martedì 9 dicembre 2025

pintor



  • -il duro lavoro / e il bisogno incalzante delle difficoltà vincono tutto. Virgilio

  • quando la fame incalza d'appresso insegna l’arte di vivere.


karl ; Gesù Cristo è il trade free _:il free trade è Cristo Gesù ! -marx

il granDio celeste è il  perfetto free traders-ricardo i ricardo il liberista

  • la necessità stimola a calare

è il pensiero che si sollecita a frequentarlo


i compaesani  d’irillai con due scaccia timori in corpo 

nel passare il pantano del torrente rientrando a casa 

si intascano una mezza dozzina di smilze e agili anguille

 afferrandole alla coda con un guanto di fico 

e addentando la testolina chè non morda 

 le tasche della giacca da sposo

foderate con enormi foglie di fico

che non mancano mai delle briciole 

di  pane carasau tra pezzi di cacio e unu truzzu

di salsiccia come un bullino:( del vecchio gioco da ragazzi)


samuel johnson: il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie  


-i compaesani  d’irillai con due scaccia timori in corpo 

nel passare il pantano del torrente rientrando a casa 

si intascano una mezza dozzina di smilze e agili anguille

 afferrandole alla coda con un guanto di fico 

e addentando la testolina chè non morda 

 le tasche della giacca da sposo

foderate con enormi foglie di fico

che non mancano mai delle briciole 

di  pane carasau tra pezzi di cacio e un truzzo 

di salsiccia come un bullino:( del vecchio gioco da ragazzi)



  • il lavoro senza padroni e servi è, se fatto da tutti, una festa 

 come le vendemmie gioiose  benedette dall’Onu

come giusto giudice  un’opera  divina  

che apre le gabbie dei circhi e degli zoo 

dove si sbucciano le banane invece di far orti 

e giardini e riempir granai per le pizze che verranno

per quelli sempre in  fila  nello sportello 

del copioso utero del mondo


 

  • Nando monta, tanto monta

  • oorriia  aando

chi  sa poleddha ki chi nando.


  • veramente libero è chi campa senza faticare 

  • come il cittadino che vive contemplando
    le faccende comuni  e  criticando le vicende
    di operosi,  pigri e scrocconi affiliati alla cafettera:


  • -il duro lavoro / e il bisogno incalzante delle difficoltà

  •  vincono tutto. Virgilio


  • quando la fame incalza d'appresso insegna l’arte di vivere.


  • la necessità stimola a calare l’ancora della salvezza

al momento giusto.


  • il pensiero sollecita a frequentarlo.

Non so davvero se la Terra è figlia del fuoco  

visto come i vulcani marini  vomitano zolle infuocate 

su cui palpitano le perle della baronia, 

la racchia del tigullio e la gemma ogliastrina  

confusa con la spocchiosa madama  del Circeo.


-la verità è nella realtà del mondo  in cui viviamo

con i pensieri  e i sensi che muovono il corpo 

al lavoro per sostenersi nel riprodursi dell’eternità


in ogni dove del globo c’è chi fatica  e stringe stitico muto

mentre altri poltriscono e cantano al successo nel cesso


con i Trump il  mondo è in evidente dissesto.


il caso domina bene e senza fine le faccende nel mondo 

 presentando  uniche le vicende dei singoli partecipanti



-l’inizio di “ 2001 odissea nello spazio

mostra la scimmia che ha in mano una mascella d’asino

- e lavora come uno spaccapietra per vivere -

immagine che si trova negli scritti di Marx-Engels-

 rompe altre ossa  e dopo aver toccato il monolito

mostrandoci di cominciare a pensare come uomini 

e servirsene come mazza  non solo ludica



l’antico eco  sonoro varò con la bianca vela la nave di Teseo

carica di fuchi vaticani vaticinanti il  retto tracciato  che porta

nella candida eternità del  regno celeste dove tanto si amano

 più che assai Re Ludovico e madonna Filormena che je mena

 sempre senza guai


Tanto montano montano assai

             donn’Elisa  col suo bel Nando»


il ghepardino appena sveglio mangia senza bavaglino : buon ruttino !


(indovinello per chi è di buona volontà)

per i Trumpistfigliocci del  ricco sovranista Mida


(trampista è colui che affitta l’asino di Delfi ma non la sua ombra) 

il resto del mondo fuori casa sua

 è come la Prateria che avevano i Pellerossa



- noi siamo i paladini dei più forti che ci comandano.



la volontà dispiaciuta: dispiaciuta 

mi lascia fare quel che forse non dovrei.


hannah arendt e l’amore di  wystan h.auden che gli chiese di sposarlo alla morte del marito heinrich blucher - Hannah,arendt già cittadina americana dal 1951, rifiutò la proposta e poi  forse dolersene, “tanto che i suoi studenti  furono sorpresi  dallo stato di agitazione dopo quella morte,  così diverso dal riserbo  che aveva dimostrato in seguito alla morte del marito” certo si trattava “del cavaturaccioli  distorti del cuore, come usava dire Auden”


La storia dell'amore tra Hannah Arendt e W.H. Auden, con la proposta di matrimonio dopo la morte del marito Heinrich Blücher, è un aneddoto affascinante che evidenzia la complessità delle relazioni intellettuali e affettive della Arendt,




 passato- orazio: la schiatta dei vati è irascibile.

stesicoro : le cicale sono simbolo dei poeti.

-

abbraccia le circostanze propizie

  con i pensieri d'aurora 

  sposa  immortale del tempo mai nato 

e senza fine 

poiché lo spirito che ci scuote la mente 

ne avalla  la permanenza esistente 




Constato di star vivendo ottant'anni col fardello della polio in spalla.

  • proprio brutta la vecchiaia incipiente 

per chi vive col fido fardello della polio 



-è si possibile che-  essa si -

la divina natura non ci abbia dotato 

di una valvola di ritegno

 per il  moccio del raffreddore 

se non la polmonite delicata 

come la vergine delle nascite






-con l’ultimo sospiro l’anima nostra s’invola 

verso le nuvole beate che coprono le oasi celesti 

dove si rigenerano le anime

 che soffiano esauste le bufere  

per l’allegra furia dell’amore riproduttivo

dell’uno e dell’altra ragione  che combina 

la nuova forma  dell’anima 

nello spirito dell’uomo animale  



  • a tutti è dato confrontarsi con i propri affanni


  • la natura concede a chiunque il confronto con i suoi affanni-

apri bene gli occhi e chiudi la bocca  

appena cogli la buona occasione

nell’universo sconfinato dove 

non mancano gli appendipanni 

 senza l’ombra di una canottiera

la forgia di efesto il cuoco zoppo  ma divino 

che arrostiva baguette nel braciere

nel rassodare due uova sotto le ascelle

come lo scarabeo nel tripode- dietro l’altare rifugio dell’aquila





la memoria ricorda tutte le parti componenti il corpo

di un unghia mal cresciuta. ‘una ciocca di capelli 

incanutita prima delle altre

 di un mal di denti che l’ha ubriacato d’acquavite




I  L A B I R I N T I

ERM



1 - I -






La sintesi e poesia e viceversa. L. Pintor




Regalita', il tuo nome e' femmina






- nella memoria è racchiuso il tempo-







 "Sono un essere umano, tutto ciò ch'è umano mi riguarda".  Terenzio




Orazio:  l'amore di se è cieco.
    


Il problema di sempre, naturalmente

è veder chiaro nella confusione

 Col filo della ragione nel LABIRINTO 

delle interiora,  delle cose comuni

della memoria e degli affari di cuore.



La società è prodotta dai nostri bisogni 

ed il governo dalla nostra malvagità 

 La societa' e' sotto qualunque condizione, 

una benedizione, 

il governo anche nella sua forma migliore, 

non è che un male necessario 

nella sua forma peggiore un male intollerabile. 

Thomas Paine, Il senso comune (1776)



Considerazioni - di autore anonimo -

sulla natura dell'individuo di Ohiai Benimindhe

Col viso da mugnaio cosparso di polline

 sulle nere siepi delle ciglia e sopracciglia 

folte e tenebrose come i baffi dell'orco 

che, sempre di recente, si aggira nel perenne bosco di Salotti. 



Lo devo solo perchè voglio essere responsabile della mia umanità.


Roma e' la prima citta' fondata con le leggi : 

''primam qui legibus urbem fundabit'' h.a.




Narakela Bennardhu,

 il galletto liberato da Sant’Ussula 

e sacrificato per scommessa con le clarisse

 di Cucullio e Ugolio 

al vecchio dottor Asclepio che 

– figlioccio di Apollo e garzone di bottega di ziu Kirone - 

vantava un credito col paziente Socrate 

il più dolce e soave pettegolo del mondo 

che suscitava l’invidia di spioni 

buoni a nulla come Anito e Meleto

e un'altra decina più della maggioranza ateniese



Pro donn'Elene Cacavele si jocana

 a istokadas sor mariane de Irillai

Ella esercitava la lusinga nelle forme 

che attraggono il maschio. 

Chi ha moglie a modo, che fa? 

Racconta i sogni dei poeti, a Lei 

che piace ascoltarli come confidenze 

fatte in un'orecchio. 

Non tutti agganciano Donn'Elene Kuleispriku,

 dolce e non solo bella

non fannulloni gracili e squattrinati, 

è lei a dar l'intesa

 - toccando con mano una o l'altra natica

con disinvolta grazia - 

a chi gli confà di farle visita 

nella casa dalla doppia porta 

quella che da' sul corso orientale 

dove (si vendono calze d'ogni gusto) 

s'infilan come postini, discreti 

e galanti cavalleggeri - contadini e pastori -

 che da cavallini della Jara scaricano bisacce 

di ricotta pecorina e castagne di montagna, 

l'altra nel vicolo occiduo per una discreta uscita

leggeri come soldati di leva lontani 

dal pentirsi perché non rischiano la rovina 

della famiglia per aver fatto visita

 all’amica materna più avvenente d'Irillai



La parità tra diseguali 

non può che tradursi in disparità. Plato.



Diario dell'autore: 

chissà perché delle storie ci aspettiamo la fine; 

  • pride non sono 

  • ne di cantar messa sono in grado


che sia perché vorremmo conoscere la nostra? 



L'uomo è la misura delle cose. 

Protagora, vissuto 2450annifa



La morra d'Irillai non e' adatta

 ai bambini rabbiosi se stitici

e nemmeno ai vecchi tremolanti 

che non distinguono la moglie dal gatto

la morra giocata va bene alla gioventu'

 riflessiva che pensa meglio 

a quello che dice con una dozzina 

di bicchieri di vino in corpo 

per agitare la coratella, e mai dice:

 morra! se non col palmo della mano

 che mostra il dorso al cielo



Amici miei, non esistono amici. Aristotele



Tziu Merzioro Bentalleri partecipò invitato

 a una festa e al terzo bicchiere 

di vino suscitò una lite per cui 

lo rovesciarono in un burrone 

per non bastonarlo a secco. 

Morì a casa sua come il figliol prodigo

 accudito dalla mamma.



Bobore Berrina, girabarchino, trapano a mano 

un'andatura claudicante attira sguardi curiosi

pietosi e, non ultimi, spiritosi; 

non meno di un vecchio 

tremolante e bavoso che nel tuorlo intinge 

pezzi di mollica come cibo di uccellini

così sono i vecchi d'Irillai restii alle supposte



W ! -il primo latte nero  come il vino 

nella storia della pecora ariana



l’Arte e' la pretesa di migliorare il mondo

 modificandone l'aspetto e la sostanza: 

si sa che chi si crede migliore

 e' convinto d'essere 

il piu' elegante dei piu' ben fatti, 

infatti il papa e' unico più dei re 

degli stati sovrani (è la voce di Dio), 

così che l'imperatore del Giappone 

voleva l'Asia come il re d'Inghilterra 

aveva il mondo e la regina 

d'Oristano governava Arborea, Cabras

 e Marceddì, il Goceano, 

il Marghine e la Media Valle del Tirso

dove nei dieci giorni  più torridi di luglio 

d’ogni anno:

dal Carmine ai calori di sant’Anna

cuccuri pinta. muzere de santu Mateu

santu Jubanne kin Deus si jocaban ‘a ispintasa

dal sedici al ventisei le bisce di Ottana

ballano la rumba sull’asfalto bollente 

come per un disturbo al ventre



Nel vecchio cuore d'Irillai vengono prima i figli

 e poi i figliocci solo terzo chi ti aiuta 

a vivere bene e chi viene a trovarti 

con i prodotti della terra e un bel presciutto 

di maiale poi comari con le noci 

e le mandorle e compari col fiasco 

dell'olio santo di frantoio, 

il cognato pastore con l'agnello pasquale 

e il pecorino fresco per le formagelle,

 ancora un cognato col vino 

appena spillato dalla fonte di Marreri, 

la buona vicina di casa con la tunica orlata, 

che ti riporta la tua camicia stirata 

trafugata dal vecchio vento dal mio

 al suo corridoio viene infine 

il fratello che ti ridà il dovuto 

con un uovo col sale e un vassoio di papassini, 

dal caffè con lo zucchero e una poesia 

di ringraziamento a padre pio, 

sant'Eufemia e fra Ignazio da Laconi



Un oste aveva una scimmia 

(che chiamava Diskissiu (per gli altri:

- paret unu Macoco) e se ne infischia 

del tempo senza stare a dividerlo 

in attimi piu' o meno lunghi e belli)

 legata dietro il banco a far la guardia 

alla botte del vino e ogni tanto 

con lo sgranocchiar nocciole 

gradiva un po' di malvasia,

 saltava in groppa all'asinello 

che viveva nel cortile e sputava

l'aceto come un sommelier 

che non trova volgare vivere nell'agio 

quanto teme di arenarsi in mezzo 

al guado senza che nessuno lo tragga

 in salvo così si può supporre

 la terra al suo primo giorno



Son pronto a giurare e scommettere

 che nel principio motore delle cose 

e degli affari del mondo fosse presente

 il disordine nemmeno da spettatore pagante 

che volesse investire sulle probabilità 

casuali e causali che mettano in ordine il cielo

 che chissà da dove se ne viene girovagando 

come l'arrotino che affila i coltelli 

alla massaia e toglie la ruggine 

dalle spade dei combattenti alati e cornuti



Antichità degne di nota trovati a su Contone

 d'Irillai: nuraghi e bronzetti e il ricordo 

della barbara ospitalità con costumi

 simil spagnoleschi e berrettoni d'orbace

suppellettili di legno e sughero, asciugamani 

di lino nessuna antica poesia, 

un dipinto di Eleonora regina d'Oristano 

nessun mosaico, un calice d'argento 

dove bevevano Amsicora e Josto 

nel muro di una casa diruta fu trovato

 un uovo sodo e una saliera 

di sughero come auspicio per riempire 

una casa di figli col sale in zucca

 {ciascun paesano ci aggiunga i suoi ritrovamenti},

 l'arcaico wc oltre le siepi dei recinti religiosi 

{gli altari sorti dopo i wc} 

gioiose e multicolori feste popolari



Che uno viva a Nora o Lollobe o Castelsardo 

che importa? Il Gologone può sì

 far la differenza come l'angolo barbaro 

tra Reno e Danubio col resto del mondo



Le pie donne d'Irillai non hanno mai

 indossato una blusa sgargiante 

e un ''muccadore'' di seta che non fosse

 scuro onde dar risalto al candore 

del giovane viso di Kikina Bucaerisu 

e nascondere il mancante dente 

della giovinezza di madre Paskeddha Risulana 

che ogni sera lasciava fuori del pollaio

 ''un obu cotu pro sa janna'e muru''. 

Un uovo fritto per la donnola. 

La prima massaia d'Irillai



Pitaneddhu, morbido principino di Sardegna

re di Bau-nei e delle terre stabili e basse

portatore del Sacro Midollo Sardo

e Carminuccia, sua famosa sposa 

ambigua regina di Sant'Antioco, Carloforte 

e Calasetta a guardia dei 4mori con i nei 

in faccia spuntati a forza di dissodar

 terre piane per piantar vigne d'uva da vino

 senza schiuma (a Irillai, nel circolo di Voltaire 

tutto circola attorno al prodigioso vino

 che dà l'estasi senza far schiuma, 

sia di Marreri o del Mandrolisai) 

poi abbandonate dai beoni della blanda 

e schiumosa bionda per piantar

 lattughine adatte al miele di quelle api 

che sanno far anche la cera 

con cui molti sardignoli, sulla scia di egizi

e dei cretesi, usano otturare i fori 

ai morti della dolce Baronia dove il Cedrino 

espone il catalogo dei suoi ciottoli d'altura



Scalpellini leggendari, quelli del tip-tap:

 polso, punta e martello, tipeti e tapete,

 la leggendaria armonia delll'eco in piazza. 

Mestiere impraticabile per me. 

La polio fu causa del discapito. 

Con l'evidente grossolanità della postura

 e dell'andatura.



Per forza me ne sto al pc

 e vedo e leggo cio che passano 

e vi scrivono i signori al comando,

 poi esco a vedere 

il cordiale umore delle pie donne d'Irillai 

e sentire il polso degli anziani 

che resistono alla fame d'amore giovanile 

con le loro belle risate da fine mondo 

e sentire le sempre mutevoli opinioni

pubbliche di baristi e barbieri

 che chiacchierano per non addormentarsi.



Scriverne dopo mi aiuta a vivere

 le comuni opinioni le vivo 

con le scarne parole che formano

 la frase che devono solo alludere,

 devono dare a intendere

concluda ciascuno come puo' e vuole...

...solo soli tra i tanti ci si sente liberi...

