lampadine del Corso durante gli scontri

 tra i seunesi sostenuti dai francesi

 e la marmaglia d’Irillai armata dagli spagnoli

 di Prete Zanchetone dove muore impalato Fùà dei Foix

 mentre scappava come uno zoppo in ritirata. 

Gli svizzeri tedeschi occupano Calagologone

 con Bach e il Blues dei Cantoni del Delta.

 Nelle segrete cantine del Corso scoppiano 

indomabili tafferugli tra preti, diaconi e guardie svizzere

 per la nuova Comune di Lugano voluta dall’on. Calamus

 di Seuna e il sen. Molosso d’Irillai 

come la nuova repubblica della lana una e sovrana.


Monsignor della Bua invoca,

 prima di morire la seconda 

per resuscitare alla terza,

 la forza secolare dei marines 

per tenere a bada quei mariti 

che son soliti cavalcare le mogli.


Muore a gennaio il vecchio Gianuario d’Onifai 

colpito da un fulmine a trecentotrentatre anni 

e passa mentre pescava da un ponte sul Cedrino 

durante una tempesta in corso e lascia desolati

 i trentatre figli e passa, già orfani di madre,

 Gonario, Gantine e Gavino, Graziano, 

Gosome, Gurturju e Gustau, Giacomo,

 Giannetto e Giuseppe, Giustino e Gioacchino, 

tutti fortunatamente autonomi da chiedersi 

se babbo Gianuario sarà accettato nel cielo 

con la canna da pesca, la batteria del camion

 e la cicuta in scatola. 

Nella cattedrale Monsignor della Bua battezza

 con un sol colpo trecentotrentatre neonati 

dicendo loro: Benvenuti tra noi, dove l’universo 

si espande a vista d’occhio

 da qualunque finestra si guardi il cielo. 

Zomaria, dopo la guerra di Libia, si fa disertore nel ‘15-‘18,

 dicendo che lui non conosce nessun danubiano.

 Il re gli comunica con i carabinieri 

il suo personale disappunto.

 In privato gli fa sapere che da lui non se l’aspettava.

 Non siamo compari, dice Zomaria.

 Non sono io il padrino di suo figlio

 il principe designato alla successione

 perché inventore del carignano del Sulcis.


Platone vorrebbe visitare l’isola 

ma gli si è rotta la riga e per ripararla

 ha dovuto impegnare il compasso. 

Allora la pro loco ha invitato la morte

 che ha catturato il diavolo a cavallo

 col quale Predu Pilurzi, figlio naturale 

della madre e forse anche del padre,

 cavalca fino a Caprera alla tomba dell’Eroe 

dove piange per mezz’ora

 poi gli accende un lumicino

 e scopre a occhio nudo oltre il mare in burrasca

 un’isola sconosciuta che chiama a sorpresa Corsica 

la cui chiesa va riformata

 perché ci ha predicato Bonifacio.

 Prete Zanchetone è nominato d’imperio parroco d’Irillai,

 primo confessore di Lucula

 e centravanti della ventosa cappella del Monte. 

Gli promettono che se vincerà il girone d’andata 

lo faranno cardinale a Mamone, Onanì e Lodè

 e se vincerà il campionato potrà avere una perpetua

 ungherese che compirà vent’anni a Pasqua.


Gonone è di fatto in mano agli svizzeri 

e capo Comino è dei tedeschi in cambio 

del permesso accordato agli emigranti 

di bagnarsi nel Reno, Olbia dei milanesi 

e la Corsica dei francesi. Il Corso dei Saltafosso

 rimane indiviso tra Seuna e Irillai 

che han fatto pace e ora fan lega

 contro i bavaglini padani che si martirizzano

 il ce l’ho duro dei maroni con gli speroni arrugginiti.

 I quattro mori vorrebbero sottomettere 

la Spagna, le Baleari e Cuba. 

Monsignor della Bua perdona la sedizione 

dei preti della cantina del Corso purché percuotano

 con la verga e un frustino i bottegai menagramo.


Prete Zanchetone apre una colonia estiva 

sul Gennargentu e ci porta bambine

 e bambini d’Irillai, di Seuna e d’Ohiiai 

che si divertono tanto e mangiano 

anche un’uovo ciascuno così che

anche a Montespada,

 all’inizio del miglior autunno dell’anno,

 si potra vendemmiare come a Marreri. 

Per gratitudine i vignaioli di montagna

 ospiteranno d’inverno i fratelli dei ragazzi,

 così al prossimo luglio potranno mietere 

delle opime messi di grano duro a Bruncuspina 

e fare spaghetti grossi come l’asfodelo 

per il digiuno di Biasu, per la dieta

 col Passamontagna per la mensa

 della cuccagna del Bancario.


Il Nuovo Sindaco Pipiu Minuiu

 col capo circonfuso di bende tricolori 

e un nastrino arcobaleno al collo, 

apre il museo degli uomini e dei cristiani

 in giro nel mondo e mette in quota spese 

pubbliche, un’opuscolo da regalare 

ai turisti, di monsignor della Bua

 che interpreta le parabole evangeliche

 servendosi dell’archetipo junghiano 

per cui tutti i sogni vengono da un periodo 

precedente e sconosciuto ma letto e udito

 nei circoli alla buona d‘Irillai dove se ne sentono 

di tutti i colori dell‘arcobaleno, delle grazie ricevute, 

delle reliquie delle vergini che sant’Orsola

 condusse dalla natia Bretagna fino a Roma 

e dei trucioli di san Giusepe Carpentiere, 

ebanista, armatore barcaiolo falegname.


A SantaMaria, nella Baronia di Orosei, 

convergono alla foce del Cedrino

 tanti studiosi dei dialetti che si voglion far lingua,

 guidati dall’arcivescovo d’Oliena e del Gologone 

per farli diventare tutti poliglotti o poliziotti 

buoni in tutte le questure d’Europa. O pompieri.

 Il convegno resiste alla notte inoltrata, 

allora ballano in tondo col compasso

 e in linea con la riga come gli antichi sardi 

e allo scoccar della mezzanotte han tradotto 

la sacra bibbia in logudorese, la relatività ristretta 

in barbaricino e, dandoci sotto, all’alba

 vedrà la luce l’interpretazione dei sogni 

nella lingua dolce e forbita degli ambasciatori 

d’Irillai quando vanno a Seuna e lungo il Corso

 fanno le fiche ai bottegai menagramo.

 Monsignor della Bua, figlioccio di donna Surbile 

e don Sirbone, li benedice via etere 

perché il satellite costa caro e lui ha paura del vuoto.

Hitler la scampa in un agguato adornando

 il faccino tondo con i cernecchi d’una dozzina di rabbini.

A Onihai Groddho Mhoro pubblica

 a chiare lettere baroniesi i sospiri di Eloisa e Abelardo. 

Perché non mi avete invitato al convegno

 di Santamaria dove avrei suonato le launeddhas

 in quel latino col quale Gesù

 si cimentava durante il calvario?


61.

I bottegai menagramo del Corso inventano 

e brevettano la malinconia e con essa 

vogliono coniare una faccia delle loro monete, 

nell’altra c’è un fabbro che fa il gesto dell’ombrello. 

Nella facciata della chiesa del quartiere 

di san Pietro, don Zanchetone fa copiare la deposizione

 Baglioni con Zuanchinu l’ortolano che sostiene

 per le ascelle Gesù col volto di Pilurzi, e Zomaria

 il ciabattino lo solleva sotto le ginocchia

 col corpo teso dal peso della divinità. 

Zenia è Maria e le altre sono le pie donne

 d’Irillai sempre più contente di esserci.

 I Preti Precari delle cantine del Corso

 fanno un nuovo calendario e lo regalano a Zigottu

 il bettoliere perché ha cacciato fuori il vino nuovo.

 Monsignor della Bua vorrebbe rifare la facciata 

della cattedrale se i possidenti e gli altri ricconi 

di Nuoro cacciano fuori i denari che maturano

 nelle banche e contribuiscano alla spesa

 un po’ più dei panettieri già assolti per aver

 confessato i loro peccati, se poi un’obolo 

lo danno anche i falegnami sarà indulgenza 

plenaria fino a toglier loro la scomunica 

di dosso ai malfidi comunisti. 

Ma và a cagare, dicono in coro e di cuore

 i garzoni di san Giuseppe con la pialla che fa trucioli.

 I contadini e gli impiegati di Seuna 

occupano la chiesa delle Grazie e minacciano 

di vendere l’oro della madonna

 se non danno un’arcivescovo ai loro confessori

 che durante la novena fanno le prediche 

e i sermoni più belli dell’isola. 

Nel ponte sul Cedrino 

si rinnova la pace tra Gonone e il Gologone.


Il vescovo confessa di aver sognato

 d’essere padre di otto figli col nono in gestazione.

 Di notte li facevo come le orazioni, dice, 

come militi per la cristianità autentica. 

Basta con i terroristi domenicani. 

E’ molto giusto che ognuno dica la sua

 sul deicidio di un fratello del popolo e figlio di Dio

Da una vetrina del palazzo delle corporazioni

 rubano i pesi e le misure. Barracelli e guardie 

giurate giurano che i ladri erano scalzi 

come Aristotele e Seneca, 

perché le orme sono eloquenti e chiare.

 Ma quelli avevano i sandali, sentenzia

 un commissario laureato della questura, 

mentre un altro carabiniere ancora fedele al re 

dice: Utopie. 

Tutte lettere oscure come i virus asiatici. Eretici.

Prete Zancheta sogna di essere stato nominato

 cardinale e di fare in pubblico il guardaspalla

 del papa e in segreto il braccio destro,

 sostituendo le monache di clausura,

 i gesuiti, i cafoni e le guardie svizzere

 che han comprato Milano

 con una bancarella di orologi usati. 

Appena sveglio, senza nemmeno sputare

 nel lavandino, prende carta e penna e scrive

 una risposta di commento all’epistola

 di san Paolo ai romani di Roma. 

Alle nove è in fila alle poste e paga una assicurata

 con r. di r. Alle dieci è nel sagrato della chiesa 

di San Salvatore e affigge una bolla come Lutero 

dicendo che anche lui vuol vendere le indulgenze 

perché è tempo di pensare alla vecchiaia

 quando gli acciacchi ti spingono da qua nell'aldilà.


Bottegai, orefici, fotografi, orologiai, bettolieri, 

giornalai, macellai, bancari, tassisti, notai,

 tabaccai, avvocati, barbieri e garzoni del Corso

 si suicidano di comune accordo perché qualcuno 

di loro ha contratto debiti che non vogliono restituire

 e crediti che non possono avere anche senza esigere

 le naturali provvigioni di legge per essersi aiutati

 a far la loro bella figura d’avere il negozio al Corso.


Il sindaco Buzinu Bustianu,

 eletto all’ultimo scrutinio col favore delle tenebre,

 và in visita all’ospizio e trova, a sorpresa, 

il cognato Buziuntu caduto dal letto 

sopra le pantofole senza lacci come Capannelle, 

mentre cercava d’inchiodare Gesù crocefisso, 

con chiodini veri.


A Orosei, in Baronia, i nipoti del cardinale 

Rocchigiano Roich di Royalties, famoso traduttore

 e interprete di tutte le religioni rivelate, 

aprono un viadotto sottomarino, dove si mangia a buffet

 con carta di credito logudorese e vista delle timide sirene 

che cantano sott’acqua sottovoce,

 che collega la spiaggia centrale con la foce del Cedrino

 dove ci sono bancarelle di polpi, di cozze

 e di muggini gratis per chi invoca

 col santo rosario in mano

 l’ausilio di Dio e della Madonna.

 San Carlo Borromeo scappa da Milano 

per posare una pietra nella chiesa

 che la città di Nuoro vuole ostinatamente dedicargli.

Zuanchinu non vi presenzia 

e affitta una mansarda al Corso

 per una sua amica cacciata di casa.

San Carlo nota l’assenza del Primo sindaco 

e posa un carro di pietre aguzze 

come le guglie del duomo.


A Seuna, Nuvola Occidentale esegue

 un ritratto bifrontale di Zuanchinu che l’appende

 dietro la scrivania di fronte al doppio profilo

 carpiato di Zuanchine eseguito da Diecu Mandrone.

 Zuanchino E. Remitano quando stà nel mezzo

 dei due quadri con la fusciacca d’ordinanza 

somiglia ancora di più al san Piero della deposizione

 Baglioni del gran Raffaello morto giovane

 tanto tempo fa senza dirlo in giro

 e senza che nessuno l’impedisse.

Zomaria fa il segretario del padre

 nell’ordinaria amministrazione comunale:

 concede appalti municipali quali la fornitura

 di pannoloni per i nomadi pellegrini che vanno

 da un santuario all’altro e si divertono con le cabale

 miracolistiche, requisisce terreni per le opere 

di pubblica utilità quali cessi per i sedentari 

e aiuole per cani incontinenti.

 Alla fine passa guai per millantato credito

 che Zenia non avalla dicendo che le bluse 

di seta son le sue e le gonne ricamate 

con fili d’oro e d’argento le ha vinte alla lotteria

 della parrocchia ed è certa che Prete Zanchetone

 non l’ha imbrogliata.


Trattato da Zigottu il vino di san Francesco,

 di sant’Antonio e del carnevale di Viareggio,

 di Mamoiada e Creta dove liberano i tori di Minosse 

che domenica predicava l’incesto come in uso

 tra i bugiardi cretesi,  dove padri e madri,

 fratelli e sorelle erano oltremodo indulgenti 

con se stessi e non pagavano alcun obolo. 

E’ dichiarata aperta la riunione condominiale 

nel cimitero d’Irillai in seguito all’accordo

 tra i pescatori di Bosa e quelli di Orosei.


Alla terza ribotta dei poeti isolani

 si decide di adottare definitivamente il logudorese,

 la lingua dei Condaghi e di Eleonora, 

come lingua ufficiale della Sardegna Unita e Cattolica

 e tutte le rime che esulino dal canone 

saranno dichiarate nulle con una marca di bollo. 

Diventerà lingua non appena avrà combinato 

qualcosa di buono, così come han fatto

 i cosiddetti olianesi con la sorgente del Gologone

 giusta ricompensa del lavoro degli antenati .


Zigottu si trasferisce ogni estate a Gonone 

dove si beve il vino a occhi chiusi 

e si fa musica all’aperto perché pare

 che senza sonorità sia una vita da sordi 

che non sanno muovere le orecchie come i cani;

 vi rimarrà finchè lo lasciano, se non muore

 prima e salirà per l’ultima volta sul Monte

Pilurzi fotografa il cadavere del bandito R. G. 

nella camera mortuaria e allo sviluppo del negativo 

appare in primo piano il volto di Zuanchinu

 come l’avevano dipinto a due mani Nuvola Incostante 

e Ciotola del Poltrone per l’annuario dei ricercati

 finanziato dalla cassa mutua dei priori di san Francesco

Pilurzi consiglia a chiunque di fare i fatti suoi

 e di riporre le corna in tasca come ha fatto

 il cugino Pidore marito di Piunca 

che è del capricorno e tratta crediti 

e donazioni con i bottegai del Corso

 da sempre contrari alle indulgenze.

Vengono chiusi i casini, i postriboli, i lupanari 

e anche le case di bona tolleranza ancora aperte 

come in ogni buona trattativa in cui i contraenti

 si attengano ai patti contanti e sonanti

Dottor Calamida muore, come è giusto, dopo il suocero

 e prima di dare alle stampe un encomio critico 

dei medici che praticano i clisteri come terapia 

d'urto del piacere inaudito socio del dolore


Appello dei barazelos ai corazzieri lanzichenecchi

 svizzeri e vaticani per la lotta agli abigeatari

L’esorcista della diocesi d’Irillai chiede al papa 

una bolla di ghiaccio contro il demonio 

della serra del supramonte e dei tacchi ogliastrini. 

Dal vaticano rispondono che sarà pronta 

a ferragosto inoltrato e frattanto consigliano 

riunioni di famiglia e di condominio

 e non far uscire sole le bambine sotto i vent’anni


Mentre la Ciotola del Poltrone gli fa il ritratto, 

muore la sorridente madre di don Zanchetone

 che non sa darsi pace fino a che i parrocchiani 

non gli trovano una perpetua dell’est 

di nome I Vana Utopia sul cui volto il pittore

 (morto più giovane del divino Urbinate) 

termina il ritratto della beata mamma di don Zanchetone 

che Dio l’abbia accanto a Sé nella calura estiva 

e nel freddo invernale, quando fiorisce il mandorlo

 innocente e matura il santo grappolo

Muore anche Pizinnu Pisseta, la mascotte 

dei tornei di mariglia, e gli succede Minninna Mingroi

 voluto dal precettato Zancarru dei Circoli Riuniti 

in Circolo tondo come un canestro, Zancarru di Tiana, 

già titolare di Gavoi e Bitti, signore d’altura, 

di Mamone e del Taloro, barone della bassa Baronia, 

scala il Corrasi con una mano legata dietro 

la schiena, per allenare la squadra 

del cuore che porta il suo nome


Fraluisi Muzzuboe  salpa, con La coppa di Deunisi

dal porto di Orosei per circumnavigare l’isola

 con i pesisti d’Irillai e prendere in ostaggio

 il re di Tabarca e Tavolara fino a chè il Messico 

di Montezuma non otterrà il diritto di veto 

al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. 

Durante la navigazione mangeranno se Dio vorrà 

 un calderone di fave al lardo preparato

 dalle pie donne d’Irillai come augurio alla riuscita 

della intrapresa avventura sulla rotta del tonno

 d’ottone e della sardina argentata, 

del bue marino con baffi grotteschi

 e della capra vestita alla marinara


Diddinu Lubrè, geometra e ragioniere capo 

d’un illuminato ufficio del comune,

 si dà alla scrittura e pubblica una lettera ai nobili 

parrocchiani d’Irillai che rinuncino alla confessione 

usata da don Zanchetone per ricattare gli ex comunisti

 che vogliono battezzarsi e recuperare

 in una settimana tutte le comunioni mai fatte

Don Zanchetone brucia la lettera scritta a mano 

davanti alla cattedrale in festa, testimoni Boelle 

e Merzioro, sostenuto dai giovani cattolici

 che gli han dato i fiammiferi, i cerini e gli accendini

 a gas monouso, e stà tre settimane inginocchiato

 sugli scalini al granito della piazza sotto il sole e la neve

Ammuttinamento dei baracelos in Ogliastra e Baronia


100.

Zuanchino E.Remitano 

mori in una grotta segreta del Monte,

 dove si era ritirato come in un monastero,

 tagliandosi le unghie dei piedi e delle mani 

con un castracani arrugginito

 che gli infettò perfino il lobo sinistro 

dell’orecchio a destra di chi guarda.

 Mariapica lo seguì 

gettandosi contromano nella foce del Cedrino 

dove aveva perso la perla nera 

dell’orecchio destro a sinistra di chi guarda. 

Voleva raccoglierla

 perché gli ricordava tanto sua zia Eleonora

 la saggia signora della pianura del frumento.

La sua fù la più quieta delle morti 

poiché nulla si mosse quel giorno

 e nessuno pianse e non si disse messa, 

non un fiore sfiorì quel dì 

e ogni briga fù rimandata





Costituzione di Irillai.



Licurgo , Solone, i Senatori, i Padri Fondatori

Costituzione d’Irillai e di Seuna e su Contone 

voluta e firmata da Zuanchinu E.Remitano,

Legge fondamentale della repubblica 

col patrocinio della gravitazione universale,

Visti l’Iliade e l’Odissea, la Repubblica di Plato 

e Cicero, il Vangelo e il Manifesto,

Sentiti gli Anziani Apostoli del Cuzone, 

i dodici Saggi del Contone 

e la dozzina degli Allegri Vecchi del Santo Ospizio, 

poiché per loro Iddio tiene sospeso il mondo,

Si sottoscrivono gli articoli voluti 

anche dalla libera volontà dei cittadini :



Se Dio è Amore, L’Amore è il nostro Dio.



1.

La Costituzione della Repubblica è accettata dal popolo che l’ha voluta

 e ogni cittadino dev’essere lasciato in pace in casa sua, 

e se casa non ne ha, gliela si dia, ma per favore si pulisca il cesso

 e l’uscio di casa come faceva Garibaldi prima di morire


2.

Ognuno è libero di fare l’eremita e lo sportivo, 

il vagabondo e il barbiere o il mago 

a cui si riferisce il politico per professione

che promette tutto e dopo che è stato eletto 

dice di non avere la bacchetta magica


3.

Chiunque è libero di scommettere su se stesso 

e sui numeri del lotto, 

ma non può brutalmente vendere la madre Afrodite

 per un pomo né crudelmente la figlia

 per un piatto di lenticchie senza cotenna


4.

Vomitare in strada è riprovevole

 nonostante la buona morale consenta le pipe,

 amoreggiare dandoci sotto un mantello di carabiniere 

seduti o distesi sulla panchina con loschi gemiti animali,

 le scoregge e rutti come fisiologiche valvole di sfogo 

d'ogni animo mite


5.

Il divertimento e la certezza della salute 

sono di tutti come il taglio delle unghie. 

Proibita è la circoncisione


6.

L’ingresso dei ballerini nelle sale da ballo, 

degli ubriachi nelle osterie,

 dei fedeli nelle case del Signore, 

dei tifosi allo stadio, 

dei libertini nelle alcove del piacere, 

dei malati negli ospedali, 

sono gratis come l’aria, 

il sole e la pioggia, e ogni atto

 contrario è nullo come un cuore arido


7.

Gli schiamazzi notturni, i canti corali 

con gli stoppini accesi e le liti in famiglia, 

se eseguiti da professionisti ingaggiati e

remunerati sono consentiti a tutte le ore 

che si succedono d’anno in anno

 e nell’arco degli anni 

dacchè il mondo è mondo 

tondo, giocondo e profondo


8.

I poeti non possono essere costretti a fare i pittori,

 e i musicisti a fare gli scultori. 

Michelangelo era unico e particolare,

 solo e raro e faceva quel che gli piaceva,

 lui godeva di se e gli altri godevano di lui

 che creava la bellezza, se ne infischiava 

della buona creanza e dell‘albero di Natale,

 della brutta tv elitaria e fanfarona 

e della magica e mistica rosa mariana.

 Lui, quand’era sull’impalcatura, agiva nel bugliolo.


9.

Il latte di mucca, di capra e di pecora 

non deve mancare nelle case

 specialmente in quelle dove ci sono 

scapoli e zitelle, anche se l’ordine

 Ã¨ inverso : pecora, capra e mucca


10.

Nei condomini e nelle case popolari 

non devono mancare gli spaghetti al pomodoro

 e il portiere deve perlomeno imparare 

a grattuggiare il formaggio


11.

Nelle case degli invalidi, dei poveri di spirito

 e dei ciechi che non vogliono sentir parlar male 

dell’uva, non deve asssolutttarmeeente mancare 

il vino di Marreri, nero o rosato purchè 

sia assolato, assodato e servito a tavola


12.

Chi parla male del latte, del pane e del vino 

dovrà spellarsi da se come le biscie,

 nel mese di luglio quando sant’Anna

 fa le moine al Carmelo : proprio perché

 ognuno è responsabile di se stesso 

e di quel che fa o non fa


13.

Abolizione del bisogno, della fucilazione e della difesa della patria. 

Istituzione di case famiglie ricche allargate 

al sostentamento dei poveri che ammassano 

il grano e ne fan parte ai parenti e agli accampamenti

 degli zingari figli del vento libero

 che non lascia loro nulla di steso sulle siepi


14.

Abolizione della gloria in cielo e in terra, 

del servizio militare sul mare che Iddio ha fatto 

per pescare e nuotare, navigare e lavare

 i cessi cisterna, curare la pelle secca 

e lavare la lana delle pecore ammorbidendola


15.

Ogni cittadino deve rispettare la legge

 voluta dal popolo che respira, sospira e inspira 

fiducia nella giustizia di Dio che assicura salute

 e cibo a tutte le creature contente di esser nate 

col sentire comune e democratico e con lo spirito

 dell’arte pratica che adorna le botteghe

 dei menagramo del Corso con le fauci ostili

 al sorriso ma dediti alle Gallerie di Pittura,

 Scultura, Poesia, Fotografia, Tradizioni, 

Teatro, Cinema, Costumi, Lettere, 

Ribotte, Processioni, Sfilate di Moda,

 Cavalli, Maschere


16.

La Costituzione, Legge Fondamentale della Repubblica

 scritta e letta

Vuole

Sostituire il giusto all’ingiusto, il cotto al crudo,

 il dritto al torto, l’onestà al malaffare, il piacere al dolore, 

il caldo al freddo, la gentilezza al menefreghismo,

 il giorno alla notte,la bellezza alla bruttezza, 

il vino rosso all’acqua salmastra,

 al fischio del merlo il cracra dei corvi, 

l’eleganza della proporzione, all’obbligo della moda corrente,

 l’appello a scuola col canto a tenore,

 la giovane felice virtù al turpe vizio avvizzito,

 il buonanimo all’insolente vanità, 

il vino di Marreri al fetente denaro, 

l’allegria al piagnisteo, le case di tolleranza alle trincee,

 il merito alla delazione, la pace alla guerra, 

il crudo al cotto, la genuina e modesta bontà 

all’intelligenza sprezzante, il miele al veleno, 

il richiamo dei corvi con quello delle rane, 

l’essere sincero all’apparire menzognero, 

il freddo al caldo, il benessere al sordo cancro,

 la noia all’assassinio e al delitto,

 la notte al giorno, all’infanzia natale la vecchiaia mortale, 

il dolce del quieto vivere all’amaro della morte 

per avvelenamento, la spontanea nascita dei funghi 

al miracolo del vino dei farmacisti, 

la serietà d’una vita ingenua agli addobbi fastosi 

del Ridicolo Potere, la provvidenza della natura 

al fuoco dell’inferno, l’umile decoro allo sfarzo osceno, 

il riso dell’universo al lamento del moribondo,

 la natura dei corvi e delle rane 

con la tarda cultura del tordo

 e del caro usignolo dal pasto frugale


17.

Chi è convinto d’essere un semidio nordico

 o un latino più uguale degli altri, 

dovrà portare da casa al Bosco del Monte 

la legna necessaria alla sopravvivenza

 invernale della sua famiglia


18.

Affermazione ingenua e innocente

 nell’ essere autentici isolani e genuini barbaricini

 per non passare dal modesto ridicolo 

al nonsenso del suolo, del sangue

 e dell’umorismo etnico e familiare


19.

La Costituzione della Repubblica 

se ne infischia della Pompa Magna,

 della Diplomazia Stagionale, 

della Cavalleria da Parata, 

delle Vittorie Sportive, 

dell’Opulenza che non vince la Morte 

ma condivide

Altresì

l’entusiasmo duraturo per gli spaghetti più grossi 

in commercio e mangiati al dente e in canottiera bianca 

che dia risalto al sugo, alle giuste leggi, 

agli onesti costumi dei governanti con le unghie corte

 all’innocenza dei bambini e alla stabilità della salute:

 estirpate i calli e godetevi l’anarchia dell’ictus


20.

Ognuno è libero di scavarsi la fossa

 dove crede di star meglio purchè sia 

a un palmo dalle sorgenti e dalle latrine, 

purchè abbia bevuto la cicuta con Socrate


21.

Obbligo del lutto stretto 

quando ammazzano un tiranno felice, 

un pettirosso di buon senso

 o la moglie superflua di un mendicante

 infelice di nome Orfeo


22.

Revoca del diritto antistorico della possibilità di uccidere chicchessia;

 per cui l’assassino sarà chiamato lo scemo del mese,

 l’idiota della settimana, il coglione dell’anno senza pudore,

 il briccone della domenica e nessuno della congrega umana 

lo saluterà più nemmeno se si pentirà di aver ucciso

 come un esaltato molto esagerato, scellerato estroverso

 Ã¨ quel che gli si addice.

 Insomma chi uccide perderà il battesimo 

e anche il nome e tutti lo chiameranno: coglion di maggio


23.

Ogni resistenza al destino è antistorica

 e chiunque gli si oppone rimarrà con un palmo di naso, 

un sacco vuoto e un pugno di mosche

 e nulla potrà ostacolare la riforma agraria

 delle terre incoltivate di malva e asfodelo


24.

Nelle strade della Repubblica nessuna persona debole

 né povera dovrà smarrirsi e nessun intrigante

 ficcherà il naso nelle chiappe - effeminate - 

delle vittime scampate alle insidie 

e alla flagellazione nella via crucis


25.

Gli egoisti impenitenti potranno avere sospesa 

la libertà di credere pacificamente solo in se stessi 

e di congiurare con sofismi contro il bene 

della patria e del suo tesoro nascosto


26.

Concessione dell’ambizione al grand’uomo 

convinto che sia lui - come uno scaltro pontefice -

 a determinare i fatti senza il concorso di null’altro


27.

Tutti coloro che diffonderanno le loro ricchezze 

e i privilegi nelle strade malfamate, 

nei vicoli chiusi e nelle mense calde 

per accogliere gli ospiti stranieri capitati all’improvviso,

 saranno chiamati despoti austeri della morale corrente


28.

Gli astuti giocatori d’azzardo, gli scienziati superstiziosi 

bonaccioni come i missionari e gli spioni infiltrati 

con l’aristocratico soldo gallurese, dovranno firmare 

una preventiva domanda di grazia per ottenere 

i famosi buoni mensa col valore

 della capricciosa carta moneta

 buona per il lusso e per la miseria


29.

La vendetta, la vanità e l’interesse, 

lo spirito di parte e di casta e la malversazione, 

saranno equamente distribuiti nei nidi d’infanzia 

da commissari, onesti come Catone, 

della pubblica sicurezza secondo gli standard 

dei protocolli dell’internazionale di polizia


30.

Il giglio, che ogni emissario segreto avrà tatuato

 a fuoco sotto le ascelle, sarà il fiore della repubblica 

e sarà coltivato nei giardini del Tempio aperti a tutti

 dove tutti i giardinieri dovranno chiamarsi Orfeo 

come il famoso poeta dei barbieri 

che ammansiva le fiere come sanFrancesco


31.

La legislazione della repubblica scoraggerà 

con la persuasione ogni tentativo di svelare 

il mistero dell’esistenza in generale 

e della stessa repubblica in particolare

 nonché il mistero della perfetta coppia di sposi

 lei col manto celeste di Maria 

e lui con la pialla di san Giuseppe


32.

La Repubblica

 nel pieno possesso delle sue sovrane facoltà 

impone a ciascun cittadino, 

dallo svezzamento all’odor del legno, 

il dovere di partecipare a riunioni e assemblee 

e al governo della cosa pubblica, 

poi può far quel che gli pare 

e anche andare a pescare quel che più abbocca


33.

La proclamazione della repubblica costituzionale 

avviene contestualmente alla ricorrenza della caduta

 dell’ultimo Nuraghe nel giorno zero e inizio 

del nuovo calendario il dì seguente in cui

 il decimo giorno del mese di giorni trenta 

si gioca alla morra, si corre a cavallo, si fanno i tenores,

 si sfila in costume che le dolci donne di casa, 

per sedurre i loro uomini, han sottratto agli armadi

 e ai comò, per un totale di dodici mesi grandi

 e un piccolo mese di cinque giorni,

 tutti dediti alla preghiera e al culto dei santi 

e delle vergini, alle castagne secche e alle mandorle,

 alle fave secche e ai fagioli, ai fichi secchi 

e al torrone alle noci, all’uva passa e alla malvasia,

 al rosolio e agli amaretti al miele amaro,

 all’innamoramento e al dillu


34.

Nel deprecato caso di un contenzioso internazionale 

saranno i giovani a combattere e a fare i generali 

mentre i vecchi senatori che svernano in corso Garibaldi 

saranno gli ambasciatori e negozieranno la pace 

che sarà però firmata dal presidente dell’ordine

 dell’Avarizia coadiuvato dal segretario dei Barbieri


35.

Il voto di ciascun cittadino elettore a posto con le tasse

 dev’essere solamente chiaro e chi voterà

 in modo confuso salterà il pasto di natale e di pasqua

 e durante l’estate avrà solamente un fico bianco 

maturo figlio del sole, una fetta di cocomero

 e metà dei semi d’un melone invernale


36.

Ogni cittadino dabbene non deve bere

 nemmeno un cicchetto 

con l’infelice assassino di un’altro infelice


37.

Chiunque abbia in mente qualcosa da dire 

può farlo al corso maggiore, in quello centrale

 e anche nel corso minore, può parlare

 liberamente in piazza, nel parco e anche 

nel giardino di casa, nei caffè aperti

 e nei circoli chiusi dove si dilaniano i viziosi


38.

La repubblica d’Irillai non si opporrà 

alle future generazioni se vorranno sostituirla 

con l’oclocrazia o con la comune dei gladiatori

 o col teatro degli attori amici di Amleto 

capaci di far vivere gli spettri senza

 che escano dalle tombe come perdigiorno


39.

I giardini pubblici e quelli delle abbazie 

vanno costantemente sorvegliati dai barazelos 

a cavallo e dalla polizia a piedi per tenere a bada 

gli amici di Deunisi da una parte e quelli 

di donn’Elene Bagassona e culibianca dall’altra 

perché non insidino delle teste di ponte 

tra pensionati e scolaresche; che se la droga

 prende il sopravvento sono guai da finemondo


40.

È concesso ai vignaioli prima della vendemmia 

la sistemazione di spauracchi multicolori lungo i filari

 e i limiti del piantato per scoraggiare lo slancio dei volatili 

che sconquassano le vigne lavorate e cibarsi di vermi

 e ghiande che vengon su sportivamente 

e vanno giù spontaneamente. 

La concessione si intende estesa anche agli ortolani 

e ai fruttivendoli che contribuiscono alle pubbliche finanze

 e mandino i figli a scuola, si facciano un clistere

 in ospedale e godano della luce e del suolo pubblico


41.

Ogni affare di stato deve essere vantaggioso 

per le moltitudini popolari e per l’indifferenza 

dei santi patroni e delle garbate madonne 

che leniscono i dolori dei barbieri e contadini 

quando dicono il Santo Rosario come leggiadre

 figlie di Maria nei giardini delle cattedrali 

mentre le mogli preparano pietanze certosine 

e piatti di leccornie nei refettori sotterranei:

 a maggio pesci freschi, a natale e pasqua carni arrosto,

 e a fine estate cocomeri e meloni. 

Un pugno di nocciole il resto dell’anno, 

breve o lungo che sia


42.

Pastoie agli intriganti in balia dell’arraffaarraffa 

di cariche pubbliche senza contribuire mai alle spese 

condominiali e degli spuntini all’aperto

 dove sono i primi a sedersi a mangiare 

e gli ultimi degli associati a ruttare con sollievo

 come se avessero inghiottito un ciottolo di fiume


43.

Il popolo d’Irillai 

riunito sotto la tribuna dell’onore in piazza

 dove ognuno può parlare o stornellare

 quanto gli pare e piace, vuole che:

Spilungoni e cricche di fannulloni e mendicanti 

che fan cartello a se e fan parte di centurie

 e di guardie del corpo e dei beni dei padroni,

 qualora entrassero a contatto con la cassa del tesoro, 

devono far parte di quel che mettono in saccoccia

 ai compagni di cordata meno fortunati

 ma democratici come i maestri d’asilo

 e le suore dell’Assunta


44.

Gli Uguali del Contone d’Irillai vogliono

che ogni ladro colto di notte con le mani 

in un sacco vuoto gli sia negato l’asilo 

nella casa del re in via Roma 51, ma venga assunto 

al mercato con un minimo vitale o gli sia assegnato

 un banco per esporre le mercanzie raccolte 

e nascoste all’oscuro nel deposito segreto 

della sua abitazione: cappuccetti, biberon, 

rosari d’argento, aquiloni ecc.


45.

