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32 - XXXII -
il labirinto
della fondazione di Irillai e i suoi punti cardine
nel rifugio laboratorio di maldestri malefici
da cui è sorto il malconcio Predu Pilurzi
ma arrivato comunque in porto
senza ricompensare nessuno
i libri si spolverano con gli occhi Leggendoli
Dal cimitero di sant‘Ussula, sorge come dal caos primordiale,
Donna Irene d‘Irillai che vola lieta sul monte Ortobene
dove chiara e limpida si vede e si sente la luce e il rumore
di fondo della scintilla iniziale all'origine della crescita
e caduta dei capelli sani e forti dei pesisti di Irillai
con la calvizie precoce che rende i piani alti
spogli come il mandorlo a natale
Il cavo della scatola cranica contiene la matassa di Arianna,
la cui funzione è farci capire quel che vediamo e scriviamo
come usano i doganieri e i dazieri
" Robinson Crusoe, padrone dell'isola,
è il paradigma simbolico del borghese moderno
colonizzatore e pioniere, coltivatore e imprenditore,
fondatore di una costituzione e organizzatore
del lavoro proprio e di Venerdì". d. defoe
1. La trama. L‘osso nudo spolpato del superfluo, nel tempo e ora.
2. Chi è, cosa fa o non farebbe.
3. Eventi sommari e circostanze particolari, và bene. O no?
4. Ognuno ha un passato e un futuro.
E si può fare a meno dei clichè e dei più famosi meccanismi.
5. Ogni parola è un racconto, un excursus, una digressione.
6. Il luogo, es. il Campidano comprende Cagliari e Oristano,
il Flumendosa e Villacidro, ecc. cioè il sud.
7. Cos‘è successo a Irillai in una data approssimativa
(per la precisione c‘è la storia dei condaghi e della curia vescovile).
8. Ogni storia per quanto grande si divide in frammenti e brandelli
e in piccoli accenni che richiamano il periodo, uno è raccoglierli
così come si trovano, altro è ordinarli senza privarli della libertà.
9. Intervento dell‘autore sul personaggio: io avrei fatto così…
10. L‘arte libera se ne infischia delle consequenzialità
perché la vita non ha una logica poiché se 3+1 fa 4
poco m‘importa che dopo ci sia il 5. È il quattro che conta.
11. Esiste un filo invisibile che unisce le cose del passato
con le attuali, lo conosco, so dov'è e si chiama immaginazione.
12. La geografia comprende la città e la campagna, il mare
e la montagna, e ogni persona ha un suo paesaggio mentale.
13. Quanto dico un tempo è stato e io c‘ero.
E‘, tutto sommato, un artificio letterario.
14. Poco importa che il vero sia reale o che la realtà sia falsa,
se vale qualcosa quel che si dice. Il valore giustifica tutto.
15. Adeguare i fatti alle parole e le parole ai fatti.
Come si fa all‘ONU che ha finora evitato
le grandi guerre di sempre più immani catastrofi
La vita è come l'acqua della pura fonte
che nello scivolare al mare perde la sua innocenza
Fondazione d’Irillai sui nodi o anelli d’una catena di cause:
i cittadini di Lucula cacciati via dalla malaria della bassura
sulla groppa del Monte in altura, quando i cattolici domarono
e convertirono le sponde del Cedrino alla coltura dell‘olio d‘oliva,
gli artigiani riformati in eremiti alla Zuanchinu ordinatore di pietre
nel muro secco, lavorarono felici come schiavi
la lana e il cuoio, la pietra e il legno, la calce e le erbe colorate,
il latte e la carne, la lattuga e il ravanello,
per aver la grazia di Dio, unico e provvido dispensatore,
e le idee chiare come la vendetta dell’occhio per occhio
per cui Gonario di Tiana fù perseguitato
volendo guardare oltre il visibile consentito
nel cercar tesori in trincea strisciando sul cocuzzolo
come i serpi a primavera a rimbeccar il cecchino monocolo
come invenzione del sicario Battile d’Urzulle
che chiudeva un’occhio vicario per far centro
negli appostamenti proditori consentiti dal cannocchiale
aggiunto all’occhio dello speculatore di Lucula
capace di vivere in altura e in bassura.
Poco dopo il primo bagliore abbagliante
del Big Bang che continua tuttora...
Anno Primo del condaghe del Cedrino.
Zuanchino, unigenito di Zomaria d’Irillai,
onesto e sincero bracciante baroniese,
nasce a Locula all’equinozio di Primavera
con una zanna di cinghiale impressa sull‘omero.
La nuova famiglia segna il passaggio dal paganesimo
al cristianesimo, ha fiducia nel Sole e nel perdono di Gesù.
Zuanchine impara a scrivere in sardo antico
e veste camicioni di lino e brache di cotone.
E’ alto quanto basta per cogliere un fico maturo.
S’arrangia a modo suo.
Anno Dopo.
Grande amicizia con i coetanei: Lillicu, Lolle e Lillinu.
Comunicano fischiando e cantando battorine in dialetto
stretto come un pertugio naturale,
si fanno le prime fiche e il segno della croce.
Anno Primo.
3
Quando muore il padre, Mariapica sostiene la famiglia
cuocendo il pane nel forno sempre acceso, a giornata
che comincia alle due di notte col primo canto del primo
gallo d’Irillai e Lucula.
Anno successivo.
Prima corsa e nuotata nel Cedrino fino a Oohiai
dove è nata la madre Mariapica Nannicoco.
Primo malumore tra parenti.
Anno quinto-.
Prima visita da Zigottu il bettoliere nel corso di Lucula
dove si riuniscono i prestigiosi poeti di piazza
Istevene Cacoi, Lenardu Brodu, Pidore
ki su Corcarju e Biasu ki su PualeMamone
alla bettola del principato dell’acqua dolce
si canta e si balla come nella patria del bel mondo.
Anno poi.
Conoscenza della Zenia di Seuna, perla dell’altopiano soliano.
Anno certo.
Scoperta del mare e dell’acqua salata a Orosei
dove approdano i latini col pecorino.
Zuanchinu attraversa il Cedrino come un daziere
con una damigiana vuota.
Giunto a Irillai e Seuna vede per la prima volta Josto.
Anno del destino fatale.
Si fidanza con Zenia per tutta la vita.
Trova la sorgente del Cedrino e proclama la sovranità
dell’acqua dolce: senza lei si vive male in salamoia.
Anno avventuroso. Nasce Amsicora.
Anno quieto.
Ificle5 re del Logudoro occupa Nurdhole cosichè a Seuna e Irillai
non rimane nessuno e vanno tutti sulla Montagna.
4
Anno di guerra che intacca le ricchezze , scuote i patrimoni,
debilita gli averi, restringe i possedimenti, guerre civili
e liti cittadine, odii ancestrali, Zuanchine sogna gli etruschi.
Muore Mariapica Nannicoco, senza dover niente a nessuno,
cantando battorine di Brodu e Corcarju.
Zenia Soliana porta alla luce il piccolo Zomaria
anche lui con la voglia di cinghiale tatuata sull’omero
che inventerà il pecorino sardo e promuoverà
lo scambio con quello romano nella rada di Orosei.
Muore Istevene Cacoi, avido di successo,
strozzato da un bollente boccone di carne ovina.
A Irillai scoppia la temuta fame
dopo la distruzione del tempio del Nuraghe.
Morte di Zuanchino.
Il suo corpo è affidato alla sorgente del Cedrino
e lo percorre per una volta con i piedi in avanti,
quando arriva a Lucula viene cremato
e le sue ceneri disperse nel golfo di Orosei
sull’onda dell’antico Tirreno per cui la vita non merita dolore.
&
Quando Zuanchino E. Remitano fondò Irillai,
nel IV sec. P.N. (prima del nuraghe),
sapeva che ciò che sarebbe successo dopo
poteva accadere anche prima, poiché c’era
dell’intelligenza di Arianna nella natura nella terra
di Lucula sottostante la regione autonoma del Monte
dove il porcino è del cinghiale e l‘allodola è del mattino
e il redentore col lino succinto e discinto
è del peccato mondiale da cui spuntano le genti.
5
Nell’anno terzo Prima del Nuraghe, Zozore I re del Loogudoro,
era ai ferri corti col cognato
(che aveva sposato Zenovesa sua sorella)
Zizitu di Gallura per la controversia sul sughero dell’anno
e un malinteso sul granito della terra;
Piliolu Primo di Nhule era ai ceppi lunghi dell’imperatore
della Serra di Linghesu II che puntava alla monarchia isolana;
Linghesu Minuiu, suo fratello germano,
governava brontolando la Baronia;
focolai di ribellioni dell’Ogliastra e dei Monti Centrali
erano sotto tiro dei bastoni nodosi dei Signori della Barbagia
intrecciati come budelli d’agnello;
era ai ferri Zomaria Pilosu d’Oniferi che una volta libero
avrebbe cinto d’assedio Orani fino al secondo secolo
Dopo il Nuraghe e prese il Monte Gonari dove stavano
abbarbicati i carpentieri per espandere il moto pagano con la bolla :
Vieni o Signore con un’ascia d’argento,
e, con te, non risparmieremo nessuno.
&
Dunque, primo, dice il Canterino all’usignolo :
Zuanchinu nasce a Orosei dal beato Zomaria
di Lucula e da Donna Manzela d’Oihai.
Unione legittima dato che avvenne.
Una caterva di fratelli e sorelle popolò poi la Baronia
e un cinghiale bianco come l’innocenza apparve di notte
all’improvviso nei monti centrali proprio dove nascono
s’incontrano e muoiono i punti cardinali.
6
Secondo. In quel tempo nella bettola di Zigottu
(che a mezzodì chiudeva anche lui il negozio
per mangiare la sua mezza dozzina
d'uova sode come le tette della primipara
e le natiche dello zappatore di vigne altrui)
cantavano la prima quartina
sulla metamorfosi dell‘astore in falco;
ma chiunque abbia voce in corpo, in cuor suo teme,
prima del pranzo, la rovina del mondo,
la ribellione inaudita della terra al sole,
la libertà di non vorticar più, incrociare le braccia,
spezzare l’invisibile catena
che la fa dipendere da Barbadoro
tiranno arrogante del cielo, fermarsi per conto proprio,
braccia conserte, e cadere nel vuoto fin dove la moglie
al suo muliebre profumo mischia l’aroma del cibo e del vitto.
Zuanchin fù manovale del padre nella invenzione
dei primi tratti di muriccioli asciutti , a Marreri,
per dare asilo agli agnelli e al letargo
delle lucertoline così carine quasi belline.
Quarto.
Al vescovo d’Irillai appare in sogno l’inventore del numero
e del cocomero che chiamò Remitano
perché aveva un’elmo e una corazza di sughero
e l‘ascia del taglialegna che nessuno affida ai pazzi
(e con quella vincere al lotto)
Quinto,
a dieci anni Zuan figlio dell’anno punto zero
e della cometa circolante andò con la mamma,
Manzela d’Onifai, a vivere sui monti senza biscie
con i fratelli che non lasciano le cose dove stanno
e si stabilirono dove quelli con le mani sempre calde
curano anche i dolori inguinali e scatarrano a mezzodì
feccia violacea che corrode il granito del Monte
così come le streghe scoreggiano di notte
vapori velenosi e sputano brandelli di rospi
viscidi come cimose di seta pisciate
dalle sacre vitelle del Cedrino.
Sesto.
Il diavolo dei barbari ha dato loro dei carboni ardenti
in cambio di Isabella Navarrese che ha scoperto
il mare salato e il primo canto del fringuello.
A Olbia mangiano la Prima Cozza
e a Orune uccidono il Primo Cugino.
Madalena d’Irillai, figlia della Tramontana,
sposa Boelle di Seuna e regnano sul monte e sul piano,
su Lucula e sul Cedrino e sul Corso dell’Eroe
sopra il canale di sfogo.
Al mercato si espone la Paura;
c’è l’invasione dei turisti e muore,
sifilitico, Zommaria di Oolbia.
I vecchi savi del contone si dilettavano a sputar catarri
in piazza e se non li seccava il sole
finivano immancabilmente a Lucula
a dare viscidità alle anguille lumachine
da impastioiare con l’abbondante e autonomo
sale da cucina isolano che cura il male ai piedi piatti
perciò, in salamoia senza dolore,
si appisolano davanti ai tg della sera.
Allora Zuan commentò : se le lumachine salate
e pepate guariscono dai piedi piatti, cosa mai
non faranno due o tre dozzine di sanguisughe
ingrassate col gelatinoso catarro al tabacco ?
Zuanchinu progetta il primo campanile della cattedrale
e lo chiama Merzioro. Da lui prenderà forma Boelle
che da campanile maturo sortirà francescano.
Suoneranno a tutte le ore per far dispetto al gallo.
Dieci
Il Cagliari perde la prima di campionato
e a Sassari varano la prima dinastia
di presidenti del cavolo con patate.
La dozzina di savi del Contone Ballaloi
accosciati al sole marzolino e a quello di san Gavino,
preparano la annuale supplica
a san Francesco ma al sentir qualche commesso
o impiegato parlare in italiano, lo pensarono
un confidente dei carabbi sotto mentite spoglie.
Dicevano a tutti che per chi ha voglia di parlare
non c’è peggior guaio contrario che l’esser muti.
Affideresti a un pazzo l’ascia del taglialegna?
No, finchè le sorti della terra sono affidate
alla guerra che risolve ogni caos con la morte.
Io temo che sfracelli il tavolo di cucina.
E tu, cittadino?
Per Barbadoro6, no, finchè i carabbi di sanpietro
possono arrestare chiunque non superi i due metri
o d’altezza o con ogni passo da un piede all‘altro.
Come i sordi se ne infischiano del pettegolezzo,
così gli zoppi se ne infischiano della corsa dentro il sacco.
Per i vecchi saggi d’Irillai
la riconciliazione delle classi si avvera nel fatto
che prima o poi “ogni cavallo di marca diventa ronzino”.
Undici.
Il primo vescovo d’Irillai monsignor con la Bua,
diffonde la prima immagine del diavolo foto tessera
che fa le fiche a chi lo guarda.
Afferma che Platone ha inventato gli dei pagani
e i frati demiurghi han creato il nocino dalla noce.
Lui vuole ritirarsi a Camaldoli con trenta litri
d'acqua ardente per creare il nuovo mondo
e mappare la Sardegna intera.
Una dozzina.
Il sovrano di Orune entra in possesso dell’Isalle
e del Cedrino
per abbeverare le greggi
sparse nelle sierre del mondo.
Nhule. 13.
Zuanchine si fa muratore di nuraghi
avendo appreso l’arte dal padre suo.
Si iscrive alla massoneria del corso regolare
quando il bisogno lo costringe ad andare a cavallo.
Sotto pressante minaccia sposa la Rosa d’Irillai
e per rispetto dell’umanità la ingravida di notte
come ha fatto col Giglio di Seuna mescolando
col suo bacolo da polenta la pentola
della sua letizia per un’ora e un quarto di delizie
I 4mori, pelati come cocomeri e rasati
come chi teme l’insidia del pidocchio malarico
e malavitoso, col vessillorosso dei banditi sbarcati
a Orosei dal vascello La Bionda d’Irillai
carica di fresca bionda di Monastir
che risale il corso del Cedrino delle Delizie
fino a Bruncuspina per sposare le quattro more
dalla chiappe sode già consorti del felice Logudoro:
Manzela d’Ollolai e Mallena d‘Illorai,
Zenia d’Irillai e Badora d‘Onifai.
Zuanchinu di Lucula Irillai e Zomaria d‘Irgoli,
Zizitu d’Orosei e Zozore di Galtellì.
Mimiu Molente nasce in una traversa del corso eroico.
Sebastiano Satta si dimentica il suo primo sonetto
e ne scrive un altro.
Ciusa fa piangere la mamma della gran cognata
di Orune che ha scelto di maledire e bestemmiare.
Grazia Deledda diventa sovrana delle lettere
a vent’anni suonati con virtuoso scampanio
di Boelle e Merzioro contro il famigerato
pride Birde di Bile che le prende
sui lombi dal bastone di Ballero.
Muore innocente per mancanza di cybo
l‘autore dell‘opera la ciotola del mandrone
conservata al museo d‘Irillai
che ne ha donato trentatre copie
al cugino parigino del Louvre .
Nella gran piazza d‘Irillai dedicata a Barbadoro
troneggiava un seggio di pietra che abili tagliapietre
avevano fatto rotolare giù dal Monte
e chiunque la domenica poteva assidersi
e sentirsi il re della festa come a carnevale,
a lui portavano frittelle fritte di zucca al rosmarino
e fiaschi di vino rosetino dell‘anno scorso
quando piovve a ferragosto dalle 3 alle 4
del primo meriggio certe gocce
che sembravano occhi di bue prima del macello
Quindici.
Zuanchino incitato dal popolo aristocratico
e dalla nobile plebe,
pubblica il manuale dell‘onesto muratore di parola
e il vescovo d‘Ohiai monsignor Bua, dichiara aperta
la guerra tra la Rosa d‘Irillai e il Giglio di Seuna,
un suo nipote è riconosciuto come Garofano del Corso.
A Irillai c’era il palazzo degli indovini del lotto e delle schedine,
il palazzo dei geometri del comune
che peroravano i loro progetti in assemblea,
il palazzo dei cacciatori di cinghiali e pernici
che presagivano dall’abbaiar dei cani
il bottino della domenica,
il condominio dei sacerdoti utopisti
che battagliavano per le future città
del nuovo sole e del nuovo dio;
ma all’ingrosso i cittadini erano per lo più pratici
e mangiando cacio bevevano vino,
si coprivano al freddo glaciale
e col caldo del carmelo si toglievano la maglia di lana
che indossavano da capodanno e la rimettono a sant‘Anna,
dormivano quando il sonno li rendeva mansueti
(anche hitler quando dormiva sembrava un angioletto,
[non così lady macbeth, ma forse è esagerazione guglielmina])
si svegliavano quando il tafano della fame li pungeva
per sortite al caffelatte, essi, i vecchi saggi d’Irillai
(e neppure gli squattrinati), non capivano
i progetti di domani, le antiche chimere le chiamavano,
i sogni gratis che trascuravano i probabili rimedi odierni
all’errore di ieri; per la savia dozzina del Cantone
il posto dove la gente ride è il posto felice
dove si stà bene perché si sa chi ride per finta.
I dodici savi d’Irillai non sognavano
e si raccontavano minuziosamente
ciò che era stato per loro la Libia del 1911-12 :
sopruso e assassinio,
ciò che è stato il 15-18 : morte e freddo;
l'Etiopia : stermino, la Spagna, viltà, la Francia,
fetenzia, Russia : freddo senza cassola,
e la Grecia : turpitudine, e l’Albania : nefandezza.
Essi non volevano sognare nulla
di quel che avevano fatto e patito.
Sedici.
I Satta Letterati pubblicano un‘opuscolo
sulla dignità dell‘uomo di lettere
che conosce anche i numeri a memoria.
Un Satta chirurgo s‘opera la sua prima appendice
e tiene un libero corso sulla tecnica del clistere
e sulla raccolta delle sanguisughe del Cedrino.
Bastonato da Zigottu Bettoliere, l‘inventore e cantore
della Prima Battorina Diffamatoria
per aver vomitato sui trucioli freschi di giornata
Zuanchino e tutti i nobili del suo casato,
risalenti al totemico neolitico
(quando dopo averlo cacciato allevarono il cinghiale)
fan di notte quel che anche le pecore
fanno dopo il pascolo.
E non si cura del suo naso né dell’intero viso
e all’alba, volto a oriente sussurra :
Anche oggi ha luce ed energia da darci.
Egli è più prodigo che avaro,
più soave che arrogante
poiché non sembra pensare che alla sua morte
seguirà la nostra, ma par che dica : abbiate fede in me
che son la luce che illumina le vostre città.
Bisogna ricordarsi di lui nei frontespizi delle strade
e delle piazze dedicate tutte a marescialli, poeti, senatori,
caporali e commercialisti : w viale Barbadoro Luminoso
Ragioni di stile.
Quelli d‘Irillai erano famosi per la neghittosità
ai comandi, mentre le femmine erano note nell‘isola
per lo charme con cui portavano le loro negligee
a colazione, durante il puerperio,
davanti a una dozzina di pastarelle
con creme al miele che divoravano in apnea
quando viene squartato e arso vivo
il primo priore di Olzai
per le conclusioni affrettate sull’amore
del mondo di santa Barbara dei Monti.
Se l’avrebbe scampata sarebbe diventato
il primo bandito di Ohiai B. Olzai e Onifai.
