lunedì 30 marzo 2026

32- XXXII-241111

 


. pem .  

32 - XXXII -

il labirinto 

della fondazione di Irillai e i suoi punti cardine

nel rifugio laboratorio di maldestri malefici

da cui è sorto il malconcio Predu Pilurzi

 ma arrivato comunque in porto 

 senza ricompensare nessuno


i libri si spolverano con gli occhi Leggendoli


Dal cimitero di sant‘Ussula, sorge come dal caos primordiale,

Donna Irene d‘Irillai che vola lieta sul monte Ortobene 

dove chiara e limpida si vede e si sente la luce e il rumore 

di fondo della scintilla iniziale all'origine della crescita 

e caduta dei capelli sani e forti dei pesisti di Irillai

 con la calvizie precoce che rende i piani alti 

spogli come il mandorlo a natale

                                               

Il cavo della scatola cranica contiene la matassa di Arianna, 

 la cui funzione è farci capire quel che vediamo e scriviamo

 come usano i doganieri e i dazieri


" Robinson Crusoe, padrone dell'isola, 

è il paradigma simbolico del borghese moderno 

colonizzatore e pioniere, coltivatore e imprenditore, 

fondatore di una costituzione e organizzatore 

del lavoro proprio e di Venerdì". d. defoe


1. La trama. L‘osso nudo spolpato del superfluo, nel tempo e ora.

2. Chi è, cosa fa o non farebbe.

3. Eventi sommari e circostanze particolari, và bene. O no?

4. Ognuno ha un passato e un futuro. 

E si può fare a meno dei clichè e dei più famosi meccanismi.

5. Ogni parola è un racconto, un excursus, una digressione.

6. Il luogo, es. il Campidano comprende Cagliari e Oristano, 

il Flumendosa e Villacidro, ecc. cioè il sud.

7. Cos‘è successo a Irillai in una data approssimativa 

(per la precisione c‘è la storia dei condaghi e della curia vescovile).

8. Ogni storia per quanto grande si divide in frammenti e brandelli 

e in piccoli accenni che richiamano il periodo, uno è raccoglierli 

così come si trovano, altro è ordinarli senza privarli della libertà.

9. Intervento dell‘autore sul personaggio: io avrei fatto così…

10. L‘arte libera se ne infischia delle consequenzialità 

perché la vita non ha una logica poiché se 3+1 fa 4 

poco m‘importa che dopo ci sia il 5. È il quattro che conta.

11. Esiste un filo invisibile che unisce le cose del passato 

con le attuali, lo conosco, so dov'è e si chiama immaginazione.

12. La geografia comprende la città e la campagna, il mare 

e la montagna, e ogni persona ha un suo paesaggio mentale.

13. Quanto dico un tempo è stato e io c‘ero. 

E‘, tutto sommato, un artificio letterario.

14. Poco importa che il vero sia reale o che la realtà sia falsa, 

se vale qualcosa quel che si dice. Il valore giustifica tutto.

15. Adeguare i fatti alle parole e le parole ai fatti.

Come si fa all‘ONU che ha finora evitato

 le grandi guerre di sempre più immani catastrofi


La vita è come l'acqua della pura fonte 

che nello scivolare al mare perde la sua innocenza


Fondazione d’Irillai sui nodi o anelli d’una catena di cause: 

i cittadini di Lucula cacciati via dalla malaria della bassura

 sulla groppa del Monte in altura, quando i cattolici domarono

 e convertirono le sponde del Cedrino alla coltura dell‘olio d‘oliva,

 gli artigiani riformati in eremiti alla Zuanchinu ordinatore di pietre

 nel muro secco, lavorarono felici come schiavi 

la lana e il cuoio, la pietra e il legno, la calce e le erbe colorate,

 il latte e la carne, la lattuga e il ravanello, 

per aver la grazia di Dio, unico e provvido dispensatore,

 e le idee chiare come la vendetta dell’occhio per occhio 

per cui Gonario di Tiana fù perseguitato 

volendo guardare oltre il visibile consentito

 nel cercar tesori in trincea strisciando sul cocuzzolo

 come i serpi a primavera a rimbeccar il cecchino monocolo

 come invenzione del sicario Battile d’Urzulle 

che chiudeva un’occhio vicario per far centro 

negli appostamenti proditori consentiti dal cannocchiale

 aggiunto all’occhio dello speculatore di Lucula 

capace di vivere in altura e in bassura.


Poco dopo il primo bagliore abbagliante 

del Big Bang che continua tuttora...

Anno Primo del condaghe del Cedrino.

Zuanchino, unigenito di Zomaria d’Irillai, 

onesto e sincero bracciante baroniese, 

nasce a Locula all’equinozio di Primavera

con una zanna di cinghiale impressa sull‘omero.

La nuova famiglia segna il passaggio dal paganesimo 

al cristianesimo, ha fiducia nel Sole e nel perdono di Gesù.

Zuanchine impara a scrivere in sardo antico 

e veste camicioni di lino e brache di cotone.

E’ alto quanto basta per cogliere un fico maturo.

S’arrangia a modo suo.

Anno Dopo.

Grande amicizia con i coetanei: Lillicu, Lolle e Lillinu.

Comunicano fischiando e cantando battorine in dialetto 

stretto come un pertugio naturale, 

si fanno le prime fiche e il segno della croce.

Anno Primo.

3

Quando muore il padre, Mariapica sostiene la famiglia 

cuocendo il pane nel forno sempre acceso, a giornata 

che comincia alle due di notte col primo canto del primo

 gallo d’Irillai e Lucula.

Anno successivo.

Prima corsa e nuotata nel Cedrino fino a Oohiai 

dove è nata la madre Mariapica Nannicoco.

Primo malumore tra parenti.

Anno quinto-.

Prima visita da Zigottu il bettoliere nel corso di Lucula 

dove si riuniscono i prestigiosi poeti di piazza 

Istevene Cacoi, Lenardu Brodu, Pidore 

ki su Corcarju e Biasu ki su PualeMamone

alla bettola del principato dell’acqua dolce 

si canta e si balla come nella patria del bel mondo.

Anno poi.

Conoscenza della Zenia di Seuna, perla dell’altopiano soliano.

Anno certo.

Scoperta del mare e dell’acqua salata a Orosei 

dove approdano i latini col pecorino.

Zuanchinu attraversa il Cedrino come un daziere

 con una damigiana vuota.

Giunto a Irillai e Seuna vede per la prima volta Josto.

Anno del destino fatale.

Si fidanza con Zenia per tutta la vita.

Trova la sorgente del Cedrino e proclama la sovranità 

dell’acqua dolce: senza lei si vive male in salamoia.

Anno avventuroso. Nasce Amsicora.

Anno quieto.

Ificle5 re del Logudoro occupa Nurdhole cosichè a Seuna e Irillai 

non rimane nessuno e vanno tutti sulla Montagna.

4

Anno di guerra che intacca le ricchezze , scuote i patrimoni, 

debilita gli averi, restringe i possedimenti, guerre civili 

e liti cittadine, odii ancestrali, Zuanchine sogna gli etruschi.

Muore Mariapica Nannicoco, senza dover niente a nessuno, 

cantando battorine di Brodu e Corcarju.

Zenia Soliana porta alla luce il piccolo Zomaria 

anche lui con la voglia di cinghiale tatuata sull’omero

che inventerà il pecorino sardo e promuoverà 

lo scambio con quello romano nella rada di Orosei.

Muore Istevene Cacoi, avido di successo, 

strozzato da un bollente boccone di carne ovina.

A Irillai scoppia la temuta fame 

dopo la distruzione del tempio del Nuraghe.

Morte di Zuanchino.

Il suo corpo è affidato alla sorgente del Cedrino 

e lo percorre per una volta con i piedi in avanti, 

quando arriva a Lucula viene cremato 

e le sue ceneri disperse nel golfo di Orosei 

sull’onda dell’antico Tirreno per cui la vita non merita dolore.

&

Quando Zuanchino E. Remitano fondò Irillai, 

nel IV sec. P.N. (prima del nuraghe), 

sapeva che ciò che sarebbe successo dopo 

poteva accadere anche prima, poiché c’era 

dell’intelligenza di Arianna nella natura nella terra 

di Lucula sottostante la regione autonoma del Monte 

dove il porcino è del cinghiale e l‘allodola è del mattino 

e il redentore col lino succinto e discinto

è del peccato mondiale da cui spuntano le genti.

5

Nell’anno terzo Prima del Nuraghe, Zozore I re del Loogudoro, 

era ai ferri corti col cognato 

(che aveva sposato Zenovesa sua sorella) 

Zizitu di Gallura per la controversia sul sughero dell’anno 

e un malinteso sul granito della terra; 

Piliolu Primo di Nhule era ai ceppi lunghi dell’imperatore 

della Serra di Linghesu II che puntava alla monarchia isolana; 

Linghesu Minuiu, suo fratello germano, 

governava brontolando la Baronia; 

focolai di ribellioni dell’Ogliastra e dei Monti Centrali 

erano sotto tiro dei bastoni nodosi dei Signori della Barbagia 

intrecciati come budelli d’agnello; 

era ai ferri Zomaria Pilosu d’Oniferi che una volta libero 

avrebbe cinto d’assedio Orani fino al secondo secolo 

Dopo il Nuraghe e prese il Monte Gonari dove stavano 

abbarbicati i carpentieri per espandere il moto pagano con la bolla : 

Vieni o Signore con un’ascia d’argento, 

e, con te, non risparmieremo nessuno.


&


Dunque, primo, dice il Canterino all’usignolo :

Zuanchinu nasce a Orosei dal beato Zomaria 

di Lucula e da Donna Manzela d’Oihai. 

Unione legittima dato che avvenne. 

Una caterva di fratelli e sorelle popolò poi la Baronia 

e un cinghiale bianco come l’innocenza apparve di notte 

all’improvviso nei monti centrali proprio dove nascono 

s’incontrano e muoiono i punti cardinali.


6

Secondo. In quel tempo nella bettola di Zigottu 

(che a mezzodì chiudeva anche lui il negozio 

per mangiare la sua mezza dozzina 

d'uova sode come le tette della primipara 

e le natiche dello zappatore di vigne altrui) 

cantavano la prima quartina

 sulla metamorfosi dell‘astore in falco; 

ma chiunque abbia voce in corpo, in cuor suo teme, 

prima del pranzo, la rovina del mondo, 

la ribellione inaudita della terra al sole, 

la libertà di non vorticar più, incrociare le braccia, 

spezzare l’invisibile catena 

che la fa dipendere da Barbadoro 

tiranno arrogante del cielo, fermarsi per conto proprio, 

braccia conserte, e cadere nel vuoto fin dove la moglie 

al suo muliebre profumo mischia l’aroma del cibo e del vitto.


Zuanchin fù manovale del padre nella invenzione 

dei primi tratti di muriccioli asciutti , a Marreri, 

per dare asilo agli agnelli e al letargo 

delle lucertoline così carine quasi belline.


Quarto.

Al vescovo d’Irillai appare in sogno l’inventore del numero 

e del cocomero che chiamò Remitano 

perché aveva un’elmo e una corazza di sughero 

e l‘ascia del taglialegna che nessuno affida ai pazzi 

(e con quella vincere al lotto) 


Quinto,

a dieci anni Zuan figlio dell’anno punto zero 

e della cometa circolante andò con la mamma,

 Manzela d’Onifai, a vivere sui monti senza biscie 

con i fratelli che non lasciano le cose dove stanno

 e si stabilirono dove quelli con le mani sempre calde

 curano anche i dolori inguinali e scatarrano a mezzodì

 feccia violacea che corrode il granito del Monte 

così come le streghe scoreggiano di notte 

vapori velenosi e sputano brandelli di rospi 

viscidi come cimose di seta pisciate 

dalle sacre vitelle del Cedrino.


Sesto.

Il diavolo dei barbari ha dato loro dei carboni ardenti 

in cambio di Isabella Navarrese che ha scoperto

 il mare salato e il primo canto del fringuello.

 A Olbia mangiano la Prima Cozza

 e a Orune uccidono il Primo Cugino.

Madalena d’Irillai, figlia della Tramontana,

 sposa Boelle di Seuna e regnano sul monte e sul piano,

 su Lucula e sul Cedrino e sul Corso dell’Eroe 

sopra il canale di sfogo.

Al mercato si espone la Paura;

 c’è l’invasione dei turisti e muore, 

sifilitico, Zommaria di Oolbia.

I vecchi savi del contone si dilettavano a sputar catarri 

in piazza e se non li seccava il sole 

finivano immancabilmente a Lucula

 a dare viscidità alle anguille lumachine

 da impastioiare con l’abbondante e autonomo 

sale da cucina isolano che cura il male ai piedi piatti 

perciò, in salamoia senza dolore, 

si appisolano davanti ai tg della sera.

 Allora Zuan commentò : se le lumachine salate

 e pepate guariscono dai piedi piatti, cosa mai

  non faranno due o tre dozzine di sanguisughe

 ingrassate col gelatinoso catarro al tabacco ?

Zuanchinu progetta il primo campanile della cattedrale 

e lo chiama Merzioro. Da lui prenderà forma Boelle

 che da campanile maturo sortirà francescano. 

Suoneranno a tutte le ore per far dispetto al gallo.


Dieci

Il Cagliari perde la prima di campionato 

e a Sassari varano la prima dinastia 

di presidenti del cavolo con patate.

La dozzina di savi del Contone Ballaloi

accosciati al sole marzolino e a quello di san Gavino, 

preparano la annuale supplica 

a san Francesco ma al sentir qualche commesso 

o impiegato parlare in italiano, lo pensarono

 un confidente dei carabbi sotto mentite spoglie.

Dicevano a tutti che per chi ha voglia di parlare 

non c’è peggior guaio contrario che l’esser muti.

Affideresti a un pazzo l’ascia del taglialegna?

No, finchè le sorti della terra sono affidate 

alla guerra che risolve ogni caos con la morte.

Io temo che sfracelli il tavolo di cucina.

E tu, cittadino?

Per Barbadoro6, no, finchè i carabbi di sanpietro 

possono arrestare chiunque non superi i due metri 

o d’altezza o con ogni passo da un piede all‘altro.


Come i sordi se ne infischiano del pettegolezzo,

 così gli zoppi se ne infischiano della corsa dentro il sacco.

Per i vecchi saggi d’Irillai 

la riconciliazione delle classi si avvera nel fatto 

che prima o poi “ogni cavallo di marca diventa ronzino”.


Undici.

Il primo vescovo d’Irillai monsignor con la Bua, 

diffonde la prima immagine del diavolo foto tessera 

che fa le fiche a chi lo guarda. 

Afferma che Platone ha inventato gli dei pagani 

e i frati demiurghi han creato il nocino dalla noce.

 Lui vuole ritirarsi a Camaldoli con trenta litri 

d'acqua ardente per creare il nuovo mondo 

e mappare la Sardegna intera.


Una dozzina.

Il sovrano di Orune entra in possesso dell’Isalle

 e del Cedrino

 per abbeverare le greggi 

sparse nelle sierre del mondo.


 Nhule. 13.

Zuanchine si fa muratore di nuraghi

 avendo appreso l’arte dal padre suo.

 Si iscrive alla massoneria del corso regolare 

quando il bisogno lo costringe ad andare a cavallo. 

Sotto pressante minaccia sposa la Rosa d’Irillai 

e per rispetto dell’umanità la ingravida di notte 

come ha fatto col Giglio di Seuna mescolando 

col suo bacolo da polenta la pentola 

della sua letizia per un’ora e un quarto di delizie


I 4mori, pelati come cocomeri e rasati 

come chi teme l’insidia del pidocchio malarico 

e malavitoso, col vessillorosso dei banditi sbarcati

 a Orosei dal vascello La Bionda d’Irillai 

carica di fresca bionda di Monastir 

che risale il corso del Cedrino delle Delizie 

fino a Bruncuspina per sposare le quattro more 

dalla chiappe sode già consorti del felice Logudoro:

 Manzela d’Ollolai e Mallena d‘Illorai,

 Zenia d’Irillai e Badora d‘Onifai.


Zuanchinu di Lucula Irillai e Zomaria d‘Irgoli,

 Zizitu d’Orosei e Zozore di Galtellì.


Mimiu Molente nasce in una traversa del corso eroico. 

Sebastiano Satta si dimentica il suo primo sonetto

 e ne scrive un altro. 

Ciusa fa piangere la mamma della gran cognata 

di Orune che ha scelto di maledire e bestemmiare. 

Grazia Deledda diventa sovrana delle lettere 

a vent’anni suonati con virtuoso scampanio

 di Boelle e Merzioro contro il famigerato 

pride Birde di Bile che le prende 

sui lombi dal bastone di Ballero.


Muore innocente per mancanza di cybo

 l‘autore dell‘opera la ciotola del mandrone 

conservata al museo d‘Irillai 

che ne ha donato trentatre copie

 al cugino parigino del Louvre .


Nella gran piazza d‘Irillai dedicata a Barbadoro 

troneggiava un seggio di pietra che abili tagliapietre

 avevano fatto rotolare giù dal Monte

 e chiunque la domenica poteva assidersi

 e sentirsi il re della festa come a carnevale, 

a lui portavano frittelle fritte di zucca al rosmarino 

e fiaschi di vino rosetino dell‘anno scorso 

quando piovve a ferragosto dalle 3 alle 4 

del primo meriggio certe gocce 

che sembravano occhi di bue prima del macello


Quindici.

Zuanchino incitato dal popolo aristocratico 

e dalla nobile plebe, 

pubblica il manuale dell‘onesto muratore di parola

 e il vescovo d‘Ohiai monsignor Bua, dichiara aperta 

la guerra tra la Rosa d‘Irillai e il Giglio di Seuna,

 un suo nipote è riconosciuto come Garofano del Corso.

A Irillai c’era il palazzo degli indovini del lotto e delle schedine,

 il palazzo dei geometri del comune 

che peroravano i loro progetti in assemblea,

 il palazzo dei cacciatori di cinghiali e pernici 

che presagivano dall’abbaiar dei cani 

il bottino della domenica,

 il condominio dei sacerdoti utopisti 

che battagliavano per le future città 

del nuovo sole e del nuovo dio; 

ma all’ingrosso i cittadini erano per lo più pratici 

e mangiando cacio bevevano vino, 

si coprivano al freddo glaciale 

e col caldo del carmelo si toglievano la maglia di lana 

che indossavano da capodanno e la rimettono a sant‘Anna, 

dormivano quando il sonno li rendeva mansueti

 (anche hitler quando dormiva sembrava un angioletto,

 [non così lady macbeth, ma forse è esagerazione guglielmina])

 si svegliavano quando il tafano della fame li pungeva 

per sortite al caffelatte, essi, i vecchi saggi d’Irillai

 (e neppure gli squattrinati), non capivano

 i progetti di domani, le antiche chimere le chiamavano,

 i sogni gratis che trascuravano i probabili rimedi odierni 

all’errore di ieri; per la savia dozzina del Cantone

 il posto dove la gente ride è il posto felice

 dove si stà bene perché si sa chi ride per finta. 

I dodici savi d’Irillai non sognavano 

e si raccontavano minuziosamente 

ciò che era stato per loro la Libia del 1911-12 : 

sopruso e assassinio, 

ciò che è stato il 15-18 : morte e freddo; 

l'Etiopia : stermino, la Spagna, viltà,  la Francia, 

fetenzia, Russia : freddo senza cassola,

 e la Grecia : turpitudine, e l’Albania : nefandezza.

Essi non volevano sognare nulla

 di quel che avevano fatto e patito.


Sedici. 

I Satta Letterati pubblicano un‘opuscolo 

sulla dignità dell‘uomo di lettere 

che conosce anche i numeri a memoria.

 Un Satta chirurgo s‘opera la sua prima appendice

 e tiene un libero corso sulla tecnica del clistere 

e sulla raccolta delle sanguisughe del Cedrino.


Bastonato da Zigottu Bettoliere, l‘inventore e cantore 

della Prima Battorina Diffamatoria 

per aver vomitato sui trucioli freschi di giornata


Zuanchino e tutti i nobili del suo casato, 

risalenti al totemico neolitico 

(quando dopo averlo cacciato allevarono il cinghiale)

fan di notte quel che anche le pecore

 fanno dopo il pascolo. 

E non si cura del suo naso né dell’intero viso

 e all’alba, volto a oriente sussurra : 

Anche oggi ha luce ed energia da darci.

 Egli è più prodigo che avaro, 

più soave che arrogante 

poiché non sembra pensare che alla sua morte 

seguirà la nostra, ma par che dica : abbiate fede in me 

che son la luce che illumina le vostre città. 

Bisogna ricordarsi di lui nei frontespizi delle strade 

e delle piazze dedicate tutte a marescialli, poeti, senatori, 

caporali e commercialisti : w viale Barbadoro Luminoso


Ragioni di stile.

Quelli d‘Irillai erano famosi per la neghittosità 

ai comandi, mentre le femmine erano note nell‘isola

 per lo charme con cui portavano le loro negligee 

a colazione, durante il puerperio, 

davanti a una dozzina di pastarelle 

con creme al miele che divoravano in apnea

quando viene squartato e arso vivo

 il primo priore di Olzai

 per le conclusioni affrettate sull’amore 

del mondo di santa Barbara dei Monti. 

Se l’avrebbe scampata sarebbe diventato

 il primo bandito di Ohiai B. Olzai e Onifai.