Chiunque venga a contatto con un pugno di ferro

di stampo fascista (non importa che l’abbia in mano

 o in tasca o ne abbia traccia in faccia 

o in particolari zone del viso tipo sulla bocca 

con i denti dentro che han morso la lingua 

o sul naso posto tra gli occhi neri e gonfi 

o sull‘orecchio di destra o di sinistra), 

farà parte del gruppo nazionale che ogni Capodanno

 chiede perdono all’Abissinia e all’Albania, 

alla Grecia e alla Francia e alla Russia 

per aver rotto i coglioni in trasferta 

con certi scalmanati tifosi illusi di trovare salsicce

 di gatto per i loro cani così bravi e fedeli come mogli


46.

L’anziano che non è un rincoglionito 

deve stare attento a quel che fanno

 gli adulti sotto il banco.


47.

Sarà compito della repubblica

 che a ogni cittadino onesto sia assegnata 

una nuova moglie per il fine settimana 

e a fine anno sarà un nuovo padre putativo


48.

Ogni scolaro repubblicano si impegna solennemente 

a non ripudiare i genitori, a non sputare

 per terra e a fare i compiti dell’anno scorso


49.

Chiunque faccia la spia

 non sarà più figlio di Maria 

e per castigo sarà figlio della colpa


50.

A ogni cittadino ingrato sarà impedito di avere i baffi,

 pertanto chi sarà senza baffi sarà un’ingrato

 e gli sarà interrotto il coito e sorvegliato a vista 

perché non dia calci in pancia alla madre che l’ha generato 

come se fosse pentito d’esser nato 

e volesse suicidarsi nel grembo materno


51.

Ogni combriccola deve avere un presidente 

e un responsabile onesto dell’archivio

 e durano in carica una sola stagione a rotazione:

 un’anno a primavera, il seguente in autunno


52.

Da ogni casa della Repubblica

 dev’essere interdetta la miseria e in ogni piazza

 devono essere piantati e curati i famosi 

e rigogliosi alberi della pubblica sussistenza


53.

Ogni pubblica orazione

 scritta o letta dev’essere chiara e concisa

 altrimenti sarà derisa in piedi da tutti i presenti

 che prima avevano deliberato l’interdizione

 degli ubriachi dagli affari pubblici 

a costo di mandare a vuoto le assemblee


54.

La Repubblica d’Irillai punisce chiunque, sopra i dieci anni, 

non dorma durante il giorno per esser sveglio di notte


55.

Le visioni colorate, le chimere in bianconero, 

i miraggi del sole e della fame,

 sono assegnate dalla repubblica ai poeti insonni 

col permesso di fare un pisolino dopo pranzo


56.

Si è soci della Repubblica 

per il comun sentire dei colori e dei sapori,

 per distinguere il piede destro dal sinistro 

e non perché uno sia grande e grosso 

come un pesista corazziere e l’altro mingherlino

 e macilento come san Francesco o il suo barbiere


57.

Nelle Scuole della Repubblica, 

negli Ospedali e negli Ospizi è proibito l’uso 

della verga anche nell’immaginario geroglifico e parlato; 

ma ogni medico e chiunque altro voglia darsele

 con un cilicio ha pieno privilegio di casta di farlo 

nei sottoscala dell’edificio dove stanno gli attrezzi

 degli imbianchini e fumano i facchini

 e i manichini si fan le pipe come i mancini


58.

I mai abbandonati costumi delle genti d’Irillai,

 parenti stretti delle leggi della Repubblica ben nutrita, 

usano che chiunque a casa sua ospiti e alloggi la fortuna 

debba tener la porta socchiusa all’invidia 

degli altri cittadini che la sorte conduce nei paraggi

 del godimento dove il lavoro è allegria che la pena caccia via


59.

Di continuo i legislatori d’Irillai si aggiornano negli studi 

perché quel che andava bene ieri, 

oggi può essere inadeguato 

come l’antica assegnazione delle terre

 che un tempo avveniva in base a quel che una persona 

poteva coltivare da solo in ogni stagione:

 ora non và più bene perché alla zappa

 Ã¨ subentrato il trattore che con le ruote gonfie 

e con un pieno di nafta lavora più d’una dozzina

 di sazi e volenterosi braccianti d’Irillai

 o della stessa grassa e bassa Baronia; 

così che quando Pedranghelo Jara imparerà

 a guidare un trattore arerà l’intera Sardegna 

con ogni foggia di solchi 

come fa il buon vicino nel suo orto


60.

La ricchezza superflua che ingombra le cantine d’Irillai 

è distribuita la notte delle anime vaganti, 

che precede il giorno della quiete dei morti,

 ai figli macilenti del sole e della luna 

che non hanno acqua in brocca 

e ai fratelli turbolenti del vento e della pioggia

 che si dan la mano nella bufera

 e strizzano le corna di Satana Fillu è deus

 lo scorbutico della rocca che picchia come 

il sordo Ludovicu che tante ne dà quante me prende


61.

La Costituzione tutela, tra l’altro,

 la libertà allo scaltro questuante

 di fingersi zoppo e scalcinato, cieco e sordo,

 muto e castrato, calvo e con i piedi piatti, 

di circuire col pianto e lamenti verosimili 

i cittadini bonaccioni col cuore tenero

 come quello del vitello; e garantisce altresì

 all’onesto cittadino di negare l’obolo all’attore

 che cerca di prenderlo per i fondelli 

nonostante gli si schianti il cuore e il fegato,

 più i reni e anche la giugulare 

e gli si faccia violaceo il lobo

 gemello dell’orecchio destro

sempre fermo anche se lo strattoni


Proclama del buon pastore con la moglie 

e del contadino onesto e vedovo con prole,

 avanzato da Zuanchinu E.remitanu:

Ai paesani d’Irillai riuniti da Zigottu, 

dove di solito si beve vino e si gioca a carte, 

và detto che le nostre regole devono diventare leggi

 col valore delle antiche usanze 

con cui son cresciuti i nostri antenati 

e ora vanno scritte davanti ai bambini 

se no ci prendono per minchioni, 

quindi bisogna metterle nero su bianco 

come sui cruciverba e come le pedine a dama.

Possiamo cominciare

 se Jaco Zigottu è pronto a marcare sul libretto. 

Dunque, Jakè, marca:

Primo,

Per principio dobbiamo faticare per guadagnare

 e vivere e dobbiamo farlo sulla terra 

perché non siamo anguille che guizzano

 tra quei rovi che a noi pungono 

come pungevano Gesù Cristo

Secondo,

Dobbiamo pensare alla famiglia

 e mandare i bambini liberi a scuola se al resto ci pensa Dio

Terzo,

Siccome la terra è di tutti, forti e deboli

 purché figli legittimi del Signore Immortale

 e della Moglie Inviolabile, 

chi si alza per primo la mattina

 ha il diritto di scegliere dove pascolare o seminare

Quarto,

Non offendere nessuno perché all’uso 

segue l’abuso che rende illusorio il respiro

Quinto,

Per fare il pastore bisogna esser liberi,

 e chi è ai ceppi non può, di regola, 

seminare nemmeno se si sveglia per primo

 e dorme in piedi nel suo terreno

Sesto,

Il limite alla libertà del pastore

 Ã¨ dato dal limite della libertà del contadino, 

da cui conseguono tutte le libertà per tutti gli altri

La Settima usanza

prevede per ognuno di far quel che più gli aggrada

 come se si trattasse della pupilla dei suoi occhi,

 dunque: venir qui da Zigottu è bere in pace 

senza parlar male delle mogli assenti

 e non dir le proprie opinioni

 come se fossero minacce mirate all'obiettivo

Ottavo principio,

Contentati d’aver piacere da quel che puoi godere

Nono costume,

E’ un bel dovere faticare 

anche per chi non può lavorare né masticare

La Decima legge

Prevede lo stretto controllo degli ingordi 

mai contenti di quel che hanno nel sacco 

dei denti e nel fondo buio della gola dei golosi

Undecimo principio generale:

- Ognuno può dir la sua battuta, ma..

Mai trafficare con oggetti rubati che possono essere di tutti.

Beva chi ha sete

E paghi chi può

e chi non ha segni nel libretto

Ogni funzionario è pagato per difendere il paesano,

 non per offenderlo: siccome è dovere della legge

 difendere la persona da colui che crede di comandare, 

di cui il paesano ha il diritto di conoscere quel che fa

Chi fa del male a un paesano 

è come che lo faccia a tutti

Non và bene mangiare ciò che fa male;

 ma è bello raccogliere da terra ciò che è utile

Paesani! Il mondo è della natura 

e la natura è dei paesani! 

Zigò, versa vino da bere e ciascuno se lo paghi!

Zigò, marca!


1

Genealogia di Pietro Pilurzi che morì dicendo:

 Vado a diventare quel che ero. Vi aspetto.


Viene alla luce il 29 feb. 

Al cambio della guardia col primo marzo, 

da Zomaria il ciabattino e da Zenia domestica, 

mentre in piazza si raccontano le favole, 

gli attori del teatro da camera scioperano da tre ore, 

i veterinari d’Irillai pubblicano il dizionario degli avi autentici, 

i barbieri istituiscono il Credito Artigiano per finanziare 

le ultime sedie girevoli e le prime forbici monouso.


Appena nato Pilurzi pianse per potersi muovere, 

poi disse: voglio correre a cavallo. 

Quando si accorse che era zoppo si domandò: 

e questo perchè? Dunque si chiese: 

potrò correre e cavalcare come gli antichi predoni?

Senti come pesa e già ragiona, disse il babbo sulla porta. 

Sente già la voglia di cambiare. 

Come il presente, anche Pilurzi nasce già vecchio 

e con una gran bocca che da adulto 

chiamerà la porta del giudizio per l'inferno e il paradiso:

 ciò che passa di lì, in entrata o in uscita, 

sarà oggetto d'attenzione per non far danni dentro e fuori;

 usi male la lingua e ferire, 

ti servi del palato per il cibo salato e il caffelatte. 

Fin dall'assaggio, 

complimenti alla cuoca per le varietà alimentari. 

È la lingua che parla. 

Il latte della mamma è sempre il migliore: è sorto con me.



Un’anno dopo gli ortolani di Seuna e Irillai 

comprano le sementi di Zuanchinu E.Remitano.

Monsignor della Bua scopre

 la nuova naturale vocazione del Seminario:

 farsi le pipe l’un l’altro 

e veder chi le lancia più lontano

 dei lascivi cavalieri della continenza 

e far pipì subito dopo senza bagnarsi la tonaca.

Il Credito dei Barbieri Artigiani chiede di batter moneta.

I veterinari lavorano al Dizionario Critico del Dialetto.


A fine anno Monsignor della Bua

 predica che i misteri della chiesa cristiana

 sono stati tutti rivelati ed è tempo di svelare

 i racconti del Bue Mansueto 

e del pio bove Muzzuboe adattati al giogo.

Al museo della Tavola Imbandita 

sarà dato un tovagliolo e chi resisterà 

fino alla fine della conferenza sullo stato attuale

dell’Ogliastra e della Baronia dove è stato notato 

un costante mutamento del Gusto 

di cui parlerà Kant a suo tempo.


2

Nei tre anni seguenti la capinera annuncia per prima

 la primavera e a ferragosto Assunta e Irene,

 in vista del Redentore, mettono pace 

tra i costumi a cavallo e i pedoni in costume.

Di sera, nella sua casa sotto il Monte, 

muore zio Pietro Primo Pidore, nonno di Pilurzi

 che a suo tempo come Kant farà il Priore 

di san Francesco il Serafino

 fino alla conquista di Lula e del Montalbo 

riformando l’esistente, il conosciuto e l’ignoto.


A cinque anni suonati, 

Pietro Pilurzi fa già Telemaco che cerca Outis 

sotto il deschetto dove Zomaria stà raccogliendo 

i chiodini storti da raddrizzare la sera prima di dormire.

Pace fatta tra il seminario 

e la sottostante bettola di Zigottu 

per gli schiamazzi mattutini:

 il bar non aprirà prima delle cinque

 e i soprastanti inquilini non si faran più 

 quelle fantastiche pipe a finestra aperta

 che tanto turbava il sonno di donn’Elene Culibianca 

signora della Dolcefiga e fata del castello della Tettasoda.


I primi baroniesi abbandonano Irillai 

e si insediano a Calacomino e, per via di terra,

 maltrattano un’emissario della confederazione elvetica

 che voleva comprar lingue di terra comparata 

e pagare con orologi scaduti, monete false del Credito

 dei Barbieri e quintali di emmenthal senza un buco.


3

Il primo giorno di scuola Pietro Pilurzi 

è accompagnato a scuola piangendo gratis

 da Zenia Domestica in lacrime perché Zomaria

 ha tagliato un lobo al figlio 

per riconoscerlo quando finisce la lezione 

e quando si avventurerà a marinare

 nell’alto e basso mediterraneo.

Monsignor della Bua si fa legare ai cancelli 

del cimitero dell’Asfodelo perché vuole un dialogo

 con i defunti e aggiornarsi sulla loro condizione 

per farne un saggio da regalare al santo padre 

per una promozione sul campo o un avanzamento

 in carriera o il permesso di far denaro come i Barbieri.


Zomaria e Zenia portano Pilurzi alla colonia dei ciabattini

 che lanciano pietre del Cedrino ai turisti nudi 

che fanno mostra di ciondoli e conchiglie 

e rispondono con i sassi del mare di Capogonone

 che fenici, spagnoli e maltesi usavano come zavorra:

 comincia la guerra dell’acqua dolce con la salata.

 Muore a sorpresa Zizitu II di Lucula 

e gli succede il delfino di Baronia Mingroi 

ultimogenito d’’una famiglia di apostoli sconsacrati

 per non aver debellato la malaria 

che in occidente curano con la vernaccia 

e la malvasia a credito.

Per la sua forza lo temono anche le zanzare

 che vanno a posarsi sulle terga 

dei nudisti svergognati.


I veterinari d’Irillai pubblicano

 le loro enciclopediche memorie

 dove criticano la pronuncia di Bitti e non di Bitzi.

Zenia Domestica di Zomaria, 

siede sulla seggetta del marito 

e il piccolo Pilurzi fa la spia 

per non fare i compiti scolastici e studiare

 il catechismo di Monsignor della Bua che caldeggia

una riabilitazione del popolo ebraico 

perché d’altronde Gesù era un loro connazionale, 

della religione dei patriarchi, 

della tribù di Giuda Laspia, 

e della famiglia di Giuseppe e di Maria 

che con la scopo raccoglieva la burrumballa della  pialla.

Zenia si lega d’amicizia con Santa Maria 

e regala un fiasco di vernaccia alla maestra di Pilurzi

 all’insaputa di Zomaria che nel fiasco 

ci aveva messo dell’acqua piovana 

per ammorbidire il cuoio.


4

Pilurzi và in seconda 

e monsignor della Bua manda l’intero capitolo 

della cattedrale per battezzarlo secondo la legge

 della chiesa cattolica che ne ha finanziato gli studi.

Arrivo della Prima Fiat a Irillai e l'allegria dei paesani

 allarga le strade, abbattono il carcere 

mentre gli scalmanati carriolanti

 infrangono il parabrezza della Fiat.

I veterinari curano cani e gatti con le fatture 

e un veleno alla varecchina di loro invenzione, 

le fiche, il malocchio e le bestemmie, 

perché il loro settimanale è fallito 

e la Banca dei Barbieri vuole indietro il suo denaro.

I grossi proprietari di greggi, mandrie 

e branchi di cinghiali si sono convenzionati 

con i chirurghi dell’ospedale specializzato in clisteri 

per bestie ed umani e così profanare il sacrario 

dei cagoni e dei gagliardi sodomizzatori 

che traggon le leggi dalla Santa Bibbia.


I Baroniesi delle colonie dei ciabattini insorgono

 con i loro camicioni di tela rubata dalle bancarelle, 

perché le loro Madonne del Cedrino 

non han diluito la Vergine Varecchina. 

Promettono l’insurrezione fino a che c’è un bambino in colonia.

In ultimo minacciano di non riparare più i sandali 

al gorgonzola dei bambini che vogliono rimanere.


5

Fondazione del Cuzone 

e inizio degli scavi del Rifugio alla Malva 

che sarà popolato dallo scambio di coppie 

tra Seuna e Irillai.


Muore di crepacuore Zenia Domestica, 

perché il marito voleva marchiare il figlio col trincetto 

facendogli un più e un meno nelle spalle 

e una serie di crocette nel torace.

Zomaria colloca Pilurzi in seminario dove impara 

a leggere le mille e più notti, a bere il vino 

dalla brocca e dalla botte, e ogni notte si innamora

 della mamma, si fa una pipa e urla 

come se avesse vinto al lotto,

 intanto comincia a distinguere i colori, 

comincia a riflettere sui vivi e sui morti

ma non sa perché da una parte 

si fa la caca e dall’altra la piscia.

I baroniesi con i camicioni conquistano la colonia 

di Capo Comino dove trovano un bambino nascosto 

e lo vendono a Gibilterra per una sterlina, 

una ghinea, uno scellino e un punch al rhum 

e aprono un conto al Banco Creditizio dei Barbieri d’Irillai, 

maestri artigiani che bevono cicheti con la mano 

ferma e la ferma speranza vacillante 

che qualche fortunato arrivi alla pensione

 senza aver interrotto per una ruga.


6

Mentre Pilurzi si gode le vacanze estive 

i principi riuniti nella Savoia ricomprano la Sardegna 

con cioccolato fuso e fondente come un gianduiotto 

savoiardo e non vogliono che qualcuno rubi 

le anguille del Cedrino, specialmente quei baroniesi

 con i camicioni corti e rattoppati dai barbieri ambulanti 

che profumano come donn’Elene Culibianca.

Chi è colto in flagrante sarà investito 

dalla nuova Fiat e non scenderà mai più in campo


I barracelli dell’alta e bassa Baronia

 vengono accolti dagli schioppi ad alta precisione

 dei bandolieri15della luna, nella gola di Lucula, 

che confidano nel silenzio delle stelle

 preoccupate di splendere senza dover nulla 

a nessuno, mentre il prezzemolo fiorisce nell’orto

 di Zuanchino E.Remitano e Pilurzi dedito allo studio

 in seminario per aprire uno sportello da Prete a su Cuzone

 e far concorrenza a don Zanchetone 

acciaccato dai reumatismi, sfinito dalla sifilide

 e dal morbo del cruciverba che gli torce le dita 

e non ne azzecca una giusta 

e quella sbagliata la dà come penitenza.


Gli ogliastrini penetrano a Silana, Gorropu e Gennargentu 

dove la neve rimane un secolo o due 

e quando si scioglie diventa vino 

che spacciano per quello di Jerzu.

Pilurzi è appeso al filo che collega Boelle e Merzioro 

mentre si esercitava per conto del vescovo della Bua

 a far l’equilibrista per conto della cattedrale 

della chiesa maggiore del mondo.

 Lo salvano i pompieri precari 

che non visti gli affibbiano due calci 

dolorosi più in alto degli stinchi.

Monsignor della Bua è spedito con bolla papale 

in Ogliastra per trattare l’acquisto di un caglio 

di capretto che fa rizzare quel che anima le feste 

segrete di Dioniso il Timido dai costumi lascivi .


7

Fallisce nel suo compito perché gli danno 

uno stomachino d’agnello o pasquale o natale.

Il papa lo bastona per mano dei gesuiti,

 mentre i domenicani volevano incendiarlo 

come il coglione di un’eretico.

Zomaria và in pellegrinaggio a piedi da Padre Pio 

con un quintale di cemento in spalla 

e con la malcelata speranza che, 

facendo da spalla a san Francesco,

 intercedano presso la morte 

che gli ridia indietro Zenia almeno finchè

 non troverà un’altra moglie che faccia da mangiare, 

lavi la biancheria sporca, gli lucidi le scarpe imbrattate,

 gli stiri la camicia, badi all’argenteria di casa, 

gli riscaldi i piedi la notte senza scoreggiare, 

lo svegli al mattino e poi lavi tutti i vetri, 

spolveri quando Prete Zanchetone benedice la casa, 

e paghi tutte le bollette.

Pilurzi s’infervora per lo studio del corpo umano 

e vuol saper tutto perché all’occhio che vede

 dole il cuore, all’orecchio sordo la capinera non canta 

la primavera e l’allodola non canta al mattino.

Il comitato delle belle arti del Cedrino e del Temo 

dicono inascoltati che o Boelle o Merzioro sono in più - 

uno è di troppo e và abbattuto da una mano ignota

 per via di quel detto che la sinistra non sappia 

ciò che fa la destra e ci vuole un forno a legna

 nucleare per pane carasau e pizza per invalidi.

O una cupola bianca come le tette 

di donn’Elene Dolcefiga e Culibianca.

Forno e cupola son tutt’uno, sentenziò Pilurzi Pietro 

nipote di nonno Pidore, sia in pace con la terra

 che lo copre senza difficoltà anche se 

si macera la cassa con il tarlo che rode.


8

Pilurzi scappa dal seminario perché il diavolo cornuto

 gli fa lo sgambetto al garretto e l’’azzoppa

 come un calciaro a fine partita che non riconosce

 la madre né la fidanzata dama della fata del castello

 dei Barbieri Banchieri che danno i loro risparmi 

a chi gli pare basta che siano compagni del Primo Maggio 

e faccian parte della Sardegna unita

 con due o tre parlamenti senza sovrani 

a scaldar troni o cristi a scaldar croci 

come quello di Galtelli che pare stufo di stare in bicocca 

e vuole andare un mese in Ogliastra 

e uno in Alta Baronia da Regana e Gonerilla 

e sputa sul Cedrino che scende da Irillai 

dove c’è Cordelia amica di Zenia e di Maria.

Ma che dici?

Una ragion nascosta, dico, ed è mia.

Ne sei entusiasta?

No. Ma medio tra il giorno e la notte.

Pilurzi pretende il deschetto del Padre 

e manda tre avvocati e un infermiere 

per contenere Zomaria facile alle escandescenze

 e gioca col trincetto come una guardia svizzera 

spadaccina provetta di Pio Papa Poi. 

Pilurzi vorrebbe ritirarsi 

ma è costretto da Zomaria a far corregge. 

Importazione del tacchino in Sardegna.

Sdegnati i contadini pastori minano il Duomo 

e vorrebbero inchiappettarsi l’uomo dal sorriso gratis 

certificato di fargli cosa grata.

E’ pelato come una testa di c...uoio 

e sputacchia come una testa di minchia

e quando gli declina si piscia le gambe 

come se fossero le sue e non quelle della mamma.


9

Monsignor della Bua scopre che quel che si vede

 non è sempre quel che è, quindi le visioni ci perdono 

e il morbo farà di noi una poltiglia per visionari

 impenitenti miopi e impotenti a forza di pipe 

che non distinguono una nuvola da una Fiat 

di seconda mano senza gli sconti di legge.

Battaglia del Cedrino dove i camicioni stracciati 

dei Baroniesi fuggono a Irillai inseguiti dai nudisti

 e sono accolti sotto il deschetto di Zomaria 

vedovo e ciabattino che li mette a raddrizzar 

chiodini con la lingua tra i denti.

Sommosse ad Olbia perché le cozze

 non vogliono aprirsi senza password.

Solidali le anguillle del Cedrino, le tinche del Tirso, 

le carpe del Temo, e le trote del frigo 

con i muggini di Cabras, al grido:

 durante la carestia dobbiamo essere uniti.

Il popolo deve odiare i suoi nemici:

 i banchieri dei barbieri che non sanno nemmeno pedalare.

Distruzione del Rifugio alla Malva del Cuzone:

 Dio appare e si appella all’antica sapienza

 dei sardi ripieni dei principi dal trattamento umano:

 fatemi quella casa promessa,

 dice senz’ombra di minaccia, guardando l’orologio.

Poi parleremo come amici che non han conosciuto i ceppi:

 liberi e stravaganti.

I vecchi senza pensione studiano

 diverse combinazioni del selciato

 e calcolano la probabilità 

che un meteorite cada a su Cuzone


10

Pilurzi con un permesso si scrive all’università 

della vita e fa da spettatore a una partita 

della nuorese che rinuncia ad attaccare 

perché non c’è una punta; 

ne fa un saggio critico di carattere umanistico

 con le opinioni del tempo sul tempo

 e ne conclude che quello è ciò che ci vuole.

Ciotola del Mandrone affresca la sala comunale d’Irillai 

con piccole coppe di vino di misura ogliastrina 

che ne risaltano il colore, il sapore e la fragranza 

e la faccia tonda di Gigi Bullinu che narra la sua storia.

Ciotola del Mandrone nel ciclo delle opere

 fa il galante con donn’Elene Culibianca:

 scendiamo in barca il Cedrino, gli dice,

 poi prendiamo il largo nel Tirreno 

fino a Cipro dove ce ne faremo delle belle.

Ci vuole uno che ci suoni le launeddha, 

dice lei punta dall’estro.

Seuna e Irillai si alleano

 contro i menagramo del Corso 

che vogliono la supremazia della cattedrale

 sulle altre chiese consacrate.


Perché cominci ad obbedire,

 Zomaria vorrebbe mandare il figlio 

a fare il carabiniere che son disciplinati

 e in alta uniforme, oppure il garzone di barbiere

 che lo faccia lavorare anche il lunedì 

così la finisce di ronzare attorno a Mallena 

di Tiana che lui chiama Olimpiade 

che gli vorrebbe aprir bottega tra monti e valli 

dell’interno dove non ci sono segretari particolari.

Ritorna a casa, gli scrive Zomaria su una tomaia.

I tempi peggiorano e sei orfano e figlio unico.


11

Il trattato di Lucula 

mette fine alla controversa faccenda dell’eredità 

maldivisa a Ohiai tra Regana e Gonerilla 

e si pappa tutto Cordelia che ha conosciuto il dispiacere.

Zizitu di Borbore è principe ereditario nonché suo marito,

 ma perde il dominio di Lucula perché un’ictus 

gli ha paralizzato il braccio destro della spada

 e cede controvoglia e con l’aiuto del papa

 il Cedrino ai savoia e ai baroniesi.

Pilurzi chiede un finanziamento al Credito dei Barbieri 

per aprire una tratta delle schiave dell’est 

e dell’ovest con passaggio obbligato a Gibilterra 

dove donn’Elene Culibianca ha una bancarella di bloc-notes.


Da Dorgali a Oniferi, da Orune a Orgosolo, 

regna la pace nonostante ne ammazzino 

uno alla settimana e polizia e carabinieri

 stanno a contarli dalla finestra 

di chi si autobomba per un seggio d’onore. 

Pilurzi ottiene udienza da monsignor della Bua 

e gli domanda perché è figlio unico 

e quegli risponde non lo so proprio, 

se no te lo direi.

Pilurzi invia una lunga poesia al quotidiano:

 La voce dei veterinari , che premierà la migliore

 con un buono di dodici tagli di capelli 

dai Barbieri del Credito Artigiano 

che la canteranno tra una basetta disegnata 

e una fedina rigogliosa.


Pilurzi pensa che sotto il deschetto quadrato 

del babbo possa starci un’arnia con un favo d’api 

e avere così il miele fresco tutto l'anno.

Monsignor della Bua si fa costruire 

nel cortile di casa una piccola copia della cattedrale

 come aveva fatto voto quando

 un pezzo d’otre pieno si sanguinaccio

 lo stava soffocando 

nella sua verde tenuta sotto il Monte.


12

Gli archietetti del Bauhaus d’Irillai si indispettiscono

 e l’accusano di megalomania,

 quindi in gruppo fan caca e piscia 

nel Belvedere del Muraglione d’Irillai.


Pilurzi per un’anno di barbe gratis

 compone l’ode al barbiere profumato 

che mette i risparmi nell’istituto di credito

 dei maestri Barbieri e dei garzoni di bottega.

I Savoia si pentono di aver scambiato

 la Sicilia col vulcano con la Sardegna senza.

Dalla tresca amorosa di Pilurzi con Olimpiade 

nasce il disegno del castello di sant’Onofrio 

e della chiesa di sant’Orsola

 a pianta esagonale come un favo d’api.


I caprai del Monte complottano 

contro monsignor della Bua 

che trova ricovero in Vaticano

 perché nel Rifugio della Malva

 han trovato tracce di carbone 

e scavando han tratto una cisterna di petrolio 

con una fattura da pagare 

per il taglio del bosco del Monte

 delle Ghiande del leccio

 e della quercia sana come il pesce.


Muore Zuanchinu E.Remitano Terzo 

che volle con sé nella tomba

 la chiave della porta di casa

 che aveva prestato a Zomaria 

quando aveva dodici anni


Primo successo in campagna dei barracelli baroniesi:

 la scampano in un agguato alle falde del Monte 

dove una jeep della polizia segreta 

si ribella al pilota automatico

 che non voleva scartare

 il gruppo delle guardie campestri.


13

Pilurzi, come Edipo, potrebbe uccidere Zomaria

 senza dirlo a nessuno,

 perciò viene confinato a Oliena

 dove con Oliampiade di Tiana cantano alle vendemmie

 dove vorrebbero anche recitare

 se non la palpassero dappertutto come cosa gradita.

Monsignor della Bua pubblica uno studio

 sulla religione a Irillai per far assumere 

un nipote nel Banco del Credito dei Barbieri,

 e lui stesso vorrebbe conseguire

 il brevetto isolano di elicotterista naif.


Gli architetti del Monte e gli ingegneri del Contone

 presentano il nuovo piano regolatore di Nuoro 

e scoppia un pianto generale su strade,

 ponti e cavalcavie dove tutti sono nervosi

 e dall’ospedale han trafugato la ricetta dei clisteri.

Pilurzi compone una satira sui barbieri

 che si passano il mestiere da padre in figlio,

 la vende al grido dei veterinari

 e nella traduzione diventa un elogio

 di monsignor della Bua che vuole la fine 

delle ostilità tra i cristiani del vangelo

 secondo Matteo e quelli di Marco.

Olimpiade di Tiana viene accompagnata 

alla frontiera perché nel Belvedere d’Irillai 

ha riconsegnato a donn’Elene Culibella 

una scatola di anticoncezionali di seconda mano.

Molti la vorrebbero a via roma 51 nell’ex casa

 del re di sardegna e savoia, d’Italia e Albania.


Monsignor della Bua confessa di avere

 delle memorie inconfessate: voleva fare il giardiniere 

del comune e di ville private con nuove piante

 sempre giovani e concime di ergastolani

 per le rose di maggio.


14

Un gruppo di giovani cantori 

- i casti della Baronia - provano in piazza 

i diversi modi di suonare il clavicembalo.

Pilurzi propone alla Banca dei Barbieri 

e dei Garzoni di emettere carta moneta

 con i calendari profumati dell’antico barbiere.

Zomaria sotto il deschetto trova lettere postume

 del padre e vari progetti di una new Irillay 

e il suggerimento ai bettolieri di far pagare 

lo scotto anche a chi non beve il vino comune.

Trionfo nella prima pagina del dispiacere 

dei veterinari di una lettera autografa (2croci)

 di Olimpiade di Tiana per come è stata esiliata

 da Irillai e abbandonata da Predu Pilurzi 

come uno straccio sul pavimento 

dove riposa il cane randagio.


Il generale dei barracelli calcola le probabilità 

del suo gruppo di farla franca in cento agguati.

Pace in vantaggio alle Grazie:

 i menagramo del Corso ottengono dal sindaco

 di starsene sulla porta dei loro negozi 

in canottiera per i saldi della befana.

Nuova morte di Zuanchinu E. Remitanu.

Monsignor della Bua ritorna a Irillai 

da una visita di cortesia in Vaticano

 e convoca tutti i sacerdoti del dipartimento

 e dà loro quattro nocciole, assegna nuovi incarichi, 

mansioni e gerarchie e di servire

 con zelo il vicario provinciale di Gesù.

E aprite gli occhi sui rosari.


Pilurzi si gode la bella vita nella traversale Orosei-Bosa,

 e credendosi R.Crusoe si convince che sia sempre sabato 

e d‘accordo con Venerdì seppelliscono tutti i giovedì

 senza gli scongiuri preliminari di Prete Zanchetone.


15

Le messaggerie dei veterinari pubblica 

le spiegazioni sulla remota antichità di Nuoro,

 sull’insediamento di Zuanchinu,

 le riflessioni dei maestri bettolieri e barbieri

 sulla poesia di S. Satta e sulla pittura di Ballero,

 sulla scultura del Ciusa, sulla narrativa di G. Deledda,

 sulle sentenze passate in giudicato, 

sul rinascimento d’Irillai,

 sui ricorsi per i danni causati dall’ospedale

 sull’uso e abuso del clistere durante il parto, 

sulle violenze inflitte ai vecchi contadini

 e pastori e alle loro mogli nei sottoscala

 dell’ospizio con l’’antiquato sistema di sant’Antonio

 per sapere in quale mattonella han nascosto la pensione.

Affermazione in Borsa del Credito Finanziario 

dei Barbieri che ottiene dalla Regione il sigillo

 della zecca al sangue per fare i calendari profumati

 che i garzoni regalano ai migliori clienti 

per racimolare la tredicesima sonante mai vista.


Con la Grazia di Dio che ama la verità,

 Pilurzi è nominato Capitano dei Barazelos

 e dice che appena recupererà il primo capo 

di bestiame rubato lo cucinerà sottoterra 

nella pubblica piazza a fuoco lento ogliastrino.

Il vino lo metteranno i veterinari

 e il Credito Artigiano dei Barbieri metterà il sale.

Gli architetti razionalisti di Seuna e Irillai 

garantiscono di portare a termine la piazza pubblica

 con colonna centrale e zampillo di pirizolu16 

alto trentatre metri buoni buoni 

che i paesani aspettano 

da trecento trenta tre anni buoni e suonati.

L’inaugurazione avverrà in contemporanea

 con il castello voluto da Monsignor della Bua

 sulla Rocca d’Irillai per la pace avvenuta

 di notte tra baroniesi e ogliastrini 

che litigavano per il golfo di Orosei.


16

Zomaria rinuncia a una corona di setole di cinghiale.

Il sindaco di Fonni permette che gli sciatori di Monte Spada

 mangino il prosciutto che vogliono nella colonia sulla neve 

degli orfani dei barbieri di montagna travolti da una slavina

 a Desulo durante un viaggio di studio sulle gote e gole 

dei montanari.


Pilurzi consegna alla stampa dei liberi veterinari, 

dentro una busta una lunga lettera, 

la prima avventura in campo aperto dei barracelli 

di Lucula che han trovato una pecorella smarrita 

con la voce di Olimpiade di Tiana.

Nella pubblicazione con qualche refuso,

 pare trattarsi di una fattura commerciale

 d’un quintale di polvere da sparo.

Marcello, amico di Pilurzi, la lince segreta dei carabinieri, 

recita a teatro pieno di pallidi bevitori della bionda 

di Monastir che col costume degli avi cantano a tenore

 meglio del figlio che non segue più il padre 

che leva alta la nota.



I segugi dei Barazelos trovano nelle capre marine 

del Monte dieci quintali di cocaina nera dipinta 

da smerciare nella bettola di Zigottu, con le guance

 cascanti e le orecchie pelose, come vino nero.

I Casti della Baronia ne fanno una sonata da concerto

 dove però l’eroina pura sta dentro ai meloni da frutta 

o da insalata di cui vanno matti all’ospizio

 quelli che se la sentono ancora.

Il primo farmacista d’Irillai vende il primo termometro a Seuna.


17

Guerra sul mare d’Orosei 

dei pescatori d’aragoste di Bosa 

che inseguono quell’unica viva che mostravano ai savoia.

Monsignore della Bua insorge contro il matriarcato 

dicendo che non è più di moda ed è meglio che

 le regole di famiglia siano dettate dal sinodo 

dei vescovi tutti scapoli e vecchi 

ma con l’esperienza di chi ha guidato l’Accademia 

delle Scienze umane con deroga papale 

alla canonizzazione di chi ne aveva i requisiti di legge.

Il papa di Roma nomina monsignor della Bua 

primo cardinale dell’isola con l’intento di applicare

 il vangelo anche di notte e di rafforzare le sagrestie 

e sviluppare in altezza i campanili specialmente 

dopo la scoperta che sotto nuraghe Losa 

della prima loggia massonica col ritrovamento d’un triangolo,

 d’un grembiulino d’agnello lavorato a mano 

come a mano si facevano gli impasti di calce viva 

e di un cappuccio di orbace a pelo lungo.