...scrivo per ricordare poveri pensieri 

e misere conversazioni tra sonno e veglia 

quando una voce afferma che vivere 

con donne di spirito dia sogni lieti 

e che svegliarsi al loro fianco 

ci si senta riposati e freschi in albergo

 stellato come messi viaggiatori di 

mozzarelle appena fatte trasudanti

 colostro di giovenca immacolata



La moglie lo sferzava sopra e sotto 

come un materasso mai Minghino 

come quando lo afferrano alla gola

Egli, il mingherlino, con un sonaglio al collo

in ogni zuffa era un estraneo 

con vezzi pacifisti era umile e ligio 

al dovere ma non vendeva i suoi servizi



Chi e' senza manie dice perlomeno bugie, 

origlia alla porta e nega 

di aver piu' volte aggiunto sale al mare 

per buona mania

nonché quella di incerar il marmo 

della tomba piu' sfarzosa del cimitero 

d'Irillai e il giorno libero se ne va 

tra i verdi alberi del monte 

a sentir le cascatelle dei ruscelli 

dove nel silenzio del bosco 

si abbeverano i cinghiali irruenti 

insieme ai passeri sospettosi



La biscia, prima creatura della terra 

in ordine di apparizione striscia al suolo

 tra le erbe mediche per salvarsi dall'inferno 

e salire in cielo e con le tracce che lascia 

al suolo rivela l'arte della cura 

con le erbe alle donne che però scappano 

alla sua vista anche se mastro Kirone, 

incensiere e custode del tempio delle madonne 

d'Irillai e Lucula, è pronto a succhiare 

dove le bisce mordono e da ciò 

il timore femmineo ed egli dal suggerle 

trae diletto e buona reputazione



1. Una testa, un voto, il resto e' alchimia 

(il vecchio meccanismo dei Grandi Elettori 

in USA e l'italicum nostrano)



2. Passi pure anche se vuota 

ma sempre in pompa magna 

e' chi primeggia per magna' e rutta'



3. Cosi e' stato stabilito:

 il padrone ha da esser ricco 

e il povero ha da fa' er servo



4. Tutti uguali gli uomini, 

non solo quando dormono 

se comuni sono i beni del mondo, 

almeno quelli fuori casa



5. Quando gli innamorati si baciano 

in strada pensiamo da moralizzatori 

che l'alcova sia piu' adatta e comoda



6. Amori e cuori, case e portafogli

si possono barattare

ma non le grasse viscere che ospitano 

gli umori del frettoloso e magro presente



7. Da ciascuno quel che è

 e a ognuno l'indispensabile



8. Gli antichi sogni vertevano su

 metamorfosi, metafisica e metempsicosi



9. La bianca luce è la santa madre

 dei colori

 e padre ne è il nero e oscuro buio



10. Non c'è raffinato elegantone

 che non sfoggi se stesso come un pavone



11. Nulla è prodigioso, grave e leggero, 

come il pensiero: 

ai posteri un dolce cerimonioso ricordo



12. Uno e' l'inganno, altro e' la confusione

 di cui piu' volte ci si serve per l'inganno



13. Agli sciancati che arrivano per ultimi 

siano riservati i posti vicini al sedere delle belle donne



14. Libidine, lussuria e concupiscenza 

trainano alla luce 

le spiritose novita' del mondo



15. Che significa far mostra 

della realtà che stà lì per esser vista?



16. Chi vuol vivere semplicemente cio' che gli spetta

qualsiasi tempo e luogo gli e' adatto



17. L'ingenuo è uno scaltro che finge 

di non accorgersi di come 

gli altri lo vedono innocuo



18. Le parole (si) collegano {con} ciò

  che non si trova [nello] scritto.



19. Bene immaginarci il mondo 

senza di noi, ma noi 

senza sto' mondo, cumme sara'? 

Celeste chiaro O grigio scuro?



20. La parola non parla solo di se

 per te 

ma anche d'altro per gli altri



21. La natura produce quel che ci serve 

e ci conserva quel che non vogliamo



22. Senso comune e cose comuni 

danno comuni idee a luoghi comuni



23. Parca mensa, poco vino, 

fa sobria la conversazione 

di chi parla bene e sa quando tacere.



La bianca colomba del santo spirito

 e i leggendari gracchi 

rosso-neri come legionari



24. Ci raccontano di esser nati piangendo 

ed è perciò che ci aspettiamo di morir

 sazi di riso



25. Pudico è chi usa le dolci ferramenta 

solo al momento opportuno



26. Osceno è chi manca all'appuntamento

 ed esibisce la ferramenta fuori tempo e luogo



26. Cinico era Diogene che nella piazza 

del mercato faceva le sue prodezze come un...cane



27. Buon senso è l'odorato che ti avverte

 del fetore del vaso da notte

in pace col mondo



28. Buon costume è quello adatto al proprio 

umore e colore senza far guerra al mondo



29. Mio costume è  quel che uso fare: 

Tirriare ke linna birde

 ka sa sicca brusiat'deretu ke papiru

(borbotta come legna verde restia ad ardere...)



30. La Legge ci impone la giustizia

 manifesta dell'indole del miglior re



31. Il denaro è la misura del guadagno 

nello scambio di cose e di affari



32. Il denaro è il sovrano perfetto 

che potrebbe imporre l'amore

 e la tregua all'odio



33. Una frase colta dalla curiosità

 insaziabile mi manda in estasi.



34. Mi rasserena scrivere 

quel che mi viene in mente.



35. Le parole vanno messe 

dove stanno meglio 

come le pietre angolari



36. Ogni attore che recita 

finge di essere un uomo che vive

 e prende fischi fiacchi per fiaschi di fichi



37. Scritti sul Quaderno dove il mondo 

suggestiona l'animo

 saltando di palo in frasca



38. Regola quotidiana: 

qualsiasi appiglio è buono

 per uscir dal guado



39. L'intelligenza è la guida dei sensi



40. Luce e aria sulla terra 

e poi arrivò l'acqua del diluvio



41. Se libero arbitrio c'è 

chi non sopporta le tribolazioni 

non doveva nascere



42. La pompa (o magna magna) 

è il tramite del dentro e del fuori



43. Il mondo è - nella natura -

 un organismo vivente



44. Il subconscio è ciò che non vogliamo 

che venga a galla

e che vorremmo nascondere 

a noi stessi



45. Chi non si vorrebbe capace di mitigare

 la sofferenza propria e l'altrui?



46. In giusta misura tutto è bene, 

anche relegare gli assassini 

in un isola deserta a far focacce.



47. Tieni conto del presente 

e vedi di non impicciarti

 con quel che comunque sarà.



48. Non so cosa sia la verità 

se non l'evidenza presente 

nello stare insieme a tavola.



49. Se da sveglio vedi fantasmi, 

dai pure l'allarme agli inquilini 

dell'ultimo piano,

 avvertili che sono in affitto.



50. Allarmati se non dormi

 ma se al terzo giorno non sei sveglio 

sei bell'è fregato.



51. A quel che non comprendo non mi abituerò mai



52. L'illusione dà il senso della felicità

 e l'illusione maggiore è credersi felici



53. Quel che non capisco mi turba assai



54. Per far mostra di essere liberi 

siam capaci di stoltezza



55. Solo gli altri sono inclini 

a quel che noi non siamo



56. La mia arte sarebbe un dire molto 

confuso per non dire nulla di chiaro



57. In quel che vado dicendo

 non so davvero quanto ci sia di vero



58. Il nulla e il tutto

 son come la fame e la sazietà 

il tutto pieno di vino come un uovo,

 il nulla vuoto come l'otre 

che Ulisse diede pieno a Polifemo



59. Dalla reputazione la fama, 

dalla fama la gloria

dalla gloria il cielo è di là il bestiario



60. Persino le nobildonne cortigiane 

e i gentiluomini vaticani 

sanno che il pasto si può saltare

 ma la diarrea ha da evacuare



61. Devo volermi bene per amare gli altri



62. Un sano mangione può morir 

d'un botto come un eccellente cagone



63. Il corpo dorme quando è stanco 

e si sveglia quando è ben ritemprato 

e pronto all'amore



64. La mente dorme alla grossa

 solo quando e dove non c'è aria fina



65. Ai bambini con la febbre 

date cibi succosi, 

un bon bon e una lira 

in saccoccia per il bon ton



66. Mai conosciuto uno 

che non si volesse bene, 

forse uno di quelli

 che pensavano al suicidio

e all'arcano fascino 

del passato storico



66. Sii parco nel mangiare 

e sobrio nel bere 

se vuoi vincere al lotto



67. Ridi, se puoi, 

dell'uno e dell'altro dei tuoi dolori



68. Sacri o profani

 i dogmi accompagnano al patibolo



69. L'esaltazione spiana la strada alla corruzione



70. L'amore, come la fame 

cieca al pari dell'odio, 

non vede a un palmo da se



71. Non mi va di confrontarmi con nessuno, 

per non risultare sempre il peggiore, 

io che mi dipingo meglio degli altri



72. Con febbre 

o senza la morte non dispensa



73. Ridi se puoi dei cupi divi 

che vivono alla moda dei gran signori 

e bevi dalla bottiglia con i domestici 

degli uomini schivi e discreti



74. Dio ha fatto ciascuno di noi

 padrone responsabile delle proprie fetenzie



75. Credo che l'umiliazione sia parte del corredo 

di chi si esalta opprimendo gli umili malcapitati



76. Le lotte divine son così violente 

che dovremmo starcene accanto 

al focolare in un mondo più lontano



77. Penso che l'ignoranza sia la guardia 

dei misteri che fanno arcani i sogni



78. Alle alte gerarchie ogni colore è adatto



79. Non c'è organismo al mondo 

che viva senz'aria



80. Quel che so far meglio è

 parlare e raccontare favole in silenzio



81. Le parole una volta dette corrono 

da sole, come gli sbadigli e gli sguardi



82. Solo agli ebbri poeti poteva venire

 in mente di mettere i nomi alle stelle



83. Il segreto copre la violenza del terrore: 

dio salvi l'opera migliore del suo creato



84. Non c'è errore che la terra 

non copra con l'oblio

 Alle regine piace adornarsi 

 come madonne sugli altari

ai re basta una medaglia d'oro olimpica.



85. All'aria e alla luce l'amor si cuce



86. I saggi d'Irillai chiamano 

difetti e pregi le sponde del Lucula



87. A Maria il colombo impiccione

  come a Leda i cigni



88. Dare è della destra mano

 a ricevere sia la mano sinistra 

e tu dì grazie quando prendi



89. Chi corre alla frutta 

fugge quando schiocca la frusta



90. Che avvenimento affiancare

 o contrapporre alla soluzione finale?



91. Che fare è la domanda chiave,

si va avanti per millenni 

andiamo quindi fino a fondo pagina



92. Il presente e' l'impercettibile mutamento 

delle nostre cose, pubbliche e private



93. Chi non è contento di vivere si ritrae dalla

 soglia senza saper che fare da mangiare



94. Smodato è chi manca di misura

e io amo la strada piana adatta ai miei passi



95. Si è sempre ben disposti ad aprir 

la porta a chi viene in pompa magna,

 più che a un misero pagano infedele



96. Che senso ha difendere Colui 

che ha inventato il Perdono

 e non si cura delle offese



97. Dio sottrasse Gesù alla morte

 nel mondo con la debita quarantena



98. Se perfette son le Grazie

 nulla vale senza le Muse 

9 + 3 = 12, la famosa dozzina



99. Quando si sente dire 

che si deve difendere Dio, 

è da intendersi che si deve 

in qualche modo imporlo



100. 400anni fa - 1616 - morivano 

mastro Guglielmo e il monco di Lepanto,

 grandi narratori di storie

e Armonia riceve la collana da Afrodite



1. Chi uccide la gallina fa un torto

 alla faina che non berrà più uova.



2. Colui che ha dato avvio al pensiero 

si è dimenticato di segnare 

la data d'inizio



3. La violenza assoluta è quella

 che tutti abbiamo in dote di attuare



4. La coscienza artificiale è quella 

che la realtà politica ti induce ad avere



5. La coscienza naturale è propria 

del giudizio personale che sostiene

 la mia morale



6. Facciamo una sedia per sederci,

 ma noi perché viviamo?



7. I meccanismi più delicati che ci compongono

 appartengono a chi ne ha il brevetto



8. Così piango e rido quando il caso lo richiede 

il contesto mi costringe e non posso farne a meno



9. A che serve ricordare?



10. È una pena morire senza che medici, 

preti e avvocati 

possano aiutarti a impedirlo



11. Con l'indispensabile per vivere

 brighi meglio con la morte 

per il gusto che hai della solitudine



12. Alla vecchiaia 

si addice più il primo nido che la palestra



13. Ciascuno ha la sua verità

 è se molti la proteggono nel cuore, 

altrettanti l'hanno dipinta in faccia



14. Non preoccuparti dei miei pensieri, 

l'importante è che non li contraddica



15. Chi comanda fa legge,

 l'applica chi la rispetta, 

ne gode chi la condivide 

e chi obbedisce la teme

nell'immobile armonia di quel che e'



16. Cos'è la vita 

sotto qualsiasi forma si presenti?



17. A che serve vivere? Chi ha voluto la vita? 

Di chi la strana idea? Chi l'artigiano?



18. Perché cert'uni 

 vogliono rimodellare la vita 

che non so cosa sia né donde venga?



19. Le inquietudini nascono dai tormenti 

dell'animo, dalla fame del corpo 

e dalla stanchezza del lavoro



20. Chi crea equivoci

 patisce incomprensioni e finirà appeso



21. Chi pensa male parla peggio 

e farà  il mistico o l'aggressivo



22. Chi non è nato 

dalle viscere materne lo dica



23. Chi nell'attraversare la strada

 non pensa alla propria incolumità?



24. Chi non si aspetta 

il rispetto dovuto alla persona?



25. Chi ha la vista buona s'accomodi, 

a origliare dietro le tende, 

da bravo Polonio, in prima fila per morire, 

o in ultima a seguire?



26. Misura e giudizio per accudire a se stesso, 

quando gli affari del mondo mi scuotono



27. Nemmeno le Sibille vanno più dai profeti 

che prendono accecanti abbagli



28. Ogni strada ha i suoi tombini,

 nella via del male molti sono aperti



29. Ogni qual volta vedo una foto di Totò 

mi vien voglia di essere elegante 

come lui e nessun'altro



30. Il gesto rappresenta (l'intendimento di) 

chi lo compie nel suo momento migliore



31. A letto, bella o brutta - la femmina - 

spiritosa o scialba e, purché abbia 

calor d'amore, la migliore,

 anche spettinata 

foss'anche pelata siccome cocomero



32. Meglio dormire soli 

quando la compagnia del giorno 

sconfessa quella della notte



33. A lei, donna, 

si addice la grazia gentile 

non meno dell'amore cortese o viceversa



34. Il delirio del declino 

ci porta a lasciare i nostri gioielli 

alla chiesa 

che avrà cura della nostra anima;

 al corpo ci pensano gli addetti al cimitero.



35. Tra me e me penso 

di essere più innocuo della mia ombra



36. Ogni struttura - naturale  o artificiale -

 parla da se 

con un  proprio linguaggio significativo

 (espressivo di qualcos'altro?)



37. La trascuratezza ha il senso

 della libertà che se ne infischia del bucato



38. Mi piace il bello fuori di me,

 ma il brutto dentro di me mi piace ancor di più



39. Il sistema dei preti 

è farti sentir colpevole dalla nascita 

per contare sul suo aiuto 

per accedere all'aldilà  

dove la misericordia aggiusta le cose



40. Il bigotto si crede

 più devoto e fedele a Dio

 di tutte le altre sue creature



41. Dio è l'onnipotente 

che puo ricominciare tutto di nuovo

 daccapo, come se niente fosse accaduto



42. Nulla è più spontaneo dei sogni 

se non la fame, la sete e il sonno

 e la defecazione



43. La sopportazione sarebbe

 il miglior esempio da lasciare agli eredi



44. L'espediente che più mi si addice

 ricorrere è chiedere prestiti



45. Il mio valore è dato da quel che faccio 

è forse farsi valere significa resistere

 a chi vuole sopraffare



Di storie d'eroi sono infinite

 le lapidi sulla terra 

come le pagine di sterminati romanzi,

 di intenzioni agite e sogni antichi,

 agitati e sconnessi, come senza gestore



Fu tal Melampo il primo cittadino di Argo 

a specializzarsi in medicina egizia; 

tempo dopo ad Irillai 

c'è stato il dottor Calamida 

che non fu mai Consigliere Comunale 

ma curava da Dio.



Chi, oltre se, non vede il mondo,

 finirà come narciso 

a bollire nel suo scialbo e sciapo brodo

o

Chi, pensando solo a sé 

trascura il mondo, affogherà 

nelle sue belle lacrime 

come narciso lo sventurato



L'eternità è l'inizio senza fine 

non ancora quindi al nostro mare 

che è il cielo infinito

perché anche noi, nel nostro piccolo 

siamo senza limiti come parte dell'universo



Non tutto quel che si dà è in vendita 

ciò non toglie che l'uomo in generale 

sia capace di tutto nonostante

la buona educazione e la società ben ordinata



Il gioco degli uccelli in volo 

è pura follia se pensi agli angeli 

che si divertono in barba ai diavoli

 che non sanno più nuotare.



La realta' viva e' quella 

che ora si va compiendo

tutto quel che si attua nel presente 

la durata di questa mia cicca 

e questo respiro che può essere l'ultimo



Temo l'invidia di nemici 

che credevo di non avere

li temo come quei fantasmi

forse insignificanti che infastidiscono

 con la remota possibilità di farti male



Non c'è paese 

dove qualche poveraccia non sia uccisa 

da un buon uomo scapolo o coniugato

 ma sempre screanzato, sciagurato, scellerato 

e carcerato, senza madre e orfano del padre



La pratica del calendario dei santi 

non limita la violenza in noi 

che uccide quand'è giunta 

 l'ora giusta decisa da tempo



Sacro è ciò che riguarda dio

lo spirito delle cose terrene 

e l'ordine sacerdotale 

che -sempre in estasi - se ne infischia del mondo 

e delle sue numerose sostanze 

profano è ciò che riguarda l'uomo

la natura delle cose sensibili e i numeri 

necessari per vincere ai dadi e al lotto



Lo scritto tradizionale pretende di avere il suo ordine: 

racconto delle vicissitudini dell'eroe innamorato 

perseguitato e, respinto, si sente offeso



La trama sarebbe il filo della vita 

(e l'artista, da esteta, cerca di farla più bella) 

e chi la narra sarebbe chi la ricorda

 oppure la inventa 

che sarebbe prenderla dal cumulo del destino 

già vissuto e dargli la fine che in realtà merita



Il mondo è quell'oggetto terracqueo che

- con la garantita protezione dell'aria 

(senza la quale non si gonfiano i polmoni 

che irrorano a' capoccia {la vita e' aria} 

ne' le pompe che gonfiano i palloni) 

- assegna le parti sociali nella vita organica



Che i viziosi mentano è risaputo 

da quando sulle tracce degli innocenti 

Erode mandava appresso i suoi sgherri.



Quel che scappa di mente

 non e' piu' all'ordine del giorno: 

si, quindi, al latte del mattino,

 il mezzodì ha l'acqua in bocca 

e alla sera il santo vino che perora

la causa del sonno fino al mattino



Quel che nasce oggi non e' di domani 

e le bietole appena colte 

son più sanguigne e saporite 

di quelle di ieri 

perché non sono carni da frollare



Adotto quel che si compiace alle mie regole 

e do lattughe e sedani alle galline vecchie 

che faranno più delicato il brodo



Abbiamo i sensi in dotazione 

e con quel che ci forniscono 

tessiamo mosaici multicolori per ogni 

festività da ricordare e celebrare 

e ogni preghiera fatta 

aspetta di essere esaudita



Aggiungere sale al mare è come usare il mantice 

per aiutare il vento a spazzare via le nuvole 

per far più bello il cielo con le frecce tricolori 

che ringiovaniscono l'arcobaleno



La vita scorre come il vento e, 

ma si, anche come l'acqua dolce 

verso il mare salato che tien lontane 

le mosche noiose  e gli allegri 

e oziosi vermicelli tuttofare



Non c'e' forma senza sostanza 

e nulla esiste senza forma 

a cominciare dal respiro 

e dalla consistenza della flatulenza



2milae400annifa e' morto Socrate 

e abbiamo ancora in vita zaratustra 

vescovi, dalai e ayatollah, 

quindi non rimane che tifare 

gli All-Blacks 

sempre che' paghino le dovute tasse 

al consorzio civile, che li paga per applaudirli



La coda della volpe cancella le orme della signora.