Io ricordo che alla Provvida della Fratellanza
dei Potenti d’Irillai, quando si spacciava il pirizolu7,
si spacciava anche il cacio salato, la ricotta salata
le salsicce condite sotto sale, baccalà
della Maddalena ben salato, prosciutto salato,
pancetta salata, acciughe di Bosa al sale marino,
guanciale salato, olive salate, lardo salato
dai dodici savi d‘Irillai, fave salate, cavoli salati,
pistacchi salati senza risparmio, gallettine
savoiarde salate con sale marino e minerale,
gelatina di quadrupede mansueto con un pizzico
di sale in più, sardine d’Orosei sotto sale…
Nasce a Lucula il primo cugino di Zuanchino
che farà inevitabilmente il contadino.
Balente e Molente8.
A Seuna si ribellano al vescovo
dell’isola per i privilegi concessi a Irillai.
Quando il re di Orune si impossessò del Cedrino
e dei pascoli montani, scoprì l’antagonismo
del pastore col contadino perché nessuno
era una pecora mansueta e pia come il bue domato.
Voglio ricordare quel ch’è stato.
Seguo la linea del mondo, le pietre miliari
e la rovina delle cose percosse dalla corsa del destino,
seguo lo spirito isolano che ha tradotto le parabole di Gesù
e il decalogo in sardo con l’aggiunta che lo zoppo
non paghi le tasse per ballare e che i simoniaci
vadano al rogo prima dei bugiardi ( il sant’uffizio d’Irillai
persuadeva col patibolo quelli del cantone
alla lettura dei libri sacri in dialetto).
Mallena d’Irgoli suggerì al marito
di togliere le pietre dal campo
per non far inciampare l’aratro
quando avrà il vomere.
Manzela di Lodè, sorella di Mariapica,
notò dell’astuzia nei risvolti di Zuanchin.
La conferma gli venne quando Zuanchin disse
che la casa era per lui e non per i figli a venire.
E venne il maron delle tagliole al Monte.
Lui a vent’anni era un’uomo fatto
e non avrebbe più contato i giorni.
Chiamò Barbatella di Olzai la sua prima figlia.
Combatteva ad armi pari col cinghiale del Monte
per la carne e per le setole.
Si accani come Achille contro le cavallette e le zanzare
e come Ercole contro i muggini e le anguille.
Gantine dopo un solo anno di apprendistato
viene nominato nunzio comunale di Bithi e Nhule
a quindici anni compiuti e trova per terra millelire
con cui diventa cittadino di Seuna e anche di Irillai.
Muore nel corso ospitale Monsignor con la Bua
nonostante il gran bene fatto alla città.
Egli, Monsignor con la Bua, sosteneva che le sue pungas9
contenevano un boccolo del Signore della Croce
che a chi giurava il falso si torceva le dita delle mani
e anche dei piedi oppure gli si inaridivano gli occhi
che piangevano dal naso,
avrebbe ruttato come uno sazio,
non avrebbe più smaltito il vino in eccesso.
Proprio in quel torno di tempo Zuanchino
venne dal mare al monte e s’invaghì del pecorino
al serpillo e da allora ne fece annualmente provvista.
Zuanchino E. Remitano sposa Rosa d’Orune
e con i doni di nozze compra l’altopiano di Bithi,
un’alveare per arrestare le api e tutta l’acqua del Gologone.
I mori conquistano l’Inferno di Dante e Bosa e Orosei
col progetto segreto di collegarle con un canale sotterraneo.
La plebe di Sassari espelle il ricordo
e i ritratti dei presidenti del cavolo con le patate
e vengono dati in pasto alle cozze di Olbia
e Terranova i loro beni e gli eredi tutti.
Pubblicata l’arringa degli avvocati del vescovo
contro la Repubblica di Platone.
Nando Catone conquista la rete del gas,
inventa il fiammifero e lo zolfanello
e la dinastia del Fornello.
I milanesi in forze col loro squalo
comprano l’isola di Garibaldi e la cattedrale di Irillai
con tutti gli affreschi dei maestri olianesi ancora umidi.
I fonnesi brevettano la tagliola di Marone del Monte.
Zuanchin e Gantine il trovatello
salpano all’alba dal delta del Cedrino
e a sera scoprono Isalle e il regno di Lucula.
Il primo cantore delle battorine di Zigottu
muore sulla porta della stanza
e i frati di Fonni hanno affidato le ceneri
ai quattro venti di monte Spada.
Pace fatta tra il sindaco di Seuna
e il podestà d’Irillai col priore di san Francesco.
Muore Garibaldi Terzo, Liandru, Puerca,
Zuefa e Spaccamonti, sostituiti da Cossighin I
con lo spettro di Segni e una patata bollente in bocca.
.
Zuanchinu abbandona la famiglia
e si affilia alla massoneria come
competente in massi da sottofondo dei nuraghi.
Gantine scopre la zoologia di Aristotele
e ospita in casa un gattobianco che diventa canenero,
un’agnello che diventa pecora, un’asinello bianco
che quando raglia diventa marrò,
una martinicca con un solo orifizio
(che le malelingue chiamano pertugio)
dove sbriga le proprie faccende,
un porco e un falchetto,
una gallina che cova un topo.
Una spia straniera approda a Orosei
e dice quel che ha visto a Gaeta;
nessuno gli crede e lui minaccia
di riattraversare il Tirreno a notte fonda
appena si ricorda come nuotare.
Monsignor con la Bua traccia dal cielo
il confine tra Irillai e Seuna,
riconosce la sovranità dei vivi sui morti,
dell’alto sul basso, del marito
sulla moglie e del sole sulla luna.
Col trattato del Corso dell’Eroe
avviene la spartizione del territorio:
a Irillai la sierra e le ghiande,
al capitolo della cattedrale
il miele delle api e il torrone del Monte,
a Seuna gli oliveti e le mandorle,
ai carabinieri a cavallo i moschetti,
agli artigiani il vino di Marreri,
agli impiegati il pirizolu,
ai bottegai il libretto rosso di Omero
da leggere dopopranzo.
I mori s’imbiancano, i bianchi s’abbronzano
e con una rosa rossa e un giglio bianco
creano di punto in bianco il principato dei 4mori.
L’accabbadora10del Monte
legge il Verbo ai moribondi dicendo:
Infine dovevate scegliere tra il bene e il male.
Primo viaggio di Ciusa a Cagliari.
Viaggio premio di G. Deledda nel posto delle fragole
dove conquista la meritata Fama Universale.
Immaginaria cacciata di pastori e contadini da Irillai
e instaurazione della repubblica del vescovo.
Morte degli avvocati come ordine latino
di cavalieri del foro nella legge.
Gli ogliastrini invadono Calaluna
e rebottano a Codula ‘è Luna.
Nasce Boe Masedu, figlio di primo letto
di Bacheddha Muzzuboe e di Boe Rude
che lo guiderà lemme lemme nei sentieri
dei santi pellegrini fino a Gerusalemme.
Prete Zanchetone entra in seminario
e dopo cinque anni esce col colletto inamidato.
Probabilmente guiderà la parrocchia d’Irillai.
Zuanchine scopre la sorgente del Cedrino di Sopra
e la copre con un sasso nel primo mese di gennaio.
Viene arruolato la terza e ultima volta
consecutiva nei granatieri di Sardegna Canta.
Dopo trentatreanni rientra a Irillai senza voce.
Schioppetate tra Baroniesi e Ogliastrini davanti a Calaluna
e fanno una Bua al vescovo d’Irillai che elucubrava
sulla pace per la vita e sempre per la morte.
G. Deledda pubblica Elias Portolu e S. Satta i Canti Barbaricini.
Eleonora d’Arborea tira una nuova edizione della Carta de Logu.
Primo acquerello di Prete Zancheta per la chiesa d’Irillai.
Zuanchino scopre la seconda volta
la sorgente del Cedrino con Mariapica al braccio
e Zomaria sulle spalle. Monsignor Alberto Settembrino
diventa patriarca dell’Isola per aver lapidato
un cane nero e un gatto a mio giudizio ancor più nero.
Il consiglio comunale approva il regolamento commerciale
tra bottegai del corso e ambulanti che trafficano abusivamente.
A ferragosto con le spiagge pullulanti di bagnanti
muore improvvisamente per un’unghia incarnita
papa Pio Apollo I detto il Pitico.
I Baroniesi pur con gravi perdite conquistano
definitivamente Calaluna e sugli ogliastrini
cala il sipario dell’onda e del monte.
Lo scultore Ciusa espone dopo due anni
davanti al carcere del tribunale
la Madre dell’Ucciso che commuove anche l’assassino
che ammette di perdonarsi quel che ha fatto
e al momento non sa dire, se, potendo,
l‘avrebbe rifatto il misfatto. La proloco di Orosei
e i canottieri di Bosa confessano la voglia
di circumnavigare l’Isola a forza di remare al contrario
o sottosopra. I dodici savi d’Irillai sostengono
a viva voce, l’onestà, le belle donne d’Irillai
e con il vino di Marreri, la disciplina a tavola.
Il Primo signore di Baunei,
dal pinneto di santa Maria di Navarra,
comunica al mondo che tre anni di pace con Dorgali
e l’intera Baronia sono troppi,
anche per san Francesco.
Istigata dalla malattia che non perdona,
la Morte avvolge donn’Elene Culibianca
che spaccia vino al mercato d’Irillai.
Asta al rialzo per la formula del suo vino
sempre identico dall’apertura dei campi elisi;
lo scontro si protrae trentatre notti consecutive
e finalmente il catino d’argento
dove si scioglie la formula del buono e dell’identico
è aggiudicato dall’E-pulone Catino d’Oro.
Noi tutti confidiamo nel Signore che
il prezzo del vino resti inchiodato alla vite
e secchi le unghie a chi modifica
il più che giusto ordine delle cose sante
date da Dio solo all’Uomo.
Zuanchino trova un secondo condaghe
in una grotta del monte sotto il giaciglio
d’un famoso bandito con la taglia.
Deve ancora leggere il primo condaghe
che Mariapica stà traducendo in italiano
che il vescovo vorrebbe in latino per capirlo
solo lui e Prete Zanchetone che si consacrò
alla chiesa perché il giorno della leva
non gli riuscì di fare un coito nell’orgasmo
e pur fatto abile entrò nel seminario d’Irillai ricco di canne.
L’assassino dell’ucciso commissiona a Ciusa Francesco
il monumento per la sua tomba : la madre dell’assassino.
Zuanchino nel suo peregrinare finisce alla rebotta
di san Biagio del Lolloway e al rientro si perde
per strada e i cinofili della forestale in elicottero
lo trovano tre anni dopo nella foresta di Urzullè
senza mutande e con una lacera canottiera
di gherdone11 bruciato che è il frontespizio
del terzo condaghe che il corpo forestale
acquisisce come corpo del reato.
.
Altra scarpinata di Zuanchinu
nelle strade dell’isola cattolica e sovrana:
in tre anni và a Gadoni, Buggerru e Calangianus
Iglesias, Montevecchio,Nurra e Muravera
Zuanchino pone il primo mattone della nuova generazione
del primo campanile della cattedrale progettata
da Zomaria d’Onifai a pianta piatta con colonne
e battisteri originali dei tremilatrecentotre
scalpellini di Bosa che han consegnato trionfalmente
il lavoro prima di carnevale per andare a salutare
i rematori del Cedrino Superiore e decidere
quando iniziare i lavori di collegamento
col Temo di Sotto e renderli navigabili
per la prossima e imminente visita del papa.
Congiu dipinge una pala per la cattedrale
dove Gesù stà con i braccianti di Lucula.
Ciusa se ne và a Cagliari per la triennale
con due madri senza figli. Muore Liandru d’Orgosolo
e a Urzullè fanno lunghi presciutti di lepre
e corte spalle di coniglio; il supramonte ritorna
ai mufloni e il cinghiale diventa il principe
della bassura baroniese e si cimenta
con le anguille del Cedrino
esca dei bracconieri nel mirino dei venatori.
Tutti, nel paese del Duca Barbadoro Elemosiniere,
camminavano fregando le spalline ai muri,
perché avevano il fegato ingrossato,
quando entravano nella mensa del Tempio
di Zigottu il bettoliere che disponeva ogni giorno
una bottiglia di vino per i poveri,
dove un gran fuoco ardeva nel centro della sala
e ognuno si faceva il suo segno di croce
davanti al ‘ filindeu’12:
chiunque sapesse governare il suo appetito
lo faceva e i tanti altri sbadigliavano.
E lo spirito ribelle se ne stava all’orizzonte
della porta in compagnia del senso del gruppo
e del senso del gregge, perché quando c’è
da mangiare ognuno lo fa per sé
e non imbocca nessuno.
Non siamo in piazza insomma,
dove anonimi balenti13
guerreggiano a cavallo indisciplinati e ribelli
come eroi puri e casti e senza guida
con la divisa alla moda e lo sguardo assassino
se gli nomini la mamma: l’occhio caldo e mediterraneo
che doma il toro seminatore stringendogli
la lingua bavosa tra i denti da latte.
In piazza, fuori dalla mensa di Zigottu,
si dice che chi maneggia un’arma
si aspetta sempre che qualcuno lo tradisca:
uno zio o un’amico questurino,
perciò non ci si fida tra la plebe..
Il Redentore è innalzato a forza di muscoli
e di buoi sul cocuzzolo del Monte
per fare la sua bella figura tanto che gli invidiosi
ne soffrono e chiudono le corti padronali
ai questuanti di san Francesco.
Accordo tra Irillai e Seuna sulle ghiande del Monte.
Una famiglia di rondoni che nidificava
nel rosone delle Grazie è cacciata
di malo modo dall’autorità costituita.
A Marreri cade la prima neve.
Nella gola del Gologone frana il monte
che ostruisce il corso del Cedrino
e allaga Oliena città piena d’olio
che galleggia come un’enorme botte
vuota di vino vecchio
Il sen. Molosso e l’on. Calamus spiegano a due lingue
la Politica della polis in piazza del mercato.
Zenia e Zomaria muoiono per amore
gettandosi abbracciati dal ponte di Mastrefe
e il coro d‘Irillai gli dedica subito una cantata
accolta trionfalmente sotto il palco centrale.
Monsignor della Bua disegna dal cielo l’altare
centrale della cattedrale a forma di colomba
sulla spalla di Gesù tra i dottori e i medici.
.
Da Zigottu prima battorina sperimentale in sardo antico:
una rudimentale rima baciata per Josto.
Un nomade pellegrino asporta a notte fonda l’immagine,
appena avuta, della madonna castigliana di Gonare.
La Baronia torna in possesso dei baroniesi
dopo la perniciosa occupazione di viandanti
spacconi con ragazze spavalde
che la davano per amore ai turisti latini.
Il sindaco d’Irillai Zuanchin E.Remitain,
occupa con lo stendardo e il gonfalone
dei quartieri associati, la casa di Galtelli
dove G. Deledda mise la parola fine
a Canne al vento.
A sera inoltrata viene diffusa la notizia
della riuscita circumnavigazione dell’isola
fatta dai pescatori del Cedrino
che inseguivano una famigliola di anguille d’Orosei.
Antonio Ballero fotografa monsignor della Bua
ai ferri di campagna tra due carabinieri
alla stipula dell’accordo di pace
a Dorgali tra alti ogliastrini e bassi baroniesi.
A su Contone appare un tizio che dice
di essere san Pietro in incognito,
ma pare uno scalpellino disoccupato,
e cerca quell’architetto di Seuna che non russi
nel sonno per confidargli in segreto l’idea
della basilica che deve edificare sopra il Rifugio
a su Cuzone dove fù trovato lo scheletro
del protomartire Zizitu il Cattolico ambidestro
decapitato a un’occhio dagli Ultimi Pagani d’Irillai
con quell’usanza barbara dell’occhio per occhio
che perderanno col passare al cristianesimo
del Perdono e alla novella della Vita Eterna
in galera senza sconti nella Pena
e senza aggiunte nei Premi.
A Roma muore il papa e lascia incompiuta l’enciclica:
ci rivedremo il giorno del giudizio e allora rideremo.
Monsignor la Bua eredita la Bassa Baronia
e promette di fare case con giardino
nel corso del Cedrino dove Zenia d’Onifai
fa canottaggio come Cleopatra nel Nilo
un quarto d’ora prima di morire.
Zuanchin,
durante la raccolta del sughero
nota nel tronco denudato d’una quercia millenaria
la prima carta geografica della Sardegna
a forma di sandalo del piede destro
con la grotta di Nettuno sotto il callo di Alghero
e una bussola che indica porto cervo,
la fiat e la zanna d’un cinghiale assassino.
.
Monsignor della Bua vive sei mesi accanto al Redentore,
in piedi come un’eremita, perché all’ospedale
d’Irillai invece di incidergli un foruncolo
nel fondoschiena gli han fatto una dozzina di clisteri.
Legge ad alta voce i misteri che saran chiariti
il giorno del giudizio e gli cuce addosso
una dozzina di proverbi tardo-logudoresi
tradotti in lingua : chi la fa, l’aspetti;
la vendetta è un piatto biblico;
volpe vecchia fa buon brodo ecc.
Zuanchino e.Remitano affida a tre rinomati pittori
la decorazione tutta celeste della sua camera da letto,
a spese del comune e della cassa mutua,
perché Mariapica deve partorire Zomaria Unigenito
che non vuol nascere in ospedale
perché ha paura del clistere.
La stanza viene ultimata tra la rottura delle acque
e il primo vagito dell’atteso primogenito
erede del corpetto d’agnello del padre.
Lega di Seuna e Irillai contro gli scrocconi del Corso
che bevono alle spalle degli infelici perseguitati
dal destino uscito di soppiatto dal Rifugio della Malva.
Zuanchin vive come un recluso in casa
fino al compimento del primo anno di Zomaria.
Rinuncia anche a un soggiorno di tutto riposo
nella Casa del Re, ma senza uscir di casa.
Parte da Mamoiada il primo tour a piedi
nel mondo dei Mamutones con soche di bue castrato
e mansueto, lazos di vergine vitella e campanacci
di Tonara senza ruggine.
La lega di Seuna e Irillai li accoglie al quadrivio
raccontando barzellette dell’ultima ora.
Gli scrocconi del Corso bevono in disparte
vino di cantina come se fosse l'aceto
per l'insalata dei poveri.
Muore Totoni I Gallisai, signore del Mulino sul Cedrino.
Gli succede Totoni II signore del cinema all’aperto.
Il vescovo di Seuna e Irillai và a Roma per conto suo.
Muore il pittore dell’Immacolata Concezione,
della Madonna delle Grazie
e della Vergine Madre, Nofre Caraetela.
Si riunisce da Zigottu la lega di Seuna e Irillai
che giura di non invitar più gli scrocconi conclamati
e segnati a occhio nella bibbia dei protesti.
Pace fatta tra monsignor della Bua
con i dodici primari che si vantano di fare
i migliori clisteri dell’Isola Sovrana e Cattolica.
Il sen. Molosso tiene da solo una conferenza
sulle occulte trame del senato e scatena
un cruento tumulto dove i commessi
le prendono al sangue e le danno a polpette.
Il deputato on. Calamus intrattiene una turbolenta
platea parlando di certe cose del parlamento
che non battè ciglio nemmeno all’apparizione
della divina Trinità al completo.
A gennaio, dopo il fuoco di sant’Antonio,
Seuna si ribella al suo vescovo.
Ai fuochi di san Giovanni li malmena
con i diaconi della cattedrale sostenuti
con l’acquardente sottratta al Maligno Mago d’Oliena.
In una celebre cantina dei Menagramo del Corso
si riuniscono in palese concilio segreto i preti
precari che si lamentano del nepotismo di Monsignor
della Bua che a sua volta ha un conciliabolo
con i colleghi isolani che non gli negano il loro appoggio
e sentenziano che ora viene il bello e son cavoli loro.
Il patriarca di Venezia getta l’acqua alta sul fuoco.
Nasce l’ultima figlia in casa Fraillinu
e la chiamano subito Giustina e lei risponde
di non capire la doppia parola di Dio e di Gesù
e che conta di interrogare i fannulloni di Zigottu
che si son dati alla teologia, leggono le lettere di Paolo
e chiamano Diddinu il vescovo della città di Dio
che si è ritirato nel santuario di san Francesco a Lula
a comporre sermoni ai sardi di questo secolo
che desiderano uniformarsi alle belle novità
del sentire comune. Il sindaco di Oliena
ne vuole subito trecentotrentatremila
copie sull’unghia stampate in inglese.