Muore Zomaria e Pilurzi con un’oculata trattativa 

vende il deschetto all’asta nella pubblica piazza 

che deve’essere ancora inaugurata.

Col ricavato se ne và a Terranova 

e apre le ricerche di Olimpiade di Tiana 

che canta come una sirena pro e contro 

la commestibilità delle cozze crude.

Incontra al bar dell’isola bianca donn’Elene Culodolce, 

di cui ha una profonda stima e con lei elabora

 un piano di spesa del ricavato del deschetto 

e del trincetto, comprano una scatola di sardine 

e cinquanta litri di vermentino e fanno cagnara 

tutta la notte nel cesso del bar del porto.

All’alba, la cameriera del mattino, cacciandoli via chiede:

 Allora, signora Flanders,

 che impressione ha della notte d’amore?

Un sorpresa, dice lei.

Come l’uovo di pasqua, dice Pilurzi vomitando

 accosto al cesso tutte le aringhe dell’anno 

e qualche timida e umida testina d’anguilla in umido.


18

Nuovo concerto dei Casti d’Irillai e Baronia col clavincembalo scordato.

Pilurzi a nuoto và in visita da un’amico a Ponza

 e scopre una nuova isola nel Tirreno 

dove danno il torrone gratis 

a chi ha la dentiera rotta come non si vede mai in tv.

Un’aquila venuta da chissà dove 

ha nidificato senza permesso a su Cuzone 

e i bambini gli han regalato un topo, un papassino17

quattro nocciole e un moschetto 

per difendere le uova dagli scarabei, 

allora tutti a Irillai hanno spento la tv 

per non vederla mai più perché è meglio spettegolare

 di casa in casa del leone scappato dal circo

 in cerca di un monolocale arredato 

e bere chiaretto al fresco disarmato.


Muore il Primo Pipiu Gallisay d’Orosei 

dopo gli intrighi dei massoni nella sua corte 

affinchè il maestro dei garzoni 

ne fosse il degno successore in quanto 

inventore dei riti baroniesi adottati 

anche in Francia e nelle terre d’oltremare.

Pilurzi veine espulso dall’Isola del Torrone nel Tirreno

 che ha deciso di perseguitare di nuovo i cristiani

 del rito scozzese.

Hitler dà un’immensa notorietà al nazismo germanico 

scrivendone la storia millenaria 

pubblicata senza note dai veterinari d’Irillai.

Il complesso dei casti d’Irillai 

musicano la magnifica passione di Pilurzi

 per donn’Elene Figadolce e per Olimpiade

 di Tiana e la Laidhona d’Urzullè.


19

Sebastiano Satta il Poeta si ammala

 perché si è saputo che è ateo e sarà sepolto 

con un drappo rosso per cui stravede sanPietro

 che l’accoglierà in paradiso e avrà il suo sgabello 

davanti al focolare, arrostirà castagne, berrà del vino 

e sarà un pari di Sardegna.

Gli archietetti del Rifugio a su Cuzone

 Lamanza e Pettenaiu, cominciano a tirar su il carcere 

con la rotonda a via roma 51 con una scalinata

 in granito rosa che l’avvolge fin sul tetto 

come una spirale amorosa e sarà chiamata la casa del re.

Muore il re d’Oliena Palimodde Culidurche

 e finchè non ne nasce uno migliore

 occupa il suo seggio un barbone cacciato dall’ospizio 

perché mostrava le sue vergogne all’occhio

 indiscreto di chi vede quel che non vuol guardare.

L’attore Amedeo N. nel suo teatro propone 

della birra fresca o ghiacciata versata da Marianna

 e Rossana mentre parlano delle ragioni sotterranee 

della religione cattolica quando Enea abbandona

 Didone e Pilurzi si toglie la maschera.

Il club dei veterinari invia una copia della loro voce 

a Monsignor della Bua che vorrebbe visitare

 il caveau della Banca del Credito dei Barbieri.

Pilurzi esprime per iscritto 

il desiderio di avere la pensione del babbo.

Ma và a cagare, gli risponde la regina delle fate,

 tu e tutti i tifosi della squadra avversaria.


20

L’avvocato Calamus on. per giunta e il sen. Molosso 

il cui aspetto malaticcio lo domina

 e lo fa sembrare mezzo baroniese, 

avviano la pratica per traslare le spoglie di G. Deledda, 

che riposavano in pace e non chiedevano nulla, 

alla chiesa delle solitudini non desolate.


Morte di Zuanchine di Lucula, capomastro in pensione,

 bello come san Pietro nella deposizione Baglioni.

In vita ha fatto di tutto, anche l’ortolano.

Nelle lunghe sere d’estate beveva un quartin di vin 

seduto sulla soglia di casa 

e a suo parere Zomaria calvo 

doveva uccidere Pilurzi, 

con i capelli all’indietro, prima di morire.

Muore il grasso Biasu che da dieci anni 

davano per spacciato dal lavoro di gruppo,

 grande invenzione della scienza moderna 

che si cimenta con l’armonia universale 

dove le stelle son tutte uguali e il sole 

non cambia da un giorno all’altro nonostante Biasu 

si proponesse di far sommosse a Seuna 

il giorno che ciò sarebbe accaduto.

Il foglio dei veterinari esce listato a lutto; 

il banco dei barbieri artigiani chiude cinque minuti prima;

 monsignor della Bua si ritira in una grotta del monte 

col breviario scaduto; 

Pilurzi vorrebbe lanciarsi dal ponte di Mastrefe 

con Olimpiade di Tiana o donn’Elene Figarasa 

ma che a suo tempo è stata rosa.

Lite tra i barracelli d’Ohiai e i centauri della vespa

 che han cancellato le tracce di una lepre inseguita 

da un’astore che poi se la prende con un corvo.

Pilurzi cerca di far pace in una lite avversa

 e lo bastonano da una parte e dall’altra.


21

Si arruola servo in caserma per aver protezione,

 vi rimane trentatre anni e si dimentica di parlare.

Olimpiade digiuna tre ore poi si appella al papa 

e al Presidente di cui ha intravisto i ritratti a Tiana

 durante un pellegrinaggio con Madam’Elene 

che ha visto la sua opera pubblicata 

dal giornale dei veterinari e dei farmacisti.

Il Credito dei Barbieri promuove un festival teatrale

 come risposta ai film americani violenti

 come un’uragano a ferragosto che annuncia 

la fine dell’estate.

Diecu Mandrone dipinge nelle quinte del teatro Eliseo 

un campo d’asfodeli e nelle cupole della cattedrale 

il volto malnutrito di monsignor della Bua 

che spiega il Sacramento.

Biasu, spacciandosi per cardinale, 

è assunto in paradiso dove il potere regale

 gli dà alla testa e gli scioglie il grasso.

Pilurzi comincia la sua storia 

come l’avrebbe voluta dal principio,

 discorre con la sua ombra, pensa ai miracoli 

e ai savoia, farebbe il buffone per mangiare

 quel che gli pare ma non foglie di lattuga pisciata 

dai cani randagi, domestici, da caccia, 

da compagnia, da riproduzione, da guardia.

Manifestazioni spontanee di dolore popolare 

nella rocca del cimitero al ricordo della morte 

di Biasu vittima delle pubbliche convulsioni intestinali 

che da una semplice e nota diarrea periodica 

han causato la fetida dipartita.

Il pittore e scultore Nuvola d’Occidente, 

scolpisce su legno la maschera dei mamuthones 

poi la colora di giallo solare e celeste infinito 

per non spaventare i bambini della scuola

 e i vecchi dell’ospizio che vorrebbero

 fare la strada a ritroso o scambiarsi i ruoli


22

A maggio, probabilmente, Pilurzi lascerà la caserma

 come l’ha trovata, ma, lui, è diventato un’individuo 

di qualità con la passione del neofita cinofilo 

e vorrebbe attraversare a nuoto le trecentotrentatre 

Bocche di Bonifacio con una buona muta di cani reali 

addestrati all’inseguimento del Cervo di Corsica 

per la novena di san Biagio, di san Cosimo,

 di san Francesco e per il fuoco di sant’Antonio.

Probabilmente all’approdo lo sbraneranno cani di Corte.

Il club dei farmacisti, ormai di fatto 

nella redazione del foglio veterinario,

 ordina la pubblicazione della storia delle memorie 

dimenticate e ritrovate, di Zancarru primo farmacista 

di Nuoro e delle corti d’Oliena che fabbricò per venderli 

gli occhiali senza gradazione 

né aberrazioni di luce solare o lunare.

Il gruppo polivocale dei Casti di Baronia compone, 

dirige e canta la passione della madre

 dell’ucciso alla messa di trigesimo.

Gli architetti del Corso costruiscono il castello

 della caccia al cinghiale sulla rocca 

di sant’Onofrio Sconosciuto,

 per i nipoti di monsignor della Bua 

che non vogliono essere da meno dei savoia.

Gli ingegneri del Corso vogliono costruire

 altri trecentotrentatre ponti di Mastrefe

 dato il costante aumento dei suicidi

 per amor non corrisposto o deluso 

con la tecnica del lancio nel vuoto 

a occhi chiusi o col cappio stretto al collo.

La banca del credito dei Barbieri 

apre bottega e sportello al ground zero 

ridipinto dalla Nuvola Occidentale.

Inizio della rivolta a su connotu18 

che i savoia reprimono col ferro rovente

 e chiodi ardenti e baionette infocate avanzati

dalla Mole Antonelliana e dalla Torre Eiffel

 e dalla barca a vela di Giasone l’Infedele 

e un po’ incostante ma gran navigatore.


23

Pilurzi si pente di non aver fatto a suo tempo il barbiere.

Il giornale dei veterinari e le ricette dei farmacisti 

pubblicano brevi storie d’amore di dieci parole 

una appresso all’altra, nuovi giochi di società,

 i racconti della creazione secondo i farmacisti 

cristiani e vecchie bugie di corna e ruberie.

In fondo al giornale ci sono sempre revisioni

 critiche degli articoli non pubblicati 

e previsioni sui funghi velenosi, sulle carni guaste, 

sulle scarpe strette, sul perché

 le mutande strette rattrappiscono il pisellino.

Prete Zancheta trova un termometro nel messale

 e non sa che farne, non sa chi l’’ha messo,

 non sa a cosa serve né chi l’ha inventato.

Lui vorrebbe darlo ai poveri o alle missioni a Manhattan,

 ma la sorella gli dice di tenerlo in bocca 

per non romperlo o fargli una teca

 di fanoni di balena vicino all’acquasantiera.

I liberi muratori di Seuna costruiscono

 il più grande albergo di Mughina senza finestre

 e senza carpenteria e riutilizzando come piscine

 le vasche del depuratore fuori legge 

che non vogliono nemmeno a Oliena 

per non inquinare il Gologone 

poiché solo loro sanno quel che vale 

e quanti sacrifici han fatto 

per farlo senza digiuni né scioperi.

Zuanchiino E.Remitano, ortolano e sindaco 

anche di Nuoro, dice che alle prossime elezioni

 si voterà casa per casa.

Pilurzi a gennaio lavora ai fuochi di sant’Antoni 

e con la prima paga si compra un’aratro meccanico

 che ha visto alla fiera di Ohiai Benimindhe

che traccia i solchi da solo e li difende a spada tratta.

Una squadra di poliziotti deviati perquisisce

 la stamperia della voce del veterinari e farmacisti

 e sequestra il Vangelo secondo Matteo.

La Banca del Credito e del Risparmio dei Barbieri, 

agisce sempre più libera nel Mercato 

e allo stesso modo fanno i garzoni 

con i boccoli dei clienti e anche con le basette 

e le autorità hanno le mani legate.

Monsignor della Bua pubblica nel suo mensile 

le trecentotrentatremila preghiere scelte 

che diceva la mamma per farlo studiare

 invece di trastullarsi col pisello.

Gli Anziani del Cuzone se la fanno addosso 

a forza di raccontar sempre le stesse vecchie storie 

di banditi e di assassini incise nelle pietre d’Irillai.


24

Diecu Mandrone compone un murale nel palazzo

 del Credito sul Trionfo dei Barbieri con la Borsa.

Nuvola Occidentale dipinge nel muro del campo sportivo

 le storie miniate dei veterinari e dei farmacisti.

A Pilurzi rubano l’aratro e lui

 per non fare formale denuncia e passare per spia 

decide di fare un saggio sull’agricoltura di Tiscali

 e col ricettario di carciofi con le spine 

 farne copricapo per i futuri messia.

Scoperta la prima loggia massonica in Tribunale.

Il primo venerdi di Pasqua i liberi attori di Nuoro

 recitano dal vivo la via crucis tutti nudi 

come americani al bagno.

I farmacisti pubblicano a puntate

 il secolo della chemioterapia e monsignor della Bua

 la raccolta delle sue preghiere inedite 

dove ribadisce che maggio è il mese delle rose 

di Maria, luglio il mese delle messi,

 ottobre del vino e della rivoluzione scaduta e beffata, 

mentre i milanesi vendono panettoni tutto l’anno 

e noi non siam buoni a far lievitare un papassino19

perche c’è il mare di mezzo prima delle alpi 

e degli appennini, del massiccio centrale

 e dei pirenei dove a Lourdes trionfa però

 la Banda Canora dei Casti Tenores di Nuoro

 col bel costume degli avi cucito dai fratelli Modigliani

 con gli auspici dei Barbieri e del loro Credito Isolano.


25

Pilurzi è sempre più innamorato di Olimpiade di Tiana, 

mentre la moglie di Alcide, il defunto arrampicatore solitario

 stravede per lui, gli fa gli occhi dolci 

e gli mostra di continuo la lingua carezzandosi le natiche

 come gli ha insegnato donn’Elene Culibianca 

che per prima ha mostrato i suoi lombi nudi

 ai bottegai menagramo del Corso degli orefici 

dove passeggiano gli avventurosi veterinari e farmacisti 

che urlano a bocca piena che la psicologia 

è una panzana, una bufala, una vecchia corteccia 

di sughero scaduto, una foglia morta e secca,

 una caca di mosca, e che tutt’altra cosa è la biologia 

e la chimica e la misurazione empirica 

degli spazi astrali effettuata nel mese più marzolino dell’anno.

Monsignor della Bua vorrebbe dire la sua

 - pro e contro - ma si è dimenticato quand’è nato, 

se la mamma è ancora viva, ma è certo 

che suo padre era con Gesù nel Tempio e nel Calvario 

senza essere stato un dotto ladrone 

come gran parte del genere umano 

della specie ambulante.

Il regno di Sardagna, con la Francia e con la Spagna,

 per un trono polacco, fanno la guerra all’Austria e alla Prussia,

 < i nostri nemici di sempre > dice Zuanchinu a Pilurzi 

a una riunione ristretta di scrivani isolani 

all‘inaugurazione della prima loggia massonica

 a occidente d‘Orosei.

Confidiamo nel progresso, risponde Pilurzi.

Voglio sentirli quelli che dicono 

che non contiamo una chica nella storia d’Europa.


26

La banda dei Casti di Seuna compone e suona 

un’inno alla razza padrona che indispettisce le serve isolane.

Diecu Mandrone e Nuvola d’Occidente affrescano la tomba

 del più ricco possidente del Circondario Ballalloi Belsilvio 

col cranio come un lavamano( che ha cominciato 

la sua fortunata carriera vendendo fettine 

in televisione all’ospedale d’Irillai) che ha trecentotrentatre

 ville a schiera con giardini comunicanti sottoterra 

fino al Rifugio segreto coperto di Malva a su Cuzone 

dove conta di finire i suoi giorni terreni 

prima di spiccare il volo alle spalle del Padre in tv.

La tomba è stata consegnata a Pasqua

 e occupata il giorno dopo dal padrone

 che non vedeva l’ora, tanto che

 l’aveva ordinata al padrino quando lo ha cresimato.


Pilurzi, forte delle conoscenze massoniche,

 fa stipulare un patto di famiglia tra le parti 

di Seuna e quelle d’Irillai nella Fortezza di via roma 51 

collegata con un tunnel, illuminato a giorno 

da un padano col bavaglino, alla cattedrale

 della Vergine dove il Monsignore 

si ha fatto la Bua con le genuflessioni.

Il consiglio dei diaconi, dei chiericheti 

e dei garzonii di bottega, bruciano 

nella pubblica piazza le poesie inedite di S. Satta.

Prete Birde e Zanchetone volevano servirle prima

 con una strisciata d’ascia bipenne, 

cosa che la questura non ha concesso

 perché i ragazzi potevano farsi male.

I laici defunti son solidali col poeta della stirpe 

e tutti insieme si rivoltano nella tomba coinvolgendo

 anche i pargoli innocenti e i caduti 

in tutte le guerre e dal cimitero esce un solo grido: 

Hutalabi, subito adottato dai tifosi della nuorese

 che, appunto quella domenica, ha pareggiato fuori casa.


27

Pilurzi vuole sempre più bene alla sua donna

 specialmente da quando ha saputo

 che anche la mamma di Alessandro Magno 

si chiamava Olimpiade.

Peccato, dice, che non la vogliano nella loggia occidentale,

 non la vogliono nel continente, non nel vaticano, 

nemmeno nella pagoda, non nella moschea

 né nella sinagoga, finirà demoralizzata

 e si farà amazzone a caval del re.

La banca del Risparmio dei Barbieri

 indice un concorso per la realizzazione 

di un teatro delle marionette e l’opera prima 

sarà necessariamente rappresentata il lunedi di pasqua.



Il giornale dei veterinari e farmacisti aggiunti

 pubblica le ipotesi sulla passata grandezza della Baronia, 

sulla sua stasi malarica, e sul suo risorgimento

 senza l’annuncio di alcun messia

Il giornale della curia stampa in prima pagina

 la marianne francese del Delacroix 

che guida il popolo sulle barricate di automobili 

di epoche remote e dice che le vie laiche 

sono chiuse ed è tempo di studiare 

la razionalità degli insetti.

I canti di natale sono in fondo alla pagina

 e la voce è di san Cosimo e san Damiano

 e son dedicati alle vigne di Mamoiada 

che sembrano giardini inglesi o colline del Chianti.


28

I liberi costruttori senza cantiere minano

 il castello di sant’Onofrio per fare un canale 

sotterraneo tra Orosei e Bosa.

Pilurzi impazzisce per le pulzelle di Seuna

 e le donzelle d’Irillai quando gli comunicano

 che uno spretato ateo ha preso casa al Corso 

e si dice discendente del nipote d’un cugino

 di giulio cesare che ha scoperto i tacchi d’Ogliastra 

che hanno arricchito i compaesani di Seui, 

il sistema capitalistico e la classificazione dei vini 

che non diventeranno aceto.

Il ministero dell'architettura montana 

decreta l’abbattimento della Cattedrale di Nuoro 

per fare una fontana di Trevi con le lacrime 

di monsignor della Bua

Prima loggia massonica a Ohihai

Il regno di Lucula viene dato dalla Regione 

in affidamento perpetuo ai Gusai che hanno lanciato

 un sacco di riforme dal ponte sul Cedrino

 dove si suicidano le fanciulle abbandonate 

dai fidanzati scappati in America senza far scalo a Tunisi


La banca di risparmio dei barbieri

 emette le prime lettere di credito a Pilurzi 

che ha smentito dicendo che son calunnie 

quelle che dicono a proposito di Olimpiade 

di Tiana minacciata di pestaggio poliziesco 

se non ritorna immediatamente a Olbia

Pilurzi critica la manipolazione della storia

Olimpiade chiede clemenza al popolo

I veterinari diffondono i loro dati sull’economia 

delle pecore che trattengono il latte

I filologi del Logudoro osservano 

che il belato degli agnelli è moscio e significa,

 voglio che la mamma mi dica del babbo


29

Pilurzi a Maggio regola la questione del Corso:

 ai Guiso il lato sud, ai Gusai la parte nord.

Assegna la vita alla morte e la medesima alla terra

 e la terra alla Regione laica, cattolica e imparziale

 che concede al priore di san Francesco 

di poter chiedere risorse per la novena 

tra i pastori sardi in Toscana, Lazio e Umbria.

Pilurzi ritorna al Cuzone e fa lo scalpellino

 davanti al Rifugio della Malva scrivendo

 in numeri romani quelli civici per la preparazione 

della libera mostra di pittura nelle sale del Rifugio

 illuminate gratis dalla banca del risparmio del Barbiere.

Lo spretato ateo del Corso legge i suoi pensieri

 alle donne e si dilunga sull’Ogliastra, il Gennargentu

 e la Barbagia scoperta dal Lamarmora

 che voleva farne una repubblica agricola 

come la Savoia con protestanti 

relegati a Urzullè e i cattolici a Arzana


Il foglio dei farmacisti pubblica un’inserto

 a pagamento di Pilurzi dove dice che l’ozio

 Ã¨ per i filosofi quel che lo stadio è per gli atleti

 sconfitti poi lusinga i barbieri risparmiatori

 con l’intento più o meno palese di far ingaggiare 

Olimpiade come manicure in regola e dice 

che se la donna è il peccato l’uomo è il peccatore 

come i pastori sono i patrioti della terra in comune

 e i muratori seguaci delle case popolari 

belle come quelle del Rinascimento.

I pesci sono idrodinamici, dicono i veterinari


30

Scoperta dei segreti benefici della Malva, 

cresce dappertutto e non costa nulla 

tanto che và in prima pagina del giornale

 col fantastico interrogativo:

 come sarebbe stata la Terra senza Malva?

Tassonomia della Malva.

A Desulo, Nule e Mogoro scoprono 

che si può filare la lana con ambedue le mani senza fuso.

Inizio di sommossa contadina a Seuna, 

dei pastori a Orune e dei Barbieri del Corso 

perché non si può costruire a Capocomino.

Pilurzi convince Olimpiade che sotto il mare c’è la Terra.

Il trattato di Locoe mette fine alla disamistade

 di Orgosolo e alla faida di Mamoiada 

ma si apre la polemica sulla Madonna di Gonare 

che il vescovo propone di affidare 

la mattina a Sarule e la sera a Orane.


Pilurzi dice che il 15 agosto è il giorno dei Barbieri 

e chiede al sindaco che il Corso sia intestato ai Garzoni 

anche se se ne infischiano 

delle Confessioni di sant’Agostino e dei principi di Newton.

In subordine chiede

 che il Corso dei Garzoni duri almeno un’anno.

A Orosei si apre il nuovo secolo della Baronia,

 che finisca in gloria,

 dice il vicesindaco nel suo discorso di accettazione


Il sedici agosto dell’anno successivo 

i seminaristi di Orosei, Baunei e Lanusei, 

rilevano la mappa del Supramonte a tuttavista

Apertura del salone congiunto di pittori e barbieri a Oliena

Fondazione del club dei barazelos a Ohiai


31

Rinvenuta dopo un accurato sopraluogo

 una loggia massonica del terzo Nuraghe

 in un’ala da sempre trascurata della grotta Corbeddhu.

Ben conservato il grembiulino scolpito nel granito

 e notevole per la pregevole fattura il bavaglino 

del gran maestro ricamato a mano 

dalle mogli dei massoni di prima nomina

Prima raccolta di legna secca

 per il primo fuoco di sant’Antonio 

voluto dal circolo dei braccianti d’Irillai

 per promuovere la meccanizzazione dell’agricoltura 

a cui si può contribuire con donazioni di terre incoltivate 

e con le antiche sommosse contadine 

che arrostivano gli atti notarili


Trattato di Silana sulla pace 

tra Dorgali e Baunei per Calaluna

 dopo che la marea mediterranea ha minacciato 

la secessione della costa orientale 

dove sorge il sole e calalaluna

 a Gonone e al Gologone


Libello di Pilurzi (rientrato da una scampagnata 

nel meridione dove ha trovato l’acqua minerale 

imbottigliata alla fonte) sul diritto del mezzadro

 di classificare le piante della terra e di rispettare 

i patti agrari a suo vantaggio senza nuocere 

a donna Gavina (che non ha inventato il fuso

 orario né quello che fila la lana) proprietaria

 della terra che gli ha studiato i figli 

e di cui il maggiore è astemio 

e il minore fa correre l’acqua in salita


Vigorosa protesta degli ortolani baroniesi

 contro i fisici di Chernobyl che hanno spalancato le finestre 

per cambiare l’aria del reattore accanito fumatore




Una mostra nel Rifugio della malva


Una sala a ogiva del museo della Malva Spontanea 

espone gli storici dipinti degli uccisi in campagna 

che gridan vendetta tutti dominati dal rosso del sangue 

dei corpi straziati raccolti da terra e deposti su carri

 e carretti ricoperti di siepi di lentisco e rami di mirto 

rossi demoni nascosti dalle fiamme, guardie rosso-barbute 

che prendon nota dei rossi curiosi di passaggio 

che si fanno il segno della croce 

donne che si coprono il viso con gli scialli rossi

bottino ambito degli sciacalli,

 altre lo stringon sotto il rosso mento

 le gambe del morto che penzolano livide dal carretto

 e le mani giunte sul petto con un rosario mai detto 

una madre pietosa con uno scialle rosso sangue 

che tiene la testa rossa dell‘ucciso 

nel suo grembo verde-fava, una pietosa moglie

 in blusa rossa e gonna di broccato che lava il corpo 

del marito ammazzato, una giovane donna col volto acceso

 che leva le braccia al cielo e puntando l‘indice

 par che dica: pietà o signore di questo corpo martoriato

 dalla mano del vile sicario, che lo possano acceccare

 mentre piscia sangue nero e caga vermi lividi 

come il suo occhio assassino che il diavolo gli cuocia

 addosso il fegato e la cistifellea, figlio screanzato 

di madre snaturata che saldava i debiti tanto a pelo

 puttanona vigliacca e bagassona variopinta


In una gran parete molto luminosa

 in cui carpentieri dediti allo spreco 

s‘eran dimenticati l‘impalcatura

 con le lampadine accese,

 eran raffigurati una dozzina di Priori 

a Cavallo, che dopo aver dipinto

 d‘un verde-pera-marcia l‘ultima stanza 

del santuario di san Francesco 

come se fosse la vetrata della Cattedrale 

mentre Boelle e Merzioro suonavano a gaudio

 le campane, sfilavano davanti al popolo 

in festa chi con una brocca d‘acqua sottobraccio,

 chi con una fascina di legna in testa, 

chi con due galline in braccio, 

due ubriachi ciuciavano da un fiasco di vino spunto,

 un pastore astemio col gregge e tre cani

 faceva gli occhi languidi come trote, 

un‘asinello con due brocche di latte 

appena munto scoreggiava dal peso, 

un ragazzino con un passerotto dipinto di recente 

in una gabbia sgargiante voleva venderlo 

ai carabinieri come un canarino castrato,

 la moglie del daziere con un cesto di pane sul titile1

si stringeva la gonna perché gli scappava la pipì, 

una bancarella di Tonara vende torrone e porcini, 

presciutti, velluti, gambali, castagne, scarponi, 

martelli strappachiodi per i manovali dei carpentieri,

 semi di zucca, mattoni vecchi e tegole antiche, 

legna da ardere e far cenere, tabacchi di cicche

 sputacchiate a dovere, tappi di sughero, 

orci d‘olio e otri di vino, vetri colorati

 per le urne del Santo di Lula, grembiuli da fabbro

 aghi da sarto pece da calzolaio cacio affumicato

 provola affumicata ricotta affumicata salsiccia affumicata 

caramelle pancette


In una mattonella della latrina è dipinto

 un Dio Rosso e nudo che scuote il sole

 biondo-uovo come un forsennato che avesse 

rotto - da Zigottu - un calice da vino pregiato

 e i giocatori di carte fossero scalzi come il Diego

 dell'ospizio che non si voleva ferrato come un cavallo 

e si voleva dipinto in due pale d‘altare, sissignori, 

duepaledaltaredue, diceva, due pale d‘altare 

d‘un grigio cupo tendente al granata

 dei Grandi di Superga


Un san Cristoforo che traghetta a Marreri 

un Gesù bambino  davanti allo sguardo attonito 

dei 12 vecchi del Santo Ospizio 

e la dozzina di saggi del Contone 

e i dodici Apostoli del Cuzone, 

è la figura centrale dell’arazzo miniato

 che ogni famiglia perbene espone nel tinello. 

San Cistoforo, patrono dei carriolanti,

 Ã¨ il primo frate vagabondo che predicava 

il vangelo senza averlo mai letto 

( non capiva nemmeno i capoversi dei messali)

 ma parlava con le anime libere e beate degli stagni

 e con gli uccelli delle paludi dalle ali pure 

che bevono da calici argentei per la vittoria di Cristo,

 con la madre, su Satana cornuto e prepotente 

cacciato da san Pietro clavigero dal chiostro 

celeste che calza i caratteristici piunchi2di Gavoi

 che riscaldano i piedi fino alla prima notte di nozze


Una tela portatile ( del periodo aureo dei dilettanti del Cuzone) 

lacerata da un infame e infido coltello iconoclasta e bilama, 

raffigurante la Madonna del Monte che bacia il suo bambino,

 con begli occhietti a mandorla puri come una nocciola 

e le guance rosse dalla vergogna della serva colta 

a rovistare nella borsetta della signora padrona che fuma

 come chi non ha nulla da dare né tantomeno da fare,

 con lo spiritello di Pilurzi attaccato al seno

 come un mercoledì e sa già leggere e scrivere,

 sorvegliati a vista da Boelle Guerriero 

con una bella aureola e da poco Cavaliere 

e Merzioro Cacciatore di draghi sull’attenti

 con l’aureola macchiata, come mastini con una pinna 

tra i denti o angeli piromani come Nicola Fraillinu 

o chi per lui, colti in flagrante nel roveto incendiario 

del Monte, è stata trovata nel cassonetto

 a forma di pala d’altare a cupola,

 antistante la porta di sicurezza ignifuga

 della Galleria della Malva, da un’attento 

guardiano in uniforme che frugava

 sotto un’inacidito cocomero rimasto 

dall’ultima stagione nella borsa frigo 

di visitatori occasionali che fuggivano 

la canicola delle due e un quarto


Scoperta dai discoli del Cuzone 

una pittura rupestre nell’ultima parete 

nel fondo granitico del Rifugio della Malva 

dov’è raffigurato il cinghiale del Monte

 attorniato da una muta di cani agli ordini 

d’un capo caccia etrusco o toscano 

che mostra la patente e una pergamena 

di iscrizione all’albo dei liberi cacciatori occidentali; 

dalla linea del disegno pare che sia opera manuale 

del primo eremita isolano alla cui scuola

 si iscriverà Giotto due o tre epoche successive 

agli ultimi nuraghi. 

Sono state ritrovate anche perfette miniature 

di individui che somigliano a calciari o paninari. 

Gli storici dell’arte isolana (sostengono che i celti 

non sapevano disegnare un cerchio con un calice tondo

 né leggevano l’Antico Testamento e non sapevano

 aggiustare nemmeno i tacchi delle scarpe 

e i teutoni non distinguevano i colori veri dai falsi 

e confondevano Golia con Davide 

e gli inglesi con gli americani), dopo le balle di Livorno, 

si tengono sulle loro perché non sono scapigliati

 imbonitori tv né tromboni in autoradio 

nel tedio dei domenicali pomeriggi estivi 

quando vedono Dio Redentore silenzioso e sorridente

 scender dal Monte con la croce in spalla 

contento di se stesso come quella gallina 

che ha fatto l’uovo e lo dice cantando sottovoce

 senza coro angelico alla massaia che glielo strizza


È una natura morta, si dice di certi quadri, 

come se una mela negli altri fosse commestibile.


L’oscura grotta del cinghiale rupestre, 

dove anche l’uomo col suo santo spirito, 

si ritirava dai rigori del caldo e del freddo, 

si rivelò poi essere una serie di labirintici cunicoli

 sotterranei scavati sotto la Sella di Nuoro 

per mettere in salvo il popolo durante i bombardamenti 

del nemico nell’ultima guerra mondiale. 

Insomma dalle profondità analizzate si tratta

 di Gallerie d’Arte dove si dipingeva sulla Rocca 

sottostante la Sella cittadina, si nascondevano

 i quadri di valore dalla razzia degli invasori 

così voraci che anche di scarpe ortopediche

 facevano bottini.


Trovati in una madia, sotto una pila di pane carasau, 

due disegni, quattro schizzi e tre abbozzi 

del pseudo-Raffaello d’Irillai fatti su un foglio 

di carta lucida e millimetrata, di madonne 

con la frangetta, ricciolute e col moderno taglio 

maschile fatto proprio dai soldati in mimetica 

che adornano e decorano i muri del Cuzone 

e d’Irillai di stampo così bizantino


Piccoli quadri che non superano il metro quadro,

 raffigurano belle foglie di Malva

Un bel pannello, asportabile come una pizza, 

sul Monte con Mimiu rasato come un’angelo 

e Pipiu con la barba maculata dell’artista, 

al centro Zomaria col Bambino Cristo e Maschio

 e Zenia, con gli occhi luminosi, le guance rasate 

e i capelli neri sulla nuca, seduta languidamente sull’erba 

con una tetta pura e nuda e bianca uscita dal seno, 

carezza, con una sigaretta tra le dita, uno scricciolo

 visionario che ha visto la Madonna del Monte 

stendere i panni sporchi del suo bambino.

 Un po’ distante si intravvede una camionetta di carabinieri

 che li sorveglia pronta a intervenire a chi invoca aiuto. 

Tutti dicono che Mimiu ha gli occhi grossi

 e una giacca di tweed, Pipiu sonnacchiosi 

e pantaloni di velluto a coste larghe come il Cedrino. 

Zomaria lo sfrangiato indossa il costume degli avi 

e pantofole di feltro a causa dei calli che lo perseguitano.

 Il Bambino, che pensa a ciò che gli accadrà,

 ha una vestina di madapolan e gambaletti

 di cuoio con bottoni d’oro freschi di scatola

 e di paterna manifattura artigiana


Dunque il Rifugio della Malva

 Ã¨ una delle tante entrate dell’Oscura Grotta 

e della Galleria Rupestre, dove chi era abile

 riproduceva fedelmente la natura a lume di candela 

e dipingeva galline nel pollaio dove i vecchi galli 

giocano a bocce con le uova, gli Anziani d’Irillai

 seduti al Contone con i calzoni bianchi 

del contadino di sempre e i corpetti damascati

 del pastore antico, le pie donne del Cuzone 

che nel patio del cortile filano la lana 

e tessono maledizioni ai cruciverba magici,

 ragazzine dipinte e truccate nelle pareti 

che così carine non ne esistono ancora,

 bambini con teste così grandi 

da fare invidia ai seminaristi d’oggi.



Agli albori della sua storia 

la città viveva per caso nel caos e si divise

 fra il nord d’Irillai e il sud di Seuna 

ma uniti dal Corso tirato come una lenza, 

da Zuanchinu E.Remitano,

 e vitale come un cordone ombelicale. 

Poi vi furono le pacifiche invasioni dalla Baronia

 e una stabilità millenaria e cattolica emerse 

dalla confusione per volontà sovrana della nazione.


Queste parole pronunciate da una voce infantile 

avvolgeva il visitatore nei cunicoli catacombali

 del Rifugio sotto il Fiore della Malva dove 

avveniva il passaggio dalla pittura murale al mosaico. 

Nel dipinto da restaurare si distingue

 un’antica Zenia Popolana con le braccia conserte

 e lo sguardo volto all’alto, scalza come una rosa

 di maggio e coperta da un camicione 

di lana con i classici disegni e colori di Nule. 

Nella destra ha uno splendido rosario

 di perle bianche e rossi coralli nella sinistra. 

Molti visitatori commentano dicendo, pare che saluti.

Subito dopo viene il mosaico con Zuanchinu 

dominus al centro che somiglia come i due indici 

al sanPietro della Deposizione Baglioni, 

con un berretto da muratore in testa

 e scarponi imbrattati di malta, e gli occhi vispi 

come due topini che non sanno dove andare. 

Alla sua destra siede il figlio Zomaria per i calvi artigiani,

 Mimiu per i campagnoli con i capelli a caschetto, 

Pipiu per i sapienti con la frangetta appena sopra gli occhi,

 Otis il marinaio ha un libro in mano. 