"A su mariane no l'impedit sa coa",

ovvero la necessità aggira l'intralcio 

il bisogno aguzza l'ingegno e solleva la coda

non perché ha la coda lunga 

non s'infila nel pollaio 

non per la coda bella (avrà  scampo)

 non scanna (la scampa) la gallinella



Commessi e portinai del cielo

 aspettano sempre gli ultimi 

per farli passare davanti ai primi 

che si sono perduti nel lusso cardinalizio.



Commento dietro l'altare del sagrestano 

fattosi da sé con gli intrighi dei misteri segreti:

-Anche da morti i papi se ne stanno in vaticano 

per non disperdersi tra i poveri di spirito 

come le flatulenze infernali nell'aere celestiale



Le tradizioni degli avi ci son care

anche se non conoscevano i piatti per la minestra

perciò siamo vaccinati alla miseria con la pappa

per difenderci dai suoi assalti

 e mangiamo in comune dalla zuppiera 

infilzando con un punteruolo di legno,

 carne, pane e cacio

beviamo il brodo col mestolo di legno

 o un nodo di sughero per la zuppa



Mentre la sapiente Germania 

 economa e severa primeggiava nel mondo,

 preparava guerre di sterminio 

razziale per far posto ai cavalieri teutonici

catastrofici messaggeri degli dei in croce.



Meglio ultimi a prenderle o primi a darle?



La perfezione e' nel ponte che non crolla

perfetta e' la casa che non cade

perfetta e' anche la paura

 che cio possa accadere

perfetto e' il timore dell'imponderabile

perfetto e' l'accaduto 

che non abbiamo avvertito

perfetto è l'amore

 che soddisfa il desiderio di amare.

Perfetto è il lavoro ben pagato.



Se il mondo è imperfetto

 e perché non è ancora finito 

e gli autori hanno smarrito il progetto finale 

cosicché gli scalpellini meravigliosi

 son rimasti senza ingaggio.



E' vero: l'anima del mondo è il movimento

che per noi è l'aria che produce

 chissa come il pensiero 

che ci fa sentire liberi e benestanti 

nonostante i debiti contratti dalla famiglia televisiva



Predica n.1. 

Il misero immorale fa del male alla famiglia e non va bene

chi comanda in ufficio a pieno titolo e ruba all'ammasso 

come anticipo sulla fortuna, fa del male alla cassa comunale 

e va molto peggio



Non so quando mi resi conto 

di avere un animo solo mio

segreto e senza chiave, 

forse appena mi predissero la fortuna 

sempre gradita, a cui si associa 

subito il benessere che però

 mi travolse con un eçcesso 

di cui dispone anche  la provvidenza. 

Fu vergognoso l'attacco di febbre 

contagiosa a un anno di vita?



L'ingordigia, l'invidia, l'essere ''primi 

in tutto per l'onore di cristo re'' 

la guerra, sempre invasione, dominio e morte, 

 e la paura della sofferenza 

affannano e schizzano sventure sul mondo

Eteocle e Polinice gli avvolgono il collo 

con un cappuccio e sempre 

stringono il nodo al mondo, la rivalità 

che uomini e dei alimentano,

 a dispetto della quieta agonia 

fa sussultare gli spettri mortali 

che non sanno più sbadigliare 

con stile del tempo che fu



A casa, tra noi familiari, il consueto ci regola

le nuove usanze aspettano in fila alla porta



Muoriamo quando abbiamo la certezza 

di essere al mondo 

e di averci vissuto evidentemente invano 

senza aver apportato migliorie all'arcobaleno

il meno che ci si sarebbe aspettato

da artisti battezzati come noi



Il carico fa scorreggiare l'asino in salita

non il fieno e l'acqua del ruscello 

è la soma che spinge lo scarico

il grave attratto dal centro della terra.



Il mite monaco scoreggia quando prega 

el chiostro all'aria aperta

Le monache scoreggiano quando fan bucato 

pregando per amor del Dio del Creato



Nel suo girare la terra sostituisce

 i leader al comando 

e non sempre vecchi e nuovi 

sono meno ripugnanti dei peggiori.



Luce e immaginazione colorano la vita 

come un melograno

il mondo campa d'aria, irregolarità come regola

pensare a salti e prender nota del giorno 

che non passa e si dilata

 in digressioni e libere associazioni 

che non distinguono mattino e sera



La solitudine mi fa sentir buono

 con poco denaro 

l'isolamento mi fa esser realista 

col bisogno dell'indispensabile 

la compagnia degli altri mi ricorda

 il dovere della gratitudine



Non c'è tempo che conti i passi sotto il vasto cielo 

che spartisce gioie e dolori a ogni passo 

ma non so se converta al delitto la buona indole



Il denaro governa il mondo

 meglio di tutti i re della terra 

anche se finora non ha trovato un dio migliore 

che imponga con le trombe il silenzio delle armi.

Anzi. 

 Da dove uno guarda coglie meglio la realtà.



Dormire e sognare è abbandonare 

la realtà quotidiana per una vita intima

e leggera, a personale misura, frizzante 

e movimentata una vita da sogno 

è una realtà privata che se ne infischia dei sensi



Laio morì per aver fatto Edipo 

che morì cieco per aver fecondato la mamma 

che si appese per aver dato al figlio 

fratelli che si uccisero maledetti dal padre



La natura è quella cosa 

che dona l'indispensabile per vivere 

in grazia di Dio, 

che per contenere gli affanni degli dei, 

ha istituito la previdente divina provvidenza.



I Compagnoni si vedono nell'ora del bisogno

quando sferzati dal sole e col tempo inclemente 

finisce il vino

si mostrano oltremodo contegnosi

 quasi come austeri senatori 

con l'animo soave

che di sobri costumi fan buone leggi



Lungo e difficile il cammino della giustizia 

che deve solo garantire la libertà delle persone



Ciò che si addice al magistrato che deve giudicare 

è la riservatezza della sua persona e del suo lavoro

egli deve sapere ed essere un perfetto sconosciuto

chi diffonde notizie sul giudice

è responsabile di quel che dice



Le prime leggi le han fatte i preti 

su sicure confidenze degli dei 

che stanno accorti a chi dire ciò che è sacro 

e a chi nascondere l'evidenza della verità



Nulla mi pesa come il sopportare boriosi sbruffoni 

e prepotenti che solo al cospetto di Dio

non sanno che farsene del corpo



Diciamo tutto l'universo senza sapere quanta parte ne conosciamo 

(l'infinito [cos'è il tutto?] non è scomponibile in parti)



Le molteplicità degli universi nello spazio

infinito, porta alla concezione della successione

di universi nel tempo infinito”. Draper



A destra o a sinistra purché non si torni indietro 

se ignoto è andare avanti 

del lungo e del largo me ne infischio assai 

palla alta o palla bassa purché suoni la grancassa



I topi vengono da lontano

 a bella posta per mangiar formaggio 

 che i gatti mangiano grattugiato



Nata è Iride che ha distinto i colori

qui o lì purché la luce sia chiara 

e il bianco sia candido e l'animo sia puro

innocente e luminoso come il sole radioso e gaio 

con la sua bella forma di cui nessuno ha da ridire



Quando succede di mandar giu' qualche bicchiere in più 

sogno sempre di andar per monti e valli 

sulle orme degli antichi giganti nostri antenati 

che qualche impronta devono pur aver lasciato

che tiravan su i nuraghi e saltavano il Cedrino in piena 

con due piatti macigni sottobraccio 

che giusti mancavano al focolare dentro casa.



Di frammenti si compone il giorno

e nella quieta notte irrompono i sogni a pezzi

interrotti dal ricordo irrequieto del padre.



Non provo fastidio a sentir le chiacchiere nei bar 

degli opportunisti che colgono al balzo

 la palla del privilegio di misurati brindisi:

Polifemo e Ulisse avevano lo stesso gruppo sanguigno: 

da ciclopi e da re



Una commessa gentile e genuina come la panna sul latte. 

Adatta all'onesto negozio.



Dubita dei belli, eleganti e garbati

che non tutti son corrieri diplomatici

 con le credenziali vaticane

Non si sa come, ma pare che sappia scuoiare il porcospino

Chi supera il metro e sessanta d'altezza è potenzialmente 

un assassino anche se non ha mai indossato stivali nazisti 

e nelle ultime tre o quattro generazioni non conta parenti 

comunisti ed è in grado di comprarsi un pantalone nuovo 

ogni anno, anche se non è di razza del tutto bianca

non è sadico come certi campioni della tv e il padre 

non è crudele come i secondini in carriera 

che a Mamone  hanno il cacio tutto l'anno… 

chi  supera quell'altezza ha slanciata la sua nobiltà personale 

e tratta le questioni 

come se dovesse sventrare un riccio di mare...

Da uno ben messo non ti aspetti che rubi la questua.



Diario dell'autore:

Il puro scrivere è un raccontar  nulla.

Segui l'orma della libera parola che s'arena sulla pagina.

Di tutto quel che passa per un po ne rimane traccia.

Chi nel mondo esiste non può che essere un ciottolo 

capitato chissà come nell'argine del Cedrino 

in attesa del verdetto finale: riposa in pace.

Sia come sia.

Amen è l'ultima parola che non ha bisogno di esser detta.



Le passioni occupano una parte considerevole del giorno 

e senza di loro ci si chiede che giorno sia oggi 

e a quale stagione appartenga



Le guerre di religione son le peggiori 

perché il dio che vince

 cancella i peccati ai suoi seguaci

anzi, come i nazi, devono uccidere 

il presunto nemico per entrare nel tempio



Le guerre tra Dei 

sarebbero le cosiddette guerre sante 

in cui non ci si dovrebbe proprio immischiare 

e lasciar liberi i contendenti di rompersi le ossa 

e il grugno lontano dagli ospedali da campo



Il tempo dell'uomo non è il tempo di Dio 

l'uomo è più frettoloso e si scanna prima 

che scendano in campo i pezzi da 90 

con lampi e strali, fulmini e maledizioni

tuoni e bestemmie



Le battaglie celesti son le più cruente per noi 

che ci mettiamo in mezzo tra dio e Allah  

tra Gesù e Maometto per fare il messia

 si bastoneranno 

si, ma non si faranno mai male, noi invece si, 

ma per gioco moriremo per rinascere altrove 

e saltare a balzi i cespugli del paradiso



I sacerdoti egizi nascondendo le conoscenze 

le rendevano divinamente misteriose 

i sacerdoti moderni ne affidano l'arcano

 alle mani del Signore delle cose che sono 

possono essere comunque e nessuno potrà

  impedire quel che certamente saranno



Condottieri e inventori, papi e tiranni,

 ricchi e potenti, indomiti e ma vinti, 

per quanto sani, i grandi personaggi

e gli stessi geni con la diarrea

 abbassano la cresta come i barbieri 

e per forza - quando preme -

corrono alla comoda seggetta dietro la siepe 

a far quel che nessun'altro può far per loro



Delle non comuni grandi personalità 

- i giganti del passato che han vissuto

 per arrampicarsi sull'Olimpo: 

Omero, Socrate, Cicero, Rabelais, 

Michelangelo, Shakespeare, Galileo, Marx -

vorremmo conoscere i più riposti segreti

 come conosciamo i nostri 

e poterli così renderceli un po somiglianti 

forse per sentirci un po grandicelli

 anche noi, così bisognosi come siamo d'affetto



Più di uno mi sollecita a giocare questi numeri 

dicendomi che se è possibile

 che non siano estratti domani 

e ne mai lo saranno, giocali comunque,

 perché non si trova in natura 

un essere così sfacciato da garantire 

che non escano mai davvero.

Gioco per vincere e se non vinco

 di sicuro perdo 

ma è vincere che mi preme,

 quindi che faccio?



Carmine, suo padre,

 fu il migliore che abbia mai avuto 

e senza non sarebbe nato. 

Nessuno avrebbe potuto essere migliore 

di come lo fu il padre che di certo ebbe.



Man mano che i figli crescono 

e maturano la personalità 

-ciascuno si cuce addosso la propria sembianza- 

i genitori invecchiano dicendo: 

Chissà perché in questo mondo 

c'è di tutto e nulla manca all'appello



Sì deve essere prudenti con la sacralità dei libri 

che son manufatti umani e può darsi che quanto 

vi si trovi scritto non sia del tutto vero



La luna dal doppio inverno

 e' quella violata da Armstrong e Aldrin. 

Che significa? Che l'ovo a la coque è semicotto? 

Vivo il rosso? Mezzocotta l'anima dell'albume?



L'idea del delinquente -egli sa pensare-

 è vivere nella legge e operare nascosto

 dal di fuori, compito dei questurini 

-che conoscono il mondo- è prevenirlo, 

dal giorno prima sul luogo del misfatto

 e acchiapparlo con le mani in tasca 

o fuori dalla saccoccia



Nel tempo in cui il veloce Achille 

trascinava Ettore attorno a Troia 

Ulisse centomila volte l'aveva fatto

 placando l'animo a ogni vano giro

perciò l'Ulisse sanguigno visitò l'Achille

 morto ma saltellando come l'allodola



Diario d'autore.

Vadano le ricchezze ai vivi che godono 

ad ammassarle 

in cantina col mobilio in uso e disuso nel mondo: 

il gusto del buon cibo, la voluttà del buon vino, 

la marmellata di pesche, i pomodori seccati col sale, 

le prugne seccate al sole, le cose utili, 

gli affari convenienti

il piacere da godere, il soffrire dal dolore

il dolore della sofferenza, il delicato amore,

 l'odio rozzo, l'angelo digiuno e aereo,

 il demonio satollo e greve come un tizzone,

gli aspri vizi costano e molestano

ma le benigne virtù 

vengono sole e gratis come la diarrea,

l'animo inquieto, i sensi ragionevoli

i sentimenti morali, di tutto c'è

 nel mondo in pari e giusta misura



Siamo si ragionevoli ma la mia ragione

 è più ragionevole della tua. 

Adotterei la tua ragione

se fosse più ragionevole della mia. 

La tua ragione sarebbe stata mia per prima 

se fosse stata più ragionevole della mia 

non per altro ma perché la mia ragione 

viene dalla Rivelazione del Dogma

ovvero dai consigli del Padre al Figlio 

sul come prendere possesso dell'Eredità 

dell'Antica Casa dell'Anima mai sazia 

di gloria squisita e di gustosa 

allegria che ha bandito la nausea 

adatta alla sola gravidanza non più necessaria 

nella vita eterna imperniata sulla Contemplazione



Devo scrivere quel che viene in mente 

in modo che lasci il tangibile segno di essere

passato in me, non importa che duri

 o abbia valore, importa che venga alla luce

come il cosiddetto processo universale 

di produzione spontaneo: uscir dal buio nulla

 alla più intensa luce finché dura l'apparizione



Squallida è la noia per noi 

che veniamo da un sacco di carne e acqua 

per calpestarne un altro di terra e acqua 

con pene comuni a gioie momentanee



Io, jico o chico di un vignaiolo dell'Alhambra d'Irillai

braccio sinistro innamorato del defunto monco di Lepanto

son contento di ciò che sono nonostante il disagio 

che può causare un danno incurabile che nessuno ha voluto



Che religione è quella del medico 

che rifiuta di aiutarmi 

ad abortire del seme di un manesco marito?

Che religione è quella dei genitori

 che non curano i figli?

Che religione è quella che fruga nelle coscienze 

in chiese grandi come campi di Marte?

Che religione è quella 

che per illuminare le coscienze torbide 

che bisognano di amore, 

possiede innumerevoli proprietà?

Che religione è quella 

che si mostra oltremodo smisurata?

Che religione è quella

 che afferma di amar dio 

oltre il necessario più di se stessa?

Che religione è quella che per amor di Dio 

da la morte ai suoi simili?

Che religione è quella che mischia le cose di Dio

 con quelle di Cesare?



A volte ho l'impressione che sia giunta l'ora 

di scegliere adesso 

dove andare a nascere nel paese più pacifico 

dell'altro mondo 

dove i migliori del quartiere possano confondersi

 con i peggiori 

galeotti in libertà, dove le novità non siano

 catastrofiche

dove sia possibile scegliere il tempo più adatto a noi

dove la luce del sole splende gioiosa nel vasto cielo



Quando vinci al lotto e ti dà udienza il santo padre 

quando emette i suoi infallibili giudizi 

e esci pure nel dolce inganno TeleVisivo

la realtà quotidiana da miserabile che era ti diventa sublime



Ogni anno la stessa storia: 

giriamo attorno al sole per ritrovarci dov'eravamo

solo con un anno in più sulla gobba

 e un bolo a fermentare sul gozzo

la stella polare sta sempre lì a un quarto di cielo 

e Sirio non so dove sia ma dicono che non si avvicini 

e se le distanze son considerevoli

 non di meno la luce è veloce 

e noi - come agnelli allo spiedo - a girare sempre 

attorno al sole ardente come un chiodo rovente



Il nostro modo di fare è: 

commesso il danno è assegnata la pena si volta pagina

sconta il fio nell'isola riservata agli assassini 

alla colpa segue la pena



Evita chi minaccia di sopraffarti finché  

non s'addormenta come Polifemo 

gonfio di vino alle falde del monte

Il popolo si tiene alla giusta distanza 

dagli zoccoli del cavallo e dalle maledizioni

 dei preti e dal bastone dei prepotenti



Oh, Pastura d'Irillai, terra soda, ricca di vigne, 

orti e campi di grano che nella bufera 

si inzuppa come un cencio messo a stuoino



Insalata di lattuga e, fritte, due universali 

uova di giornata per oliar le viscere,

 poi il nazionale zabaione al marsala 

indispensabile al lavoro e non ostile all'ozio



Mi estinguerò senza volerlo 

perchè non ho il necessario per restare; 

e non si tratta di peccato, 

perché non sono io la causa del declino



Il riso dei genitori con i figli piccoli è di gioia 

e d'auspicio per l'avventura intrapresa 

e se lieto fine avrà sarà anche per merito loro 

se no pazienza, quel che potevano l'han fatto 

è ciccia ar culo



"L'uomo è la misura delle cose che sono",

 perché sa pensarle, dirle e  scriverle,

 misurarle, pesarle e contarle

cosa che non fanno le aquile, né i leoni, 

né i pescicani né gli smartphone 

e neppure i gabbiani 

per quanto famelici ingordi ed egoisti 

come barbieri profumati e sacrestani

 sciancati che pagano meno del dovuto 

perché  esentasse vaticane dal momento 

che conoscono anche le cose 

che non sono state né mai lo saranno.