Io ricordo che alla Provvida della Fratellanza 

dei Potenti d’Irillai, quando si spacciava il pirizolu7

si spacciava anche il cacio salato, la ricotta salata 

 le salsicce condite sotto sale, baccalà 

della Maddalena ben salato, prosciutto salato, 

pancetta salata, acciughe di Bosa al sale marino, 

guanciale salato, olive salate, lardo salato 

dai dodici savi d‘Irillai, fave salate, cavoli salati, 

pistacchi salati senza risparmio, gallettine

 savoiarde salate con sale marino e minerale, 

gelatina di quadrupede mansueto con un pizzico 

di sale in più, sardine d’Orosei sotto sale…


Nasce a Lucula il primo cugino di Zuanchino 

che farà inevitabilmente il contadino.

 Balente e Molente8

A Seuna si ribellano al vescovo 

dell’isola per i privilegi concessi a Irillai.


Quando il re di Orune si impossessò del Cedrino 

e dei pascoli montani, scoprì l’antagonismo

 del pastore col contadino perché nessuno

 era una pecora mansueta e pia come il bue domato.


Voglio ricordare quel ch’è stato.

Seguo la linea del mondo, le pietre miliari 

e la rovina delle cose percosse dalla corsa del destino, 

seguo lo spirito isolano che ha tradotto le parabole di Gesù 

e il decalogo in sardo con l’aggiunta che lo zoppo 

non paghi le tasse per ballare e che i simoniaci 

vadano al rogo prima dei bugiardi ( il sant’uffizio d’Irillai 

persuadeva col patibolo quelli del cantone

 alla lettura dei libri sacri in dialetto).


Mallena d’Irgoli suggerì al marito 

di togliere le pietre dal campo 

per non far inciampare l’aratro 

quando avrà il vomere.


Manzela di Lodè, sorella di Mariapica, 

notò dell’astuzia nei risvolti di Zuanchin.

 La conferma gli venne quando Zuanchin disse

 che la casa era per lui e non per i figli a venire.

E venne il maron delle tagliole al Monte.


Lui a vent’anni era un’uomo fatto

 e non avrebbe più contato i giorni. 

Chiamò Barbatella di Olzai la sua prima figlia.

 Combatteva ad armi pari col cinghiale del Monte 

per la carne e per le setole.

 Si accani come Achille contro le cavallette e le zanzare 

e come Ercole contro i muggini e le anguille.


Gantine dopo un solo anno di apprendistato 

viene nominato nunzio comunale di Bithi e Nhule 

a quindici anni compiuti e trova per terra millelire

 con cui diventa cittadino di Seuna e anche di Irillai. 

Muore nel corso ospitale Monsignor con la Bua

 nonostante il gran bene fatto alla città. 

Egli, Monsignor con la Bua, sosteneva che le sue pungas9

contenevano un boccolo del Signore della Croce 

che a chi giurava il falso si torceva le dita delle mani 

e anche dei piedi oppure gli si inaridivano gli occhi 

che piangevano dal naso,

 avrebbe ruttato come uno sazio,

 non avrebbe più smaltito il vino in eccesso.

 Proprio in quel torno di tempo Zuanchino 

venne dal mare al monte e s’invaghì del pecorino 

al serpillo e da allora ne fece annualmente provvista.


 Zuanchino E. Remitano sposa Rosa d’Orune 

e con i doni di nozze compra l’altopiano di Bithi, 

un’alveare per arrestare le api e tutta l’acqua del Gologone.

 I mori conquistano l’Inferno di Dante e Bosa e Orosei

 col progetto segreto di collegarle con un canale sotterraneo.

 La plebe di Sassari espelle il ricordo

 e i ritratti dei presidenti del cavolo con le patate 

e vengono dati in pasto alle cozze di Olbia 

e Terranova i loro beni e gli eredi tutti.


Pubblicata l’arringa degli avvocati del vescovo 

contro la Repubblica di Platone.

Nando Catone conquista la rete del gas, 

inventa il fiammifero e lo zolfanello 

e la dinastia del Fornello.

I milanesi in forze col loro squalo 

comprano l’isola di Garibaldi e la cattedrale di Irillai 

con tutti gli affreschi dei maestri olianesi ancora umidi.

I fonnesi brevettano la tagliola di Marone del Monte.


Zuanchin e Gantine il trovatello

 salpano all’alba dal delta del Cedrino

 e a sera scoprono Isalle e il regno di Lucula.

 Il primo cantore delle battorine di Zigottu 

muore sulla porta della stanza 

e i frati di Fonni hanno affidato le ceneri 

ai quattro venti di monte Spada. 

Pace fatta tra il sindaco di Seuna 

e il podestà d’Irillai col priore di san Francesco.

 Muore Garibaldi Terzo, Liandru, Puerca, 

Zuefa e Spaccamonti, sostituiti da Cossighin I

 con lo spettro di Segni e una patata bollente in bocca.

.

Zuanchinu abbandona la famiglia

 e si affilia alla massoneria come 

competente in massi da sottofondo dei nuraghi. 

Gantine scopre la zoologia di Aristotele 

e ospita in casa un gattobianco che diventa canenero, 

un’agnello che diventa pecora, un’asinello bianco 

che quando raglia diventa marrò, 

una martinicca con un solo orifizio 

(che le malelingue chiamano pertugio) 

dove sbriga le proprie faccende, 

un porco e un falchetto, 

una gallina che cova un topo. 

Una spia straniera approda a Orosei 

e dice quel che ha visto a Gaeta;

 nessuno gli crede e lui minaccia 

di riattraversare il Tirreno a notte fonda

 appena si ricorda come nuotare.


Monsignor con la Bua traccia dal cielo 

il confine tra Irillai e Seuna,

 riconosce la sovranità dei vivi sui morti, 

dell’alto sul basso, del marito

 sulla moglie e del sole sulla luna.


Col trattato del Corso dell’Eroe

 avviene la spartizione del territorio: 

a Irillai la sierra e le ghiande, 

al capitolo della cattedrale

 il miele delle api e il torrone del Monte, 

a Seuna gli oliveti e le mandorle, 

ai carabinieri a cavallo i moschetti, 

agli artigiani il vino di Marreri, 

agli impiegati il pirizolu,

 ai bottegai il libretto rosso di Omero 

da leggere dopopranzo.


I mori s’imbiancano, i bianchi s’abbronzano

 e con una rosa rossa e un giglio bianco 

creano di punto in bianco il principato dei 4mori.


L’accabbadora10del Monte

 legge il Verbo ai moribondi dicendo:

Infine dovevate scegliere tra il bene e il male. 

Primo viaggio di Ciusa a Cagliari.

 Viaggio premio di G. Deledda nel posto delle fragole 

dove conquista la meritata Fama Universale.


Immaginaria cacciata di pastori e contadini da Irillai

 e instaurazione della repubblica del vescovo. 

Morte degli avvocati come ordine latino 

di cavalieri del foro nella legge. 

Gli ogliastrini invadono Calaluna 

e rebottano a Codula ‘è Luna.


Nasce Boe Masedu, figlio di primo letto

 di Bacheddha Muzzuboe e di Boe Rude 

che lo guiderà lemme lemme nei sentieri 

dei santi pellegrini fino a Gerusalemme. 

Prete Zanchetone entra in seminario 

e dopo cinque anni esce col colletto inamidato. 

Probabilmente guiderà la parrocchia d’Irillai.


Zuanchine scopre la sorgente del Cedrino di Sopra

 e la copre con un sasso nel primo mese di gennaio. 

Viene arruolato la terza e ultima volta

 consecutiva nei granatieri di Sardegna Canta.

 Dopo trentatreanni rientra a Irillai senza voce.


Schioppetate tra Baroniesi e Ogliastrini davanti a Calaluna

 e fanno una Bua al vescovo d’Irillai che elucubrava

 sulla pace per la vita e sempre per la morte.

 G. Deledda pubblica Elias Portolu e S. Satta i Canti Barbaricini. 

Eleonora d’Arborea tira una nuova edizione della Carta de Logu.

 Primo acquerello di Prete Zancheta per la chiesa d’Irillai. 

Zuanchino scopre la seconda volta 

la sorgente del Cedrino con Mariapica al braccio

 e Zomaria sulle spalle. Monsignor Alberto Settembrino

 diventa patriarca dell’Isola per aver lapidato 

un cane nero e un gatto a mio giudizio ancor più nero.

 Il consiglio comunale approva il regolamento commerciale 

tra bottegai del corso e ambulanti che trafficano abusivamente.

 A ferragosto con le spiagge pullulanti di bagnanti 

muore improvvisamente per un’unghia incarnita

 papa Pio Apollo I detto il Pitico. 

I Baroniesi pur con gravi perdite conquistano

 definitivamente Calaluna e sugli ogliastrini

 cala il sipario dell’onda e del monte.


Lo scultore Ciusa espone dopo due anni 

davanti al carcere del tribunale 

la Madre dell’Ucciso che commuove anche l’assassino 

che ammette di perdonarsi quel che ha fatto

 e al momento non sa dire, se, potendo,

 l‘avrebbe rifatto il misfatto. La proloco di Orosei

 e i canottieri di Bosa confessano la voglia 

di circumnavigare l’Isola a forza di remare al contrario

 o sottosopra. I dodici savi d’Irillai sostengono

 a viva voce, l’onestà, le belle donne d’Irillai

 e con il vino di Marreri, la disciplina a tavola.


Il Primo signore di Baunei, 

dal pinneto di santa Maria di Navarra, 

comunica al mondo che tre anni di pace con Dorgali 

e l’intera Baronia sono troppi, 

anche per san Francesco. 

Istigata dalla malattia che non perdona,

 la Morte avvolge donn’Elene Culibianca 

che spaccia vino al mercato d’Irillai.

 Asta al rialzo per la formula del suo vino

 sempre identico dall’apertura dei campi elisi; 

lo scontro si protrae trentatre notti consecutive

 e finalmente il catino d’argento 

dove si scioglie la formula del buono e dell’identico 

è aggiudicato dall’E-pulone Catino d’Oro.

 Noi tutti confidiamo nel Signore che

 il prezzo del vino resti inchiodato alla vite

 e secchi le unghie a chi modifica

 il più che giusto ordine delle cose sante

 date da Dio solo all’Uomo.


Zuanchino trova un secondo condaghe

 in una grotta del monte sotto il giaciglio 

d’un famoso bandito con la taglia. 

Deve ancora leggere il primo condaghe

 che Mariapica stà traducendo in italiano

 che il vescovo vorrebbe in latino per capirlo 

solo lui e Prete Zanchetone che si consacrò 

alla chiesa perché il giorno della leva 

non gli riuscì di fare un coito nell’orgasmo 

e pur fatto abile entrò nel seminario d’Irillai ricco di canne.

 L’assassino dell’ucciso commissiona a Ciusa Francesco

 il monumento per la sua tomba : la madre dell’assassino.

 Zuanchino nel suo peregrinare finisce alla rebotta

 di san Biagio del Lolloway e al rientro si perde

 per strada e i cinofili della forestale in elicottero

lo trovano tre anni dopo nella foresta di Urzullè

 senza mutande e con una lacera canottiera 

di gherdone11 bruciato che è il frontespizio 

del terzo condaghe che il corpo forestale

 acquisisce come corpo del reato.

.

Altra scarpinata di Zuanchinu 

nelle strade dell’isola cattolica e sovrana:

 in tre anni và a Gadoni, Buggerru e Calangianus

 Iglesias, Montevecchio,Nurra e Muravera


Zuanchino pone il primo mattone della nuova generazione 

del primo campanile della cattedrale progettata

 da Zomaria d’Onifai a pianta piatta con colonne

 e battisteri originali dei tremilatrecentotre 

scalpellini di Bosa che han consegnato trionfalmente 

il lavoro prima di carnevale per andare a salutare

 i rematori del Cedrino Superiore e decidere

 quando iniziare i lavori di collegamento 

col Temo di Sotto e renderli navigabili 

per la prossima e imminente visita del papa.

 Congiu dipinge una pala per la cattedrale

 dove Gesù stà con i braccianti di Lucula.

 Ciusa se ne và a Cagliari per la triennale

 con due madri senza figli. Muore Liandru d’Orgosolo 

e a Urzullè fanno lunghi presciutti di lepre

 e corte spalle di coniglio; il supramonte ritorna 

ai mufloni e il cinghiale diventa il principe 

della bassura baroniese e si cimenta

 con le anguille del Cedrino 

esca dei bracconieri nel mirino dei venatori.


Tutti, nel paese del Duca Barbadoro Elemosiniere, 

camminavano fregando le spalline ai muri,

 perché avevano il fegato ingrossato,

 quando entravano nella mensa del Tempio

 di Zigottu il bettoliere che disponeva ogni giorno 

una bottiglia di vino per i poveri, 

dove un gran fuoco ardeva nel centro della sala

 e ognuno si faceva il suo segno di croce 

davanti al ‘ filindeu’12:

 chiunque sapesse governare il suo appetito 

lo faceva e i tanti altri sbadigliavano.

 E lo spirito ribelle se ne stava all’orizzonte 

della porta in compagnia del senso del gruppo

 e del senso del gregge, perché quando c’è

 da mangiare ognuno lo fa per sé 

e non imbocca nessuno.

Non siamo in piazza insomma, 

dove anonimi balenti13 

guerreggiano a cavallo indisciplinati e ribelli 

come eroi puri e casti e senza guida

 con la divisa alla moda e lo sguardo assassino

 se gli nomini la mamma: l’occhio caldo e mediterraneo 

che doma il toro seminatore stringendogli

 la lingua bavosa tra i denti da latte.

In piazza, fuori dalla mensa di Zigottu, 

si dice che chi maneggia un’arma 

si aspetta sempre che qualcuno lo tradisca:

 uno zio o un’amico questurino,

 perciò non ci si fida tra la plebe..


Il Redentore è innalzato a forza di muscoli 

e di buoi sul cocuzzolo del Monte 

per fare la sua bella figura tanto che gli invidiosi

 ne soffrono e chiudono le corti padronali

 ai questuanti di san Francesco. 

Accordo tra Irillai e Seuna sulle ghiande del Monte. 

Una famiglia di rondoni che nidificava 

nel rosone delle Grazie è cacciata 

di malo modo dall’autorità costituita.

 A Marreri cade la prima neve. 

Nella gola del Gologone frana il monte 

che ostruisce il corso del Cedrino

 e allaga Oliena città piena d’olio

 che galleggia come un’enorme botte

 vuota di vino vecchio


Il sen. Molosso e l’on. Calamus spiegano a due lingue

 la Politica della polis in piazza del mercato. 

Zenia e Zomaria muoiono per amore 

gettandosi abbracciati dal ponte di Mastrefe 

e il coro d‘Irillai gli dedica subito una cantata 

accolta trionfalmente sotto il palco centrale. 

Monsignor della Bua disegna dal cielo l’altare

 centrale della cattedrale a forma di colomba 

sulla spalla di Gesù tra i dottori e i medici.

.

Da Zigottu prima battorina sperimentale in sardo antico:

 una rudimentale rima baciata per Josto.

 Un nomade pellegrino asporta a notte fonda l’immagine,

 appena avuta, della madonna castigliana di Gonare. 

La Baronia torna in possesso dei baroniesi

 dopo la perniciosa occupazione di viandanti 

spacconi con ragazze spavalde 

che la davano per amore ai turisti latini.


Il sindaco d’Irillai Zuanchin E.Remitain, 

occupa con lo stendardo e il gonfalone 

dei quartieri associati, la casa di Galtelli 

dove G. Deledda mise la parola fine

 a Canne al vento.

A sera inoltrata viene diffusa la notizia 

della riuscita circumnavigazione dell’isola

 fatta dai pescatori del Cedrino

 che inseguivano una famigliola di anguille d’Orosei.

 Antonio Ballero fotografa monsignor della Bua

 ai ferri di campagna tra due carabinieri

 alla stipula dell’accordo di pace

 a Dorgali tra alti ogliastrini e bassi baroniesi.


A su Contone appare un tizio che dice

 di essere san Pietro in incognito,

 ma pare uno scalpellino disoccupato,

 e cerca quell’architetto di Seuna che non russi 

nel sonno per confidargli in segreto l’idea 

della basilica che deve edificare sopra il Rifugio

 a su Cuzone dove fù trovato lo scheletro 

del protomartire Zizitu il Cattolico ambidestro 

decapitato a un’occhio dagli Ultimi Pagani d’Irillai 

con quell’usanza barbara dell’occhio per occhio

 che perderanno col passare al cristianesimo 

del Perdono e alla novella della Vita Eterna

in galera senza sconti nella Pena

 e senza aggiunte nei Premi.


A Roma muore il papa e lascia incompiuta l’enciclica:

 ci rivedremo il giorno del giudizio e allora rideremo.

 Monsignor la Bua eredita la Bassa Baronia 

e promette di fare case con giardino 

nel corso del Cedrino dove Zenia d’Onifai

 fa canottaggio come Cleopatra nel Nilo

 un quarto d’ora prima di morire. 

Zuanchin, 

durante la raccolta del sughero

 nota nel tronco denudato d’una quercia millenaria 

la prima carta geografica della Sardegna 

a forma di sandalo del piede destro

 con la grotta di Nettuno sotto il callo di Alghero

e una bussola che indica porto cervo,

 la fiat e la zanna d’un cinghiale assassino.

.

Monsignor della Bua vive sei mesi accanto al Redentore,

 in piedi come un’eremita, perché all’ospedale

 d’Irillai invece di incidergli un foruncolo 

nel fondoschiena gli han fatto una dozzina di clisteri.

 Legge ad alta voce i misteri che saran chiariti

 il giorno del giudizio e gli cuce addosso

 una dozzina di proverbi tardo-logudoresi 

tradotti in lingua : chi la fa, l’aspetti;

 la vendetta è un piatto biblico;

 volpe vecchia fa buon brodo ecc.


Zuanchino e.Remitano affida a tre rinomati pittori

 la decorazione tutta celeste della sua camera da letto,

 a spese del comune e della cassa mutua,

 perché Mariapica deve partorire Zomaria Unigenito 

che non vuol nascere in ospedale 

perché ha paura del clistere.

 La stanza viene ultimata tra la rottura delle acque

 e il primo vagito dell’atteso primogenito

 erede del corpetto d’agnello del padre. 

Lega di Seuna e Irillai contro gli scrocconi del Corso

 che bevono alle spalle degli infelici perseguitati 

dal destino uscito di soppiatto dal Rifugio della Malva.


Zuanchin vive come un recluso in casa 

fino al compimento del primo anno di Zomaria.

 Rinuncia anche a un soggiorno di tutto riposo

 nella Casa del Re, ma senza uscir di casa. 

Parte da Mamoiada il primo tour a piedi

 nel mondo dei Mamutones con soche di bue castrato 

e mansueto, lazos di vergine vitella e campanacci

 di Tonara senza ruggine.

 La lega di Seuna e Irillai li accoglie al quadrivio

 raccontando barzellette dell’ultima ora.

 Gli scrocconi del Corso bevono in disparte

 vino di cantina come se fosse l'aceto 

per l'insalata dei poveri.


Muore Totoni I Gallisai, signore del Mulino sul Cedrino.

 Gli succede Totoni II signore del cinema all’aperto.

 Il vescovo di Seuna e Irillai và a Roma per conto suo.

 Muore il pittore dell’Immacolata Concezione, 

della Madonna delle Grazie 

e della Vergine Madre, Nofre Caraetela.

 Si riunisce da Zigottu la lega di Seuna e Irillai 

che giura di non invitar più gli scrocconi conclamati

 e segnati a occhio nella bibbia dei protesti. 

Pace fatta tra monsignor della Bua 

con i dodici primari che si vantano di fare

 i migliori clisteri dell’Isola Sovrana e Cattolica.


Il sen. Molosso tiene da solo una conferenza

 sulle occulte trame del senato e scatena 

un cruento tumulto dove i commessi 

le prendono al sangue e le danno a polpette. 

Il deputato on. Calamus intrattiene una turbolenta

 platea parlando di certe cose del parlamento 

che non battè ciglio nemmeno all’apparizione

 della divina Trinità al completo.

 A gennaio, dopo il fuoco di sant’Antonio, 

Seuna si ribella al suo vescovo.

 Ai fuochi di san Giovanni li malmena 

con i diaconi della cattedrale sostenuti 

con l’acquardente sottratta al Maligno Mago d’Oliena.


In una celebre cantina dei Menagramo del Corso

 si riuniscono in palese concilio segreto i preti 

precari che si lamentano del nepotismo di Monsignor

 della Bua che a sua volta ha un conciliabolo 

con i colleghi isolani che non gli negano il loro appoggio

 e sentenziano che ora viene il bello e son cavoli loro.

 Il patriarca di Venezia getta l’acqua alta sul fuoco. 

Nasce l’ultima figlia in casa Fraillinu

 e la chiamano subito Giustina e lei risponde 

di non capire la doppia parola di Dio e di Gesù

 e che conta di interrogare i fannulloni di Zigottu 

che si son dati alla teologia, leggono le lettere di Paolo

 e chiamano Diddinu il vescovo della città di Dio

 che si è ritirato nel santuario di san Francesco a Lula 

a comporre sermoni ai sardi di questo secolo 

che desiderano uniformarsi alle belle novità 

del sentire comune. Il sindaco di Oliena 

ne vuole subito trecentotrentatremila

 copie sull’unghia stampate in inglese.