Le vesti son di velluto fustagno e panno

 e tutti calzano sandali con legacci di bue 

e sembra che escano dalla cattedrale

 dopo una cerimonia tanto son ben messi, 

grassi e robusti come due manovali il giorno della paga.

 Non vorrei sbagliare, dice un commentatore,

 ma più d’uno ha una notevole chierica

 come i francescani scalzi e magri e poverelli.


Una notte il guardiano del Museo,

 col suo cappello d’orbace sanculottista

 e le ragas di lino del Cedrino, 

nel suo giro di ricognizione vide spuntare un rotolo 

di pergamena da una fessura nella rocca dipinta sul muro,

 al terzo piano inferiore del Rifugio,

 lo prese e lo esaminò con cura

 e con sua somma sorpresa riconobbe

 il progetto della costruzione di Tiscali

 e delle sue ciclopiche mura, che poi si rivelarono 

essere quelle del Cuzone tirate su 

da capaci muratori di Bosa e di Orosei. 

Le case eran tutte sul piano stradale,

 largo tanto quanto due carri di buoi

 vi passano a turno carichi d’uva e di grano

 e un’asinello con due gerle di sabbia fina 

e un cavallo con la coda corta con cento litri

 di latte di pecora e di mucca in bidoni di alluminio,

 ma con la cantina per il vino e le altre provviste, 

dei blocchi di granito e mattoni quadrati

 eran pronti per costruire il primo negozio 

di barbiere con l’insegna senza impalcature.

 Il progetto era simile a quelle figure scolpite

 nella gran sala di granito delle domus

 de janas di Borbore con quei rilievi 

così delicati degli antichi maestri del tratto ingenuo

 e innocente dove gli edili han calzoni di fustagno,

 scarponi chiodati, canottiere stinte 

e berretti di giornale o di sacchetti di cemento vuoti.

 Turisti e villeggianti dei quartieri vicini

 traevano ispirazione da quella scoperta 

così genuinamente elementare che tutti 

volevano cimentarsi con martello e scalpello

 Il guardiano per quel ritrovamento fu innalzato di grado 

e gli attribuirono trecentotrentatremila ore

 di straordinario esentasse. Un bel colpo di culo, 

disse più d’uno. E’ l’invidia colleghi che vi fa parlare.



Trovata una maschera preistorica dei mamutones 

e gli studiosi che si avvicendano su di lei

 non concordano sull’ipotesi se significhi riso o pianto, 

se sia d’una giovane sposa e del suo destinato amore,

 se sia il volto soddisfatto d’’un vecchio contadino 

o d’un giovane pastore tifoso del culto di Venere 

e testimone degli sfortunati amanti di Verona.

 Uno studioso esotico ha azzardato l’interpretazione

 che la maschera fosse in realtà una miniatura 

 di un volto più grande. Un fiorentino ha detto 

che la forma astratta e sproporzionata della maschera

 ricorda quel mascherone che gli arcaici degli appennini 

si mettevano per non farsi vedere spaventati 

dai cinghiali della selva che se ne infischiavano 

delle lonze, ma per spaventarli in modo ortodosso


Una squadra di minatori di su Barrosu, 

ha ritrovato, avvilupato dalle radici della Malva, 

due giovani corpi avvinghiati, dentro una coperta 

di Nule ricca di stemmi, numeri del lotto e note divinità isolane,

 e ben conservati alla profondità di tre giorni d’intenso lavoro. 

I minatori e gli archeologi suppongono che si tratti

 della coppia di amanti scappati di casa

 e rifugiati nella selva della Malva per sfuggire 

alle ire domestiche che, lo raccontano le storie, 

li davano comunque dispersi. 

Si trattava di Murgia Merula e Mariapica Mereu 

che ha ancora i capelli avvolti intorno alla testa

 adorna di fiori, mentre lui ha una riga sulla sinistra 

della testa impomatata come un cameriere 

che fuori servizio si spaccia per tanghero,

 nel senso di ballerino di tango,

 si capisce dall’espressione 

che aspettava lo spuntare della prima barba


Ritratto accaldato della fornaia del pane carasau 

che riceve la notifica da un messo comunale 

di abbattimento della sua casa in riva al mare

 perché se i pesci entrano difficilmente escono

 poiché la casa è fatta a rete stile ponzese. 

La fornaia vorrebbe prendersela col marito 

che presago del fatto si è rifugiato da Zigottu 

per farsi la testa come un autentico barbaricino dell’interno. 

E’ una bella donna 

con i capelli avvolti sulla nuca 

d’un color rossiccio come molto si vede a Irillai,

 la faccia è rossa dalle fiamme del forno 

e dalla rabbia della demolizione e, giustamente, 

non sorride ma impreca a bocca aperta allo sfacelo 

della polis e della famiglia aperta e allargata 

fino al quinto grado di parentela, 

anche se non gli mancano gli orecchini 

di Dorgali e la collana di Bosa e la blusa

 scollacciata che mostra e non mostra 

un seno che allatta due bambini assieme.

 L’affresco sotto restauro si trova al primo piano

 del vicolo chiuso del Rifugio e la fornaia 

di nome Zenia agita con la mano destra 

un coltello bilama davanti alla faccia 

del messo comunale come se intendesse

 scoperchiarlo per vedere cos’ha sotto la maschera.


Nel loculo che segue c’è la foto del Marito Zomaria 

con le orecchia a sventola, rasato di fresco,

 con un mezzo toscano in bocca acceso 

a rovescio perché da Zigottu non si fuma 

e non si butta la cenere per terra

 ma la si impasta col catarro e si stuccano

 le crepe dei muri che vanno ridipinti 4 volte all‘anno. 

Ha la bianca camicia di lino spalancata

 sul torace con tre peluzzi a croce,

 gli occhi color malvasia, il naso che comincia

 dalle sopracciglia per finire con due fori ombrosi 

sopra i due baffetti del tipico baroniese d’Ohiai,

 ha in mano una brocca di vino che Zigottu 

usa riempire di pesche da natura morta 

e servire la mattina ai fannulloni in piazza. 

Nella foto, Zomaria, ha quell’aria di ce 

ma non c’è e vorrebbe dare a intendere

 di avere in mano un coltellino con cui si taglia

 le unghie o toglie le spine dal gambo di una rosa 

o una notifica arrotolata dal messo comunale.


In uno scasso profondo come una miniera esaurita

 nel Rifugio del Cuzone, sotto l’opima Malva Fiorita,

 Ã¨ stato trovato il primo forno a legna

 con la volta a cupola di mattoni pieni e refrattari

intrecciati tra loro e qualcuno messo così 

a casaccio da qualche manovale frettoloso 

d’imparare i segreti del mestiere.

 L’epoca è fatta risalire all’età del fango crudo 

e degli arcaici muri a secco tipici del periodo

 di Zuanchinu E.Remitano che precedeva tre ere

 geologiche prima del primo campione di nuraghe.

 Il tesoro del forno del pane carasau3 

è costituito da una ciotola della ceramica di Lucula

 laccata d’oro e argento dove fermenta 

un impasto di semola di grano duro resistente

 al tempo e all’oblio che fa tutt’ora lievitare 

trecentotrentatre quintali attuali di frumento

 campidanese e canadese. 

Lo scavo e il ritrovamento è opera 

d’una squadra di muratori ( Marrone e Corcarju capisquadra)

disoccupati che per non perdere la mano 

fan forre sotterranee come cinghiali,

 e illuminando a giorno il forno con un cerino

 hanno esclamato : Ecco il fermentazu4 

d’oro delle nostre antiche madri!


In ogni ingresso della Galleria sotterranea

 c’è un’onesto padre di famiglia che fa da guardiano

 autorizzato a spegnere le luci 

se la comitiva si mostra parca negli incentivi 

e poco attenta alle pseudo storie raffigurate 

come quella in cui Paride Pastore

 - che pare un antenato di Prete Zanchetone - 

dà a Venere la mela cotogna che è identica

 a quella colta da Eva nell’Eden del primo giorno.

 Nell’affresco illustrato dal guardiano 

pare che le due ragazze, Afrodite ed Eva, 

strappino rametti di mimose in campi fioriti 

e vadano allo sportello delle Poste 

col libretto di risparmio. 

Si tratta, dice, di un paesaggio idilliaco

 con pomidoro lucenti e uccellini cinguettanti 

come barbieri o maestri di scuola davanti 

a muri secchi come lavagne o campanacci 

della scuola di Boelle e Merzioro 

che tirano la corda davanti alla cattedrale d’Irillai.



In un quadro della Galleria del Rifugio 

è raffigurato il mio gatto con la coda più lunga di lui 

che caccia pipistrelli, scriccioli, pernici, corvi, farfalle,

 cavallette, topi vivi, galline che non fanno l’uovo,

 occhi di cane, gelato dei bambini, polmone di pecora, 

pesci colorati che imparano a nuotare in casa, 

rettili tentatori di malidea che strisciano 

nei portici del Belvedere d’Irillai: il parapetto 

del Muraglione che guarda Lucula come un’onesto 

sogno di Zenia che rattoppa i calzoni di Zomaria 

nell’atrio della villa prospiciente al giardino 

della dolce frutta e del soave canto degli uccelli.

 Dobbiamo coprirli con una rete, dice sovente Zomaria, 

se no quelli con le ali non ci lasciano una ciliegia 

né un fico. Il sogno è sempre un’illusione, canta Zenia.


In una sala al cubo di trentatremetri e 3cm. scarsi d’altezza, 

lunghezza e larghezza coperta interamente 

d’un mosaico veritiero che mostra 

lo sgarrettamento violento di vacche e buoi, 

pecore e montoni, capre e caproni, scrofe e verri, 

asine e somari, cavalle e stalloni, cagnetti focosi, 

gatte in calore, mentre Mimiu S’Angioni 

entra a Ploaghe seguito da quattro turbolenti

 mori insegnanti elementari sottopagati 

armati di forconi ardenti sul dorso di centauri 

con le orecchie a sventola che sgroppano

 nei giardini del Logudoro dove si riconoscono 

i primi carciofi con le spine, i primi pastori 

che mungono a modo loro, vasi di fiori 

che durano un giorno come la barba

 fatta dal barbiere con l’insegna del negozio.


In una tomba aperta di granito si vedono 

dodici pie madri vestite di nero che piangono 

il figlio morto nell’umida pietra che trasuda 

lacrime di corallo, è il destino, gente, 

pare che dicano, che ogni volta ce la fa grossa.

 L’autore è ignoto ma ha riempito una parete 

lunga trentatre metri e alta tre senza aggiunta.

 In una curva più avanti si apre uno spiazzo 

dove c’è un arazzo di Nule illuminato dal fuoco 

di sant’Antonio dove una giovane si suicida 

perché il fidanzato l’ha abbandonata davanti 

al cimitero dove si tormentano i farabutti, 

dopo averla rapita al primo fidanzato 

che gli dava un sacco di baci 

e per primo gli riempì la conchiglia 

senza tener conto delle stagioni.


In un tratto di muro illuminato da fari a petrolio 

c’è una specie di locandina fatta di trucioli incollati, 

che rappresenta il buon vivere degli antichi 

festaioli e rebottanti che non vomitano mai 

e ci son cani e gatti che mangiano 

presso un banchetto di impiegati che infilzano 

agnelli nello spiedo e bevono vino di Marreri

 dell‘ultimo priore d‘Irillai, suonando launeddhas 

e cantando a tenore e tamburellando su bidoni

 di quintale e passa di conserve alimentari 

in vasti campi d’asfodelo, alberi di carrubo, 

canne del Cedrino, carrozzoni del circo, 

corpo di ballo tondo e liscio, di dillu e billu, 

piano, saltato e sgambettato alla cosacca, 

tutto dipinto con le mani senza pennello

 a vividi colori usati una sola volta.


Lungo i corridoi della Galleria 

trecentotrentatre metri sotto il Rifugio, 

fin dove arrivano le radici della Malva,

 ci sono inchiodati alle pareti , piatti piani

 dipinti a mano con eloquenti figure 

di cinghiali, arnie di miele, sciami d’api,

 vermi lubrici, scheletri di pipistelli, un’apicultore 

con celata, la moglie che fa i conti, i figli 

che si leccano le dita, una statua lignea 

di san Francesco, un redentore d’argilla 

col braccio rotto, e un Predu Pilurzi di granito 

nudo alla visita di leva con lo scroto

 come un borsellino di massaia senza una lira

 e il pisellino che spunta per far pipì, 

ci sono orci d’olio vecchio accostati al muro, 

botti di vino antico, vasi colorati per defecare, 

ceramiche del quarto millennio prima del terzo 

nuraghe, anfore di varecchina, tubetti di dentifricio, 

sparsi profumi di Bosa, altari cerimoniali, 

facce dipinte che ricordano Prete Zanchetone

 vestito di lino bianco come un sudario,

 figure col bastone, volti di madonne ideali 

con varie acconciature, molte nude e impudiche,

 altre con le trecce tra le rose, una somiglia

 a sant’Anna matrona di Seuna, maschietti

 senza barba che rompono i vetri a mano libera 

e con la fionda pronti al sacco d‘Oliena,

 ubriaconi col tirso che bevono da una coppa 

che pare una casseruola e vomitano nel rinale.


Dagli innumerevoli profili di uomini e donne 

volti al cielo in un dipinto vicino a una cappelletta 

votiva a trecentotrentatre metri sotto la Sella,

 si capisce che i cittadini di Nuoro di trecentotrentatre

 mila anni prima del primo nuraghe, 

non temevano la morte per inedia 

tanto pare che la invocassero dall’espressione

 fiduciosa dei capelli multicolori e con crocchie 

belle tonde e frangette dritte come frangivento 

della nuova serie elettronica;

 si capisce inoltre che non c’erano ricchi

 e poveri e senza ruolo, ma tutti erano 

ugualmente affamati e non uno era avvinazzato 

come certi frequentatori di bettole 

che conosciamo noi civili cantonieri della strada 

che col pennello in mano facciamo ghiri 

e gori e abbiamo una strana paura di morire.


Certe Gallerie hanno scalini che deviano in cunicoli 

profondi e chiusi che vanno a parare

 sotto il livello del mare dove ci sono i cessi

 turchi e le latrine latine i vespasiani romani 

e normali wc e sofisticate toilette dove 

ti graffiano la faccia se lasci cadere 

una goccia d’orina sul parquet 

nei misteriosi e intimi cerimoniali personali 

inclusi nella liberazione corporale 

quando sulle pareti dei cessi si scrive di tutto

 con frammenti di caca come quando ci giocano

 i bambinelli con le treccine dorate

 e colorate come merli. 

Qualche maleducato, con somma evidenza,

 ci ha lasciato anche qualche verme

 dalla voglia di cioccolato lungo perlomeno 

mezzometro e passa. 

Un tratto grafico tecnicamente preciso 

e così raffinato che diventa simbolo 

dell’animaccia loro.


In ogni angolo del Rifugio della Malva 

sono raffigurati tonni in scatola, sardine, anguille,

 corna di bue per bere, una delle tante maschere

 mortuarie del Beato Zuanchinu Primo,

 i gioielli funebri di Zenia d’Irillai, le sue forcine 

di pesci d’acqua dolce, una sella d’asino, 

una staffa di Sedilo, bronzetti stilizzati di guerrieri,

 cacciatori, sacerdoti, vergini con canestri di frutta 

e brocche d’acqua sorgiva, aranci, mandorle, 

noci, agnelli, fiaschi di vino, bottiglie di malvasia, 

caci a pera, merca salata, formaggi ovini, caprini 

e bovini, idoli corsicani e feticci sardi, salsiccie suine, 

prosciutti suini, cotiche suine, guanciali di scrofa,

 pancette di porco, gelatina di maiale, sangue suino 

con uva passa e miele d‘arnia e torrone di Tonara con nocciole,

capocolli, sugna, lardo, test’incassetta, 

il grande affresco dove san Cosimo e san Damiano

 domano un furibondo cavallo stringendogli

 le palle col sottopancia e pungendogli la bocca

 con quei carciofi d’altri tempi che tolgono il sorriso

 cinematografico dall’empio ghigno di chi scommette sui figli.


Un gran quadro con cornice morale e rettangolare - 

manca la firma dell’autore amenochè non sia 

in quel drappeggio grottesco o giottesco in calce - 

mostra il grande Zuanchinu con un compasso d’olivastro 

che traccia le fondamenta del nuraghe col figlio 

Zomaria alle prese con massi grandi quanto lui.

Molti li rassomigliano a Dedalo e Icaro 

(i nazionalisti corsi dicono che in buona parte sia Napoleone

 col primogenito indisciplinato, anche se la cornice è di Bobore Rosolia),

 ma non è vero, perché Zuanchin è tale quale quel san Pietro

 che depone tal Gesù Circonciso che pare Zomaria 

con quel suo pizzetto brunito da spadaccino impenitente 

e mezzocalvo come i pesisti d’Irillai, i barazelos de Baronia 

e i ferrovieri di Macumeda. 

Dicono che sia stato dipinto trecentotrentatre mila anni fa, 

anche se pare fatto apposta avantieri a Mamoiada

 ispiarandosi a san Cosimo e a san Damiano 

seduti nel cortile a fare vino o ai gemelli del Monte, 

Pipiu con i boccoli appena fatti, nato prima di Mimiu 

con la scriminatura laterale sinistra, come un camionista 

che tema il freddo e la luce abbagliante, 

seduti su due poltrone davanti al focolare 

sempre acceso degli avi, intenti uno ad arrottar coltelli 

e l’altro a far pifferi di canna, scalzi come sono nati 

e fumando alla disperata ricerca del godimento 

che non avrà mai fine….

…...

I sapienti d'Irillai seduti dopopranzo all'ombra del Kontone 

si danno da fare per scoprire il giorno d'inizio del mondo,

 ma tanti – stanchi dalla fatica che li esclude 

da ogni evento narrabile (poiché il loro lavoro è svanito

[anche se han tirato su casa e famiglia]

 e la morte in cambio lascia un vago ricordo di loro) 

- si ritirano e preferiscono riposare un po', a casa,

 per paura che la fine del mondo, il mille non più mille

 li colga alla sprovvista senza darne avviso ai familiari.


 Saranno ricordati, perchè è al termine

 dell'esperienza che si rendono i conti.


Il caos originario è una gran scatola 

in cui si trovano le stelle e tutte le cose

 che sono appartenute alle esperienze passate 

e serviranno alle prossime novelle

 pronte a sortire nel mondo degli affari umani.






1 crocchia di stracci su cui adagiare alla buona 

un grave in equilibrio sul capo 

e filar dritta sui ciottoli 

come una modella ben pagata con BOT

2 Calze di lana di pecora lavorate 

e con le iniziali ricamate a mano 

dalle vergini del quartiere

 e dalle pie madri nei cortili 

nella settimana dei solstizi.

3 Tostato.

4 Una focaccia acida di pasta cruda.

5 fratello di ercole.

6 Il Sole, signore del suo sistema.

7 vino acquerello o risciacquo della vinacce

8 Il valente alla Mola.

9 vaccino contro il malocchio.

10 Pietosa nobildonna che aiuta i moribondi 

a morire quando da soli non ce la fanno.

11 Sughero affumicato.

12 farina impastata col sudore della fronte.

13 Valorosi,coraggiosi,audaci,

14 Burrumballa.

15 vagabondi.

16 vinello che annuncia il vino, 

come il Battista il cugino Gesù.

17 dolce che i morti mangiavano da vivi.

18 cioè ritorno alla pace in cui si viveva prima

 che i cortigiani con i savoiardi e i valligiani

 col gianduia e il bavoso di turno 

con l’ampolla del dio fluviale

 svaligiassero i comò aperti della giustizia

19 un quadrato sbilenco pieno di grasso, 

uva passa, mandorle, noci e nocciole, 

glassa, zafferano, prezzemolo, lardelli, 

lumachine, zucchero impastato con vincotto, 

seppioline piccanti e malloreddus alla bottarica.




 

Questo libricino va preso per quel che è:

unico e diverso dagli altri libri che parlano

di quel che può accadere di sentire e vedere

per poter pensare.

Queste pagine hanno la sola pretesa di vivere in libertà 








Bennardhu Lassasisterju, che beve il Pirizolu dal truogolo,

gaio galletto destinato al divino Asclepio

figlio di Apollo e allievo del dotto Predu Kirone

primo maestro di bottega di eroici artigiani.








  edizioni AGNUS DEI - srl - dei gemelli d’una sacca Mimiu Minninnone

 e Pipiu Pissetone autori e stampatori e produttori in proprio del sempre gradevole

 se non proprio prelibato Pirizolu d’annata con cui cercano di stemperare 

i licenziosi calori della loro natura che li vuole sempre ardenti d’amore. 








prezzo:al tuo giudizio sulle cose esente IVA



libreriadelcardellinocerimonioso

Un saluto a chi legge:

che ti governi il Giudizio e la Salute



27 - XXVII



l’albero di sant’Ussula



Venne  al mondo col passo dell'esploratore

fu  sopraffatto dalla luce ed ebbe  sete

per  giorni fu  l'insegna del quartiere

fino all'enorme sentenza:

forse la scampa alla mortalità infantile

e la calda massaia  lo strinse a se

e fu  al campo tra i mietitori: è guarito dissero

giocherà tra i covoni e raccoglierà le spighe

prima di smarrirsi sazio di fichi sulla via del ritorno.






Leggimi e lascia quieto il tempo.

Dante Cruciani Editore

ostile allo squallore











Plato raccomanda a chi desidera essere ricco

di non accrescere il suo patrimonio

ma di diminuire la sua ingordigia.







 Non un giorno senza una pennellata. Apelle 


 Nulla dies sine linea. Plinio il Vecchio. 






Il furto dei beni ecclesiastici, l’alienazione fraudolenta dei domini dello Stato,

 la depredazione della proprietà comune, la trasformazione usurpatoria 

e compiuta con terrorismo della proprietà feudale e di quella dei ‘clans’

 in proprietà privata moderna, tutti questi sono altrettanti metodi idillici

 dell’accumulazione originaria. Essi hanno conquistato il campo 

all’agricoltura capitalistica, hanno incorporato la terra

 al capitale e generato per l’industria.” marx











Traité de bon usage de vin laquel est gran & perpetuel pour esbaudir l'ame & corps & contre diverses maladies de membres exteriors & interiors composé au proficit d'enlumineurs de museaulx par Maistre Alcofribas architriclin du Grand Pantagruel, Lyon, 1564; testo ritrovato nel 1995 in Repubblica Ceca citato in un testo praghese del 1622 (Trattato sul buon uso del vino che deve essere abbondante & continuo per alleviare l'anima & il corpo & contro tutte le malattie degli organi esterni & interni composto a uso & profitto dei fratelli della corporazione dei nasi scintillanti dal maestro Alcofribas coppiere supremo del grande Pantagruele, seguito da Sogni bislacchi di Pantagruele 





il ricco o è disonesto o è erede di un disonesto”,

san Girolamo



L'esempio è istruttivo. Montaigne.



L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo:

 problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada. F. Kafka






Proprietà riservata all'autore 

vissuto per passatempo

nel mondo altezzoso 

che mescola il serio col faceto 

col diritto di far circolare liberamente 

la sua opera anche senza la sua autorizzazione








emm



i libri si spolverano con gli occhi Leggendoli

XXVII


Il labirinto

    laboratorio di malefici


Capisco che chi è sano e ricco abbia Pluto per Dio

Ma chi ringrazia il disgraziato povero e malato?

O chi maledire: la Natura o Dio? In 

Ma la società dei disuguali!






Charlot per il Ghirtalu Nannino

e niente  orchi mostruosi che inducono 

alla violenza per difendersi dal male

Perché spaventare  bambini? 

Non basta un richiamo e un pizzico materno?



- Senza elezioni generali, senza assoluta libertà di stampa e adunanza, senza libera lotta di pensieri, la vita muore in ogni pubblica istituzione, diventa una vita apparente, in cui solo la burocrazia resta l‘elemento attivo[…]. La vita pubblica si addormenta a poco a poco, alcune dozzine di capi partito, muniti di inesauribile energia e di sconfinato idealismo dirigono e governano, un‘elite di classe viene convocata per applaudire i discorsi dei capi, in fondo un governo di cricca…rosa luxembourg.



" Il mezzo migliore per sfuggire al mondo è l'arte;

il mezzo più sicuro per entrare in contatto col mondo è l'arte".

Goethe, Massime e riflessioni.



"Prima della complessità grammaticale,

sintattica e retorica, c‘erano suoni, segni e gesti. h.a.



i gemelli d'una sacca mimiu minninnone e pipiu pissetone

si giocano col cardellino nel grembo della vergine.



"Il logos, il discorso coerente,

non consiste nella verità o nella falsità,

ma nel significato". h.a.



Ho fatto l'impossibile, disse ziu Kiskeddhu Korda,

figlio Unigenito di Pepp'antoni Pedilepiu,

per vivere con i miei in questo mondo 

che mi sopravviverà.

Di questi tempi bisogna uscire di notte,

perchè il necessario si trova fuori casa.



Vinca la Giustizia dei Poeti Pacifici, e bugiardi,

sulle oscure potenze che dominano il mondo:

i presidenti delle banche, i generali di corpi armati

i sacerdoti degli dei del cielo e dell'inferno

gli eletti capipopolo che hanno famiglia e nipoti

i grandi bisturi della chirurgia

i grandi intrattenitori del circo massimo

i grandi giocatori di palle più veloci di Achille

i grandi capitani d'industria

i grandi bottegai che danno e prendono a usura

i grandi giocatori di carte e di mariglia

di morra e i più eleganti cavallerizzi,

Viva la pergola nel Giardino dei Pacifici Poeti

a loro il vino della Botte, a loro il chiaretto di Marreri

Vivano i Contadini del Grano e gli Ortolani d'Irillai,

Viva il Regno dei Pastori, dei Vaccari e dei Porcari,

Viva la Repubblica degli Inventori di Frottole

e riviva Platone che li bandiva dalla pergola di casa.

Viva la Comune degli Artigiani. Viva.

Viva la giustizia del Dio dei ballerini e degli sciancati.

Viva la Santa Giustizia. Viva san Cosimo e anche san Damiano.

Si prosciughi il Mediterraneo, si dimezzino gli oceani

ma vinca la Giustizia dei Giusti e dei Magnifici Bugiardi.

Per la vittoria! un fiasco di vino e un pezzo di pane e cacio.

Viva l'idea di giustizia!

Viva!



Le famiglie a modo hanno nei figli il bene maggiore 

è lì han cari come le pupille degli occhi sulla fronte 

e non li danno al primo che guarda in casa dalla porta 

come se fosse un messaggero del re del Mandrolisai, 

di Arborea e Logudoro che chiede la figlia 

in sposa per farla regina della sua casa. 

Venga, dice la madre della figlia, venga dentro casa. 

L'aspettavamo. Lei è certamente il pescatore 

che ha scoperto la sorgente dell'impetuoso Cedrino 

che porta a Galtellì le pietre per le case, 

le radici del ginepro per i tetti e l'origano con la malva 

per le iniezioni in suppurazione infusi con l'aceto bollente. 

L'aspettavamo. Sa, la figliola mia l'aspettava 

tesa come il nervo di un bue steso al limitare del bosco, 

come si dice fosse la madonna che aspettava il Gabriele 

commesso di Dio. Conosco dal tuo aspetto, 

aggiunse il padre della fanciulla da marito, 

che sei un combattente disposto a rischiare 

un pezzo d'orecchio nella zuffa col possibile rivale in amore.


La famiglia si giudica in base ai figli che genera, 

alleva ed educa e immette sulla scena del mondo, 

se la prole si dimostra screanzata, 

da qualcuno deve aver preso le mosse,  

da ciò considero che la nostra famiglia 

abbia avuto in sorte una fortuna moderata, 

insomma non è stata delle peggiori del quartiere, 

dove la litigiosità non ha fatto mancare grandi odii fraterni



I personaggi di riguardo notevolmente potenti hanno sempre qualcosa in mano: 

o un bastone per picchiare come Ercole, 

o una lancia per uccidere o curare come Achille, 

o uno scettro per comandare la truppa come  Agamennone, 

o un bastone da pastore per guidare il gregge come il papa 

o una bazzecola di pergamena con cui si impegna 

il popolo a seguirlo fino allo sbocco delle sostanze vitali



Il delinquente è efferato, se non lo è è violento, 

se non è violento è empio, se non gli manca nulla 

è perfetto come l'assassino



C'è una linea invisibile che divide il sacro dal profano 

che l'uno chiama fede e l'altro chiamano ragione.



Una società felice non dà la mancia 

alla puerpera per aver partorito un figlio,  

ma è felice quando è riconoscente 

alla vecchiaia avendone cura

Vecchia quanto la ragione è l'usanza 

di ricambiare i genitori che ci han fatti 

per diventare grandi ed educati, 

soccorrendoli nel momento del bisogno 

con la pietà, la gratitudine e la riconoscenza 

che certo distingue gli umani dividendoli dai maiali .

 Certo non malvagi da punzecchiarli con lo stilo d'altri tempi



Ogni uccello lascia il nido appena può,  è naturale, 

lo so, ma non so se accudira' mai i genitori.


Mesto è  chi non ama il riso. 

Sciocco chi ride senza motivo. 

Bigotto è  chi è più monarchico del re. 

Deludente è il re che ci dà a intendere 

che forse risorgerà  per la gloria come un dio.



Voterò chi mi persuaderà con la sua ragione.



Con l'ombra dell'amico taciturno 

vien quella dell'avversario, sposo di Mallena Sa Kikela 

che parla bene e canta meglio con la malvasia di Bosa 

che le massaie han cara e non manca tra i rosolii 

con cui invitano i nipoti che le vanno a visitare 

nei dì festivi e si mostrano rispettosi dei parenti 

e per non recar disturbo bevono il liquore che merita il titolo 

di ''perzenia'' inimitabile da farmacisti e alchimisti



La danza perfetta delle janas in fiore,

quelle di Farcana

le predilette che fan lieti  i sogni di Predu Pilurzi



Anni di sapienza approdano a Protagora: 

l'uomo è misura delle cose sue, come il bottegaio che conta, 

misura e pesa, le cose e le nocciole di cui non può fare a meno.


Egli è quel signore che si arrangia a fare le cose belle 

e durature come le vigne e i forni per cuocere il pane carasau, 

l'ascia e la leppa, l'acquedotto e la fogna, la casa e la bara , 

il piffero di canna, i debiti, il tappo di sughero e l'atomica.


Infine egli è proprietario del suo corpo 

e per quanto strambe, delle sue idee. 

Ha avuto una mamma e ha rinunciato al padre 

che non gli ha lasciato neppure i lacci delle scarpe. 

Morirà come un'eremita senza aver mai visto una cella da certosino. 

Mai fatto conto della vecchiaia. 

Le sue notti non lasciano ricordi; se sazio di vino. 

Chi beve vino dorme di più. 

Senza essere mai triste come un americano che ha perso a carte.


Zigottu Zomaria, robusto nuotatore del Cedrino 

con gli occhi azzurri come un ciclista nordico, 

bettoliere in maniche di camicia, mangiatore di riso 

e di anguille, inventore delle pesche mature nel rosso vino 

che fa dormire fino al mattino e poi leggere subito il giornale 

con le ultime dal tribunale e gli affissi mortuari; 

chiudi il forno, dice a quello che mastica la pesca a bocca aperta, 

che ti scappa il succo dell'arrosto; tzò tzò su porcu, continua. 

Al circolo di Voltaire, con le pareti cariche di bottiglie di vino d'annata, 

danno il vino come fanno in Corsica i francesi: 

da un secchio di ghiaccio che riempie Zenia,

 un tempo ragazzona di antichi costumi 

che non ha mai visto un treno né di giorno né di notte. 

Tutto pulito come una casa di sposini. 

Nel giardino si beve vino e si vede il Monte 

alle cui falde scorre il Cedrino. 

I giovani alti e chiari fumano più degli anziani mori e bassi. 

Gabinetto comodo e pulito come il cesso di casa che riflette il sole. 

Così familiare che pare di stare al mare. 

Zenia fa da mangiare a suon di musica d'organetto in piazza 

e sogna di passeggiare al corso con Zomaria 

che ciucia il vino per non ammalarsi; 

mangiare un gelato seduta nella panchina del giardino 

accanto all'ancora del monumento al marinaio battelliere

che caricava carbone a Orosei e pecore e legname. 

Zenia non ha mai visto un treno né un veliero. 

Diventa rossa a pensarci davanti ai fornelli pur col suo piglio sportivo.

Dio, quante cose si posson dire con le parole!



Può esservi giustizia nel mondo senza dover bombardare

il Vaticano, Manhattan, il Palazzo d'Inverno, il Nilo,

la Grande Muraglia, Tokio, il Gange, la Torre Eiffel

e quella di Londra, l'Everest, l'Amazzonia e la Terra del Fuoco,

il Giordano e il Cedrino? E l'Ellesponto?

E il Nuraghe Maggiore di Tiscali?

Oddio, un po' di onore e gloria anche al Primo Nuraghe

quello Minore di Sant'Ussula, sotto casa!

Che diamine! che si salvi nel suo Rifugio del Contone,

Predu Pilurzi, dove è nato. Perchè non a tutti

è dato morire nello stesso luogo della nascita.


I più noti bellimbusti corteggiano le famose fanciulle in fiore:

secondo i costumi degli avi e gli usi eterni dell’’amore.

Tra loro si annoverava PrededdhuPilurzi

il cosidetto Malispertau sulla piazza d’Ohiai B.



Nulla è meglio del battere e ribattere

del martello di Efesto sull'incudine

per distinguere  la musica paesana

dal grido di guerra di Stentore

e del richiamo dell'arrotino sottocasa.

Batti se vuoi che ti sia aperta la porta di casa.



Sono i vecchi - con sguardi lucidi  e parole chiare -

i lumi del passato, quando chi faceva bene le cose belle

già sapeva di dover mangiare per stare in piedi.



Chi ha più ampie spalle e gambe salde come un olivastro 

porta più lontano i fardelli maggiori quanto una carretta, 

se poi parla bene come un famoso avvocato 

che ha l'armonia in bocca, 

avrà un gran seguito fin dentro il paradiso 

dove gli angeli della difesa percuotono le spalle 

ai tartufi, formidabili scrocconi e parassiti. -



                                                  

                                      Fraluisi Lubrè saluta i pellegrini



Il plenipotenziario del re d'oriente, quando venne da noi, 

incontrò i politici che contano nel popolo, 

i repubblicani che si oppongono in nome del popolo, 

incontrò i popolani migliori con ambizioni di leader 

e disse loro che la bontà del re contava sui valorosi; 

volle vedere anche gli invidiosi che non sopportano i benestanti 

ma nessuno si presentò perchè non trovarono uno 

che sapesse fare discorsi brevi senza ripetersi; 

si, concisi e decisi a tagliar corto se il re non abdica 

o perlomeno ripudia la moglie e disereda il primogenito: 

il re può farlo. Se non lui chi? 

Ora che la situazione è stabile 

dall'alba del primo giorno e la galera è vuota

non c'è un disoccupato in piazza 

e i parrocchiani sono immuni dal risentimento,

i poveri mangiano tre volte al giorno, 

presciutto di Fonni e cacio di Gavoi anche di notte,

non c'è casa senza famiglia 

e non c'è famiglia senza macchina

si vive a casa in pace per resistere uniti fuori



Missente Mamutone il gallo d'Irillai 

volato via dalla cima del campanile d'Ohiai.

Sue le parole che seguono dette al vento:

Gesù, chi ha rubato i galli dai campanili di Santamaria?

Il vento, madame. Quello che non si vede prima dell'alba.

Signore, i nostri campanili non hanno galli.

Madame, io li ho visti crescere sulla cresta di Boelle il campanile 

del rimprovero e di Merzioro il campanile dell'elogio:

i saldi campanili sulla facciata della cattedrale

uno bello come il milite ignoto 

e l'altro brutto come Pilurzi il peccatore.

Strane le chiese di Ohiai Benimindhe: una dà le spalle al sole; 

l'altra è sorvegliata a vista da due sentinelle.