La nascita, l'apparizione è di per sé spettacolare 

così che quando la forma ha sostanza 

diventa arte, così i nostri pensieri 

e la nostra immagine sono un continuo 

e instancabile farsi e rifarsi col crescere 

delle unghie e dei capelli 

e il cambio della vecchia pelle 

che ci adegua al mondo



La parola detta e capita da vita e gioia al mondo 

quasi quanto il sole

essa serve a render chiara l'idea di un pensiero



Tanto mi intimorisce l'enormità del mare 

che già dal porto - solo vederli legati 

temo i veloci battelli - 

son certo di non saperla misurare 

né travasare in altro contenitore



Grande invenzione quella di proteggere lo spirito 

delicato con l'esteriorità del rude corpo che sopporta 

tutti i disagi del mondo e si allena a fuggire la morte



Non può esserci disgrazia maggiore della mia 

che sono nato quando non volevo 

poiché inadatto a sedare lo spirito bellico del tempo



Se le Muse di un tempo non vanno piu dai poeti 

i poeti spasimano la notte per scrivere 

loro lettere d'amore che fan gironzolare

 spaesate nei campi fioriti di gigli e margherite



L'arte è saper cogliere, nel suo momento culminante

la sfuggente bellezza del mondo che passa di corsa 

e chi lo ferma è perduto

 



Non so, ma il cervello che ospita la mente

è carne come i lombi, come il grasso che avvolge il rene

come le orecchie, o cos'è la cosiddetta materia grigia?



La vita è una combinazione accidentale di situazioni 

che si combinano nel solo modo compiacente 

che resiste fino allo sfaldarsi dell'ordito 

e al lacerarsi della trama che brama

 l'aria pura che dilata i polmoni 

come per la pancia il cacio sui maccheroni



Molti vorrebbero sondare il globo terracqueo 

e arrivare fino al suo cosiddetto nucleo a far che, poi? 

Poi fare lo stesso trattamento al sole 

e, per curiosità, vederne magari la scadenza



Il senso del corpo umano è nell'apparire tra i suoi simili 

e dar segnali confidenziali, conviviali, conflittuali

convenienti, infine convenzionali

Con la conquista della posizione eretta 

le stelle si affidano alla testa e si piantano i piedi a terra 

saldi come ceppi pronti a spiccare inusitati salti 

sopra le siepi e finir tra di loro e brillare 

nelle lunghe notti di gennaio che con la luna

frolla la carne suina e bovina



Il corpo esprime i disegni delle stelle che indicano il futuro 

su nel cielo sembrano galline ovaiole intente a beccare nell'aia 

contente di saper far pulcini piumati da crescere per lo spiedo



Farebbe sorridere l'importanza attribuita 

alle ridicole forme religiose se la faccenda 

-fondata su 'nulla di più assurdo' - 

non fosse stata sempre seria e tragica



Penso che la terra giri attorno al sole 

non solo come compito astronomico e familiare 

ma pure per mescolar meglio i nostri umori 

pene da scontare, gioie da godere e dolori da subire  

piaceri da raccontare, così con i solstizi 

ci scuote viscere, interiora e coratella 

ci ricorda anche di lavarci le ascelle e raderci 

dove la moda suggerisce

ci ricorda di essere solidali e pagar le tasse dovute 

per renderci più presentabili ai confratelli



I nobili aristocratici hanno lo splendore del nome 

come i mobili della loro casa che splendono con la cera



I poveri brillano con la cura della propria miseria 

e si distendono sotto un albero dove di solito fan legna 

e aspettano la donzella che viene dal roseto 

e li cerca proprio per quel che essi come lei bramano 

e li trova vicini alla fonte del buon Dio 

che dall'acqua fa il vino…



Non so cosa fare per esser degno di me

 che devo tutto alle mie donne 

che non dicendo una parola in più e nessuna di meno

mi hanno insegnato, col pathos proprio d'Irillai

a mangiare con le mani e a camminare con i piedi



Il dio pagano con un cenno zittiva l'olimpo

il dio monoteista col muovere un dito 

ha fatto le cose sensibili e quelle invisibili

quello brandiva il fulmine e suscitava una guerra

questo con un soffio armonizza il suo creato

quello lussurioso come un verro

metteva scompiglio in ogni paese

questo buono come un'ostia consacrata 

ci salva nel pericolo delle tentazioni demoniache



A un anno di vita, per non saper leggere né scrivere

mi ammalai,  scampai la morte e rimasi menomato 

solo perciò non sono uomo d'azione 

che se ne infischia delle vertigini e della pesca corallina



Non credo in nessun dio perché non ho mai visto 

sugli altari un prete zoppo né un chierico claudicante. 

Di papi e vescovi non dico

 poiché non ne ho conosciuto uno. 

Ricordo un prete secco come un rampino 

che mi colpì con tutte le chiavi di san Pietro 

cosicché lo maledissi con l'opuscolo del rancore 

e morì prima al tocco dei 40anni



Il bere dell'assetato è naturalmente spontaneo 

perché biologico lo chiede il corpo 

quanto il dormire dopo aver naturalmente

 mangiato e il grattarsi dove più gli prude



Non so cosa ci sia di più assurdo di uno stato in cui 

la confessione di presunte mancanze a un prete 

conceda la grazia 'divina'che sola consente 

l'assunzione del disgraziato nel mondo dei beati



La fotografia è l'immagine del tempo 

che passa veloce come il Cedrino in discesa

saluta e se ne va lasciandoti, chiunque tu sia

fermo come uno scoglio in salamoia e non marcire 

mentre aspetti che la notte diventi giorno

credi di vivere e stai fresco



I nati oggi sono gli strumenti su cui conta 

di reggersi il futuro dello stato dell'arte 

sempre che imparino il mestiere

 e non lo mettano da parte



Orazio: si fugge dalla povertà sull'ampio mare, 

sopra i monti e attraverso il fuoco e il deserto.



Tutto ciò che non si ricorda non è successo. 

Forse dire: 

Ecco di cosa siamo stati capaci, ci fa migliori. 

Ricordiamo il passato, dunque, tanto è il tempo

 che abbiamo a disposizione 

per toccare i milioni di calendari che verranno. 

Figuriamoci, quanti anni a venire ci aspettano. 

E altrettante decorazioni. 

Ricordiamoci quanto eravamo concordi, un tempo. 

Quante belle società han preceduto la nostra. 

Perciò ora siamo così vicini e uniti,

 abbiamo anche le bandiere in comune. 

Siam fratelli, figli di Dio e del mondo

 e dobbiamo aver presente chi siamo 

quasi tutti self-made man 

  per continuare sulla strada 

che han tracciato i benpensanti di successo 

da Alessandro a Carlomagno e Hitler-Napolone



Socrate diceva di dialogare

 con l'animo del suo intimo demone

i preti hanno tratto il demonio dall'inferno 

che è il luogo dove se ne stanno gli screanzati 

che non credono a quel che dicono i preti



Eichmann è l'ossequiente burocrate 

che olia i gangli dello Stato Efficiente 

accompagnando il reo innocente fin sotto il patibolo 

e affidarlo al boia che riconsegnera l'anima 

al demonio aromatizzando la pubblica piazza 

che rende quieto, festoso e sovrano il popolo di Dio



I maledetti son quelli di cui si dice male

i maldicenti son quelli che parlano male 

e offendono la carne con lo spirito



Davanti a Dio onnipotente tutto il resto è niente 

e con un cenno dell'occhio l'inverosimile 

tutto e il magnifico nulla diventa possibile 

e attua così la Munifica Promessa 

che scombussola i miei sensi: 

la vita eterna senza magia, gratuita, senza inganno 

ma sincero pentimento, rinuncia alle corna del demonio 

e non far della sua coda un idolo

 e dello zoccolo una reliquia



Non sappiamo nulla della nostra origine 

di futuri benestanti che non sanno 

chi ringraziare per l'intelligente scelta 

di farci vivere come dio comanda



Tutto ciò che esprime il "divino" è umano. 



Di quel che abbiamo tratto dal buio nulla 

in nove mesi solo ossa e capelli dureranno

 più dell'animo - modo di intendere le cose - 

e delle viscere che traggono vita dal cibo



Non c'è leader ''carismatico'' che parlando

 del bene  non intenda quello 

che solo lui è capace di fare al popolo



Va bene la luce -per Esiodo il sole è il sacro lume - 

per vedere senza trascurare l'aria vitale 

per respirare e lo spazio

 dove battere le mani nel momento migliore 

spazio-tempo e il semplice arcano notte-giorno 

per andar via senza salutare la combriccola 

che si diverte assai a ballare e danzare 

e a correre e saltare,

 scalzi e mascherati tosati e sgangherati 

aitanti e maltrattati che ringhiano 

fanno stridere i denti e graffiano ostinati 

alle porte dei giardini di Farcana e Irillai 

come tziu Kiskeddhu Murrisuttile con le gambe ribelli

quand'è ubriaco e la moglie ''gli nega il matrimonio''



Quando apriamo le braccia è per stringere al petto 

ciò che abitera' in noi nel cuore

 per non lasciarlo mai più finché batte,

 pulsa e si contrae per diffonderlo nelle viscere



-in principio era il caos senza forma: 

aveva da formarsi il seme del frutto proibito)

Il peccato originale - o peccato del caotico inizio - 

è l'esser nati prima del giusto tempo, o in ritardo. 

Nel presente non c'è peccato perché si deve vivere 

nella fortuita, e fortunata, spontaneità del creato 

con pere mature e mele cotte, bene il brodo

meglio la carne, bene l'amicizia

meglio l'amore della donna femmina



Gesù fu messo in croce perché prometteva 

di rigettare i debiti e minacciava 

di rimetterli a chi li aveva concessi 

e azzerare così i pagamenti dei prestiti usurai 

legati al mignolo degli strozzini concedenti 

che col rancore nelle viscere esigono 

una libbra di carne senza e col sangue



Venni al mondo col passo dell'esploratore

fui sopraffatto dalla luce ed ebbi sete

per giorni fui l'insegna del quartiere

fino all'enorme sentenza: 

forse la scampa alla mortalità infantile

e la calda massaia mi strinse a se

fui al campo tra i mietitori: è guarito dissero

giocherà tra i covoni e raccoglierà le spighe

prima di smarrirsi sazio di fichi sulla via del ritorno.



Dove c'è vita è giusto che ci sia speranza.



Sa koratella 'e bitella

dal'a sa crialla

ca non keret burrumballa.

Le tenere parti del vitello 

datele col midollo ai bambini 

che non crescono con i trucioli del legno



I pidocchi si abbrancano a noi per paura 

di perdere il posto o che qualcuno 

li costringa alla loro mensa 



Del moto, come la corrente di Gibilterra 

che porta tonni e aragoste

 dall'Atlantico a Bosa e sant'Antioco

che sorregge la materia che compone

 la nostra sostanza, si interessa la fisica, 

all'etica spetta ragionare 

sugli affari che andiamo facendo:

- Quel che ho fatto, ci disse Lansa-quapi,

 l'ho fatto per voi

poche altre cose mi riguardavano da vicino 

perchè voi eravate il mio nuovo mondo.



Dicono che alla nostra nascita 

gli dei assegnino alle donne un litro di latte

 finito il quale dire addio alla vita

e agli uomini diano un litro di vino

del quale ho consumato giusto ora 

tre quarti (ieri due terzi) 

e mi sento rilassato come se avessi origliato 

alla porta 

per udire l'ultima novella sul mio conto



Il mondo sociale è prodotto dalle nostre necessità 

e la polizia municipale dal nostro vivere scanzonato

la società promuove la nostra felicità 

unendo insieme i nostri affetti

la pulizia pulendo e frenando i nostri vizi 



Diskissiu Macoco

orfano come un acrobata

in fuga sulla rocca di Gonone

che fruga nel Settecento d'Hirillai

con una borsa di studio di Luisi Linghesu.



Salute. 

Dopo aver sentito di te e famiglia dalla tua voce 

e detto di me a te che chiedevi della nostra salute

ricordando le cose passate,

 passammo a commentare il tempo 

e osservare le stelle (quel che vediamo 

lo dobbiamo alla luce che, per caso, 

spontaneamente, venne fuori dal caos

o da qualunque altro affare di stato) 

poi fu la volta delle persone 

la cui conoscenza era comune 

e da un preciso ricordo ci scappò qualche lacrima 

per passatempo come succede ai cristiani 

della mite Baronia che ogni speranza e lamento 

affidano alla vita prima che la morte 

con la sua fatale noncuranza 

passi tutto in giudicato. 

In memoria del buon ricordo. 

Che la salute non manchi 

alle persone di buona volontà 

che han deciso di continuare a vivere.



0.

Le nocciole sono il primo piatto dei buoni cristiani 

commentava Zizu Kavana, in nuorese antico.

Zizitu, per gli amici permalosi 

fu perseguitato dall'asma, come gli antenati della pianura.

E fumava come i continentali 

che non credevano alle bugie sui morti.

A. Data la mia età preferisco leggere e scrivere 

per contare, pesare e misurare i miei gagliardi simili

B. Capire il perché delle cose che mi riguardano. 

Non capire gli affari altrui perche' me ne infischio

C. Le basette mi  soddisfano

 perche non ho avuto i boccoli

D. La comprensione sorridente 

che ho delle cose e' la piu' soddisfacente

E. L'aspetto sornione e' la parte piu' pura 

che mi dispone ai campi liberi e aperti

F. La serenità si addice alla coppia che mi manca

G. La comprensione reciproca, la tolleranza, la semplicità

G. Le assurdità spacciate per misteri 

della fede mi van bene

H. Di vedere nei negozi tante cose 

che non mi servono mi soddisfa

I. Di affidare le mie scelte politiche

 a chi promette di deludermi mi turba

L. Stare quieto sotto la pergola 

in compagnia di persone alla mano 

come spero che siano quelli che mi conoscono

M. Senza soldi vivi male 

anche se i cani non li mangiano

il successo e la fama non so cosa siano

 se non finire in TV o sui giornali

 come Pietro Maso, Sgarbi e Vespa

N. Leggo e scrivo quel che penso 

per timore di dimenticarlo

O. Stringere la mano a una persona onesta 

(lo siam tutti) 

e baciare la donna che mi accoglie al suo fianco



1.

Da come è morto sappiamo

 come ha vissuto Pep'Antoni: 

dalla morte possiamo ricavarne la sua vita 

seguendo la sua traccia fuori

 e nel recinto fatto attorno a se

finchè Peppantoni viveva non c'era niente da dire;

ora sul suo corpo si può seminare il grano

 e veder spuntare il cardo;

senza lavoro la sua vita è stata maledetta

faceva parte dei suoi sogni lavorare libero 

e senza paga come in paradiso ai tempi d'oro 

quando si grattava il talco dalla superficie della terra

perchè- diceva - è penoso lavorare malpagati

e, col timor di dio, voleva che si dicesse di lui

che il lavoro era la morale che doveva valergli 

l'ombra sottile della santità



2.

Chi sono io che ritiro le mie parole d'avanzo? 

uno nato male alla madre, figlio naturale del padre 

che solitario beve solitamente in compagnia 

e si taglia i capelli una volta all'anno,

 prima della vendemmia



3.

Sento la musica per distinguere quel che mi piace 

da ciò che trovo sgradevole. 

Voglio pensare che la buona musica 

sia armonia di suoni. 

Non so se una fila di camion in salita 

sia  in armonia col fischio del treno 

in galleria come il fischio del merlo

 dietro casa si combini a meraviglia 

col Modugno che modula da mondezzaro. 

Le parole mi riempiono come il mare

a volte i suoni e la musica mi disturbano 

nella liquida quiete; mi tirano di più le parole 

verso il cielo con qualche pigolio d'uccelli. 

Non so che c'entrino i numeri con la musica; 

i numeri mi servono per contare, misurare e pesare

cose che non riesco ad adattare alla musica. 

Mi piacciono i suoni della natura

 che separano il giorno dalla notte: 

il grido della civetta e il cracra del corvo. 

Sono, è vero, grossolano come un olivastro. 

Non mi tirano le cavalcate rustiche delle valchirie 

se qualcuno mostra un coltello vado via: 

mi va Vivaldi, la sagra della primavera

 e il blues del delta 

ma mi distraggono da me stesso 

quindi li trascuro e li affido ad altre orecchie; 

mi van di più Gargantua, Socrate e Emily 

e altri compagnoni di riguardo e per averli fatti 

benedico in Dio il più illustre Accademico 

e perciò gli bacerei volentieri le guance 

con i guanti nelle mani con che le rendono invisibili



4.

L'ho rivista sorridere come chi si risveglia

e ho rivisto in lei la pura grazia del fiore

nel vaso sul davanzale che ride al giorno

con la nuova grazia concessa dalla luce

alla purezza senza vedere che vestito indossava

a quell'ora del mattino

sorta all'insegna del ricordo e dell'amore



5.

1) Le liti in famiglia per la divisione dei beni,

 han poco di apostolico.



2) Chi non vuol sentir ragione 

solleva sempre un polverone 

cosicché chi ha da dir qualcosa 

è inutile che si sgoli: non sarà ascoltato.



3) La rosa ovunque sia 

è l'epifania della primavera



4) Ogni religione rivelata, sospirata e suggerita 

è convinta che solo lei sia vera 

e solo la sua via sia quella giusta



5) Un onesto giudizio vede la verità da vicino.



6) Dell'ignoto non so 

e non dico e tutto mi lascia perplesso.



7) Se Dio è come dicono nulla gli è paragonabile.



8) Dietro la certezza c'è l'incognita indifferente.



9) Dio è l'intuizione che abbiamo di Lui 

( per me è l'idea di fondo che non scontenta nessuno)



I preti sono fatti per prendere gli eretici

e addestrati sono ottimi per la caccia alle streghe



L'identità di ciascuno

 è data da ciò che è e da quel che fa



Gli Alarpi.

L'Irillai di quei tempi

 si divertiva come una squadra poderosa.

Finchè in attacco furono schierati i formidabili cinque 

Sidore Sakaiu, Gonario Connau, Nicola Niola, 

Innassiu Isantalau e Pascale Padeddha 

l'Irillai non perse punto né partita. 

In difesa c'era Luisi Loreddha e gli altri

 militi esenti che sanno bene cosa vogliono. 

Tutti più o meno indulgenti verso arbitro e segnalinee 

che provano imbarazzo nei confronti di chi picchia duro 

e si sente dovunque tra amici

 che mai rinunciano ad aver l'iniziativa. 