Una ignota fondazione di poeti possidenti d’Irillai
costruisce razionalmente un edificio con porte e finestre
da adibire a scuola per gli orfani del quartiere
che vogliono studiare i miti greci e latini
affinchè lascino perdere la fionda di Davide
che rompe le lampadine del Corso durante gli scontri
tra i seunesi sostenuti dai francesi
e la marmaglia d’Irillai armata dagli spagnoli
di Prete Zanchetone dove muore impalato Fùà dei Foix
mentre scappava come uno zoppo in ritirata.
Gli svizzeri tedeschi occupano Calagologone
con Bach e il Blues dei Cantoni del Delta.
Nelle segrete cantine del Corso scoppiano
indomabili tafferugli tra preti, diaconi e guardie svizzere
per la nuova Comune di Lugano voluta dall’on. Calamus
di Seuna e il sen. Molosso d’Irillai
come la nuova repubblica della lana una e sovrana.
Monsignor della Bua invoca,
prima di morire la seconda
per resuscitare alla terza,
la forza secolare dei marines
per tenere a bada quei mariti
che son soliti cavalcare le mogli.
Muore a gennaio il vecchio Gianuario d’Onifai
colpito da un fulmine a trecentotrentatre anni
e passa mentre pescava da un ponte sul Cedrino
durante una tempesta in corso e lascia desolati
i trentatre figli e passa, già orfani di madre,
Gonario, Gantine e Gavino, Graziano,
Gosome, Gurturju e Gustau, Giacomo,
Giannetto e Giuseppe, Giustino e Gioacchino,
tutti fortunatamente autonomi da chiedersi
se babbo Gianuario sarà accettato nel cielo
con la canna da pesca, la batteria del camion
e la cicuta in scatola.
Nella cattedrale Monsignor della Bua battezza
con un sol colpo trecentotrentatre neonati
dicendo loro: Benvenuti tra noi, dove l’universo
si espande a vista d’occhio
da qualunque finestra si guardi il cielo.
Zomaria, dopo la guerra di Libia, si fa disertore nel ‘15-‘18,
dicendo che lui non conosce nessun danubiano.
Il re gli comunica con i carabinieri
il suo personale disappunto.
In privato gli fa sapere che da lui non se l’aspettava.
Non siamo compari, dice Zomaria.
Non sono io il padrino di suo figlio
il principe designato alla successione
perché inventore del carignano del Sulcis.
Platone vorrebbe visitare l’isola
ma gli si è rotta la riga e per ripararla
ha dovuto impegnare il compasso.
Allora la pro loco ha invitato la morte
che ha catturato il diavolo a cavallo
col quale Predu Pilurzi, figlio naturale
della madre e forse anche del padre,
cavalca fino a Caprera alla tomba dell’Eroe
dove piange per mezz’ora
poi gli accende un lumicino
e scopre a occhio nudo oltre il mare in burrasca
un’isola sconosciuta che chiama a sorpresa Corsica
la cui chiesa va riformata
perché ci ha predicato Bonifacio.
Prete Zanchetone è nominato d’imperio parroco d’Irillai,
primo confessore di Lucula
e centravanti della ventosa cappella del Monte.
Gli promettono che se vincerà il girone d’andata
lo faranno cardinale a Mamone, Onanì e Lodè
e se vincerà il campionato potrà avere una perpetua
ungherese che compirà vent’anni a Pasqua.
Gonone è di fatto in mano agli svizzeri
e capo Comino è dei tedeschi in cambio
del permesso accordato agli emigranti
di bagnarsi nel Reno, Olbia dei milanesi
e la Corsica dei francesi. Il Corso dei Saltafosso
rimane indiviso tra Seuna e Irillai
che han fatto pace e ora fan lega
contro i bavaglini padani che si martirizzano
il ce l’ho duro dei maroni con gli speroni arrugginiti.
I quattro mori vorrebbero sottomettere
la Spagna, le Baleari e Cuba.
Monsignor della Bua perdona la sedizione
dei preti della cantina del Corso purché percuotano
con la verga e un frustino i bottegai menagramo.
Prete Zanchetone apre una colonia estiva
sul Gennargentu e ci porta bambine
e bambini d’Irillai, di Seuna e d’Ohiiai
che si divertono tanto e mangiano
anche un’uovo ciascuno così che
anche a Montespada,
all’inizio del miglior autunno dell’anno,
si potra vendemmiare come a Marreri.
Per gratitudine i vignaioli di montagna
ospiteranno d’inverno i fratelli dei ragazzi,
così al prossimo luglio potranno mietere
delle opime messi di grano duro a Bruncuspina
e fare spaghetti grossi come l’asfodelo
per il digiuno di Biasu, per la dieta
col Passamontagna per la mensa
della cuccagna del Bancario.
Il Nuovo Sindaco Pipiu Minuiu
col capo circonfuso di bende tricolori
e un nastrino arcobaleno al collo,
apre il museo degli uomini e dei cristiani
in giro nel mondo e mette in quota spese
pubbliche, un’opuscolo da regalare
ai turisti, di monsignor della Bua
che interpreta le parabole evangeliche
servendosi dell’archetipo junghiano
per cui tutti i sogni vengono da un periodo
precedente e sconosciuto ma letto e udito
nei circoli alla buona d‘Irillai dove se ne sentono
di tutti i colori dell‘arcobaleno, delle grazie ricevute,
delle reliquie delle vergini che sant’Orsola
condusse dalla natia Bretagna fino a Roma
e dei trucioli di san Giusepe Carpentiere,
ebanista, armatore barcaiolo falegname.
A SantaMaria, nella Baronia di Orosei,
convergono alla foce del Cedrino
tanti studiosi dei dialetti che si voglion far lingua,
guidati dall’arcivescovo d’Oliena e del Gologone
per farli diventare tutti poliglotti o poliziotti
buoni in tutte le questure d’Europa. O pompieri.
Il convegno resiste alla notte inoltrata,
allora ballano in tondo col compasso
e in linea con la riga come gli antichi sardi
e allo scoccar della mezzanotte han tradotto
la sacra bibbia in logudorese, la relatività ristretta
in barbaricino e, dandoci sotto, all’alba
vedrà la luce l’interpretazione dei sogni
nella lingua dolce e forbita degli ambasciatori
d’Irillai quando vanno a Seuna e lungo il Corso
fanno le fiche ai bottegai menagramo.
Monsignor della Bua, figlioccio di donna Surbile
e don Sirbone, li benedice via etere
perché il satellite costa caro e lui ha paura del vuoto.
Hitler la scampa in un agguato adornando
il faccino tondo con i cernecchi d’una dozzina di rabbini.
A Onihai Groddho Mhoro pubblica
a chiare lettere baroniesi i sospiri di Eloisa e Abelardo.
Perché non mi avete invitato al convegno
di Santamaria dove avrei suonato le launeddhas
in quel latino col quale Gesù
si cimentava durante il calvario?
61.
I bottegai menagramo del Corso inventano
e brevettano la malinconia e con essa
vogliono coniare una faccia delle loro monete,
nell’altra c’è un fabbro che fa il gesto dell’ombrello.
Nella facciata della chiesa del quartiere
di san Pietro, don Zanchetone fa copiare la deposizione
Baglioni con Zuanchinu l’ortolano che sostiene
per le ascelle Gesù col volto di Pilurzi, e Zomaria
il ciabattino lo solleva sotto le ginocchia
col corpo teso dal peso della divinità.
Zenia è Maria e le altre sono le pie donne
d’Irillai sempre più contente di esserci.
I Preti Precari delle cantine del Corso
fanno un nuovo calendario e lo regalano a Zigottu
il bettoliere perché ha cacciato fuori il vino nuovo.
Monsignor della Bua vorrebbe rifare la facciata
della cattedrale se i possidenti e gli altri ricconi
di Nuoro cacciano fuori i denari che maturano
nelle banche e contribuiscano alla spesa
un po’ più dei panettieri già assolti per aver
confessato i loro peccati, se poi un’obolo
lo danno anche i falegnami sarà indulgenza
plenaria fino a toglier loro la scomunica
di dosso ai malfidi comunisti.
Ma và a cagare, dicono in coro e di cuore
i garzoni di san Giuseppe con la pialla che fa trucioli.
I contadini e gli impiegati di Seuna
occupano la chiesa delle Grazie e minacciano
di vendere l’oro della madonna
se non danno un’arcivescovo ai loro confessori
che durante la novena fanno le prediche
e i sermoni più belli dell’isola.
Nel ponte sul Cedrino
si rinnova la pace tra Gonone e il Gologone.
Il vescovo confessa di aver sognato
d’essere padre di otto figli col nono in gestazione.
Di notte li facevo come le orazioni, dice,
come militi per la cristianità autentica.
Basta con i terroristi domenicani.
E’ molto giusto che ognuno dica la sua
sul deicidio di un fratello del popolo e figlio di Dio
Da una vetrina del palazzo delle corporazioni
rubano i pesi e le misure. Barracelli e guardie
giurate giurano che i ladri erano scalzi
come Aristotele e Seneca,
perché le orme sono eloquenti e chiare.
Ma quelli avevano i sandali, sentenzia
un commissario laureato della questura,
mentre un altro carabiniere ancora fedele al re
dice: Utopie.
Tutte lettere oscure come i virus asiatici. Eretici.
Prete Zancheta sogna di essere stato nominato
cardinale e di fare in pubblico il guardaspalla
del papa e in segreto il braccio destro,
sostituendo le monache di clausura,
i gesuiti, i cafoni e le guardie svizzere
che han comprato Milano
con una bancarella di orologi usati.
Appena sveglio, senza nemmeno sputare
nel lavandino, prende carta e penna e scrive
una risposta di commento all’epistola
di san Paolo ai romani di Roma.
Alle nove è in fila alle poste e paga una assicurata
con r. di r. Alle dieci è nel sagrato della chiesa
di San Salvatore e affigge una bolla come Lutero
dicendo che anche lui vuol vendere le indulgenze
perché è tempo di pensare alla vecchiaia
quando gli acciacchi ti spingono da qua nell'aldilà.
Bottegai, orefici, fotografi, orologiai, bettolieri,
giornalai, macellai, bancari, tassisti, notai,
tabaccai, avvocati, barbieri e garzoni del Corso
si suicidano di comune accordo perché qualcuno
di loro ha contratto debiti che non vogliono restituire
e crediti che non possono avere anche senza esigere
le naturali provvigioni di legge per essersi aiutati
a far la loro bella figura d’avere il negozio al Corso.
Il sindaco Buzinu Bustianu,
eletto all’ultimo scrutinio col favore delle tenebre,
và in visita all’ospizio e trova, a sorpresa,
il cognato Buziuntu caduto dal letto
sopra le pantofole senza lacci come Capannelle,
mentre cercava d’inchiodare Gesù crocefisso,
con chiodini veri.
A Orosei, in Baronia, i nipoti del cardinale
Rocchigiano Roich di Royalties, famoso traduttore
e interprete di tutte le religioni rivelate,
aprono un viadotto sottomarino, dove si mangia a buffet
con carta di credito logudorese e vista delle timide sirene
che cantano sott’acqua sottovoce,
che collega la spiaggia centrale con la foce del Cedrino
dove ci sono bancarelle di polpi, di cozze
e di muggini gratis per chi invoca
col santo rosario in mano
l’ausilio di Dio e della Madonna.
San Carlo Borromeo scappa da Milano
per posare una pietra nella chiesa
che la città di Nuoro vuole ostinatamente dedicargli.
Zuanchinu non vi presenzia
e affitta una mansarda al Corso
per una sua amica cacciata di casa.
San Carlo nota l’assenza del Primo sindaco
e posa un carro di pietre aguzze
come le guglie del duomo.
A Seuna, Nuvola Occidentale esegue
un ritratto bifrontale di Zuanchinu che l’appende
dietro la scrivania di fronte al doppio profilo
carpiato di Zuanchine eseguito da Diecu Mandrone.
Zuanchino E. Remitano quando stà nel mezzo
dei due quadri con la fusciacca d’ordinanza
somiglia ancora di più al san Piero della deposizione
Baglioni del gran Raffaello morto giovane
tanto tempo fa senza dirlo in giro
e senza che nessuno l’impedisse.
Zomaria fa il segretario del padre
nell’ordinaria amministrazione comunale:
concede appalti municipali quali la fornitura
di pannoloni per i nomadi pellegrini che vanno
da un santuario all’altro e si divertono con le cabale
miracolistiche, requisisce terreni per le opere
di pubblica utilità quali cessi per i sedentari
e aiuole per cani incontinenti.
Alla fine passa guai per millantato credito
che Zenia non avalla dicendo che le bluse
di seta son le sue e le gonne ricamate
con fili d’oro e d’argento le ha vinte alla lotteria
della parrocchia ed è certa che Prete Zanchetone
non l’ha imbrogliata.
Trattato da Zigottu il vino di san Francesco,
di sant’Antonio e del carnevale di Viareggio,
di Mamoiada e Creta dove liberano i tori di Minosse
che domenica predicava l’incesto come in uso
tra i bugiardi cretesi, dove padri e madri,
fratelli e sorelle erano oltremodo indulgenti
con se stessi e non pagavano alcun obolo.
E’ dichiarata aperta la riunione condominiale
nel cimitero d’Irillai in seguito all’accordo
tra i pescatori di Bosa e quelli di Orosei.
Alla terza ribotta dei poeti isolani
si decide di adottare definitivamente il logudorese,
la lingua dei Condaghi e di Eleonora,
come lingua ufficiale della Sardegna Unita e Cattolica
e tutte le rime che esulino dal canone
saranno dichiarate nulle con una marca di bollo.
Diventerà lingua non appena avrà combinato
qualcosa di buono, così come han fatto
i cosiddetti olianesi con la sorgente del Gologone
giusta ricompensa del lavoro degli antenati .
Zigottu si trasferisce ogni estate a Gonone
dove si beve il vino a occhi chiusi
e si fa musica all’aperto perché pare
che senza sonorità sia una vita da sordi
che non sanno muovere le orecchie come i cani;
vi rimarrà finchè lo lasciano, se non muore
prima e salirà per l’ultima volta sul Monte
Pilurzi fotografa il cadavere del bandito R. G.
nella camera mortuaria e allo sviluppo del negativo
appare in primo piano il volto di Zuanchinu
come l’avevano dipinto a due mani Nuvola Incostante
e Ciotola del Poltrone per l’annuario dei ricercati
finanziato dalla cassa mutua dei priori di san Francesco
Pilurzi consiglia a chiunque di fare i fatti suoi
e di riporre le corna in tasca come ha fatto
il cugino Pidore marito di Piunca
che è del capricorno e tratta crediti
e donazioni con i bottegai del Corso
da sempre contrari alle indulgenze.
Vengono chiusi i casini, i postriboli, i lupanari
e anche le case di bona tolleranza ancora aperte
come in ogni buona trattativa in cui i contraenti
si attengano ai patti contanti e sonanti
Dottor Calamida muore, come è giusto, dopo il suocero
e prima di dare alle stampe un encomio critico
dei medici che praticano i clisteri come terapia
d'urto del piacere inaudito socio del dolore
Appello dei barazelos ai corazzieri lanzichenecchi
svizzeri e vaticani per la lotta agli abigeatari
L’esorcista della diocesi d’Irillai chiede al papa
una bolla di ghiaccio contro il demonio
della serra del supramonte e dei tacchi ogliastrini.
Dal vaticano rispondono che sarà pronta
a ferragosto inoltrato e frattanto consigliano
riunioni di famiglia e di condominio
e non far uscire sole le bambine sotto i vent’anni
Mentre la Ciotola del Poltrone gli fa il ritratto,
muore la sorridente madre di don Zanchetone
che non sa darsi pace fino a che i parrocchiani
non gli trovano una perpetua dell’est
di nome I Vana Utopia sul cui volto il pittore
(morto più giovane del divino Urbinate)
termina il ritratto della beata mamma di don Zanchetone
che Dio l’abbia accanto a Sé nella calura estiva
e nel freddo invernale, quando fiorisce il mandorlo
innocente e matura il santo grappolo
Muore anche Pizinnu Pisseta, la mascotte
dei tornei di mariglia, e gli succede Minninna Mingroi
voluto dal precettato Zancarru dei Circoli Riuniti
in Circolo tondo come un canestro, Zancarru di Tiana,
già titolare di Gavoi e Bitti, signore d’altura,
di Mamone e del Taloro, barone della bassa Baronia,
scala il Corrasi con una mano legata dietro
la schiena, per allenare la squadra
del cuore che porta il suo nome
Fraluisi Muzzuboe salpa, con La coppa di Deunisi,
dal porto di Orosei per circumnavigare l’isola
con i pesisti d’Irillai e prendere in ostaggio
il re di Tabarca e Tavolara fino a chè il Messico
di Montezuma non otterrà il diritto di veto
al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Durante la navigazione mangeranno se Dio vorrà
un calderone di fave al lardo preparato
dalle pie donne d’Irillai come augurio alla riuscita
della intrapresa avventura sulla rotta del tonno
d’ottone e della sardina argentata,
del bue marino con baffi grotteschi
e della capra vestita alla marinara
Diddinu Lubrè, geometra e ragioniere capo
d’un illuminato ufficio del comune,
si dà alla scrittura e pubblica una lettera ai nobili
parrocchiani d’Irillai che rinuncino alla confessione
usata da don Zanchetone per ricattare gli ex comunisti
che vogliono battezzarsi e recuperare
in una settimana tutte le comunioni mai fatte
Don Zanchetone brucia la lettera scritta a mano
davanti alla cattedrale in festa, testimoni Boelle
e Merzioro, sostenuto dai giovani cattolici
che gli han dato i fiammiferi, i cerini e gli accendini
a gas monouso, e stà tre settimane inginocchiato
sugli scalini al granito della piazza sotto il sole e la neve
Ammuttinamento dei baracelos in Ogliastra e Baronia
100.
Zuanchino E.Remitano
mori in una grotta segreta del Monte,
dove si era ritirato come in un monastero,
tagliandosi le unghie dei piedi e delle mani
con un castracani arrugginito
che gli infettò perfino il lobo sinistro
dell’orecchio a destra di chi guarda.
Mariapica lo seguì
gettandosi contromano nella foce del Cedrino
dove aveva perso la perla nera
dell’orecchio destro a sinistra di chi guarda.
Voleva raccoglierla
perché gli ricordava tanto sua zia Eleonora
la saggia signora della pianura del frumento.
La sua fù la più quieta delle morti
poiché nulla si mosse quel giorno
e nessuno pianse e non si disse messa,
non un fiore sfiorì quel dì
e ogni briga fù rimandata
Costituzione di Irillai.
Licurgo , Solone, i Senatori, i Padri Fondatori
Costituzione d’Irillai e di Seuna e su Contone
voluta e firmata da Zuanchinu E.Remitano,
Legge fondamentale della repubblica
col patrocinio della gravitazione universale,
Visti l’Iliade e l’Odissea, la Repubblica di Plato
e Cicero, il Vangelo e il Manifesto,
Sentiti gli Anziani Apostoli del Cuzone,
i dodici Saggi del Contone
e la dozzina degli Allegri Vecchi del Santo Ospizio,
poiché per loro Iddio tiene sospeso il mondo,
Si sottoscrivono gli articoli voluti
anche dalla libera volontà dei cittadini :
Se Dio è Amore, L’Amore è il nostro Dio.
1.
La Costituzione della Repubblica è accettata dal popolo che l’ha voluta
e ogni cittadino dev’essere lasciato in pace in casa sua,
e se casa non ne ha, gliela si dia, ma per favore si pulisca il cesso
e l’uscio di casa come faceva Garibaldi prima di morire
2.
Ognuno è libero di fare l’eremita e lo sportivo,
il vagabondo e il barbiere o il mago
a cui si riferisce il politico per professione
che promette tutto e dopo che è stato eletto
dice di non avere la bacchetta magica
3.
Chiunque è libero di scommettere su se stesso
e sui numeri del lotto,
ma non può brutalmente vendere la madre Afrodite
per un pomo né crudelmente la figlia
per un piatto di lenticchie senza cotenna
4.
Vomitare in strada è riprovevole
nonostante la buona morale consenta le pipe,
amoreggiare dandoci sotto un mantello di carabiniere
seduti o distesi sulla panchina con loschi gemiti animali,
le scoregge e rutti come fisiologiche valvole di sfogo
d'ogni animo mite
5.
Il divertimento e la certezza della salute
sono di tutti come il taglio delle unghie.
Proibita è la circoncisione
6.
L’ingresso dei ballerini nelle sale da ballo,
degli ubriachi nelle osterie,
dei fedeli nelle case del Signore,
dei tifosi allo stadio,
dei libertini nelle alcove del piacere,
dei malati negli ospedali,
sono gratis come l’aria,
il sole e la pioggia, e ogni atto
contrario è nullo come un cuore arido
7.