Non è facile ai neonati riconoscere i genitori;

perciò la madre si tien stretto il figlio

e non l'abbandona in mezzo alla strada,

come suggeriscono le sregolate fatine di Farcana,

nelle notti di gennaio con la luna al telaio

a tessere nuove stelle per trapuntare il cielo.



Tolta la costante frequenza l'amicizia dirada e dilegua



L'alluce che con fare acrobatico 

si succhiava Predu Pilurzi fino al decimo anno di vita, 

a Osalla, nel golfo, tra il Cedrino e Gonone, 

specialmente d'inverno, quando il Tirreno esercitava la sua tirannia 

ma d'estate ogni vascello si zavorrava di baldanza 

e dal Cedrino se ne andava verso il Tevere 

gagliardo di gloria romana dei Cesari e dei Papi.


Missente Malispertau, timoniere, principe di Lollobe

che, sul vascello di Fraluisi, risaliva i corsi d'acqua 

per avvelenare le sorgenti con la cicuta.



Col cugino Missente Mamutone,

il primo gallo a cantare dal pinnone della chiesa d'Irillai.

Missente, fuoruscito  dalla colonia penale di Mamone

dove chiunque parli dice qualcosa a qualcuno che lo sta a sentire,

che si tratti d'affari, di consiglio d'amico o minaccia di danno.



Delle cose repentine e brusche la più gradevole è la morte,

 era solito dire Bantoni Billellere, appassionato della vita 

dei banditi dalla legge che non rispettavano,

 lui stesso si pareva perseguitato dall'ingiustizia

 e amico d'infanzia di Mimiu Moione 

il più curioso barazelo del rione, 

che aspettava le novità del giorno, 

segnava le date che ogni anno si ripetono nel calendario 

e usciva di casa ordinato come un carabiniere 

che non beve vino in coppa ma in bicchieri 

da sedici a litro e si chiede se lo stare 

al mondo in divisa non sia solo fedeltà al re



Dae su ponte ‘e  Gavoi

su dialu a ohis che ghettene

La diga di Mastrefe sul Cedrino dove usano saltare i malinconici,

i solitari, gli spretati, i vedovi astemi e inconsolabili,

i vecchi abbandonati, i disperati dell'amore,

del lavoro e dai buffi e non ultimi i cornuti.



Che importa chi viene al funerale se sei morto in pace?

E' forse diverso se il defunto è accompagnato alla tomba dai creditori?

Ci doveva tanto, gli scrivono i bettolieri sulla bara.



Mommoi è l'immagine che minaccia l’infanzia

Viene senza doni per sedare i bimbi buoni

È lo spettro ignoto della paura

Sconosciuta e spaventosa

Compagna mostruosa

della vita



Dicono i maestri di scuola che la storia

- a chi ha un po' di memoria -

insegna il quieto vivere.



Dicono in banca che tutte le cose hanno un valore

le belle cose toccano il celeste impero

e il sublime che è il metro per valutare il canto degli uccelli

con l’ugola addestrata dagli angeli ai gorgheggi aerei

dagli inizi del tempo nel passano infinito  



Da un pò di tempo in qua mi sento obbligato

a fare solo quelle poche cose che mi fa piacere fare.

Mi sento un po come a suo tempo Lucifero

quando si ribellò a dio e rubò la luce del cielo

per farsi principe dell'inferno senza rodersi il fegato nel Caucaso.



Mi tengo a giusta e rispettosa distanza

dagli euforici salami in strada che han vinto alla lotteria:

siano altri a curiosare tra gli scalmanati;

così me ne stò in disparte anche da quei malinconici bamboloni

che salgono sulla rupe di Borbore con una corda in tasca

per appendersi come salami senza stadera

prima che la pioggia li trovi senza riparo.

Fossi sindaco bandirei le pene d'amore

e sorveglierei a vista la rocca di Borbore

che vadano a morire da un altra parte i bamboloni malinconici

questo ombroso canale sia riservato agli innamorati

con l'animo in fiore e felice e ai guardoni curiosi e devoti

e interdetto agli infelici cavalieri che non sanno scendere dal passato

e  corre nel tempo dileguandosi impalpabile come l’aria.



Chi è migliore di me di me è anche più forte

e più bello e mi distanziera’ in tutto

e mi supererà senza gareggiare

e forse uguale sarà l’acidità

che si versa nella latrina

che è il cesso femminile

che è proprio del genere elegante



Chi è ambidestro ha le braccia misurate

nel dare e nel prendere

gli avari pare che abbiano le braccia corte

è ai santi che i beni cascan dalle mani

e danno tutto quel che hanno



La natura ci fa, l’arte ti manipola e il tempo ci consuma



L’usignolo non canta per competere col gracchio e la rana

e la cicala e il grillo, lui canta per aver vinto la fame

gli altri strepitano per doverla in qualche affrontare.



Se santa è la vite sacro è l’ulivo

E il grano che è? Divino.

E il fico?

Delizia del mediterraneo.

E chi interpreta i sogni cos'è?

Un profeta mancato.

Tu sogni?

Non io, non li ricordo proprio

e se qualcosa mi rimane non mi appartiene

non mi riconosco come sono

non sono io quel che bazzica nei sogni

e non mi confonde il flusso delle cose

perché molto lascio correre verso il mare



Il tempo è l'unica cosa che non mi manca mai

e mi sorprende la confidenza che mi da

suo  il calendario che ho del giorno e della notte

e un suo severo regalo, segnali,  dice

e ne aspetto altri di simil valore

vedo mutevole  il suo linguaggio vario come se stesso  

oh, badate bene che rimane muto e nudo

come i pesci nel mare perché lui da la forma alle cose.



I delatori riferiscono, non visti, i loro sogni in questura.

Essi sorvegliano gli affari del mondo e non dormono

perchè i sogni confondono i loro impegni

di non mancare alle feste comandate

 per origliare con fare distratto masticando lupini

nelle ribotte dove si mangia carne arrosto

e umide anguille dei Sargassi

e si beve vino tinto che macchia camicie e tovaglie

ma lacera i ricordi che poi rattoppa il delatore.

Chi alza il gomito non ama il racconto

di quel che combinato la sera precedente

che gli pare falso o perlomeno alterato



Il mio io è quello che non mi farebbe mai del male

solo perchè non può fare a meno di me

che lo conosco a fondo e pratico

con quanta indifferenza può fare a meno

di me sulla superficie della terra esposta al sole

e alla solita ora di Pechino adatta ai sonnambuli che non sanno sognare

col timore che i voraci volatili divorino i fichi maturi dell’Albero del nonno

-Chi ha fichi non dorme, diceva, è i fichi che avanzano li secchi la befana

mangiando per primi quelli in alto più vicini al sole

già beccati dai passeri leggeri come farfalle,

non litigiosi  come me che mi inalbero per un nonnulla

come ortolani e giardinieri che li sparano a vista,

e li mangiano sui rami, di notte quando il guardiano dorme,

non li portano al mercato dove chi non urla non vende

-Comprate i fichi maturi e pregiati alle mogli gravide

che li mangiano avide evitando che le voglie

appaiano sugli omeri dei figli come tatuaggi da galera



Quell'altro io che delle volte pare mi coabiti come un instabile intruso

non si lamenta  mai quando mi capita di bere qualche bicchiere di vino in più

con gli amici che da anni e anni son sempre simili a se stessi

e non parlano mai di inquilini identificabili

elogiano la bontà delle loro noci

che hanno sempre in tasca

nella ladra vicino al cuore

e offrirle agli amici



Le frenetiche novità portate alla svelta dal buon mattino

durano meno del primo caffè

e se qualcosa avanza fino all'ora di pranzo

ripete il solito coccodè della gallina zoppa

che cerca di scappare dalla padella sul fuoco

e non sa cos'altro dire se non che è già successo.



Prenderei in giro il mondo se solo potessi camuffarmi come vorrei.....

e non c'è scandalo, perchè non c'è bambino che non cerchi di ingannare la mamma

che l'ha fatto e lo sta ad allevà: niente scandalo perché l'inganno sostiene il mondo



Penso proprio che il Dio che sovrasta il nostro mucchio

abbia la forma del tempo: quella migliore

che possiamo immaginarci nel rispetto di entrambi



Null'altro diritto è sacro quanto la libertà di mangiare

qualcosa come agnelli che cominciano a pascolare

e i cardi spinosi spinosi del deserto

e la giustizia di digerire mattoni ben cotti

e anche i chiodi delle barche a vela

che sanno di ruggine spiritosa e di salsedine che tira il vino



Il gallo d'Irillai non canta quando la gallina ha fatto l'uovo

ma quando è giunto il giusto richiamo dell'antipolio.



Quando si parla di stelle, si parla di cose più grandi di noi

che misuriamo a distanza col metro degli occhi

contiamo con le dita e pesiamo il grammo con una mano

e nell'altra, si parla di cose più grandi del cielo e dell'inferno

più grandi dei campi di calcio e dei cessi del cacico

forse parliamo di cose davvero grandi

più grandi dell'oceano smisurato e del dolce Giordano

dove da piccoli giocavano i cugini e Battista

con la serietà che presagisce guai

battezzò Gesù nel nome del Dio degli innocenti.



Dio, quanto mi compiaccio del sogno del successo avuto 

alla maratona di capodanno:tanto che da sveglio fatico 

a persuadermi di essere arrivato dopo gli altri partiti dopo di me.



Trovo irresistibile lo specchio che esalta la mia figura

quando non ho nessuno al fianco e non mi vedo 

più malfatto di Amedeo, ai miei occhi lo specchio 

non conferma quel che qualcuno sottovoce dice

che io sembri a ben vedere, un lumacone 

incompleto perchè mi mancano le corna.

Perciò mio babbo faticava assai 

a tenermi sulle spalle come una massa flaccida

e informe come un sacco di grassello di calce d'Oliena.

Peccato che manchi la cresta 

del primo gallo d'Irillai a ingentilire 

il mio aspetto scampato alla fortuna.



Quanto a camminare poi, i più teneri diplomatici

trovano delle somiglianze con una gallina zoppa

che non sa dove deporre l'uovo;

perciò ridono di - Surbadore Tzoccau lo scalmanato

primo nome del gallo di casa che becca

proditoriamente Kikina Koffada la prima gallina

a far coccodè per malmenare il re

di sa marialodè, cantando la filastrocca:


Sor de sae Maria 'e Lodè 

Pissian a terra e cacan su re


Il principe Amedeo, il nuovo Josto del mediterraneo,

era alto come un prealpino e guidava spavaldo sulla 131, 

una delle tante macchine che si vedono nei giornali 

e nei giorni feriali davanti alle poste e alle banche. 

Amedeo aveva un enorme successo con le donne 

e le portava tutte quante a ballare; 

con lui è sempre festa, dicevano 

e credevano in lui più che nel vangelo; 

qualsiasi cosa dicesse, pendevano dalle sue labbra 

perchè parlava bene, come un signore educato. 

Amedeo, ripetevano, è così gentile 

che vien voglia di baciarlo come un lecca lecca. 

Le donne più in vista ne erano attratte tanto 

che degli altri uomini si curavano meno della trinità. 

Si fidavano di lui perchè le stimava tutte; 

e tutte le avrebbe sposate per evitare malumori 

e pettegolezzi; e non far torto ai comandamenti. 

Lui per loro, era il più umile dei cristiani 

venuti su dalla mite Baronia, da Orosei sul Cedrino 

e sul Tirreno, perla d'oriente, terra delle più cattoliche, 

dove la virtù ha salde radici cristiane 

e i peccati del passato pagano sono una vaga rimembranza.



Ogni mio sogno di Donna Elene Murrisuttile

pare colta nel momento che l’illumina la luce.



Due o tre auto brillanti come nuove

 si fermano davanti al colonnato del tempio del quartiere

è un gruppo di famiglia che deve battezzare un neonato

poi scompare in chiesa mentre il genitore di bell'aspetto 

si ferma a parlare con un uomo scalzo e malandato, 

accanto a una fontanella dove si lava i piedi

Buon'uomo, dice dandogli delle banconote, 

anche io sono stato povero e ho sempre voluto bene 

ai più poveri di me. Ora ho bisogno del suo aiuto, 

se lei è cristiano. Vorrebbe essere il padrino di Nicola, 

mio figlio primogenito? Per me va bene, 

risponde intascando i soldi. È un bell'onore per uno come me, 

povero, si, ma non ho mai giurato il falso. 

Ho viaggiato parecchio, ho visto tanti posti deliziosi 

e ho sentito tanta gente ambiziosa dire 

che chi si spaventa muore prima che scada il tempo. 

Devo farmi le scarpe per viaggiare ancora. 

Non conosco la Tartaria né il Gennargentu e la Tolfa.

Dalla tasca dove ha messo i soldi 

tira fuori uno spago con una pietra nera

Ho solo questo, il koco che fu di mio padre. 

È un portafortuna che si usa donare ai figliocci. 

Serve contro il malocchio. Preferivo una bussola, ma 

mio padre era un postino e barbiere era il mio padrino

Okei. In ogni famiglia c'è sempre uno che ha più degli altri. 

Sono certo che lei non ha nemici.

cosi vanno insieme a raggiungere il gruppo 

in attesa davanti al battistero e sopraggiunge la madre 

della creatura con una donna dipinta come un fiore

che stava inginocchiata al confessionale e pare una straniera

Signora, vuole essere così gentile da tenere 

in braccio la mia creatura per battezzarla?

Ho fatto una promessa, sa, in un momento di bisogno.

Non è stata stuprata come me, per caso?

No, no. L'avrei ucciso.

La presenta al gruppo e al mendicante 

con cui andranno via con le mani in spalla.

Il sacerdote celebra il battesimo

Che Iddio faccia di questa bella creatura 

una felice persona di mondo, dice il prete

E preservi noi dal peccare, dicono a una voce gli astanti

I genitori si riprendono la creatura, salutano i mendicanti 

e ognuno va per la sua strada



l’ospizio di O.B. dove gli ospiti

possono mirare l’orizzonte dei punti cardinali



La fantasia è madrina delle bugie senza battezzarle

poeti e profeti sono poi bugiardi scanzonati

ma noi siamo per la verità rivelata purché utile alla concordia

dire la verità in tribunale si è bersaglio di schioppo

sulla marmellata il bambino nega di averla mangiata



L'incuria per il bene comune rovina lo stato contemporaneo 

delle cose belle e giuste e guasta le uova delle galline d'Ohiai.



Più di uno si fa merito d'aver mangiato gatti

avrei proprio voluto vederlo 

mentre lo scannava e ne scuoiava la coda.

In tempo di guerra l'avrebbero promosso generale.

Di quelli che si vantano della disciplina militare

e sono li per dimostrare che con essa si può sopravvivere



Le mani servono per lavarsi e i piedi per camminare

adatti anche a calpestare l'uva e le vipere

diceva la strega del vicinato quando curiosava

nelle braghe dei ragazzini a stiracchiare pistolini



Dalla Sardegna mancano le orde dei lupi

chissà perchè gli han voltato le spalle.

Pare che anche i cani randagi se la passino male

tanto che neppure il tempo si riferisce a loro.

Eppure a guardarla e sentirla sotto i piedi

solida e salda pare la Sardegna.

Colpa del clima, diceva M.

Compensiamone  con altre cricche

e con coraggio la mancanza



Un tempo - quando le donne ricamavano il corredo

e gli uomini si facevano una mariglia, una morra e un canto a tenore -

per combattere gli spaventi e il mal di denti

le femmine bevevano un goccio di rosolio fatto in casa

e i maschi, con un rametto di rosmarino nel taschino,  un cicchetto d'acquardente

per aver la meglio sul singhiozzo spontaneo e sullo sbadiglio distratto



Nel mio paese chi non ha nulla da fare va per circoli in cerca di compari

così le donne rimaste sole in casa fan carbone dalle braci ardenti



Da noi si dice: chi non beve con gli amici

se ne sta a casa a infilzare fichi secchi d'Orosei

e far rosari da appendere in capo al letto

accanto alla sacra famiglia di gesù, giuseppe e maria;

quando le mogli han tempo ci aggiungono una mandorla sbucciata



Quel che sappiamo dei popoli barbari al tempo dei greci, lo sappiamo dai Greci;

quel che sappiamo dei popoli europei al tempo dei romani, lo sappiamo dai Romani;

se ne può dedurre che né barbari, né europei sapevano scrivere, né contare, pesare e misurare



L'eremita con i capelli corti si chiude nella sua cella

per il capriccio di carpire i segreti del suo Dio.

Egli pianifica secondo le sue esigenze,

sta a Dio esaudirlo o dissuaderlo.

Rimarrà malinconico come un maestro di scuola

deluso dai rimproveri che ha elargito

a futuri medici e avvocati, preti e mascalzoni



Basta appunto una capanna per vivere prossimi al Signore.

Meglio se la capanna sta nei giardini vaticani

dove son sempre in fiore le rose purpuree

che tanto piacciono ai cardinali.



La verità si distingue dalla menzogna perchè non puzza

di inganno e non ha bisogno di abbellimenti.



Incognita del famoso idillio nella libertà del cesso,

durante l'equinozio di primavera.

Il giusto peso sulla bilancia è riferito al prezzo

Ma è mai possibile che l’Iddio nel cielo si adiri come noi

e la madonna pianga come noi?



L’ingordo pensa solo a se e potendo

divorerebbe il mondo intero

senza timore di strozzarsi



Il solitario crede di fare a meno del mondo

a cui ha fatto conoscere i suoi vizi

e ora gli nega i suoi pregi da cui crede di dipendere

col pensare per conto proprio per esser libero.



Da giovane gli piaceva scrivere cartoline

viaggiava spesso nell'isola – con qualsiasi tempo -

passava le notti silenziose scegliendo le più belle

visitando gli amici isolati nei paesi lontani

e mangiavano di quella fregola con sardelle e arselle

che rendono bellicosi i commensali famelici come lupi

e piace tanto ai rattoppini che accorciano calzoni e gabbani

i sarti cuciono l'etichetta alla loro opera

come  il marchio del demiurgo.

Così i calzolai dopo il lungo tirocinio di lavoro

imprimono sulla tomaia le loro credenziali.



Come l'olio quando scorre tra gli ingranaggi del tempo,

il Cedrino porta i difetti d'Ohiai a sciogliersi nel Tirreno

dove il Signore delle Acque invita marinai, pescatori e bagnanti

a sopportarsi a vicenda poiché ciascuno ha diritto al suo pezzo di mare.

Equipaggiato con atto notarile e carta d'identità in corso legale.



La tenera bugia è una cara figlia della menzogna

che scappa di casa con una fiaccola accesa per riscaldare l'animo del mondo:

Dicono che il tenero amore sia come il ferro alla calamita e la bussola al polo,

dicono che il tenero amore dòmi gli irrequieti

e susciti nel loro animo la confidenza con i carabinieros,

dicono che il tenero amore non si presti al commercio

e incuriosisca gli impiegati chiusi in ufficio come capponi,

dicono che il tenero amore resti sconosciuto ai bavosi,

e non abbia niente a che vedere con i lombi flaccidi,

dicono che il tenero amore rimanga all'erta in un secolo difettoso,

l'amore è tenero con chi paga come deve e serve come può,

l'amore è tenero con chi tiene a bada i leader,

l'amore dovrebbe esser tenero con gli amici che sorvegliano gli amici

che piangono dopo aver battuto le mogli a domicilio,

il tenero amore è libero solo nell'intimità;

in piazza è timido e con facilità sbaglia la misura e la direzione dei suoi dardi.



La distanza della persona cara fa di un metro un chilometro.



A Irillai si presume che ogni straniero 

abbia la saccoccia piena delle novità del bel mondo



Gli amici si scambiano servizi e favori,

i malfattori mutui piaceri,

i nemici si alimentano con sguardi odiosi



Al cielo dello stagno di Ohiai dove maturano le zucche

 si addice l'azzurro

a quello d'Irillai si addice il bel tempo 

e chi ha casa lungo il Cedrino

stende al sole lenzuola, asciugamani e canottiere 

e le mutande della rossa giovinezza anche a Natale



Siamo tutti d'accordo che ciascuno viva del suo

il difficile è stabilire come e perchè è suo

quel che  ha in più del molto che  consuma

nella casa di una famiglia numerosa

che accoglie chiunque venga in visita

siccome il mondo è tondo e tutti si è di casa

ospiti tra ospiti, sotto lo sguardo sovrano

del Signore delle formule chimiche e nucleari.



Nulla mi eccita di quel che non mi è proprio

e non mi appartiene.



Chi guarda in se stesso vede la sua coscienza

nello specchio del mondo.



Undici nuovi biglietti strappò la mamma dal suo carnet

per i figli che dovevano assistere allo spettacolo del mondo:

un biglietto per ogni figlio e tre persero lo spettacolo prima di lei

che ne soffrì e li seguì dappresso senza che lo spettacolo si interrompesse.



L'uguaglianza è avvenuta a cose fatte.

Un tempo i padroni uccidevano i servi ribelli come un'atto dovuto.

Una follia. Dopo che i servi ebbero ucciso il primo padrone

sono cominciate le trattative tra le parti da pari a pari

per finire ad Auschwitz davanti alla pazzia.



Date fischietti ai bambini scampati alla morte

ora che la mamma non pulisce più il loro naso

e non fa più mazzi di margherite -

e lasciate piangere i vecchi che nessuna nenia li addormenterà.

Nemmeno il vino di Marreri che non ha fior di muffa.



Chi ama il re giura in nome del suo onore

chi ama la regina la vorrebbe per madrina

chi ama la repubblica dovrebbe sapere

come essere onesto e dover fare

solo quanto si ha da consumare



Ho vissuto e vivo col mio popolo

che ha votato e vota un cacico

che da una parte appena può viola la legge

dall'altra si consuma nella stima

delle femmine della sua fazione.

Mi tocca vivere con la gente del cacico

che si loda lodando tutto quel che lo circonda.

E gli va bene con e senza l'aiuto di Dio

e l'ausilio dei poteri all'ombra del campanile.


Così sono i lestofanti al governo:

lusingano la plebe (che vota chi ha avventure giudiziarie)

e castigano i contribuenti che temono i carabinieri

fedeli al re e alla repubblica

e ai generali che difendono ogni sacro sepolcro



Chi ha conosciuto il vizio può conoscere la virtù.

Chi li vede in azione negli altri dovrebbe sapere

cosa scegliere se è in grado di distinguere.



Vorrei vivere per me stesso secondo la mia natura:

un idillio nella libertà del cesso

dietro il cespuglio durante il temporale.



Aperto un nuovo negozio al Corso:

assieme alle scarpe danno abbinate le calze.

Calza adatta alla scarpa, scarpa adatta al piede,

piede adatto al suolo, suolo adatto al mondo,

mondo adatto al cielo, cielo adatto a Dio,

Dio adatto all'uomo, l'uomo comodo adatto alla scarpa.



Quando mi vedo come sono non mi riconosco.



Sono naturalmente incline a cogliere un bel fiore

per donarlo a chi l'apprezza più di me.



Il decalogo è un buon recinto da cui evadere 

per ricominciare da capo a vivere all'antica 

sul lago nel bosco di Gusana dove l'erba è verde 

tutto l'anno e non ospita trappole 

e i rustici coltivano l'orto con passione 

e i pastori cagliano il latte per interesse 

e la sera si riuniscono al circolo di Diddinu Diddhone 

dove gli emigranti di ritorno dal centro Europa 

raccontano l'emozione che provano al prender 

trote d'argento guizzanti sotto l'ultimo colpo di cesello: 

finiranno nel piatto degli sposi golosi, 

che festeggiano in riva al lago il titolo di consorti 

per la vita giustificato da Dio in nome della libertà 

che interviene nel corso caotico del destino: 

essi intendono aggiungere novità al mondo 

con un paio di bambini freschi e nuovi fatti in casa 

per la sempre nuova avventura lungo i corsi d'acqua 

che vanno al lago e concludere con un: 

Vivo e quindi posso continuare a farlo.

Il destino nasce con Dio 

ma non tocca il sole 

che alla sua libertà ci tiene.



Il mondo è tondo ed è acquoso come un cocomero,

il resto, fino all'ultima stella, piena di sorprese

è una pianura infinita con tante zucche

diverse una dall'altra, e una dall'altra

si generano in cerca della zucca migliore.



Siccome eterna è la terra, eterno è chi ci abita.



Penso alla durata nel calendario dei cocci delle vongole

(quindi non delle ossa del pollo)

e ai nove mesi durante i quali

si formano le ossa dell'omuncolo nel ventre della madre

che un giorno avranno delle idee

di qualunque natura

che difficilmente dureranno come le conchiglie.

Penso che sia la mamma a far sentire al figlio

la pietà del mondo affinchè  sia con lui clemente



Sento chi vedo

non mi è facile sentire chi è lontano

e non lo  vedo



In questi ultimi tempi è aumentata la furbizia

in giro, per campagne e città, ovunque

trovi casa la tv e nell'aria fina che regge il volo

del passero con quel pigolio disteso

che pare annunci lo scoppio finale delle parti

delle cose intere e dei cornutacci

sempre innamorati delle mogli

che ne combinano di cotte e di crude

e a piedi e a cavallo

come dicono a Seuna dopo i balli di carnevale



Pilurzi con la sua andatura da allergico alle forbici 

del barbiere che odora di lavanda e crema da barba 

dalle mani molli come un petto di pollo, 

Pilurzi capocoro dei mai sazi cantori a tenores 

che non mancano di cantare dove c’è da mangiare 

la vecchia grassa zoppa e mansueta pecora bollita 

e senza donne che lamentano la frutta, Pilurzi, 

agente agro-pastorale della Serra intatta e feconda 

di cardi e rovi, sognava sempre una antica e grassa 

campagna incolta e intonsa con un glorioso e caparbio pinnetu 

(capanna di frasche secche cementate dall’acqua e dal sole) 

che ha visto più solitudine (e mai una femmina) che non eroi 

feriti nelle trincee e negli scontri campali, 

dove pascolano le vacche dal mantello bruno 

e a balzi sull’erba giocano i vitelli che odoran di latte 

e d’intonso trifoglio innocente come Maria e Maddalena, 

lui sul cavallo del mandriano che salta il rovo da fermo 

come da maneggio o sulla jeep di cui si compiace, 

color verde letame, l’allevatore che carica il mangime 

che odora di nafta, con lo schioppo sulla destra del padrone 

che controlla le messi e gli armenti, 

lontano dalle donne che apprezzano solo i dipinti 

con le date sul retro, come se la bellezza 

avesse a che fare col tempo, sempre simile a se stesso, 

e da un giorno all’altro la bellezza perdesse 

il suo sublime valore, lui sogna e mal sopporta quando 

il barbiere del quartiere gli sposta la testa come se fosse un manichino....



Quando i patti lateranensi stabilirono la croce in aula

PeppAntoni si mise una fionda in tasca.



Chi mi impone di tener nota delle mie passioni?



Chi è che mi costringe a ricordare quel che ho fatto?



Dio, che c'entra Gesù e san Francesco

con la tortura della santa inquisizione

che faceva dire agli eretici

la confessione che voleva sentire…



L'oro più lucente e la pietra più brillante

saranno rubati per primi.



Nessuno ruba dolori e dispiaceri.



Nella legge del morire

(- a cui non si sottrae il piacere né il dolore-)

rientrano i forti e i deboli, i sani e i malati,

i sazi e gli assetati, i forti malati e i deboli sani e viceversa.

Così i dinoccolati e i saldi ma tozzi

si accordano sull'equilibrio di natura

(-chi ha di più dia e chi ha di meno prenda-)

e stipulano la regola sovrana

che protegge dalle angherie

mettendole in regola con le cose che contano di più

per cui :- Chi più si mette in mostra più si espone al ridicolo.



Non so perchè ma sento obbligatoria l'antipatia per il diavolo.

Forse perchè è inutile che passi di continuo davanti a casa mia

dove i fanfaroni che non hanno udienza al circolo

stanno a origliare alla mia porta



Molti miei vicini rientrano a casa

con l'assillo che almeno in famiglia

venga riconosciuta la loro autorità

e non venga meno la stima della moglie in lui.

Così di notte sognano di essere immortali

e se il sonno viene a mancare

pensano alla loro nascita che li fa mortali

e ai limiti che pone il destino che mescola

di continuo le cose che ci riguardano.

Senza farla tanto lunga,

ognuno sa bene a cosa pensa

se di notte fa pipì più di una volta

e qualche goccia va sulle mutande,

a che tipo di malattia minacci la sua salute,

a cosa vada incontro che scalfisca la sua integrità,

gli ponga quei dubbi che lo fanno disperare

fino a concludere che tutto è vano quando manca la salute.

Tutto è inutile quando non sei capace di evitare un grave malattia.

Che ci stai a fare nel mondo se non sai curarti?

Ah, come è imprevedibile il mondo,

dirà alla moglie al primo colpo di tosse della giornata.

E quante incognite, affermerà lei di rimando.



Di ogni idea è bello avere una semplice immagine.



Il tempo che scorre dal barbiere

si impernia conversando su quel che si dice in giro

sugli aspetti che assumono le parole dette sulla storia

la cui base vaga nel tempo

sulla memoria che cede smalto e lucidità

sulla pretesa di dir novità sul passato dell'umanità

sulla verità degli affari testimoniati

sulle polemiche tra più versioni dello stesso fatto

sull'accordo col ricordo di altri che hanno autorità sul loro tempo

sulla pretesa del resoconto imparziale

sulla manomissione successiva

a una precedente manipolazione

che riconduce allo spirito totalitario di ogni tempo;

perciò sotto i ferri del barbiere mi addormento

perchè trovo difficile che un'intuizione attuale

non trovi conferma nel passato che ha visto un po' di tutto



Ricordati che le medicine son fatte per essere prese

quando non si può farne a meno



Dalle cose sacre distinguerò le profane.



Prendeva ogni mattina la medicina

come per avere la certezza di passare il giorno vivo

sereno e tranquillo come il prefetto

di una lontana provincia marinara

che sa parlare in pubblico

dopo averne discusso in famiglia

e prima ancora con se stesso

a cui riservava il giudizio finale

per certi versi era come il cacico

che sembrava Dio vivo sulla sua terra

quando rivelò a Mosè il suo decalogo

senza aggiungere altro sulla grazia

e sulla predestinazione

né sullo stato aldilà delle cose.



Le vergini janas di Farcana salutano

come fanciulle in fiore, con entrambe le mani

le lontane e caritatevoli dame di Orune.



Il Presidente vuole che ogni mezzo onesto

sia buono e serva per trarne un'utile

così ha deciso che sia perlomeno singolare

colui che rifiuta l'uso dell'utile.



Politica è il rapporto dei cittadini con la legge

fondamentale per garantire libertà giustizia

economia è il produrre e consumare per vivere meglio

politica estera è il rapporto di convivenza con gli stati

la difesa è la forza della legge e tutela dei confini

commercio è vendere e comprare, importare e esportare

la finanza è prestare per avere un tornaconto o arricchirsi in proprio

la finanza ha tratto dalla medaglia la moneta 

che aveva bisogno di due facce: 

una per dare e l'altra per avere

agricoltura, scuola, industria, trasporti, artigianato, sanità e previdenza



La ricchezza è la proprietà di un bene e il suo godimento



I cattivi son capaci dei servizi peggiori

più che rovesciare il latte sul tavolo

danno limoni e mandarini ai canarini

per far subbuglio in gabbia e allarmare i vicini



Bevete il vino di Marreri che non fa male ai piedi

almeno due bei bicchieri la sera

uno per piede per poter sognare



Con la maldicenza non si covano le uova

che con un pizzico di sale fa sapienti i pulcini

ma

è la lingua che offende e aizza alla zuffa

molto più di una grossa fetta di prosciutto

e di un'uovo al vincotto

perciò

date una patata bollente che da quiete agli spiritati

e una anche ai sedentari per scuoterli in pò



Il mio animo è composto da ciò che intuisco

intendo, immagino e mi sprona a fare.



Quel che mi faccio nessuno può farlo meglio di me

così in privato aggiorno il mio rango

per esser fedele ai miei giudizi

come le donne lo sono ai pizzi



Quel che sono lo devo ad altri

non foss'altro che come dirimpettai

in cui mi rispecchio, come il buon Cosimo

e miglior Damiano, che ho sempre davanti

uno all'altro come il giorno e la notte



Quando i fuori di testa si inalberano

sono gli innocenti innocui e indifesi

quelli che prenderanno più botte

e sul loro mucchio spareranno alla cieca

le forze imprevedibili della sovrana natura umana



Alle delibere del tiranno

non avrebbe creduto nemmeno lui

se fosse stato come i comuni mortali



Nessun neonato da queste parti

si è mai lamentato del paese d'Ohiai

dove gli è capitato di nascere

ignorando la vergogna



I sicari non pensano proprio

né temono che dopo aver compiuto l'ultima bravata

il prossimo bersaglio sia la loro persona



Quando qualcuno comincia a parlare

di custodia preventiva

qualcun'altro srotola già il filo spinato



A chi non piace comandare?

Forse agli alti dignitari dello Stato.



Un'elenco di fatti accaduti.

Aggredire una persona nella via maestra

lo si fa di solito col calar delle tenebre

adatta e familiare ai coraggiosi che vedono al buio

fino a risalire alla fine della notte

e del tempo che ci sfugge come i sogni belli

e i fichi maturi lassù in alto, dove c'è il cielo da scassinare

Rubare è un'arte; custodire il gregge un mestiere necessario



Le gioie adornano il collo delle belle donne;

ciascun paesano esalta le sue cipolle

i soldi non sono d'ingombro nei portafogli dei ricchi;

Dio, fa che i presciutti appesi  all'aria d'Ohiai si rassodino

per donarli ai bisognosi che lo mangiano come i poveri

anche senza vino e con un tocco di cacio

se ne infischiano del cappone bollito

della cicoria e delle zucchine col tacchino

I soldi sono d'ingombro nelle tasche dei miseri

che usano il bancomat e lo negano alla mogli.



Quanti prepotenti conosciamo che farebbero di tutto

per sottomettere il mondo con qualche stratagemma?



L'inatteso ci disturba e ci confonde

o ci illumina perchè non ha precedenti.



Il consueto è fare e disfare

il solito magna e caga

ti stanchi di giorno e riposi la notte

una meraviglia nascere

una gioiosa pena vivere

l’unico peccato è morire



Da una situazione senza scampo

spunta l'incubo che vino e presciutto sian finiti



Il lavoro (o la stessa vita)

è quell’affare che rinsecchisce l'uomo

come un fico secco senza mandorlo

ne cacio da grattare sui maccheroni



La realtà ci tiene sull'avviso

che un qualcosa ci manca

anche se abbiamo i capelli lunghi

le unghie sporche e le scarpe comode e pagate

Le arance vanno spremute

perlomeno come i limoni

gli schiavi di un tempo

e le madri di famiglia



In tempi normali non ci si spaventa

quando fa buio, piove e tira vento

ma si mangia, si beve, si fotte

e si dorme alla grossa come Lazzaro



In tempi eccezionali si vede un po' dappertutto

un gran diavolo esperto in demolizioni

col cappello sulle ventitre e la coda tra le gambe

che i vecchi del Contone conoscono da sempre

e sempre l’han chiamato Missente Mamutone

che se ne sta aggrappato alla porta di casa

da quando era un bambino e pisciava sulla via



In nome di Dio decretarono che Dioniso

era smodato e portasse scompiglio

che Socrate trascurasse gli dei antichi

per i nuovi e che Gesù era addiritura

ostile al suo vecchio padre biblico



Donn'Elene Kulibianca

il giorno prima delle prime nozze

prova in pubblico l'abito nuziale

creato dalla Bionda di Monastir.



Psiche è il soffio vitale esalato dal morente. H.A.



                                     

Erma di Lucula di colui che morì senza  saper piangere

sapendo  di non poter  evitare

la fine a cui la città lo condannò.


Siamo in possesso dell’esperienza del particolare, 

e lo pensiamo presupponendo un’ignoto universale. K. Jaspers.



I superbi d'Irillai son così fieri e pieni di se

che non abbassano il petto nemmeno per respirare.