Sapevano giostrare dentro un metro quadro

facevano traversoni da trentatré metri e mezzo 

e sotto porta non esitavano

 a saltare sulle spalle degli avversari

come usavano fare i prodigiosi Alarpi in guerra.



I Falchi di Fonni inventarono la morra 

ma i primi a giocarla e a diffonderla 

in giro nell'Isola furono i Zillonari di Gavoi;

I Boe di Lula, per non esser da meno 

x primi istituirono il filindeu come il cibo

 del nuovo primo giorno di vita degli sposi;

Ma i primi Veri Indipendenti furono quelli 

del Rifugio su Cuzone e Sae'Maria è Lodè 

sulla Rocca, che morivano col riso in bocca;

I Cambosu d'Ohiai discendevano

da Cambise re di Persia

I Ruiu di Burgos costruirono 

il primo ponte sul Tirso

Pirizolu, il santo degli avi dei miei nonni

I Massaiu Rurali che fecero la prima casa in campagna

I Guiso di Galtellì distinsero per primi 

l'anguilla femmina che afferrarono 

con la ruvida foglia del fico maschio

I Barbaricini da subito han chiamato Zesusu 

Gesù da Zeus

I primi barazelos o miliziani della Serra 

avevano scudi di sughero, fionde di cuoio

 e pietre di Lucula

I primi e più gelosi mariti del Primo Millennio

di Seuna morirono cornuti 

come giovani vitelli al mattatoio 

aperto dall'alba al tramonto 

del mercato scoperto



Il palazzo di Vetro dell'Onu può esser sottotitolata 

Casa della Persuasione alla Ragione delle Parti

Ma come dissuadere i Litiganti?

Dir che dalla Lite, con la Zuffa, il Danno cresce?

Con l'autarchia?



Improbabile che l'olivastro cresca dritto 

ed elegante come l'inutile cipresso

Non è facile far più bella la natura 

senza distruggerla



Per quanto si arrabattino due vecchi innamorati 

non fanno figli mentre due giovani 

riempiono il mondo di novità 

con una mezza dozzina di baci



Non deve esser facile rieducare Pietro maso e Breivik

forse potrebbe esser giusto affidarli a loro sodali

e vedere se si divertono come compari di bevuta

e poi dormire nella stessa stanza 

e aspettare chi si sveglia per primo 

a fare il caffè 



I Cavalieri del Santuario di San Francesco, 

per primi sfidarono i Saraceni a cavallo 

per aver rapito Santa Chiara 

così che parti e controparti chiamarono lo scontro 

ad uso degli screanzati, Guerra Santa



Quelli d'Irillai sono stati i primi ad aver fama 

di infedeltà 

e dalla scomparsa di Apollo e Atena

 aspettano 

due validi sostituti che meritino la loro fiducia



Quelli del Contone – chi s'okru i su Concale - 

pur poveri quanto i primi e lontani dal lusso

 dei Primitivi, potevano sacrificare

 al ventre una pecorella bollita 

quando volevano senza saccheggiare le greggi 

altrui alla maniera dei vecchi abigeatari



Credo che gli attuali aristocratici amministratori 

di galere e santuari, siano discendenti di vecchi 

e forti malfattori e antichi e malfidi assassini.

Essi col solo uso della forza e di minacce divine,

 han vinto i deboli e li hanno asserviti. 

Se non è stato così chissà come è stato.



A (une) biography: Totoni Argaria Favularju

Fu il frutto autunnale di un amore segreto 

tra opposte stagioni e ambienti 

che si amavano come disperati

fu aiutante impiegato senza merito 

e senza divisa da soldato

si esaltò alle vittorie come se ne fosse stato l'artefice

e civilmente sopportò le sconfitte dello stato maggiore 

che nascose i suoi piani alla truppa

(fu sempre ispiratore delle ricette 

che la moglie Mummua la spaccona

 spacciava come parto del suo ingegno)

ebbe uno zio che si immischiava tra contendenti

 in lotta finchè il Re di Baronia 

non l'arse vivo come un lestofante 

sotto il ponte di Mastrefe dove si buttavano 

gli innamorati respinti 

e si facevano roghi di cartone,

 di auto rubate e gomme da masticare

ebbe un'ottima educazione e parlava 

il cagliaritano come lingua madre 

e il tatarese come seconda lingua e di notte

 – a tempo debito - la lingua di Barbagia

accompagnò il padre al cimitero declamando 

a memoria le poesie di Sebastiano Satta 

sollevando la voce in discesa e, per vent'anni

rimase accanto alla mamma vedova leggendogli 

con pio sentimento fino alla morte

 i romanzi di Grazia Deledda che diedero nobile 

e vivace fama a Nuoro per cui viene negli almanacchi 

letterari dopo Stratford on Lollovon 

e Jasnaia Oliana Ogliastrina

elaborò il lutto imparando a memoria 

– nei viali del camposanto d'estate 

e d'inverno senza paura dei morti - 

Il giorno del giudizio di Salvatore Satta

per trasmetterlo inalterato a figli e nipoti

 come in Fahreneit prima che

 bibliotecari scellerati ne facciano falò

orfano, Argaria Favularju, si attaccò ai nonni 

a cui dedicò gli anni migliori e una laurea 

in Medicina dei Clisteri senza Purga

non tardò a innamorarsi di Mummua

 e gli donò un serto di gelso 

la sposò per suggerirle nuove pietanze 

alle quali lei credeva come alla favola 

del cinghiale verde con le setole d'oro

 e brillanti alle orecchie (fece poi dello spirito 

dicendo che molti matrimoni li fanno i patrimoni)

beveva quanto gli altri e rimaneva sobrio 

come un affamato pieno di giudizio 

che quando nevicava il 5 agosto la notte

 giocava a palle di neve come un orfanello

ti servirà una pagnotta per vivere, gli dicevano i nonni

quando la moglie gli partorì il primogenito Dirgrassia

la convinse a credere nella resurrezione

più volte visse libero senza lavorare

chiedeva per elemosina un pezzo di lardo rosa 

e se capitava beveva il vino anche col diavolo

sognava da imperatore e dava monete

 d'oro alla plebe senz'arte né parte

cinto d'alloro caracollava sputando mirto: 

con più sorsi di mirto si vive meglio, 

dicevano i nonni che vedeva in sogno

 danzare senza la musica che solletica l'udito

era solito sostenere nelle conversazioni in società 

che il primo compito che si era imposto Iddio 

era di far grande il mondo 

felice l'umanità e prolifiche le femmine

amava la vita comoda e il bel mondo 

la patria fortunata e la sua casa in campagna 

dove cantava come al mare:

Le bellezze d'Irillai vanno al Corso

ciascuna con i suoi pregi addosso

per essere ammirate dal popolo civile

e da chi cerca mogli obbedienti

che faccian figli sani e deficienti

e gli stiri le camicie come la mamma



Pilurzi, la volpe del circolo Voltaire di Lucula

tifa sempre per l'assassinato che a suo dire,

 non era del tutto innocente, 

avendo visto quel che non doveva.

Io non so, diceva, ma lui evidentemente 

qualcosa doveva saperla; 

perchè non è concepibile ammazzare così; 

ci vuole mano ferma e una ragione in più. 

Storie d'abigeato, di donne e di liti. 

Storie di vino e sangue. 

Storie d'infami e di eroi. Storie d'uomini di polso 

non uso alla zappa che non lascia traccia

non alla vanga e non al piccone

ma alla lancia che fischia da migliaia d'anni 

e sempre trafigge spavaldi e ruffiani. 

Oh, l'innocente Pilurzi ha detto la sua 

e a suo onore sia invitato

sia invitato anche in onore della verità rivelata 

dai giornali di domani che liberano la via dai sogni 

malandrini che ingannano con i numeri della lotteria.

Meglio per lui se avesse imparato a pregare 

per conto terzi in un altare laterale. 

Quel che gli piace fare lo san far tutti 

gironzolare spensierato come un (flanheur) 

commesso sfrontato del municipio d'Irillai: 

dal circolo alla strada dove la madre l'avrebbe 

visto bene fare lo sparviero d'Isporosile 

e fregare le tortorelle di Lucula. 

Perdio, il padre sacramentava 

se gli mancava una lattuga dall'orto 

nell'impronta nel solco vedeva l'orma 

di Pilurzi che per un bacio di Donn'Elene

diceva, avrebbe dato l'albero dei fichi

 più maturi del peccato originale.

L'assassino nega alla sua vittima 

la partecipazione al mondo a cui il sole 

garantisce la luce e l'amarezza del delitto.

Donn'Elène da baci con piacere come Zigottu 

da cicchetti per piacere con un soldo o poco più.



Mi piace la parola scritta.

M'avessero pagato bene e meglio

avrei fatto di mestiere il logografo (?) 

e avrei vissuto nella fertile pianura della Baronia 

corsa in basso dal Cedrino dove fioriscono gli aranci 

e chi può addestra alla corsa i veloci cavalli di Lucula 

che un tempo vincevano le mai dimenticate olimpiadi isolane.

Vivo invece a Dorgali dove con l'ottima argilla 

mi riesce facile veder fare vasi, brocche e tegami 

e tazze di coccio e casseruole di terracotta con coperchio

tutte dello stesso peso, capacità e colore: 

l'antico marrone sepolto nei nuraghi

 del primo prospero millennio

che custodiva in una oscura sala il giusto metro 

per la misura delle cose da conservare

ed ora si trova in un ripostiglio del magazzino 

nell'Archivio Segreto della Regione Sarda

gloria del nostro tempo, a Cagliari, in attesa 

che un probabile intendente museale

 gli dia il giusto risalto 

magari in un tempio di granito e vetro antiproiettile 

al centro della radura del bosco

 dei saldi lecci in cima al Monte Ortobene

sul cucuzzolo di Gonare e della ventosa

 e salubre vetta di Bruncuspina



La verità nuota in un mare di parole

 e ha casa nella grassa terra di Baronia 

dove il Lucula si mescola col Cedrino,

 terra adatta ai meloni dolci come

 “pietre zuccherate” e non come cetrioli

pensieri di Totore Ballaloi, lanzu ke kikkaiu, 

sempre spavaldo come uno spaccone,

 magro e smilzo come una rondine in volo 

che non conosce l'ira per l'offesa ricevuta.

 Né la vendetta.



Il neonato che sa già nuotare è l'epifania della natura



I grandi dolori del mondo 

non impediscono al mal d'amore 

di distruggere l'anima in pena 

che sceglie di volare giù dal ponte di  Mastrefe 

da dove si lanciò Kikina Kocone di Orzai

 con la pancia piena come un cocomero 

dopo la meravigliosa visita dello spirito santo 

da Urzullè in una notte di luna piena 

come un'uovo con la promessa di sposarla 

e scriverle una lettera d'amore anonimo 

ogni settimana, Kikina resistette

 finchè potè alle promesse dello spirito 

e cedendo alla carne disse: Tu vuoi il meglio di me 

ma prima ti avveleneranno i funghi di Borbore 

anche se tu sei Billia Kukumeddhu 

che non teme il male che punge



Non fui mai lesto né abile a far figura in pubblico

e ogni scusa favoriva la mia diffidenza

gli ideali van bene in casa, dicevo

fuori devono affrontare i rischi della trasferta

con gli ostacoli del viaggio e dell’accoglienza



Dal moto delle stelle scaturisce l'intelligenza

Dall'amore tra uomo e donna qualcosa verrà fuori 

e se avrà un po' di sano intelletto 

se ne infischierà di angeli, demoni

 e primedonne e sarà pari alla natura

Dalla serenità della luna

 scaturisce poi la nobiltà della casa



Dal focoso lampo che fa spettacolo

tuona il tuono e gareggia nella valle d’Isalle 

col vigoroso gallo d’Irillai che conta di vivere

 50 anni, quando – senza ricompensa -

 fronteggia la volpe di Lucula 

che ingiuria e minaccia le galline 

per una decima di sangue alla fonte



Le dolci, soavi e pazienti janas, alla fonte di Soloti

Al sentir di gioie e lamenti d’altri 

riduco la natura delle mie pretese 

e mi limito a ipotizzare che, non contenti

 di un solo nome impostoci 

dal Signore Padre, la mamma sente il bisogno 

di aggiungere il suo, bello non meno dell'altro. 

Al nome del padre, la madre aggiunge

 il suo spiritoso nome al figlio. 

Mimiu Minninnone, figlio di Zenia e Pilurzi 

e Pipiu Pissetone, figlio di Predu e di Zeniosa

son fratelli gemelli della miglior sacca del mondo 

quella della madre che partorisce sana figli sani 

come pesci d'acqua marina, 

di sangue dolce per le zanzare 

e di sudore salato dal faticar sopra la terra.



Nell'osteria di Zigottu – che pare sempre sobrio 

come una fiaba per timore di perdere il conto 

di quel che ha versato - 

quel che si dice nel primo mattino è verosimile 

e dopo il terzo bicchiere che da fuoco al sangue 

ogni bugia comincia a sembrar vera

così Diskissiu Makoco dice che se lo faranno sindaco 

farà l'impossibile per dare a Nuoro 

la prosperità dei Comuni del '400

 e, a dispetto di carabinieri e questurini

anche i barazelos andranno esuberanti a cavallo

il vecchio spirito italiano farà splendere il Municipio 

e ogni consigliere potrà suonare 

le launeddhas campidanesi o orientali

Pilurzi canterà un'inno d'amore 

alla bella donn'Elene Murikessa 

quando esce malinconica dal Nordamerica 

a far spesa poichè le meringhe  

son finite, così ognuno dica la sua 

anche gli usceri del Comune saranno ferventi

 sostenitori dello spirito avanzato dal '400

 le corali si arrangino: 

non avranno le formule poetiche alla moda di Pilurzi

basterà cantare per fare eros gratis in ogni casa 

come fanno a Bosa gli esuberanti della malvasia

artigiani e muratori devono lavorare secondo i disegni 

dei nuovi geometri d'Ohiai che dall'anno scorso 

vogliono l'uso delle colonne portanti 

e delle belle lastre di granito in strada,

è vero; le pietre han sempre fatto le strade

giusto; una pietra in ogni tasca vuota

un'okei e un'evviva per i geometri: 

siano loro alla guida del rinascimento d'Irillai

viva un nuovo e fiorente '400

viva la civiltà geometrica!

viva la stele religiosa di Borbore

viva l'acqua di Montespada e il vino di Marreri

vadano gli architetti a far fronzoli alle tombe

e gli ingegneri a far pozzi a sa Kodina

i pastori facciano carezzevole il cacio 

che i contadini faranno scorrevole il vino

le donne bevano l'acqua del rubinetto

tutti i preti a dir messa senza metter paura 

a donne, vecchi e bambini, con le favole di Esopo 

che valgono tutte le scritture rivelate 

e quelle ancora nascoste dagli omissis

e i sarti la facciano finita col velluto 

e passino al panno e al tweed sportivo 

come il Cedrino con le tasche appliccate 

che si veda quando un coglione è armato 

e senza zuava nuovi drappeggi alle gonne 

delle donne del Contone Ballaloi 

e un tocco di civetteria alle bluse 

di Lukia Lassineddha e Laurina Lardheddhu

per far splendere Irillai come la fiorente

 Fiorenza del '400 

bisogna saper lavorare 

e chi non sa farlo se ne stia a origliare 

a casa a far trasparente il vetro, 

che pensare a far girare i soldi 

che verranno ci sono dentisti e avvocati, 

psicologi e clisteristi d'ospedale 

e i filosofi curiosi come la fame 

insaziabile nell'universo inesauribile

son prolissi come preti

 che trovano tombe rupestri come funghi 

e una pietra fitta pare un vescovo in ghingheri

da ogni scuola deve uscire 

almeno uno scultore di valore 

che non faccia solo piattini di terracotta

 e cagnolini per bambini

si devon produrre oggetti valore 

dai denti dei cinghiali azzannati dai cani

signore, non venderemo più i nostri denti sani

si devono in qualche modo incoraggiare 

le massaie a far splendere 

il rame della cucina rustica e affumicata 

come la salsiccia che gli sfaccendati 

del Corso decorino la nuova ceramica d'Irillai

che una morra e una mariglia testimonino 

della gioia di vivere siano estratte

 le meraviglie del suolo dalle cave di Orosei

siano orgogliosi i vecchi che entrano nell'ospizio 

e ricomincino a pensare con la tavola pitagorica

a pesare con la stadera di Tonara

 e a misurare con la minninna di Zameddhu Tilingrone 

dovuto emigrare in Corsica ma nato a Orotelli

non dimenticarti del passato prestigio di Orosei,

 luce d'oriente antico porto di mare

 e vecchio covo dei Guiso e Gallisai

né di Lollobe sontuosa culla d'Irillai e dei Gusai

né di san Pietro quartiere dove gli artisti sbocciano 

come le margherite nella risorta primavera

sindaco, dai voce ai letterati di Korte e susu 

che vogliono aggiungere una cinquantina

 di nuove lettere all'alfabeto

viva i geometri mai tardivi quando

 c'è da invitare a bere e a rebottare

qualcuno premierà la bettola di Zigottu 

per le sempre nuove mescole di vino

Dio, com'è bello vivere disarmati 

senza dover sparare qualcuno

meglio morire da vecchio senza aver ucciso da giovane

che dare a intendere di aver la cantina piena 

di vino e olio, cacio e presciutti, 

salsicce sott'olio , sardelle sotto sale, 

muggini affumicati e bottarga e uova sode 

e cacio in salamoia e sacchi di farina, 

gambali e scarponi oliati per chi capisce

 che a una certa età si deve morire 

e finire di galleggiare come raffinati

 recipienti di sughero sull'Olio e sul vino



I genitori d'Irillai fanno del loro meglio 

a tirar su la prole affinché, 

almeno i primogeniti, siano perlomeno come loro

principini figli di re e regine. 

Sugli ultimi nati confidano come se fossero unti 

con l'acqua sporca che ha lavato i piatti 

e le lenzuola da affidare ai vicini senza eredi.



Che il cielo dove tutto accade mi difenda dalle malelingue

diceva Predu Pilurzi che una volta all'anno – all'improvviso - 

risaliva il corso del Cedrino, con una camicia felpata a quadri 

e una bisaccia di pane carasau, salsiccia e cacio

e di notte accanto alle pozze cristalline, danzava alla luna 

come se fosse in compagnia della sua Zenia 

che sussurrava una nenia per un passero malato 

e temeva gli incantesimi notturni delle janas

le graziose fanciulle del bosco di Soloti

 felici come le volpi di Farcana e Lollobe 

che trovano la tana e le tirate di violino 

che il vento porta ogni anno da Urzullè

alle liti delle comari di vicinato.