Una ignota fondazione di poeti possidenti d’Irillai 

costruisce razionalmente un edificio con porte e finestre 

da adibire a scuola per gli orfani del quartiere

 che vogliono studiare i miti greci e latini

 affinchè lascino perdere la fionda di Davide 

che rompe le lampadine del Corso durante gli scontri

 tra i seunesi sostenuti dai francesi

 e la marmaglia d’Irillai armata dagli spagnoli

 di Prete Zanchetone dove muore impalato Fùà dei Foix

 mentre scappava come uno zoppo in ritirata. 

Gli svizzeri tedeschi occupano Calagologone

 con Bach e il Blues dei Cantoni del Delta.

 Nelle segrete cantine del Corso scoppiano 

indomabili tafferugli tra preti, diaconi e guardie svizzere

 per la nuova Comune di Lugano voluta dall’on. Calamus

 di Seuna e il sen. Molosso d’Irillai 

come la nuova repubblica della lana una e sovrana.


Monsignor della Bua invoca,

 prima di morire la seconda 

per resuscitare alla terza,

 la forza secolare dei marines 

per tenere a bada quei mariti 

che son soliti cavalcare le mogli.


Muore a gennaio il vecchio Gianuario d’Onifai 

colpito da un fulmine a trecentotrentatre anni 

e passa mentre pescava da un ponte sul Cedrino 

durante una tempesta in corso e lascia desolati

 i trentatre figli e passa, già orfani di madre,

 Gonario, Gantine e Gavino, Graziano, 

Gosome, Gurturju e Gustau, Giacomo,

 Giannetto e Giuseppe, Giustino e Gioacchino, 

tutti fortunatamente autonomi da chiedersi 

se babbo Gianuario sarà accettato nel cielo 

con la canna da pesca, la batteria del camion

 e la cicuta in scatola. 

Nella cattedrale Monsignor della Bua battezza

 con un sol colpo trecentotrentatre neonati 

dicendo loro: Benvenuti tra noi, dove l’universo 

si espande a vista d’occhio

 da qualunque finestra si guardi il cielo. 

Zomaria, dopo la guerra di Libia, si fa disertore nel ‘15-‘18,

 dicendo che lui non conosce nessun danubiano.

 Il re gli comunica con i carabinieri 

il suo personale disappunto.

 In privato gli fa sapere che da lui non se l’aspettava.

 Non siamo compari, dice Zomaria.

 Non sono io il padrino di suo figlio

 il principe designato alla successione

 perché inventore del carignano del Sulcis.


Platone vorrebbe visitare l’isola 

ma gli si è rotta la riga e per ripararla

 ha dovuto impegnare il compasso. 

Allora la pro loco ha invitato la morte

 che ha catturato il diavolo a cavallo

 col quale Predu Pilurzi, figlio naturale 

della madre e forse anche del padre,

 cavalca fino a Caprera alla tomba dell’Eroe 

dove piange per mezz’ora

 poi gli accende un lumicino

 e scopre a occhio nudo oltre il mare in burrasca

 un’isola sconosciuta che chiama a sorpresa Corsica 

la cui chiesa va riformata

 perché ci ha predicato Bonifacio.

 Prete Zanchetone è nominato d’imperio parroco d’Irillai,

 primo confessore di Lucula

 e centravanti della ventosa cappella del Monte. 

Gli promettono che se vincerà il girone d’andata 

lo faranno cardinale a Mamone, Onanì e Lodè

 e se vincerà il campionato potrà avere una perpetua

 ungherese che compirà vent’anni a Pasqua.


Gonone è di fatto in mano agli svizzeri 

e capo Comino è dei tedeschi in cambio 

del permesso accordato agli emigranti 

di bagnarsi nel Reno, Olbia dei milanesi 

e la Corsica dei francesi. Il Corso dei Saltafosso

 rimane indiviso tra Seuna e Irillai 

che han fatto pace e ora fan lega

 contro i bavaglini padani che si martirizzano

 il ce l’ho duro dei maroni con gli speroni arrugginiti.

 I quattro mori vorrebbero sottomettere 

la Spagna, le Baleari e Cuba. 

Monsignor della Bua perdona la sedizione 

dei preti della cantina del Corso purché percuotano

 con la verga e un frustino i bottegai menagramo.


Prete Zanchetone apre una colonia estiva 

sul Gennargentu e ci porta bambine

 e bambini d’Irillai, di Seuna e d’Ohiiai 

che si divertono tanto e mangiano 

anche un’uovo ciascuno così che

anche a Montespada,

 all’inizio del miglior autunno dell’anno,

 si potra vendemmiare come a Marreri. 

Per gratitudine i vignaioli di montagna

 ospiteranno d’inverno i fratelli dei ragazzi,

 così al prossimo luglio potranno mietere 

delle opime messi di grano duro a Bruncuspina 

e fare spaghetti grossi come l’asfodelo 

per il digiuno di Biasu, per la dieta

 col Passamontagna per la mensa

 della cuccagna del Bancario.


Il Nuovo Sindaco Pipiu Minuiu

 col capo circonfuso di bende tricolori 

e un nastrino arcobaleno al collo, 

apre il museo degli uomini e dei cristiani

 in giro nel mondo e mette in quota spese 

pubbliche, un’opuscolo da regalare 

ai turisti, di monsignor della Bua

 che interpreta le parabole evangeliche

 servendosi dell’archetipo junghiano 

per cui tutti i sogni vengono da un periodo 

precedente e sconosciuto ma letto e udito

 nei circoli alla buona d‘Irillai dove se ne sentono 

di tutti i colori dell‘arcobaleno, delle grazie ricevute, 

delle reliquie delle vergini che sant’Orsola

 condusse dalla natia Bretagna fino a Roma 

e dei trucioli di san Giusepe Carpentiere, 

ebanista, armatore barcaiolo falegname.


A SantaMaria, nella Baronia di Orosei, 

convergono alla foce del Cedrino

 tanti studiosi dei dialetti che si voglion far lingua,

 guidati dall’arcivescovo d’Oliena e del Gologone 

per farli diventare tutti poliglotti o poliziotti 

buoni in tutte le questure d’Europa. O pompieri.

 Il convegno resiste alla notte inoltrata, 

allora ballano in tondo col compasso

 e in linea con la riga come gli antichi sardi 

e allo scoccar della mezzanotte han tradotto 

la sacra bibbia in logudorese, la relatività ristretta 

in barbaricino e, dandoci sotto, all’alba

 vedrà la luce l’interpretazione dei sogni 

nella lingua dolce e forbita degli ambasciatori 

d’Irillai quando vanno a Seuna e lungo il Corso

 fanno le fiche ai bottegai menagramo.

 Monsignor della Bua, figlioccio di donna Surbile 

e don Sirbone, li benedice via etere 

perché il satellite costa caro e lui ha paura del vuoto.

Hitler la scampa in un agguato adornando

 il faccino tondo con i cernecchi d’una dozzina di rabbini.

A Onihai Groddho Mhoro pubblica

 a chiare lettere baroniesi i sospiri di Eloisa e Abelardo. 

Perché non mi avete invitato al convegno

 di Santamaria dove avrei suonato le launeddhas

 in quel latino col quale Gesù

 si cimentava durante il calvario?


61.

I bottegai menagramo del Corso inventano 

e brevettano la malinconia e con essa 

vogliono coniare una faccia delle loro monete, 

nell’altra c’è un fabbro che fa il gesto dell’ombrello. 

Nella facciata della chiesa del quartiere 

di san Pietro, don Zanchetone fa copiare la deposizione

 Baglioni con Zuanchinu l’ortolano che sostiene

 per le ascelle Gesù col volto di Pilurzi, e Zomaria

 il ciabattino lo solleva sotto le ginocchia

 col corpo teso dal peso della divinità. 

Zenia è Maria e le altre sono le pie donne

 d’Irillai sempre più contente di esserci.

 I Preti Precari delle cantine del Corso

 fanno un nuovo calendario e lo regalano a Zigottu

 il bettoliere perché ha cacciato fuori il vino nuovo.

 Monsignor della Bua vorrebbe rifare la facciata 

della cattedrale se i possidenti e gli altri ricconi 

di Nuoro cacciano fuori i denari che maturano

 nelle banche e contribuiscano alla spesa

 un po’ più dei panettieri già assolti per aver

 confessato i loro peccati, se poi un’obolo 

lo danno anche i falegnami sarà indulgenza 

plenaria fino a toglier loro la scomunica 

di dosso ai malfidi comunisti. 

Ma và a cagare, dicono in coro e di cuore

 i garzoni di san Giuseppe con la pialla che fa trucioli.

 I contadini e gli impiegati di Seuna 

occupano la chiesa delle Grazie e minacciano 

di vendere l’oro della madonna

 se non danno un’arcivescovo ai loro confessori

 che durante la novena fanno le prediche 

e i sermoni più belli dell’isola. 

Nel ponte sul Cedrino 

si rinnova la pace tra Gonone e il Gologone.


Il vescovo confessa di aver sognato

 d’essere padre di otto figli col nono in gestazione.

 Di notte li facevo come le orazioni, dice, 

come militi per la cristianità autentica. 

Basta con i terroristi domenicani. 

E’ molto giusto che ognuno dica la sua

 sul deicidio di un fratello del popolo e figlio di Dio

Da una vetrina del palazzo delle corporazioni

 rubano i pesi e le misure. Barracelli e guardie 

giurate giurano che i ladri erano scalzi 

come Aristotele e Seneca, 

perché le orme sono eloquenti e chiare.

 Ma quelli avevano i sandali, sentenzia

 un commissario laureato della questura, 

mentre un altro carabiniere ancora fedele al re 

dice: Utopie. 

Tutte lettere oscure come i virus asiatici. Eretici.

Prete Zancheta sogna di essere stato nominato

 cardinale e di fare in pubblico il guardaspalla

 del papa e in segreto il braccio destro,

 sostituendo le monache di clausura,

 i gesuiti, i cafoni e le guardie svizzere

 che han comprato Milano

 con una bancarella di orologi usati. 

Appena sveglio, senza nemmeno sputare

 nel lavandino, prende carta e penna e scrive

 una risposta di commento all’epistola

 di san Paolo ai romani di Roma. 

Alle nove è in fila alle poste e paga una assicurata

 con r. di r. Alle dieci è nel sagrato della chiesa 

di San Salvatore e affigge una bolla come Lutero 

dicendo che anche lui vuol vendere le indulgenze 

perché è tempo di pensare alla vecchiaia

 quando gli acciacchi ti spingono da qua nell'aldilà.


Bottegai, orefici, fotografi, orologiai, bettolieri, 

giornalai, macellai, bancari, tassisti, notai,

 tabaccai, avvocati, barbieri e garzoni del Corso

 si suicidano di comune accordo perché qualcuno 

di loro ha contratto debiti che non vogliono restituire

 e crediti che non possono avere anche senza esigere

 le naturali provvigioni di legge per essersi aiutati

 a far la loro bella figura d’avere il negozio al Corso.


Il sindaco Buzinu Bustianu,

 eletto all’ultimo scrutinio col favore delle tenebre,

 và in visita all’ospizio e trova, a sorpresa, 

il cognato Buziuntu caduto dal letto 

sopra le pantofole senza lacci come Capannelle, 

mentre cercava d’inchiodare Gesù crocefisso, 

con chiodini veri.


A Orosei, in Baronia, i nipoti del cardinale 

Rocchigiano Roich di Royalties, famoso traduttore

 e interprete di tutte le religioni rivelate, 

aprono un viadotto sottomarino, dove si mangia a buffet

 con carta di credito logudorese e vista delle timide sirene 

che cantano sott’acqua sottovoce,

 che collega la spiaggia centrale con la foce del Cedrino

 dove ci sono bancarelle di polpi, di cozze

 e di muggini gratis per chi invoca

 col santo rosario in mano

 l’ausilio di Dio e della Madonna.

 San Carlo Borromeo scappa da Milano 

per posare una pietra nella chiesa

 che la città di Nuoro vuole ostinatamente dedicargli.

Zuanchinu non vi presenzia 

e affitta una mansarda al Corso

 per una sua amica cacciata di casa.

San Carlo nota l’assenza del Primo sindaco 

e posa un carro di pietre aguzze 

come le guglie del duomo.


A Seuna, Nuvola Occidentale esegue

 un ritratto bifrontale di Zuanchinu che l’appende

 dietro la scrivania di fronte al doppio profilo

 carpiato di Zuanchine eseguito da Diecu Mandrone.

 Zuanchino E. Remitano quando stà nel mezzo

 dei due quadri con la fusciacca d’ordinanza 

somiglia ancora di più al san Piero della deposizione

 Baglioni del gran Raffaello morto giovane

 tanto tempo fa senza dirlo in giro

 e senza che nessuno l’impedisse.

Zomaria fa il segretario del padre

 nell’ordinaria amministrazione comunale:

 concede appalti municipali quali la fornitura

 di pannoloni per i nomadi pellegrini che vanno

 da un santuario all’altro e si divertono con le cabale

 miracolistiche, requisisce terreni per le opere 

di pubblica utilità quali cessi per i sedentari 

e aiuole per cani incontinenti.

 Alla fine passa guai per millantato credito

 che Zenia non avalla dicendo che le bluse 

di seta son le sue e le gonne ricamate 

con fili d’oro e d’argento le ha vinte alla lotteria

 della parrocchia ed è certa che Prete Zanchetone

 non l’ha imbrogliata.


Trattato da Zigottu il vino di san Francesco,

 di sant’Antonio e del carnevale di Viareggio,

 di Mamoiada e Creta dove liberano i tori di Minosse 

che domenica predicava l’incesto come in uso

 tra i bugiardi cretesi,  dove padri e madri,

 fratelli e sorelle erano oltremodo indulgenti 

con se stessi e non pagavano alcun obolo. 

E’ dichiarata aperta la riunione condominiale 

nel cimitero d’Irillai in seguito all’accordo

 tra i pescatori di Bosa e quelli di Orosei.


Alla terza ribotta dei poeti isolani

 si decide di adottare definitivamente il logudorese,

 la lingua dei Condaghi e di Eleonora, 

come lingua ufficiale della Sardegna Unita e Cattolica

 e tutte le rime che esulino dal canone 

saranno dichiarate nulle con una marca di bollo. 

Diventerà lingua non appena avrà combinato 

qualcosa di buono, così come han fatto

 i cosiddetti olianesi con la sorgente del Gologone

 giusta ricompensa del lavoro degli antenati .


Zigottu si trasferisce ogni estate a Gonone 

dove si beve il vino a occhi chiusi 

e si fa musica all’aperto perché pare

 che senza sonorità sia una vita da sordi 

che non sanno muovere le orecchie come i cani;

 vi rimarrà finchè lo lasciano, se non muore

 prima e salirà per l’ultima volta sul Monte

Pilurzi fotografa il cadavere del bandito R. G. 

nella camera mortuaria e allo sviluppo del negativo 

appare in primo piano il volto di Zuanchinu

 come l’avevano dipinto a due mani Nuvola Incostante 

e Ciotola del Poltrone per l’annuario dei ricercati

 finanziato dalla cassa mutua dei priori di san Francesco

Pilurzi consiglia a chiunque di fare i fatti suoi

 e di riporre le corna in tasca come ha fatto

 il cugino Pidore marito di Piunca 

che è del capricorno e tratta crediti 

e donazioni con i bottegai del Corso

 da sempre contrari alle indulgenze.

Vengono chiusi i casini, i postriboli, i lupanari 

e anche le case di bona tolleranza ancora aperte 

come in ogni buona trattativa in cui i contraenti

 si attengano ai patti contanti e sonanti

Dottor Calamida muore, come è giusto, dopo il suocero

 e prima di dare alle stampe un encomio critico 

dei medici che praticano i clisteri come terapia 

d'urto del piacere inaudito socio del dolore


Appello dei barazelos ai corazzieri lanzichenecchi

 svizzeri e vaticani per la lotta agli abigeatari

L’esorcista della diocesi d’Irillai chiede al papa 

una bolla di ghiaccio contro il demonio 

della serra del supramonte e dei tacchi ogliastrini. 

Dal vaticano rispondono che sarà pronta 

a ferragosto inoltrato e frattanto consigliano 

riunioni di famiglia e di condominio

 e non far uscire sole le bambine sotto i vent’anni


Mentre la Ciotola del Poltrone gli fa il ritratto, 

muore la sorridente madre di don Zanchetone

 che non sa darsi pace fino a che i parrocchiani 

non gli trovano una perpetua dell’est 

di nome I Vana Utopia sul cui volto il pittore

 (morto più giovane del divino Urbinate) 

termina il ritratto della beata mamma di don Zanchetone 

che Dio l’abbia accanto a Sé nella calura estiva 

e nel freddo invernale, quando fiorisce il mandorlo

 innocente e matura il santo grappolo

Muore anche Pizinnu Pisseta, la mascotte 

dei tornei di mariglia, e gli succede Minninna Mingroi

 voluto dal precettato Zancarru dei Circoli Riuniti 

in Circolo tondo come un canestro, Zancarru di Tiana, 

già titolare di Gavoi e Bitti, signore d’altura, 

di Mamone e del Taloro, barone della bassa Baronia, 

scala il Corrasi con una mano legata dietro 

la schiena, per allenare la squadra 

del cuore che porta il suo nome


Fraluisi Muzzuboe  salpa, con La coppa di Deunisi

dal porto di Orosei per circumnavigare l’isola

 con i pesisti d’Irillai e prendere in ostaggio

 il re di Tabarca e Tavolara fino a chè il Messico 

di Montezuma non otterrà il diritto di veto 

al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. 

Durante la navigazione mangeranno se Dio vorrà 

 un calderone di fave al lardo preparato

 dalle pie donne d’Irillai come augurio alla riuscita 

della intrapresa avventura sulla rotta del tonno

 d’ottone e della sardina argentata, 

del bue marino con baffi grotteschi

 e della capra vestita alla marinara


Diddinu Lubrè, geometra e ragioniere capo 

d’un illuminato ufficio del comune,

 si dà alla scrittura e pubblica una lettera ai nobili 

parrocchiani d’Irillai che rinuncino alla confessione 

usata da don Zanchetone per ricattare gli ex comunisti

 che vogliono battezzarsi e recuperare

 in una settimana tutte le comunioni mai fatte

Don Zanchetone brucia la lettera scritta a mano 

davanti alla cattedrale in festa, testimoni Boelle 

e Merzioro, sostenuto dai giovani cattolici

 che gli han dato i fiammiferi, i cerini e gli accendini

 a gas monouso, e stà tre settimane inginocchiato

 sugli scalini al granito della piazza sotto il sole e la neve

Ammuttinamento dei baracelos in Ogliastra e Baronia


100.

Zuanchino E.Remitano 

mori in una grotta segreta del Monte,

 dove si era ritirato come in un monastero,

 tagliandosi le unghie dei piedi e delle mani 

con un castracani arrugginito

 che gli infettò perfino il lobo sinistro 

dell’orecchio a destra di chi guarda.

 Mariapica lo seguì 

gettandosi contromano nella foce del Cedrino 

dove aveva perso la perla nera 

dell’orecchio destro a sinistra di chi guarda. 

Voleva raccoglierla

 perché gli ricordava tanto sua zia Eleonora

 la saggia signora della pianura del frumento.

La sua fù la più quieta delle morti 

poiché nulla si mosse quel giorno

 e nessuno pianse e non si disse messa, 

non un fiore sfiorì quel dì 

e ogni briga fù rimandata





Costituzione di Irillai.



Licurgo , Solone, i Senatori, i Padri Fondatori

Costituzione d’Irillai e di Seuna e su Contone 

voluta e firmata da Zuanchinu E.Remitano,

Legge fondamentale della repubblica 

col patrocinio della gravitazione universale,

Visti l’Iliade e l’Odissea, la Repubblica di Plato 

e Cicero, il Vangelo e il Manifesto,

Sentiti gli Anziani Apostoli del Cuzone, 

i dodici Saggi del Contone 

e la dozzina degli Allegri Vecchi del Santo Ospizio, 

poiché per loro Iddio tiene sospeso il mondo,

Si sottoscrivono gli articoli voluti 

anche dalla libera volontà dei cittadini :



Se Dio è Amore, L’Amore è il nostro Dio.



1.

La Costituzione della Repubblica è accettata dal popolo che l’ha voluta

 e ogni cittadino dev’essere lasciato in pace in casa sua, 

e se casa non ne ha, gliela si dia, ma per favore si pulisca il cesso

 e l’uscio di casa come faceva Garibaldi prima di morire


2.

Ognuno è libero di fare l’eremita e lo sportivo, 

il vagabondo e il barbiere o il mago 

a cui si riferisce il politico per professione

che promette tutto e dopo che è stato eletto 

dice di non avere la bacchetta magica


3.

Chiunque è libero di scommettere su se stesso 

e sui numeri del lotto, 

ma non può brutalmente vendere la madre Afrodite

 per un pomo né crudelmente la figlia

 per un piatto di lenticchie senza cotenna


4.

Vomitare in strada è riprovevole

 nonostante la buona morale consenta le pipe,

 amoreggiare dandoci sotto un mantello di carabiniere 

seduti o distesi sulla panchina con loschi gemiti animali,

 le scoregge e rutti come fisiologiche valvole di sfogo 

d'ogni animo mite


5.

Il divertimento e la certezza della salute 

sono di tutti come il taglio delle unghie. 

Proibita è la circoncisione


6.

L’ingresso dei ballerini nelle sale da ballo, 

degli ubriachi nelle osterie,

 dei fedeli nelle case del Signore, 

dei tifosi allo stadio, 

dei libertini nelle alcove del piacere, 

dei malati negli ospedali, 

sono gratis come l’aria, 

il sole e la pioggia, e ogni atto

 contrario è nullo come un cuore arido


7.