Nessuno di essi si dice soddisfatto della vita

fino a chè non è di fatto Priore di San Francesco

e cavalcare una mansueta giumenta con la moglie

mentre il primogenito davanti al corteo dei cavalieri

apre la strada verso la chiesa del Rosario

con, sul collo del purosangue della Jara

l'urna del buon santo che non si curava delle bandiere paesane

dei papi romani e dei guerrafondai in terrasanta

egli pensava solo a Gesù, uomo come lui e fors’anche maschio divino



Il malinconico è un tizio molesto con se stesso

Molesta è la mosca che ti svolazza attorno

perchè si adatta a ogni pietanza come noi

che ci abituiamo a ogni età  

e in casa molestiamo la massaia

in cucina diamo fastidio alla cuoca

e nella strizza del cesso

facciamo i malinconici malconci

 sognando come la talpa il grembo materno


Dio e le Leggi perseguitano i Maligni

La stirpe dei santi delicati

li rende buoni con tutti

Nella tribù dei Malvagi nessuno si fa del male



Il Maligno insidia i buoni

Ma è buono con i cattivi


L’uva asprigna fa il vino

che gela il sangue nelle vene

tappa il naso e impasta la bocca

ti ghiaccia i piedi, indebolisce le gambe

piega i ginocchie surriscalda le orecchie

figurati come ti riduce il fegato


Sei nemico del sorcio perchè temi

che ti morda le orecchie

mentre i tuoi figli ridono nel sonno


Noi siamo le creature predilette da Dio

{Che abbiamo eletto Nostro Padre}

perchè malleabili da ogni età del tempo

è duttili in ogni circostanza climatica




Storia è quel che viene in capo al mondo

l'eccellenza, quel che è valso la pena aver vissuto

ed è degno di esser ricordato

quel che è accaduto col concorso di molti

uno migliore dell'altro

il fare mediocre affonda nell'oceano

e nessuno ricorda nessuno

                                                                         

mama, fiza e netha



Dove fare e patire ci han fatto mortali

la procreazione e il ricordo ci faranno immortali

come gli Accademici di Francia e di Creta

e gli amici del circolo di Zigottu

pur mediocri di statura

ma parsimoniosi come bottegai

pettegoli come giocatori di carte

e discreti bevitori del gagliardo chiaretto

che ben si associa all'agnello

coi carciofi e al pecorino arrosto



Ricordare è un passatempo piacevole

se puoi abbellirlo è ancora più gradevole



Le verità rivelate dagli oracoli prima dell'alba,

(tutto quel che emana dal Comandante dei generali in campo) 

sono il vecchio colpo di fulmine che gli antichi dei scagliano sul mondo 

(somma matematica di una circostanza energetica)

– dalla sera del primo giorno - a illuminare la mente 

dei fratelli increduli e senza ricordi e dei dubbiosi 

sordi ai richiami verbali dei genitori di render conto 

all'altare delle sante reliquie che sono state vicino a Dio 

e preservano l'unità dello stato comune a noi 

e a tutti coloro che non si separano mai dal Socio numero Uno

Semina il grano, raccoglilo, macinalo, impastalo, 

cuocilo col fuoco dei lampi se vuoi mangiare fresco 

il pane quotidiano del sabato che i figli di Adamo Soggetto 

fabbricano come oggetto per campare con lacrime e sudore, 

prima che arrivi il vino, il miele e la marmellata

Tutto ebbe inizio la prima ora di un lunedì mattina, 

da Prometeo Soggetto in grado di fabbricare 

l'oggetto aratro per aprire la vasta terra 

e deporvi il seme necessario al tesoro, 

alla esperienza della memoria e allo sfarzo dell'intelletto 

che può sbizzarrirsi nel cercare sempre quel che non si trova mai

Perciò i mendicanti in castigo, amano e temono il fulmine 

che illumina la terra e cuoce il pane alla fiamma 

del perduto amore, uno sfiorito amore che trova posto 

nel vantaggio del buon uomo che teme la debolezza dell'altro



La galera è una punizione secolare

che accompagna l’ergastolano

all’eterna pena dell'inferno.

.

Pare che il Dio delle rivelazioni di un tempo

abbia assegnato a ciascuno

la giusta parte di tormenti e godimenti,

di amori frugali e vincite al lotto,

di scommesse perse e di sorrisi fugaci



Chi alza la voce si crede un re

che urla per non sentire

Mesudie i  su contone

i sa corte 'e cumone.



La tranquillità è la femmina  che allatta la creatura.

Altro che preti tibetani che non si lavano una mutanda.



Dio nella sua eccelsa bontà

ci vuole sempre sottomessi ai preti.



Il fatto che non mi piaccia giudicare

mi lascia indifferente al giudizio altrui



E dio disse ai credenti frementi di gioia

per poter coltivare la propria terra:

crescete e moltiplicatevi”

e gli atei blasfemi e tormentati

ma lieti di essere vivi

e cogliere i frutti dalla pianta  

udirono invece: zappate e consumate

zucche e ravanelle benedette da me

che vi ho tratto dal cielo vuoto

e dal nulla primigenio

che non so nemmeno io cosa sia.



L’interesse che tutti ci  muove mira

innanzitutto a fuggire la sofferenza

a non patire il dolore

l’interesse nell’amare è star bene in coppia

l’interesse negli affetti è l’equità

l’interesse nell’amicizia è il soccorso

nel momento del bisogno

insomma l’amico è quello che non ha difetti

e a  te fa  meno dispetti che alla moglie



Da come apre bocca si capisce 

la libertà che il senno gli lascia di parlare. 

Da come parla si capisce davvero 

chiunque esso sia, se maleducato o garbato, 

infame e stolto o onesto e sincero, equivoco 

e ambiguo o chiaro e tondo, blasfemio o devoto, 

pio o empio, grato o ingrato, riconoscente 

o smemorato, cialtrone o gentile 

da quel che dice si può  capire se ti sfotte o e cordiale

Da come parla ciascuno dice quel che è

Ora mi succede che col dormir sodo

mi dimentichi chi io sia, se poi sogno

mi pare di essere un altro migliore di me

cosicchè, anche sveglio, raramente mi chiamo per nome

e mi riferisco a me col corto e breve: io sono

per tema che qualcuno sveli che non sono io

e sappia chi io davvero sia.

Ulisse disse il suo nome a Polifemo

perchè lo svelasse ai 4venti.



Le cerimonie a tavola palesano l’autorevolezza dell’ospite

che ricorda con la parola chi non si vede ma è presente

l’educazione dei commensali, la ritualità del servizio

la fama della cucina e della rinomata cantina

il garbo dei vicini che si guardan bene

dal mischiar l’acqua col vino

di chi siede alla destra


Chi entra in una stanza buia

cerca quella cosa che la illuminerà.



Bigotto è chi prende il dolce nella stanza da letto

e copre per pudore il sacro cuore di gesù

con un tovagliolo per non vederlo

sbadigliare con fare lascivo

sotto il lenzuolo



Come disse Erodoto: si deve dire quel che è.

Il denar è come un secondo sangue

Non mi fido delle illusioni

ma ho paura del dolore



I poeti parlano in proprio

i profeti annunciano il futuro

l’uno e l’altro danno voce all’oracolo



Ogni notte col buio o con la luna

la morte – che non conosce tempo, ne età -

ci viene a trovare, e a chi – sazio -

rutta nel sonno e sogna flatulenze

cambierà il foglio dell'agenda

e rimandato ai primi di novembre

a presenziare con gli altri della lista.



Tutto quel che riguarda il mondo è vero:

siamo tanti a vederlo,

in molti  a sentirlo e toccarlo

e qualcuno  perfino odorarlo.



Chi si allontana dal mondo

può perdersi nella palude

nel deserto e nell'oceano

in stazione sotto il treno

e nelle correnti d’aria

dell'aereo in volo.



Una radice dell'arcobaleno è nella Serra di Orune

l'altra nelle falde del Monte dove gocciola l'acqua

che ne sostiene i colori nel ponte della luce



Quel che agita il mondo è la pura verità

che ci scuote quando le diamo le spalle.



Il mondo terracqueo è il mio unico mondo

da quando mi hanno battezzato e ne sono fiero

come il gallo lo è delle sue galline ovaiole

Solo il mio mondo mi da riparo

almeno quanto la luna per la certa presenza

e mi offre sicurezza tramite il Municipio

e i “responsabili” soddisfatti di essere stati eletti

per la fama e senza un'obolo di spesa

e gli impiegati scelti a sostenere il Comune

che crollerebbe senza il loro ausilio

al costo convenuto dal contratto collettivo:

poco più che una sicura elemosina



L'uomo è sempre quello del Nilo

che ha portato il lino nel Cedrino.

La donna cambia spesso condizione

ma è dal Nilo che porta sempre un bel limone.



Quando la nuorese aveva in squadra suoi paesani, 

tutti annoverati tra gli eleganti eroi della domenica: 

frogheri, mele, catte, decandia, conti, 

dessolis, pintor, sanna, settanni, sotgiu, pittalis



Municipio d'Irillai sui cui scalini d'accesso usava riposare Zuanchinu E.Remitanu

primo sindaco del paese dopo l'Evo del Primo Nuraghe quando inventarono le uosa.

Il primo gennaio nasce a Irillai, Predu Pilari, 

mentre il padre Pilurzi lavora alla galleria di Gonone.

Quando muore Zenia la mamma va a vivere con la nonna a Ohiai.

Appena può va a fare il barbiere al corso 

dove si pettinano tutti i preti della diocesi 

che conoscono intimamente Dio perchè l'han fatto.

Al decimo anno di apprendistato lo mandano al collegio di Lanusei 

per tosare come Dio comanda il collo dei pedofili prima del capestro.

A maggio se ne va a Sassari dove impara e pettinarsi con la man gauche.

Dopo un mese riesce a fare su ogni nuca un cerchio perfetto.

Ottiene la licenza e può aprire una bottega di barbiere.

È arruolato nell'artiglieria di stanza a Galtellì 

e conoscono la natura dell'anima cristiana.

Disegna le basette a tutta la guarnigione 

comandata dal capitano Massiddha 

alle dipendenze del barone Massariddhu.

Vi rimane fino a giugno quando se ne va a fare il bagno a Orosei 

come fanno tutti i cattolici del vecchio Cedrino.

La notte del 24 giugno festa di san Giovanni 

fa il sogno più lungo della sua vita 

e giura di rinunciare ai porri nelle mani.

Durante l'estate viaggia in costa e a Olbia 

incontra Kikina del Minimo per il massimo due posizioni.

La rade dove potrebbe farne a meno prima di rientrare a Ohiai.

Si stabilisce stabilmente a Irillai libero di fare barba e capelli.

Pilurzi il padre viene condannato 

per aver visto per primo il mare di Gonone.

L'indomani ritratta e riottiene la libertà 

di lavorare quel poco che serve per la quiete 

che è poco meno del necessario.

Predu, il giorno del Redentore 

dice la sua sulla caduta spontanea dei capelli.

Brevetta il metodo della rasatura della prima guancia con la man gauche.

La prima notte di settembre 

mentre Hitler forza i cancelli della Polonia per verniciarli a casa, 

Predu vorrebbe asportare con un solo colpo di rasoio 

la più bella verruca che il padre ha in un fianco del naso.

Se ti azzardi di nuovo ti strappo quella virgola tra due punti, 

gli dice il padre nel sogno.

Così inventò il pizzo: per fare senza pensare.

Il pizzo come la siepe copre la verruca.

I vecchi barbieri, Antonio Acconkau e Tomasu Obricau, 

si oppongono al pizzo che non sia nel mento.

Circolano i primi schizzi dei pizzi di Predu Pilari.

Predu Pilari invia una lettera d'amore 

alla figlia del primo barbiere di Nuoro 

ad essere nominato priore di san Francesco, 

con trecentotrentatre baci immacolati.

Predu lancia una scrimunatura traversale che suscita molte polemiche.

I vecchi barbieri d'Irillai del Pettine d'Osso 

si dividono pro e contro le varianti Pilurzi-Pilari.

Il primo priore barbiere viene condannato al capestro per blasfemia.

Predu Pilari chiude il primo lunedì della settimana 

anche se non sa cosa significa blasfemia.

Fa la questua di casa in casa 

a nome primo priore barbiere di san Francesco: 

a Fonni gli consigliano di respirare l'aria fina.

Alle sei del mattino del 17 gennaio taglia i capelli ai frati dei Martiri di Fonni. 

Lo pagano con un prosciuttino da trechilietrecentotregrammi.

Lascia ogni amarezza nel chiostro muorendo repentinamente 

con tre mandarini in tasca alle prime svolte della strada per Mamoiada. 

Era molto giovane. Si congelerà subito e verrà raccolto dalla corriera 

successiva sul far della notte e sarà tumulato 

nel Promontorio d'Irillai tra il padre e la madre.

Ha così inizio l'Anno Primo del Terzo Nuraghe.


Dal lavoro verso l'utile necessario per non fare a meno di se.


Puoi zappare come si usa in Baronia; 

o fare vasi e brocche come a Dorgali; 

o fare i barbiere a Ohiai.

Dunque chi uccide vorrebbe essere ucciso?

Fai quel che vorresti fosse fatto a te.

Dunque chi uccide fa quel che vorrebbe fosse fatto a lui.

Chi perdona vorrebbe essere perdonato.

Chi tradisce vorrebbe le corna.



Mi pare che il tempo non passi

son io ad aver la certezza di averne perduto.

Quel che passa non lo riavrò più.

Forse non è mai stato mio.

Forse posso dire che miei erano i soldi

che ho dato in prestito senza interesse

e che finora non ho riavuto.



Chiunque faccia ombra può essere buono e cattivo.

Solo a chi sale sul patibolo si chiede una parola di commiato.

Ci va su a piedi nudi con un lenzuolo sottobraccio.

Chi si impicca a Borbore non ha una trave in casa.

Chiunque stia nell'ombra può essere violento e mite.



Non so chi abbia detto: domanda se vuoi ascoltare;

leggi se vuoi scrivere; parla se sai pensare.

L'uomo è l'intelligenza della natura.



Dio com'è bello pensare, parlare e scrivere!



Solo agli insonni galli d'Irillai che vivon bene prima di morire

e ai poeti che si lavan poco per non far perdere tempo al verso

è concesso vegliare la notte e aspettare l'alba

con la vivida stella del mattino che usa far lo sgambetto alla luna

Solo i pensierosi poeti si pettinan con la mano aperta

come faceva san Francesco prima di dir messa

e se ne infischiava delle tuniche di broccato come i poeti

che non saranno mai premiati

infischiandosene delle accademie dei re scandinavi

ai suddetti bonaccioni basta un sorso di vino dal fiasco

una braciola alla brace o un pezzo di cacio alla fiamma

per campare fino a morire in grazia di dio

l'anno che non matura mai e rimane sempre verde

come un acrobata sulla corda tesa

come un amore che ha la chiave dello scrigno misterioso

che contiene il segreto del tempo lungo e breve

come uno sbadiglio e una capriola, uno starnuto e un sospiro:

l'angosciato respiro del moribondo a cui è valsa la pena vivere

e amare e non di rado mangiar prosciutto e agnello in umido

e bere il chiaro rosso che caccia via il singhiozzo

e l'aria fetida sostituisce con quella fine d'Ohiai B.


Pausa ora è  pronuncia una dozzina di parole del dolce deca-logo:

Flora Fioripinta, edera, oleandro e olivastro, 

le ghiande dell'ombroso leccio, la gentile e pungente ginestra, 

il cisto fiorito e gentile, l'alloro, il mirto e il corbezzolo, 

il ginepro e il rosmarino, la mora del gelso 

e il rovo di Nannicoco, le castagne di Tonara, 

il ficod'india, l'ombelico di venere, il timo d'altura


Ora silenzio se vuoi ricordare Zuanchinu primo sindaco di Ohiai, 

di lui si parla, della sua famiglia e della sua corte.


Al primo canto del gallo di Gonone

Zuanchinu lanciò dallo scoglio l'esca nel mare

e udì la possente voce del Signore rivolta a tutti i pescatori presenti:

Vi ho dato quello che vi fa miei figli

affinchè  non possiate fare a meno di pensare a me.

Perciò vi dico: non ingannate i miei pesciolini piccoli.


Un mirabile fumaiolo aveva l'antico forno a legna

dove le pie massaie d'Irillai cuocevano il pane carasau

all'epoca del Primo Nuraghe, Opera Prima di Zuanchinu E.Remitanu.

committente Kiskeddhu Korda.

Il secondo fumaiolo fu opera di Zomaria E.Remitanu sugli avanzi del Primo.


Davanti al murale del Kontone Ballaloi

opera collettiva dei dodici vecchi savi d'Irillai

significa la nascita dalla luce di Mariapica

attesa dalle pie donne del Kuzone: Zenia la levatrice

Manzela l'ostetrica, Kikina la maestra del buon parto.

Quella con la corona è la primavera.


Che il signore del firmamento l'abbia tra i suoi cari. Amen.



Dai di quel che hai per far posto a quel che non hai.

Dai quel che vuoi anche se non puoi.

Non dare quel che non puoi perchè non puoi dare quel che non hai.

dai di quel che hai perchè nessuno ti chiederà mai quel che non hai – e ti manca

Devi aver parte del senno comune per capire le cose del mondo.

Devi amare le parole per giocarci ( e, Dio, puoi ciò che vuoi).

Un'animo ben disposto fa sorridere l'uomo sulla croce col lenzuolo legato ai lombi.

Una fede troppo fervente induce alla moderazione.



Dalle delizie è esclusa l'angoscia del parto

e la malinconia dell'amore andato male

Tra le deliziose prestazioni del Nordamerica di Donn'Elène Pilicana

era compresa la mungitura delle Orfanelle con la pancia bianca

(pare che anche le monache che origliano alla porta

e le rane mangerecce abbiano la pancia bianca)

e tinte in faccia come madonne afflitte dal pianto

e si lasciano mungere come mucche mansuete

alla carezza del lattifero capezzolo di Lelia bontà divina!

Dio avrà fatto anche Giuda

ma la meraviglia compensa ogni diavoleria!

A te, mio fiore, domani, gli orecchini più belli di Orani!

Una magia, come dal cielo chiaro spuntano le stelle!

Mio bel fiore nato all'ombra dei vicoli d’Irillai!



Libero è il condannato che strappa al boia una notte di baldoria.

Libero è chi chiama la mamma ogni notte.

Libero è chi con un ciottolo, arresta l'ingranaggio del destino.

Libero è chi non ha cura di se.

Libero è chi ciuccia un ciottolo come un confetto.

Libero è chi ha barattato il senno con una magia malandata.

Libero è chi è liberale e non taccagno.

Libero è chi ha giovamento da quel che ad altri è nocivo.



La leppa

disse il presidente che sbucciava le patate con i denti

è una sorpresa della tecnica cattolica e isolana

perchè unisce l'acciaio raffinato al corno pregiato

e puoi tenerla in tasca nelle pieghe del moccichino

che accompagna qualsiasi pellegrino verso san Francesco a Lula

in marcia per la pace e la continuazione della vita umana sulla terra.

Abbasso l'atomica e la voglia di pace, quindi: viva la leppa che morir si deve.

Viva la tecnica della sorpresa proditoria e notturna.

Prima la guerra era degli eroi

ora è dei disertori e dei garzoni con la leppa

regalo degli accorti padrini di città e campagna.

La violenza ha a che vedere con la violenza in casa e in famiglia.

Gesù a Nazaret era un figlio obbediente e costumato

casto e casalingo, senza un'abito da cerimonia nell'armadio

che rifiutò l'invito al matrimonio  di Innassiu Diskissiu

che voleva sposarsi con la leppa in tasca come fosse un gioiello orientale.

Quali colpe imputavano all'Unigenito Nazareno?

La volontà di disarmare l'esercito romano la notte pasquale.



Il gran padre inventava il sole

la gran madre impastava la terra

e il gran figlio perdonava i peccati.

Ma perchè la misericordia all'infame assassino?

Dio, c'è il profondo Tirreno

che allevia il mal di pancia con una pietra al collo.

Dirà: perdono voi che non mi avete perdonato.



Comprensibile che la moglie compiaccia le lusinghe del marito

ma è la madre che comprende le lusinghe dei figli.

Bisogna essere avveduti come le madri per capire chi dissimula dei figli.

I genitori sono i primi a sapere quel che i figli nascondono.

Bisogna conoscere lo spartito del creatore 

per distinguere il carattere dei propri simili.

Finchè la simulazione regge ogni impostore pare onesto; 

quando è scoperto si rivela un falsario maleducato.



Ai paesani, ai nobili e ai barbieri

amanti costanti delle tradizioni nostrane

per cui l’ospite era sacro

fosse ricco o povero e sano o malato

piace l'andirivieni da un posto all'altro

come il giorno e la notte:

figurati quanto sarebbe bello morire e ritornare

come emigrare in Francia e ritornare ricco

come un certosino, con un carossino alla sua destra

con la forbice per tosare il priore con la man gauche

prima della ribotta notturna, lontano

e aldisopra dei rumori del paese

dei padrenostri maschili e delle avemarie femminili

della bella stagione, dell'effimero dolore, 

del fare e del disfare.



Non ci vuole senno né studio per parlar male della suocera

del governo e dei defunti che mancheranno la prossima stagione.

Ciascuno è sovrano del suo giudizio sul merito di chiunque.

Sull'altrui bisogno bisogna sospendere il giudizio.



Servi chi ha bisogno di te

ma non lasciarti servire

quando puoi farne a meno.



Ricambia il buono che ti danno

e sii saldo se ricevi il male:

come non fosse  affar tuo.



Chi è buono e mite non si serve di lusinghe

né si adorna di gioie come una madonna

che da tanto ha smesso di piangere.



"Il logos è il discorso in cui le parole sono combinate 

così da formare una frase che è munita di significato…

..le parole significanti in se stesse, e i pensieri si assomigliano“. H.Arendt



Fai i fatti tuoi, disse Plato

e la sua ombra, dalla porta di Theleme

aggiunse: poi fai quello che vuoi.

                                         

Preparazione alla gara di ballo in piazza 

in occasione della festa del  Salvatore a Samarialodè.

si riconoscono Zenia, il garofano rosso di Seuna

e Zomaria, il gatto nero d'Irillai.

Seduta, riposa e osserva, Kikina Karai la più bella d'Ohiai.



I vignaioli di Gonone offrono grappoli d'uva matura

ai bagnanti che nel pomeriggio si tuffano

e nuotano nell'acqua tiepida  che sollecita i dubbi

sulla fedeltà coniugale per poi correre quando fa sera

alla processione del Salvatore del mondo

che cammina sull’acqua dolce.



Basta una scintilla ad attizzare gratis  la speranza



Solo i folli chiedono quel che non possono ottenere.

Perciò non usano mai il telefono la domenica pomeriggio

e di notte vanno al gelido cesso nel sottoscala

con un plaid sulle spalle, per discutere da soli

dell'indifferenza delle stelle e del vicinato.



Noi siamo un cumulo di sensazioni vive

che tessono la tela dell'intelletto:

nelle trame lasche filtra la follia

e nei fitti  orditi l'idiozia.



Gli artigiani hanno ragnatele ben fatte

se non perfette come le tovaglie del paradiso

invidiate dai lunatici dell'altra sponda.



Credo nel bene che va un pò come gli pare

il male non lo cerco, so che viene da solo e s’infila ...



Il male fa alla vita quel che il cancro fa al sole: un baffo.


Perciò la vita eterna continua….

                                                                                

Che fanno? perchè litigano?

Ah, gli intramontabili dissapori familiari.


La guerra in famiglia rovina la pace della casa:

alla lite tra moglie e marito i figli si schierano in campi avversi,

i vicini sentono odor di zuffa

e per l'argenteria si infilzano con forchette e forconi.



L'amore è la somma di uno + due = tre.

Tutto si svolge sulla terra a cominciare dalle battaglie d'amore

che risolve a suo favore il contenzioso con l'oscura e cieca morte:

l'amore che procrea rende indissolubile

l'eterno legame della vita col globo terracqueo.



Ai cornutones si addicono quelle femmine

che lo danno per un piatto di lenticchie

perciò ai maschi delle traviate spuntano le corna del vitello.



Scrisse per primo una lettera al pontefice 

(aveva appena finito di leggere un libro giallo accanto al focolare) 

e quando ricevette la risposta si esaltò tanto 

da arruolarsi definitivamente in un corpo di volontari 

che si proponeva di rabbonire i rabbiosi che scrivono 

su commissione sui giornali della domenica, 

contro quelle signore moderne che ingombrano 

i marciapiedi con sorrisi di circostanza 

e fanno aria con ventagli orientali ai passanti frettolosi 

di godere quella brezza profumata d'estate 

e di festa che tanto piace ai libertini 

che mercanteggiano quel che con le mogli discutono 

(non dirmi di no, cara; tu non chiedermelo) 

come se si trattasse di una casseruola di rame 

di cui non si può fare a meno in cucina.

 

Senza l'opera dell'artigiano il mondo sarebbe uno zoo.



La coscienza guida i ciechi in piazza 

con gli altri che discutono della creazione 

e degli artisti che nel raffigurare Dio 

– che non ha bisogno di nulla (non di innocenti, 

né crapuloni o musicisti, non dell'errore né della verità, 

tantomeno dei frutti della terra o di carne e pesce) - 

non dimenticano di mettergli un mantello sulle spalle, 

come di recente usavano doganieri e dazianti 

nelle gelide notti di gennaio con luna piena


Opla! 

Alla scoperta del mondo!



Probabilmente il solo abbigliamento di una persona 

non farà che io dubiti di lei, 

e difficilmente il suo linguaggio mi impedirà d’ascoltarlo, 

ma una sua azione sconsiderata farà in modo 

che io me ne stia ben lontano da lei.



I boriosi del Circolo dei Tranzilleri,

si servono di Dio, del denaro e delle armi,

per dominare il mondo dei cittadini

che rispettano le leggi, si confessano,

pagano le tasse e prendono le medicine

prescritte dal medico curante.



Fu per questo che Zuanchinu E.Remitanu, 

costruì la sua casetta sulla sella del monte di Ohiai, 

esposta ai venti contrari di settentrione e meridione 

con i quali voleva stabilire accordi di convenienza 

come si usa tra genti civili ed elementi del luogo 

che più di una volta condizionano la stabilità 

psichica degli abitanti disorientati dal prevalere 

del vento orientale su quello occidentale.

Zuanchinu E.R. Inventò l'equilibrio. 

Qualcuno insinua che lo trovò. 

Ad ogni modo sorse il paese e ben si vede: 

ognuno sa quel che deve fare 

da quel che fanno o non fanno i compaesani.


Delle gesta di Zuanchinu dirà a poco a poco il tempo.

Stabilito che fu il patto con gli elementi, 

egli prese dimora sulla terra d'Ohiai

e fece il tetto della casa proprio in faccia 

alla curiosa luna che quando gli pare 

strizza l'occhio ai ciechi in poltrona 

che passano il loro tempo da una mano all'altra 

col ricordo dei costumi antichi, 

quando il Capo imponeva il rispetto degli ospiti 

che non mancavano nei balli in piazza 

durante i matrimoni d'amore nel quartiere, 

anche tra le tribù di Seuna e Irillai, 

amiche di sempre, seppur concorrenti 

con qualche screzio per le sale da ballo 

– il garofano rosso dell'uno – 

e il gatto nero dell'altro quartiere.



Senza il manufatto dell'artigiano o dell’industria

né il servo né il signore possono impiccarsi.



L'homo sapiens in una bottiglia del primo millennio, 

trovata nel Rifugio del Cuzone: 

Fraluisi l'idrocefalo nato per dire la verità.

La verità che sostiene la nostra vita

è inafferrabile come l'infilzare una verde oliva

con uno stecchino in fondo al buio mare.

Difficile come per l'ubriaco infilare

la chiave nella porta del vicino di casa.

Nulla è inutile di quel che passa per la mente:

come nessuna pietra lo è nel letto del ruscello

che canta soddisfatto nella discesa dalla foresta

di Farcana al bosco tenebroso di Borbore

la cui malia incanta i suicidi con la fretta di partire

dove si è accolti sempre con diplomatico affetto

sul manto rosso della magica porta.



Nell'archivio della vita

si trovano i particolari nascosti

delle cose vive.



L'unica cosa chi ci sia data di riuscire a fare

perfettamente è nascere di buon'ora e morire

a tempo debito quando manca la luce, hai perso il tram 

e un temporale dei primordi impazza nella zona.



Contentiamoci del meglio che ci è offerto.



In nome di Dio l'uomo governa il mondo

che altrimenti sarebbe un globo terracqueo 

senza arte ne parte

con l'inestinguibile fuoco dell'Etna -

che vaga in cerca di quello scopo perduto

nella vita precedente a questa

quando i manicomi erano da inventare.



La vita è un punto di luce naturale

nel buio della notte eterna .



Dio ha inventato l'uomo di buona volontà

per aiutarlo nelle faccende che lo riguardano.

È si una coppia felice e fin'ora è l'uomo

che ne ha combinate di cotte e di crude

senza deludersi mai.



La vita è il prezzemolo che non si può estirpare

il sale che è sempre uguale.



 Che gli avran fatto? Vatti a fidare delle donne. 

I maschi in prima fila son quelli che le prendono per tutti.

Perchè ho fede nei miei pari vivo e rispetto le fasi lunari,

da cui viene l'energia per le manifatture artigiane

che soccorrono le necessità della vita in comune,

così piena di emozioni e passioni

e non manca di un vero amico per la pelle.

Tutto il superfluo il corpo lo rifiuta,

come un monoteista -  dio di se stesso -

se ne infischia degli dei pagani.

Le baggianate dell'etere incantano come le sirene:

legatevi a una sedia del tinello, per sentirle e non crederle.



La candela di Cordelia sempre accesa nel cielo, è l'ultima a spegnersi.

Lear diede il regno in cambio di una tempesta

e abbandonò l'asciutta dimora per le lacrime del cielo

con la cura di un fanciullo si è perso per strada

e carponi al buio ritrovò Cordelia ancora tiepida

giunta per prima a indicargli la strada della volta celeste

dove ogni notte la luna col nuovo canto della civetta

cuce con le sue mani le nuove stelle al vasto telaio

del firmamento che tesse non vista di giorno

ce ne qualcuna più di ieri,

disse Lear al ragazzo che cantava:

Condisci l'insalata e servila alla gatta

si leccherà i baffi e russerà per veder lontano

sulla linea retta dello sguardo

oltre l'orizzonte dove abbondante si usa

l'olio al cibo affinchè sia saporito.



Gli affranti da Zigottu han dato l'ultima coppa

del vino di Marreri, alla moglie dell'unico

che ha saputo morire dicendo:

il chiaretto è finito, datemi la cicuta.



Gli attori sanno dire il vero e il falso

i politici sanno persuadere gli altri a crederli

gli avvocati sanno parlare sulla legge che condanna e assolve

i bottegai sanno vendere le scarpe comode, strette e a rate

i preti sanno parlar bene di Dio

e male del diavolo che nascosto pungola a far peggio

chi dice la verità sotto tortura soffre meno di chi mente

chi sa insegnare ha saputo apprendere che:

il giudizio assennato è figlio del giovane pregiudizio

così

il vago ricordo genera un ricordo preciso e il timore

che domani la Terra finirà di girare,

e io non son preparato all'evento

( ho biancheria da lavare)

perchè mi trovo fuori città in un isolato casolare di campagna

abbandonato dai contadini per le ville di Gonone

e se ne stanno li a pescare idoli di terracotta

seminati dai pagani ponzesi anni fa

quindi mi rimane una notte d'agonia

e il rimando alla prossima occasione

quindi vedremo domani come finirà

con i famosi corpi celesti che gravitano attorno a Dio

che ogni tanto invia un nuovo messio dalle lontane terre d'Oriente

– da Gerusalemme - e quando arriverà in Sardegna

avrà soldi in tasca da spendere e capitale da investire

l'ingegno che non si trova per strada,

la voglia di fare come precetto religioso,

lavorare per vivere in accordo col creato

e concludere l'opera a tempo debito,

poi dividere il guadagno come i fratelli

milanesi di tradizione industriale



Pensa a domani

e ricordati che ieri pensavi ad oggi.

E rimani a contatto col suolo.

Guardiamo da un'altra parte per vedere il sole

che scotta la pelle delle parti molli e delicate.

Se non sai chi sei, interroga gli indovini,

che interpretano il futuro con i suoni delle parole



"„Le parole portatrici di significato, 

con gli esseri che pensano è proprio un‘impulso a parlare, 

agli esseri che parlano è proprio un‘impulso a  pensare..“hannah A.



Sono nato senza offesa

ho vissuto, credo, senza aver offeso

morirò, spero, senza offendermi.



Non so chi si ha preso la briga d'inventare Dio

per mettere timore ai malvagi

come Polifeno che non temeva Nessuno.



Coloro che credono nel Presidente

contano di stare già al suo fianco

con l'edizione aggiornata delle verità rivelate

che quando son furiose si mettono di traverso in gola.



Quelli che non temono la punizione di Dio

figurati se temono quelli che con una virgola

possono assolverti.



Nella Repubblica Plato fonda la città ideale

sulla divisione del lavoro e la comunione dei beni

e ne bandisce i poeti essendo inutili.



Il primo a destra ha combattuto gli ottomani

 nelle sabbie libiche; è stato un mese a Marsiglia;

 ha preso parte alla grande guerra dal '15 al '18, 

premiato con la medaglia di cavaliere di Vittorio Veneto: 

un eroe comune, padre come tanti e un ottimo vignaiolo. 

Che Dio lo tenga alla sua destra. Degli altri non so; 

uno - i suoi - lo spacciano per nobile;

 l'altro si vede bene che fuma il toscano, e ha avuto

 solo figlie femmine e tutte piuttosto delicate. 

Amen.



Dimentica quello che eri e ricordati quello che sei.



Devo avere le mani libere per cadere

da quando mi manca lei che prendendomi per mano

mi sollecitava ad andar tai tai fin sulla porta

della strada dove la gente va e viene

senza chiederti mai come stai

e, se vivi ancora, come mai



Sono stato a scuola

per aggiungere didascalie alle foto

che mi sorprendono

e mi danno un'idea della storia



La natura ci ha fatto animali

l'intelligenza (che non so cosa sia), dicono, ci fa umani

perciò andiamo a zig zag e ogni tanto ci pentiamo

e torniamo a Dio con timore  quando il tempo sta per finire

e  ci rivedremo a giudizio in tribunale

dopo una vita senza aver avuto a che fare con la giustizia

e senza aver mai parlato con un avvocato famoso.



Chi sa, parli e dica la verità

chi non sa taccia e gli scettici in cantina

a far baldoria con presciutto di Fonni

il cacio di Gavoi e chiaretto del Mandrolisai.



Non sapremo mai perchè le forze indefinite che muovono le cose

hanno voluto darci la possibilità di vivere sani e contenti

e avere immutata nel tempo tanta stima di noi

che in più di un'occasione avremmo meritato la galera a vita

con il pagamento delle spese processuali:

insomma, nessuna forza chiaroscura ci dirà perchè il mondo esiste

e noi con lui. Intanto nessuno ci salva dal dispiacere

di dover morire prima del tempo

nonostante gli impegni presi; punto.

Nessuno può farci nulla, a qualunque confessione appartenga.

Poi.

Sono molti di più quelli che si abbreviano la vita

nella rocca del canale di Borbore

che non quelli che hanno scampato la morte

a tempo scaduto.



Cogliere l'immagine non reca danni

nel tempo l'esperienza ridesta l'immagine

quel che vedo con gli occhi

devo dirlo con la bocca

e scriverlo con le mani

e sentirlo con le orecchie

è l'immagine che si colloca nella memoria

che ne fa il grimaldello dei ricordi

a cui attingono a piene mani per l'occasione

gli sfaccendati del Cedrino

(lungo il fiume si trovano i numeri adatti allo zero

e servono al geometra per misurare il terreno

e contarlo, ma non pesarlo)

allevati nel villaggio circondato di gigli

che riempiono il campo fiorito

per le svagate innamorate che dopo il necessario

bramano il benessere che da tempo è di casa

nelle parti intime di Benetutti

dove in presenza della timida morte

si usa dire che la vita continua.... magari nell'aldilà

aggiungerebbe il defunto di circostanza

dal suo provvisorio rifugio nell'aldiquà.