Al prato è adatto il giglio

il cielo è adatto all'angelo vagabondo

la mosca corre all'odore del cibo

al giglio è adatta la rugiada silenziosa

col ricordo delle mie donne vagabonda la farfalla

col vento vaga il volto della mia massaia preferita

all'arido terreno della pianura centrale 

è adatta l'acqua di Bosa ricca di sale

ai vecchi infastiditi dal clamore delle mosche, 

si addice la quiete



I nostalgici d'Irillai fedeli alla tradizione 

hanno nostalgia della classicità isolana 

che non si sa quando ci sia stata prima di scomparire



La forma dell'acqua somiglia a una goccia e a un bicchiere 

da un litro e un quarto, somiglia a un oceano nel firmamento 

del Signore di tutti i Firmamenti possibili 

e là diventa una goccia del Suo salato sudore 

che da senso e sale alla vita dei pagani

dei marrani e dei poveri cristiani della mite Baronia 

dei miei giorni migliori quando le anguille

 risalivano il Cedrino fino alle placide pozze di Lucula 

dove una scalza ragazzina le addentava

con i denti fieri e laski 

a dispetto di Diskissiu Makoco che passava i pomeriggi 

a far paura ai bambini bugiardi, pungendoli 

con uno spillo come usa la vespa dal cuor leggero.

In quel tempo i bambini andavano alla guerra 

come a caccia di farfalle 

con la gioia di morire tra le graziose braccia

 delle pallide fanciulle in fiore

che vagavano come pazzerelle 

nella fitta foresta di Farcana 

dove nacque Predu Pilurzi che fu dalla nascita 

vispo come un passero 

quando salta da un ramo al davanzale 

e savio come una chiocciola 

quando si chiude in casa durante il temporale

egli appena nato era già più savio che grande

 sia di corpo che di tempo

non come Pipiu Pulike che più cresceva più si rincoglioniva 

sempre appeso al capezzolo di mamma 

e alle falde del vestito della nonna 

che lo difendeva dalle angherie dei prepotenti del vicinato 

che lo chiamavano sciancato quando aveva sessanta mesi 

nell'anno del gallo che canta e si vanta delle sue galline.



Gli intelligentoni vanno pazzi per l'Eraclito Aristocratico 

che capiva quel che al popolo sfuggiva e cioè che il mondo 

e il cielo è uno per tutti – piaccia o no - 

e chi vuole ci piscia sopra 

da democratici anche se agli aristocratici non va giù

(i migliori per senno, da fare invidia ai montanari 

di Ohiai e ai portuali di Olbia)

come se solo loro avessero il pisellone all'ombra.



Di questi tempi nessuno degli sbandati 

che dalla Baronia vanno in Montagna

s'allontana dalla via maestra che divide ogni paese in due

quelli che parlano e gli altri che ascoltano

con i forestieri che cercan case ospitali dove origliare 

e dir le loro nuove a quelli d'Irillai che se ne stanno in piazza 

a sputar veleno sulla giustizia: 

essi - per spirito - non sospendono il giudizio

come le civette di Farcana

quando danno voce alle Janas di Borbore 

che per natura insegnano ai cinghiali di Soloti

a frugar la terra 

attorno alle case degli abusivi, 

le cui pie donne, nelle sere d'agosto 

lasciano sul suolo, dopo cena, 

dolci e succose bucce di cocomero 

delizia del palato degli antichi viandanti 

che posavano all'ombra della torre di Posada



Mio padre – che dal girar tutto l’anno 

attorno alla vigna traeva la sua forza - 

riempiva le botti di vino che poi passava 

in recipienti più piccoli per deliziare 

gli sfaccendati 

che avevano in sé la botte personale 

e innanzitutto parlavano, parlavano sempre 

dalla mattina alla sera

poi mangiavano e bevevano e, beati loro,

 per la magia del buon vino

dormivano in pace come i santi quando sognano,

 nel cielo stellato, le madonne 

che sogliono invocare durante le orazioni giornaliere, 

dormivano fino al primo canto del gallo d’Irillai 

amico dei campanari della cattedrale 

(della cui saldezza ogni battezzato è fiero 

e ne cura un duraturo ricordo,

 come se reggesse l’universo) 

preposti a svegliare i baristi della città sottostante

che con somma destrezza, fanno il caffè ai bancari 

le cui mogli indugiano a letto fino alle nove passate 

per poi sciogliersi in lacrime al ricordo del primo bacio 

che le tenne sveglie tutta la notte,

 come le oche del Campidoglio 

che pensavano alla madre patria, 

alla rotondità della terra 

e al gran Dio che ha inventato il movimento 

e fa e disfa la tela del cielo a suo piacimento,

 tra natale e capodanno



Dalla notte di San Giovanni - passando per il Carmelo e Sant'Anna - 

fino alla notte di San Lorenzo - le aragoste di Bosa

fresche come le rose a maggio, se ne vengono per mare a Orosei

dove il Cedrino mescola i suoi umori col Tirreno 

e i giusti col cuore puro, cacciano col sole il freddo di gennaio



il vecchio signore dei bei tempi andati 

quando si disegnava col compasso, 

si tirava con la lenza, si misurava,

 si calcolava e si pesava, 

e mai l’ombra di una donna vicino 



A che serve alle donne pregare se son senza dio?

Saranno inascoltate



Niente mi è più facile che starmene a rimuginare

 sulle cose e i loro affari che mi riguardano

 da vicino e mi sfuggono nel molo del porto

nella banchina del treno, in un'ala d'aereo

forse cerco solamente quel che ho dimenticato

e forse l'ho definitivamente perso

ritornerà se crede, sotto altra forma lo coglierò

e in ogni altra occasione, con simpatia



Nascere una sola volta costa poco; 

caro è morire a Nuoro, piu costoso altrove, 

con la mini probabilità di risorgere.



Tanta è a Ohiai Benimindhe

l’indifferenza per la vita altrui 

che la si spazza via a colpi di pistola: 

i nemici sono bersagli da centrare

come segnali stradali martoriati, 

gli avversari ostacoli da saltare, 

i pericoli steccati da abbattere



Così Predu Pilurzi curava la sua ferita 

con impacchi di malva e sorbetti

 all'ortica come volevano i primari dei clisteri 

che la domenica correvano a cavallo le rampe

 della miglior terra di Marreri 

fino al piano dove si usa bere il chiaretto 

seduti e in piedi 

come fanno in piazza Alessio Gusai a Lollove

 dove si fanno il segno della croce 

con un osso di porco il giorno terzo del breve febbraio 

quando si baciano le Tonsille del Santo 

prima che i dissennati avviino il subbuglio delle fave

 col lardo di san Biagio che non hanno ossa

 né spine che possano mettersi di traverso in gola 

a cui il Santo debba comandare: 

Sali o scendi, come scritto a lettere d'oro 

nella sua chiesa che conserva le sue tonsille 

in una teca o urna di vetro 

e oro ben assortiti come aranci e mandarini 

dopo il lardo con le fave che Iddio

 del primo o del secondo Vangelo 

o san Biagio che con sant'Eufemia salvò 

dal furioso Lukula invernale,Tonia Farkione,

 nostra signora del latte acido, 

ti evitino la sfortuna in strada, la sciatica a casa 

e il fuoco di sant'Antonio al cesso 

dopo aver mangiato la testa del suo porco 

e bevuto il vino di Marreri



Dicono i malignastri di Seuna e Irillai 

(per una volta concordi)

che quelli d'Oliena abbiano sordo l'orecchio destro 

poich é disturbati fin dalla nascita, 

dal frastuono ininterrotto del gorgo del Gologone. 

Così sentono a metà quel che si dice di loro. 

Meglio caschi la galassia o la via lattea, 

che non venga meno il vortice del Golone, 

creato col primo impulso che Dio ha dato 

alla terra: un tocco d'unghia.



La rosa, ovunque sia 

è l'epifania della primavera

col fiorir del mandorlo



Quelli di Seuna al Quadrivio, urlano come in battaglia;

gli ostinati tifosi d'Irillai son silenziosi

 come sicari e vecchi boia 

– onorati esecutori di morte che qualcuno 

deve amministrare senza toccar sangue - 

che agivano muti come i carpentieri destinati

 a tirar su la forca, 

davanti alla galera rotonda di via Roma 51

 nessuno mormorava mottetti d'amore



Immutabile era il suo amore per la moglie e la famiglia, 

immutabile come l'eterno girar del sole e della luna, 

che non perdono colpi, come non li perdeva lei

 – Manzela Carilada, la sposa - 

che pur temeva la canicola, il tuonar dei temporali 

e le burrasche del Tirreno, 

lei che lo viziava con teneri soufflè di zucchine

 e uova alla coque 

e mentre lui li mangiava, sempre lei gli spiegava 

come legare l'ombelico ai neonati

 e cosa farne della placenta



Nascere vuol dire venir fuori da luoghi immaginari 

dove il silenzio è d'obbligo e la luna è sempre piena

al seno della mamma; dai miracoli di Maria Frunza 

dagli oracoli di Maria Pettena, 

dalle profezie di Maria Menacra.

Morire significa ritornare in quel luogo immaginario 

come un'addome molle

dove si perde la parola con l'ultimo sospiro d'amore.



La verità non ci appartiene, è una chimera

come non ci appartiene il dio dell'universo 

anche se ci riserva molti riguardi certo dovuti 

come quelli del padre ai figli prediletti 

che son diventati orologiai, carpentieri, sarti, 

calzolai, imbianchini, vignaioli, ortolani, 

forestali a Farcana, scalpellini, tappezzieri, 

tipografi, vetrai, falegnami, guardie, artiglieri, 

elettricisti, pastori e contadini, becchini, 

cartomanti, bancari, avvocati, baristi e bettolieri;

in realtà a noi appartiene l'intelligenza 

della nostra natura solo per il bisogno 

che ne abbiamo quando si fa legna in foresta 

col maltempo, per il fuoco di sant'Antonio e negli asili, 

negli ospedali e nelle scuole manca il carbone 

da riscaldamento che disturba i vecchi

 che negli ospizi si preparano ai concorsi 

di pittura annuali e biennali, provinciali e regionali



Al muraglione d'Irillai,

 il belvedere su Lucula e Isporosile, 

dove i vivi canterini fan la piscia,

 s'affacciano ogni notte i morti per dire:

Pizzinnos, manicae s'orjatu

chi fachet' s'omine corriatu.

e sentir cantare e veder ballare:

e allontanandosi, le anime impalpabili dicono 

ai ballerini: Solo pochi screanzati 

hanno nostalgia del passato più o meno lontano, 

e, mentre gli scalmanati ne sono addiritura fieri, 

quelli che han conosciuto miseria e malaria

 scacciano il ricordo del passato 

come una mosca che vien dalla caca. 

Sono essi i discendenti dei primi sardi 

nati senza peccato e senza colpa cristiana. 

Sacrificavano la pecora ai numi familiari

 che avevano imposto trenta giorni 

per fare un mese e insegnarono a fare

 recipienti di sughero di varia forma 

e capacità, mostrando anche come ricavar tazze

indistruttibili, dalle corna dei bovini, 

di buona durata e adatte a viaggiare, 

cosicchè consigliarono di coprire 

i nuraghi con tronchi d'albero abbattuti dal fulmine, 

come le primitive e rustiche pinnete a forma di cono 

adottate nel tempo da gelatieri e geometri, 

davano insomma, buoni consigli 

come i padri usano darli ai figli, 

assennati o scapestrati che siano, quando 

intraprendono il primo lavoro in proprio



Avrei davvero avuto qualcosa da spendere 

se avessero valore quelle cose che dico 

degli altri e che ben si adattano anche a me

 ma......dico degli altri quel che non riesco

 a dire di me che fino a cinquant'anni 

non conoscevo lo zafferano e tutt'ora 

in chiesa fanno a meno di me per cantare

 una messa, non so impastare della crusca 

per le galline, né so fare il verso 

del gallo d'Irillai, bianco o rosso che sia 

e canta sempre prima degli altri 

e della stessa campana del Rosario, 

i cani randagi mi abbaiano se non do loro

 la zuppa, non so andare a cavallo 

dell'asino, né so fare una sfera di vetro 

con la mollica del pane, non so tirar 

la coda al gatto, non so far pipì 

se la gente mi guarda, non so scuoiare una lepre 

né spennare una pernice, posso tutt'al più 

domare una lumaca, se mi desse retta



Su binu, tzia Laurina, ler dandhe pro medikina



Solo mentre il sonno mansueto gli ammansiva

 le membra, pensava che valesse la pena 

tentare di persuadere le persone 

a lasciar perdere odii, rancori e discordie; 

parli bene tu che giochi una bella morra, 

gli rispondevano, ma nelle vene ti corre 

una parte d'acqua e una di vino: 

com'è che sei irascibile a mariglia? 

e questo pensiero da anni gli si deponeva 

con la testa sul cuscino e dormiva con lui,

Paddheu, che si curava ogni male con la malva. 

Santu Paddheu ki ti sanat' ke a Deus. 

La madre: Paddhè, sposati che la pensione 

non è eterna. Ma Paddheu si specchia

per vedersi migliore di quel che è. 

Così va a finire che si dubita dei più rispettabili 

perchè possono essere quel che non mostrano. 

Col tempo dilegua anche la fiducia. Chi può ti frega. 

Di chi ha una pessima fama, hai il pregiudizio

che ti tiene all'erta. Paddheu è un vigile

 urbano scapolo, di mezza età 

e che non ha perso un capello, mangia panini, 

una pagnotta per vivere, dice, e vivere

 per il rosolio di mirto. 

Lavoro, denaro, palestra, pizza e musica. 

Paddheu teme le mignotte,

 non ha mai letto una storia di G. Deledda 

né pregato per san Biagio di Lollove...

... solo gli eroi giovani, sani e belli, si ribellano 

alle necessità della morte e si contenterebbero,

 si, si contenterebbero di un'ettaro di pascolo 

per una vacca, d'un campo di grano,

di un'orto, una vigna, due buoi 

e una donna come Kikina Kivarju di Seuna, 

da assediare con una corte assidua 

e senza la tivu dello screanzato cacico



L'ultimo respiro della persona è l'epifania 

della morte che si posa sulla punta del naso.



Dio – il cui breve sospiro dura un'eternità - 

dotò tutti i paesani che si affacciano al Mediterraneo, 

di eguali condizioni di vita e le dettò ai suoi emissari 

che per molto tempo celarono l'editto per non confondere 

la misera gente che campava col salario agricolo, 

con i nobili pastori, maneschi ultras nostalgici 

del glorioso passato, quando si rubava

 a man bassa dove c'era carne da macellare, 

nella foresta di Farcana, dove convenivano i signori

 d'Irillai a veder le civette covare 

e a dissetarsi alla fonte delle delicate

 janas che mostrano quel che le madonne 

nascondono: i misteri più belli del creato



Chiunque passi dalla porta sempre aperta

 d'Irillai avrà in carico un suo sopranome



Sono Mimiu Mesupezza, riverente e malfermo 

mi scappello ai funerali, cado sovente 

in strada come spesso succede agli ubriachi 

che fuori casa varcano il confine del bosco

 nei tornanti di sa Kodina, dove vola

 la civetta che fa le uova alle janas di Soloti 

e come un cinghiale nella foresta di Farcana, 

dorme nella scala della chiesa in rovina,

 a Santa Croce, come nella porta di casa, 

Costanzinu Koladommo con Pipiu Duosoddhos 

e Batore su Topu, che un tempo 

si tuffavano nel Cedrino come il falso

 linguacciuto Tomasu Lereddha alias Pedilepiu

 bugiardone che fa di tutto per non esser 

da meno di Gonario Lolle, fanfarone, 

furone d'orti e giardini che nelle sere 

d'estate suonava la chitarra e cantava

alla corsicana le melodie del gallo d'Irillai



Finchè non avrò un'altra immagine,

terrò cara quella dell'uomo che mi pare

 tutt'uno col mondo come un'artificio

 d'amore che da la vita

dato che egli è il cuore del mondo

come un battito gli pulsa nelle vene

come un dito punto da una rosa

dove per incanto appare una goccia di rasserenante 

vino rosso cupo come la notte che per magia 

copre la terra e gli aranci di Baronia 

e i fichi d'india d'Isporosile che cingono

 gli aridi poderi e i vecchi nuraghi d'Irillai 

dove i ragazzini giocano come ciclopi scanzonati 

e prendono di mira un capraio nano e rossiccio 

che beve il vino frizzante dalla bottiglia 

e si dimentica le parole per ritrovarle ubriaco 

e cantare poesie d'amore in dialetto,

a Donn'Elene Kuleispriku che, come Galatea, 

ama bere il latte di capra appena munto



Quel che il fulmine ha centrato

 è segno evidente 

che chi l'ha preso se l'è meritato



La nostra umanità è saper di vivere con i nostri simili



Noi siam quelli che dovrebbero stare bene insieme



Raggiunta l'attuale età sento superflua la zavorra 

che ha stabilizzato l'esistenza; piano piano 

e a poco a poco me ne libero per essere più sobrio 

e leggero all'ora della caduta finale. 

Non intendo la ciccia che mi si è attaccata alle ossa, 

intendo le cose e gli affari del mondo 

che mi han condotto fin'ora, senza poterne fare a meno



Pitanè! Kirkissò! Surbadò



I gruppi che fan folclore facendo tenores in coro 

e ballando in gruppi armonici, si voglion pregati 

come santi per esibirsi, s'impreziosiscono 

come usano i vignaioli col loro vino che vendon caro 

e col contagocce, ma se nessuno li cerca per la festa 

han da cominciare spontaneamente e durano tutta la notte 

e quando dio vuole la finiscono all'alba, 

prima che cominci la raccolta della spazzatura nella via



Ho difficoltà a mescolare il dialetto con l'italiano; 

ci provo spesso quando ricordo 

qualche antico detto del tempo andato. 

Oggi ho sentito dire, da una madre

 a un maturo pretendente della giovane figlia:

- Ah, ti si dekete abberu!, che ho tradotto con: 

Ti si addice, col sottinteso: ti piacerebbe, eh?!



La ragione rende sopportabile ciò che è stato 

e non si è potuto fare come volevi tu



Non ho in odio il lusso della ricchezza 

quanto la miseria che lo circonda per servirlo



Non ho in odio l'esercizio del comando

 quanto la fregola obbediente 

del sottoposto che olia la ruota della storia



Non penso alla vita lunga o breve, 

ma acerba e matura la sento 

e colorata e pallida devo vederla, 

ma se non è sopportabile, rinnegarla voglio



Diddhina, Missenta e Kikina Kulèkroca, in età da marito, 

a Gonone mostrano senza remore, le loro dolci grazie 

alle timide, ingenue e innocenti visioni diuturne 

di Predu Pilurzi felice di esser vivo

 anche se è basso e bruttino come me 

che non so andare a cavallo ma vado in chiesa 

come un cristiano battezzato per far contento

 il mio angelo custode che va in estasi 

quando compio una buona azione 

che, dice, se io volessi mi regalerebbe un cavallino 

nero lucente come le scarpe del babbo mio 

quando si sposò, orfano come una rondine. 