Gli schiamazzi notturni, i canti corali 

con gli stoppini accesi e le liti in famiglia, 

se eseguiti da professionisti ingaggiati e

remunerati sono consentiti a tutte le ore 

che si succedono d’anno in anno

 e nell’arco degli anni 

dacchè il mondo è mondo 

tondo, giocondo e profondo


8.

I poeti non possono essere costretti a fare i pittori,

 e i musicisti a fare gli scultori. 

Michelangelo era unico e particolare,

 solo e raro e faceva quel che gli piaceva,

 lui godeva di se e gli altri godevano di lui

 che creava la bellezza, se ne infischiava 

della buona creanza e dell‘albero di Natale,

 della brutta tv elitaria e fanfarona 

e della magica e mistica rosa mariana.

 Lui, quand’era sull’impalcatura, agiva nel bugliolo.


9.

Il latte di mucca, di capra e di pecora 

non deve mancare nelle case

 specialmente in quelle dove ci sono 

scapoli e zitelle, anche se l’ordine

 è inverso : pecora, capra e mucca


10.

Nei condomini e nelle case popolari 

non devono mancare gli spaghetti al pomodoro

 e il portiere deve perlomeno imparare 

a grattuggiare il formaggio


11.

Nelle case degli invalidi, dei poveri di spirito

 e dei ciechi che non vogliono sentir parlar male 

dell’uva, non deve asssolutttarmeeente mancare 

il vino di Marreri, nero o rosato purchè 

sia assolato, assodato e servito a tavola


12.

Chi parla male del latte, del pane e del vino 

dovrà spellarsi da se come le biscie,

 nel mese di luglio quando sant’Anna

 fa le moine al Carmelo : proprio perché

 ognuno è responsabile di se stesso 

e di quel che fa o non fa


13.

Abolizione del bisogno, della fucilazione e della difesa della patria. 

Istituzione di case famiglie ricche allargate 

al sostentamento dei poveri che ammassano 

il grano e ne fan parte ai parenti e agli accampamenti

 degli zingari figli del vento libero

 che non lascia loro nulla di steso sulle siepi


14.

Abolizione della gloria in cielo e in terra, 

del servizio militare sul mare che Iddio ha fatto 

per pescare e nuotare, navigare e lavare

 i cessi cisterna, curare la pelle secca 

e lavare la lana delle pecore ammorbidendola


15.

Ogni cittadino deve rispettare la legge

 voluta dal popolo che respira, sospira e inspira 

fiducia nella giustizia di Dio che assicura salute

 e cibo a tutte le creature contente di esser nate 

col sentire comune e democratico e con lo spirito

 dell’arte pratica che adorna le botteghe

 dei menagramo del Corso con le fauci ostili

 al sorriso ma dediti alle Gallerie di Pittura,

 Scultura, Poesia, Fotografia, Tradizioni, 

Teatro, Cinema, Costumi, Lettere, 

Ribotte, Processioni, Sfilate di Moda,

 Cavalli, Maschere


16.

La Costituzione, Legge Fondamentale della Repubblica

 scritta e letta

Vuole

Sostituire il giusto all’ingiusto, il cotto al crudo,

 il dritto al torto, l’onestà al malaffare, il piacere al dolore, 

il caldo al freddo, la gentilezza al menefreghismo,

 il giorno alla notte,la bellezza alla bruttezza, 

il vino rosso all’acqua salmastra,

 al fischio del merlo il cracra dei corvi, 

l’eleganza della proporzione, all’obbligo della moda corrente,

 l’appello a scuola col canto a tenore,

 la giovane felice virtù al turpe vizio avvizzito,

 il buonanimo all’insolente vanità, 

il vino di Marreri al fetente denaro, 

l’allegria al piagnisteo, le case di tolleranza alle trincee,

 il merito alla delazione, la pace alla guerra, 

il crudo al cotto, la genuina e modesta bontà 

all’intelligenza sprezzante, il miele al veleno, 

il richiamo dei corvi con quello delle rane, 

l’essere sincero all’apparire menzognero, 

il freddo al caldo, il benessere al sordo cancro,

 la noia all’assassinio e al delitto,

 la notte al giorno, all’infanzia natale la vecchiaia mortale, 

il dolce del quieto vivere all’amaro della morte 

per avvelenamento, la spontanea nascita dei funghi 

al miracolo del vino dei farmacisti, 

la serietà d’una vita ingenua agli addobbi fastosi 

del Ridicolo Potere, la provvidenza della natura 

al fuoco dell’inferno, l’umile decoro allo sfarzo osceno, 

il riso dell’universo al lamento del moribondo,

 la natura dei corvi e delle rane 

con la tarda cultura del tordo

 e del caro usignolo dal pasto frugale


17.

Chi è convinto d’essere un semidio nordico

 o un latino più uguale degli altri, 

dovrà portare da casa al Bosco del Monte 

la legna necessaria alla sopravvivenza

 invernale della sua famiglia


18.

Affermazione ingenua e innocente

 nell’ essere autentici isolani e genuini barbaricini

 per non passare dal modesto ridicolo 

al nonsenso del suolo, del sangue

 e dell’umorismo etnico e familiare


19.

La Costituzione della Repubblica 

se ne infischia della Pompa Magna,

 della Diplomazia Stagionale, 

della Cavalleria da Parata, 

delle Vittorie Sportive, 

dell’Opulenza che non vince la Morte 

ma condivide

Altresì

l’entusiasmo duraturo per gli spaghetti più grossi 

in commercio e mangiati al dente e in canottiera bianca 

che dia risalto al sugo, alle giuste leggi, 

agli onesti costumi dei governanti con le unghie corte

 all’innocenza dei bambini e alla stabilità della salute:

 estirpate i calli e godetevi l’anarchia dell’ictus


20.

Ognuno è libero di scavarsi la fossa

 dove crede di star meglio purchè sia 

a un palmo dalle sorgenti e dalle latrine, 

purchè abbia bevuto la cicuta con Socrate


21.

Obbligo del lutto stretto 

quando ammazzano un tiranno felice, 

un pettirosso di buon senso

 o la moglie superflua di un mendicante

 infelice di nome Orfeo


22.

Revoca del diritto antistorico della possibilità di uccidere chicchessia;

 per cui l’assassino sarà chiamato lo scemo del mese,

 l’idiota della settimana, il coglione dell’anno senza pudore,

 il briccone della domenica e nessuno della congrega umana 

lo saluterà più nemmeno se si pentirà di aver ucciso

 come un esaltato molto esagerato, scellerato estroverso

 è quel che gli si addice.

 Insomma chi uccide perderà il battesimo 

e anche il nome e tutti lo chiameranno: coglion di maggio


23.

Ogni resistenza al destino è antistorica

 e chiunque gli si oppone rimarrà con un palmo di naso, 

un sacco vuoto e un pugno di mosche

 e nulla potrà ostacolare la riforma agraria

 delle terre incoltivate di malva e asfodelo


24.

Nelle strade della Repubblica nessuna persona debole

 né povera dovrà smarrirsi e nessun intrigante

 ficcherà il naso nelle chiappe - effeminate - 

delle vittime scampate alle insidie 

e alla flagellazione nella via crucis


25.

Gli egoisti impenitenti potranno avere sospesa 

la libertà di credere pacificamente solo in se stessi 

e di congiurare con sofismi contro il bene 

della patria e del suo tesoro nascosto


26.

Concessione dell’ambizione al grand’uomo 

convinto che sia lui - come uno scaltro pontefice -

 a determinare i fatti senza il concorso di null’altro


27.

Tutti coloro che diffonderanno le loro ricchezze 

e i privilegi nelle strade malfamate, 

nei vicoli chiusi e nelle mense calde 

per accogliere gli ospiti stranieri capitati all’improvviso,

 saranno chiamati despoti austeri della morale corrente


28.

Gli astuti giocatori d’azzardo, gli scienziati superstiziosi 

bonaccioni come i missionari e gli spioni infiltrati 

con l’aristocratico soldo gallurese, dovranno firmare 

una preventiva domanda di grazia per ottenere 

i famosi buoni mensa col valore

 della capricciosa carta moneta

 buona per il lusso e per la miseria


29.

La vendetta, la vanità e l’interesse, 

lo spirito di parte e di casta e la malversazione, 

saranno equamente distribuiti nei nidi d’infanzia 

da commissari, onesti come Catone, 

della pubblica sicurezza secondo gli standard 

dei protocolli dell’internazionale di polizia


30.

Il giglio, che ogni emissario segreto avrà tatuato

 a fuoco sotto le ascelle, sarà il fiore della repubblica 

e sarà coltivato nei giardini del Tempio aperti a tutti

 dove tutti i giardinieri dovranno chiamarsi Orfeo 

come il famoso poeta dei barbieri 

che ammansiva le fiere come sanFrancesco


31.

La legislazione della repubblica scoraggerà 

con la persuasione ogni tentativo di svelare 

il mistero dell’esistenza in generale 

e della stessa repubblica in particolare

 nonché il mistero della perfetta coppia di sposi

 lei col manto celeste di Maria 

e lui con la pialla di san Giuseppe


32.

La Repubblica

 nel pieno possesso delle sue sovrane facoltà 

impone a ciascun cittadino, 

dallo svezzamento all’odor del legno, 

il dovere di partecipare a riunioni e assemblee 

e al governo della cosa pubblica, 

poi può far quel che gli pare 

e anche andare a pescare quel che più abbocca


33.

La proclamazione della repubblica costituzionale 

avviene contestualmente alla ricorrenza della caduta

 dell’ultimo Nuraghe nel giorno zero e inizio 

del nuovo calendario il dì seguente in cui

 il decimo giorno del mese di giorni trenta 

si gioca alla morra, si corre a cavallo, si fanno i tenores,

 si sfila in costume che le dolci donne di casa, 

per sedurre i loro uomini, han sottratto agli armadi

 e ai comò, per un totale di dodici mesi grandi

 e un piccolo mese di cinque giorni,

 tutti dediti alla preghiera e al culto dei santi 

e delle vergini, alle castagne secche e alle mandorle,

 alle fave secche e ai fagioli, ai fichi secchi 

e al torrone alle noci, all’uva passa e alla malvasia,

 al rosolio e agli amaretti al miele amaro,

 all’innamoramento e al dillu


34.

Nel deprecato caso di un contenzioso internazionale 

saranno i giovani a combattere e a fare i generali 

mentre i vecchi senatori che svernano in corso Garibaldi 

saranno gli ambasciatori e negozieranno la pace 

che sarà però firmata dal presidente dell’ordine

 dell’Avarizia coadiuvato dal segretario dei Barbieri


35.

Il voto di ciascun cittadino elettore a posto con le tasse

 dev’essere solamente chiaro e chi voterà

 in modo confuso salterà il pasto di natale e di pasqua

 e durante l’estate avrà solamente un fico bianco 

maturo figlio del sole, una fetta di cocomero

 e metà dei semi d’un melone invernale


36.

Ogni cittadino dabbene non deve bere

 nemmeno un cicchetto 

con l’infelice assassino di un’altro infelice


37.

Chiunque abbia in mente qualcosa da dire 

può farlo al corso maggiore, in quello centrale

 e anche nel corso minore, può parlare

 liberamente in piazza, nel parco e anche 

nel giardino di casa, nei caffè aperti

 e nei circoli chiusi dove si dilaniano i viziosi


38.

La repubblica d’Irillai non si opporrà 

alle future generazioni se vorranno sostituirla 

con l’oclocrazia o con la comune dei gladiatori

 o col teatro degli attori amici di Amleto 

capaci di far vivere gli spettri senza

 che escano dalle tombe come perdigiorno


39.

I giardini pubblici e quelli delle abbazie 

vanno costantemente sorvegliati dai barazelos 

a cavallo e dalla polizia a piedi per tenere a bada 

gli amici di Deunisi da una parte e quelli 

di donn’Elene Bagassona e culibianca dall’altra 

perché non insidino delle teste di ponte 

tra pensionati e scolaresche; che se la droga

 prende il sopravvento sono guai da finemondo


40.

È concesso ai vignaioli prima della vendemmia 

la sistemazione di spauracchi multicolori lungo i filari

 e i limiti del piantato per scoraggiare lo slancio dei volatili 

che sconquassano le vigne lavorate e cibarsi di vermi

 e ghiande che vengon su sportivamente 

e vanno giù spontaneamente. 

La concessione si intende estesa anche agli ortolani 

e ai fruttivendoli che contribuiscono alle pubbliche finanze

 e mandino i figli a scuola, si facciano un clistere

 in ospedale e godano della luce e del suolo pubblico


41.

Ogni affare di stato deve essere vantaggioso 

per le moltitudini popolari e per l’indifferenza 

dei santi patroni e delle garbate madonne 

che leniscono i dolori dei barbieri e contadini 

quando dicono il Santo Rosario come leggiadre

 figlie di Maria nei giardini delle cattedrali 

mentre le mogli preparano pietanze certosine 

e piatti di leccornie nei refettori sotterranei:

 a maggio pesci freschi, a natale e pasqua carni arrosto,

 e a fine estate cocomeri e meloni. 

Un pugno di nocciole il resto dell’anno, 

breve o lungo che sia


42.

Pastoie agli intriganti in balia dell’arraffaarraffa 

di cariche pubbliche senza contribuire mai alle spese 

condominiali e degli spuntini all’aperto

 dove sono i primi a sedersi a mangiare 

e gli ultimi degli associati a ruttare con sollievo

 come se avessero inghiottito un ciottolo di fiume


43.

Il popolo d’Irillai 

riunito sotto la tribuna dell’onore in piazza

 dove ognuno può parlare o stornellare

 quanto gli pare e piace, vuole che:

Spilungoni e cricche di fannulloni e mendicanti 

che fan cartello a se e fan parte di centurie

 e di guardie del corpo e dei beni dei padroni,

 qualora entrassero a contatto con la cassa del tesoro, 

devono far parte di quel che mettono in saccoccia

 ai compagni di cordata meno fortunati

 ma democratici come i maestri d’asilo

 e le suore dell’Assunta


44.

Gli Uguali del Contone d’Irillai vogliono

che ogni ladro colto di notte con le mani 

in un sacco vuoto gli sia negato l’asilo 

nella casa del re in via Roma 51, ma venga assunto 

al mercato con un minimo vitale o gli sia assegnato

 un banco per esporre le mercanzie raccolte 

e nascoste all’oscuro nel deposito segreto 

della sua abitazione: cappuccetti, biberon, 

rosari d’argento, aquiloni ecc.


45.

Chiunque venga a contatto con un pugno di ferro

di stampo fascista (non importa che l’abbia in mano

 o in tasca o ne abbia traccia in faccia 

o in particolari zone del viso tipo sulla bocca 

con i denti dentro che han morso la lingua 

o sul naso posto tra gli occhi neri e gonfi 

o sull‘orecchio di destra o di sinistra), 

farà parte del gruppo nazionale che ogni Capodanno

 chiede perdono all’Abissinia e all’Albania, 

alla Grecia e alla Francia e alla Russia 

per aver rotto i coglioni in trasferta 

con certi scalmanati tifosi illusi di trovare salsicce

 di gatto per i loro cani così bravi e fedeli come mogli


46.

L’anziano che non è un rincoglionito 

deve stare attento a quel che fanno

 gli adulti sotto il banco.


47.

Sarà compito della repubblica

 che a ogni cittadino onesto sia assegnata 

una nuova moglie per il fine settimana 

e a fine anno sarà un nuovo padre putativo


48.

Ogni scolaro repubblicano si impegna solennemente 

a non ripudiare i genitori, a non sputare

 per terra e a fare i compiti dell’anno scorso


49.

Chiunque faccia la spia

 non sarà più figlio di Maria 

e per castigo sarà figlio della colpa


50.

A ogni cittadino ingrato sarà impedito di avere i baffi,

 pertanto chi sarà senza baffi sarà un’ingrato

 e gli sarà interrotto il coito e sorvegliato a vista 

perché non dia calci in pancia alla madre che l’ha generato 

come se fosse pentito d’esser nato 

e volesse suicidarsi nel grembo materno


51.

Ogni combriccola deve avere un presidente 

e un responsabile onesto dell’archivio

 e durano in carica una sola stagione a rotazione:

 un’anno a primavera, il seguente in autunno


52.

Da ogni casa della Repubblica

 dev’essere interdetta la miseria e in ogni piazza

 devono essere piantati e curati i famosi 

e rigogliosi alberi della pubblica sussistenza


53.

Ogni pubblica orazione

 scritta o letta dev’essere chiara e concisa

 altrimenti sarà derisa in piedi da tutti i presenti

 che prima avevano deliberato l’interdizione

 degli ubriachi dagli affari pubblici 

a costo di mandare a vuoto le assemblee


54.

La Repubblica d’Irillai punisce chiunque, sopra i dieci anni, 

non dorma durante il giorno per esser sveglio di notte


55.

Le visioni colorate, le chimere in bianconero, 

i miraggi del sole e della fame,

 sono assegnate dalla repubblica ai poeti insonni 

col permesso di fare un pisolino dopo pranzo


56.

Si è soci della Repubblica 

per il comun sentire dei colori e dei sapori,

 per distinguere il piede destro dal sinistro 

e non perché uno sia grande e grosso 

come un pesista corazziere e l’altro mingherlino

 e macilento come san Francesco o il suo barbiere


57.

Nelle Scuole della Repubblica, 

negli Ospedali e negli Ospizi è proibito l’uso 

della verga anche nell’immaginario geroglifico e parlato; 

ma ogni medico e chiunque altro voglia darsele

 con un cilicio ha pieno privilegio di casta di farlo 

nei sottoscala dell’edificio dove stanno gli attrezzi

 degli imbianchini e fumano i facchini

 e i manichini si fan le pipe come i mancini


58.

I mai abbandonati costumi delle genti d’Irillai,

 parenti stretti delle leggi della Repubblica ben nutrita, 

usano che chiunque a casa sua ospiti e alloggi la fortuna 

debba tener la porta socchiusa all’invidia 

degli altri cittadini che la sorte conduce nei paraggi

 del godimento dove il lavoro è allegria che la pena caccia via


59.

Di continuo i legislatori d’Irillai si aggiornano negli studi 

perché quel che andava bene ieri, 

oggi può essere inadeguato 

come l’antica assegnazione delle terre

 che un tempo avveniva in base a quel che una persona 

poteva coltivare da solo in ogni stagione:

 ora non và più bene perché alla zappa

 è subentrato il trattore che con le ruote gonfie 

e con un pieno di nafta lavora più d’una dozzina

 di sazi e volenterosi braccianti d’Irillai

 o della stessa grassa e bassa Baronia; 

così che quando Pedranghelo Jara imparerà

 a guidare un trattore arerà l’intera Sardegna 

con ogni foggia di solchi 

come fa il buon vicino nel suo orto


60.

La ricchezza superflua che ingombra le cantine d’Irillai 

è distribuita la notte delle anime vaganti, 

che precede il giorno della quiete dei morti,

 ai figli macilenti del sole e della luna 

che non hanno acqua in brocca 

e ai fratelli turbolenti del vento e della pioggia

 che si dan la mano nella bufera

 e strizzano le corna di Satana Fillu è deus

 lo scorbutico della rocca che picchia come 

il sordo Ludovicu che tante ne dà quante me prende


61.

La Costituzione tutela, tra l’altro,

 la libertà allo scaltro questuante

 di fingersi zoppo e scalcinato, cieco e sordo,

 muto e castrato, calvo e con i piedi piatti, 

di circuire col pianto e lamenti verosimili 

i cittadini bonaccioni col cuore tenero

 come quello del vitello; e garantisce altresì

 all’onesto cittadino di negare l’obolo all’attore

 che cerca di prenderlo per i fondelli 

nonostante gli si schianti il cuore e il fegato,

 più i reni e anche la giugulare 

e gli si faccia violaceo il lobo

 gemello dell’orecchio destro

sempre fermo anche se lo strattoni


Proclama del buon pastore con la moglie 

e del contadino onesto e vedovo con prole,

 avanzato da Zuanchinu E.remitanu:

Ai paesani d’Irillai riuniti da Zigottu, 

dove di solito si beve vino e si gioca a carte, 

và detto che le nostre regole devono diventare leggi

 col valore delle antiche usanze 

con cui son cresciuti i nostri antenati 

e ora vanno scritte davanti ai bambini 

se no ci prendono per minchioni, 

quindi bisogna metterle nero su bianco 

come sui cruciverba e come le pedine a dama.

Possiamo cominciare

 se Jaco Zigottu è pronto a marcare sul libretto. 