Nemmeno gli angeli sono naturalmente fedeli e buoni

tanto che più d'uno si è dato al diavolo scellerato

che sfugge alla morte e della giustizia

sperimentale se ne infischia bellamente.



Avere un buon padrone è una fortuna

non averne alcuno è libertà

che ci sarà nel cielo che io non vedo?

I figli non voluti? No.

Il volto disteso delle mie donne

che risorgono con gli innegabili tratti

che riconosco, io, somigliante a loro.



Il nostro tesoro non luccica

ma ci guida negli sperduti sentieri del monte

che riflettono i sentieri tra le stellle

dove sovrana è la giustizia del villaggio

popolato da quell'insieme di persone

che si riconoscono nei pari diritti

e bevono al mattino il latte fresco

come l'assetato beve a mezzodì alla fontana

e il bracciante la sera un quarto di vino

dal divino bettoliere  Zomaria Zigottu



Eterno è il ricordo

immortale il senno di colui che ricorda

e nel misto mangiare e bere vino

esprime la sua qualità migliore

di figlio generato per amore

con le sembianze proprie

del Primo Padre e dell'Ultima Madre



Il passato è un cammino verso il mare

con un vaso pieno di esperienza e di fatti pubblici  

Il passato è antico come il dolore

perchè la gioia non ha tempo

ama le violette e le voci da ballo alle feste del paese.



Che conosciamo dei nostri antichi progenitori

i nuraghi, soldatini di metallo e le pelli ovine 

per cui Cicero li chiamava “pelliti”



La vite si addice alle colline di Marreri, e l'olivo.

Il volo dell'astore sopra le greggi gli orti e i giardini di frutta

e il grano e la pace e l'amore alla fonte di Lucula,

dove nessun enigma resiste al corso della notte.



Nessuno è cittadino senza diritti.

Pare che debba ricredermi

e che ogni governo abbia diritto all'eminenza del sovrano

perchè compie azioni più grandi di lui:

infatti tratta cose serie come il fare e non vaghe come l'oziare

tratta della cosa pubblica e delle dichiarazioni di guerra

il governo virtuoso rispetta la legge e non umilia i leggeri

che han meno peso e mangiano di meno.

Poi ogni governo è bravo

perchè decifra l'immensità del creato a parità di bilancio

e dalla sua opera fa un'elogio e un'elegia.


Essere tra la folla

- dove ognuno ha la sua mania -

avvicina la follia.



Dio, come pare naturale morire

senza uno specchio preso in prestito!



Teniamo innanzitutto conto di quel che accade con gli altri

poi pensiamo a quanto accade tra noi



Il mondo è la sede comune di innocenti e colpevoli

di galeotti e bigotti, di uomini e donne che preferiscono parlare

e poi, se il Sindaco vuole, fare all'amore come l'amore comanda di fare



La matematica somma il tempo della vita

pesa il corpo e misura l'anima

calcola il peso dei motivi

misura le decisioni da prendere

e conta i casi di chi decide della sua esistenza

per esser libero e non schiavo di nulla e di nessuno.

ps. ad essa sono indifferenti le maschere funerarie

e le foto della salma, fatte per non perdere la faccia della morte.



Ogni bambino fa con la mamma

quel che non potrebbe fare con la furbizia degli adulti

che hanno nascosto lo zucchero nella cuccia del cane

che nega i bonbon ai bambini golosi

e disobbedienti ma di promettente autonomia



Man mano che la vecchiaia avanza

rinuncia alle cerimonie dove gli ottoni rimbombano nei cortili

e nelle piazze e il frastuono copre il ricordo delle esperienze passate.



Che i diplomatici siano cerimoniosi, l'afferro

trovo bello che tengano alle forme garbate i bottegai

che lo siano i religiosi, no, non lo capisco

dato che quando si guardano con rispetto attorno

e pensano alla natura delle cose

vedono all'opera uno spirito divino

che ci tiene alle cerimonie rituali sugli altari

dove si prostrano i maggiori riguardi a Dio

come compite riverenze al sovrano

e gli ossequi dovuti alla signoria

che ha inventato il creato.



Temo gli esagerati che hanno messo le streghe al rogo

E arrostito gli eretici come polli

E torturato gli atei

E castrato i fanciulli per cantare come fanciulle

E fatto gli impossibili miracoli

Temo gli esagerati amanti del lusso

che baciano la terra e per la terra uccidono

Come se Iddio l'avesse fatta solo per loro

convinti dalla durata della finzione che non muore mai!

Oddio quanto mi stanno antipatici gli Esagerati!

Magari potesse il diavolo portarseli via!



C'è sempre il rischio che uno sprovveduto come me

maneggiando il ferro rovente nella forgia del fabbro

finisca per cauterizzare la sua presunzione

di domare il fuoco eterno che da un pò di giorni arde nell'Etna

e arroventa l'incudine e il martello

e persino le tenaglie di Efesto, difettoso di gambe



La poesia fa affari con le anime pie

e Dio è il tranquillo notaio del contratto

capace di risolvere i tormenti dell'anima

egli non si stanca mai delle pratiche burocratiche

per altri noiose - nè delle chiacchere dei poeti

sui dogma della fede.



I difetti che alloggiano nei nostri ripostigli

ci impediscono di volare ma, come la zavorra alla barca

ci tengono in piedi e saldi al suolo

a cui da molto tempo siamo costretti come ceppi.



Non so se Dio abbia fatto l'uomo per popolare la terra

o se ha fatto la terra per affidarla al padre di famiglia

che ogni estate se ne va al mare da sportivo

(col cane che nuota verso l'osso nascosto dal padrone)

e – come un celibe bohèmien - saziarsi di ghiozzi del Tirreno

muti dalla nascita come le stelle sopra il cielo di Orune

nate dal mare profondo e salato, che divide Terranova da Civitavecchia



Bello definire quel che comprendi delle cose 

che ci appartengono come una dorata estate 

sotto la pergola e bere il vino che sappia d'uva 

matura e non asprigna portato per mondanità, 

dagli amici e dagli ospiti di passaggio che non hanno 

saputo resistere al richiamo di quelli del Contone 

d'Irillai dal sonno silenzioso che vestono camicie 

di lino con calzoni di velluto e fustagno, 

e versano da bere agli stranieri, 

che per Giove era doveroso intrattenere.



D'ogni scuola quel che conta è il maestro

del paese dove vivi quel che vale è l'esperienza fatta

e chiunque può cogliere gli insegnamenti dell'uno

e dell'altro ascoltare i racconti e ricordarli.



Libero sia il tuo giudizio

e posato il senno nello stile d'Ohiai

che si affida alla fucina del maniscalco

per ferrare i cavalli di san Francesco.



Chiunque stia per perdere lo scettro

si fa, boccheggiando di colpo, conscio o ignorante

arrogante contro la variabilità del destino

che l'ha innalzato dal suolo a cui si è soggetti a cadere.



Ogni interesse della mia ragione

(lo speculativo come quello pratico)

si concentra nelle tre ragioni seguenti:

Che cosa posso sapere?
Che cosa ho il dovere di fare?

Che cosa mi è lecito sperare?”
Kant



Leggi con piacere le parole scritte

che sono meno false delle parole dette

che solo in apparenza sono chiare

e nascondono molte insidie

anche se dette piano come fanno i maestri di dizione

e ripetono gli scolari quando stan comodi al cesso.



Ad ogni modo ragiona sempre

su quel che riguarda la tua presenza

tra gli onesti che dal vecchio senno

traggono il piacere di ragionare

e non lesinano gli inviti; quindi non dimenticare

che quel che sei e sai viene da lontano

da chi ti ha preceduto nelle faccende umane.



Osserva bene quel che devi fare

poi per l'adempimento del dovere

scavalca le montagne e cavalca le onde

conta sulla luna e le stelle come se a loro

dovessi render conto.



Sii onesto come la luna a gennaio

con il corvo del meridione che gracchia all'ora di pranzo

chiedendogli  una manciata di briciole

e di essere clemente con la merla.



L’orizzonte è il luogo dell’uguaglianza



Rare  son le perle che brillano 

umili nella vetrina del mio animo.

Nulla è più prezioso dell’ organo 

che assolve al suo compito e osserva la legge. 

Nessun eccellenza: un polmone vale l'altro, 

checchè ne dicano gli osservatori incaricati.

Dentro siamo tutti uguali e mediocri.

L'eccellenza è del sole in pompa magna.

L'unica qualità del mio animo

 Ã¨ starsene quieto in un cantuccio

e vedere lo sfarzo della vanità.

Un fegato non è diverso da centomila altri

figurati l'animo in trasparenza: 

non sopporta la sua visione.

Badi ognuno al suo

il mio si serra come una chiocciola sazia:

 senza chiave.

La natura del mio animo

 Ã¨ stare al mondo in modo discreto.

Non vuole che si sappia nulla di lui.

Tutto è dentro la scatola che ospita l'altare

con l'oracolo nel mezzo e familiari e domestici attorno

non conoscono uno scandalo

 e ridono e ballano i  dì di festa.

La gloria che intende è lasciarmi 

un buon ricordo di quel che è stato.

Nella mia Baronia nessuno rivela i misteri dell'animo

si conoscono a vicenda 

e barattano come una mano con l'altra.

Fin sulla porta di casa son tutt'uno

poi si dividono e si mostrano per il meglio

nudi, si stimano come il cuore stima il fegato

e la milza, che fanno vita ritirata.

Si serve di loro per le commissioni.

Egli, l'animo mio, chiude in se i buoni ricordi

nelle sue stanze tutto è chiaro come la luce del sole

quando si affaccia agli occhi che ha sulla fronte.

Poi, l'animo mio, non riesce a vedere selvatiche 

le janas di Farcana che cavalcano le capre 

e sono in combuta con le civette che nella notte buia 

vedono le faccende del mondo e raccontano la storia 

di Samuel Istoki che fu violento per le dolci ciglia dell'amore 

col bel visino e le delicate narici

 e il tenero collo da madonna 

della neve concepita nella notte più lunga 

di quell'anno dall'inizio smisurato.

Dio, la febbre che lo colse e lo trasse fuori di se, 

tanto che la furia non risparmiò la sua ombra, 

tanto temeva il giogo della galera.

Dicono che Samuel conobbe san Francesco 

che trattava gli umili come i cortigiani trattano i principi 

quando li accompagnano al cesso, 

e fu da lui redento come san Paolo da Gesù e tutto quel che segue...



Tutto quel che di strano e straniero accade sulla terra

viene con i raggi perpendicolari del sole a mezzogiorno:

quelli dell'alba ci sfiorano;

quelli di mezzogiorno ci colgono in pieno a tavola;

quelli della sera sono innocui perchè diretti alla luna.



Mi servo delle parole che usava la mamma

nelle liti col consorte, quando il giorno

mi rovescia addosso qualcosa d'inatteso.



Idea è il modello che l‘artigiano ha in mente quando inizia l‘opera.h.a.



Non credo se non ciò che è verosimile



Per Montesquieu le leggi governano le azioni dei cittadini 

e i costumi quelle degli uomini.



Mi è difficile fingere a me stesso

perchè più volte mi è successo di non credermi



4 novembre. 

Dio, che leggi i miei pensieri e so chi sei 

come Tu sai di me, i forsennati rasati e senza berretto 

sono di nuovo liberi di agire come i cavalieri di san Francesco, 

e se uno col grembiule nero alla moda si permette di rovinare 

i funghi con l'aceto, la sorella pettegola del brav'uomo moribondo, 

racconta come una comare litigiosa, che il congiunto spirò dicendo 

tre volte: hi, how e dando le spalle al sole. 

Che meraviglia! Come spuntano le margherite 

al limite della foresta di Farcana! Dio, che han fatto di male 

i funghi che chiedevano solo un po' d'olio e il sale della terra? 

E quel poveretto che moriva in grazia di Dio 

Signore dei Giardini della Bassa e Alta Baronia? 

Oddio, portati via Bastianino mio coetaneo e mariolo del quartiere, 

che nessuno ha mai visto soffiarsi il naso! 

Di chi la morte porta via si deve tacere. 

Quando mai lo sciocco lo capirà? Chi? 

Quelli che da Zigottu si fan merito di ricordare 

a modo loro i fatti e le cose? O Dio misericordioso, 

facciamo una colletta per difendere l'assassino! 

Oh, si. Mettiamo l'avvocato migliore per difendere 

Giuda Iscariota, il malinconico! 

Si, facciamo il soldo con l'effige di Meleto. 

Bello, il denaro delle spie. O Signore del Firmamento 

che conosco poco, l'avvocato Mario Mastino è morto, 

chi mi difenderà ora dai miei coetanei? Dai bugiardi? 

Oh, arrangiati. E quelli che vantano la gloria dei padri 

e dei suoceri? Il babbo mio sulla fertile riva di Marreri 

faceva chiaretto il vino di Marreri, annacquandolo 

(Se ne stava bono bono come don Ferrante 

che vegliava la notte col canto della civetta 

per non dover comandare né obbedire, 

nel primo guado del Cedrino, a colorare i giorni 

della luce più adatta alla Baronia 

e al vino del Santo Spirito Immortale). 

Dio mio e delle miriadi di stelle, non voglio morire 

dimenticandomi di lui e del dottor Gabbale (immortale sia il suo ricordo), 

che segui passo passo la paralisi della mia infanzia! 

O mio Dio e dei monti del sud, davanti a Te stenderò 

– io, amico dei sandali francescani - il più bel ricordo che ho di lui, 

illuminato cavaliere della Polio e delle falde del Gennargentu! 

Eppure l'incauto destino ha rovinato il figlio prima di me! 

Ah, i miei collerici coetanei. I bugiardi da un po' di tempo, 

vanno alla deriva con gli stupidi e i violenti 

e non c'è più l'avvocato Mastino a difendermi da loro. 

Dio, come farò senza Mario, l'avvocato dei 4mori? 

Morto lui non ne nascerà un'altro uguale senza figli a carico. 

Sapientoni e saccenti sanno cosa dico e ciò rientra nel loro diritto. 

Oh bella; facciamo una colletta al collerico Mario Franco! 

Che si paghi il buon avvocato, quello che, 

nella tarda estate, fuma il sigaro più profumato del foro di Nuoro.

p.s. (nessuno guarda dove non si vede nulla, 

come in una notte di nebbia senza luna 

quando più vivo è il desiderio della carne)

Quelli del contone Ballaloi, fieri come i gigli del campo, 

hanno fama di risolvere i contenziosi a cazzotti 

e ove non bastino, a revolverate. 

Perciò il buon avvocato è il durevole idolo della regione d'Ohiai. 

Lo studio fa un buon avvocato e studioso era il grande Mario Mastino, 

difensore delle stirpi ribelli alle leggi del Re. 

A lui un grato e imperituro ricordo. 

Amen e, scappelliamoci come nel miglior giorno di maggio, 

senza malinconia.



L'abilità di chi come noi l'ha fatta franca con la guerra

consiste nel ripetere fedelmente quel che dicono i sapientoni

in tv, che, come le oche del Campidoglio

avvertono del pericolo in corso.



La religione è l’infanzia della ragione



Chi non desidera nulla ha già tutto



Penso che l'uomo primitivo

 non avesse la preoccupazione di dover morire

poi venne l'uomo di buon senso 

è per sua natura fu fertile e fecondo

poi si aggiunse il buon uomo capace di tutto, 

anche di preparare le cose che domani lo seppelliranno.

Egli, a differenza dei pesci e degli uccelli, 

è capace di fare molte più cose di quelle 

che riuscirà a consumare: basta vedere le scarpe, 

i pomodori pelati e le cartoline illustrate 

che non riuscirà mai a spedire.

L'uomo comune ora non ha più bisogno di preti, 

servi e schiavi, gli è sufficiente avere una macchina 

che lavori per lui anche la notte di domenica



Della mia formidabile incapacità di fare

non so dire e mi stupisco di non esser buono

nemmeno a spegnere il fuoco nel camino

sono maldestro come un mancino con le unghie

lunghe e sporche e incapace di tagliarsele.

Tutta la mia abilità si riversa nel dormire

e sognare ogni notte anguille arrosto e trote

e li interpreto da me come voglia di leccornie

con o senza la sonnambula luna

che, da quando la conosco, non ha perso un etto

di peso e si veste degli stessi colori di sempre

e con gli stessi lunatici sorrisi di tanto tempo fa...

Ella, come me, ha di diritto il possesso

del proprio corpo e ne fa quel che gli pare

io a  dormire e lei a vegliare sulla tenuta del mondo



È necessario lavorare per (-esser liberi di-) vivere

e per vivere senza lavorare si rischia la galera



L'arte comincia dove finisce il bisogno

a cui qualcuno di casa deve accudire



Riduci il necessario è

se vivi di sola aria sarai più libero  -

potrai volare come gli uccelli

che – nel nido - servono se stessi

Rinuncia ad essere utile a qualcosa

per essere più libero di pensare a te stesso



Ai piccoli di statura è più facile raccogliere i cocci

fanno i calzolai di quartiere, zoppi e gobbi

che passano la vita intera al banchetto

che è poi l'ultima immagine ad affacciarsi

al letto di morte dicendo: bambino,

di una preghiera a Gesù e non aver paura di morire

perchè avrai biscotti di farina, panna e miele



La persona battezzata, civile e moderna

a differenza di pesci e uccelli che

pur abbondando si mangiano a vicenda

ha abbandonato queste empie usanze

e produce una gran quantità di propri simili

da far invidia alla stessa natura prodigiosa

che desta meraviglia  ogni istante del giorno.



Affinchè non muoia la giustizia nel mondo

sia sacrificato il Primo Agnello del Gregge

il Miglior Vitello dell'Armento

e il più Bel Maialetto del Branco.

Ohhh, poiché si parla di giustizia

che ciascuno abbia equa  la razione del vino di Marreri.

Diamine, muoia il cacico di casa e i suoi sgherri

muoia di nuovo Giuda dietro Meleto

muoiano tutti i furfanti di Atene e Baronia

che poeti non sono nè garzoni di barbiere

ma, perdio, non perisca la Giustizia nel Mondo!



Le religioni col dogma sono come la Svizzera

col segreto bancario: ci vivono;

perciò gli evasori nazionali trovano confortevole

credere  all’affidamento  del decalogo nelle mani di Mosè

e all'ascensione al cielo di Gesù crocifisso

attratto dalle belle palle sospese in aria.



Nessuno disprezza i beni voluttuari che piacciono tanto

a quel cristiano eccezionale che è il cacico nazionale

che ama le cravatte che non lo strozzano

e le scarpe mai strette, passabilmente comode

e con i lacci di marca quando rappresenta

la Nazione come una soubrette.



Il paranoico è quel tizio che offre la sua protezione

ai vecchi e agli invalidi, ai bambini e alle bambine

e vuole portare a modo suo, la giustizia nel mondo.

È in qualche modo imparentato col vecchio domatore

di tori e cavalli  addomesticandoli all'uso giornaliero:

giocarci, ucciderli e mangiarli.



Quelli che nascono con le orecchie a punta

hanno più acume nel cervello

perciò sono membri guida del consorzio dei moderati

nel bere e ordinati nel mangiare e sobri nel vestire

coerenti nelle conquiste civili e nelle scelte politiche.

La loro è la casa del decoro

dove evitano con cura le brutte figure.

Conoscono il galateo e il calendario

osservano i precetti e le feste nazionali

vegliano di notte per indagare il cielo ignoto

e le combinazioni astrali e carpire l'arcano

dei numeri che vincono al lotto

e all'alba l'annottano nel quaderno delle verità

personali che durano almeno una fase lunare.



Per noi, paesani di Ohiai Benimindhe

Zuanchinu E.Remitanu, primo sindaco del primo nuraghe

non ha età: come le idee ragionevoli al senso comune



Cerco quella condizione di mezzo

che finisce tra fortuna e scalogna

la condizione felice che vorrebbe fermare

il tempo presente per i romantici e i galeotti;

ora e sempre fifa per i disastri.

Da molto tempo quel che elogio oggi

domani non vale una cica.

Il sereno di oggi scombussola il domani.

Oggi chi si vanta si inganna.



I ricchi stanno sotto i monti e vi si arrampicano come lucertole;

li vedevo dal mio paese sopra un piccolo lago

nato dallo sbarramento del Cedrino,

che un tempo dava la corrente alle anguille.

Ora i miei occhi al buio vedono debiti e pensieri malsani.

Sono come quelli della mente

che vedono al buio ma temono la luce.

Con loro disprezzo quel che non ho e mi manca.



Il vento dissolve quel che il tempo abbatte

se lasci le porte della città aperte come le finestre di casa:

sai che fanno i condomini?

Le scardinano.



I giovanotti incitano i vecchi con un:

dicci dei tuoi ricordi e ti staremo a sentire.

Abbiamo bisogno che qualcuno racconti la nostra storia.

Non vogliamo la verità: vogliamo che le tue parole siano credibili.

Dì la storia senza segreti.

Sii testimone oculare.

Dicci cosa ha reciso il passato da noi.

Hanno una storia i nuraghi?

Chi erano i nostri paesani? Come educavano i figli?

Conoscevano l'oro e la leppa?

Se hanno avuto nemici, dicci chi erano.

Conoscevano il denaro? E il timor di Dio?

Che leggi avevano? Com'erano messi con i dogma?

Sapevano contare, misurare e pesare?

Conoscevano l'anno e il secolo? Conoscevano la proprietà?

A che addebitare la rottura tra loro e noi?

Cacciavano, allevavano, coltivavano?

Che dei avevano? E demoni? E guerre?

Dicci qualcosa del clima di quei tempi.

Che siamo senza nulla sulle spalle?

Dicci allora qualcosa sulla vecchia origine della vita;

non sul perchè ma sul come:

solleva il velo dell'antico mistero.

Era al buio la strada che ha condotto alla Persona?

Fa' un po' d'alchimia alla maniera dei vecchi preti evoluzionisti

del tipo: pesci, uccelli e uomini come se unico

ne sia stato il ceppo, dalla natura a dio;

o, altrimenti infischiatene e bevi vino dal fiasco

e passalo agli amici che sanno sorridere

e si ricordano di chi ha dato.



Quando si parla di Dio

volano gli eccezionali angeli con la passione delle novità:

Egli ha già deciso quel che senza il suo intervento

non sarebbe mai accaduto.

Forte della sua volontà, che faccia o no.



Il polpo un po prima dei tappeti del bagno si dotò di ventose



Anche dal fosso dell'albero sradicato

spunterà una nuova piantina



Mi meraviglia l'amore che mi ha fatto

senza il babbo e la mamma ligi alla lite

che sarebbe stato di me che pur debole

conservo il mondo senza pretese.


Non mi meraviglia che del neonato si dica:

è nato con onore o disonore

mi meraviglia che non si dica

quant'è bella ogni nascita.

Voglio proprio vedere lo stolto

che di due neonati in culla

scelga quello con più onore familiare

e l'altro senza evidenza illecito.



Il predicato attribuisce al soggetto le qualità appropriate.h.a.


Io devo studiare politica e guerra

 perché i miei figli possano avere la libertà 

di studiare matematica e filosofia.

I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia,

 geografia, storia naturale e architettura navale, navigazione, 

commercio e agricoltura per dare ai loro figli

il diritto di studiare pittura, poesia, musica, architettura,

 scultura, l’arte dell’arazzo e della porcellana. J . adams



Il sole, per quanto lontano anche quando non si vede

è la cosa più concreta del nostro amato mondo.



Sostiene Pipiu Cacavele,

che fu massone di rito esoterico,

che Satana e quelli come lui

traditori di palazzo e seduttori d'orfanelle,

siano privi di sangue e coratella e dentro brucino

crepitando come siepi di lentisco a fine luglio



Ai teologi la verità del confessionale

e ai massoni la verità del piombo

della lenza e del compasso.



Togli la teologia dal mondo

è il mondo avrà bisogno di altri indumenti

o andrà nudo come i cani e i gatti

che dormono sotto i ponti del Cedrino

dove si ha timore di sonnecchiare



Ci raffiguriamo l'inferno ardente come l'officina di Vulcano;

ma anche il paradiso col suo gelo astrale

non deve essere poi accogliente

come il giardino di Arete e Alcinoo

con tutti i frutti di stagione gratis per tutti



Io sono mortale; ma noi siamo immortali.



Perchè dopo Gesù,

e con le Leggi sulla buona condotta,

c'è la possibilità della reincarnazione.



Predu Pilari, nato sulle fertili sponde del Cedrino

ricche di zucche, cetrioli e meloni

si sveglia ogni giorno in un angolo nascosto d'Ohiai

e, a differenza di tutti gli altri organismi viventi

sa quel che fa, come dovrebbe saperlo ogni cristiano

battezzato in Baronia, abituato dalla nascita

a vivere tra linee e cerchi, dove la linea più lunga

va dalla nascita alla morte con qualche giorno di lavoro

sul campo dove alla fine si cade e il cerchio più grande

è quello che permette al corpo di andare da oggi a domani

ripetendosi finchè può, mangiando e bevendo

come le libere galline nell'aia

e i ghiozzi sfaccendati del Tirreno



L'intenzione di chi fa poesia

è sempre di dire qualcosa di verosimile



Un segno, un suono, una forma, per quanto minimi e singolari, 

possono essere la scintilla da cui scaturisce la verità 

dell'arte bella, che non ha nulla da scambiare 

con l'autorità sacra e le verità rivelate da questo 

trovatello a quell'altro messianico orfanello.

L’arte bella è nell’immagine del leggero cavalcare

del primo priore che ritorna dal Tempio di Gerusalemme

vittorioso, agli spazi aperti e fioriti di san Francesco di Lula.



Credeva che la sua malinconia fosse frutto d'un malinteso amore; 

infatti Manzela Kul'è Roda la dava a intendere ad altri

e più cospicui partiti di Predu Pilurzi

che nell'affare aveva le stesse chance di Pinocchio 

accanto al fuoco: prendere fuoco e bruciarsi 

come un ceppo d'olivo al focolare

la sera del santo natale di tanti anni fa

quando la legna costava poco, l'olio si scambiava col vino

e assassini e guerre civili erano dietro l'angolo



L'ultima necessità della vita è morire.

La vita è bella, e se  la morte è pena

per chi non vuole  affrontarla è un tormento

.

Ai morti sull'altare del lavoro che è durato finora.

Alla loro gloria son rimaste le piramidi, i ponti e le cattedrali.

L'opera del lavoro fa la storia; alla sua memoria, dunque.

Fatica al corpo e opera dalle mani.

Partenone e Colosseo durano;

della casa del Re in via Roma 51 non c'è più traccia.

Fine del carcere: ben gli sta.

Alla colonia di Mamone i lestofanti che contemplano gli astri

e all'isola degli assassini quelli che si afferrano alla gola:

vivan tra loro e preghino gli dei, se ne hanno.

Si lavora per vivere e si consuma per lavorare:

si lavora il grano della terra per mangiarlo come  maccheroni

e pizza non come lattughe, patate e ravanelli

La natura ti obbliga a uno sforzo per cogliere i suoi frutti

e goderteli in santa pace e quello sforzo necessario si chiama fatica

e lavoro ottenuti con la libertà di avere abbandonato il paradiso

dove si mangia a scrocco come gli uccelli

senza altra pena che obbedire come lacchè

all'arzillo Signore del regno dell'Amore Assoluto

creato a bella posta per Lui.

Ci si gioca la libertà per stare nel suo giardino fatato.



Oggetto principale del sacro è l'autorità,

che non ha niente a che vedere con le scarpe strette

e la bellezza della verità.



Soggetto della bell’arte è  San Francesco

oggetto col suo destriero

sui prati fioriti di Lula  a primavera .



No, non far bella mostra di denti

davanti a una combriccola di sdentati

se non vuoi essere maledetto come la cornacchia

che vola e nidifica nei rari  giardini vaticani.



Non manca il buon vino lungo le sponde del Cedrino

e compete col vino delle colline di Marreri

dove a valle sonnecchia il rio Lucula

che ospita l’anguilla gaia e  guizzante

là dove si abbeverano i somari dei vecchi eretici

viandanti che l'attraversano lieti di aver sempre piena

di vino e di miele la scodella della vecchiaia

che ha giorni brevi, silenziosi e miti

qualche ciocco secco al focolare

e una collana di fichi secchi al capezzale

e sorridono alle gradevoli bugie

che – come quelle dette schiamazzando

in gioventù nel fatato bosco di Soloti –

contengono un po' di verità.


Picchia wendy, picchia col randello

            picchia dove fa male

                  alle ginocchia wendy

        alla rotula che fa piangere

ai denti che fan soffrire

sulle unghie il cui dolore fulmina

alle orecchie wendy

                        alle orecchie che senta più vicino il male

Parole con cui  Donn'Elène murros de kariasa,

 suggeriva il da fare, nel vedere e rivedere 

la scena sulla scalinata di Shining.



Erodoto fu il primo ad aver la consapevolezza "di dire ciò che è".



Non so cosa sia  la luce

né che  corpo abbia il demonio maligno

se maschio o femmina della famiglia di Apollo

luminoso come il sole che brucia in eterno lecci e castagni

d'oriente e occidente e delle terre di sopra e di sotto

in gloria di Napoleone che incendiò l'Europa 

per illuminare la sua figura...

Non so se la luce sia quel puro spirito della 

leggenda che  desterà i morti dell’anno in corso



Rapsodo è un rattoppino di parole dolci

che gli escono in bell’ordine dalla bocca

come quelle di Omero dalle cui  labbra sgorgava il miele...



L'uomo in canottiera  che corre nel canale di Farcana

e  sbava come un disperato, resiste al gelo di gennaio

come il  ficod'india difeso dalle sole spine dorate



Energia è ciò ch‘è in atto. h.arendt.



I preti che urlano per mandato divino come vecchi oratori, 

si adornano come i galli alla monta che, 

come chi non ha niente da fare dopo colazione, 

pensano sempre all'assoluto. 

Scrivono le loro cose a tarda notte in solitaria 

con la luna mutevole e le stelle che se la godono 

spensierate, brillando a destra e a manca. 

Viso stanco e occhi spenti. Capelli corti corti 

per fede in Dio e non perderli in giro davanti ai giudici. 

Col mal di testa ciuccia un confetto e il sangue fluisce 

come il Cedrino. Dio, com'è bello parlare con te!



In una gola del Cedrino vi convergono ogni anno

le anguille del Tirreno per  fare i loro comodi.



Ghalu Ghalana con tre vivaci lentiggini, 

l'ultima vergine d'Ohiai con l'amor di Dio 

e il disprezzo del goffo diavolo 

che amministra il dolore e la sofferenza. 

Ricordo che arrossiva per nulla, nonostante 

indossasse da diva il primo impermeabile di Nuoro: 

nessuno stava meglio di lei col cappello 

tra i banchi del mercato coperto a scegliere 

verdura a foglie larghe e frutta di stagione 

per i solitari dell'albergo che si fermano una notte. 

Vanno via con le scarpe lucide e danno disdetta 

al mondo tra una stazione e l'altra. 

Muoiono in viaggio senza aver guadagnato nulla. 

Come il fidanzato Gonario Ganosu 

che si perse nel traghetto da Terranova a Civitavecchia.



La parola onestà è quella che dona di più a chi la usa.

Tutti siamo onesti; anche i malfattori lo dicono.

Non è l'onestà che mi manca, ma la velocità e la verità.

Chi è disonesto davanti alla morte? Il burlone che se ne beffa.

L'onestà non manca mai sulle labbra di chi giura sui figli.

L'onestà riempie la bocca di chi non l'ha con un boato da stadio.



È prezioso quel che è raro

o è prezioso quel che di cui non si può fare a meno?

Il lavoro fabbrica il nostro mondo come una casa in affitto

Cosa si intende per arte di vivere?

Comandare in casa propria.



Ciò che scardina il tempo e azzera l'opera d'arte

va messo da parte e con ciò intendo la bomba atomica

che se ne infischia della vita eterna e del curato misurato

che quando parla fa la voce grossa del Signore

e ha cura come di se stesso delle anime

che devono rendere conto a Gesù Bambino

unico al mondo a morire innocente.



Mangiare è vita, fichidindia e pesci crudi:

grandi arteficii della natura

quanto il Partenone lo è della capacità umana

che è in grado di innalzare qualcosa

in più di una forca alta  tre metri



Fare qualcosa è sempre uscire fuori di noi e sostenerci

col cibo colto dall'albero “lavorato” che fa nostro il mondo.



Ciascun neonato trova un mondo già fatto

e lui contribuirà a modificarlo trovando una casa

dove non si mischiano i sapori

e chi si azzarda a farlo rischia il bastone

perchè uno è il sapore delle ciliegie

altro è il sapore dello yogurt di pecora.

Invece.

Nelle case signorili -sempre in ordine come il salotto -

tutti sono in linea e non manca mai la carne e la roba buona

il pane fresco e la servitù è devota, esperta e non ruba

mangia in piedi e non beve vino, non parla a sproposito

ascolta i discorsi a tavola, fa corrispondenza privata

come i padroni e pensa che la corruzione sia fuori casa

dove fumano placidi i ricchi che non pagano l'affitto

e i poveri nervosi che hanno in scadenza la locazione



Quando muore un Grande i piccoli piangono.

Giacomo il Galiziano, che nacque a fatica

trovò la città bell'è fatta

così come Gesù Bambino

nato con parto naturale -

trovò Betlemme già costruita senza fatica.

E ne patì fino alla morte.



Chi varca i cancelli del cimitero si trova al bivio

del premio celeste e del castigo infernale.

Dicono che siano in molti a voler tirar dritto

come i pellegrini che vanno a piedi alla meta

della giusta legge sul controllo delle nascite e delle morti



Lo scopo finale della vita è conoscere 

il perchè viviamo da tempo immemorabile.

Chi dice per amare e  chi per lavorare

chi per non fare nulla e chi per non ingannare nessuno.

Sono stato fatto per intuire che al malato

vien fuori una vocina debole da moribondo

a cui il medico che lo cura proibisce l'andar su

e giù col peso che deve esser stabile

come vuole la sua arte che gli prescrive brodini di pernice.



Lo spirito, il mio spirito, 

non ha la forma fisica che ci fa uguali

gambe, reni, orecchie, calli

ma ha la leggera leggiadria della libellula

che si posa non per dare ma per prendere

il calore e la luce del sole qualunque sia l'intensità

e la velocità che le fa uniche nel Firmamento

dove Quantità e Qualità se ne stanno appaiate

sul davanzale del balcone.

Oh misera farfalla sola al mondo come il sogno

di un'orfano di madre interrotto dal padre…


La luna di gennaio dove tutto è perfetto:

osservata, servita e riverita dal promontorio d'Irillai.



Voglio che quel che faccio mi sia gradito come il sonnellino

che a volte vien fuori dalle pagine del libro

come una lusinga a chi dorme poco

in attesa della stella d'oriente che guarda a occidente

e annunzia col mattino il listino del mercato

mentre la sposa canta e fa il bucato...

Dio come dev'esser bello cantare come Demodoco

che non vede un palmo dal naso come il poeta Melchiorre

che rotolò dal promontorio di Macomer



Meschino è chi va appresso ai preti convinti

(convinti anche che il papa sia unico al mondo)

di essere il sale della terra e dopodomani

siano capaci di volare nel cielo

perchè scelti dal Signore come gli unici uccelli

a saperlo fare col canto del vento a favore.



Straordinario è vincere alla lotteria

e non comprarsi un mantello caldo

né un paio di polacchine alla moda di Gavoi

non farsi l'amante nel Nordamerica

né profumarsi per blandire la puzza degli odori

cittadini per cui ognuno concorre a modo suo



Dignità è fare a meno di quello che i ricchi buttano dalla finestra

come se fosse il fondo della gazzosa migliore del mercato.