No, gli ripeto; voglio un apotropaico coco nero 

che mi protegga dal malocchio dei vicini 

che invidiano la mia danzante andatura 

da bettolieri come tangheri naif

stanco la domenica dei balli del sabato sera



I sapienti cercano quel che manca alla verità 

e si persuadono che sia introvabile.



I politici eletti devono saper mentire 

per coprire le meschinità che appaiono in superficie.



Gli onesti valutano quel che sentono, 

moderano le parole e misurano la violenza.



Il sogno nelle notti d'Irillai durano una settimana



Donn'Elène alla finestra

soffia e mangia la minestra

poi si gratta l'ombelico

con la man che tiene il fico.



Quelli d'Irillai volti a Orune, dove ha rifugio 

la tramontana, nascono con l'idea fissa

 di raggiungere il mare seguendo il corso 

del rio Lucula fino a Orosei sorridente sul Tirreno, 

trovano bello giocare alla morra, cantare a tenore, 

fare una mariglia, ma molto più gustoso 

- sostengono - è fare l'amore con la sposa



Urzullè! Pissetò! Orfanè!



La prima candela ad accendersi nel cielo, 

è anche l'ultima a spegnersi.



Come farò a continuare a vivere 

senza sapere cosa sia un tenente 

e a cosa serva un sottotenente. 

Incolpo il destino di non avermi fatto nascere 

nelle schiere di Agesilao Spartano: 

avrei fatto almeno lo scrivano,

 o l'ostaggio senza valore di scambio, 

o il fanfarone che confonde la verità con la bugia. 

Dio, cosa non avrei fatto per amare Diotima,

Elena la bella e la nondimeno graziosa Lansa-quapi.



Cassetò! Tuarjè! Martinicò!

akina e ficu kin cocò!



11 novembre, san Martino di Tours,

 festa dei cornuti e di Shahrazàd 

il re si assenta e diventa cornuto

 i fratelli becchi d’India e Cina

che impedì ai sultani becchi di ghermire 

le fanciulle in fiore 



Chi sa fare una cosa oggi saprà farla

 anche domani, se non è un minchione

con sulle spalle il fardello 

di una notte con la polmonite.



Nessuna lamentela da parte mia

 su quel che faccio poiché non sono

 un certosino, anche se la mia mondanità 

è spolpata e a gennaio me ne sto al caldo 

a bere vino al riparo dalle infezioni 

e dal Carmelo a Sant'Anna mi godo l'ombra 

del Redentore a veder rotolar cocomeri 

nel ghiaccio per campare a dispetto 

dei germi che infettano le parti molli 

in primavera leggo quel che scrivono 

gli amici nei loro libri e in autunno 

vado per mare in compagnia dei frutti dell'anno.



Tutti i preti del mondo - e io con loro - 

auspicano il ritorno di quel dio 

che usava fulminare quelli che uccidevano

 l'agnello grasso per domare la libidine

 e le lussuriose che la davano 

per un pugno di fave secche



Non so delle stelle, ma il sole pare avere

 una forma immutabile, non è come la luna

 che ne pratica diverse di forme celestiali. 



Zomaria Linghesu,

 primo compare di Zomaria Zigottu, 

fu il primo a trovare nel nuraghe orientale

 quand'era latitante e mangiava dal trogolo 

con i maiali, 

trecentotrentatre statuette maschili 

e in quello occidentale trecentotrentatre femminili, 

tutte della stessa grandezza, peso e lucentezza; 

dopodichè decise di consegnarsi alle preponderanti 

forze di polizia confidando in uno sconto

 di pena se non nella remissione dei peccati 

e nella Grazia di Dio, della cui clemenza 

non è lecito dubitare; così decise 

di confessare al giudice il primo dei suoi peccati, 

quello cioè di aver avuto una doppia vita, 

di essere stato un sempre giovane caprone 

votato a fare il sacerdote delle capre 

sparse nei monti del Gennargentu 

dalle aspre valli e sempre ripidi 

saliscendi dove anche le vipere

hanno vita dura e lo visitano

 spesso turisti mitteleuropei, poeti logudoresi 

e caprai campidanesi che gli portavano anelli 

d'oro e bracciali e preziose collane

 di Bosa manufatte da Predu Conkinu 

che era solito dire che dei non peccatori

 nessuno aveva un ricordo



Fà che la cautela non si distragga nei tuoi sentieri.



Temo di cadere poiché la saldezza 

manca alle gambe e ogni strada

 è per me scoscesa, scivolosa e faticosa. 

Poi cadere sulle spine fa il male che non gradisco; 

ma ciononostante prerisco andar scalzo

 che avere pantofole e stivali magici 

come li indossano gli avventurieri 

che dicono di aver mangiato pani cotti 

in sette forni e dove se la son vista brutta 

si son salvati come Pollicino con gli stivali 

dell'orco fatti di molte pelli 

e pestato sette leghe marine 

e terrestri con una ''tasca''piena 

di briciole di pane carasau



Lascia che la ferocia sia propria dei leoni.



I primitivi credevano di poter rinascere

 innumerevoli volte e vivevano 

come cani e gatti che dormono quando possono 

e vegliano quando debbono, trovando tutto 

importante per l'esistenza. 

Tutto quel che ricordavano contava per poter vivere. 

Non pensavano che gli accidenti fossero punizioni. 

Essi andavano in ogni parte e le cose peggiorarono 

quando le avanguardie furono bastonate

e cacciate via da quelli del luogo, 

specialisti in materassi di crine vegetale. 

Fu così che fecero propria la novità del bastone 

e sulla collina vicina innalzarono

 uno straccio di bandiera: significa che qualcuno 

si è già insediato e recintato il giardino

attorno alla casa. 

Piantare il seme accanto al nocciolo. 

Dove vale l'aratro e il mattone, 

 serve anche il bastone con cui si può morire. 

Intanto un sovrano illuminato impose ai sacerdoti

 il celibato come argine alla successione

 di casta, come principi, dentisti e avvocati. 

Quel sovrano si chiamava Antonio

 ed era convinto che il mondo 

avesse sempre bisogno di uomini giusti, 

donne oneste e persone pie. 

Antonio il Sovrano aveva la fronte ampia 

che poteva ospitare dodici uova fritte

delle galline di Orane e Orune, le sopracciglia

 intricate come un cespuglio di lentisco d'Orosei, 

un grosso naso che lo costringeva a bere

 il vino dalla botte, 

il tronco tozzo e solido come un pesista

 calvo d'Irillai, 

le gambe corte come un bugiardo e braccia 

e mani robuste come le pale del fornaio di Sanluri. 

Egli, che non so come, conciava la pelle

 dei vitelli, era solito dire,

 quando sostava nel cantone Ballaloi, 

che nel mondo rischia l'odio chi rifiuta 

un'offerta d'amore. 

Lui stesso aveva incendiato il roseto di casa

 della prima fidanzata 

– sarta di calzoni da cavallerizzo - 

che gli negò un bacio e una carezza 

con un sorprendente colpo di lombi in attesa 

del menarca, fattogli vedere dalla madre. 

Dopo si rapò a zero come uno scellerato; 

per pentirsi, diceva. 

Così che Missenta, la fidanzata, si fece

 la permanente per purificarsi 

e si rasò dappertutto pur di non sposarlo



Attento a quel che dici e fai 

se temi di denudare il tuo animo 



Chi non sa far nulla 

da noi impara a fare il benestante



I cillonari come commercianti hanno aperto 

le strade del mondo ai montanari



Gli artigiani sanno muover le mani

 e fare l'industria che verrà



Mi hanno detto che la prima moneta d'Irillai 

raffigurasse l'Abbeveratoio dei poeti 

e degli attori di passaggio, e nel rovescio

 l'immagine di tziu Pepp'antoni barbuto

come il san Pietro nella Deposizione Baglioni. 

Non l'ho ancora vista, ma non dispero.



Bene, che ci siano pure i proprietari della terra; 

ma che non possano venderne un vaso 

marrone da fiori; quella che non coltivano 

e non pascolano devono darla a chi è in grado

 di piantar la vite e fare il grazioso vino di Marreri 

che sta così bene in quelle eleganti damigiane 

che fanno e vendono a Orune: 

che un piccolo proprietario ci campi con la famiglia 

e se il primogenito si rifiuta di lavorarci su,

 finisca col fare il questurino



Missenta Mutzuboe ordiva di notte le cose da fare 

nelle ore del giorno, quando in ordine 

ricordava le gesta dei nostri barbari progenitori 

in costume da guerrieri a cavallo che assaltavano 

di notte quei villaggi lontani che non avevano 

mai visto un commerciante di pelli d'agnello

 con una borsa piena d'oro.



Che artista o artigiano sia un tribuno

 o un formalista poco importa 

importa che stia dalla parte giusta.



Missente Kadzu cagliava il latte con lo sguardo

  rimestandolo con la mano, e, finito

 l'apprendistato del buon pastore, nell'ovile 

cantava virtù e glorie del popolo sardo 

che si divertiva con i mimi a teatro



La paura atomica aleggia cupa 

sui destini del mondo, sulle parti 

 in causa, sulle genti povere o ricche 

libere o inibite ma tutte sensibili e sensate.



Essi, moglie e marito, preparavano la Cena Cacavele

 a Irillai, la rebotta stagionale che sacrificava

 un giovane asinello a Santu Pirizolu

 protettore dei vignaioli e degli artigiani zoppi 

e i convitati al primo goloso boccone

facevano un fiero ih-ho e ragliavano

 poi ad ogni bevuta a festa finita 

più d'uno nitriva come un puledro 

di canna recalcitrante alla groppa

un'altra Cena Cacavele la ordivano la notte 

dei morti al grido: ritornino dalla via 

più breve, rivivano i defunti dell'inferno 

con un piatto di fave secche 

e bocconi di lardo giovane e salato



I sardi son quelli che camminano danzando

 al suon di launeddhas come giovani innamorati,

 riempiono giubbe di pecora e corpetti d'agnello 

e meritano camicie di lino, riempiono otri di vino

 e lo bevono alla salute dei malati, 

e in casa hanno un animale domestico,

 una capra mannalita, domestica, 

che pascola per una tazza di latte al giorno, 

essenziale per l'infanzia come l'uovo

 lo è per la vecchiaia quando si sente il disagio 

del corpo che si secca e scricchiola 

e gli epiteti qualificano le persone.

A Irillai, già nell'imporre i nomi di battesimo 

ci si approssima alla verità, 

perchè Filize Burdheddhu sarebbe un: Trovatello  Felice, 

un orfanello che di molti è stato un buon amico

d'infanzia, quasi sempre mal ricompensata, 

come spesso avviene da qualche anno a questa parte, 

tra i pescatori d'anguille a la rive gauche del Cedrino.



Pipiu Piliolu, fa la voce del pulcino quando beve il bicchierino.

Piu piu, riesce a dire la gallinella nelle grinfie dello sparviero.



Il malinconico bobore macoco 

che si spulcia dove non deve



Diskissiu Macoco, vedovo, cultore del Settecento nuorese.



Josto era il figlio legittimo del re di Sardegna,

Eleonora la sua sapiente regina

ebbero tre figli, il maggiore Zuankinu Molente, 

l'altro il balente Zommaria, terzo il dolente Peppantoni

che morto il padre si divisero l'isola, 

come comanda la natura (umana) della terra 

che obbedisce al comando (moto divino) del cielo

a Zuankinu toccò la Baronia e si sposò con Zenia di Ohiai 

col visino delicato come la madonna dell'altare di Gonare 

tra Sarule e Orane ed era solita dire che quando la saliva 

esce di bocca è come la parola fuggita sulle nuvole 

impossibile da acchiappare con la lingua

Zomaria ebbe il Campidanu e Kikina di Zeddhiani 

che vendeva la vernaccia nel paese 

dove il pane non manca mai, 

il latte è sempre caldo e perciò quel paese 

è preso d'assalto dagli ambulanti di Tonara e Gavoi

i monti del Gennergentu che separano il regno di Baronia 

dalla repubblica del Campidano,

 furono affidati al principe Andria 

nobile di Urzullè - figlio lecito di Pepp'Antoni 

che perse i beni del padre 

per avere Andria che incuteva rispetto

 ai pastori che in estate conducevano 

le greggi in altura e d'inverno in pianura



Beato chi nella sua vita ha intravisto in chiaro

i lineamenti della concezione di fondo 

dell'esistenza terrena, che forse per Dario 

era la conquista della Grecia e per i nazisti 

il dominio della razza germanica sulle altre; 

per i cattolici la preparazione dei cristiani all'aldilà; 

per i sudamericani la supremazia nei campi di calcio; 

per i nordamericani la incontrastata possanza 

del dollaro libero; per i dodici savi 

del Contone Ballaloi, la concezione di fondo 

è l'abilità nel rubare un'agnello allo zio 

a cui segue la capacità dello zio derubato

dell'agnello, di azzoppare il nipote 

per il resto della sua vita.



Non sono tra i beati perchè non vedo oltre la mia ombra 

che non offende nessuno e non so perché io viva 

senza saper fondere il vetro né soffiare sul fuoco 

e conoscere la verità che appartiene ai miei autentici

 parenti: i Felis possessori delle terre di sopra 

e inurbati di recente negli atri degli uffici pubblici.



Ditemi la verità, vi prego; non so nulla di voi.



Erasmo: vivere in pace con tutti per fronteggiare i vizi 

che ci divorano, di punta, di taglio e di tacco



Art. 1. Nessuno nasce in questo bel mondo,

 che non sia figlio lecito di coppia naturalmente legittima



L'imitazione governa le mie azioni:

 copio ciò che vedo vivere a modo mio



Mi succede che nel leggere Il Gargantua 

mi appaia più nitida la visione della vita nel mondo, 

altrimenti fatua e canagliesca, 

mi pare che nessuno abbia mai scritto meglio di Rabelasio, 

il suo scrivere rende divertente e divina la realtà 

è non c'è intrattenimento al mondo 

più elementare della parola scritta, 

nulla di più semplice se non il richiamo a pensare 

che facili entrambi, pensare e scrivere, 

si intendono come padre e figlio 

per farlo conoscere e durare, 

lo si deve scrivere in modo semplice 

e divertente come insegna Alcofribas,

 per l'appunto, Nasier



L'armonia dei colori è la luce

L'armonia dei suoni è la musica

L'armonia delle parole è la poesia

Gli ebbri schiamazzi delle bettole d'Irillai

son l'armonia del firmamento



Utopia è quella che viviamo

perchè, forse, siamo nel sogno di un semidio



Erano tempi d'oro quando quelli d'Irillai

 litigavano con i seunesi e risolvevano 

la controversia campale con la sfida

 dei due asinelli che si misuravano 

nella Via Maggiore del Centro da svoltare in cima 

e al fondo per aver ragione con l'asinello 

il cui padrone diventava Provvido Podesta' 

del Paese 

Dispensatore delle Libere Terre Comunali

 che per primo riagguantava la partenza...

...Ora viviamo tempi cupi e piangiamo i morti 

ùche non si vedranno mai piu'

quelli che si distinguevano, si sentivano

 e si riconoscevano 

come propri simili, per cui non si puo non dire:

- Bibe, bibe a bruncu e fake su ki

 non dhe podes fakere a mancu 

(bevi, bevi dal collo della bottiglia, per fare 

quel che non potrai in alcun caso fare a meno)



Tu ammaestri il tuo gran cane ad azzannarmi, 

io mi sono educato a premere i suoi bulbi oculari 

per renderlo simile a Polifemo, lo scorbutico 

principe solitario dei vecchi monocoli inospitali, 

divoratori di viscere malcotte se non crude, 

da annegare col vino di Ma(r)rone, 

voglio vederlo con le orbite vuote sbranare 

qualcun'altro dei miei simili poveri di spirito come me



Chi e' colui che col mattino vien col latte, 

cresce a mezzodi' col grano macinato, 

la sera riposa col vino e la notte vaga in ogni luogo

molto piu' di una schiera di demoni scalzi e scapestrati 

che svaniscono col primo canto del primo gallo d'Irillai?



Cadere nella via fa parte del cammino

dove ogni pendio e' rischioso

e non sono al sicuro come chi il ponte l'ha gia' passato



Ella, la mia donna ideale, deve avere la giusta altezza

di una donna della sua eta' sorridente e  carezzevole

come un incanto che inacidisce i tempi

dolce col marito di cui conosce i turpi anfratti del cuore

e tenera con la prole per cui stravede versando

 lacrime d'aceto balsamico

deve amare i doveri familiari che portano alla tomba

senza disprezzare i piaceri coniugali che spalancano

le porte del tempio e del cesso quando impera la diarrea

deve essere degna di se stessa con l'occhio vigile

e l'animo di quella tempra maschile che mira al bene

e avere le orecchie come i maschi pelosi

con qualche tinto peluzzo sotto il naso

giusto dove arriva la punta della lingua

che susciti la pieta' dei cattolici e dei circensi

e nei vicini instilli la compassione dei battezzati

la mia donna ideale deve possedere un portamento tale

che se ne infischi delle bagatelle urbane e campagnole

- le bagatelle son per me quelle bravate 

che gli arrampicatori compiono in quelle pareti montane 

a strapiombo nel baratro vuoto da riempire 

di lussuria, maldicenza e perdizione: 

io so starmene quieto e bere vino accanto al focolare 

e all'ombra della pergola 

affare che agli arrampicatori sociali e' negato -

la donna ideale deve essere libera di avere i propri pensieri

col diritto di prendere nota dei suoi desideri

e adorare anche le perdute divinita' pagane

quali Atena, Artemide e Alfonsina Malaspina di Bosa

Giudichessa della Planargia sede della gustosa Malvasia

in virtu' della quale qualche orfanella sullo scoglio si sfracella

il mio ideale di donna friggera' polenta ai ghiozzi dell'alto tirreno

e la sua preghiera quotidiana sara' il santo rosario

da recitare con l'originale intonazione delle pie donne d'Irillai

come negli aridi periodi in cui la stitichezza impera

ella sara' amorevole con i bisognosi

e lecchera' il loro naso alla moda di cani e gatti

dando loro quel che non potranno spendere

dovra' ostentare la sua eleganza in virtu' di un moccichino

e tener celato l'amore del buon vino

proclamando un'ancestrale passione per l'aceto

la mia donna ideale dovra' essere battezzata

considerando il ruolo che avra' nel sostenere

il mio fianco che necessita d'una stampella

di si elevato rango o del santo e selvatico olivastro

che ci dara' l'olio d'oliva dell'opima Oliena

la mia donna ideale sara' come iddio vorra'

potra essere mite e inoffensiva

e, docile e mansueta, non veder altri che me

raccogliera' le olive a due mani e cambiera'

la loro l'acqua a ogni ora del giorno e della notte

amen



Non so far nulla, evito di sbagliare per paura del bastone 

e non do' quindi fastidio nemmeno sbadigliando, 

perciò, almeno davanti alle signore della combriccola, 

uso mettere la manina davanti alle labbra.