Gli schiamazzi notturni, i canti corali
con gli stoppini accesi e le liti in famiglia,
se eseguiti da professionisti ingaggiati e
remunerati sono consentiti a tutte le ore
che si succedono d’anno in anno
e nell’arco degli anni
dacchè il mondo è mondo
tondo, giocondo e profondo
8.
I poeti non possono essere costretti a fare i pittori,
e i musicisti a fare gli scultori.
Michelangelo era unico e particolare,
solo e raro e faceva quel che gli piaceva,
lui godeva di se e gli altri godevano di lui
che creava la bellezza, se ne infischiava
della buona creanza e dell‘albero di Natale,
della brutta tv elitaria e fanfarona
e della magica e mistica rosa mariana.
Lui, quand’era sull’impalcatura, agiva nel bugliolo.
9.
Il latte di mucca, di capra e di pecora
non deve mancare nelle case
specialmente in quelle dove ci sono
scapoli e zitelle, anche se l’ordine
è inverso : pecora, capra e mucca
10.
Nei condomini e nelle case popolari
non devono mancare gli spaghetti al pomodoro
e il portiere deve perlomeno imparare
a grattuggiare il formaggio
11.
Nelle case degli invalidi, dei poveri di spirito
e dei ciechi che non vogliono sentir parlar male
dell’uva, non deve asssolutttarmeeente mancare
il vino di Marreri, nero o rosato purchè
sia assolato, assodato e servito a tavola
12.
Chi parla male del latte, del pane e del vino
dovrà spellarsi da se come le biscie,
nel mese di luglio quando sant’Anna
fa le moine al Carmelo : proprio perché
ognuno è responsabile di se stesso
e di quel che fa o non fa
13.
Abolizione del bisogno, della fucilazione e della difesa della patria.
Istituzione di case famiglie ricche allargate
al sostentamento dei poveri che ammassano
il grano e ne fan parte ai parenti e agli accampamenti
degli zingari figli del vento libero
che non lascia loro nulla di steso sulle siepi
14.
Abolizione della gloria in cielo e in terra,
del servizio militare sul mare che Iddio ha fatto
per pescare e nuotare, navigare e lavare
i cessi cisterna, curare la pelle secca
e lavare la lana delle pecore ammorbidendola
15.
Ogni cittadino deve rispettare la legge
voluta dal popolo che respira, sospira e inspira
fiducia nella giustizia di Dio che assicura salute
e cibo a tutte le creature contente di esser nate
col sentire comune e democratico e con lo spirito
dell’arte pratica che adorna le botteghe
dei menagramo del Corso con le fauci ostili
al sorriso ma dediti alle Gallerie di Pittura,
Scultura, Poesia, Fotografia, Tradizioni,
Teatro, Cinema, Costumi, Lettere,
Ribotte, Processioni, Sfilate di Moda,
Cavalli, Maschere
16.
La Costituzione, Legge Fondamentale della Repubblica
scritta e letta
Vuole
Sostituire il giusto all’ingiusto, il cotto al crudo,
il dritto al torto, l’onestà al malaffare, il piacere al dolore,
il caldo al freddo, la gentilezza al menefreghismo,
il giorno alla notte,la bellezza alla bruttezza,
il vino rosso all’acqua salmastra,
al fischio del merlo il cracra dei corvi,
l’eleganza della proporzione, all’obbligo della moda corrente,
l’appello a scuola col canto a tenore,
la giovane felice virtù al turpe vizio avvizzito,
il buonanimo all’insolente vanità,
il vino di Marreri al fetente denaro,
l’allegria al piagnisteo, le case di tolleranza alle trincee,
il merito alla delazione, la pace alla guerra,
il crudo al cotto, la genuina e modesta bontà
all’intelligenza sprezzante, il miele al veleno,
il richiamo dei corvi con quello delle rane,
l’essere sincero all’apparire menzognero,
il freddo al caldo, il benessere al sordo cancro,
la noia all’assassinio e al delitto,
la notte al giorno, all’infanzia natale la vecchiaia mortale,
il dolce del quieto vivere all’amaro della morte
per avvelenamento, la spontanea nascita dei funghi
al miracolo del vino dei farmacisti,
la serietà d’una vita ingenua agli addobbi fastosi
del Ridicolo Potere, la provvidenza della natura
al fuoco dell’inferno, l’umile decoro allo sfarzo osceno,
il riso dell’universo al lamento del moribondo,
la natura dei corvi e delle rane
con la tarda cultura del tordo
e del caro usignolo dal pasto frugale
17.
Chi è convinto d’essere un semidio nordico
o un latino più uguale degli altri,
dovrà portare da casa al Bosco del Monte
la legna necessaria alla sopravvivenza
invernale della sua famiglia
18.
Affermazione ingenua e innocente
nell’ essere autentici isolani e genuini barbaricini
per non passare dal modesto ridicolo
al nonsenso del suolo, del sangue
e dell’umorismo etnico e familiare
19.
La Costituzione della Repubblica
se ne infischia della Pompa Magna,
della Diplomazia Stagionale,
della Cavalleria da Parata,
delle Vittorie Sportive,
dell’Opulenza che non vince la Morte
ma condivide
Altresì
l’entusiasmo duraturo per gli spaghetti più grossi
in commercio e mangiati al dente e in canottiera bianca
che dia risalto al sugo, alle giuste leggi,
agli onesti costumi dei governanti con le unghie corte
all’innocenza dei bambini e alla stabilità della salute:
estirpate i calli e godetevi l’anarchia dell’ictus
20.
Ognuno è libero di scavarsi la fossa
dove crede di star meglio purchè sia
a un palmo dalle sorgenti e dalle latrine,
purchè abbia bevuto la cicuta con Socrate
21.
Obbligo del lutto stretto
quando ammazzano un tiranno felice,
un pettirosso di buon senso
o la moglie superflua di un mendicante
infelice di nome Orfeo
22.
Revoca del diritto antistorico della possibilità di uccidere chicchessia;
per cui l’assassino sarà chiamato lo scemo del mese,
l’idiota della settimana, il coglione dell’anno senza pudore,
il briccone della domenica e nessuno della congrega umana
lo saluterà più nemmeno se si pentirà di aver ucciso
come un esaltato molto esagerato, scellerato estroverso
è quel che gli si addice.
Insomma chi uccide perderà il battesimo
e anche il nome e tutti lo chiameranno: coglion di maggio
23.
Ogni resistenza al destino è antistorica
e chiunque gli si oppone rimarrà con un palmo di naso,
un sacco vuoto e un pugno di mosche
e nulla potrà ostacolare la riforma agraria
delle terre incoltivate di malva e asfodelo
24.
Nelle strade della Repubblica nessuna persona debole
né povera dovrà smarrirsi e nessun intrigante
ficcherà il naso nelle chiappe - effeminate -
delle vittime scampate alle insidie
e alla flagellazione nella via crucis
25.
Gli egoisti impenitenti potranno avere sospesa
la libertà di credere pacificamente solo in se stessi
e di congiurare con sofismi contro il bene
della patria e del suo tesoro nascosto
26.
Concessione dell’ambizione al grand’uomo
convinto che sia lui - come uno scaltro pontefice -
a determinare i fatti senza il concorso di null’altro
27.
Tutti coloro che diffonderanno le loro ricchezze
e i privilegi nelle strade malfamate,
nei vicoli chiusi e nelle mense calde
per accogliere gli ospiti stranieri capitati all’improvviso,
saranno chiamati despoti austeri della morale corrente
28.
Gli astuti giocatori d’azzardo, gli scienziati superstiziosi
bonaccioni come i missionari e gli spioni infiltrati
con l’aristocratico soldo gallurese, dovranno firmare
una preventiva domanda di grazia per ottenere
i famosi buoni mensa col valore
della capricciosa carta moneta
buona per il lusso e per la miseria
29.
La vendetta, la vanità e l’interesse,
lo spirito di parte e di casta e la malversazione,
saranno equamente distribuiti nei nidi d’infanzia
da commissari, onesti come Catone,
della pubblica sicurezza secondo gli standard
dei protocolli dell’internazionale di polizia
30.
Il giglio, che ogni emissario segreto avrà tatuato
a fuoco sotto le ascelle, sarà il fiore della repubblica
e sarà coltivato nei giardini del Tempio aperti a tutti
dove tutti i giardinieri dovranno chiamarsi Orfeo
come il famoso poeta dei barbieri
che ammansiva le fiere come sanFrancesco
31.
La legislazione della repubblica scoraggerà
con la persuasione ogni tentativo di svelare
il mistero dell’esistenza in generale
e della stessa repubblica in particolare
nonché il mistero della perfetta coppia di sposi
lei col manto celeste di Maria
e lui con la pialla di san Giuseppe
32.
La Repubblica
nel pieno possesso delle sue sovrane facoltà
impone a ciascun cittadino,
dallo svezzamento all’odor del legno,
il dovere di partecipare a riunioni e assemblee
e al governo della cosa pubblica,
poi può far quel che gli pare
e anche andare a pescare quel che più abbocca
33.
La proclamazione della repubblica costituzionale
avviene contestualmente alla ricorrenza della caduta
dell’ultimo Nuraghe nel giorno zero e inizio
del nuovo calendario il dì seguente in cui
il decimo giorno del mese di giorni trenta
si gioca alla morra, si corre a cavallo, si fanno i tenores,
si sfila in costume che le dolci donne di casa,
per sedurre i loro uomini, han sottratto agli armadi
e ai comò, per un totale di dodici mesi grandi
e un piccolo mese di cinque giorni,
tutti dediti alla preghiera e al culto dei santi
e delle vergini, alle castagne secche e alle mandorle,
alle fave secche e ai fagioli, ai fichi secchi
e al torrone alle noci, all’uva passa e alla malvasia,
al rosolio e agli amaretti al miele amaro,
all’innamoramento e al dillu
34.
Nel deprecato caso di un contenzioso internazionale
saranno i giovani a combattere e a fare i generali
mentre i vecchi senatori che svernano in corso Garibaldi
saranno gli ambasciatori e negozieranno la pace
che sarà però firmata dal presidente dell’ordine
dell’Avarizia coadiuvato dal segretario dei Barbieri
35.
Il voto di ciascun cittadino elettore a posto con le tasse
dev’essere solamente chiaro e chi voterà
in modo confuso salterà il pasto di natale e di pasqua
e durante l’estate avrà solamente un fico bianco
maturo figlio del sole, una fetta di cocomero
e metà dei semi d’un melone invernale
36.
Ogni cittadino dabbene non deve bere
nemmeno un cicchetto
con l’infelice assassino di un’altro infelice
37.
Chiunque abbia in mente qualcosa da dire
può farlo al corso maggiore, in quello centrale
e anche nel corso minore, può parlare
liberamente in piazza, nel parco e anche
nel giardino di casa, nei caffè aperti
e nei circoli chiusi dove si dilaniano i viziosi
38.
La repubblica d’Irillai non si opporrà
alle future generazioni se vorranno sostituirla
con l’oclocrazia o con la comune dei gladiatori
o col teatro degli attori amici di Amleto
capaci di far vivere gli spettri senza
che escano dalle tombe come perdigiorno
39.
I giardini pubblici e quelli delle abbazie
vanno costantemente sorvegliati dai barazelos
a cavallo e dalla polizia a piedi per tenere a bada
gli amici di Deunisi da una parte e quelli
di donn’Elene Bagassona e culibianca dall’altra
perché non insidino delle teste di ponte
tra pensionati e scolaresche; che se la droga
prende il sopravvento sono guai da finemondo
40.
È concesso ai vignaioli prima della vendemmia
la sistemazione di spauracchi multicolori lungo i filari
e i limiti del piantato per scoraggiare lo slancio dei volatili
che sconquassano le vigne lavorate e cibarsi di vermi
e ghiande che vengon su sportivamente
e vanno giù spontaneamente.
La concessione si intende estesa anche agli ortolani
e ai fruttivendoli che contribuiscono alle pubbliche finanze
e mandino i figli a scuola, si facciano un clistere
in ospedale e godano della luce e del suolo pubblico
41.
Ogni affare di stato deve essere vantaggioso
per le moltitudini popolari e per l’indifferenza
dei santi patroni e delle garbate madonne
che leniscono i dolori dei barbieri e contadini
quando dicono il Santo Rosario come leggiadre
figlie di Maria nei giardini delle cattedrali
mentre le mogli preparano pietanze certosine
e piatti di leccornie nei refettori sotterranei:
a maggio pesci freschi, a natale e pasqua carni arrosto,
e a fine estate cocomeri e meloni.
Un pugno di nocciole il resto dell’anno,
breve o lungo che sia
42.
Pastoie agli intriganti in balia dell’arraffaarraffa
di cariche pubbliche senza contribuire mai alle spese
condominiali e degli spuntini all’aperto
dove sono i primi a sedersi a mangiare
e gli ultimi degli associati a ruttare con sollievo
come se avessero inghiottito un ciottolo di fiume
43.
Il popolo d’Irillai
riunito sotto la tribuna dell’onore in piazza
dove ognuno può parlare o stornellare
quanto gli pare e piace, vuole che:
Spilungoni e cricche di fannulloni e mendicanti
che fan cartello a se e fan parte di centurie
e di guardie del corpo e dei beni dei padroni,
qualora entrassero a contatto con la cassa del tesoro,
devono far parte di quel che mettono in saccoccia
ai compagni di cordata meno fortunati
ma democratici come i maestri d’asilo
e le suore dell’Assunta
44.
Gli Uguali del Contone d’Irillai vogliono
che ogni ladro colto di notte con le mani
in un sacco vuoto gli sia negato l’asilo
nella casa del re in via Roma 51, ma venga assunto
al mercato con un minimo vitale o gli sia assegnato
un banco per esporre le mercanzie raccolte
e nascoste all’oscuro nel deposito segreto
della sua abitazione: cappuccetti, biberon,
rosari d’argento, aquiloni ecc.
45.
Chiunque venga a contatto con un pugno di ferro
di stampo fascista (non importa che l’abbia in mano
o in tasca o ne abbia traccia in faccia
o in particolari zone del viso tipo sulla bocca
con i denti dentro che han morso la lingua
o sul naso posto tra gli occhi neri e gonfi
o sull‘orecchio di destra o di sinistra),
farà parte del gruppo nazionale che ogni Capodanno
chiede perdono all’Abissinia e all’Albania,
alla Grecia e alla Francia e alla Russia
per aver rotto i coglioni in trasferta
con certi scalmanati tifosi illusi di trovare salsicce
di gatto per i loro cani così bravi e fedeli come mogli
46.
L’anziano che non è un rincoglionito
deve stare attento a quel che fanno
gli adulti sotto il banco.
47.
Sarà compito della repubblica
che a ogni cittadino onesto sia assegnata
una nuova moglie per il fine settimana
e a fine anno sarà un nuovo padre putativo
48.
Ogni scolaro repubblicano si impegna solennemente
a non ripudiare i genitori, a non sputare
per terra e a fare i compiti dell’anno scorso
49.
Chiunque faccia la spia
non sarà più figlio di Maria
e per castigo sarà figlio della colpa
50.
A ogni cittadino ingrato sarà impedito di avere i baffi,
pertanto chi sarà senza baffi sarà un’ingrato
e gli sarà interrotto il coito e sorvegliato a vista
perché non dia calci in pancia alla madre che l’ha generato
come se fosse pentito d’esser nato
e volesse suicidarsi nel grembo materno
51.
Ogni combriccola deve avere un presidente
e un responsabile onesto dell’archivio
e durano in carica una sola stagione a rotazione:
un’anno a primavera, il seguente in autunno
52.
Da ogni casa della Repubblica
dev’essere interdetta la miseria e in ogni piazza
devono essere piantati e curati i famosi
e rigogliosi alberi della pubblica sussistenza
53.
Ogni pubblica orazione
scritta o letta dev’essere chiara e concisa
altrimenti sarà derisa in piedi da tutti i presenti
che prima avevano deliberato l’interdizione
degli ubriachi dagli affari pubblici
a costo di mandare a vuoto le assemblee
54.
La Repubblica d’Irillai punisce chiunque, sopra i dieci anni,
non dorma durante il giorno per esser sveglio di notte
55.
Le visioni colorate, le chimere in bianconero,
i miraggi del sole e della fame,
sono assegnate dalla repubblica ai poeti insonni
col permesso di fare un pisolino dopo pranzo
56.
Si è soci della Repubblica
per il comun sentire dei colori e dei sapori,
per distinguere il piede destro dal sinistro
e non perché uno sia grande e grosso
come un pesista corazziere e l’altro mingherlino
e macilento come san Francesco o il suo barbiere
57.
Nelle Scuole della Repubblica,
negli Ospedali e negli Ospizi è proibito l’uso
della verga anche nell’immaginario geroglifico e parlato;
ma ogni medico e chiunque altro voglia darsele
con un cilicio ha pieno privilegio di casta di farlo
nei sottoscala dell’edificio dove stanno gli attrezzi
degli imbianchini e fumano i facchini
e i manichini si fan le pipe come i mancini
58.
I mai abbandonati costumi delle genti d’Irillai,
parenti stretti delle leggi della Repubblica ben nutrita,
usano che chiunque a casa sua ospiti e alloggi la fortuna
debba tener la porta socchiusa all’invidia
degli altri cittadini che la sorte conduce nei paraggi
del godimento dove il lavoro è allegria che la pena caccia via
59.
Di continuo i legislatori d’Irillai si aggiornano negli studi
perché quel che andava bene ieri,
oggi può essere inadeguato
come l’antica assegnazione delle terre
che un tempo avveniva in base a quel che una persona
poteva coltivare da solo in ogni stagione:
ora non và più bene perché alla zappa
è subentrato il trattore che con le ruote gonfie
e con un pieno di nafta lavora più d’una dozzina
di sazi e volenterosi braccianti d’Irillai
o della stessa grassa e bassa Baronia;
così che quando Pedranghelo Jara imparerà
a guidare un trattore arerà l’intera Sardegna
con ogni foggia di solchi
come fa il buon vicino nel suo orto
60.
La ricchezza superflua che ingombra le cantine d’Irillai
è distribuita la notte delle anime vaganti,
che precede il giorno della quiete dei morti,
ai figli macilenti del sole e della luna
che non hanno acqua in brocca
e ai fratelli turbolenti del vento e della pioggia
che si dan la mano nella bufera
e strizzano le corna di Satana Fillu è deus
lo scorbutico della rocca che picchia come
il sordo Ludovicu che tante ne dà quante me prende
61.
La Costituzione tutela, tra l’altro,
la libertà allo scaltro questuante
di fingersi zoppo e scalcinato, cieco e sordo,
muto e castrato, calvo e con i piedi piatti,
di circuire col pianto e lamenti verosimili
i cittadini bonaccioni col cuore tenero
come quello del vitello; e garantisce altresì
all’onesto cittadino di negare l’obolo all’attore
che cerca di prenderlo per i fondelli
nonostante gli si schianti il cuore e il fegato,
più i reni e anche la giugulare
e gli si faccia violaceo il lobo
gemello dell’orecchio destro
sempre fermo anche se lo strattoni
Proclama del buon pastore con la moglie
e del contadino onesto e vedovo con prole,
avanzato da Zuanchinu E.remitanu:
Ai paesani d’Irillai riuniti da Zigottu,
dove di solito si beve vino e si gioca a carte,
và detto che le nostre regole devono diventare leggi
col valore delle antiche usanze
con cui son cresciuti i nostri antenati
e ora vanno scritte davanti ai bambini
se no ci prendono per minchioni,
quindi bisogna metterle nero su bianco
come sui cruciverba e come le pedine a dama.
Possiamo cominciare
se Jaco Zigottu è pronto a marcare sul libretto.