Il mondo liquido: per quelli di Ohiai e Irillai

l'acqua della baia di Orosei è identica a quella del mare

di Bosa: salata una quanto l'altra

e solo in ciò sono in totale accordo



Essere ricco vuol dire avere da mangiare

più di quanto può digerire quel  che non muore

mai come l'ingordigia e l'avidità



Essere coraggioso è fare senza paura

quel che è necessario e possibile fare

come gustare una birra bionda e fresca

come le belle donne di Monastir fresche

come le rose che la fanno senza dolore nel patio.

Poi si aggiustano il seno e cantano un motto d'amore:

...al giardino fiorito s'appressava l'amico

entrare ti farò se un bacio mi darai... .



I  balbuzienti fischiano con gli occhietti della lussuria

per non parlare d'amore dentro il Nordamerica

all'ora di punta. Tra tanti t'ho riconosciuto,

gli dirà lei che calzava scarpe numero 38.

Dio, che straordinario intuito,

avrebbe voluto rispondere lui fischiettando.



Il vascello che viene da Ponza allerta i Carcerieri di Gonone

imbottiti in divisa che spiano alle porte

con i catenacci della legge come cerberi in uniforme

domano l’uomo ai miasmi della galera

che sciolgono il condannato dal  ceppo

ed egli si gratta dove la catena stringeva la gamba

anelli di metalli che annunciano la morte

e  infatti lo giustiziano  davanti alla moglie

che  gli urla le ultime parole d’amore

e dopo l’esecuzione mettono  il corpo in barca

allora lei salta in barca e rema

e invoca Dio che la sa lunga sul dolore

e gli chiede perchè dai sogni  la musica è assente

il marito risorge e rema con la moglie e parla

Ho sognato di farmela addosso

come un passero tra le grinfie del gatto

sono i poeti a popolare i sogni e non i musici

e  far poesia con le favole le cui prime parole

non convincono nessuno di quelli che stanno a sentire

perchè guardano il fondo del cielo dove tutto è silente

e vedono le infinite forme delle cose vere

già fatte e messe lì per contemplarle chi ne ha voglia....



“ La metafora coglie la perfetta somiglianza

 di due cose totalmente dissimili.h.a.”



Non farò nulla per difendere la mia libertà

persa lei son perso io.


Tu intanto, sii cosciente delle tue possibilità

e non mancherai del necessario.


E cerca di non esser triste tra gente allegra

non fare il gaio tra gli addolorati in cimitero

né il gallo tra le vedove.


Le persone migliorano ben poco col denaro

senza il quale tuttavia si vive male.


Col lavoro si fanno le strade e i  ponti

ma senza denaro non  si può giocare alla lotteria.

Cultura è amore del bello che dura nel tempo

non dell'opulenza  che se non consumata

imputridisce come le bugie dette male.


Povera farfalla che non sa dove posarsi

chi la salva dalle trappole della natura

se non la divina provvidenza

che la  trae dai tranelli del maligno?



Il primo della classe dubita di tutto 

 anche della madre che giura  di averlo fatto lei

  tratto vivo dalle sue viscere

ma lui ubita anche del suo posto in accademia 

perchè non ricorda le doglie del parto.



Se alla festa non viene l’amor mio

al suo posto la peste sarà al mio fianco

non mi importa che brilli il sole

se tu non ridi

nè la marea m’importa 

se tu non ridi

e baci non semini e raccogli

col benigno influsso della luna

delle stelle non mi curo 

non della potenza divina

se tu non ridi

e moltiplichi d’amore il mio

delle croci non mi dò pena

e nemmeno dei cruenti sacrifici

se tu non ridi

e al seno di rosa bianca

e giglio di latte e neve

che l’amor poppa 

libero di mietere i desideri



Così la dea aveva parlato, e poiché egli esitava, 

circondandolo con le nivee braccia 

lo riscalda in un tenero amplesso. 

La ben nota fiamma d‘un tratto lo pervade, 

l‘ardore consueto gli penetra le midolla 

e corre per le ossa frementi. 

Così, scaturita dal tuono corrusco, 

una striscia di fuoco guizzante 

brillando attraversa le nubi. 

Ciò detto, la stringe nell‘atteso amplesso 

e in grembo alla sposa 

abbandona le membra a un placido sonno. Virgilio, eneide.



Chiunque apra bocca considerando che…

è meglio scrivere di quel che parla:

cerca di persuadere gli altri che c'è anche lui.



Bello! Bello che i nostri padri stiano nella stessa tomba 

dopo aver succhiato il latte dalla stessa tetta!



Si chiamava donn'Elene quella femmina di bell'aspetto

 che – senza arte oratoria - persuadeva i maschi d'Ohiai

 all'amore senza dir parola e li indirizzava al Tempio

 del Nordamerica a risolvere le vecchie questioni 

che da tempo immemore agitano i cuori umani.

Dentro il Nordamerica ognuno difendeva la sua opinione

 sulla qualità del vino in circolazione e ne garantiva la bontà

 la genuinità, l'alta qualità e il basso prezzo

 nonché la prodigalità del bettoliere Zomaria Zigottu 

nel versarlo e segnarne il conto nel quaderno di Erasmo

 che aveva valore legale come un bot emanato dallo stato vaticano



Quando - in generale - si parla di opera compiuta

 si pensa a una creatura nata sana ai nove mesi compiuti

 i veri specialisti in arte – in particolare - intendono opera compiuta

il primo canto del primo gallo nell'evo del primo nuraghe

poi  il Mosè e la Scuola di Atene, i Persiani e l'Edipo

Il primo canto dell’usignolo all’aurora

 l'Amleto e Guerra e Pace, il Flauto Magico e la Sagra della Primavera

e il primo tenore di pastori e contadini ubriachi di Ohiai Benimindhe

In occasione delle prime felici nozze di Zuanchinu E.Remitanu

con Maria sa Pica venuta su dal Tirreno nella prima deviazione a destra

del divino e maestoso Cedrino padre putativo delle salubri acque sarde



Segno grafico e parola si appartengono:

 quello lo scrivi, l'altra la soffi. 

Un soffio per quel che vedi,

 un segno per quel che senti.



Di me parla solo mia moglie con Zenia Zigottu

 se di te riferisce il giornale radio

 sei famoso e non ti chiedono più chi sei e cosa fai.

A me pare di non essere utile a nulla:

 infatti non so a cosa io possa servire



Sacro è quel che ha raggiunto il massimo della fama 

e dileggia la misera critica: 

se dubiti della Bibbia sei scemo 

perchè Essa Rivela la creazione della miglior Opera di Dio; 

e il Vangelo completa l'Indirizzo educando a stare nel mondo

 con le Parabole di Gesù, figlio unigenito di Dio

 che, nazareno circonciso, si è fatto carico del male nel mondo.



Oracoli, idoli e profeti, campioni, titani e fuoriclasse

 vendono fumo perchè mostrano identiche le cose

 che non lo sono e conducono tutto al loro Dio Successo.



Tolto l'intervento dei preti

 Dio se ne infischia bellamente del mondo

 degli uomini che misurano quello che fanno 

affinchè le cose che hanno siano della loro misura:

e gli si adattino come la chioma al sole e il sorriso alla luna



Con i propri dubbi uno passa il tempo

non s'arricchisce.



Galu Galana, la sempre più bella vergine madre d'Irillai.



Il mondo è vario e bello perchè ognuno lo vede a modo suo

tutto il mondo è paese e tutti devono pagare le tasse

e ora si sa che i preti le tasse non le pagano

 poiché la loro rettitudine finisce all'interno del portone della chiesa:

 l'obolo è esentasse e chi ha, dia, chi non ha, abbia

in esso (nel mondo) si convive avendo in dote comune

 il farsi capire e l'essere intesi e se uno ha a cuore Dio e lo Sport

 un'altro si preoccupa del debito pubblico e privato 

e se non vuole finire in mano ai cravattari 

non deve spendere più di quel che ha

ovvero la copertura finanziaria per il pareggio di bilancio

 fare il passo come può la gamba o contanti anticipati

 o una garanzia per le rate, ancora: non spendere quel che non hai

 spendi con oculatezza se ne hai 

e risparmia di quel che hai come la boboroskina di Ohiai



Per l'allegoria una cosa può significarne anche un'altra: 

il sovrano che con una pietra in mano nega la grazia 

significa che il cuore del suo stato è rigido come il marmo



Le pie donne d'Irillai

 come le Troiane che sapevano piangere i loro morti

 si lamentano per far risorgere gli uccisi 

dal cieco destino e dalla mano assassina e impunita



 Si punisce perché non si può disfare ciò che è stato fatto, Nietzsche.



C'è della corruzione in giro che anticipa il giorno 

e nessun ambiente ne è immune 

e molti se ne stanno come ciechi alla finestra

 mentre alla fine della notte 

Cenerentola cade nello stagno 

che riflette la luna come lo specchio di un antiquario



Ah, i galluresi sono convinti di essere maddalelini 

che a loro volta si credono garibaldini di ritorno dall'America

 perchè dormono col poncho, sognano di fare i prefetti di Provincia

 e così insegnare ai figli a fare la capocchia al chiodo in fondo al magazzino.



Chi è sano e forte se ne infischia del maltempo

 e di fare la chierica ai preti. 

Sa farla anche il cuscino, dicono.



Ai ballerini sciancati che non sanno nuotare

 uno sputo nella pozzanghera 

pare una burrasca nel mar Tirreno.



Agli scellerati è propria la feroce zuffa;

 come vendicarsi a calci d'un calcio d'asino alla greppia 

e dar vino alle galline per aver fresco l'uovo del mattino



Il combattente va alla guerra fuori casa 

col desiderio di vincerla e almeno non morire sul campo

come succede anche ai ruffiani temerari 

sulla porta illuminata di una casa chiusa 

dove gli avi in costume usavano sollazzarsi come manigoldi 

altrimenti avrebbe fatto il giovane disertore in guerra 

e generoso in pace e sparato sul caporale a riposo 

e sul generale abile arruolato e bramoso di gloria 

che vede in ogni ombra 

un nemico d'infanzia da disprezzare e ammazzare



I pesisti d'Irillai affrontano

 come i comuni avventurieri di ogni  paese

quel che credono di sostenere con le proprie forze



Si è sempre detto che la guerra è un bel casino 

adatta solo ai facinorosi che separano lo spirito dal corpo 

come non fanno più nemmeno le bestie 

lusingando questo alla boria e deprimendo la lucidità dell'altro 

che di solito lo guida alla ragione, sa quel che si deve fare

pensa al domani, conosce quel che conviene e l'utile per tutti

mentre il corpo è capace di mangiarsi un maialetto da latte 

un secchio di fichidindia, un'agnello rapito alla madre 

e una doppia dozzina di pastarelle di giornata

e un bigoncio d'uva coi pampini dorati



Guerra giusta è solo quella intrapresa

 contro l'invasore che ti vuole asservire.



Meglio un casino come il vecchio Nordamerica

 che anche a chi non l'ha mai visto

 pare di averlo visitato fin da bambino

quando per le belle signore 

ci portava ogni giorno 5 litri di latte.



Presentata alla cittadinanza paesana la  bionda di Monastir 

appena sbarcata a Orosei, ingaggiata da Ziu Zua per il Nordamerica.



“ Analogia : bianco come il latte.h.a.”



Col ricordo delle mie donne la poesia

 se esiste, mi verrà a trovare.

In memoria di quelle donne a cui devo quel che sono

la sola poesia mi rammenta le loro dolci e soavi sembianze 

che se ne infischiano del tempo che tiene vive le offese.

La stella del nord veglia sulle loro lapidi

e i liberi eroi del mio tempo

 i braccianti che dai campi di Marreri traggono il vino

 siedono poi con la poesia al mio tavolo 

e ciascuno dice fino in fondo la sua bugia.



Si dia lavoro ai poveri abituati alla fatica 

si dia una bella, ingenua, giusta e igienica guerra 

di conquista ai soldati che poltriscono in caserma 

e un mal di pancia lungo un'anno si dia 

a chi non paga le tasse ma si gode le strade

 le scuole, gli ospedali e la pensione sociale.



Passano i giorni come le opinioni 

le stagioni passano come le argomentazioni

e anche le passioni passano con gli anni.

Ah, dimenticavo che l'aspetto delle cose cambia più volte al mese.

Non so cosa sia quel che rimane; forse è la vita.

Quel grosso affare che ha più di due aspetti

per cui quando uno è pro l'altro è contro

e molti lo chiamano vivere.



Il Dio biblico incapace di fondare città distruggeva paesi.

Come inadatti a stare insieme sulla terra.

Come non si sopportano i vicini intolleranti.

Così ridotti a cumuli di macerie li lasciava in pace.

Lontano dai poderi, dalle messi, dalla vigne 

e dagli Horti d'Irillai che non muoiono mai.



Il vagabondo è colui che non sa dove andare 

e ozia come un'antico Dio che dorme sotto le quercie 

e suona il piffero fino a sera 

così, per sentirsi vivo tra le cose vive del creato.



Il prete è colui che quando non sa cosa dire  

si riempie la bocca di Dio come se avessero le stesse responsabilità. 

Il suo  fine è autocelebrarsi come il più vicino a Dio. 

Intimo, per cosi dire e depositario della sua fiducia.

 Caspita! Come un toreador che nell'arena ha fiducia in se 

come i barbieri nel Corso rettilineo 

che corrono da oriente a occidente di Ohiai.

In fede: Bore Farranca

 che delle cose vede gli angoli e i lati 

e si fida più che altro dei suoi sensi.



Non ho idea di cosa sia il terrore 

se non l'associo alle torture della Santa Inquisizione 

al rogo e ai campi di concentramento e di sterminio



Sono contento di me quando anche gli altri lo sono

 per avermi riconosciuto tra la folla d'inganni e illusioni 

che costellano la realtà del giorno d'oggi

come forse è sempre stato.

Sono contento di essere nato libero 

di andare da un punto qualsiasi a un'altro posto 

qualunque del quartiere d'Irillai 

dove chiunque può far politica e partecipare agli affari municipali

Così mi applaudo e forse mi nascondo qualcosa. 

La mia sorte è quel che faccio nel mondo che va alla cieca

 sulla scia dell'ignoto destino 

maestro che infligge perdite e assegna vittorie

sulle orme della fanciulla allieva del caso 

novizia della meraviglia che lo guida nel vecchio 

e dolceamaro sentiero del piacevole dover vivere 

alla giornata nel bar “Della Legna Verde” 

dove chi beve a scrocco non paga mai

come, appunto, la legna verde che non arde mai .



Ho coscienza di me e mi mostro come credo di essere. 

Una esibizione di successo di cui mi compiaccio:

 poiché sono quel che si capisce di me

che tempo addietro, facevo coltelli

col manico del corno durato più del vecchio bue

 per i traditori, da sospensioni d'acciaio dei camion Galisai.



Da operaio ho sempre rinnovato le illusioni 

fino al crollo del muro di Berlino 

sulla dittatura del proletariato come forma transitoria 

di democrazia politica per l'assalto al paradiso  

che tutte accoglie le vicende che scivolano insieme 

sul dorso del fiume che impasta il destino dei mortali 

e fermentare e lievitare come in uso per il pane e la brioche

e mangiarlo cotto oggi e non raffermo domani.



All'ombra del Vaticano vedo uomini agire con decisione 

e interesse per lo spazio pubblico a cui Tertulliano rinunciava 

per non dar le spalle a Dio invisibile fino al Tevere 

che fluisce libero, spontaneo e indifferente fino al mare



Non pensavo che sarei stato riconosciuto 

tra i malfattori al bando nelle capitali dei punti cardinali 

poiché fin da giovane trafficavo al chiaro in piazza 

degli affari oscuri di dei immortali e mortali comuni.



Quando nel bar “Delle Secche Frasche” apron bocca i migliori 

sulle antiche, immutabili e note forme del vento

 i mediocri tacciono dandosi all'arte 

e i casalinghi incitano le mogli a far splendere l'argenteria

 per aver la stima del vicinato che è piuttosto scettico 

sulla durata dei leader che vogliono il nome scritto sul granito

affinchè duri almeno una settimana dopo la loro morte 

solo perchè se ne infischiano dei posteri.

Quando i leader muoiono  le madri confessano 

che li avrebbero preferiti dettaglianti alimentari 

e traessero profitto dalle merci rare

piuttosto che diventar famosi e recar caterve 

di danni per durare un giorno in più.



I punti cardinali son quei luoghi immaginari 

dove la nobiltà dei preti indica la via 

dei martiri al martirio del sangue di Gerusalemme



Maria Marmaruzza nel maturo autunno 

mostra il suo fiore più bello 

per la pace del Contone Ballaloi.



“Io credo soltanto alle storie i cui testimoni 

sono disposti a farsi sgozzare.” Pascal.  

 


Osteria del Giglio Bianco dei campi di Marreri

con la pergola aperta al pubblico

 che ne apprezza il vino.



''Quando la forza del vino è penetrata in noi, 

le membra diventano pesanti, le gambe impedite vacillano, 

la lingua s‘inceppa, la mente si smarrisce, 

gli occhi si fanno vitrei; poi sono grida, singhiozzi, dispute.“Lucrezio.



Canto di Macoco Nannicoco.

Sempre lieta appari o primavera

ai profeti che non chiedono mai cibo 

perchè sempre sazi di lardo, cacio e polenta

Lamento di Macoco sulla ringhiera della sua casa di Gonone:

- Ohijahijai, male er goi e peius er gai.

Nel mare della pro loco di Gonone muggisce

 - ai turisti paganti - il bue marino.



Ai nostri morti mettiamo i migliori abiti di circostanza

 perchè con quelli si presenteranno al cospetto dell'Ombra

 lunga e cupa che li giudicherà dalla misura 

e, se conformi all'occasione, andranno tra gli ultimi 

o tra i primi arrivati.



Della povera anima – malvagia o no - 

giudicherà la sua ombra piu' labile e  piu' abile

 Gesù, se purificarla prima dell'assegnazione

 ad altri corpi nella perfetta lista d'attesa.



Bisogna ricordarsi di dare la dovuta offerta 

agli studiosi che ci accompagnano alla fossa

pregando per noi meritevoli di una lunga pace 

diamo qualcosa  in anticipo onde evitare le dimenticanze 

inevitabili in chi è affranto dal dolore rituale



Null'altro che Dio è l'archetipo 

il modello primo che ci manca

il primo esemplare sconosciuto

 l'uovo primordiale dellla prima gallina che ha  cantato

 l'idea del nonno del padre

la persona modello che marca il tempo

la mamma che invecchia prima 

per aver fatto i figli che doveva al mondo



A diciott'anni l'uomo e a sedici la donna

 prendono possesso della coscienza 

degli antenati selvaggi e poi urbani come noantri

i nervi di prima erano transitori

 ora contano quelli della maturità



Diskissiu Macoco, vedovo

cultore del Rinascimento di Orane e Orune

ora  si spulcia al sole 

come usavano le premurose madri d'Ohlai B..



Dalle antiche case d'Ohiai non trapelerebbe mai la notizia 

che i familiari accusino qualcuno di loro 

di aver commesso uno sgarro alla legge

 o alle persone del quartiere

persuasi com'erano che la famiglia fosse sacra

 e che il giudizio finale spettasse a Dio.



L'inferno è sempre stato riservato agli assassini 

(- che disprezzano la vita - 

e l'hanno avuto come esempio e se ne infischiano

convinti di essere nati per alleggerire il mondo

 non per peggiorarlo.



Il paradiso è stato promesso ai bambini 

che – al soldo della mamma - non rubano

 la marmellata della nonna 

e si addormentano all'inizio della fiaba 

quando arriva l'angelo mansueto 

leccandosi con cura le dita.



Il premier, il sindaco e il capofamiglia 

dovrebbero dare l'esempio di rettitudine 

tenendo la loro ombra fuori da ogni sospetto. 

Come una capra di Farcana

 si ritrae dall'orlo del baratro di Gorropu.



Il vecchio Dio dei cristiani volle l'attuale geometria del cielo 

e l'impose con veemenza agli antichi Dei pagani 

che obbedirono come braccianti a giornata 

incapaci di creare nuovi mondi



La poesia espone al mondo la vergogna incontenibile della sua miseria 

(- sterminii e genocidi, sopprusi e angherie-) 

di fronte la bellezza della vita, ornamento del quieto vivere

 sazi di polenta e vino e qualche biscotto come in paradiso



Per quanto sia chiaro e forbito il suo linguaggio 

non riesco a persuadermi che la natura 

(-a  cui anch’io appartengo-)

 abbia sempre la ragione dalla sua parte. 

Non capisco perchè non piova

 quando il contadino e il pastore aspettano  l’acqua



Per quanto dura sia la vita è l'unica che ci riguardi da vicino 

e la sola su cui contare, affare che forse sfugge 

al somarello, alla sardella e al l'aquila di Giove.



I moderni riferimenti all'antica e sempre felice Arcadia

 (dove sorse la prima dinastia dei  veri amici di gruppo)

 sanno di vischio perchè si è attaccati al vecchio mito

 in cui le donne più belle dei paesi esposti al sole

 andavano appresso ai poeti poveri di averi 

ma ricchi di sole parole mielate e indovinate 

nella circostanza stagionale  e d’inverno

arrostivano castagne accanto al fuoco

e uscivano solo non a far legna 

ma al sentire il canto d’amore del fringuello

alla timida compagna che si spidocchiava nel nido

come usano le ancelle della natura sovrana

che non devono mancare al gran ballo 

di corte voluto ogni anno dalla regina



Il demonio maligno  è l'immagine del male 

che ciascuno può compiere a dispetto dei suoi simili

nonostante le intemperie invernali.



Meglio saper contare e pesare e misurare

e leggere e scrivere e piangere e ridere

che non saper cantare e ballare e correre

 e nuotare e, se sei capace di far tutto ciò 

ti invidieranno tutti i santi; 

se poi sai anche cucinare e stirare 

 vuol dire che sei simile e prossimo a Dio.



Per Cicerone la vita dopo la morte non è un articolo di fede, ma un’ipotesi etica.



Alla salute del buon vino

 gran compagno del maschio che non sa ridere 

che previene la bronchite alle vedove 

dando tepore ai loro piedi per ben dormire



Credevano i greci ai loro miti?”

Come noi crediamo ai nostri.



Quando la sera il sole ritorna stanco alla casa del padre 

come l'anima alla dimora del Signore delle cose ben fatte 

come Dio padre  comanda ai vescovi e ai profeti 

di far di grano il pane,  di uva il vino e assennato il poeta 

che beve alla comune caraffa degli assetati 

e guardano a oriente dove il giorno sorge e si fa bello

 con la luce del sole che riappare come il figlio radioso

del pittore che smercia sottocosto i dipinti del padre



Duae sunt vitae, activa et contemplativa-

Activa est in labore, contemplativa in requie-

Activa in publico, contemplativa in deserto-

Activa in necessitate proximi, contemplativa in visone dei-

- Ugo di San Vittore -



La pietà è quella cosa che ha bisogno di  qualcuno

che  la desti dal torpore del cuore: 

qualcuno senza pietà,  perciò la desta.



Che avranno a che fare costoro, con i santi del cielo? 

chi aprirà per loro la prima porta del paradiso? 

costoro cuociono la sabbia del deserto: 

angeli che sapete volare, teneteli lontani dai bambini

che non sanno ancora contare 

e al solo vederli hanno smesso di ridere e giocare.


È sempre tempo di diverbi quando i furbi e i malvagi 

manipolano lo stato delle cose: prezzi in aumento 

di frutta e verdura sui banchi del mercato all'aperto

 aumento dei tassi d'interesse per i soldi 

in circolazione tra i banchi del mercato coperto.



Piccola scala della disperazione: 

i pazzi stanno bene solo con se stessi. 

Al sole o all'ombra. Se  salta loro il ticchio, cantano. 

Si estasiano col Bolero di Ravel e sognano 

il bolero sopra il seno palpitante delle gitane. 

Alle spose si addice una perla rossa al posto giusto 

e il bolerino bianco sotto il velo. Peldivenere. 

Umide labbra profumate di carne viva. 

Giglio di campo, accanto alla festa del priore. 

Pregate per lui. Al porcetto arrosto si addice il ceppo di mirto. 

Soffia nel flauto di canna. 

Cavalli ferrati a Marreri dal morbido suolo. 

Rossa lei sulla cavalla. Nera criniera sul manto rosso. 

Moscerino nella pinna del naso. 

Quanto fa male un calcio di cavallo? 

Quanto un morso. Quanto un colpo di coda al moscone. 

Tip tap del ferro sul granito. Picchio dello scalpellino. 

Il pendolo del soggiorno. 

Che possa durare quanto dura una stella. 

Esce al mattino col suo calessino.

 Senza cilindro né un soldo in tasca. 

Il tuorlo del cielo si fa bianco a mezzogiorno. 

Dio, il sole. La luna si consuma in triste solitudine 

e fa le corna addolorata. La Madonna. 

Triste esistenza la sua, della luna. 

Magra Consolazione, la Madonna. 

Rimbombo di spari, cacciatori in guerra col corno di caccia. 

Fischia a lungo il piffero del merlo furibondo. 

Occhio al tordo. Sulle liscie pietre di Lucula 

gorgheggiava un tempo la massaia. 

Alle lusinghe della festa sotto l'albero 

segue la devozione al santo Francesco che caccia i dolori. 

Canto del primo gallo d'Irillai, avverte il giorno che la notte è dura. 

Pregate pellegrini. Qualcuno ha l'alito del beone. 

Nomedidio. Nominedomine. Dioèilsuonome.



Voglio proprio vedere l'ordine che terrò fino alla fine

poiché credo di essere la fortezza del mio animo.



Il caso ha voluto che nascessi in mezzo all'isola

che sta nel mezzo tra l'Africa e l'Italia 

e con la combinazione di un vecchio e duraturo amore

 nato in un antico caffè del centro d'Irillai

dove i paesani che han visto il mare dalla nave

usano descrivere le novità del mondo all'oste Zigottu

 che non è più entrato in chiesa dal giorno della cresima 

per via dello schiaffo rituale.



Bello è ciò che desta meraviglia 

e persuade a mantener la calma dei santi.



Vivo con poco perchè di poco bisogno

 faccio qualcosa e non ho  nulla da vendere

 vorrei far rivivere vecchie cose trascurate, come per scusarmi

 vado in giro per dare un tono alle giornate

 poi me ne sto solo in attesa del nuovo che verrà:

 sarei felice di avere un balcone con vista sul Redentore

 sarei felice se fosse sempre estate 

con  i giorni  tutti uguali e benedetti dalla Madonna 

fermenta il pane, il cacio e il vino



Famiglie in armonia e bambini felici 

se ne infischiano degli snob di palazzo. 

Leggono libri in inglese e passeggiano nel parco 

di Soloti tra piante esotiche e caffè all'aperto

 bancarelle e pensioni dove gli ospiti son tutelati 

dai santi del calendario contrari a fumare in camera da letto



La pacifica colomba della pace casalinga

 Ã¨ lo spirito santo con la voglia di viaggiare 

che non manca da Roma in via della conciliazione 

nella notte con la luna d'argento che accoglie i senza letto

 che sorridono di lei perchè nasconde sempre l'altra faccia 

come se custodisse il segreto delle fate montane

 che nei tronchi cavi di Farcana nascondono i loro scrigni

 pieni di zanne di cinghiale, corna di capra e cambiali protestate.



Dopo aver ucciso un giovane come lui, 

il padre volle mandarlo in un conservatorio 

a lucidare ottoni lontano dai mastini della vendetta 

che però si accanirono contro la sua persona dilaniandola 

in un bar del centro nell'austero giorno dei morti: 

così i padri pagano le colpe dei figli.



Il vino esalta gli infelici che al dunque 

trovano necessario gustarlo lontano dagli attaccabrighe.



Quel che il cacico tocca, lo infetta:

 anche le nuove barzellette sporche

 e le uova fresche di giornata.



Non è un vizio bere vino: 

non sopportarlo e non farne a meno 

è un vizio.



Malediva e minacciava in latino e non lo capivano

 sembravano formule magiche, perciò lo bastonavano. 

Quello che si mischiava nelle risse

perchè voleva farsi un nome da moderatore 

severo come i famosi divi della tv.



L'ubriaco è il giusto tipo a cui confidare un segreto

 che ti pesa nell'animo e lo alleggerisci

 con la certezza che domani non si ricorderà nulla.



Balentes mai sazi di zuffe e gagliardi molentes alla mola

riposano da Zomaria Zigottu davanti a un quarto di vino

come guerrieri stanchi che han sfondato le scarpe

e son depressi dal via vai del giorno e della notte.



I grandi predicatori, i profeti e i visionari

non sono spigliati nel vis à vis, come gli ambulanti

 i commessi viaggiatori e quelli della polizia stradale

che parlan chiaro per non ingannare nessuno

e poi son così assennati nei verbali.



Il papa, su cui si è posato il piccione dello spirito santo

 parla a tutti in nome di Dio come di un compagno di stada..



Dalle colline di Marreri si ha una dolce visione della campagna in fiore 

più di quanto non la si abbia dai monti della luna 

o dalla gattabuia di Via Roma 51

 dove i condomini si riempiono gli occhi di immaginii sconsacrate

lontane da un tramonto marino che da refrigerio al sole

con certi vascelli all'orizzonte che sparano a salve 

un tronco di Mamone spoglio come un vecchio idolo 

con l'intenzione di spezzarlo come se fosse il chiavistello della galera.



Ciò che l'uomo può vantarsi di saper fare è lavorare

 sia a nord che a sud; sia d'estate che d'inverno

 preferibilmente di giorno perchè di notte 

lavorano già stelle, le infermiere e i panettieri.



Darei una caramella a chiunque ammettesse 

di aver avuto il repellente desiderio di sputare

sullo scellerato che in tv spacciano per capire l'arte.

Le facoltà di giudizio hanno abbandonato il mondo

lasciandolo solo, in questo modo

già con la sua nascita egli aveva offeso i preraffaelliti

 e convinto i miscredenti a non aver fede. 

Di costui dicono che l'arte l'abbia evitato nel suo passaggio

 perciò non è diventato buono come chi è toccato dall'arte

tanto è stolto che dopo aver visto due o tre vergini col bambino,

lascia intendere che vergini lo eran alla nascita.


Quelli d'Irillai volti a Orune, dove spicca il volo la tramontana, 

nascono con l'idea fissa di raggiungere il mare

 seguendo il corso del rio Lucula fino a Orosei sorridente sul Tirreno,

 trovano bello giocare alla morra, cantare a tenore,

 fare una mariglia, ma molto più gustoso

 - sostengono - è fare l'amore con la sposa



Urzullè! Pissetò! Orfanè!



La prima candela ad accendersi nel cielo,

è anche l'ultima a spegnersi.



Come farò a continuare a vivere

 senza sapere cosa sia un tenente e un cappellano militare

e a cosa serva un sottotenente al vescovo.

 Incolpo il destino di non avermi fatto nascere

 nelle schiere di Agesilao Spartano: 

avrei fatto almeno lo scrivano,

 o l'ostaggio senza valore di scambio, 

o il fanfarone che confonde la bugia con la  verità.

 Dio, cosa non avrei fatto per amare Diotima, Elena e Lansa-quapi.



Chi sa fare una cosa oggi saprà farla anche domani,

 se non è un coglione.



Donn'Elène Luzana (Bellamicreo di Gavoi) a traslocato nel Nordamerica.



Diddhina, Missenta e Kikina Kulèkroca, in età da marito,

 a Gonone mostrano senza remore, le loro dolci grazie alle timide,

 ingenue e innocenti visioni diuturne di Predu Pilurzi 

felice di esser vivo anche se è basso e bruttino 

come chi non sa andare a cavallo ma và in chiesa 

come un cristiano battezzato per far contento l’ angelo custode 

che va in estasi quando si compie una buona azione

 che, dice, se io volessi, mi regalerebbe un cavallino nero

 lucente come le scarpe del babbo mio quando si sposò, 

orfano come una rondine. No, gli ripeto; 

voglio un cocco nero che mi protegga dal malocchio 

dei vicini che invidiano la mia danzante andatura 

da tànghero naif, stanco la domenica dei balli del sabato sera



C’è anche chi cerca quel che manca alla verità

 e si persuade che sia introvabile.



I politici devono saper mentire 

per coprire le meschinità che appaionio in superficie.



Gli onesti valutano quel che sentono, 

moderano le parole e misurano la violenza.



il sogno delle notti d'Irillai che durano una settimana



Donn'Elène alla finestra

soffia e mangia la minestra

poi si gratta l'ombelico

con la man che tiene il fico.



Cariandhe. Del pane - opera delle mani - abbiamo bisogno per mantenerci in vita, e del vino e del cacio



Moricandhe? morica, morica. Il cacio va consumato

 e digerito e noi - provvisoriamente - ci siamo per quello, 

senza rammarico, come i nudi e muti pesci del Tirreno, 

che nuotano senza mani



11 novembre, san Martino di Tours, festa dei cornuti 

e di Shahrazàd che impedì ai sultani becchi 

di sterminare le fanciulle

 (il re manca e spuntano le corna ai fratelli becchi 

della India popolosa e della più popolosa  Cina)



Chi beve comincia di buon mattino,

 in pantofole, inbacuccato al cesso, 

dopo il primo canto del primo gallo d'Irillai 

che sveglia le galline e le invita a scuoter le piume 

e bere a piccoli sorsi prima di far l'ovo del giorno

 per Mazzameo Nannicocco  caloroso figlio del Rosario

a cui piace la bottarga, 

ultimo valoroso marito di Kikina Kulèkroca, 

fior di giglio di Pride Chisu, 

che gli fa da mangiare in cucina 

urlando che pensa sempre a quello 

che sa di bello e non si dice

bevi appena sveglio

e ti accorgi di star meglio



Molti danno dei loro beni senza che nessuno 

abbia chiesto nulla, ed essi non sono i peggiori.

Han dato dei loro averi? Bene. Si son privati di ciò che

in parte era loro necessario? Molto bene. 

Dalla finestra han dato i soldi al vento? 

Sono i liberali che volano leggeri tra le nuvole. 

Ora non bisognano più di nulla. 

Sono quindi santi. Essi non sono come quelli che han dato

 a coloro da cui c'era da attendersi qualcosina di più.



La pecora e il suo latte, la carne e la lana sono proprietà del pastore 

che le custodisce; la terra è della pecora che vi si nutre.



Riparati dagli umori del tempo e dando la caccia alle mosche

infierisci sulle zanzare e sii spietato con le vespe.



Di un'orazione a chi ti ha fatto del bene 

e non lesinare una prece ai suoi cari defunti.



Stanotte la luna parlava alla civetta di Farcana 

del tacito accordo del mangiare col digerire;

 lo dicevano alle capre stamane alla fonte di Soloti 

le solite janas che non tengono i segreti 

e rivelano i misteri agli increduli pellegrini del Redentore

 e della sua Signora Madre con la tunica celeste. 

Riferito da Missente Massillone che ne sa una più

 di Monsignor della Bua che affonda le radici nelle oscure 

viscere della terra, nella falda occidentale del Monte 

dei sempreverdi lecci della foresta di Farcana,

sotto la rupe che contiene i ricordi passati.


La chiesa è quella costruzione che, quand'è finita, 

ne prenderà possesso, con annessi e connessi, 

chi appenderà le chiavi alla cintola della vita. 


Donn'Elène Kikkaju apparsa il giorno dell'Epifania 

con la cometa e questo strabiliante saluto:

ecco colei che racchiude il segreto dell'universo

 racchiuso nell'uovo primordiale: quello della gallina

 d'Irillai scappata a Tunisi dopo averla data 

al primo gallo che canta al mattino


Non c'è notte che non inviti al mistero 

che il giorno imminente avrà incarico di svelare.


Innocui misteri hanno avviato le religioni.


Predu Pilurzi

Aveva i capelli così folti e ricci

da sembrare una corona senza spine 

che adorna il capo  di un trofeo di guerra

e si lodava con ciò rosicchiandosi le unghie 

 saltando alto e lungo come una cavalletta






Nessun commento:

Posta un commento

Post in evidenza

31 - XXX 23mila

  p.e.m.   31 - XXXI   labirinto dove il problema di sempre, naturalmente,  è veder chiaro nella confusione,   col filo della ragi...