Dunque, Jakè, marca:

Primo,

Per principio dobbiamo faticare per guadagnare

 e vivere e dobbiamo farlo sulla terra 

perché non siamo anguille che guizzano

 tra quei rovi che a noi pungono 

come pungevano Gesù Cristo

Secondo,

Dobbiamo pensare alla famiglia

 e mandare i bambini liberi a scuola se al resto ci pensa Dio

Terzo,

Siccome la terra è di tutti, forti e deboli

 purché figli legittimi del Signore Immortale

 e della Moglie Inviolabile, 

chi si alza per primo la mattina

 ha il diritto di scegliere dove pascolare o seminare

Quarto,

Non offendere nessuno perché all’uso 

segue l’abuso che rende illusorio il respiro

Quinto,

Per fare il pastore bisogna esser liberi,

 e chi è ai ceppi non può, di regola, 

seminare nemmeno se si sveglia per primo

 e dorme in piedi nel suo terreno

Sesto,

Il limite alla libertà del pastore

 è dato dal limite della libertà del contadino, 

da cui conseguono tutte le libertà per tutti gli altri

La Settima usanza

prevede per ognuno di far quel che più gli aggrada

 come se si trattasse della pupilla dei suoi occhi,

 dunque: venir qui da Zigottu è bere in pace 

senza parlar male delle mogli assenti

 e non dir le proprie opinioni

 come se fossero minacce mirate all'obiettivo

Ottavo principio,

Contentati d’aver piacere da quel che puoi godere

Nono costume,

E’ un bel dovere faticare 

anche per chi non può lavorare né masticare

La Decima legge

Prevede lo stretto controllo degli ingordi 

mai contenti di quel che hanno nel sacco 

dei denti e nel fondo buio della gola dei golosi

Undecimo principio generale:

- Ognuno può dir la sua battuta, ma..

Mai trafficare con oggetti rubati che possono essere di tutti.

Beva chi ha sete

E paghi chi può

e chi non ha segni nel libretto

Ogni funzionario è pagato per difendere il paesano,

 non per offenderlo: siccome è dovere della legge

 difendere la persona da colui che crede di comandare, 

di cui il paesano ha il diritto di conoscere quel che fa

Chi fa del male a un paesano 

è come che lo faccia a tutti

Non và bene mangiare ciò che fa male;

 ma è bello raccogliere da terra ciò che è utile

Paesani! Il mondo è della natura 

e la natura è dei paesani! 

Zigò, versa vino da bere e ciascuno se lo paghi!

Zigò, marca!


1

Genealogia di Pietro Pilurzi che morì dicendo:

 Vado a diventare quel che ero. Vi aspetto.


Viene alla luce il 29 feb. 

Al cambio della guardia col primo marzo, 

da Zomaria il ciabattino e da Zenia domestica, 

mentre in piazza si raccontano le favole, 

gli attori del teatro da camera scioperano da tre ore, 

i veterinari d’Irillai pubblicano il dizionario degli avi autentici, 

i barbieri istituiscono il Credito Artigiano per finanziare 

le ultime sedie girevoli e le prime forbici monouso.


Appena nato Pilurzi pianse per potersi muovere, 

poi disse: voglio correre a cavallo. 

Quando si accorse che era zoppo si domandò: 

e questo perchè? Dunque si chiese: 

potrò correre e cavalcare come gli antichi predoni?

Senti come pesa e già ragiona, disse il babbo sulla porta. 

Sente già la voglia di cambiare. 

Come il presente, anche Pilurzi nasce già vecchio 

e con una gran bocca che da adulto 

chiamerà la porta del giudizio per l'inferno e il paradiso:

 ciò che passa di lì, in entrata o in uscita, 

sarà oggetto d'attenzione per non far danni dentro e fuori;

 usi male la lingua e ferire, 

ti servi del palato per il cibo salato e il caffelatte. 

Fin dall'assaggio, 

complimenti alla cuoca per le varietà alimentari. 

È la lingua che parla. 

Il latte della mamma è sempre il migliore: è sorto con me.



Un’anno dopo gli ortolani di Seuna e Irillai 

comprano le sementi di Zuanchinu E.Remitano.

Monsignor della Bua scopre

 la nuova naturale vocazione del Seminario:

 farsi le pipe l’un l’altro 

e veder chi le lancia più lontano

 dei lascivi cavalieri della continenza 

e far pipì subito dopo senza bagnarsi la tonaca.

Il Credito dei Barbieri Artigiani chiede di batter moneta.

I veterinari lavorano al Dizionario Critico del Dialetto.


A fine anno Monsignor della Bua

 predica che i misteri della chiesa cristiana

 sono stati tutti rivelati ed è tempo di svelare

 i racconti del Bue Mansueto 

e del pio bove Muzzuboe adattati al giogo.

Al museo della Tavola Imbandita 

sarà dato un tovagliolo e chi resisterà 

fino alla fine della conferenza sullo stato attuale

dell’Ogliastra e della Baronia dove è stato notato 

un costante mutamento del Gusto 

di cui parlerà Kant a suo tempo.


2

Nei tre anni seguenti la capinera annuncia per prima

 la primavera e a ferragosto Assunta e Irene,

 in vista del Redentore, mettono pace 

tra i costumi a cavallo e i pedoni in costume.

Di sera, nella sua casa sotto il Monte, 

muore zio Pietro Primo Pidore, nonno di Pilurzi

 che a suo tempo come Kant farà il Priore 

di san Francesco il Serafino

 fino alla conquista di Lula e del Montalbo 

riformando l’esistente, il conosciuto e l’ignoto.


A cinque anni suonati, 

Pietro Pilurzi fa già Telemaco che cerca Outis 

sotto il deschetto dove Zomaria stà raccogliendo 

i chiodini storti da raddrizzare la sera prima di dormire.

Pace fatta tra il seminario 

e la sottostante bettola di Zigottu 

per gli schiamazzi mattutini:

 il bar non aprirà prima delle cinque

 e i soprastanti inquilini non si faran più 

 quelle fantastiche pipe a finestra aperta

 che tanto turbava il sonno di donn’Elene Culibianca 

signora della Dolcefiga e fata del castello della Tettasoda.


I primi baroniesi abbandonano Irillai 

e si insediano a Calacomino e, per via di terra,

 maltrattano un’emissario della confederazione elvetica

 che voleva comprar lingue di terra comparata 

e pagare con orologi scaduti, monete false del Credito

 dei Barbieri e quintali di emmenthal senza un buco.


3

Il primo giorno di scuola Pietro Pilurzi 

è accompagnato a scuola piangendo gratis

 da Zenia Domestica in lacrime perché Zomaria

 ha tagliato un lobo al figlio 

per riconoscerlo quando finisce la lezione 

e quando si avventurerà a marinare

 nell’alto e basso mediterraneo.

Monsignor della Bua si fa legare ai cancelli 

del cimitero dell’Asfodelo perché vuole un dialogo

 con i defunti e aggiornarsi sulla loro condizione 

per farne un saggio da regalare al santo padre 

per una promozione sul campo o un avanzamento

 in carriera o il permesso di far denaro come i Barbieri.


Zomaria e Zenia portano Pilurzi alla colonia dei ciabattini

 che lanciano pietre del Cedrino ai turisti nudi 

che fanno mostra di ciondoli e conchiglie 

e rispondono con i sassi del mare di Capogonone

 che fenici, spagnoli e maltesi usavano come zavorra:

 comincia la guerra dell’acqua dolce con la salata.

 Muore a sorpresa Zizitu II di Lucula 

e gli succede il delfino di Baronia Mingroi 

ultimogenito d’’una famiglia di apostoli sconsacrati

 per non aver debellato la malaria 

che in occidente curano con la vernaccia 

e la malvasia a credito.

Per la sua forza lo temono anche le zanzare

 che vanno a posarsi sulle terga 

dei nudisti svergognati.


I veterinari d’Irillai pubblicano

 le loro enciclopediche memorie

 dove criticano la pronuncia di Bitti e non di Bitzi.

Zenia Domestica di Zomaria, 

siede sulla seggetta del marito 

e il piccolo Pilurzi fa la spia 

per non fare i compiti scolastici e studiare

 il catechismo di Monsignor della Bua che caldeggia

una riabilitazione del popolo ebraico 

perché d’altronde Gesù era un loro connazionale, 

della religione dei patriarchi, 

della tribù di Giuda Laspia, 

e della famiglia di Giuseppe e di Maria 

che con la scopo raccoglieva la burrumballa della  pialla.

Zenia si lega d’amicizia con Santa Maria 

e regala un fiasco di vernaccia alla maestra di Pilurzi

 all’insaputa di Zomaria che nel fiasco 

ci aveva messo dell’acqua piovana 

per ammorbidire il cuoio.


4

Pilurzi và in seconda 

e monsignor della Bua manda l’intero capitolo 

della cattedrale per battezzarlo secondo la legge

 della chiesa cattolica che ne ha finanziato gli studi.

Arrivo della Prima Fiat a Irillai e l'allegria dei paesani

 allarga le strade, abbattono il carcere 

mentre gli scalmanati carriolanti

 infrangono il parabrezza della Fiat.

I veterinari curano cani e gatti con le fatture 

e un veleno alla varecchina di loro invenzione, 

le fiche, il malocchio e le bestemmie, 

perché il loro settimanale è fallito 

e la Banca dei Barbieri vuole indietro il suo denaro.

I grossi proprietari di greggi, mandrie 

e branchi di cinghiali si sono convenzionati 

con i chirurghi dell’ospedale specializzato in clisteri 

per bestie ed umani e così profanare il sacrario 

dei cagoni e dei gagliardi sodomizzatori 

che traggon le leggi dalla Santa Bibbia.


I Baroniesi delle colonie dei ciabattini insorgono

 con i loro camicioni di tela rubata dalle bancarelle, 

perché le loro Madonne del Cedrino 

non han diluito la Vergine Varecchina. 

Promettono l’insurrezione fino a che c’è un bambino in colonia.

In ultimo minacciano di non riparare più i sandali 

al gorgonzola dei bambini che vogliono rimanere.


5

Fondazione del Cuzone 

e inizio degli scavi del Rifugio alla Malva 

che sarà popolato dallo scambio di coppie 

tra Seuna e Irillai.


Muore di crepacuore Zenia Domestica, 

perché il marito voleva marchiare il figlio col trincetto 

facendogli un più e un meno nelle spalle 

e una serie di crocette nel torace.

Zomaria colloca Pilurzi in seminario dove impara 

a leggere le mille e più notti, a bere il vino 

dalla brocca e dalla botte, e ogni notte si innamora

 della mamma, si fa una pipa e urla 

come se avesse vinto al lotto,

 intanto comincia a distinguere i colori, 

comincia a riflettere sui vivi e sui morti

ma non sa perché da una parte 

si fa la caca e dall’altra la piscia.

I baroniesi con i camicioni conquistano la colonia 

di Capo Comino dove trovano un bambino nascosto 

e lo vendono a Gibilterra per una sterlina, 

una ghinea, uno scellino e un punch al rhum 

e aprono un conto al Banco Creditizio dei Barbieri d’Irillai, 

maestri artigiani che bevono cicheti con la mano 

ferma e la ferma speranza vacillante 

che qualche fortunato arrivi alla pensione

 senza aver interrotto per una ruga.


6

Mentre Pilurzi si gode le vacanze estive 

i principi riuniti nella Savoia ricomprano la Sardegna 

con cioccolato fuso e fondente come un gianduiotto 

savoiardo e non vogliono che qualcuno rubi 

le anguille del Cedrino, specialmente quei baroniesi

 con i camicioni corti e rattoppati dai barbieri ambulanti 

che profumano come donn’Elene Culibianca.

Chi è colto in flagrante sarà investito 

dalla nuova Fiat e non scenderà mai più in campo


I barracelli dell’alta e bassa Baronia

 vengono accolti dagli schioppi ad alta precisione

 dei bandolieri15della luna, nella gola di Lucula, 

che confidano nel silenzio delle stelle

 preoccupate di splendere senza dover nulla 

a nessuno, mentre il prezzemolo fiorisce nell’orto

 di Zuanchino E.Remitano e Pilurzi dedito allo studio

 in seminario per aprire uno sportello da Prete a su Cuzone

 e far concorrenza a don Zanchetone 

acciaccato dai reumatismi, sfinito dalla sifilide

 e dal morbo del cruciverba che gli torce le dita 

e non ne azzecca una giusta 

e quella sbagliata la dà come penitenza.


Gli ogliastrini penetrano a Silana, Gorropu e Gennargentu 

dove la neve rimane un secolo o due 

e quando si scioglie diventa vino 

che spacciano per quello di Jerzu.

Pilurzi è appeso al filo che collega Boelle e Merzioro 

mentre si esercitava per conto del vescovo della Bua

 a far l’equilibrista per conto della cattedrale 

della chiesa maggiore del mondo.

 Lo salvano i pompieri precari 

che non visti gli affibbiano due calci 

dolorosi più in alto degli stinchi.

Monsignor della Bua è spedito con bolla papale 

in Ogliastra per trattare l’acquisto di un caglio 

di capretto che fa rizzare quel che anima le feste 

segrete di Dioniso il Timido dai costumi lascivi .


7

Fallisce nel suo compito perché gli danno 

uno stomachino d’agnello o pasquale o natale.

Il papa lo bastona per mano dei gesuiti,

 mentre i domenicani volevano incendiarlo 

come il coglione di un’eretico.

Zomaria và in pellegrinaggio a piedi da Padre Pio 

con un quintale di cemento in spalla 

e con la malcelata speranza che, 

facendo da spalla a san Francesco,

 intercedano presso la morte 

che gli ridia indietro Zenia almeno finchè

 non troverà un’altra moglie che faccia da mangiare, 

lavi la biancheria sporca, gli lucidi le scarpe imbrattate,

 gli stiri la camicia, badi all’argenteria di casa, 

gli riscaldi i piedi la notte senza scoreggiare, 

lo svegli al mattino e poi lavi tutti i vetri, 

spolveri quando Prete Zanchetone benedice la casa, 

e paghi tutte le bollette.

Pilurzi s’infervora per lo studio del corpo umano 

e vuol saper tutto perché all’occhio che vede

 dole il cuore, all’orecchio sordo la capinera non canta 

la primavera e l’allodola non canta al mattino.

Il comitato delle belle arti del Cedrino e del Temo 

dicono inascoltati che o Boelle o Merzioro sono in più - 

uno è di troppo e và abbattuto da una mano ignota

 per via di quel detto che la sinistra non sappia 

ciò che fa la destra e ci vuole un forno a legna

 nucleare per pane carasau e pizza per invalidi.

O una cupola bianca come le tette 

di donn’Elene Dolcefiga e Culibianca.

Forno e cupola son tutt’uno, sentenziò Pilurzi Pietro 

nipote di nonno Pidore, sia in pace con la terra

 che lo copre senza difficoltà anche se 

si macera la cassa con il tarlo che rode.


8

Pilurzi scappa dal seminario perché il diavolo cornuto

 gli fa lo sgambetto al garretto e l’’azzoppa

 come un calciaro a fine partita che non riconosce

 la madre né la fidanzata dama della fata del castello

 dei Barbieri Banchieri che danno i loro risparmi 

a chi gli pare basta che siano compagni del Primo Maggio 

e faccian parte della Sardegna unita

 con due o tre parlamenti senza sovrani 

a scaldar troni o cristi a scaldar croci 

come quello di Galtelli che pare stufo di stare in bicocca 

e vuole andare un mese in Ogliastra 

e uno in Alta Baronia da Regana e Gonerilla 

e sputa sul Cedrino che scende da Irillai 

dove c’è Cordelia amica di Zenia e di Maria.

Ma che dici?

Una ragion nascosta, dico, ed è mia.

Ne sei entusiasta?

No. Ma medio tra il giorno e la notte.

Pilurzi pretende il deschetto del Padre 

e manda tre avvocati e un infermiere 

per contenere Zomaria facile alle escandescenze

 e gioca col trincetto come una guardia svizzera 

spadaccina provetta di Pio Papa Poi. 

Pilurzi vorrebbe ritirarsi 

ma è costretto da Zomaria a far corregge. 

Importazione del tacchino in Sardegna.

Sdegnati i contadini pastori minano il Duomo 

e vorrebbero inchiappettarsi l’uomo dal sorriso gratis 

certificato di fargli cosa grata.

E’ pelato come una testa di c...uoio 

e sputacchia come una testa di minchia

e quando gli declina si piscia le gambe 

come se fossero le sue e non quelle della mamma.


9

Monsignor della Bua scopre che quel che si vede

 non è sempre quel che è, quindi le visioni ci perdono 

e il morbo farà di noi una poltiglia per visionari

 impenitenti miopi e impotenti a forza di pipe 

che non distinguono una nuvola da una Fiat 

di seconda mano senza gli sconti di legge.

Battaglia del Cedrino dove i camicioni stracciati 

dei Baroniesi fuggono a Irillai inseguiti dai nudisti

 e sono accolti sotto il deschetto di Zomaria 

vedovo e ciabattino che li mette a raddrizzar 

chiodini con la lingua tra i denti.

Sommosse ad Olbia perché le cozze

 non vogliono aprirsi senza password.

Solidali le anguillle del Cedrino, le tinche del Tirso, 

le carpe del Temo, e le trote del frigo 

con i muggini di Cabras, al grido:

 durante la carestia dobbiamo essere uniti.

Il popolo deve odiare i suoi nemici:

 i banchieri dei barbieri che non sanno nemmeno pedalare.

Distruzione del Rifugio alla Malva del Cuzone:

 Dio appare e si appella all’antica sapienza

 dei sardi ripieni dei principi dal trattamento umano:

 fatemi quella casa promessa,

 dice senz’ombra di minaccia, guardando l’orologio.

Poi parleremo come amici che non han conosciuto i ceppi:

 liberi e stravaganti.

I vecchi senza pensione studiano

 diverse combinazioni del selciato

 e calcolano la probabilità 

che un meteorite cada a su Cuzone


10

Pilurzi con un permesso si scrive all’università 

della vita e fa da spettatore a una partita 

della nuorese che rinuncia ad attaccare 

perché non c’è una punta; 

ne fa un saggio critico di carattere umanistico

 con le opinioni del tempo sul tempo

 e ne conclude che quello è ciò che ci vuole.

Ciotola del Mandrone affresca la sala comunale d’Irillai 

con piccole coppe di vino di misura ogliastrina 

che ne risaltano il colore, il sapore e la fragranza 

e la faccia tonda di Gigi Bullinu che narra la sua storia.

Ciotola del Mandrone nel ciclo delle opere

 fa il galante con donn’Elene Culibianca:

 scendiamo in barca il Cedrino, gli dice,

 poi prendiamo il largo nel Tirreno 

fino a Cipro dove ce ne faremo delle belle.

Ci vuole uno che ci suoni le launeddha, 

dice lei punta dall’estro.

Seuna e Irillai si alleano

 contro i menagramo del Corso 

che vogliono la supremazia della cattedrale

 sulle altre chiese consacrate.


Perché cominci ad obbedire,

 Zomaria vorrebbe mandare il figlio 

a fare il carabiniere che son disciplinati

 e in alta uniforme, oppure il garzone di barbiere

 che lo faccia lavorare anche il lunedì 

così la finisce di ronzare attorno a Mallena 

di Tiana che lui chiama Olimpiade 

che gli vorrebbe aprir bottega tra monti e valli 

dell’interno dove non ci sono segretari particolari.

Ritorna a casa, gli scrive Zomaria su una tomaia.

I tempi peggiorano e sei orfano e figlio unico.


11

Il trattato di Lucula 

mette fine alla controversa faccenda dell’eredità 

maldivisa a Ohiai tra Regana e Gonerilla 

e si pappa tutto Cordelia che ha conosciuto il dispiacere.

Zizitu di Borbore è principe ereditario nonché suo marito,

 ma perde il dominio di Lucula perché un’ictus 

gli ha paralizzato il braccio destro della spada

 e cede controvoglia e con l’aiuto del papa

 il Cedrino ai savoia e ai baroniesi.

Pilurzi chiede un finanziamento al Credito dei Barbieri 

per aprire una tratta delle schiave dell’est 

e dell’ovest con passaggio obbligato a Gibilterra 

dove donn’Elene Culibianca ha una bancarella di bloc-notes.


Da Dorgali a Oniferi, da Orune a Orgosolo, 

regna la pace nonostante ne ammazzino 

uno alla settimana e polizia e carabinieri

 stanno a contarli dalla finestra 

di chi si autobomba per un seggio d’onore. 

Pilurzi ottiene udienza da monsignor della Bua 

e gli domanda perché è figlio unico 

e quegli risponde non lo so proprio, 

se no te lo direi.

Pilurzi invia una lunga poesia al quotidiano:

 La voce dei veterinari , che premierà la migliore

 con un buono di dodici tagli di capelli 

dai Barbieri del Credito Artigiano 

che la canteranno tra una basetta disegnata 

e una fedina rigogliosa.


Pilurzi pensa che sotto il deschetto quadrato 

del babbo possa starci un’arnia con un favo d’api 

e avere così il miele fresco tutto l'anno.

Monsignor della Bua si fa costruire 

nel cortile di casa una piccola copia della cattedrale

 come aveva fatto voto quando

 un pezzo d’otre pieno si sanguinaccio

 lo stava soffocando 

nella sua verde tenuta sotto il Monte.


12

Gli archietetti del Bauhaus d’Irillai si indispettiscono

 e l’accusano di megalomania,

 quindi in gruppo fan caca e piscia 

nel Belvedere del Muraglione d’Irillai.


Pilurzi per un’anno di barbe gratis

 compone l’ode al barbiere profumato 

che mette i risparmi nell’istituto di credito

 dei maestri Barbieri e dei garzoni di bottega.

I Savoia si pentono di aver scambiato

 la Sicilia col vulcano con la Sardegna senza.

Dalla tresca amorosa di Pilurzi con Olimpiade 

nasce il disegno del castello di sant’Onofrio 

e della chiesa di sant’Orsola

 a pianta esagonale come un favo d’api.


I caprai del Monte complottano 

contro monsignor della Bua 

che trova ricovero in Vaticano

 perché nel Rifugio della Malva

 han trovato tracce di carbone 

e scavando han tratto una cisterna di petrolio 

con una fattura da pagare 

per il taglio del bosco del Monte

 delle Ghiande del leccio

 e della quercia sana come il pesce.