Apprendo dai buoni a come far da bravo

 in presenza di estranei insofferenti ai confini 

della mia sfera che non s'allontanano da me, 

io nato per caso, appartengo, senza riserve,

 all'antico mondo del fortuito, 

senza ordito ne trama, un mosaico del passato

 tessuto e decorato a misura dei mercanti 

del tempo che han sempre in magazzino 

quel che cerca il cittadino stanziale e il contadino 

nomade e normale: una visione calibrata della vita



Come gli antichi ospiti dei tempi andati, i Serra Sa Janna, 

tra i più ricchi possidenti d’Irillai e Ohiai Benimindhe, 

quando ricevevano in casa i compari del circondario, 

disponevano le domestiche alla porta per accoglierli 

e lavare loro i piedi nel cortile in catini d’acqua calda 

(le domestiche mature - più benevole - spuntavano 

anche le unghie più taglienti prima di accoglierli nel tinello) 

e dare il cambio alle pezze di tela che a quei girovaghi 

avvolgevano i piedi nel lungo cammino, prima che i mercanti 

di Gavoi inventassero i ‘’piunki’’ di lana d’asino 

per il conforto dei vedovi nelle lunghe notti di gennaio 

quando più penosi si facevano i lunghi sospiri tratti 

dai fianchi malinconici dei tosatori d'asino d'Ohiai



Dialogo socratico è quello tra se è se

per conoscere a fondo il proprio demone

quello che sta in noi e non si mostra

quello che mescola bello e cattivo e buono e brutto  

imitando gli irresistibili modelli alla moda

per presentarsi meglio al mondo senza belletto

ma solo con me stesso comando davvero io

che sono vissuto in sordina, senza aver mai alzato la voce

ma chissà di me conosce il mio angelo custode

che se ne sta nell'ombra anche se rifulge

di luce propria per illuminarmi



A Irillai con la prima rondine dell'anno arriva anche

 l'antica e attesa pasqua della risorta primavera



Sono gli Anziani - prime zappe d'un tempo -

quelli che ora siedono al Contone e come

 un tempo - eran le prescelte prime falci - 

vegliano ora felici le Poste Ballaloi

figli di Predu Ocros de Rana generati da Tatana Bakiana

che un tempo han seminato come l'oro il grano 

nella terra d'Irillaie ortaggi a Lucula

 e piantato viti a Marreri e combattuto 

vaghi presagi in Libia e nel Carso

nell'arsa Etiopia, nell'Albania di Pirro 

e nell'inverno Russo - per volontà d'un re

 inetto figlio di un Dio abbandonato unico solo -

col cuore in subbuglio che scuoteva l'antica Baronia

donde provenivano a piedi e con i carri 

con le donne al seguito, Manzela, Kikina, 

Missenta, Paskeddha e Zenia, nel percorso 

del vecchio Cedrino, Carrone, Piliolu, Mincritu,

 Merzioro Continentale, ottimi imprecatori

eccellenti guide dei braccianti d'Ohiai Benimindhe

sognatori di altari ricchi d'oro, mani buone nella semina

con loro quelli che raccoglievano pietre dai campi

l'elegante Fraluisi Pilicanu, unico nel suo corpo

il buon potatore Farrankimannu,

con la sua inconfondibile voce

l'unico Balente nella bonaccia del tempo perduto  

domatore di molenti truvedhudi 

(asinelli con le narici piene di muco)

e figli, fratelli e cugini, che le pietre 

lanciavano nei più lontani pascoli

di buoi mansueti al giogo e di pecore lattifere

mosse dal pastore sul cavallo sardignolo 

dalla zoccolo temibile, ma pazienti,

 resistenti e obbedienti, venuti da dove l'erba 

del Tirso ci nutre, sacra fonte di Cacaboe, 

signora che esaudisce la sete millenaria

dell'arida terra di Sardegna

  in così dolce armonia col creato



Ho la vocazione alle cose minute

pur non so cucinare

né aprire un'ostrica senza imprecare

e se sapessi donde viene il prurito

che svela il segreto del sorriso

forse mi gratterei più spesso

se conoscessi il percorso imposto

dal misterioso mantice della fucina



L'aspetto dell'antica persona sarda 

era così primitiva come diceva Cicero?



Da quando è svanita l'Unione Sovietica 

non riesco più a leggere i suoi gioielli, 

forse solo per la mia stolidezza passata,

 quando non riuscivo a credere 

che quei gioielli fossero perseguitati 

da un regime di giustizia 

in mano a ottusi impiegati nel Partito. 

Forse mi sarebbe bastato pensare al perché

Majakovskij si sia ucciso quel 14 aprile, 

giovane giorno di una triste e amara primavera



L'evento principale di ogni nuova giornata 

d'Irillai è il rintocco della campana 

del Rosario a mezzogiorno, 

quando i giovani manovali dei cantieri saltano 

dalle impalcature senza liane, 

più agili di Tarzan, 

perché obnubilati dalla fame, 

non vedono le scale che collegano

 i piani dell'edificio in costruzione



Noi non siamo né buoni né cattivi, noi siamo uomini, 

cioè capaci di tutto, persino di ingannare le donne, 

così come le femmine possono ingannare i maschi, 

ma siamo perdonabili

e infine possiamo anche resuscitare 

sani come pesci nel solo nome di Dio Padre 

che versa misericordia ai miserabili figli



Sono certo di essere come te

 anche se ognuno mangia a casa sua 

cibi diversi come diversi sono i pensieri i sogni 

e i movimenti: sono una persona

 anche se tu dubiti che sia un uomo 

e possa elemosinare tabacco e vino

 più che pane e acqua



Non prendere a modello gli sconsiderati 

che escono di casa sbattendosi la porta

 alle spalle indispettiti con le mogli 

che han loro negato l'accesso

 al consumo del matrimonio



Le persone che amo vengono subito dopo la giustizia

che se ne va in libertà e non distingue

tra i miei affetti incerti e disturbi vari

ma: che sono in grado di fare

 - io - per la giustizia?

non lo so, quindi è forse meglio 

che ci pensi da me in tutta libertà

e non so se per rispetto dei genitori

devo aver riguardi

 anche verso i figli buoni o degeneri?

i figli degeneri tengano a bada i vizi  

non bevano più del necessario

mentre i buoni nascondano le virtù

e non siano più sobri dell'indispensabile

moderino i debiti del fumo come i genitori

e siano di mano leggera nei crediti del vino.



Fare il rattoppino e lo scribacchino 

è più delicato che giocare a dadi 

con la fortuna, a carte con la sventura

 e alla morra con l'impeto del vino



Brancolare col mio sghembo telaio

 è il mio stare al mondo 

tra poveri gonfi e malati e ricchi insolenti e sani, 

nulla ormai mi delude più, sia come sia sarà certo cosi, 

ma non mi farò certo compare di uno avido di beni, 

avaro di denaro e spilorcio in regalie, tirchio nel mutuo 

scambio di doni e dissipatore dei risparmi altrui, 

famelico commensale dei banchetti pubblici, 

portoghese divoratore di dolci negli sposalizi, 

scialacquatore di rosolii  dall'animo sempre amaro, 

dispensatore di violenza ostile persino a Socrate 

e adirato con Talete per un'offesa ricevuta



Tziu Filize Isconzajocoso (perché sommamente

 litigioso nel gioco delle carte) 

si lamentava di non aver amici 

ma si vantava, altresi',  di non aver mai avuto - 

in 70 anni di vita - neppure un nemico dichiarato



Poche cose mi fan compagnia come la solitudine, 

se togli una pizza calda con una birra fresca, 

un piatto di spaghetti e mezzo litro di vino, 

un rutto, un cappuccino e un cornetto alla marmellata, 

una fetta di carne arrosto e un piatto d'insalata, 

un sorso d'acqua, una melanzana al forno, 

due uova fritte con patate, 

una peperonata affogata dalle cipolle, 

una spalla d'agnello arrosto, 

ossa di maiale frettolosamente spolpate e salate, 

uno sbadiglio, un doppio caffè bollente, 

un cicchetto d'acquardente e tante parole

 da scrivere negli spazi bianchi del pc 

pensando alla femmina che t'ha cacciato 

 via dal suo fianco con la scusa 

delle fetide, umide e appiccicose flatulenze 

che, dice, sanno di brodaglia



I balli in piazza mi ricordano la festosa allegria

 di un tempo quando i santi del Rosario,

 sempre sereni e toccanti, 

erano anche generosi e ci concedevano

 i loro privilegi dispensando cure al corpo,

 bontà all'animo e piaceri allo spirito



A Irillai ci si sposa per aver la prole adatta 

(un maschio aitante con i denti sani 

e una femmina florida con i capelli lunghi

 raccolti a crocchia) ad accompagnarci

 alla tomba di famiglia o al loculo comunale 

o affidarci all'affidabile aria benedetta 

che diffonde l'esperienza e rende felici

 chi respira a pieni polmoni senza fumare 

per aver rispetto dalla gente

  o almeno non l'importuna 

in strada sputacchiando briciole di tabacco toscano



L'origine delle cose è come la mia origine 

che è potuta avvenire solo dall'incontro 

dei genitori che nulla sapevano di me



Non so cosa sia la nostalgia

almeno non so se sia dolce o amara

se sia bello evocarla o giusto lasciarla decantare

in un'ansa dei ricordi al riparo dalla tempesta

che percuote il mio malconcio regno

che nessun giogo può placarne il subbuglio

né più chiodi arrestarne l'animoso battere

se non si queta l'imperioso condottiero

che alberga nel mantice della mia fucina

e guida con mano incerta la mia vita

il cui percorso ondivago declina al peggio

e spinge l'impalpabile gregge a turbinar nel nulla



Il maschio si aspetta dalla femmina quello che lui vuole, 

siccome è tratta - ma distinta, 

delicata e coriacea -  dalle sue costole, 

deve essere soggetta alle radici che stanno in lui, 

figlio del primo uomo, il maschio speciale, 

l'androgino che da se trae il tre, il principio monoteista



Con le persone presenti chiacchiero e sorrido 

come se fossimo intimi, delle persone assenti ne parlo 

come se mi avessero confidato i loro segreti più riposti



Non hanno numeri i miei dadi, infatti non gioco a calcetto 

né vado in chiesa a cavallo, ma sono un'uomo franco 

con l'animo chiaro, la coscienza limpida e l'orma leggera, 

l'animo buono e la coscienza pulita ma mi manca  l'arguzia, 

la perspicacia e infin sagacia, la forza, la potenza e infin la superbia



Illuso è chi crede di essere quel che non è 

e non è mai stato nemmeno un pò sventato 

come i giovincelli d'Irillai a cui i vecchi del Contone Ballaloi 

predicano la prudenza per evitare l'esperienza del galeotto.



Le pie donne d'Irillai rinfocolano i timori sulla città in crescita 

che chiamano ''ghesparju'' che potrebbe significare 

''nido di vespe fameliche e disperate per la dispensa vuota''



Tziu Tzikone - battezzato dal padrino, uomo di vecchio stampo

che parlava il dialetto con l'antica intonazione del mare

avvertendolo di non dimenticare la lingua della mite Baronia - 

Ziu Tzikone, e parla il nuorese perché è l'unico che usa dalla nascita

conoscitore di cose e affari paesani, 

eterno pessimista sempre inquieto sulle sorti del mondo, 

che in gioventu domava i cavalli della Jara con un piffero 

di giovani canne del Cedrino e da sposo novello faceva ballar 

le bisce sotto i tavoli delle bettole, da vecchio non lasciava 

il letto se la moglie non gli infilava in bocca un toscanello 

acceso per poi starsene seduto tutto il santo giorno 

fuori dalla porta di casa, pisciandosi saltuariamente i calzoni 

mentre davanti gli passava l'intera umanita' di Lucula 

tanto da scordarsi di aver ancora la capacità di camminare 

come un giovincello reduce dalla sua prima prova d'amore



Non ho l'ardire del cavalleggero che compenso col credere 

che anche al cavallo non dispiaccia di essere incapace 

di correre con un inutile cionco quale son io contento 

solo di parlare col fervente accento della giovinezza

temendo i precipizi che affondano nel mare immortale

perché mi ostacola la risalita sul piano terra

dove si dice che sia il lezzo del maiale a insaporirne la carne 



Un vago e vano mormorio mi parla

se voglio aiutare qualcuno lo faccio di nascosto, 

perché è meglio che il fatto non si sappia in giro 

onde evitare assembramenti delle malelingue alla mia porta 

che non regge un attacco in forze dei chierici del malocchio



Alla morte del nobile padre

i figli ereditano la fresca nobilta'

di precoci pesisti d'Irillai d'incipiente calvizie...

finiranno col fare i secondini annoiati

di sorvegliare giorno e notte il galeotto ozioso

ai ceppi e in viziosi rapporti con la vita libera

semplice e oscura: distinguere i torturatori

tra compari di sciagura pronti a competere

nella vivisezione degli animali domestici

con premio finale per chi scuoia prima e meglio

la coda di un cane e di un gatto col sorcio in bocca

- e i guardiani in divisa i cui ordini non si discutono

- e nei fatti religiosi non si intromettono

che nella Romana Colonia di Mamone

- benemerita istituzione che promuove

 la ricerca delle idee migliori

[?cos'e' un idea?]

che frullano nelle fervide menti

 degli animali che respirano

mangiano e defecano come i bipedi lattiferi

fan cacio e ricotta senza dover rendere 

conto a nessun magistrato romano -

...ceduta alle fronde della foresta di Farcana

dove l'antica eco si dispiega 

nella sua piu' naturale semplicita'

di arcano ripetitore sonoro

 tra agili lecci e salde querce

che piu' temono il mantice e l'ascia di Efesto



L'uso e il non uso delle calze

 mi differenzia dal genere animale 

con qualche altra regola morale 

che non modifica l'aspetto delle stelle 

come non sconvolge l'armonia del cielo

 se indosso una pantofola nuova

 e una vecchia dell'ultimo papa morto



I pargoli della vecchia aristocrazia sardo-isolana 

- nati per darsi da fare - impiegavano un anno 

per nascere fieri e gagliardi come gli eletti cristiani

agili come i pagani nel saltare a cavallo 

e abili nel farlo correre incontro al sole 

come se avessero timore della propria ombra 

che non riuscivano a distanziare o raggiungere



Le pie e sagge prime donne d'Irillai

quando quel che hai cominciato dici di averlo finito

ti credi un dio pronto a intraprenderne un'altro

dimenticandoti che sei mortale

che non siamo fatti per restare

che nulla e' mai com'era

e tutto si rinnova e va in rovina



Occupa i miei giorni la faccenda che riguarda

 il piacere di vivere ovunque mi trovi,

 anche in farmacia e nella fonte di Milianu 

nella foresta di Farcana e nel bosco di Soloti

e se Ulisse aveva moglie e figlio

 ad aspettarlo in casa e sulla spiaggia 

io ho me stesso a cui badare come 

a nessun altro ho la proprieta' dei libri

 di vecchi compagni che mi rigenerano 

nel cammino senza contare i passi,

 saluto e sorrido 

a chi non mi saluta mentre mangia

 rane fritte come i vecchi signori 

dei bei tempi andati quando si disegnava 

col compasso, si tirava con la lenza, 

si misurava, si calcolava e si pesava



E' il suo ragu' che compone la fibra 

di mastro Filipo il thilippino, 

fortuito prodigio d'Irillai, nel gran giardino 

di Tuccurutai, dove il sole Tai-Tai 

ha il suo daffare per l'ambito fiore 

del Contone dei Ballaloi, benedetto da Dio 

per scamparla incolume da Riforma e ControR 

in sostanza il thilippino e' sempre vispo

come un adolescente, un apprendista divulgatore 

di luoghi comuni, cresciuto sulla rocca di Nuoro, 

terrazza del mondo sui poderi del Padre, 

sui canali di Lucula e Isporosile, dove placido scorre

 ingegnoso il Cedrino, nella piu' che serena pianura 

di Ohiai Benimindhe dove si dice sia spuntata

 la prima piantina di prezzemolo del mondo

 occidentale e fors'anche orientale, 

della dolce e soave Baronia, dove,

 il felice thilippino, come una voce fuori dal coro, 

ipotizza la terra di coltura delle prime sementi

 del grano e del melograno, data la sua 

prodigiosa fertilita' nel campo delle fave, dei rovi, 

di cardi e asfodeli, e della pregiata - e giustamente

 lodata ed esaltata - uva cranazza 

prima che si versi nell'amato Tirreno

 mai dimenticato dai romani d'ogni tempo 

per l'ovvio sapore dei ghiozzi d'altura, 

del prospero thilippino suo e' l'ambiente

 del gracchio sardignolo, simile la sua

 alla lingua del merlo e al raglio dell'asino, 

sua la considerazione che molli siano 

le meraviglie del mondo quali il midollo

 del bue e l'uovo della gallina e la gelatina

 di frutta bollita e ribollita che tanto piace

 ai rispettosi e rispettati malinconici mediocri 

che popolano le bettole dei paesi dell'interno



Note per redarguire e osservazioni per concionare, 

ne' sintetiche ne' prolisse



Il puro piacere dello scrivere - come segno dell'aver 

voluto fare, forse, come avvio della storia, 

come testimonia il coro testimone 

dell'essere insieme nel momento in cui il fatto 

avviene o la sua mimesi, libera l'intelligenza

 più del parlare elementare ed elegante, 

sia semplice che forbito, che chiaro ed ambiguo



Di questi tempi, con le immagini che riproducono 

la realtà, descrivere qualcosa e' ridicolo



I templi si fanno per essere distrutti e rifatti 

secondo le dive alla moda che tanto influenzano i poeti 

- figli e amici dell'alfabeto - che usano le parole  

per inventare nuovi altari adatti al tempo e allo spazio



La persona mite, quale vorrei essere 

cosi prudente nel fare quotidiano, 

beve il vino della sera per temperare prima 

e moderare poi i sogni a occhi chiusi 

generati dal sonno nell'ombra della notte 

che avvolge ogni creazione.


Un libro serve a chi lo scrive. L. Pintor


..... e una volta finito donarlo come un breviario

a comari e compari, 

ai parenti stretti e agli amici intimi e fidati 

che ti difenderanno negli sfotto' dei vicini,

critici sulla tua educazione. 

Un presunto pettegolo, diranno. 

No, un compagnone d'altri tempi, sosterranno.

O di  sconosciuti tempi migliori.


Targa di Luciano






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