Dunque, Jakè, marca:
Primo,
Per principio dobbiamo faticare per guadagnare
e vivere e dobbiamo farlo sulla terra
perché non siamo anguille che guizzano
tra quei rovi che a noi pungono
come pungevano Gesù Cristo
Secondo,
Dobbiamo pensare alla famiglia
e mandare i bambini liberi a scuola se al resto ci pensa Dio
Terzo,
Siccome la terra è di tutti, forti e deboli
purché figli legittimi del Signore Immortale
e della Moglie Inviolabile,
chi si alza per primo la mattina
ha il diritto di scegliere dove pascolare o seminare
Quarto,
Non offendere nessuno perché all’uso
segue l’abuso che rende illusorio il respiro
Quinto,
Per fare il pastore bisogna esser liberi,
e chi è ai ceppi non può, di regola,
seminare nemmeno se si sveglia per primo
e dorme in piedi nel suo terreno
Sesto,
Il limite alla libertà del pastore
è dato dal limite della libertà del contadino,
da cui conseguono tutte le libertà per tutti gli altri
La Settima usanza
prevede per ognuno di far quel che più gli aggrada
come se si trattasse della pupilla dei suoi occhi,
dunque: venir qui da Zigottu è bere in pace
senza parlar male delle mogli assenti
e non dir le proprie opinioni
come se fossero minacce mirate all'obiettivo
Ottavo principio,
Contentati d’aver piacere da quel che puoi godere
Nono costume,
E’ un bel dovere faticare
anche per chi non può lavorare né masticare
La Decima legge
Prevede lo stretto controllo degli ingordi
mai contenti di quel che hanno nel sacco
dei denti e nel fondo buio della gola dei golosi
Undecimo principio generale:
- Ognuno può dir la sua battuta, ma..
Mai trafficare con oggetti rubati che possono essere di tutti.
Beva chi ha sete
E paghi chi può
e chi non ha segni nel libretto
Ogni funzionario è pagato per difendere il paesano,
non per offenderlo: siccome è dovere della legge
difendere la persona da colui che crede di comandare,
di cui il paesano ha il diritto di conoscere quel che fa
Chi fa del male a un paesano
è come che lo faccia a tutti
Non và bene mangiare ciò che fa male;
ma è bello raccogliere da terra ciò che è utile
Paesani! Il mondo è della natura
e la natura è dei paesani!
Zigò, versa vino da bere e ciascuno se lo paghi!
Zigò, marca!
1
Genealogia di Pietro Pilurzi che morì dicendo:
Vado a diventare quel che ero. Vi aspetto.
Viene alla luce il 29 feb.
Al cambio della guardia col primo marzo,
da Zomaria il ciabattino e da Zenia domestica,
mentre in piazza si raccontano le favole,
gli attori del teatro da camera scioperano da tre ore,
i veterinari d’Irillai pubblicano il dizionario degli avi autentici,
i barbieri istituiscono il Credito Artigiano per finanziare
le ultime sedie girevoli e le prime forbici monouso.
Appena nato Pilurzi pianse per potersi muovere,
poi disse: voglio correre a cavallo.
Quando si accorse che era zoppo si domandò:
e questo perchè? Dunque si chiese:
potrò correre e cavalcare come gli antichi predoni?
Senti come pesa e già ragiona, disse il babbo sulla porta.
Sente già la voglia di cambiare.
Come il presente, anche Pilurzi nasce già vecchio
e con una gran bocca che da adulto
chiamerà la porta del giudizio per l'inferno e il paradiso:
ciò che passa di lì, in entrata o in uscita,
sarà oggetto d'attenzione per non far danni dentro e fuori;
usi male la lingua e ferire,
ti servi del palato per il cibo salato e il caffelatte.
Fin dall'assaggio,
complimenti alla cuoca per le varietà alimentari.
È la lingua che parla.
Il latte della mamma è sempre il migliore: è sorto con me.
Un’anno dopo gli ortolani di Seuna e Irillai
comprano le sementi di Zuanchinu E.Remitano.
Monsignor della Bua scopre
la nuova naturale vocazione del Seminario:
farsi le pipe l’un l’altro
e veder chi le lancia più lontano
dei lascivi cavalieri della continenza
e far pipì subito dopo senza bagnarsi la tonaca.
Il Credito dei Barbieri Artigiani chiede di batter moneta.
I veterinari lavorano al Dizionario Critico del Dialetto.
A fine anno Monsignor della Bua
predica che i misteri della chiesa cristiana
sono stati tutti rivelati ed è tempo di svelare
i racconti del Bue Mansueto
e del pio bove Muzzuboe adattati al giogo.
Al museo della Tavola Imbandita
sarà dato un tovagliolo e chi resisterà
fino alla fine della conferenza sullo stato attuale
dell’Ogliastra e della Baronia dove è stato notato
un costante mutamento del Gusto
di cui parlerà Kant a suo tempo.
2
Nei tre anni seguenti la capinera annuncia per prima
la primavera e a ferragosto Assunta e Irene,
in vista del Redentore, mettono pace
tra i costumi a cavallo e i pedoni in costume.
Di sera, nella sua casa sotto il Monte,
muore zio Pietro Primo Pidore, nonno di Pilurzi
che a suo tempo come Kant farà il Priore
di san Francesco il Serafino
fino alla conquista di Lula e del Montalbo
riformando l’esistente, il conosciuto e l’ignoto.
A cinque anni suonati,
Pietro Pilurzi fa già Telemaco che cerca Outis
sotto il deschetto dove Zomaria stà raccogliendo
i chiodini storti da raddrizzare la sera prima di dormire.
Pace fatta tra il seminario
e la sottostante bettola di Zigottu
per gli schiamazzi mattutini:
il bar non aprirà prima delle cinque
e i soprastanti inquilini non si faran più
quelle fantastiche pipe a finestra aperta
che tanto turbava il sonno di donn’Elene Culibianca
signora della Dolcefiga e fata del castello della Tettasoda.
I primi baroniesi abbandonano Irillai
e si insediano a Calacomino e, per via di terra,
maltrattano un’emissario della confederazione elvetica
che voleva comprar lingue di terra comparata
e pagare con orologi scaduti, monete false del Credito
dei Barbieri e quintali di emmenthal senza un buco.
3
Il primo giorno di scuola Pietro Pilurzi
è accompagnato a scuola piangendo gratis
da Zenia Domestica in lacrime perché Zomaria
ha tagliato un lobo al figlio
per riconoscerlo quando finisce la lezione
e quando si avventurerà a marinare
nell’alto e basso mediterraneo.
Monsignor della Bua si fa legare ai cancelli
del cimitero dell’Asfodelo perché vuole un dialogo
con i defunti e aggiornarsi sulla loro condizione
per farne un saggio da regalare al santo padre
per una promozione sul campo o un avanzamento
in carriera o il permesso di far denaro come i Barbieri.
Zomaria e Zenia portano Pilurzi alla colonia dei ciabattini
che lanciano pietre del Cedrino ai turisti nudi
che fanno mostra di ciondoli e conchiglie
e rispondono con i sassi del mare di Capogonone
che fenici, spagnoli e maltesi usavano come zavorra:
comincia la guerra dell’acqua dolce con la salata.
Muore a sorpresa Zizitu II di Lucula
e gli succede il delfino di Baronia Mingroi
ultimogenito d’’una famiglia di apostoli sconsacrati
per non aver debellato la malaria
che in occidente curano con la vernaccia
e la malvasia a credito.
Per la sua forza lo temono anche le zanzare
che vanno a posarsi sulle terga
dei nudisti svergognati.
I veterinari d’Irillai pubblicano
le loro enciclopediche memorie
dove criticano la pronuncia di Bitti e non di Bitzi.
Zenia Domestica di Zomaria,
siede sulla seggetta del marito
e il piccolo Pilurzi fa la spia
per non fare i compiti scolastici e studiare
il catechismo di Monsignor della Bua che caldeggia
una riabilitazione del popolo ebraico
perché d’altronde Gesù era un loro connazionale,
della religione dei patriarchi,
della tribù di Giuda Laspia,
e della famiglia di Giuseppe e di Maria
che con la scopo raccoglieva la burrumballa della pialla.
Zenia si lega d’amicizia con Santa Maria
e regala un fiasco di vernaccia alla maestra di Pilurzi
all’insaputa di Zomaria che nel fiasco
ci aveva messo dell’acqua piovana
per ammorbidire il cuoio.
4
Pilurzi và in seconda
e monsignor della Bua manda l’intero capitolo
della cattedrale per battezzarlo secondo la legge
della chiesa cattolica che ne ha finanziato gli studi.
Arrivo della Prima Fiat a Irillai e l'allegria dei paesani
allarga le strade, abbattono il carcere
mentre gli scalmanati carriolanti
infrangono il parabrezza della Fiat.
I veterinari curano cani e gatti con le fatture
e un veleno alla varecchina di loro invenzione,
le fiche, il malocchio e le bestemmie,
perché il loro settimanale è fallito
e la Banca dei Barbieri vuole indietro il suo denaro.
I grossi proprietari di greggi, mandrie
e branchi di cinghiali si sono convenzionati
con i chirurghi dell’ospedale specializzato in clisteri
per bestie ed umani e così profanare il sacrario
dei cagoni e dei gagliardi sodomizzatori
che traggon le leggi dalla Santa Bibbia.
I Baroniesi delle colonie dei ciabattini insorgono
con i loro camicioni di tela rubata dalle bancarelle,
perché le loro Madonne del Cedrino
non han diluito la Vergine Varecchina.
Promettono l’insurrezione fino a che c’è un bambino in colonia.
In ultimo minacciano di non riparare più i sandali
al gorgonzola dei bambini che vogliono rimanere.
5
Fondazione del Cuzone
e inizio degli scavi del Rifugio alla Malva
che sarà popolato dallo scambio di coppie
tra Seuna e Irillai.
Muore di crepacuore Zenia Domestica,
perché il marito voleva marchiare il figlio col trincetto
facendogli un più e un meno nelle spalle
e una serie di crocette nel torace.
Zomaria colloca Pilurzi in seminario dove impara
a leggere le mille e più notti, a bere il vino
dalla brocca e dalla botte, e ogni notte si innamora
della mamma, si fa una pipa e urla
come se avesse vinto al lotto,
intanto comincia a distinguere i colori,
comincia a riflettere sui vivi e sui morti
ma non sa perché da una parte
si fa la caca e dall’altra la piscia.
I baroniesi con i camicioni conquistano la colonia
di Capo Comino dove trovano un bambino nascosto
e lo vendono a Gibilterra per una sterlina,
una ghinea, uno scellino e un punch al rhum
e aprono un conto al Banco Creditizio dei Barbieri d’Irillai,
maestri artigiani che bevono cicheti con la mano
ferma e la ferma speranza vacillante
che qualche fortunato arrivi alla pensione
senza aver interrotto per una ruga.
6
Mentre Pilurzi si gode le vacanze estive
i principi riuniti nella Savoia ricomprano la Sardegna
con cioccolato fuso e fondente come un gianduiotto
savoiardo e non vogliono che qualcuno rubi
le anguille del Cedrino, specialmente quei baroniesi
con i camicioni corti e rattoppati dai barbieri ambulanti
che profumano come donn’Elene Culibianca.
Chi è colto in flagrante sarà investito
dalla nuova Fiat e non scenderà mai più in campo
I barracelli dell’alta e bassa Baronia
vengono accolti dagli schioppi ad alta precisione
dei bandolieri15della luna, nella gola di Lucula,
che confidano nel silenzio delle stelle
preoccupate di splendere senza dover nulla
a nessuno, mentre il prezzemolo fiorisce nell’orto
di Zuanchino E.Remitano e Pilurzi dedito allo studio
in seminario per aprire uno sportello da Prete a su Cuzone
e far concorrenza a don Zanchetone
acciaccato dai reumatismi, sfinito dalla sifilide
e dal morbo del cruciverba che gli torce le dita
e non ne azzecca una giusta
e quella sbagliata la dà come penitenza.
Gli ogliastrini penetrano a Silana, Gorropu e Gennargentu
dove la neve rimane un secolo o due
e quando si scioglie diventa vino
che spacciano per quello di Jerzu.
Pilurzi è appeso al filo che collega Boelle e Merzioro
mentre si esercitava per conto del vescovo della Bua
a far l’equilibrista per conto della cattedrale
della chiesa maggiore del mondo.
Lo salvano i pompieri precari
che non visti gli affibbiano due calci
dolorosi più in alto degli stinchi.
Monsignor della Bua è spedito con bolla papale
in Ogliastra per trattare l’acquisto di un caglio
di capretto che fa rizzare quel che anima le feste
segrete di Dioniso il Timido dai costumi lascivi .
7
Fallisce nel suo compito perché gli danno
uno stomachino d’agnello o pasquale o natale.
Il papa lo bastona per mano dei gesuiti,
mentre i domenicani volevano incendiarlo
come il coglione di un’eretico.
Zomaria và in pellegrinaggio a piedi da Padre Pio
con un quintale di cemento in spalla
e con la malcelata speranza che,
facendo da spalla a san Francesco,
intercedano presso la morte
che gli ridia indietro Zenia almeno finchè
non troverà un’altra moglie che faccia da mangiare,
lavi la biancheria sporca, gli lucidi le scarpe imbrattate,
gli stiri la camicia, badi all’argenteria di casa,
gli riscaldi i piedi la notte senza scoreggiare,
lo svegli al mattino e poi lavi tutti i vetri,
spolveri quando Prete Zanchetone benedice la casa,
e paghi tutte le bollette.
Pilurzi s’infervora per lo studio del corpo umano
e vuol saper tutto perché all’occhio che vede
dole il cuore, all’orecchio sordo la capinera non canta
la primavera e l’allodola non canta al mattino.
Il comitato delle belle arti del Cedrino e del Temo
dicono inascoltati che o Boelle o Merzioro sono in più -
uno è di troppo e và abbattuto da una mano ignota
per via di quel detto che la sinistra non sappia
ciò che fa la destra e ci vuole un forno a legna
nucleare per pane carasau e pizza per invalidi.
O una cupola bianca come le tette
di donn’Elene Dolcefiga e Culibianca.
Forno e cupola son tutt’uno, sentenziò Pilurzi Pietro
nipote di nonno Pidore, sia in pace con la terra
che lo copre senza difficoltà anche se
si macera la cassa con il tarlo che rode.
8
Pilurzi scappa dal seminario perché il diavolo cornuto
gli fa lo sgambetto al garretto e l’’azzoppa
come un calciaro a fine partita che non riconosce
la madre né la fidanzata dama della fata del castello
dei Barbieri Banchieri che danno i loro risparmi
a chi gli pare basta che siano compagni del Primo Maggio
e faccian parte della Sardegna unita
con due o tre parlamenti senza sovrani
a scaldar troni o cristi a scaldar croci
come quello di Galtelli che pare stufo di stare in bicocca
e vuole andare un mese in Ogliastra
e uno in Alta Baronia da Regana e Gonerilla
e sputa sul Cedrino che scende da Irillai
dove c’è Cordelia amica di Zenia e di Maria.
Ma che dici?
Una ragion nascosta, dico, ed è mia.
Ne sei entusiasta?
No. Ma medio tra il giorno e la notte.
Pilurzi pretende il deschetto del Padre
e manda tre avvocati e un infermiere
per contenere Zomaria facile alle escandescenze
e gioca col trincetto come una guardia svizzera
spadaccina provetta di Pio Papa Poi.
Pilurzi vorrebbe ritirarsi
ma è costretto da Zomaria a far corregge.
Importazione del tacchino in Sardegna.
Sdegnati i contadini pastori minano il Duomo
e vorrebbero inchiappettarsi l’uomo dal sorriso gratis
certificato di fargli cosa grata.
E’ pelato come una testa di c...uoio
e sputacchia come una testa di minchia
e quando gli declina si piscia le gambe
come se fossero le sue e non quelle della mamma.
9
Monsignor della Bua scopre che quel che si vede
non è sempre quel che è, quindi le visioni ci perdono
e il morbo farà di noi una poltiglia per visionari
impenitenti miopi e impotenti a forza di pipe
che non distinguono una nuvola da una Fiat
di seconda mano senza gli sconti di legge.
Battaglia del Cedrino dove i camicioni stracciati
dei Baroniesi fuggono a Irillai inseguiti dai nudisti
e sono accolti sotto il deschetto di Zomaria
vedovo e ciabattino che li mette a raddrizzar
chiodini con la lingua tra i denti.
Sommosse ad Olbia perché le cozze
non vogliono aprirsi senza password.
Solidali le anguillle del Cedrino, le tinche del Tirso,
le carpe del Temo, e le trote del frigo
con i muggini di Cabras, al grido:
durante la carestia dobbiamo essere uniti.
Il popolo deve odiare i suoi nemici:
i banchieri dei barbieri che non sanno nemmeno pedalare.
Distruzione del Rifugio alla Malva del Cuzone:
Dio appare e si appella all’antica sapienza
dei sardi ripieni dei principi dal trattamento umano:
fatemi quella casa promessa,
dice senz’ombra di minaccia, guardando l’orologio.
Poi parleremo come amici che non han conosciuto i ceppi:
liberi e stravaganti.
I vecchi senza pensione studiano
diverse combinazioni del selciato
e calcolano la probabilità
che un meteorite cada a su Cuzone
10
Pilurzi con un permesso si scrive all’università
della vita e fa da spettatore a una partita
della nuorese che rinuncia ad attaccare
perché non c’è una punta;
ne fa un saggio critico di carattere umanistico
con le opinioni del tempo sul tempo
e ne conclude che quello è ciò che ci vuole.
Ciotola del Mandrone affresca la sala comunale d’Irillai
con piccole coppe di vino di misura ogliastrina
che ne risaltano il colore, il sapore e la fragranza
e la faccia tonda di Gigi Bullinu che narra la sua storia.
Ciotola del Mandrone nel ciclo delle opere
fa il galante con donn’Elene Culibianca:
scendiamo in barca il Cedrino, gli dice,
poi prendiamo il largo nel Tirreno
fino a Cipro dove ce ne faremo delle belle.
Ci vuole uno che ci suoni le launeddha,
dice lei punta dall’estro.
Seuna e Irillai si alleano
contro i menagramo del Corso
che vogliono la supremazia della cattedrale
sulle altre chiese consacrate.
Perché cominci ad obbedire,
Zomaria vorrebbe mandare il figlio
a fare il carabiniere che son disciplinati
e in alta uniforme, oppure il garzone di barbiere
che lo faccia lavorare anche il lunedì
così la finisce di ronzare attorno a Mallena
di Tiana che lui chiama Olimpiade
che gli vorrebbe aprir bottega tra monti e valli
dell’interno dove non ci sono segretari particolari.
Ritorna a casa, gli scrive Zomaria su una tomaia.
I tempi peggiorano e sei orfano e figlio unico.
11
Il trattato di Lucula
mette fine alla controversa faccenda dell’eredità
maldivisa a Ohiai tra Regana e Gonerilla
e si pappa tutto Cordelia che ha conosciuto il dispiacere.
Zizitu di Borbore è principe ereditario nonché suo marito,
ma perde il dominio di Lucula perché un’ictus
gli ha paralizzato il braccio destro della spada
e cede controvoglia e con l’aiuto del papa
il Cedrino ai savoia e ai baroniesi.
Pilurzi chiede un finanziamento al Credito dei Barbieri
per aprire una tratta delle schiave dell’est
e dell’ovest con passaggio obbligato a Gibilterra
dove donn’Elene Culibianca ha una bancarella di bloc-notes.
Da Dorgali a Oniferi, da Orune a Orgosolo,
regna la pace nonostante ne ammazzino
uno alla settimana e polizia e carabinieri
stanno a contarli dalla finestra
di chi si autobomba per un seggio d’onore.
Pilurzi ottiene udienza da monsignor della Bua
e gli domanda perché è figlio unico
e quegli risponde non lo so proprio,
se no te lo direi.
Pilurzi invia una lunga poesia al quotidiano:
La voce dei veterinari , che premierà la migliore
con un buono di dodici tagli di capelli
dai Barbieri del Credito Artigiano
che la canteranno tra una basetta disegnata
e una fedina rigogliosa.
Pilurzi pensa che sotto il deschetto quadrato
del babbo possa starci un’arnia con un favo d’api
e avere così il miele fresco tutto l'anno.
Monsignor della Bua si fa costruire
nel cortile di casa una piccola copia della cattedrale
come aveva fatto voto quando
un pezzo d’otre pieno si sanguinaccio
lo stava soffocando
nella sua verde tenuta sotto il Monte.
12
Gli archietetti del Bauhaus d’Irillai si indispettiscono
e l’accusano di megalomania,
quindi in gruppo fan caca e piscia
nel Belvedere del Muraglione d’Irillai.
Pilurzi per un’anno di barbe gratis
compone l’ode al barbiere profumato
che mette i risparmi nell’istituto di credito
dei maestri Barbieri e dei garzoni di bottega.
I Savoia si pentono di aver scambiato
la Sicilia col vulcano con la Sardegna senza.
Dalla tresca amorosa di Pilurzi con Olimpiade
nasce il disegno del castello di sant’Onofrio
e della chiesa di sant’Orsola
a pianta esagonale come un favo d’api.
I caprai del Monte complottano
contro monsignor della Bua
che trova ricovero in Vaticano
perché nel Rifugio della Malva
han trovato tracce di carbone
e scavando han tratto una cisterna di petrolio
con una fattura da pagare
per il taglio del bosco del Monte
delle Ghiande del leccio
e della quercia sana come il pesce.