Muore Zuanchinu E.Remitano Terzo 

che volle con sé nella tomba

 la chiave della porta di casa

 che aveva prestato a Zomaria 

quando aveva dodici anni


Primo successo in campagna dei barracelli baroniesi:

 la scampano in un agguato alle falde del Monte 

dove una jeep della polizia segreta 

si ribella al pilota automatico

 che non voleva scartare

 il gruppo delle guardie campestri.


13

Pilurzi, come Edipo, potrebbe uccidere Zomaria

 senza dirlo a nessuno,

 perciò viene confinato a Oliena

 dove con Oliampiade di Tiana cantano alle vendemmie

 dove vorrebbero anche recitare

 se non la palpassero dappertutto come cosa gradita.

Monsignor della Bua pubblica uno studio

 sulla religione a Irillai per far assumere 

un nipote nel Banco del Credito dei Barbieri,

 e lui stesso vorrebbe conseguire

 il brevetto isolano di elicotterista naif.


Gli architetti del Monte e gli ingegneri del Contone

 presentano il nuovo piano regolatore di Nuoro 

e scoppia un pianto generale su strade,

 ponti e cavalcavie dove tutti sono nervosi

 e dall’ospedale han trafugato la ricetta dei clisteri.

Pilurzi compone una satira sui barbieri

 che si passano il mestiere da padre in figlio,

 la vende al grido dei veterinari

 e nella traduzione diventa un elogio

 di monsignor della Bua che vuole la fine 

delle ostilità tra i cristiani del vangelo

 secondo Matteo e quelli di Marco.

Olimpiade di Tiana viene accompagnata 

alla frontiera perché nel Belvedere d’Irillai 

ha riconsegnato a donn’Elene Culibella 

una scatola di anticoncezionali di seconda mano.

Molti la vorrebbero a via roma 51 nell’ex casa

 del re di sardegna e savoia, d’Italia e Albania.


Monsignor della Bua confessa di avere

 delle memorie inconfessate: voleva fare il giardiniere 

del comune e di ville private con nuove piante

 sempre giovani e concime di ergastolani

 per le rose di maggio.


14

Un gruppo di giovani cantori 

- i casti della Baronia - provano in piazza 

i diversi modi di suonare il clavicembalo.

Pilurzi propone alla Banca dei Barbieri 

e dei Garzoni di emettere carta moneta

 con i calendari profumati dell’antico barbiere.

Zomaria sotto il deschetto trova lettere postume

 del padre e vari progetti di una new Irillay 

e il suggerimento ai bettolieri di far pagare 

lo scotto anche a chi non beve il vino comune.

Trionfo nella prima pagina del dispiacere 

dei veterinari di una lettera autografa (2croci)

 di Olimpiade di Tiana per come è stata esiliata

 da Irillai e abbandonata da Predu Pilurzi 

come uno straccio sul pavimento 

dove riposa il cane randagio.


Il generale dei barracelli calcola le probabilità 

del suo gruppo di farla franca in cento agguati.

Pace in vantaggio alle Grazie:

 i menagramo del Corso ottengono dal sindaco

 di starsene sulla porta dei loro negozi 

in canottiera per i saldi della befana.

Nuova morte di Zuanchinu E. Remitanu.

Monsignor della Bua ritorna a Irillai 

da una visita di cortesia in Vaticano

 e convoca tutti i sacerdoti del dipartimento

 e dà loro quattro nocciole, assegna nuovi incarichi, 

mansioni e gerarchie e di servire

 con zelo il vicario provinciale di Gesù.

E aprite gli occhi sui rosari.


Pilurzi si gode la bella vita nella traversale Orosei-Bosa,

 e credendosi R.Crusoe si convince che sia sempre sabato 

e d‘accordo con Venerdì seppelliscono tutti i giovedì

 senza gli scongiuri preliminari di Prete Zanchetone.


15

Le messaggerie dei veterinari pubblica 

le spiegazioni sulla remota antichità di Nuoro,

 sull’insediamento di Zuanchinu,

 le riflessioni dei maestri bettolieri e barbieri

 sulla poesia di S. Satta e sulla pittura di Ballero,

 sulla scultura del Ciusa, sulla narrativa di G. Deledda,

 sulle sentenze passate in giudicato, 

sul rinascimento d’Irillai,

 sui ricorsi per i danni causati dall’ospedale

 sull’uso e abuso del clistere durante il parto, 

sulle violenze inflitte ai vecchi contadini

 e pastori e alle loro mogli nei sottoscala

 dell’ospizio con l’’antiquato sistema di sant’Antonio

 per sapere in quale mattonella han nascosto la pensione.

Affermazione in Borsa del Credito Finanziario 

dei Barbieri che ottiene dalla Regione il sigillo

 della zecca al sangue per fare i calendari profumati

 che i garzoni regalano ai migliori clienti 

per racimolare la tredicesima sonante mai vista.


Con la Grazia di Dio che ama la verità,

 Pilurzi è nominato Capitano dei Barazelos

 e dice che appena recupererà il primo capo 

di bestiame rubato lo cucinerà sottoterra 

nella pubblica piazza a fuoco lento ogliastrino.

Il vino lo metteranno i veterinari

 e il Credito Artigiano dei Barbieri metterà il sale.

Gli architetti razionalisti di Seuna e Irillai 

garantiscono di portare a termine la piazza pubblica

 con colonna centrale e zampillo di pirizolu16 

alto trentatre metri buoni buoni 

che i paesani aspettano 

da trecento trenta tre anni buoni e suonati.

L’inaugurazione avverrà in contemporanea

 con il castello voluto da Monsignor della Bua

 sulla Rocca d’Irillai per la pace avvenuta

 di notte tra baroniesi e ogliastrini 

che litigavano per il golfo di Orosei.


16

Zomaria rinuncia a una corona di setole di cinghiale.

Il sindaco di Fonni permette che gli sciatori di Monte Spada

 mangino il prosciutto che vogliono nella colonia sulla neve 

degli orfani dei barbieri di montagna travolti da una slavina

 a Desulo durante un viaggio di studio sulle gote e gole 

dei montanari.


Pilurzi consegna alla stampa dei liberi veterinari, 

dentro una busta una lunga lettera, 

la prima avventura in campo aperto dei barracelli 

di Lucula che han trovato una pecorella smarrita 

con la voce di Olimpiade di Tiana.

Nella pubblicazione con qualche refuso,

 pare trattarsi di una fattura commerciale

 d’un quintale di polvere da sparo.

Marcello, amico di Pilurzi, la lince segreta dei carabinieri, 

recita a teatro pieno di pallidi bevitori della bionda 

di Monastir che col costume degli avi cantano a tenore

 meglio del figlio che non segue più il padre 

che leva alta la nota.



I segugi dei Barazelos trovano nelle capre marine 

del Monte dieci quintali di cocaina nera dipinta 

da smerciare nella bettola di Zigottu, con le guance

 cascanti e le orecchie pelose, come vino nero.

I Casti della Baronia ne fanno una sonata da concerto

 dove però l’eroina pura sta dentro ai meloni da frutta 

o da insalata di cui vanno matti all’ospizio

 quelli che se la sentono ancora.

Il primo farmacista d’Irillai vende il primo termometro a Seuna.


17

Guerra sul mare d’Orosei 

dei pescatori d’aragoste di Bosa 

che inseguono quell’unica viva che mostravano ai savoia.

Monsignore della Bua insorge contro il matriarcato 

dicendo che non è più di moda ed è meglio che

 le regole di famiglia siano dettate dal sinodo 

dei vescovi tutti scapoli e vecchi 

ma con l’esperienza di chi ha guidato l’Accademia 

delle Scienze umane con deroga papale 

alla canonizzazione di chi ne aveva i requisiti di legge.

Il papa di Roma nomina monsignor della Bua 

primo cardinale dell’isola con l’intento di applicare

 il vangelo anche di notte e di rafforzare le sagrestie 

e sviluppare in altezza i campanili specialmente 

dopo la scoperta che sotto nuraghe Losa 

della prima loggia massonica col ritrovamento d’un triangolo,

 d’un grembiulino d’agnello lavorato a mano 

come a mano si facevano gli impasti di calce viva 

e di un cappuccio di orbace a pelo lungo.

Muore Zomaria e Pilurzi con un’oculata trattativa 

vende il deschetto all’asta nella pubblica piazza 

che deve’essere ancora inaugurata.

Col ricavato se ne và a Terranova 

e apre le ricerche di Olimpiade di Tiana 

che canta come una sirena pro e contro 

la commestibilità delle cozze crude.

Incontra al bar dell’isola bianca donn’Elene Culodolce, 

di cui ha una profonda stima e con lei elabora

 un piano di spesa del ricavato del deschetto 

e del trincetto, comprano una scatola di sardine 

e cinquanta litri di vermentino e fanno cagnara 

tutta la notte nel cesso del bar del porto.

All’alba, la cameriera del mattino, cacciandoli via chiede:

 Allora, signora Flanders,

 che impressione ha della notte d’amore?

Un sorpresa, dice lei.

Come l’uovo di pasqua, dice Pilurzi vomitando

 accosto al cesso tutte le aringhe dell’anno 

e qualche timida e umida testina d’anguilla in umido.


18

Nuovo concerto dei Casti d’Irillai e Baronia col clavincembalo scordato.

Pilurzi a nuoto và in visita da un’amico a Ponza

 e scopre una nuova isola nel Tirreno 

dove danno il torrone gratis 

a chi ha la dentiera rotta come non si vede mai in tv.

Un’aquila venuta da chissà dove 

ha nidificato senza permesso a su Cuzone 

e i bambini gli han regalato un topo, un papassino17

quattro nocciole e un moschetto 

per difendere le uova dagli scarabei, 

allora tutti a Irillai hanno spento la tv 

per non vederla mai più perché è meglio spettegolare

 di casa in casa del leone scappato dal circo

 in cerca di un monolocale arredato 

e bere chiaretto al fresco disarmato.


Muore il Primo Pipiu Gallisay d’Orosei 

dopo gli intrighi dei massoni nella sua corte 

affinchè il maestro dei garzoni 

ne fosse il degno successore in quanto 

inventore dei riti baroniesi adottati 

anche in Francia e nelle terre d’oltremare.

Pilurzi veine espulso dall’Isola del Torrone nel Tirreno

 che ha deciso di perseguitare di nuovo i cristiani

 del rito scozzese.

Hitler dà un’immensa notorietà al nazismo germanico 

scrivendone la storia millenaria 

pubblicata senza note dai veterinari d’Irillai.

Il complesso dei casti d’Irillai 

musicano la magnifica passione di Pilurzi

 per donn’Elene Figadolce e per Olimpiade

 di Tiana e la Laidhona d’Urzullè.


19

Sebastiano Satta il Poeta si ammala

 perché si è saputo che è ateo e sarà sepolto 

con un drappo rosso per cui stravede sanPietro

 che l’accoglierà in paradiso e avrà il suo sgabello 

davanti al focolare, arrostirà castagne, berrà del vino 

e sarà un pari di Sardegna.

Gli archietetti del Rifugio a su Cuzone

 Lamanza e Pettenaiu, cominciano a tirar su il carcere 

con la rotonda a via roma 51 con una scalinata

 in granito rosa che l’avvolge fin sul tetto 

come una spirale amorosa e sarà chiamata la casa del re.

Muore il re d’Oliena Palimodde Culidurche

 e finchè non ne nasce uno migliore

 occupa il suo seggio un barbone cacciato dall’ospizio 

perché mostrava le sue vergogne all’occhio

 indiscreto di chi vede quel che non vuol guardare.

L’attore Amedeo N. nel suo teatro propone 

della birra fresca o ghiacciata versata da Marianna

 e Rossana mentre parlano delle ragioni sotterranee 

della religione cattolica quando Enea abbandona

 Didone e Pilurzi si toglie la maschera.

Il club dei veterinari invia una copia della loro voce 

a Monsignor della Bua che vorrebbe visitare

 il caveau della Banca del Credito dei Barbieri.

Pilurzi esprime per iscritto 

il desiderio di avere la pensione del babbo.

Ma và a cagare, gli risponde la regina delle fate,

 tu e tutti i tifosi della squadra avversaria.


20

L’avvocato Calamus on. per giunta e il sen. Molosso 

il cui aspetto malaticcio lo domina

 e lo fa sembrare mezzo baroniese, 

avviano la pratica per traslare le spoglie di G. Deledda, 

che riposavano in pace e non chiedevano nulla, 

alla chiesa delle solitudini non desolate.


Morte di Zuanchine di Lucula, capomastro in pensione,

 bello come san Pietro nella deposizione Baglioni.

In vita ha fatto di tutto, anche l’ortolano.

Nelle lunghe sere d’estate beveva un quartin di vin 

seduto sulla soglia di casa 

e a suo parere Zomaria calvo 

doveva uccidere Pilurzi, 

con i capelli all’indietro, prima di morire.

Muore il grasso Biasu che da dieci anni 

davano per spacciato dal lavoro di gruppo,

 grande invenzione della scienza moderna 

che si cimenta con l’armonia universale 

dove le stelle son tutte uguali e il sole 

non cambia da un giorno all’altro nonostante Biasu 

si proponesse di far sommosse a Seuna 

il giorno che ciò sarebbe accaduto.

Il foglio dei veterinari esce listato a lutto; 

il banco dei barbieri artigiani chiude cinque minuti prima;

 monsignor della Bua si ritira in una grotta del monte 

col breviario scaduto; 

Pilurzi vorrebbe lanciarsi dal ponte di Mastrefe 

con Olimpiade di Tiana o donn’Elene Figarasa 

ma che a suo tempo è stata rosa.

Lite tra i barracelli d’Ohiai e i centauri della vespa

 che han cancellato le tracce di una lepre inseguita 

da un’astore che poi se la prende con un corvo.

Pilurzi cerca di far pace in una lite avversa

 e lo bastonano da una parte e dall’altra.


21

Si arruola servo in caserma per aver protezione,

 vi rimane trentatre anni e si dimentica di parlare.

Olimpiade digiuna tre ore poi si appella al papa 

e al Presidente di cui ha intravisto i ritratti a Tiana

 durante un pellegrinaggio con Madam’Elene 

che ha visto la sua opera pubblicata 

dal giornale dei veterinari e dei farmacisti.

Il Credito dei Barbieri promuove un festival teatrale

 come risposta ai film americani violenti

 come un’uragano a ferragosto che annuncia 

la fine dell’estate.

Diecu Mandrone dipinge nelle quinte del teatro Eliseo 

un campo d’asfodeli e nelle cupole della cattedrale 

il volto malnutrito di monsignor della Bua 

che spiega il Sacramento.

Biasu, spacciandosi per cardinale, 

è assunto in paradiso dove il potere regale

 gli dà alla testa e gli scioglie il grasso.

Pilurzi comincia la sua storia 

come l’avrebbe voluta dal principio,

 discorre con la sua ombra, pensa ai miracoli 

e ai savoia, farebbe il buffone per mangiare

 quel che gli pare ma non foglie di lattuga pisciata 

dai cani randagi, domestici, da caccia, 

da compagnia, da riproduzione, da guardia.

Manifestazioni spontanee di dolore popolare 

nella rocca del cimitero al ricordo della morte 

di Biasu vittima delle pubbliche convulsioni intestinali 

che da una semplice e nota diarrea periodica 

han causato la fetida dipartita.

Il pittore e scultore Nuvola d’Occidente, 

scolpisce su legno la maschera dei mamuthones 

poi la colora di giallo solare e celeste infinito 

per non spaventare i bambini della scuola

 e i vecchi dell’ospizio che vorrebbero

 fare la strada a ritroso o scambiarsi i ruoli


22

A maggio, probabilmente, Pilurzi lascerà la caserma

 come l’ha trovata, ma, lui, è diventato un’individuo 

di qualità con la passione del neofita cinofilo 

e vorrebbe attraversare a nuoto le trecentotrentatre 

Bocche di Bonifacio con una buona muta di cani reali 

addestrati all’inseguimento del Cervo di Corsica 

per la novena di san Biagio, di san Cosimo,

 di san Francesco e per il fuoco di sant’Antonio.

Probabilmente all’approdo lo sbraneranno cani di Corte.

Il club dei farmacisti, ormai di fatto 

nella redazione del foglio veterinario,

 ordina la pubblicazione della storia delle memorie 

dimenticate e ritrovate, di Zancarru primo farmacista 

di Nuoro e delle corti d’Oliena che fabbricò per venderli 

gli occhiali senza gradazione 

né aberrazioni di luce solare o lunare.

Il gruppo polivocale dei Casti di Baronia compone, 

dirige e canta la passione della madre

 dell’ucciso alla messa di trigesimo.

Gli architetti del Corso costruiscono il castello

 della caccia al cinghiale sulla rocca 

di sant’Onofrio Sconosciuto,

 per i nipoti di monsignor della Bua 

che non vogliono essere da meno dei savoia.

Gli ingegneri del Corso vogliono costruire

 altri trecentotrentatre ponti di Mastrefe

 dato il costante aumento dei suicidi

 per amor non corrisposto o deluso 

con la tecnica del lancio nel vuoto 

a occhi chiusi o col cappio stretto al collo.

La banca del credito dei Barbieri 

apre bottega e sportello al ground zero 

ridipinto dalla Nuvola Occidentale.

Inizio della rivolta a su connotu18 

che i savoia reprimono col ferro rovente

 e chiodi ardenti e baionette infocate avanzati

dalla Mole Antonelliana e dalla Torre Eiffel

 e dalla barca a vela di Giasone l’Infedele 

e un po’ incostante ma gran navigatore.


23

Pilurzi si pente di non aver fatto a suo tempo il barbiere.

Il giornale dei veterinari e le ricette dei farmacisti 

pubblicano brevi storie d’amore di dieci parole 

una appresso all’altra, nuovi giochi di società,

 i racconti della creazione secondo i farmacisti 

cristiani e vecchie bugie di corna e ruberie.

In fondo al giornale ci sono sempre revisioni

 critiche degli articoli non pubblicati 

e previsioni sui funghi velenosi, sulle carni guaste, 

sulle scarpe strette, sul perché

 le mutande strette rattrappiscono il pisellino.

Prete Zancheta trova un termometro nel messale

 e non sa che farne, non sa chi l’’ha messo,

 non sa a cosa serve né chi l’ha inventato.

Lui vorrebbe darlo ai poveri o alle missioni a Manhattan,

 ma la sorella gli dice di tenerlo in bocca 

per non romperlo o fargli una teca

 di fanoni di balena vicino all’acquasantiera.

I liberi muratori di Seuna costruiscono

 il più grande albergo di Mughina senza finestre

 e senza carpenteria e riutilizzando come piscine

 le vasche del depuratore fuori legge 

che non vogliono nemmeno a Oliena 

per non inquinare il Gologone 

poiché solo loro sanno quel che vale 

e quanti sacrifici han fatto 

per farlo senza digiuni né scioperi.

Zuanchiino E.Remitano, ortolano e sindaco 

anche di Nuoro, dice che alle prossime elezioni

 si voterà casa per casa.

Pilurzi a gennaio lavora ai fuochi di sant’Antoni 

e con la prima paga si compra un’aratro meccanico

 che ha visto alla fiera di Ohiai Benimindhe

che traccia i solchi da solo e li difende a spada tratta.

Una squadra di poliziotti deviati perquisisce

 la stamperia della voce del veterinari e farmacisti

 e sequestra il Vangelo secondo Matteo.

La Banca del Credito e del Risparmio dei Barbieri, 

agisce sempre più libera nel Mercato 

e allo stesso modo fanno i garzoni 

con i boccoli dei clienti e anche con le basette 

e le autorità hanno le mani legate.

Monsignor della Bua pubblica nel suo mensile 

le trecentotrentatremila preghiere scelte 

che diceva la mamma per farlo studiare

 invece di trastullarsi col pisello.

Gli Anziani del Cuzone se la fanno addosso 

a forza di raccontar sempre le stesse vecchie storie 

di banditi e di assassini incise nelle pietre d’Irillai.


24

Diecu Mandrone compone un murale nel palazzo

 del Credito sul Trionfo dei Barbieri con la Borsa.

Nuvola Occidentale dipinge nel muro del campo sportivo

 le storie miniate dei veterinari e dei farmacisti.

A Pilurzi rubano l’aratro e lui

 per non fare formale denuncia e passare per spia 

decide di fare un saggio sull’agricoltura di Tiscali

 e col ricettario di carciofi con le spine 

 farne copricapo per i futuri messia.

Scoperta la prima loggia massonica in Tribunale.

Il primo venerdi di Pasqua i liberi attori di Nuoro

 recitano dal vivo la via crucis tutti nudi 

come americani al bagno.

I farmacisti pubblicano a puntate

 il secolo della chemioterapia e monsignor della Bua

 la raccolta delle sue preghiere inedite 

dove ribadisce che maggio è il mese delle rose 

di Maria, luglio il mese delle messi,

 ottobre del vino e della rivoluzione scaduta e beffata, 

mentre i milanesi vendono panettoni tutto l’anno 

e noi non siam buoni a far lievitare un papassino19

perche c’è il mare di mezzo prima delle alpi 

e degli appennini, del massiccio centrale

 e dei pirenei dove a Lourdes trionfa però

 la Banda Canora dei Casti Tenores di Nuoro

 col bel costume degli avi cucito dai fratelli Modigliani

 con gli auspici dei Barbieri e del loro Credito Isolano.