Muore Zuanchinu E.Remitano Terzo
che volle con sé nella tomba
la chiave della porta di casa
che aveva prestato a Zomaria
quando aveva dodici anni
Primo successo in campagna dei barracelli baroniesi:
la scampano in un agguato alle falde del Monte
dove una jeep della polizia segreta
si ribella al pilota automatico
che non voleva scartare
il gruppo delle guardie campestri.
13
Pilurzi, come Edipo, potrebbe uccidere Zomaria
senza dirlo a nessuno,
perciò viene confinato a Oliena
dove con Oliampiade di Tiana cantano alle vendemmie
dove vorrebbero anche recitare
se non la palpassero dappertutto come cosa gradita.
Monsignor della Bua pubblica uno studio
sulla religione a Irillai per far assumere
un nipote nel Banco del Credito dei Barbieri,
e lui stesso vorrebbe conseguire
il brevetto isolano di elicotterista naif.
Gli architetti del Monte e gli ingegneri del Contone
presentano il nuovo piano regolatore di Nuoro
e scoppia un pianto generale su strade,
ponti e cavalcavie dove tutti sono nervosi
e dall’ospedale han trafugato la ricetta dei clisteri.
Pilurzi compone una satira sui barbieri
che si passano il mestiere da padre in figlio,
la vende al grido dei veterinari
e nella traduzione diventa un elogio
di monsignor della Bua che vuole la fine
delle ostilità tra i cristiani del vangelo
secondo Matteo e quelli di Marco.
Olimpiade di Tiana viene accompagnata
alla frontiera perché nel Belvedere d’Irillai
ha riconsegnato a donn’Elene Culibella
una scatola di anticoncezionali di seconda mano.
Molti la vorrebbero a via roma 51 nell’ex casa
del re di sardegna e savoia, d’Italia e Albania.
Monsignor della Bua confessa di avere
delle memorie inconfessate: voleva fare il giardiniere
del comune e di ville private con nuove piante
sempre giovani e concime di ergastolani
per le rose di maggio.
14
Un gruppo di giovani cantori
- i casti della Baronia - provano in piazza
i diversi modi di suonare il clavicembalo.
Pilurzi propone alla Banca dei Barbieri
e dei Garzoni di emettere carta moneta
con i calendari profumati dell’antico barbiere.
Zomaria sotto il deschetto trova lettere postume
del padre e vari progetti di una new Irillay
e il suggerimento ai bettolieri di far pagare
lo scotto anche a chi non beve il vino comune.
Trionfo nella prima pagina del dispiacere
dei veterinari di una lettera autografa (2croci)
di Olimpiade di Tiana per come è stata esiliata
da Irillai e abbandonata da Predu Pilurzi
come uno straccio sul pavimento
dove riposa il cane randagio.
Il generale dei barracelli calcola le probabilità
del suo gruppo di farla franca in cento agguati.
Pace in vantaggio alle Grazie:
i menagramo del Corso ottengono dal sindaco
di starsene sulla porta dei loro negozi
in canottiera per i saldi della befana.
Nuova morte di Zuanchinu E. Remitanu.
Monsignor della Bua ritorna a Irillai
da una visita di cortesia in Vaticano
e convoca tutti i sacerdoti del dipartimento
e dà loro quattro nocciole, assegna nuovi incarichi,
mansioni e gerarchie e di servire
con zelo il vicario provinciale di Gesù.
E aprite gli occhi sui rosari.
Pilurzi si gode la bella vita nella traversale Orosei-Bosa,
e credendosi R.Crusoe si convince che sia sempre sabato
e d‘accordo con Venerdì seppelliscono tutti i giovedì
senza gli scongiuri preliminari di Prete Zanchetone.
15
Le messaggerie dei veterinari pubblica
le spiegazioni sulla remota antichità di Nuoro,
sull’insediamento di Zuanchinu,
le riflessioni dei maestri bettolieri e barbieri
sulla poesia di S. Satta e sulla pittura di Ballero,
sulla scultura del Ciusa, sulla narrativa di G. Deledda,
sulle sentenze passate in giudicato,
sul rinascimento d’Irillai,
sui ricorsi per i danni causati dall’ospedale
sull’uso e abuso del clistere durante il parto,
sulle violenze inflitte ai vecchi contadini
e pastori e alle loro mogli nei sottoscala
dell’ospizio con l’’antiquato sistema di sant’Antonio
per sapere in quale mattonella han nascosto la pensione.
Affermazione in Borsa del Credito Finanziario
dei Barbieri che ottiene dalla Regione il sigillo
della zecca al sangue per fare i calendari profumati
che i garzoni regalano ai migliori clienti
per racimolare la tredicesima sonante mai vista.
Con la Grazia di Dio che ama la verità,
Pilurzi è nominato Capitano dei Barazelos
e dice che appena recupererà il primo capo
di bestiame rubato lo cucinerà sottoterra
nella pubblica piazza a fuoco lento ogliastrino.
Il vino lo metteranno i veterinari
e il Credito Artigiano dei Barbieri metterà il sale.
Gli architetti razionalisti di Seuna e Irillai
garantiscono di portare a termine la piazza pubblica
con colonna centrale e zampillo di pirizolu16
alto trentatre metri buoni buoni
che i paesani aspettano
da trecento trenta tre anni buoni e suonati.
L’inaugurazione avverrà in contemporanea
con il castello voluto da Monsignor della Bua
sulla Rocca d’Irillai per la pace avvenuta
di notte tra baroniesi e ogliastrini
che litigavano per il golfo di Orosei.
16
Zomaria rinuncia a una corona di setole di cinghiale.
Il sindaco di Fonni permette che gli sciatori di Monte Spada
mangino il prosciutto che vogliono nella colonia sulla neve
degli orfani dei barbieri di montagna travolti da una slavina
a Desulo durante un viaggio di studio sulle gote e gole
dei montanari.
Pilurzi consegna alla stampa dei liberi veterinari,
dentro una busta una lunga lettera,
la prima avventura in campo aperto dei barracelli
di Lucula che han trovato una pecorella smarrita
con la voce di Olimpiade di Tiana.
Nella pubblicazione con qualche refuso,
pare trattarsi di una fattura commerciale
d’un quintale di polvere da sparo.
Marcello, amico di Pilurzi, la lince segreta dei carabinieri,
recita a teatro pieno di pallidi bevitori della bionda
di Monastir che col costume degli avi cantano a tenore
meglio del figlio che non segue più il padre
che leva alta la nota.
I segugi dei Barazelos trovano nelle capre marine
del Monte dieci quintali di cocaina nera dipinta
da smerciare nella bettola di Zigottu, con le guance
cascanti e le orecchie pelose, come vino nero.
I Casti della Baronia ne fanno una sonata da concerto
dove però l’eroina pura sta dentro ai meloni da frutta
o da insalata di cui vanno matti all’ospizio
quelli che se la sentono ancora.
Il primo farmacista d’Irillai vende il primo termometro a Seuna.
17
Guerra sul mare d’Orosei
dei pescatori d’aragoste di Bosa
che inseguono quell’unica viva che mostravano ai savoia.
Monsignore della Bua insorge contro il matriarcato
dicendo che non è più di moda ed è meglio che
le regole di famiglia siano dettate dal sinodo
dei vescovi tutti scapoli e vecchi
ma con l’esperienza di chi ha guidato l’Accademia
delle Scienze umane con deroga papale
alla canonizzazione di chi ne aveva i requisiti di legge.
Il papa di Roma nomina monsignor della Bua
primo cardinale dell’isola con l’intento di applicare
il vangelo anche di notte e di rafforzare le sagrestie
e sviluppare in altezza i campanili specialmente
dopo la scoperta che sotto nuraghe Losa
della prima loggia massonica col ritrovamento d’un triangolo,
d’un grembiulino d’agnello lavorato a mano
come a mano si facevano gli impasti di calce viva
e di un cappuccio di orbace a pelo lungo.
Muore Zomaria e Pilurzi con un’oculata trattativa
vende il deschetto all’asta nella pubblica piazza
che deve’essere ancora inaugurata.
Col ricavato se ne và a Terranova
e apre le ricerche di Olimpiade di Tiana
che canta come una sirena pro e contro
la commestibilità delle cozze crude.
Incontra al bar dell’isola bianca donn’Elene Culodolce,
di cui ha una profonda stima e con lei elabora
un piano di spesa del ricavato del deschetto
e del trincetto, comprano una scatola di sardine
e cinquanta litri di vermentino e fanno cagnara
tutta la notte nel cesso del bar del porto.
All’alba, la cameriera del mattino, cacciandoli via chiede:
Allora, signora Flanders,
che impressione ha della notte d’amore?
Un sorpresa, dice lei.
Come l’uovo di pasqua, dice Pilurzi vomitando
accosto al cesso tutte le aringhe dell’anno
e qualche timida e umida testina d’anguilla in umido.
18
Nuovo concerto dei Casti d’Irillai e Baronia col clavincembalo scordato.
Pilurzi a nuoto và in visita da un’amico a Ponza
e scopre una nuova isola nel Tirreno
dove danno il torrone gratis
a chi ha la dentiera rotta come non si vede mai in tv.
Un’aquila venuta da chissà dove
ha nidificato senza permesso a su Cuzone
e i bambini gli han regalato un topo, un papassino17,
quattro nocciole e un moschetto
per difendere le uova dagli scarabei,
allora tutti a Irillai hanno spento la tv
per non vederla mai più perché è meglio spettegolare
di casa in casa del leone scappato dal circo
in cerca di un monolocale arredato
e bere chiaretto al fresco disarmato.
Muore il Primo Pipiu Gallisay d’Orosei
dopo gli intrighi dei massoni nella sua corte
affinchè il maestro dei garzoni
ne fosse il degno successore in quanto
inventore dei riti baroniesi adottati
anche in Francia e nelle terre d’oltremare.
Pilurzi veine espulso dall’Isola del Torrone nel Tirreno
che ha deciso di perseguitare di nuovo i cristiani
del rito scozzese.
Hitler dà un’immensa notorietà al nazismo germanico
scrivendone la storia millenaria
pubblicata senza note dai veterinari d’Irillai.
Il complesso dei casti d’Irillai
musicano la magnifica passione di Pilurzi
per donn’Elene Figadolce e per Olimpiade
di Tiana e la Laidhona d’Urzullè.
19
Sebastiano Satta il Poeta si ammala
perché si è saputo che è ateo e sarà sepolto
con un drappo rosso per cui stravede sanPietro
che l’accoglierà in paradiso e avrà il suo sgabello
davanti al focolare, arrostirà castagne, berrà del vino
e sarà un pari di Sardegna.
Gli archietetti del Rifugio a su Cuzone
Lamanza e Pettenaiu, cominciano a tirar su il carcere
con la rotonda a via roma 51 con una scalinata
in granito rosa che l’avvolge fin sul tetto
come una spirale amorosa e sarà chiamata la casa del re.
Muore il re d’Oliena Palimodde Culidurche
e finchè non ne nasce uno migliore
occupa il suo seggio un barbone cacciato dall’ospizio
perché mostrava le sue vergogne all’occhio
indiscreto di chi vede quel che non vuol guardare.
L’attore Amedeo N. nel suo teatro propone
della birra fresca o ghiacciata versata da Marianna
e Rossana mentre parlano delle ragioni sotterranee
della religione cattolica quando Enea abbandona
Didone e Pilurzi si toglie la maschera.
Il club dei veterinari invia una copia della loro voce
a Monsignor della Bua che vorrebbe visitare
il caveau della Banca del Credito dei Barbieri.
Pilurzi esprime per iscritto
il desiderio di avere la pensione del babbo.
Ma và a cagare, gli risponde la regina delle fate,
tu e tutti i tifosi della squadra avversaria.
20
L’avvocato Calamus on. per giunta e il sen. Molosso
il cui aspetto malaticcio lo domina
e lo fa sembrare mezzo baroniese,
avviano la pratica per traslare le spoglie di G. Deledda,
che riposavano in pace e non chiedevano nulla,
alla chiesa delle solitudini non desolate.
Morte di Zuanchine di Lucula, capomastro in pensione,
bello come san Pietro nella deposizione Baglioni.
In vita ha fatto di tutto, anche l’ortolano.
Nelle lunghe sere d’estate beveva un quartin di vin
seduto sulla soglia di casa
e a suo parere Zomaria calvo
doveva uccidere Pilurzi,
con i capelli all’indietro, prima di morire.
Muore il grasso Biasu che da dieci anni
davano per spacciato dal lavoro di gruppo,
grande invenzione della scienza moderna
che si cimenta con l’armonia universale
dove le stelle son tutte uguali e il sole
non cambia da un giorno all’altro nonostante Biasu
si proponesse di far sommosse a Seuna
il giorno che ciò sarebbe accaduto.
Il foglio dei veterinari esce listato a lutto;
il banco dei barbieri artigiani chiude cinque minuti prima;
monsignor della Bua si ritira in una grotta del monte
col breviario scaduto;
Pilurzi vorrebbe lanciarsi dal ponte di Mastrefe
con Olimpiade di Tiana o donn’Elene Figarasa
ma che a suo tempo è stata rosa.
Lite tra i barracelli d’Ohiai e i centauri della vespa
che han cancellato le tracce di una lepre inseguita
da un’astore che poi se la prende con un corvo.
Pilurzi cerca di far pace in una lite avversa
e lo bastonano da una parte e dall’altra.
21
Si arruola servo in caserma per aver protezione,
vi rimane trentatre anni e si dimentica di parlare.
Olimpiade digiuna tre ore poi si appella al papa
e al Presidente di cui ha intravisto i ritratti a Tiana
durante un pellegrinaggio con Madam’Elene
che ha visto la sua opera pubblicata
dal giornale dei veterinari e dei farmacisti.
Il Credito dei Barbieri promuove un festival teatrale
come risposta ai film americani violenti
come un’uragano a ferragosto che annuncia
la fine dell’estate.
Diecu Mandrone dipinge nelle quinte del teatro Eliseo
un campo d’asfodeli e nelle cupole della cattedrale
il volto malnutrito di monsignor della Bua
che spiega il Sacramento.
Biasu, spacciandosi per cardinale,
è assunto in paradiso dove il potere regale
gli dà alla testa e gli scioglie il grasso.
Pilurzi comincia la sua storia
come l’avrebbe voluta dal principio,
discorre con la sua ombra, pensa ai miracoli
e ai savoia, farebbe il buffone per mangiare
quel che gli pare ma non foglie di lattuga pisciata
dai cani randagi, domestici, da caccia,
da compagnia, da riproduzione, da guardia.
Manifestazioni spontanee di dolore popolare
nella rocca del cimitero al ricordo della morte
di Biasu vittima delle pubbliche convulsioni intestinali
che da una semplice e nota diarrea periodica
han causato la fetida dipartita.
Il pittore e scultore Nuvola d’Occidente,
scolpisce su legno la maschera dei mamuthones
poi la colora di giallo solare e celeste infinito
per non spaventare i bambini della scuola
e i vecchi dell’ospizio che vorrebbero
fare la strada a ritroso o scambiarsi i ruoli
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A maggio, probabilmente, Pilurzi lascerà la caserma
come l’ha trovata, ma, lui, è diventato un’individuo
di qualità con la passione del neofita cinofilo
e vorrebbe attraversare a nuoto le trecentotrentatre
Bocche di Bonifacio con una buona muta di cani reali
addestrati all’inseguimento del Cervo di Corsica
per la novena di san Biagio, di san Cosimo,
di san Francesco e per il fuoco di sant’Antonio.
Probabilmente all’approdo lo sbraneranno cani di Corte.
Il club dei farmacisti, ormai di fatto
nella redazione del foglio veterinario,
ordina la pubblicazione della storia delle memorie
dimenticate e ritrovate, di Zancarru primo farmacista
di Nuoro e delle corti d’Oliena che fabbricò per venderli
gli occhiali senza gradazione
né aberrazioni di luce solare o lunare.
Il gruppo polivocale dei Casti di Baronia compone,
dirige e canta la passione della madre
dell’ucciso alla messa di trigesimo.
Gli architetti del Corso costruiscono il castello
della caccia al cinghiale sulla rocca
di sant’Onofrio Sconosciuto,
per i nipoti di monsignor della Bua
che non vogliono essere da meno dei savoia.
Gli ingegneri del Corso vogliono costruire
altri trecentotrentatre ponti di Mastrefe
dato il costante aumento dei suicidi
per amor non corrisposto o deluso
con la tecnica del lancio nel vuoto
a occhi chiusi o col cappio stretto al collo.
La banca del credito dei Barbieri
apre bottega e sportello al ground zero
ridipinto dalla Nuvola Occidentale.
Inizio della rivolta a su connotu18
che i savoia reprimono col ferro rovente
e chiodi ardenti e baionette infocate avanzati
dalla Mole Antonelliana e dalla Torre Eiffel
e dalla barca a vela di Giasone l’Infedele
e un po’ incostante ma gran navigatore.
23
Pilurzi si pente di non aver fatto a suo tempo il barbiere.
Il giornale dei veterinari e le ricette dei farmacisti
pubblicano brevi storie d’amore di dieci parole
una appresso all’altra, nuovi giochi di società,
i racconti della creazione secondo i farmacisti
cristiani e vecchie bugie di corna e ruberie.
In fondo al giornale ci sono sempre revisioni
critiche degli articoli non pubblicati
e previsioni sui funghi velenosi, sulle carni guaste,
sulle scarpe strette, sul perché
le mutande strette rattrappiscono il pisellino.
Prete Zancheta trova un termometro nel messale
e non sa che farne, non sa chi l’’ha messo,
non sa a cosa serve né chi l’ha inventato.
Lui vorrebbe darlo ai poveri o alle missioni a Manhattan,
ma la sorella gli dice di tenerlo in bocca
per non romperlo o fargli una teca
di fanoni di balena vicino all’acquasantiera.
I liberi muratori di Seuna costruiscono
il più grande albergo di Mughina senza finestre
e senza carpenteria e riutilizzando come piscine
le vasche del depuratore fuori legge
che non vogliono nemmeno a Oliena
per non inquinare il Gologone
poiché solo loro sanno quel che vale
e quanti sacrifici han fatto
per farlo senza digiuni né scioperi.
Zuanchiino E.Remitano, ortolano e sindaco
anche di Nuoro, dice che alle prossime elezioni
si voterà casa per casa.
Pilurzi a gennaio lavora ai fuochi di sant’Antoni
e con la prima paga si compra un’aratro meccanico
che ha visto alla fiera di Ohiai Benimindhe
che traccia i solchi da solo e li difende a spada tratta.
Una squadra di poliziotti deviati perquisisce
la stamperia della voce del veterinari e farmacisti
e sequestra il Vangelo secondo Matteo.
La Banca del Credito e del Risparmio dei Barbieri,
agisce sempre più libera nel Mercato
e allo stesso modo fanno i garzoni
con i boccoli dei clienti e anche con le basette
e le autorità hanno le mani legate.
Monsignor della Bua pubblica nel suo mensile
le trecentotrentatremila preghiere scelte
che diceva la mamma per farlo studiare
invece di trastullarsi col pisello.
Gli Anziani del Cuzone se la fanno addosso
a forza di raccontar sempre le stesse vecchie storie
di banditi e di assassini incise nelle pietre d’Irillai.
24
Diecu Mandrone compone un murale nel palazzo
del Credito sul Trionfo dei Barbieri con la Borsa.
Nuvola Occidentale dipinge nel muro del campo sportivo
le storie miniate dei veterinari e dei farmacisti.
A Pilurzi rubano l’aratro e lui
per non fare formale denuncia e passare per spia
decide di fare un saggio sull’agricoltura di Tiscali
e col ricettario di carciofi con le spine
farne copricapo per i futuri messia.
Scoperta la prima loggia massonica in Tribunale.
Il primo venerdi di Pasqua i liberi attori di Nuoro
recitano dal vivo la via crucis tutti nudi
come americani al bagno.
I farmacisti pubblicano a puntate
il secolo della chemioterapia e monsignor della Bua
la raccolta delle sue preghiere inedite
dove ribadisce che maggio è il mese delle rose
di Maria, luglio il mese delle messi,
ottobre del vino e della rivoluzione scaduta e beffata,
mentre i milanesi vendono panettoni tutto l’anno
e noi non siam buoni a far lievitare un papassino19
perche c’è il mare di mezzo prima delle alpi
e degli appennini, del massiccio centrale
e dei pirenei dove a Lourdes trionfa però
la Banda Canora dei Casti Tenores di Nuoro
col bel costume degli avi cucito dai fratelli Modigliani
con gli auspici dei Barbieri e del loro Credito Isolano.
25
Pilurzi è sempre più innamorato di Olimpiade di Tiana,
mentre la moglie di Alcide, il defunto arrampicatore solitario
stravede per lui, gli fa gli occhi dolci
e gli mostra di continuo la lingua carezzandosi le natiche
come gli ha insegnato donn’Elene Culibianca
che per prima ha mostrato i suoi lombi nudi
ai bottegai menagramo del Corso degli orefici
dove passeggiano gli avventurosi veterinari e farmacisti
che urlano a bocca piena che la psicologia
è una panzana, una bufala, una vecchia corteccia
di sughero scaduto, una foglia morta e secca,
una caca di mosca, e che tutt’altra cosa è la biologia
e la chimica e la misurazione empirica
degli spazi astrali effettuata nel mese più marzolino dell’anno.
Monsignor della Bua vorrebbe dire la sua
- pro e contro - ma si è dimenticato quand’è nato,
se la mamma è ancora viva, ma è certo
che suo padre era con Gesù nel Tempio e nel Calvario
senza essere stato un dotto ladrone
come gran parte del genere umano
della specie ambulante.
Il regno di Sardagna, con la Francia e con la Spagna,
per un trono polacco, fanno la guerra all’Austria e alla Prussia,
< i nostri nemici di sempre > dice Zuanchinu a Pilurzi
a una riunione ristretta di scrivani isolani
all‘inaugurazione della prima loggia massonica
a occidente d‘Orosei.
Confidiamo nel progresso, risponde Pilurzi.
Voglio sentirli quelli che dicono
che non contiamo una chica nella storia d’Europa.
26
La banda dei Casti di Seuna compone e suona
un’inno alla razza padrona che indispettisce le serve isolane.
Diecu Mandrone e Nuvola d’Occidente affrescano la tomba
del più ricco possidente del Circondario Ballalloi Belsilvio
col cranio come un lavamano( che ha cominciato
la sua fortunata carriera vendendo fettine
in televisione all’ospedale d’Irillai) che ha trecentotrentatre
ville a schiera con giardini comunicanti sottoterra
fino al Rifugio segreto coperto di Malva a su Cuzone
dove conta di finire i suoi giorni terreni
prima di spiccare il volo alle spalle del Padre in tv.
La tomba è stata consegnata a Pasqua
e occupata il giorno dopo dal padrone
che non vedeva l’ora, tanto che
l’aveva ordinata al padrino quando lo ha cresimato.
Pilurzi, forte delle conoscenze massoniche,
fa stipulare un patto di famiglia tra le parti
di Seuna e quelle d’Irillai nella Fortezza di via roma 51
collegata con un tunnel, illuminato a giorno
da un padano col bavaglino, alla cattedrale
della Vergine dove il Monsignore
si ha fatto la Bua con le genuflessioni.
Il consiglio dei diaconi, dei chiericheti
e dei garzonii di bottega, bruciano
nella pubblica piazza le poesie inedite di S. Satta.
Prete Birde e Zanchetone volevano servirle prima
con una strisciata d’ascia bipenne,
cosa che la questura non ha concesso
perché i ragazzi potevano farsi male.
I laici defunti son solidali col poeta della stirpe
e tutti insieme si rivoltano nella tomba coinvolgendo
anche i pargoli innocenti e i caduti
in tutte le guerre e dal cimitero esce un solo grido:
Hutalabi, subito adottato dai tifosi della nuorese
che, appunto quella domenica, ha pareggiato fuori casa.
27
Pilurzi vuole sempre più bene alla sua donna
specialmente da quando ha saputo
che anche la mamma di Alessandro Magno
si chiamava Olimpiade.
Peccato, dice, che non la vogliano nella loggia occidentale,
non la vogliono nel continente, non nel vaticano,
nemmeno nella pagoda, non nella moschea
né nella sinagoga, finirà demoralizzata
e si farà amazzone a caval del re.
La banca del Risparmio dei Barbieri
indice un concorso per la realizzazione
di un teatro delle marionette e l’opera prima
sarà necessariamente rappresentata il lunedi di pasqua.
Il giornale dei veterinari e farmacisti aggiunti
pubblica le ipotesi sulla passata grandezza della Baronia,
sulla sua stasi malarica, e sul suo risorgimento
senza l’annuncio di alcun messia
Il giornale della curia stampa in prima pagina
la marianne francese del Delacroix
che guida il popolo sulle barricate di automobili
di epoche remote e dice che le vie laiche
sono chiuse ed è tempo di studiare
la razionalità degli insetti.
I canti di natale sono in fondo alla pagina
e la voce è di san Cosimo e san Damiano
e son dedicati alle vigne di Mamoiada
che sembrano giardini inglesi o colline del Chianti.
28
I liberi costruttori senza cantiere minano
il castello di sant’Onofrio per fare un canale
sotterraneo tra Orosei e Bosa.
Pilurzi impazzisce per le pulzelle di Seuna
e le donzelle d’Irillai quando gli comunicano
che uno spretato ateo ha preso casa al Corso
e si dice discendente del nipote d’un cugino
di giulio cesare che ha scoperto i tacchi d’Ogliastra
che hanno arricchito i compaesani di Seui,
il sistema capitalistico e la classificazione dei vini
che non diventeranno aceto.
Il ministero dell'architettura montana
decreta l’abbattimento della Cattedrale di Nuoro
per fare una fontana di Trevi con le lacrime
di monsignor della Bua
Prima loggia massonica a Ohihai
Il regno di Lucula viene dato dalla Regione
in affidamento perpetuo ai Gusai che hanno lanciato
un sacco di riforme dal ponte sul Cedrino
dove si suicidano le fanciulle abbandonate
dai fidanzati scappati in America senza far scalo a Tunisi
La banca di risparmio dei barbieri
emette le prime lettere di credito a Pilurzi
che ha smentito dicendo che son calunnie
quelle che dicono a proposito di Olimpiade
di Tiana minacciata di pestaggio poliziesco
se non ritorna immediatamente a Olbia
Pilurzi critica la manipolazione della storia
Olimpiade chiede clemenza al popolo
I veterinari diffondono i loro dati sull’economia
delle pecore che trattengono il latte
I filologi del Logudoro osservano
che il belato degli agnelli è moscio e significa,
voglio che la mamma mi dica del babbo
29
Pilurzi a Maggio regola la questione del Corso:
ai Guiso il lato sud, ai Gusai la parte nord.
Assegna la vita alla morte e la medesima alla terra
e la terra alla Regione laica, cattolica e imparziale
che concede al priore di san Francesco
di poter chiedere risorse per la novena
tra i pastori sardi in Toscana, Lazio e Umbria.
Pilurzi ritorna al Cuzone e fa lo scalpellino
davanti al Rifugio della Malva scrivendo
in numeri romani quelli civici per la preparazione
della libera mostra di pittura nelle sale del Rifugio
illuminate gratis dalla banca del risparmio del Barbiere.
Lo spretato ateo del Corso legge i suoi pensieri
alle donne e si dilunga sull’Ogliastra, il Gennargentu
e la Barbagia scoperta dal Lamarmora
che voleva farne una repubblica agricola
come la Savoia con protestanti
relegati a Urzullè e i cattolici a Arzana
Il foglio dei farmacisti pubblica un’inserto
a pagamento di Pilurzi dove dice che l’ozio
è per i filosofi quel che lo stadio è per gli atleti
sconfitti poi lusinga i barbieri risparmiatori
con l’intento più o meno palese di far ingaggiare
Olimpiade come manicure in regola e dice
che se la donna è il peccato l’uomo è il peccatore
come i pastori sono i patrioti della terra in comune
e i muratori seguaci delle case popolari
belle come quelle del Rinascimento.
I pesci sono idrodinamici, dicono i veterinari
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Scoperta dei segreti benefici della Malva,
cresce dappertutto e non costa nulla
tanto che và in prima pagina del giornale
col fantastico interrogativo:
come sarebbe stata la Terra senza Malva?
Tassonomia della Malva.
A Desulo, Nule e Mogoro scoprono
che si può filare la lana con ambedue le mani senza fuso.
Inizio di sommossa contadina a Seuna,
dei pastori a Orune e dei Barbieri del Corso
perché non si può costruire a Capocomino.
Pilurzi convince Olimpiade che sotto il mare c’è la Terra.
Il trattato di Locoe mette fine alla disamistade
di Orgosolo e alla faida di Mamoiada
ma si apre la polemica sulla Madonna di Gonare
che il vescovo propone di affidare
la mattina a Sarule e la sera a Orane.
Pilurzi dice che il 15 agosto è il giorno dei Barbieri
e chiede al sindaco che il Corso sia intestato ai Garzoni
anche se se ne infischiano
delle Confessioni di sant’Agostino e dei principi di Newton.
In subordine chiede
che il Corso dei Garzoni duri almeno un’anno.
A Orosei si apre il nuovo secolo della Baronia,
che finisca in gloria,
dice il vicesindaco nel suo discorso di accettazione
Il sedici agosto dell’anno successivo
i seminaristi di Orosei, Baunei e Lanusei,
rilevano la mappa del Supramonte a tuttavista
Apertura del salone congiunto di pittori e barbieri a Oliena
Fondazione del club dei barazelos a Ohiai
31
Rinvenuta dopo un accurato sopraluogo
una loggia massonica del terzo Nuraghe
in un’ala da sempre trascurata della grotta Corbeddhu.
Ben conservato il grembiulino scolpito nel granito
e notevole per la pregevole fattura il bavaglino
del gran maestro ricamato a mano
dalle mogli dei massoni di prima nomina
Prima raccolta di legna secca
per il primo fuoco di sant’Antonio
voluto dal circolo dei braccianti d’Irillai
per promuovere la meccanizzazione dell’agricoltura
a cui si può contribuire con donazioni di terre incoltivate
e con le antiche sommosse contadine
che arrostivano gli atti notarili
Trattato di Silana sulla pace
tra Dorgali e Baunei per Calaluna
dopo che la marea mediterranea ha minacciato
la secessione della costa orientale
dove sorge il sole e calalaluna
a Gonone e al Gologone
Libello di Pilurzi (rientrato da una scampagnata
nel meridione dove ha trovato l’acqua minerale
imbottigliata alla fonte) sul diritto del mezzadro
di classificare le piante della terra e di rispettare
i patti agrari a suo vantaggio senza nuocere
a donna Gavina (che non ha inventato il fuso
orario né quello che fila la lana) proprietaria
della terra che gli ha studiato i figli
e di cui il maggiore è astemio
e il minore fa correre l’acqua in salita
Vigorosa protesta degli ortolani baroniesi
contro i fisici di Chernobyl che hanno spalancato le finestre
per cambiare l’aria del reattore accanito fumatore
Una mostra nel Rifugio della malva
Una sala a ogiva del museo della Malva Spontanea
espone gli storici dipinti degli uccisi in campagna
che gridan vendetta tutti dominati dal rosso del sangue
dei corpi straziati raccolti da terra e deposti su carri
e carretti ricoperti di siepi di lentisco e rami di mirto
rossi demoni nascosti dalle fiamme, guardie rosso-barbute
che prendon nota dei rossi curiosi di passaggio
che si fanno il segno della croce
donne che si coprono il viso con gli scialli rossi
bottino ambito degli sciacalli,
altre lo stringon sotto il rosso mento
le gambe del morto che penzolano livide dal carretto
e le mani giunte sul petto con un rosario mai detto
una madre pietosa con uno scialle rosso sangue
che tiene la testa rossa dell‘ucciso
nel suo grembo verde-fava, una pietosa moglie
in blusa rossa e gonna di broccato che lava il corpo
del marito ammazzato, una giovane donna col volto acceso
che leva le braccia al cielo e puntando l‘indice
par che dica: pietà o signore di questo corpo martoriato
dalla mano del vile sicario, che lo possano acceccare
mentre piscia sangue nero e caga vermi lividi
come il suo occhio assassino che il diavolo gli cuocia
addosso il fegato e la cistifellea, figlio screanzato
di madre snaturata che saldava i debiti tanto a pelo
puttanona vigliacca e bagassona variopinta
In una gran parete molto luminosa
in cui carpentieri dediti allo spreco
s‘eran dimenticati l‘impalcatura
con le lampadine accese,
eran raffigurati una dozzina di Priori
a Cavallo, che dopo aver dipinto
d‘un verde-pera-marcia l‘ultima stanza
del santuario di san Francesco
come se fosse la vetrata della Cattedrale
mentre Boelle e Merzioro suonavano a gaudio
le campane, sfilavano davanti al popolo
in festa chi con una brocca d‘acqua sottobraccio,
chi con una fascina di legna in testa,
chi con due galline in braccio,
due ubriachi ciuciavano da un fiasco di vino spunto,
un pastore astemio col gregge e tre cani
faceva gli occhi languidi come trote,
un‘asinello con due brocche di latte
appena munto scoreggiava dal peso,
un ragazzino con un passerotto dipinto di recente
in una gabbia sgargiante voleva venderlo
ai carabinieri come un canarino castrato,
la moglie del daziere con un cesto di pane sul titile1
si stringeva la gonna perché gli scappava la pipì,
una bancarella di Tonara vende torrone e porcini,
presciutti, velluti, gambali, castagne, scarponi,
martelli strappachiodi per i manovali dei carpentieri,
semi di zucca, mattoni vecchi e tegole antiche,
legna da ardere e far cenere, tabacchi di cicche
sputacchiate a dovere, tappi di sughero,
orci d‘olio e otri di vino, vetri colorati
per le urne del Santo di Lula, grembiuli da fabbro
aghi da sarto pece da calzolaio cacio affumicato
provola affumicata ricotta affumicata salsiccia affumicata
caramelle pancette
In una mattonella della latrina è dipinto
un Dio Rosso e nudo che scuote il sole
biondo-uovo come un forsennato che avesse
rotto - da Zigottu - un calice da vino pregiato
e i giocatori di carte fossero scalzi come il Diego
dell'ospizio che non si voleva ferrato come un cavallo
e si voleva dipinto in due pale d‘altare, sissignori,
duepaledaltaredue, diceva, due pale d‘altare
d‘un grigio cupo tendente al granata
dei Grandi di Superga
Un san Cristoforo che traghetta a Marreri
un Gesù bambino davanti allo sguardo attonito
dei 12 vecchi del Santo Ospizio
e la dozzina di saggi del Contone
e i dodici Apostoli del Cuzone,
è la figura centrale dell’arazzo miniato
che ogni famiglia perbene espone nel tinello.
San Cistoforo, patrono dei carriolanti,
è il primo frate vagabondo che predicava
il vangelo senza averlo mai letto
( non capiva nemmeno i capoversi dei messali)
ma parlava con le anime libere e beate degli stagni
e con gli uccelli delle paludi dalle ali pure
che bevono da calici argentei per la vittoria di Cristo,
con la madre, su Satana cornuto e prepotente
cacciato da san Pietro clavigero dal chiostro
celeste che calza i caratteristici piunchi2di Gavoi
che riscaldano i piedi fino alla prima notte di nozze
Una tela portatile ( del periodo aureo dei dilettanti del Cuzone)
lacerata da un infame e infido coltello iconoclasta e bilama,
raffigurante la Madonna del Monte che bacia il suo bambino,
con begli occhietti a mandorla puri come una nocciola
e le guance rosse dalla vergogna della serva colta
a rovistare nella borsetta della signora padrona che fuma
come chi non ha nulla da dare né tantomeno da fare,
con lo spiritello di Pilurzi attaccato al seno
come un mercoledì e sa già leggere e scrivere,
sorvegliati a vista da Boelle Guerriero
con una bella aureola e da poco Cavaliere
e Merzioro Cacciatore di draghi sull’attenti
con l’aureola macchiata, come mastini con una pinna
tra i denti o angeli piromani come Nicola Fraillinu
o chi per lui, colti in flagrante nel roveto incendiario
del Monte, è stata trovata nel cassonetto
a forma di pala d’altare a cupola,
antistante la porta di sicurezza ignifuga
della Galleria della Malva, da un’attento
guardiano in uniforme che frugava
sotto un’inacidito cocomero rimasto
dall’ultima stagione nella borsa frigo
di visitatori occasionali che fuggivano
la canicola delle due e un quarto
Scoperta dai discoli del Cuzone
una pittura rupestre nell’ultima parete
nel fondo granitico del Rifugio della Malva
dov’è raffigurato il cinghiale del Monte
attorniato da una muta di cani agli ordini
d’un capo caccia etrusco o toscano
che mostra la patente e una pergamena
di iscrizione all’albo dei liberi cacciatori occidentali;
dalla linea del disegno pare che sia opera manuale
del primo eremita isolano alla cui scuola
si iscriverà Giotto due o tre epoche successive
agli ultimi nuraghi.
Sono state ritrovate anche perfette miniature
di individui che somigliano a calciari o paninari.
Gli storici dell’arte isolana (sostengono che i celti
non sapevano disegnare un cerchio con un calice tondo
né leggevano l’Antico Testamento e non sapevano
aggiustare nemmeno i tacchi delle scarpe
e i teutoni non distinguevano i colori veri dai falsi
e confondevano Golia con Davide
e gli inglesi con gli americani), dopo le balle di Livorno,
si tengono sulle loro perché non sono scapigliati
imbonitori tv né tromboni in autoradio
nel tedio dei domenicali pomeriggi estivi
quando vedono Dio Redentore silenzioso e sorridente
scender dal Monte con la croce in spalla
contento di se stesso come quella gallina
che ha fatto l’uovo e lo dice cantando sottovoce
senza coro angelico alla massaia che glielo strizza
È una natura morta, si dice di certi quadri,
come se una mela negli altri fosse commestibile.
L’oscura grotta del cinghiale rupestre,
dove anche l’uomo col suo santo spirito,
si ritirava dai rigori del caldo e del freddo,
si rivelò poi essere una serie di labirintici cunicoli
sotterranei scavati sotto la Sella di Nuoro
per mettere in salvo il popolo durante i bombardamenti
del nemico nell’ultima guerra mondiale.
Insomma dalle profondità analizzate si tratta
di Gallerie d’Arte dove si dipingeva sulla Rocca
sottostante la Sella cittadina, si nascondevano
i quadri di valore dalla razzia degli invasori
così voraci che anche di scarpe ortopediche
facevano bottini.
Trovati in una madia, sotto una pila di pane carasau,
due disegni, quattro schizzi e tre abbozzi
del pseudo-Raffaello d’Irillai fatti su un foglio
di carta lucida e millimetrata, di madonne
con la frangetta, ricciolute e col moderno taglio
maschile fatto proprio dai soldati in mimetica
che adornano e decorano i muri del Cuzone
e d’Irillai di stampo così bizantino
Piccoli quadri che non superano il metro quadro,
raffigurano belle foglie di Malva
Un bel pannello, asportabile come una pizza,
sul Monte con Mimiu rasato come un’angelo
e Pipiu con la barba maculata dell’artista,
al centro Zomaria col Bambino Cristo e Maschio
e Zenia, con gli occhi luminosi, le guance rasate
e i capelli neri sulla nuca, seduta languidamente sull’erba
con una tetta pura e nuda e bianca uscita dal seno,
carezza, con una sigaretta tra le dita, uno scricciolo
visionario che ha visto la Madonna del Monte
stendere i panni sporchi del suo bambino.
Un po’ distante si intravvede una camionetta di carabinieri
che li sorveglia pronta a intervenire a chi invoca aiuto.
Tutti dicono che Mimiu ha gli occhi grossi
e una giacca di tweed, Pipiu sonnacchiosi
e pantaloni di velluto a coste larghe come il Cedrino.
Zomaria lo sfrangiato indossa il costume degli avi
e pantofole di feltro a causa dei calli che lo perseguitano.
Il Bambino, che pensa a ciò che gli accadrà,
ha una vestina di madapolan e gambaletti
di cuoio con bottoni d’oro freschi di scatola
e di paterna manifattura artigiana
Dunque il Rifugio della Malva
è una delle tante entrate dell’Oscura Grotta
e della Galleria Rupestre, dove chi era abile
riproduceva fedelmente la natura a lume di candela
e dipingeva galline nel pollaio dove i vecchi galli
giocano a bocce con le uova, gli Anziani d’Irillai
seduti al Contone con i calzoni bianchi
del contadino di sempre e i corpetti damascati
del pastore antico, le pie donne del Cuzone
che nel patio del cortile filano la lana
e tessono maledizioni ai cruciverba magici,
ragazzine dipinte e truccate nelle pareti
che così carine non ne esistono ancora,
bambini con teste così grandi
da fare invidia ai seminaristi d’oggi.