25

Pilurzi è sempre più innamorato di Olimpiade di Tiana, 

mentre la moglie di Alcide, il defunto arrampicatore solitario

 stravede per lui, gli fa gli occhi dolci 

e gli mostra di continuo la lingua carezzandosi le natiche

 come gli ha insegnato donn’Elene Culibianca 

che per prima ha mostrato i suoi lombi nudi

 ai bottegai menagramo del Corso degli orefici 

dove passeggiano gli avventurosi veterinari e farmacisti 

che urlano a bocca piena che la psicologia 

è una panzana, una bufala, una vecchia corteccia 

di sughero scaduto, una foglia morta e secca,

 una caca di mosca, e che tutt’altra cosa è la biologia 

e la chimica e la misurazione empirica 

degli spazi astrali effettuata nel mese più marzolino dell’anno.

Monsignor della Bua vorrebbe dire la sua

 - pro e contro - ma si è dimenticato quand’è nato, 

se la mamma è ancora viva, ma è certo 

che suo padre era con Gesù nel Tempio e nel Calvario 

senza essere stato un dotto ladrone 

come gran parte del genere umano 

della specie ambulante.

Il regno di Sardagna, con la Francia e con la Spagna,

 per un trono polacco, fanno la guerra all’Austria e alla Prussia,

 < i nostri nemici di sempre > dice Zuanchinu a Pilurzi 

a una riunione ristretta di scrivani isolani 

all‘inaugurazione della prima loggia massonica

 a occidente d‘Orosei.

Confidiamo nel progresso, risponde Pilurzi.

Voglio sentirli quelli che dicono 

che non contiamo una chica nella storia d’Europa.


26

La banda dei Casti di Seuna compone e suona 

un’inno alla razza padrona che indispettisce le serve isolane.

Diecu Mandrone e Nuvola d’Occidente affrescano la tomba

 del più ricco possidente del Circondario Ballalloi Belsilvio 

col cranio come un lavamano( che ha cominciato 

la sua fortunata carriera vendendo fettine 

in televisione all’ospedale d’Irillai) che ha trecentotrentatre

 ville a schiera con giardini comunicanti sottoterra 

fino al Rifugio segreto coperto di Malva a su Cuzone 

dove conta di finire i suoi giorni terreni 

prima di spiccare il volo alle spalle del Padre in tv.

La tomba è stata consegnata a Pasqua

 e occupata il giorno dopo dal padrone

 che non vedeva l’ora, tanto che

 l’aveva ordinata al padrino quando lo ha cresimato.


Pilurzi, forte delle conoscenze massoniche,

 fa stipulare un patto di famiglia tra le parti 

di Seuna e quelle d’Irillai nella Fortezza di via roma 51 

collegata con un tunnel, illuminato a giorno 

da un padano col bavaglino, alla cattedrale

 della Vergine dove il Monsignore 

si ha fatto la Bua con le genuflessioni.

Il consiglio dei diaconi, dei chiericheti 

e dei garzonii di bottega, bruciano 

nella pubblica piazza le poesie inedite di S. Satta.

Prete Birde e Zanchetone volevano servirle prima

 con una strisciata d’ascia bipenne, 

cosa che la questura non ha concesso

 perché i ragazzi potevano farsi male.

I laici defunti son solidali col poeta della stirpe 

e tutti insieme si rivoltano nella tomba coinvolgendo

 anche i pargoli innocenti e i caduti 

in tutte le guerre e dal cimitero esce un solo grido: 

Hutalabi, subito adottato dai tifosi della nuorese

 che, appunto quella domenica, ha pareggiato fuori casa.


27

Pilurzi vuole sempre più bene alla sua donna

 specialmente da quando ha saputo

 che anche la mamma di Alessandro Magno 

si chiamava Olimpiade.

Peccato, dice, che non la vogliano nella loggia occidentale,

 non la vogliono nel continente, non nel vaticano, 

nemmeno nella pagoda, non nella moschea

 né nella sinagoga, finirà demoralizzata

 e si farà amazzone a caval del re.

La banca del Risparmio dei Barbieri

 indice un concorso per la realizzazione 

di un teatro delle marionette e l’opera prima 

sarà necessariamente rappresentata il lunedi di pasqua.



Il giornale dei veterinari e farmacisti aggiunti

 pubblica le ipotesi sulla passata grandezza della Baronia, 

sulla sua stasi malarica, e sul suo risorgimento

 senza l’annuncio di alcun messia

Il giornale della curia stampa in prima pagina

 la marianne francese del Delacroix 

che guida il popolo sulle barricate di automobili 

di epoche remote e dice che le vie laiche 

sono chiuse ed è tempo di studiare 

la razionalità degli insetti.

I canti di natale sono in fondo alla pagina

 e la voce è di san Cosimo e san Damiano

 e son dedicati alle vigne di Mamoiada 

che sembrano giardini inglesi o colline del Chianti.


28

I liberi costruttori senza cantiere minano

 il castello di sant’Onofrio per fare un canale 

sotterraneo tra Orosei e Bosa.

Pilurzi impazzisce per le pulzelle di Seuna

 e le donzelle d’Irillai quando gli comunicano

 che uno spretato ateo ha preso casa al Corso 

e si dice discendente del nipote d’un cugino

 di giulio cesare che ha scoperto i tacchi d’Ogliastra 

che hanno arricchito i compaesani di Seui, 

il sistema capitalistico e la classificazione dei vini 

che non diventeranno aceto.

Il ministero dell'architettura montana 

decreta l’abbattimento della Cattedrale di Nuoro 

per fare una fontana di Trevi con le lacrime 

di monsignor della Bua

Prima loggia massonica a Ohihai

Il regno di Lucula viene dato dalla Regione 

in affidamento perpetuo ai Gusai che hanno lanciato

 un sacco di riforme dal ponte sul Cedrino

 dove si suicidano le fanciulle abbandonate 

dai fidanzati scappati in America senza far scalo a Tunisi


La banca di risparmio dei barbieri

 emette le prime lettere di credito a Pilurzi 

che ha smentito dicendo che son calunnie 

quelle che dicono a proposito di Olimpiade 

di Tiana minacciata di pestaggio poliziesco 

se non ritorna immediatamente a Olbia

Pilurzi critica la manipolazione della storia

Olimpiade chiede clemenza al popolo

I veterinari diffondono i loro dati sull’economia 

delle pecore che trattengono il latte

I filologi del Logudoro osservano 

che il belato degli agnelli è moscio e significa,

 voglio che la mamma mi dica del babbo


29

Pilurzi a Maggio regola la questione del Corso:

 ai Guiso il lato sud, ai Gusai la parte nord.

Assegna la vita alla morte e la medesima alla terra

 e la terra alla Regione laica, cattolica e imparziale

 che concede al priore di san Francesco 

di poter chiedere risorse per la novena 

tra i pastori sardi in Toscana, Lazio e Umbria.

Pilurzi ritorna al Cuzone e fa lo scalpellino

 davanti al Rifugio della Malva scrivendo

 in numeri romani quelli civici per la preparazione 

della libera mostra di pittura nelle sale del Rifugio

 illuminate gratis dalla banca del risparmio del Barbiere.

Lo spretato ateo del Corso legge i suoi pensieri

 alle donne e si dilunga sull’Ogliastra, il Gennargentu

 e la Barbagia scoperta dal Lamarmora

 che voleva farne una repubblica agricola 

come la Savoia con protestanti 

relegati a Urzullè e i cattolici a Arzana


Il foglio dei farmacisti pubblica un’inserto

 a pagamento di Pilurzi dove dice che l’ozio

 è per i filosofi quel che lo stadio è per gli atleti

 sconfitti poi lusinga i barbieri risparmiatori

 con l’intento più o meno palese di far ingaggiare 

Olimpiade come manicure in regola e dice 

che se la donna è il peccato l’uomo è il peccatore 

come i pastori sono i patrioti della terra in comune

 e i muratori seguaci delle case popolari 

belle come quelle del Rinascimento.

I pesci sono idrodinamici, dicono i veterinari


30

Scoperta dei segreti benefici della Malva, 

cresce dappertutto e non costa nulla 

tanto che và in prima pagina del giornale

 col fantastico interrogativo:

 come sarebbe stata la Terra senza Malva?

Tassonomia della Malva.

A Desulo, Nule e Mogoro scoprono 

che si può filare la lana con ambedue le mani senza fuso.

Inizio di sommossa contadina a Seuna, 

dei pastori a Orune e dei Barbieri del Corso 

perché non si può costruire a Capocomino.

Pilurzi convince Olimpiade che sotto il mare c’è la Terra.

Il trattato di Locoe mette fine alla disamistade

 di Orgosolo e alla faida di Mamoiada 

ma si apre la polemica sulla Madonna di Gonare 

che il vescovo propone di affidare 

la mattina a Sarule e la sera a Orane.


Pilurzi dice che il 15 agosto è il giorno dei Barbieri 

e chiede al sindaco che il Corso sia intestato ai Garzoni 

anche se se ne infischiano 

delle Confessioni di sant’Agostino e dei principi di Newton.

In subordine chiede

 che il Corso dei Garzoni duri almeno un’anno.

A Orosei si apre il nuovo secolo della Baronia,

 che finisca in gloria,

 dice il vicesindaco nel suo discorso di accettazione


Il sedici agosto dell’anno successivo 

i seminaristi di Orosei, Baunei e Lanusei, 

rilevano la mappa del Supramonte a tuttavista

Apertura del salone congiunto di pittori e barbieri a Oliena

Fondazione del club dei barazelos a Ohiai


31

Rinvenuta dopo un accurato sopraluogo

 una loggia massonica del terzo Nuraghe

 in un’ala da sempre trascurata della grotta Corbeddhu.

Ben conservato il grembiulino scolpito nel granito

 e notevole per la pregevole fattura il bavaglino 

del gran maestro ricamato a mano 

dalle mogli dei massoni di prima nomina

Prima raccolta di legna secca

 per il primo fuoco di sant’Antonio 

voluto dal circolo dei braccianti d’Irillai

 per promuovere la meccanizzazione dell’agricoltura 

a cui si può contribuire con donazioni di terre incoltivate 

e con le antiche sommosse contadine 

che arrostivano gli atti notarili


Trattato di Silana sulla pace 

tra Dorgali e Baunei per Calaluna

 dopo che la marea mediterranea ha minacciato 

la secessione della costa orientale 

dove sorge il sole e calalaluna

 a Gonone e al Gologone


Libello di Pilurzi (rientrato da una scampagnata 

nel meridione dove ha trovato l’acqua minerale 

imbottigliata alla fonte) sul diritto del mezzadro

 di classificare le piante della terra e di rispettare 

i patti agrari a suo vantaggio senza nuocere 

a donna Gavina (che non ha inventato il fuso

 orario né quello che fila la lana) proprietaria

 della terra che gli ha studiato i figli 

e di cui il maggiore è astemio 

e il minore fa correre l’acqua in salita


Vigorosa protesta degli ortolani baroniesi

 contro i fisici di Chernobyl che hanno spalancato le finestre 

per cambiare l’aria del reattore accanito fumatore




Una mostra nel Rifugio della malva


Una sala a ogiva del museo della Malva Spontanea 

espone gli storici dipinti degli uccisi in campagna 

che gridan vendetta tutti dominati dal rosso del sangue 

dei corpi straziati raccolti da terra e deposti su carri

 e carretti ricoperti di siepi di lentisco e rami di mirto 

rossi demoni nascosti dalle fiamme, guardie rosso-barbute 

che prendon nota dei rossi curiosi di passaggio 

che si fanno il segno della croce 

donne che si coprono il viso con gli scialli rossi

bottino ambito degli sciacalli,

 altre lo stringon sotto il rosso mento

 le gambe del morto che penzolano livide dal carretto

 e le mani giunte sul petto con un rosario mai detto 

una madre pietosa con uno scialle rosso sangue 

che tiene la testa rossa dell‘ucciso 

nel suo grembo verde-fava, una pietosa moglie

 in blusa rossa e gonna di broccato che lava il corpo 

del marito ammazzato, una giovane donna col volto acceso

 che leva le braccia al cielo e puntando l‘indice

 par che dica: pietà o signore di questo corpo martoriato

 dalla mano del vile sicario, che lo possano acceccare

 mentre piscia sangue nero e caga vermi lividi 

come il suo occhio assassino che il diavolo gli cuocia

 addosso il fegato e la cistifellea, figlio screanzato 

di madre snaturata che saldava i debiti tanto a pelo

 puttanona vigliacca e bagassona variopinta


In una gran parete molto luminosa

 in cui carpentieri dediti allo spreco 

s‘eran dimenticati l‘impalcatura

 con le lampadine accese,

 eran raffigurati una dozzina di Priori 

a Cavallo, che dopo aver dipinto

 d‘un verde-pera-marcia l‘ultima stanza 

del santuario di san Francesco 

come se fosse la vetrata della Cattedrale 

mentre Boelle e Merzioro suonavano a gaudio

 le campane, sfilavano davanti al popolo 

in festa chi con una brocca d‘acqua sottobraccio,

 chi con una fascina di legna in testa, 

chi con due galline in braccio, 

due ubriachi ciuciavano da un fiasco di vino spunto,

 un pastore astemio col gregge e tre cani

 faceva gli occhi languidi come trote, 

un‘asinello con due brocche di latte 

appena munto scoreggiava dal peso, 

un ragazzino con un passerotto dipinto di recente 

in una gabbia sgargiante voleva venderlo 

ai carabinieri come un canarino castrato,

 la moglie del daziere con un cesto di pane sul titile1

si stringeva la gonna perché gli scappava la pipì, 

una bancarella di Tonara vende torrone e porcini, 

presciutti, velluti, gambali, castagne, scarponi, 

martelli strappachiodi per i manovali dei carpentieri,

 semi di zucca, mattoni vecchi e tegole antiche, 

legna da ardere e far cenere, tabacchi di cicche

 sputacchiate a dovere, tappi di sughero, 

orci d‘olio e otri di vino, vetri colorati

 per le urne del Santo di Lula, grembiuli da fabbro

 aghi da sarto pece da calzolaio cacio affumicato

 provola affumicata ricotta affumicata salsiccia affumicata 

caramelle pancette


In una mattonella della latrina è dipinto

 un Dio Rosso e nudo che scuote il sole

 biondo-uovo come un forsennato che avesse 

rotto - da Zigottu - un calice da vino pregiato

 e i giocatori di carte fossero scalzi come il Diego

 dell'ospizio che non si voleva ferrato come un cavallo 

e si voleva dipinto in due pale d‘altare, sissignori, 

duepaledaltaredue, diceva, due pale d‘altare 

d‘un grigio cupo tendente al granata

 dei Grandi di Superga


Un san Cristoforo che traghetta a Marreri 

un Gesù bambino  davanti allo sguardo attonito 

dei 12 vecchi del Santo Ospizio 

e la dozzina di saggi del Contone 

e i dodici Apostoli del Cuzone, 

è la figura centrale dell’arazzo miniato

 che ogni famiglia perbene espone nel tinello. 

San Cistoforo, patrono dei carriolanti,

 è il primo frate vagabondo che predicava 

il vangelo senza averlo mai letto 

( non capiva nemmeno i capoversi dei messali)

 ma parlava con le anime libere e beate degli stagni

 e con gli uccelli delle paludi dalle ali pure 

che bevono da calici argentei per la vittoria di Cristo,

 con la madre, su Satana cornuto e prepotente 

cacciato da san Pietro clavigero dal chiostro 

celeste che calza i caratteristici piunchi2di Gavoi

 che riscaldano i piedi fino alla prima notte di nozze


Una tela portatile ( del periodo aureo dei dilettanti del Cuzone) 

lacerata da un infame e infido coltello iconoclasta e bilama, 

raffigurante la Madonna del Monte che bacia il suo bambino,

 con begli occhietti a mandorla puri come una nocciola 

e le guance rosse dalla vergogna della serva colta 

a rovistare nella borsetta della signora padrona che fuma

 come chi non ha nulla da dare né tantomeno da fare,

 con lo spiritello di Pilurzi attaccato al seno

 come un mercoledì e sa già leggere e scrivere,

 sorvegliati a vista da Boelle Guerriero 

con una bella aureola e da poco Cavaliere 

e Merzioro Cacciatore di draghi sull’attenti

 con l’aureola macchiata, come mastini con una pinna 

tra i denti o angeli piromani come Nicola Fraillinu 

o chi per lui, colti in flagrante nel roveto incendiario 

del Monte, è stata trovata nel cassonetto

 a forma di pala d’altare a cupola,

 antistante la porta di sicurezza ignifuga

 della Galleria della Malva, da un’attento 

guardiano in uniforme che frugava

 sotto un’inacidito cocomero rimasto 

dall’ultima stagione nella borsa frigo 

di visitatori occasionali che fuggivano 

la canicola delle due e un quarto


Scoperta dai discoli del Cuzone 

una pittura rupestre nell’ultima parete 

nel fondo granitico del Rifugio della Malva 

dov’è raffigurato il cinghiale del Monte

 attorniato da una muta di cani agli ordini 

d’un capo caccia etrusco o toscano 

che mostra la patente e una pergamena 

di iscrizione all’albo dei liberi cacciatori occidentali; 

dalla linea del disegno pare che sia opera manuale 

del primo eremita isolano alla cui scuola

 si iscriverà Giotto due o tre epoche successive 

agli ultimi nuraghi. 

Sono state ritrovate anche perfette miniature 

di individui che somigliano a calciari o paninari. 

Gli storici dell’arte isolana (sostengono che i celti 

non sapevano disegnare un cerchio con un calice tondo

 né leggevano l’Antico Testamento e non sapevano

 aggiustare nemmeno i tacchi delle scarpe 

e i teutoni non distinguevano i colori veri dai falsi 

e confondevano Golia con Davide 

e gli inglesi con gli americani), dopo le balle di Livorno, 

si tengono sulle loro perché non sono scapigliati

 imbonitori tv né tromboni in autoradio 

nel tedio dei domenicali pomeriggi estivi 

quando vedono Dio Redentore silenzioso e sorridente

 scender dal Monte con la croce in spalla 

contento di se stesso come quella gallina 

che ha fatto l’uovo e lo dice cantando sottovoce

 senza coro angelico alla massaia che glielo strizza


È una natura morta, si dice di certi quadri, 

come se una mela negli altri fosse commestibile.


L’oscura grotta del cinghiale rupestre, 

dove anche l’uomo col suo santo spirito, 

si ritirava dai rigori del caldo e del freddo, 

si rivelò poi essere una serie di labirintici cunicoli

 sotterranei scavati sotto la Sella di Nuoro 

per mettere in salvo il popolo durante i bombardamenti 

del nemico nell’ultima guerra mondiale. 

Insomma dalle profondità analizzate si tratta

 di Gallerie d’Arte dove si dipingeva sulla Rocca 

sottostante la Sella cittadina, si nascondevano

 i quadri di valore dalla razzia degli invasori 

così voraci che anche di scarpe ortopediche

 facevano bottini.


Trovati in una madia, sotto una pila di pane carasau, 

due disegni, quattro schizzi e tre abbozzi 

del pseudo-Raffaello d’Irillai fatti su un foglio 

di carta lucida e millimetrata, di madonne 

con la frangetta, ricciolute e col moderno taglio 

maschile fatto proprio dai soldati in mimetica 

che adornano e decorano i muri del Cuzone 

e d’Irillai di stampo così bizantino


Piccoli quadri che non superano il metro quadro,

 raffigurano belle foglie di Malva

Un bel pannello, asportabile come una pizza, 

sul Monte con Mimiu rasato come un’angelo 

e Pipiu con la barba maculata dell’artista, 

al centro Zomaria col Bambino Cristo e Maschio

 e Zenia, con gli occhi luminosi, le guance rasate 

e i capelli neri sulla nuca, seduta languidamente sull’erba 

con una tetta pura e nuda e bianca uscita dal seno, 

carezza, con una sigaretta tra le dita, uno scricciolo

 visionario che ha visto la Madonna del Monte 

stendere i panni sporchi del suo bambino.

 Un po’ distante si intravvede una camionetta di carabinieri

 che li sorveglia pronta a intervenire a chi invoca aiuto. 

Tutti dicono che Mimiu ha gli occhi grossi

 e una giacca di tweed, Pipiu sonnacchiosi 

e pantaloni di velluto a coste larghe come il Cedrino. 

Zomaria lo sfrangiato indossa il costume degli avi 

e pantofole di feltro a causa dei calli che lo perseguitano.

 Il Bambino, che pensa a ciò che gli accadrà,

 ha una vestina di madapolan e gambaletti

 di cuoio con bottoni d’oro freschi di scatola

 e di paterna manifattura artigiana


Dunque il Rifugio della Malva

 è una delle tante entrate dell’Oscura Grotta 

e della Galleria Rupestre, dove chi era abile

 riproduceva fedelmente la natura a lume di candela 

e dipingeva galline nel pollaio dove i vecchi galli 

giocano a bocce con le uova, gli Anziani d’Irillai

 seduti al Contone con i calzoni bianchi 

del contadino di sempre e i corpetti damascati

 del pastore antico, le pie donne del Cuzone 

che nel patio del cortile filano la lana 

e tessono maledizioni ai cruciverba magici,

 ragazzine dipinte e truccate nelle pareti 

che così carine non ne esistono ancora,

 bambini con teste così grandi 

da fare invidia ai seminaristi d’oggi.



Agli albori della sua storia 

la città viveva per caso nel caos e si divise

 fra il nord d’Irillai e il sud di Seuna 

ma uniti dal Corso tirato come una lenza, 

da Zuanchinu E.Remitano,

 e vitale come un cordone ombelicale. 

Poi vi furono le pacifiche invasioni dalla Baronia

 e una stabilità millenaria e cattolica emerse 

dalla confusione per volontà sovrana della nazione.


Queste parole pronunciate da una voce infantile 

avvolgeva il visitatore nei cunicoli catacombali

 del Rifugio sotto il Fiore della Malva dove 

avveniva il passaggio dalla pittura murale al mosaico. 

Nel dipinto da restaurare si distingue

 un’antica Zenia Popolana con le braccia conserte

 e lo sguardo volto all’alto, scalza come una rosa

 di maggio e coperta da un camicione 

di lana con i classici disegni e colori di Nule. 

Nella destra ha uno splendido rosario

 di perle bianche e rossi coralli nella sinistra. 

Molti visitatori commentano dicendo, pare che saluti.

Subito dopo viene il mosaico con Zuanchinu 

dominus al centro che somiglia come i due indici 

al sanPietro della Deposizione Baglioni, 

con un berretto da muratore in testa

 e scarponi imbrattati di malta, e gli occhi vispi 

come due topini che non sanno dove andare. 

Alla sua destra siede il figlio Zomaria per i calvi artigiani,

 Mimiu per i campagnoli con i capelli a caschetto, 

Pipiu per i sapienti con la frangetta appena sopra gli occhi,

 Otis il marinaio ha un libro in mano. 

Le vesti son di velluto fustagno e panno

 e tutti calzano sandali con legacci di bue 

e sembra che escano dalla cattedrale

 dopo una cerimonia tanto son ben messi, 

grassi e robusti come due manovali il giorno della paga.

 Non vorrei sbagliare, dice un commentatore,

 ma più d’uno ha una notevole chierica

 come i francescani scalzi e magri e poverelli.


Una notte il guardiano del Museo,

 col suo cappello d’orbace sanculottista

 e le ragas di lino del Cedrino, 

nel suo giro di ricognizione vide spuntare un rotolo 

di pergamena da una fessura nella rocca dipinta sul muro,

 al terzo piano inferiore del Rifugio,

 lo prese e lo esaminò con cura

 e con sua somma sorpresa riconobbe

 il progetto della costruzione di Tiscali

 e delle sue ciclopiche mura, che poi si rivelarono 

essere quelle del Cuzone tirate su 

da capaci muratori di Bosa e di Orosei. 

Le case eran tutte sul piano stradale,

 largo tanto quanto due carri di buoi

 vi passano a turno carichi d’uva e di grano

 e un’asinello con due gerle di sabbia fina 

e un cavallo con la coda corta con cento litri

 di latte di pecora e di mucca in bidoni di alluminio,

 ma con la cantina per il vino e le altre provviste, 

dei blocchi di granito e mattoni quadrati

 eran pronti per costruire il primo negozio 

di barbiere con l’insegna senza impalcature.

 Il progetto era simile a quelle figure scolpite

 nella gran sala di granito delle domus

 de janas di Borbore con quei rilievi 

così delicati degli antichi maestri del tratto ingenuo

 e innocente dove gli edili han calzoni di fustagno,

 scarponi chiodati, canottiere stinte 

e berretti di giornale o di sacchetti di cemento vuoti.

 Turisti e villeggianti dei quartieri vicini

 traevano ispirazione da quella scoperta 

così genuinamente elementare che tutti 

volevano cimentarsi con martello e scalpello

 Il guardiano per quel ritrovamento fu innalzato di grado 

e gli attribuirono trecentotrentatremila ore

 di straordinario esentasse. Un bel colpo di culo, 

disse più d’uno. E’ l’invidia colleghi che vi fa parlare.



Trovata una maschera preistorica dei mamutones 

e gli studiosi che si avvicendano su di lei

 non concordano sull’ipotesi se significhi riso o pianto, 

se sia d’una giovane sposa e del suo destinato amore,

 se sia il volto soddisfatto d’’un vecchio contadino 

o d’un giovane pastore tifoso del culto di Venere 

e testimone degli sfortunati amanti di Verona.

 Uno studioso esotico ha azzardato l’interpretazione

 che la maschera fosse in realtà una miniatura 

 di un volto più grande. Un fiorentino ha detto 

che la forma astratta e sproporzionata della maschera

 ricorda quel mascherone che gli arcaici degli appennini 

si mettevano per non farsi vedere spaventati 

dai cinghiali della selva che se ne infischiavano 

delle lonze, ma per spaventarli in modo ortodosso


Una squadra di minatori di su Barrosu, 

ha ritrovato, avvilupato dalle radici della Malva, 

due giovani corpi avvinghiati, dentro una coperta 

di Nule ricca di stemmi, numeri del lotto e note divinità isolane,

 e ben conservati alla profondità di tre giorni d’intenso lavoro. 

I minatori e gli archeologi suppongono che si tratti

 della coppia di amanti scappati di casa

 e rifugiati nella selva della Malva per sfuggire 

alle ire domestiche che, lo raccontano le storie, 

li davano comunque dispersi. 

Si trattava di Murgia Merula e Mariapica Mereu 

che ha ancora i capelli avvolti intorno alla testa

 adorna di fiori, mentre lui ha una riga sulla sinistra 

della testa impomatata come un cameriere 

che fuori servizio si spaccia per tanghero,

 nel senso di ballerino di tango,

 si capisce dall’espressione 

che aspettava lo spuntare della prima barba


Ritratto accaldato della fornaia del pane carasau 

che riceve la notifica da un messo comunale 

di abbattimento della sua casa in riva al mare

 perché se i pesci entrano difficilmente escono

 poiché la casa è fatta a rete stile ponzese. 

La fornaia vorrebbe prendersela col marito 

che presago del fatto si è rifugiato da Zigottu 

per farsi la testa come un autentico barbaricino dell’interno. 

E’ una bella donna 

con i capelli avvolti sulla nuca 

d’un color rossiccio come molto si vede a Irillai,

 la faccia è rossa dalle fiamme del forno 

e dalla rabbia della demolizione e, giustamente, 

non sorride ma impreca a bocca aperta allo sfacelo 

della polis e della famiglia aperta e allargata 

fino al quinto grado di parentela, 

anche se non gli mancano gli orecchini 

di Dorgali e la collana di Bosa e la blusa

 scollacciata che mostra e non mostra 

un seno che allatta due bambini assieme.

 L’affresco sotto restauro si trova al primo piano

 del vicolo chiuso del Rifugio e la fornaia 

di nome Zenia agita con la mano destra 

un coltello bilama davanti alla faccia 

del messo comunale come se intendesse

 scoperchiarlo per vedere cos’ha sotto la maschera.


Nel loculo che segue c’è la foto del Marito Zomaria 

con le orecchia a sventola, rasato di fresco,

 con un mezzo toscano in bocca acceso 

a rovescio perché da Zigottu non si fuma 

e non si butta la cenere per terra

 ma la si impasta col catarro e si stuccano

 le crepe dei muri che vanno ridipinti 4 volte all‘anno. 

Ha la bianca camicia di lino spalancata

 sul torace con tre peluzzi a croce,

 gli occhi color malvasia, il naso che comincia

 dalle sopracciglia per finire con due fori ombrosi 

sopra i due baffetti del tipico baroniese d’Ohiai,

 ha in mano una brocca di vino che Zigottu 

usa riempire di pesche da natura morta 

e servire la mattina ai fannulloni in piazza. 

Nella foto, Zomaria, ha quell’aria di ce 

ma non c’è e vorrebbe dare a intendere

 di avere in mano un coltellino con cui si taglia

 le unghie o toglie le spine dal gambo di una rosa 

o una notifica arrotolata dal messo comunale.


In uno scasso profondo come una miniera esaurita

 nel Rifugio del Cuzone, sotto l’opima Malva Fiorita,

 è stato trovato il primo forno a legna

 con la volta a cupola di mattoni pieni e refrattari

intrecciati tra loro e qualcuno messo così 

a casaccio da qualche manovale frettoloso 

d’imparare i segreti del mestiere.

 L’epoca è fatta risalire all’età del fango crudo 

e degli arcaici muri a secco tipici del periodo

 di Zuanchinu E.Remitano che precedeva tre ere

 geologiche prima del primo campione di nuraghe.

 Il tesoro del forno del pane carasau3 

è costituito da una ciotola della ceramica di Lucula

 laccata d’oro e argento dove fermenta 

un impasto di semola di grano duro resistente

 al tempo e all’oblio che fa tutt’ora lievitare 

trecentotrentatre quintali attuali di frumento

 campidanese e canadese. 

Lo scavo e il ritrovamento è opera 

d’una squadra di muratori ( Marrone e Corcarju capisquadra)

disoccupati che per non perdere la mano 

fan forre sotterranee come cinghiali,

 e illuminando a giorno il forno con un cerino

 hanno esclamato : Ecco il fermentazu4 

d’oro delle nostre antiche madri!


In ogni ingresso della Galleria sotterranea

 c’è un’onesto padre di famiglia che fa da guardiano

 autorizzato a spegnere le luci 

se la comitiva si mostra parca negli incentivi 

e poco attenta alle pseudo storie raffigurate 

come quella in cui Paride Pastore

 - che pare un antenato di Prete Zanchetone - 

dà a Venere la mela cotogna che è identica

 a quella colta da Eva nell’Eden del primo giorno.

 Nell’affresco illustrato dal guardiano 

pare che le due ragazze, Afrodite ed Eva, 

strappino rametti di mimose in campi fioriti 

e vadano allo sportello delle Poste 

col libretto di risparmio. 

Si tratta, dice, di un paesaggio idilliaco

 con pomidoro lucenti e uccellini cinguettanti 

come barbieri o maestri di scuola davanti 

a muri secchi come lavagne o campanacci 

della scuola di Boelle e Merzioro 

che tirano la corda davanti alla cattedrale d’Irillai.



In un quadro della Galleria del Rifugio 

è raffigurato il mio gatto con la coda più lunga di lui 

che caccia pipistrelli, scriccioli, pernici, corvi, farfalle,

 cavallette, topi vivi, galline che non fanno l’uovo,

 occhi di cane, gelato dei bambini, polmone di pecora, 

pesci colorati che imparano a nuotare in casa, 

rettili tentatori di malidea che strisciano 

nei portici del Belvedere d’Irillai: il parapetto 

del Muraglione che guarda Lucula come un’onesto 

sogno di Zenia che rattoppa i calzoni di Zomaria 

nell’atrio della villa prospiciente al giardino 

della dolce frutta e del soave canto degli uccelli.

 Dobbiamo coprirli con una rete, dice sovente Zomaria, 

se no quelli con le ali non ci lasciano una ciliegia 

né un fico. Il sogno è sempre un’illusione, canta Zenia.


In una sala al cubo di trentatremetri e 3cm. scarsi d’altezza, 

lunghezza e larghezza coperta interamente 

d’un mosaico veritiero che mostra 

lo sgarrettamento violento di vacche e buoi, 

pecore e montoni, capre e caproni, scrofe e verri, 

asine e somari, cavalle e stalloni, cagnetti focosi, 

gatte in calore, mentre Mimiu S’Angioni 

entra a Ploaghe seguito da quattro turbolenti

 mori insegnanti elementari sottopagati 

armati di forconi ardenti sul dorso di centauri 

con le orecchie a sventola che sgroppano

 nei giardini del Logudoro dove si riconoscono 

i primi carciofi con le spine, i primi pastori 

che mungono a modo loro, vasi di fiori 

che durano un giorno come la barba

 fatta dal barbiere con l’insegna del negozio.


In una tomba aperta di granito si vedono 

dodici pie madri vestite di nero che piangono 

il figlio morto nell’umida pietra che trasuda 

lacrime di corallo, è il destino, gente, 

pare che dicano, che ogni volta ce la fa grossa.

 L’autore è ignoto ma ha riempito una parete 

lunga trentatre metri e alta tre senza aggiunta.

 In una curva più avanti si apre uno spiazzo 

dove c’è un arazzo di Nule illuminato dal fuoco 

di sant’Antonio dove una giovane si suicida 

perché il fidanzato l’ha abbandonata davanti 

al cimitero dove si tormentano i farabutti, 

dopo averla rapita al primo fidanzato 

che gli dava un sacco di baci 

e per primo gli riempì la conchiglia 

senza tener conto delle stagioni.


In un tratto di muro illuminato da fari a petrolio 

c’è una specie di locandina fatta di trucioli incollati, 

che rappresenta il buon vivere degli antichi 

festaioli e rebottanti che non vomitano mai 

e ci son cani e gatti che mangiano 

presso un banchetto di impiegati che infilzano 

agnelli nello spiedo e bevono vino di Marreri

 dell‘ultimo priore d‘Irillai, suonando launeddhas 

e cantando a tenore e tamburellando su bidoni

 di quintale e passa di conserve alimentari 

in vasti campi d’asfodelo, alberi di carrubo, 

canne del Cedrino, carrozzoni del circo, 

corpo di ballo tondo e liscio, di dillu e billu, 

piano, saltato e sgambettato alla cosacca, 

tutto dipinto con le mani senza pennello

 a vividi colori usati una sola volta.


Lungo i corridoi della Galleria 

trecentotrentatre metri sotto il Rifugio, 

fin dove arrivano le radici della Malva,

 ci sono inchiodati alle pareti , piatti piani

 dipinti a mano con eloquenti figure 

di cinghiali, arnie di miele, sciami d’api,

 vermi lubrici, scheletri di pipistelli, un’apicultore 

con celata, la moglie che fa i conti, i figli 

che si leccano le dita, una statua lignea 

di san Francesco, un redentore d’argilla 

col braccio rotto, e un Predu Pilurzi di granito 

nudo alla visita di leva con lo scroto

 come un borsellino di massaia senza una lira

 e il pisellino che spunta per far pipì, 

ci sono orci d’olio vecchio accostati al muro, 

botti di vino antico, vasi colorati per defecare, 

ceramiche del quarto millennio prima del terzo 

nuraghe, anfore di varecchina, tubetti di dentifricio, 

sparsi profumi di Bosa, altari cerimoniali, 

facce dipinte che ricordano Prete Zanchetone

 vestito di lino bianco come un sudario,

 figure col bastone, volti di madonne ideali 

con varie acconciature, molte nude e impudiche,

 altre con le trecce tra le rose, una somiglia

 a sant’Anna matrona di Seuna, maschietti

 senza barba che rompono i vetri a mano libera 

e con la fionda pronti al sacco d‘Oliena,

 ubriaconi col tirso che bevono da una coppa 

che pare una casseruola e vomitano nel rinale.


Dagli innumerevoli profili di uomini e donne 

volti al cielo in un dipinto vicino a una cappelletta 

votiva a trecentotrentatre metri sotto la Sella,

 si capisce che i cittadini di Nuoro di trecentotrentatre

 mila anni prima del primo nuraghe, 

non temevano la morte per inedia 

tanto pare che la invocassero dall’espressione

 fiduciosa dei capelli multicolori e con crocchie 

belle tonde e frangette dritte come frangivento 

della nuova serie elettronica;

 si capisce inoltre che non c’erano ricchi

 e poveri e senza ruolo, ma tutti erano 

ugualmente affamati e non uno era avvinazzato 

come certi frequentatori di bettole 

che conosciamo noi civili cantonieri della strada 

che col pennello in mano facciamo ghiri 

e gori e abbiamo una strana paura di morire.


Certe Gallerie hanno scalini che deviano in cunicoli 

profondi e chiusi che vanno a parare

 sotto il livello del mare dove ci sono i cessi

 turchi e le latrine latine i vespasiani romani 

e normali wc e sofisticate toilette dove 

ti graffiano la faccia se lasci cadere 

una goccia d’orina sul parquet 

nei misteriosi e intimi cerimoniali personali 

inclusi nella liberazione corporale 

quando sulle pareti dei cessi si scrive di tutto

 con frammenti di caca come quando ci giocano

 i bambinelli con le treccine dorate

 e colorate come merli. 

Qualche maleducato, con somma evidenza,

 ci ha lasciato anche qualche verme

 dalla voglia di cioccolato lungo perlomeno 

mezzometro e passa. 

Un tratto grafico tecnicamente preciso 

e così raffinato che diventa simbolo 

dell’animaccia loro.


In ogni angolo del Rifugio della Malva 

sono raffigurati tonni in scatola, sardine, anguille,

 corna di bue per bere, una delle tante maschere

 mortuarie del Beato Zuanchinu Primo,

 i gioielli funebri di Zenia d’Irillai, le sue forcine 

di pesci d’acqua dolce, una sella d’asino, 

una staffa di Sedilo, bronzetti stilizzati di guerrieri,

 cacciatori, sacerdoti, vergini con canestri di frutta 

e brocche d’acqua sorgiva, aranci, mandorle, 

noci, agnelli, fiaschi di vino, bottiglie di malvasia, 

caci a pera, merca salata, formaggi ovini, caprini 

e bovini, idoli corsicani e feticci sardi, salsiccie suine, 

prosciutti suini, cotiche suine, guanciali di scrofa,

 pancette di porco, gelatina di maiale, sangue suino 

con uva passa e miele d‘arnia e torrone di Tonara con nocciole,

capocolli, sugna, lardo, test’incassetta, 

il grande affresco dove san Cosimo e san Damiano

 domano un furibondo cavallo stringendogli

 le palle col sottopancia e pungendogli la bocca

 con quei carciofi d’altri tempi che tolgono il sorriso

 cinematografico dall’empio ghigno di chi scommette sui figli.


Un gran quadro con cornice morale e rettangolare - 

manca la firma dell’autore amenochè non sia 

in quel drappeggio grottesco o giottesco in calce - 

mostra il grande Zuanchinu con un compasso d’olivastro 

che traccia le fondamenta del nuraghe col figlio 

Zomaria alle prese con massi grandi quanto lui.

Molti li rassomigliano a Dedalo e Icaro 

(i nazionalisti corsi dicono che in buona parte sia Napoleone

 col primogenito indisciplinato, anche se la cornice è di Bobore Rosolia),

 ma non è vero, perché Zuanchin è tale quale quel san Pietro

 che depone tal Gesù Circonciso che pare Zomaria 

con quel suo pizzetto brunito da spadaccino impenitente 

e mezzocalvo come i pesisti d’Irillai, i barazelos de Baronia 

e i ferrovieri di Macumeda. 

Dicono che sia stato dipinto trecentotrentatre mila anni fa, 

anche se pare fatto apposta avantieri a Mamoiada

 ispiarandosi a san Cosimo e a san Damiano 

seduti nel cortile a fare vino o ai gemelli del Monte, 

Pipiu con i boccoli appena fatti, nato prima di Mimiu 

con la scriminatura laterale sinistra, come un camionista 

che tema il freddo e la luce abbagliante, 

seduti su due poltrone davanti al focolare 

sempre acceso degli avi, intenti uno ad arrottar coltelli 

e l’altro a far pifferi di canna, scalzi come sono nati 

e fumando alla disperata ricerca del godimento 

che non avrà mai fine….

…...

I sapienti d'Irillai seduti dopopranzo all'ombra del Kontone 

si danno da fare per scoprire il giorno d'inizio del mondo,

 ma tanti – stanchi dalla fatica che li esclude 

da ogni evento narrabile (poiché il loro lavoro è svanito

[anche se han tirato su casa e famiglia]

 e la morte in cambio lascia un vago ricordo di loro) 

- si ritirano e preferiscono riposare un po', a casa,

 per paura che la fine del mondo, il mille non più mille

 li colga alla sprovvista senza darne avviso ai familiari.


 Saranno ricordati, perchè è al termine

 dell'esperienza che si rendono i conti.


Il caos originario è una gran scatola 

in cui si trovano le stelle e tutte le cose

 che sono appartenute alle esperienze passate 

e serviranno alle prossime novelle

 pronte a sortire nel mondo degli affari umani.






1 crocchia di stracci su cui adagiare alla buona 

un grave in equilibrio sul capo 

e filar dritta sui ciottoli 

come una modella ben pagata con BOT

2 Calze di lana di pecora lavorate 

e con le iniziali ricamate a mano 

dalle vergini del quartiere

 e dalle pie madri nei cortili 

nella settimana dei solstizi.

3 Tostato.

4 Una focaccia acida di pasta cruda.

5 fratello di ercole.

6 Il Sole, signore del suo sistema.

7 vino acquerello o risciacquo della vinacce

8 Il valente alla Mola.

9 vaccino contro il malocchio.

10 Pietosa nobildonna che aiuta i moribondi 

a morire quando da soli non ce la fanno.

11 Sughero affumicato.

12 farina impastata col sudore della fronte.

13 Valorosi,coraggiosi,audaci,

14 Burrumballa.

15 vagabondi.

16 vinello che annuncia il vino, 

come il Battista il cugino Gesù.

17 dolce che i morti mangiavano da vivi.

18 cioè ritorno alla pace in cui si viveva prima

 che i cortigiani con i savoiardi e i valligiani

 col gianduia e il bavoso di turno 

con l’ampolla del dio fluviale

 svaligiassero i comò aperti della giustizia

19 un quadrato sbilenco pieno di grasso, 

uva passa, mandorle, noci e nocciole, 

glassa, zafferano, prezzemolo, lardelli, 

lumachine, zucchero impastato con vincotto, 

seppioline piccanti e malloreddus alla bottarica.




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