Agli albori della sua storia
la città viveva per caso nel caos e si divise
fra il nord d’Irillai e il sud di Seuna
ma uniti dal Corso tirato come una lenza,
da Zuanchinu E.Remitano,
e vitale come un cordone ombelicale.
Poi vi furono le pacifiche invasioni dalla Baronia
e una stabilità millenaria e cattolica emerse
dalla confusione per volontà sovrana della nazione.
Queste parole pronunciate da una voce infantile
avvolgeva il visitatore nei cunicoli catacombali
del Rifugio sotto il Fiore della Malva dove
avveniva il passaggio dalla pittura murale al mosaico.
Nel dipinto da restaurare si distingue
un’antica Zenia Popolana con le braccia conserte
e lo sguardo volto all’alto, scalza come una rosa
di maggio e coperta da un camicione
di lana con i classici disegni e colori di Nule.
Nella destra ha uno splendido rosario
di perle bianche e rossi coralli nella sinistra.
Molti visitatori commentano dicendo, pare che saluti.
Subito dopo viene il mosaico con Zuanchinu
dominus al centro che somiglia come i due indici
al sanPietro della Deposizione Baglioni,
con un berretto da muratore in testa
e scarponi imbrattati di malta, e gli occhi vispi
come due topini che non sanno dove andare.
Alla sua destra siede il figlio Zomaria per i calvi artigiani,
Mimiu per i campagnoli con i capelli a caschetto,
Pipiu per i sapienti con la frangetta appena sopra gli occhi,
Otis il marinaio ha un libro in mano.
Le vesti son di velluto fustagno e panno
e tutti calzano sandali con legacci di bue
e sembra che escano dalla cattedrale
dopo una cerimonia tanto son ben messi,
grassi e robusti come due manovali il giorno della paga.
Non vorrei sbagliare, dice un commentatore,
ma più d’uno ha una notevole chierica
come i francescani scalzi e magri e poverelli.
Una notte il guardiano del Museo,
col suo cappello d’orbace sanculottista
e le ragas di lino del Cedrino,
nel suo giro di ricognizione vide spuntare un rotolo
di pergamena da una fessura nella rocca dipinta sul muro,
al terzo piano inferiore del Rifugio,
lo prese e lo esaminò con cura
e con sua somma sorpresa riconobbe
il progetto della costruzione di Tiscali
e delle sue ciclopiche mura, che poi si rivelarono
essere quelle del Cuzone tirate su
da capaci muratori di Bosa e di Orosei.
Le case eran tutte sul piano stradale,
largo tanto quanto due carri di buoi
vi passano a turno carichi d’uva e di grano
e un’asinello con due gerle di sabbia fina
e un cavallo con la coda corta con cento litri
di latte di pecora e di mucca in bidoni di alluminio,
ma con la cantina per il vino e le altre provviste,
dei blocchi di granito e mattoni quadrati
eran pronti per costruire il primo negozio
di barbiere con l’insegna senza impalcature.
Il progetto era simile a quelle figure scolpite
nella gran sala di granito delle domus
de janas di Borbore con quei rilievi
così delicati degli antichi maestri del tratto ingenuo
e innocente dove gli edili han calzoni di fustagno,
scarponi chiodati, canottiere stinte
e berretti di giornale o di sacchetti di cemento vuoti.
Turisti e villeggianti dei quartieri vicini
traevano ispirazione da quella scoperta
così genuinamente elementare che tutti
volevano cimentarsi con martello e scalpello
Il guardiano per quel ritrovamento fu innalzato di grado
e gli attribuirono trecentotrentatremila ore
di straordinario esentasse. Un bel colpo di culo,
disse più d’uno. E’ l’invidia colleghi che vi fa parlare.
Trovata una maschera preistorica dei mamutones
e gli studiosi che si avvicendano su di lei
non concordano sull’ipotesi se significhi riso o pianto,
se sia d’una giovane sposa e del suo destinato amore,
se sia il volto soddisfatto d’’un vecchio contadino
o d’un giovane pastore tifoso del culto di Venere
e testimone degli sfortunati amanti di Verona.
Uno studioso esotico ha azzardato l’interpretazione
che la maschera fosse in realtà una miniatura
di un volto più grande. Un fiorentino ha detto
che la forma astratta e sproporzionata della maschera
ricorda quel mascherone che gli arcaici degli appennini
si mettevano per non farsi vedere spaventati
dai cinghiali della selva che se ne infischiavano
delle lonze, ma per spaventarli in modo ortodosso
Una squadra di minatori di su Barrosu,
ha ritrovato, avvilupato dalle radici della Malva,
due giovani corpi avvinghiati, dentro una coperta
di Nule ricca di stemmi, numeri del lotto e note divinità isolane,
e ben conservati alla profondità di tre giorni d’intenso lavoro.
I minatori e gli archeologi suppongono che si tratti
della coppia di amanti scappati di casa
e rifugiati nella selva della Malva per sfuggire
alle ire domestiche che, lo raccontano le storie,
li davano comunque dispersi.
Si trattava di Murgia Merula e Mariapica Mereu
che ha ancora i capelli avvolti intorno alla testa
adorna di fiori, mentre lui ha una riga sulla sinistra
della testa impomatata come un cameriere
che fuori servizio si spaccia per tanghero,
nel senso di ballerino di tango,
si capisce dall’espressione
che aspettava lo spuntare della prima barba
Ritratto accaldato della fornaia del pane carasau
che riceve la notifica da un messo comunale
di abbattimento della sua casa in riva al mare
perché se i pesci entrano difficilmente escono
poiché la casa è fatta a rete stile ponzese.
La fornaia vorrebbe prendersela col marito
che presago del fatto si è rifugiato da Zigottu
per farsi la testa come un autentico barbaricino dell’interno.
E’ una bella donna
con i capelli avvolti sulla nuca
d’un color rossiccio come molto si vede a Irillai,
la faccia è rossa dalle fiamme del forno
e dalla rabbia della demolizione e, giustamente,
non sorride ma impreca a bocca aperta allo sfacelo
della polis e della famiglia aperta e allargata
fino al quinto grado di parentela,
anche se non gli mancano gli orecchini
di Dorgali e la collana di Bosa e la blusa
scollacciata che mostra e non mostra
un seno che allatta due bambini assieme.
L’affresco sotto restauro si trova al primo piano
del vicolo chiuso del Rifugio e la fornaia
di nome Zenia agita con la mano destra
un coltello bilama davanti alla faccia
del messo comunale come se intendesse
scoperchiarlo per vedere cos’ha sotto la maschera.
Nel loculo che segue c’è la foto del Marito Zomaria
con le orecchia a sventola, rasato di fresco,
con un mezzo toscano in bocca acceso
a rovescio perché da Zigottu non si fuma
e non si butta la cenere per terra
ma la si impasta col catarro e si stuccano
le crepe dei muri che vanno ridipinti 4 volte all‘anno.
Ha la bianca camicia di lino spalancata
sul torace con tre peluzzi a croce,
gli occhi color malvasia, il naso che comincia
dalle sopracciglia per finire con due fori ombrosi
sopra i due baffetti del tipico baroniese d’Ohiai,
ha in mano una brocca di vino che Zigottu
usa riempire di pesche da natura morta
e servire la mattina ai fannulloni in piazza.
Nella foto, Zomaria, ha quell’aria di ce
ma non c’è e vorrebbe dare a intendere
di avere in mano un coltellino con cui si taglia
le unghie o toglie le spine dal gambo di una rosa
o una notifica arrotolata dal messo comunale.
In uno scasso profondo come una miniera esaurita
nel Rifugio del Cuzone, sotto l’opima Malva Fiorita,
è stato trovato il primo forno a legna
con la volta a cupola di mattoni pieni e refrattari
intrecciati tra loro e qualcuno messo così
a casaccio da qualche manovale frettoloso
d’imparare i segreti del mestiere.
L’epoca è fatta risalire all’età del fango crudo
e degli arcaici muri a secco tipici del periodo
di Zuanchinu E.Remitano che precedeva tre ere
geologiche prima del primo campione di nuraghe.
Il tesoro del forno del pane carasau3
è costituito da una ciotola della ceramica di Lucula
laccata d’oro e argento dove fermenta
un impasto di semola di grano duro resistente
al tempo e all’oblio che fa tutt’ora lievitare
trecentotrentatre quintali attuali di frumento
campidanese e canadese.
Lo scavo e il ritrovamento è opera
d’una squadra di muratori ( Marrone e Corcarju capisquadra)
disoccupati che per non perdere la mano
fan forre sotterranee come cinghiali,
e illuminando a giorno il forno con un cerino
hanno esclamato : Ecco il fermentazu4
d’oro delle nostre antiche madri!
In ogni ingresso della Galleria sotterranea
c’è un’onesto padre di famiglia che fa da guardiano
autorizzato a spegnere le luci
se la comitiva si mostra parca negli incentivi
e poco attenta alle pseudo storie raffigurate
come quella in cui Paride Pastore
- che pare un antenato di Prete Zanchetone -
dà a Venere la mela cotogna che è identica
a quella colta da Eva nell’Eden del primo giorno.
Nell’affresco illustrato dal guardiano
pare che le due ragazze, Afrodite ed Eva,
strappino rametti di mimose in campi fioriti
e vadano allo sportello delle Poste
col libretto di risparmio.
Si tratta, dice, di un paesaggio idilliaco
con pomidoro lucenti e uccellini cinguettanti
come barbieri o maestri di scuola davanti
a muri secchi come lavagne o campanacci
della scuola di Boelle e Merzioro
che tirano la corda davanti alla cattedrale d’Irillai.
In un quadro della Galleria del Rifugio
è raffigurato il mio gatto con la coda più lunga di lui
che caccia pipistrelli, scriccioli, pernici, corvi, farfalle,
cavallette, topi vivi, galline che non fanno l’uovo,
occhi di cane, gelato dei bambini, polmone di pecora,
pesci colorati che imparano a nuotare in casa,
rettili tentatori di malidea che strisciano
nei portici del Belvedere d’Irillai: il parapetto
del Muraglione che guarda Lucula come un’onesto
sogno di Zenia che rattoppa i calzoni di Zomaria
nell’atrio della villa prospiciente al giardino
della dolce frutta e del soave canto degli uccelli.
Dobbiamo coprirli con una rete, dice sovente Zomaria,
se no quelli con le ali non ci lasciano una ciliegia
né un fico. Il sogno è sempre un’illusione, canta Zenia.
In una sala al cubo di trentatremetri e 3cm. scarsi d’altezza,
lunghezza e larghezza coperta interamente
d’un mosaico veritiero che mostra
lo sgarrettamento violento di vacche e buoi,
pecore e montoni, capre e caproni, scrofe e verri,
asine e somari, cavalle e stalloni, cagnetti focosi,
gatte in calore, mentre Mimiu S’Angioni
entra a Ploaghe seguito da quattro turbolenti
mori insegnanti elementari sottopagati
armati di forconi ardenti sul dorso di centauri
con le orecchie a sventola che sgroppano
nei giardini del Logudoro dove si riconoscono
i primi carciofi con le spine, i primi pastori
che mungono a modo loro, vasi di fiori
che durano un giorno come la barba
fatta dal barbiere con l’insegna del negozio.
In una tomba aperta di granito si vedono
dodici pie madri vestite di nero che piangono
il figlio morto nell’umida pietra che trasuda
lacrime di corallo, è il destino, gente,
pare che dicano, che ogni volta ce la fa grossa.
L’autore è ignoto ma ha riempito una parete
lunga trentatre metri e alta tre senza aggiunta.
In una curva più avanti si apre uno spiazzo
dove c’è un arazzo di Nule illuminato dal fuoco
di sant’Antonio dove una giovane si suicida
perché il fidanzato l’ha abbandonata davanti
al cimitero dove si tormentano i farabutti,
dopo averla rapita al primo fidanzato
che gli dava un sacco di baci
e per primo gli riempì la conchiglia
senza tener conto delle stagioni.
In un tratto di muro illuminato da fari a petrolio
c’è una specie di locandina fatta di trucioli incollati,
che rappresenta il buon vivere degli antichi
festaioli e rebottanti che non vomitano mai
e ci son cani e gatti che mangiano
presso un banchetto di impiegati che infilzano
agnelli nello spiedo e bevono vino di Marreri
dell‘ultimo priore d‘Irillai, suonando launeddhas
e cantando a tenore e tamburellando su bidoni
di quintale e passa di conserve alimentari
in vasti campi d’asfodelo, alberi di carrubo,
canne del Cedrino, carrozzoni del circo,
corpo di ballo tondo e liscio, di dillu e billu,
piano, saltato e sgambettato alla cosacca,
tutto dipinto con le mani senza pennello
a vividi colori usati una sola volta.
Lungo i corridoi della Galleria
trecentotrentatre metri sotto il Rifugio,
fin dove arrivano le radici della Malva,
ci sono inchiodati alle pareti , piatti piani
dipinti a mano con eloquenti figure
di cinghiali, arnie di miele, sciami d’api,
vermi lubrici, scheletri di pipistelli, un’apicultore
con celata, la moglie che fa i conti, i figli
che si leccano le dita, una statua lignea
di san Francesco, un redentore d’argilla
col braccio rotto, e un Predu Pilurzi di granito
nudo alla visita di leva con lo scroto
come un borsellino di massaia senza una lira
e il pisellino che spunta per far pipì,
ci sono orci d’olio vecchio accostati al muro,
botti di vino antico, vasi colorati per defecare,
ceramiche del quarto millennio prima del terzo
nuraghe, anfore di varecchina, tubetti di dentifricio,
sparsi profumi di Bosa, altari cerimoniali,
facce dipinte che ricordano Prete Zanchetone
vestito di lino bianco come un sudario,
figure col bastone, volti di madonne ideali
con varie acconciature, molte nude e impudiche,
altre con le trecce tra le rose, una somiglia
a sant’Anna matrona di Seuna, maschietti
senza barba che rompono i vetri a mano libera
e con la fionda pronti al sacco d‘Oliena,
ubriaconi col tirso che bevono da una coppa
che pare una casseruola e vomitano nel rinale.
Dagli innumerevoli profili di uomini e donne
volti al cielo in un dipinto vicino a una cappelletta
votiva a trecentotrentatre metri sotto la Sella,
si capisce che i cittadini di Nuoro di trecentotrentatre
mila anni prima del primo nuraghe,
non temevano la morte per inedia
tanto pare che la invocassero dall’espressione
fiduciosa dei capelli multicolori e con crocchie
belle tonde e frangette dritte come frangivento
della nuova serie elettronica;
si capisce inoltre che non c’erano ricchi
e poveri e senza ruolo, ma tutti erano
ugualmente affamati e non uno era avvinazzato
come certi frequentatori di bettole
che conosciamo noi civili cantonieri della strada
che col pennello in mano facciamo ghiri
e gori e abbiamo una strana paura di morire.
Certe Gallerie hanno scalini che deviano in cunicoli
profondi e chiusi che vanno a parare
sotto il livello del mare dove ci sono i cessi
turchi e le latrine latine i vespasiani romani
e normali wc e sofisticate toilette dove
ti graffiano la faccia se lasci cadere
una goccia d’orina sul parquet
nei misteriosi e intimi cerimoniali personali
inclusi nella liberazione corporale
quando sulle pareti dei cessi si scrive di tutto
con frammenti di caca come quando ci giocano
i bambinelli con le treccine dorate
e colorate come merli.
Qualche maleducato, con somma evidenza,
ci ha lasciato anche qualche verme
dalla voglia di cioccolato lungo perlomeno
mezzometro e passa.
Un tratto grafico tecnicamente preciso
e così raffinato che diventa simbolo
dell’animaccia loro.
In ogni angolo del Rifugio della Malva
sono raffigurati tonni in scatola, sardine, anguille,
corna di bue per bere, una delle tante maschere
mortuarie del Beato Zuanchinu Primo,
i gioielli funebri di Zenia d’Irillai, le sue forcine
di pesci d’acqua dolce, una sella d’asino,
una staffa di Sedilo, bronzetti stilizzati di guerrieri,
cacciatori, sacerdoti, vergini con canestri di frutta
e brocche d’acqua sorgiva, aranci, mandorle,
noci, agnelli, fiaschi di vino, bottiglie di malvasia,
caci a pera, merca salata, formaggi ovini, caprini
e bovini, idoli corsicani e feticci sardi, salsiccie suine,
prosciutti suini, cotiche suine, guanciali di scrofa,
pancette di porco, gelatina di maiale, sangue suino
con uva passa e miele d‘arnia e torrone di Tonara con nocciole,
capocolli, sugna, lardo, test’incassetta,
il grande affresco dove san Cosimo e san Damiano
domano un furibondo cavallo stringendogli
le palle col sottopancia e pungendogli la bocca
con quei carciofi d’altri tempi che tolgono il sorriso
cinematografico dall’empio ghigno di chi scommette sui figli.
Un gran quadro con cornice morale e rettangolare -
manca la firma dell’autore amenochè non sia
in quel drappeggio grottesco o giottesco in calce -
mostra il grande Zuanchinu con un compasso d’olivastro
che traccia le fondamenta del nuraghe col figlio
Zomaria alle prese con massi grandi quanto lui.
Molti li rassomigliano a Dedalo e Icaro
(i nazionalisti corsi dicono che in buona parte sia Napoleone
col primogenito indisciplinato, anche se la cornice è di Bobore Rosolia),
ma non è vero, perché Zuanchin è tale quale quel san Pietro
che depone tal Gesù Circonciso che pare Zomaria
con quel suo pizzetto brunito da spadaccino impenitente
e mezzocalvo come i pesisti d’Irillai, i barazelos de Baronia
e i ferrovieri di Macumeda.
Dicono che sia stato dipinto trecentotrentatre mila anni fa,
anche se pare fatto apposta avantieri a Mamoiada
ispiarandosi a san Cosimo e a san Damiano
seduti nel cortile a fare vino o ai gemelli del Monte,
Pipiu con i boccoli appena fatti, nato prima di Mimiu
con la scriminatura laterale sinistra, come un camionista
che tema il freddo e la luce abbagliante,
seduti su due poltrone davanti al focolare
sempre acceso degli avi, intenti uno ad arrottar coltelli
e l’altro a far pifferi di canna, scalzi come sono nati
e fumando alla disperata ricerca del godimento
che non avrà mai fine….
…...
I sapienti d'Irillai seduti dopopranzo all'ombra del Kontone
si danno da fare per scoprire il giorno d'inizio del mondo,
ma tanti – stanchi dalla fatica che li esclude
da ogni evento narrabile (poiché il loro lavoro è svanito
[anche se han tirato su casa e famiglia]
e la morte in cambio lascia un vago ricordo di loro)
- si ritirano e preferiscono riposare un po', a casa,
per paura che la fine del mondo, il mille non più mille
li colga alla sprovvista senza darne avviso ai familiari.
Saranno ricordati, perchè è al termine
dell'esperienza che si rendono i conti.
Il caos originario è una gran scatola
in cui si trovano le stelle e tutte le cose
che sono appartenute alle esperienze passate
e serviranno alle prossime novelle
pronte a sortire nel mondo degli affari umani.
1 crocchia di stracci su cui adagiare alla buona
un grave in equilibrio sul capo
e filar dritta sui ciottoli
come una modella ben pagata con BOT
2 Calze di lana di pecora lavorate
e con le iniziali ricamate a mano
dalle vergini del quartiere
e dalle pie madri nei cortili
nella settimana dei solstizi.
3 Tostato.
4 Una focaccia acida di pasta cruda.
5 fratello di ercole.
6 Il Sole, signore del suo sistema.
7 vino acquerello o risciacquo della vinacce
8 Il valente alla Mola.
9 vaccino contro il malocchio.
10 Pietosa nobildonna che aiuta i moribondi
a morire quando da soli non ce la fanno.
11 Sughero affumicato.
12 farina impastata col sudore della fronte.
13 Valorosi,coraggiosi,audaci,
14 Burrumballa.
15 vagabondi.
16 vinello che annuncia il vino,
come il Battista il cugino Gesù.
17 dolce che i morti mangiavano da vivi.
18 cioè ritorno alla pace in cui si viveva prima
che i cortigiani con i savoiardi e i valligiani
col gianduia e il bavoso di turno
con l’ampolla del dio fluviale
svaligiassero i comò aperti della giustizia
19 un quadrato sbilenco pieno di grasso,
uva passa, mandorle, noci e nocciole,
glassa, zafferano, prezzemolo, lardelli,
lumachine, zucchero impastato con vincotto,
seppioline piccanti e malloreddus alla bottarica.
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